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Full text of "Nvovo leggendario della vita di Maria Vergine, immacolata madre di Dio, et Signor Nostro Giesv Christo: delli santi patriarchi, & profeti dell' Antico Testamento, & delli quali tratta, & fa mentione la sacra scrittuna ... Dato per auanti in luce in lingua spagnuola, sotte titolo di Flos sanctorvm seconda parte per il reuer signor Alfonso de Villegas ... et nouamente ... tradotto, per il reuer d. Givlio Cesare Valentino"

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W@ IMMACOLATA MADRE DI DIO, 


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(5 ET SIGNOR NOSTRO GIESV CHRISTO; 
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| pa Con alcune efpofitioni, & molte confiderationi de Santi, & grauiffimi Auttori appro: ‘| 
A bati, oltra quelle che fono nella Bibia efpreffe, con vn difcorfo moralein ! 
be finediciafcuna vita, à propofito & molto pio. 

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© Opéra vtilifima à Predicatori ,à Confeffori, & dilettenole ad ogni profeffore di lettere, &-che habbî 4C 


IC cura dianime, & finalmente ad ogni altra qualità di perfone diuore, cattoliche, & Chriltiane per 
lamolta dottrina che vi fi fcuopre,perle varie opinioni di dottiffimi huomini, & petle:ftut- 


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© tuofe rifolutioni, & documenti, che in effa ficontengono, 
SI Dato peramanti inlucetn lingua Spagnaola,fotto titolo di Secinài Partes.i 
SA Per tl Rener. Signor SLI di Toledo, Teologo,e Predicatore. x 5) 
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ba Ftnouamente con molto fiudio dalla Spagnuola, nella volgar lingua Italianatradot-+} e 
pa to, peril Reuer. Valentino, Piouano di Carpeneto.. | LES 
\ed > . . 2 REN 4: tati (E w 
Cosdse Tanole,l’vna delle Vite, che ft ferinono.l’altradelle auttorità della Sacra Scuittara; nio 
pal chel’Auttore inqueffa parte copiofamente dichiara. | {6 
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1° E ARIORIORIONIOZ ROZAVII US IOZAGCIORIOF 
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BENIGNO LETTORE. 


PROLOGO. 


mf RA grande il defiderio, che haueuala Maeftà di Dio , cheil 
/ ax , fuo popolo d'Ifrael, mentre andaua vagando nel deferto,ha= 
i LA SR uefle hauuto voglia di conquiftarfi la terra di promiflione; 
; iu & per quelto diede ordine,che Moifè fuo Capitano genera- 
eee N le mandafiè efj ploratori,che la riconofceflero, palleggiando- 
latutta, & dopohaueriltutto ben inueftigato portaflero qualche cofa infe- 
gno dellafua fertilità, abbondanza; &de fruttiin quella raccoltijaccioche 
vedendogli, pigliaffero animo (ripieni di defiderio di godere cofì fatto bene) 
diconquiftarla , &leuarlaà i Pagani, che n'erano Signori; cofi fù eflequiio. 
Andaronogliefploratori, & ritornando portarono con loro duedi effi fopra 
Je fpalle vn grappolo d'uua grandiffimo infilzato invna lancia,non potendo 
perla fmifurata fua grandezza,efler porrato in altro modo. Tutti i viventi In 
quefto mondo ilquale è vn diferto ; doue è gran folitudine di confolatione; 
certa, & vera; gran macchie di travagli, & d’auuerfità, fierianimali di occa- 
fio, & peccati, vuole Dio che procurino conquiftare la promefla terra; che 
è ilCielo. Et però diedeordine, che gli eploratori di quiuià noi venghino ; 
& ne portino coliabbondanti frutti, cheinduchino quelli, che gli mirano,à 
defiderarla.Se vogliamo più adentro ben confiderare sgli efploratori,che por 
tarono ilgrappolo d'uuaàgl'Hebrei,furono due,vno andaua innanzi, l’altro 
gli veniua dietro.Porrauano foprale fpalle vna lancia, & in eflà quel grappo- 
Jo fertililimo. Quelti medefimi efploratori fia pprefentano al popolo Chri- 
ftiano. Il grappolo fertile, & abbondante, che è frutto del Cielo, rapprefenta 
Giesù Chrifto,grappolo della beatitudine, che fù {premuto nelrino della Cro 
ce,& il fuo fangue f1dà fotto la fpecie di vinoà i Sacerdoti,come il corpo fotto 
fpecie del panca tutti i fedeli.La lancia nella quale è portato, fenza alcun nodo 
o macchia di peccato, fenza diuiarfi dalla lesgedi Dio, èla facratiffima faa 
madre,che ce lo diede veftito di carne nel mondo . Colui che vi innanzi,rap- 
prefenta i Santi del vecchio teftamento , & quello che và dietro, ne fignifica i 
Santi del teltamento nuouo. Tutti quelti portano la lancia fopra le fpalle, per 
. che & quefti,& quelli fecero gran conto della Madre di Dio, innanzi, & do- 
pò chefi nata.Portano medefimamente ilgrappolo d'uua,Giesù Chrilto, per 
che tutti lo predicarono ingradirono,& di lui diedero à el'huomini notitia; & 
cofi ciafcuno procuraflè d'andare in Cielo, doue fono cofi belli frutti. Defi- 
derando 






(2) PESD£\ (SENESI 


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Num.13. 











PR; OLI SORGIO 


derando dunque io benigno Lettore, che apparifcaquefta rapprefentatione 
di grappolo d'uua, diLancia, & Efploratori; auanti agli occhi dei fedeliac- 
cioche confiderati attentamente, bramino il Cielo, & procurino di ottener- 
lo; feriffi vn libro nel quale fi tratta della vita di Giesù Chrifto, & de ifuoi 
Santi del nuouo Teltamento . Parcuami nondimeno, che non fodisfacefle, 
intieramente al mio difegno che non è altro,che feruire à Dio; & al proflimo 
giouare,fe della Lancia;che è la Vergine,non hauefli detto più diquello, che 
in effo narrai; &ancodi colui, che andaua innanzi,che fono i Santi del vec- 
chio Teltamento . Etcofi hora ofterifco la feconda parte, nellaquale per or- 
dine, & nonin pezzi, come nella prima, fi nota la vita della Madre di Dio; 
raccogliendo prima quanto di lei f&troua ferito nelle divine lettere, & poi 
quello , chedi lei hannofcritto iSacri Dottori, & Auttorigraui, dopo la fua, 
Concettione, & natuirà, fino al fuo gloriofo tranfito, & afcendere al Cielo; 
defcriuendo appreflo le lodi, che di quella diconoi Santi : alcuni delli fuoi 
miracoli,& cafe; ò Chiefe particolari, che della fualmagine fono nella Chri- 
ftianità , &in Spagna in particolare. Poi feguono le vite de i Santi del ‘Fefta- 
mento vecchio,da Adamo, fino à Lazaro mendico . Raccogliendo pur quel 
lo, che dilo: o fi trouanella Scrittura Sacra, non'già narrato femplicemente; 
nealla fcoperta; perchevi fono cofe; che: potriano apporrare feropolo alla 
genteignorante, &in cambiodi riportarne qualchevtle per l'anime loro, 
potriano fcandalizarfi. Perilchefimili pafti vanno dichiarari fecondo , che 1 
Santi Dottori gli intendono j inmodo, che fe perauanti fi leggcuano nella 
noftra lingua volgare fimili hiftorie,come nella fomma de glibuominiIllu 
ftri,doue tutte fono notate; &nei libri dello Specchiodi cofifolatione, doue 
fonole più principali;le difficoltà, che da quefti libri fi cauano nella lorolet- 
tura, come del vedere, che Elia faccua fcendere fuoco dal Cielo, & ardere 
uelli, che loandauano àchiamare da parre dei RèOchozia, & vno Elifeo, 
che malediceua i fanciulli,che fi burlauano di lui,onde vennero gli Orfi,che 
gli dilaniarono, parendo checiò fofle vna vendetta di quei Santi, qui retteran 
no capaci del mifterio, &ne refteranno chiari, vedendo come alongo fi dirà 
ne loro luoghi proprij, che 11 maledire Elifeo quei fanciulli fù vn profetiza- 
requel danno,che Dio glihaueuariuelato,di mandare fopradiquelli, perca 
ftivo loro, &veflem pio de gli altri; Et che Elja nell'hauer fatto fcendere fuoco 
dal Cielo fi per ordine diuino, che cofi facefle, & foflero caftigati i Miniftri, 
di quel Rècofi fcelerato, che per vbbidirlo,eflendo iniquo il fuocommada- 
mento, voleuano vfargli forza,& con violenza condurlo prigione, fe dibuo- 
na voglia non hauefTe volato andare c6 efli; & Dio hà cura di diffendere colo 
ro,che rimettono nelle fue mani gliaggrauij, chegli vengono fatri, accioche 
fua Diuina Macftaglicaftichi. In modo, che fe bene inaltri libri fi leggono 
fimili biftoric,qui.fi potranno lesgere molto più ficuramente perche non, 
vi fono intoppi, che non fiano fpianati per ogni forte di perfone Nè anco vi 
è la lettera delia facra Scrittura attatto ignuda;ma mefcolata conammaettra- 
menti , & confiderationi di molto profitto perle anime; tutto cauato da. 


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huomini pij. Infieme coneflerui notati, fatti, ft Lama propofità (che 
ficonfanno conlehiltorie,& dottrine morali,innanzi, & doponatis.i on- 
de voglio credere y che non pur farà fetittura di profitto, ma aflai guftenole i 
Et per render gufto baftaua;chefoflchiftoria; dallaquale generalmente n'ei2 
conogranfrutti,comefipuò conofcere dalli titoli, & epiteti,chegliattribui- 
{ceil principe dellucloquenza Cicerone , dicendo; L'hiftoria è vn teftimo- 
nio deitempi, lucedella verità, vita della memoria » maefira della vita, & 
me faggicro dell'antichità . Dicecheèteltimonio de’ tempi, perche colmez- 
zo dell'hiftoria fappiamo quello, che nel mondo è auvenuto, dalfuo princi- 
pio fino al prefentegiorno , come fi vede, chene dà conto la Scrittura Sacra 
chiaramente di tremille quattrocento venticinque anni inquelto modo. 
Li cinquelibri di Moile, Genefi, Eflodo, Leuitico, Numeri, & Deuterono- 
mio; che egli forniftecon la fua morte , comprendono duemille nouecento 
etre anni. Da ilibri di Giofuè, & di Giudici, che cominciarono dalla morte 
di Moife, fino ad Eli Sacerdote,trecento diecifette anni. Da i libri delli Rè che 
cominciarono dali; fino alla catciuità di Babilonia cinquecento quaranta- 
cinque. Dalla cattiuitàinfino al ritorno de gli Hebrei fetranta anni. Iquali 
tutti fom mati; comprendono li detti rremille quattrocento e venticinque 
anni. Etquefto è vnconto , che niun Catrolico vi può metter dubio ; dapoi 
che il Concilio di Trento ampliò la noftra Bibia Latina , dandogli il primo 
luogo, tra PHebrea; & la Greca, di modo, che per inueftigare qualche veri- 
tà, primaad effa, cheà niun'altra fi ba da ricorrere. Pofliamo appreflo feruir- 
cidihumanehiftorie, per la continuatione degli anni, come di Erodoto Ali- 
carnafeo,la cuihiftoria comprende ducento e quaranta anni , da quello,del- 
lacreatione tre mille ducenro quarantafei,alli tremille quattrocento otranta- 
fei, nel qualtempo defcriue i fatti di Ciro Rè di Perfia, & delliRéè di Media, 
Lidia,& Egitto, fino alla fuga di Xerfe in vnaentrata che fece in Grecia famo 
finel mondo, confrontando in diuerfe cofe coni libri della Scrittura Sacra . 
Dopò Erodoto fegue Tucidide, & fcriue fatti dicinquanta anni, particolar- 
mente di Prouincie,& città, fino alla battaglia del Peloponeflo,che finì la fua 
hiftoria,& cominciò Senofonte, ilquale per lo fpatio di quarantaquatero an- 
nidànotitia delle cofe accadute nella Grecia , finoà lafciare in gran guerre i 
Lacedemoni,& Tebani. Va feguitando!o appreflo DiodoroSiculo,con tut- 
to che manchi gran parte della fua hiltoria; perche di quaranta libri, che egli 
{cifle, folamentre fi troua il feltodecimo, conaltri quattro feguenti,ne i qua- 
li fi tratta dei fatti di Filippo Rèdi Macedonia, & dialtri RèGreci, chegli 
fucceflero . L’iftefla diferatia n’auenne dell’hiftoria di Tito Liuio, che di cen- 
toquaranta libri che fece, trentacinque folamente fe ne ritrovano, ne quali 
{criuei fatti de' Romani, dalli primifettefuoiRè , fino all'anno dopò, che fù 
fondata Roma cinquecento eottantaotto , che fuin quello della creatione, 
tremille oùtocento. Quelliche mancanodi Tito Liuio,gli fappli in vno Epi- 
tome Lucio Floro, & comprende l'hiltoria di cento e cinquantaotte anni, & 
arriva fino alli trentaotto anni di Augufto Cefare, che concorre con quello 
deila creatione tremille nouecento cinquantaotto, preflo alla natiuità i Giez 
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Cic.de Orat. 
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sù © Ro. Giutpperti nedal principio delmondo; finoalla diftruttione 
vividi Gierufalem,che contiene quattromille e trentafette anni . Egifip- 
ofcrifle dell'antichità; &0cominciò dalli Machabei, finoall’anno di'Giesù 
Chrifto fetrantadue.Eufebio fece l'hiftoria Ecclefiafticà gencrale,& compren 
de dalla morte di Giesù Chrifto, fino all'anno trecento venticinque' del fuo 
nafcimento . La hiltoria Triparuta (& ritiene fimil nome; perche è ricopiata 
da Caffiodoro, dalli tre Auttori, Socrate, Teodoreto, & Sozomene)comin- 
cia da Coftantino Magno, che fù d'onde finì Eufebio, & arriva fino all'anno 
quattrocento quarantaquattro, Euagrio profe l’anno quattrocento trentacin 
ue,& feguitò fino al cinquecento nouantacinque. Niceforo Califto pafsò 
da all'anno feicento venticinque cominciando dopò Giesù Chrifto. Zona- 
ra febene fece l’hiftoria dal principio del mondo, nel fecondo, eterzo Tomo 
fcriue l'hiftoria generale de el'Imperatori fino all'anno millecentoe venti . 
Oltre l’hiftoria Ecclefiaftica feriffe Eufebio vn Chronicon ; & comincia dal 
Rè Nino, figliuolo di Belo Rè d'Afliria, nel qual tempo dice che nacque A- 
braham Patriarca, & continuò fino all'anno di Chrifto trecento e ventinoue, 
regnando l'Imperatore Coftantino; & celebrato il Concilio Nifleno,quatrro 
anni auanti, che fu quello deltrecento venticinque.San Gieronimo vafegui- 
tando fino altrecento cottitauno. Subito rappicco il filo Profpero Aquitani 
co, & peruenne all'anno quattrocento e quarantaotto . Matteo Palmieri Fio- 
rentino feguitò fino all'anno mille quattrocento e quarantanoue ; & àluifuc 
cefle Mattio Palmieri Pifano, che ferifle fino al mille quattrocéto ottitauno; 
dopo ilquale fesuitarono ancora altri Auttoti diligenti fino alli noftritem pi. 
Oltre a quelti nominati Auttori hiftoriografi,quali pare,che vadinointeflu- 
til'unocon l’altro, vi fono anco de glialeridigran fama, &auttorità , come 
l'antico,& vero Berofo Babilonico, che fcrifiè dopo il principio del mondo . 
Seguitano a lui Manetone Egittio,& Metaftene Pero; Trogo Pom peo,S.An 
tonino di Fiorenza,Filippo Bersomenfe,Otone Frifingenfe, Nauclero,& al 
tri hanno ferieto hiftoria generale. Dei Pontefici Romani fcriffero Platina J 
Onofrio, & Gonzalo d’Illefca, Spagnuolo. Degli Imperatori hanno feritto 
Dione Caflio,Suetonio Tranquillo, Herodiano;Elio Sparciano Capitolino, 
Lampridio,Bolicafio Gallicano, Trebellio Pollione, Flauio Vopifco, Pom+ 
ponio Leto, Eutropio, Sefto Aurelio, Paolo Diacono, Battifta Égnatio, con 
altri Spagnuoli , Pietro Mexia , Don Antoniodi Geuara Vefeouo del Mon- 
dosnetto, & Sedegno . Dei Romaniferiflero, oltre Tito Liuio, Dionifio A- 
licarnafeo, Polibio, Cornelio Nepos, Appiano Aleffandrino, & Lucio Flo- 
ro. DeiGottiferiflero Procopio, Agathia Giordano Caftalio , & Leandro 
Bruno Aretino. De Spagnuoli fcrifle l'’Arciuefcouo D. Roderigo , 8 alcuni 
moderni. De i Greci fcriffe Paufania; De’ Francefi Paolo Emilio; D'Inghilter 
ra Beda,& Polidoro Vergilio.Di Scotia Ettor Boetio Di Bohemia Pio Secon- 
do.Di Germania Becano. Di Saffonia Alberto Cranto.Di Dania Saflo Gram- 
matico. Di Venetia Antonio Sabellico,& Bembo. Di Genova Pietro Bizaro. 
Di Fiandra Giacomo Maiero Boliano . D’A ragona Gieronimo Zurita. Plu- 
tarco ferite le vite particolari di perfone mol:o famofe, cofi Romani, come 


Barba- 















IDE IRLUO PIER A. 
Barbari. Valerio Maflimofatti, &detti di perfonefimili. Diogene Laertid 
ferifle le uite de’ Filofofi.Etcofi altri; onde mediate quello che coftoro ferif- 
fero;fi sà nel tempo prefente quello,che nelpaflato auuenne; &in unluogo 
quello sche fuccefle in altri luoghi affailontani; &cofièlahiftoria un telti- 
monio de’ tempi. E una luce della ucrità, perche dichiara che la uirtà deue 
effere amata, & moltoftimato;& fuggito il uicio, mertendofiauantiàgli oc 
chi ilpremio, &lalode,checonfeguirono iuirtuofi, & il'caftigo ; &la infa- 
‘miache patirono li'uiciofi;non oftante,che per qualche tempo aflaibreue,il 
uicioprevaglia, & la uirtù refticonculcata.Ela vita della memoria , perche 
fenzal'hiftoria ftarebbeociofa , & come morta. E ancora maeftra della uita, 
&meflaggiero dell'antichità perche dimoftrando l'hiftaria i famofi fatri di 
alcuni, apprendono facilmentegli altri quello,che debbonofare peracqui- 
ftarfi:fama. Il fentire Aleflandro Magnoin Omerogli Eroici fatti d'arme 
delualorofo Achille Greco comelui, l'incitò a foggiogare la maggior parte 
delmondo.Ilconfiderare Giulio Cefare le vittorie di Aleflandro Magno; di 
uerfe volte l'indufità piangere dirottamente , conofcendofigià oltre con l'e- 
tà ;& che hiaucua fatto poco; &cofi fece poitanto, che un'hora prima della 
fua morte, poteuacompeterelafuagrandezzacon quella di Aleffandro . Il 
leggere Scipione Affricano in Xenofonte;i fatti di Ciro, l'induffeà fare quel 
lellluftri imprefe,delle quali egli trionfo. - ATemiftocle leuaua lfonnola 
uittoriaguadagnata imMaraton, per ilgran defiderio,che haurebbehauuto, 
chedi lui fi fofle detto cofa fimile .. Del noftro tempo ui è un'altro eflempio; 
chenon pochelagrime; ne poco fangue fu fparfo; per fua cagione; daturta la 
Chriftianità;cidedi Sultan Solimano, Gran Turco;che leffe iCommentari] 
di:Cefàre;tradotti-nella fua lingua;& contutto che fimilthiftorie fiano da lo 
rofiputarecome un fogno; quella lettura l'incitò però di tal mamiera,, che 
amipliolo ftatofuo.con gran parte dell’Afia minore; di Aftrica; & d'Vnghe= 
ria;conl'Holadi Rodiy& moltealtreterre , ritronaridofi in perfonaà quelle 
fattioni;fino che inufiadi efflesamalò;& uilafciola vita. In modo che l'hi- 
ftoria ancora nellagente Barbara, & ripiena di'uicij,comefono i Turchi, gli 
induceuiuacità; & a procurare fama;& honore. Moltialtri,& molto impor 
tanti frutti apporta l'hiftoria in generale, come n’auuertì Luigi Viuez dicen- 
doche fenzaquella tutte l'arti mancherébbono.Hippocrate,Galeno,&glial 
tri Medici, fi dimoftrano hiftoriografi;, narrando l’ifperienze che fecero... Et 
cofila medicina come dicePlinio, pigliandolo da Marco Varrone, bailfon- 
daméco fuonell'hiftoria.Ladiuerfità delle infermità, d'onde nacquero, d'on- 
des'asumentarono, &doue finirono;lo dichiara l'antica fcritturas& macan 
dodiciòla notitia refterebbe diffettofa; poiche neceffariamente fi caua dalla 
ifperienza. Nella filofofia'moraledigran lungagiouano più gli cflempi, che 
li precetti Erè molto chiaro;ch'affai più ne dà animo a patire per Giesu Chti 
fto,glieffempi di Martiri,chel'ammonitioni de Theologi. Etpiù raffrena i 
uitijiluedere il miferabile finede' uitiofi che l'afcoltare le perfuafioni de Fi- 
lofofi: La leggeciuile (peflo fi ferue della hiftoria , poiche contiene i coftu- 


mideiRomani,&dellealtregenti,& nationi.La Teologia medefimamen- 
. x 
Cole teha 

















































Quello che 
qui fi dice di 
Soliman è di 
Gagliardo 
Dottor Pari 
fiéle nel Pro 
logo he fà 2 
Fulgojo. 


Viuesdetra- 
dédis difcip. 
lib. 5. props 
initium. 


PROLOGO 


teha gran parte nell’hiftoria, narrando, & dichiarando i fatti del popolo 
diIfrael, di Giefù Chrifto , degli Apoftoli, & de i Martiri. Etcofi l’hiftoria 
eflendo vna,in qualche modo è come madre di tutte quefte fcienze,che l'al- 
lieua, & augumenta,& non con precetti faftidiofi, ma dilertando,& ricrean 
dol’animo; affegnando primiera mente iltempo,& luogo,dichiarando det- 
ti, ò fatti,che ponno dare cflempio, ò veramente buono, perche fia imitato, 
ò cattiuo accioche fi vadi cuitando. Quefto che s'è detto, èdi Viues; ilquale 
tiene per molto chiaro, che doue fono l'hiltorie igiouani fono vecchi, & do- 
ue mancano; i vecchi fono giouani. Tutto quefto chefiè narrato s'intende 
dell’hiltoricingenerale,& cofi fi vede quanto fono neceffarie,& quantogran 
di,& notabili frutti feco apportano, fe bene molto più imporranti , & mag- 
giori ne rifultano dall'hiftorie particolari,co ntenenti le vitede' Santi. Quelli 
che vanno perviaggio pericolofo , doue fono aflaflini , fe non fannola ftra- 
da, procurano d'accompagnarfi con altri che vifiano paflati dell'altro vol- 
te,& feguitando quelli arrivano ficuramente,doue vanno. Infertarono bene 
i Santi la via del Cielo , guardandofi da gli affaflini che fono i Demonij j da 
vna banda, &il mondo, &lacarnedall'altra; Tutti procurano di affalitc in 
quefta vita, fenza portare rifpetroà perfona,& però è cofagiufta;che feguitia- 
mo quelli,& andiamodietro alle loro pedate per fuggircofi fatti affaflini, & 
noncifmarriremo.. Lo ftudio, e lafcienza della Scrittura può fare vnbuon 
Tcologo,& non buon Chriftiano,feegli non fà quello che sà; & però infini= 


tamente gioua il leggere , & meditare nelle vite dei Santi, che fono vn ritrat= 
to; nelquale è dipinta l'artedella Chriftianità, &ciafcun Santo è comevh 
Euangelo viuo.Di quefto ce ne diede documentoil grande Agoftino,che in 
lui pocogiouauano le moltelettere,che poffedeua, pereffere buono; & quel 
lo,cheintefe dire della vita, gran penitenza, & famofi miracolidi Santo An= 
tonio Abbate , gligiouò aflai per farlo diventar Santo .. A quefto propofito 
difleil medefimo Sant'Agoftino fopra iSalmi,che due cofe fono mezzo, per 
che l'huomo vadi è Dio;cioè la Scrittura; & la cratura: Niceforo Califto nar- 
ra di Sant'Antonio , che dimandato come poteua viuere nel-diferto fenza, 
libri; rifpofeche la machina, &compofitionedel mondo gli ferniva di li- 
Aarem = bro; alludendo à quello,che dice SanPaolo; Le cofe inuifibili di Diofi van- 
no congietturando dalle vifibili. Mabifogna auuertire che:ficome quelli 
che adoperanogli occhiali, non fe gli mettono per vederli, & fermare id eli 


la vilta, ma perche pafli oltre, & per mezzo di quelli mirare l'altre cole cofì 
non dobbiamo fermarcinellecreature,ma per loro mezzo, inueftigare Dioy 
che fece fimili operationi;in modo che dobbiamo feruirci delle creature, co. 
me di occhiali,accioche dalla loro contem platione pafliamo alla contempla 
tione del Creatore, l'amiamo,& feruiamo,& gliconfegniamo inoftri cuori. 
I Santi fono occhiali,chiari,& Chriftiani,hanno da feruirfi dimezzo peran- 
dare à Dio,fauorendoci con i loro meriti interceffioni,& preghi, imitando- 
li,&infiemecon queftihonorandoli,& riuerendoli,febene non pero conri-: 
uerenza, & con l'honore douuto à Dio. Vidde S.Gio.Euangelifta invnaoc-. 
chiata che diede nel Cielo, vn'Angelo tantobello , cheprouocò la viftafuaà 


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"REX SY SIERO Eten Ar TT e TT rasa 





















































Dip DIE ORE R.A. 
gettarfi in tetra per adorarlo. Volfe adorarlo, &l'Angelo gli diffe; Non 
fare, cheio fono tuo conferuo . Sono tali, S&tantele virtù , chehanno alcu- 
niSanti, che pare, che inuitino ad effere adorati, & riueriti, come fe ciafcu- 
no diloro fofle Dio per natura. Qiefto nondeue effere coli y.ne lo vuole 
Dio, netanpocolo ricercano efli. Quello che loro vogliono , & che vuo- 
leanco Dio è, che conla riuerenza & adoratione douutaai Santi ; che è di 
Dulia, ò feè la Madre di Dio, d'Hiperdulia, gliadoriamo, &riueriamo; & 
chegl'imitiamo . Con che ne concederaà Dio quello, chegli dimanderemo. 
Andaua la Cananea dietro à Chrifto,chiedendoglirimedio perla fua figlio 
la, che era indemoniata; dimoftraua di non volerla medicare; & ella perfi- 
fteuaagli Apoftoli, fesuitandogli,& gridando, dimandoaiuto. S'accoftato 
noi medefimi A poftoli al Saluatore, & gli diflero; Signore {peditela perche 
ci vienegridando dietro; & con quefto concefle il Redentore quello,chelei, 
&lororicercauano , cheerala fanità della donzella. Quiftà:il punto; Co- 
lui,che gridetà è Dio chiedendogli la falute dell'anima fua fegua gli A pofto- 
lijcamini perle pedate de i Santi, viua come viflero loro, &faràfouuenuto . 
Che habbia diuotione à San Pietro,che diftribuifca le fue facoltà per feguita- 
reChrifto; ò con S. Bartolomeo,che diede per lui la fua pelle; & penfi,che fo 
lamente per quefta uia èficura la faluezza fua. Colui ch’effendoricco non da 
peramordi Dio al pouero vn veltito ftracciato,ne vn pezzo di pane,singan» 
nadigran lunga, poiche gli giouerà molto poco , caminando cofi al contrà- 
riodi quello d'ondeloro paflarono . Ponga mente ogn'uno allavia che ten- 
nero iSanti, &in particolare quello; è cui porta maggiore diuotione, d'onde 
eglialzail piede, & mettaui il fuo, & tenga per fermoche da Dio haucràilti- 
medio. Perfapere adunquela viatenuta da i Santi, bifogna intendere levite 
diquelli , & cofil'hiftoria delle vite dei Santi è importantiffima; & molto 
profitteuole; maflime quando chilalegge,è ficuro che la fia vera «Er perciò, 
polto cafo, che quelle de’ Santi del teftamento nuouo, non:pur quelle, chefi 
cauano dalla facra Scrittura, come il martirio di San Stefano; la decollatione 
di SaixGio.Battifta, & di San Giacomo maggiote , la prigionia diSan Pietro) 
lecarceri,& flagelli di San Paolo,fono d'infallibile verità; ma anco molte al 
tresticeuute vniuerfalmente da ogn'uno,& da graui Auttori fcritte;meritano 
ancora di effere credute,fe benela diuerfità delle opinioni, & non eflere ferit- 
tura Canonica induce à dubitàrne alquanto ; nondell’effere Santi, tenendo- 
gli la Chiefa nel'Catalogo di Santi, che farebbe errore ilnegarlo; ma fibene, 
feinquefto;d in quel modo furonole vite loro; per ouuiare a quefto incon- 
ueniente prouidde Dio,che foflero Santi anco nelteftamento vecchio;le cui 
vite, & heroici fatti furono feritti;dettido lo Spirito Santo,onde fono diveri 
tà infallibile Er cofi a chi poteffe parere che fia fouerchio quello;chefi dice 
intorno‘alla caftità di vn San Bernardino nella fua vita, che prouocato da 
vna certa donna; ricca,&bella; gli fece refiftenza, & ne riportò vittoria, ve- 
drà ancoinvn Giufeppe, figliuolo di Giacob , che la fua propria padrona 
confimili ,& maggiorfegni di bellezza , & valore; loftimolò vna; & più 
volte, infino ad cflergli importuna & noiofa; &quelSanto giovane; fem- 
} C 3 pÎ C 










PROLOGO 


preglifece refiftenza, fenza temere ildanno che per quefto gli auuenne ) 
dieilere pofto in prigione; per douer eflerne caftigato come fe hauefle a 
lei voluto vfar forza. Ilchefidebbe credere come parole formate da Dio 
noftro Signore. Etachi potefle parere, che fofle troppo quello , che pati- 
ronogeneralmentei Martiri, di trauagli; perfec uttoni; & tormenti, invn 
folo Giob vedràitormenti; perfecutioni, &.trauagli; che il Demoniotin- 
dufleà fopportare , tali; & tanti ; che per eflere creduti, .& con quanta pa= 
cienza , chegli foftrì, fù bene di.molta importanza ; che lo Spirito Santo lo 
dicefle; & cofiintuttoil relto. In modocheil leggere quefto libro apporò 
ta veilità grandeall'anime,, infieme con quella generale di eflere hiftoria:, 
&cdi Santi, mediante la verità, che contiene. Er perchenonè cofa foprala 
terra; chenonhabbia il fuo contrario, & ilfuo perfecutore i neviè ragno; 
nafcofto fotto qualche mangiatoia di cauallerizze (6 grandi ftalle di caualli, 
che dir vogliamo) che gli manchi qualche ftopa, per eflerd’indi fcacciato, 
&lcuato ; cofipuòeflere che vi fiachi adduca qualche obierrione àque- 
ftimicitrauagli , &ftudij. Er perchemipreflumo, chefarannodue,: vo= 
glio adambi rifpondere; la quale rifpoftae{tara approuata da huomini fag- 


si, & pij.L'unaè, che perefferle vite; che io qui feriuo; originalmente 
nella facrafcrittura , ficome nonèbene, che quella fia in lingua volgare, 
cofiè inconucniente, che fiano volgari quefte vite, eflendo parte di ella. 
Aquefta prima obiettione rifpondo, che fantiflimamente , & con auuerti+ 
mento del Ciclo ; è commandato , chela facra Scrittura, & Bibia non vadi 
inlingua volgare .. Etancorche altro inconueniente nonnefofle rifultato;; 
chela pretenfione di alcuni heretici del noftro tempo ; che ogni perfona; & 
tutte le nationihaueflero la Bibia nella lingualoro , era bene in ogni\imo+ 
do, che fi prohibifle; ma intendo però ancora, che èconuéniente , chelewià 
tede' Santi ; deiqualifà mentionela facra Scrittura ,-fiano:da ogni:vino: è 
| picnointefè .Etciò dico, perche il dotto,& pio Pietro Canifio della Com 
pagnia del Giestì, nel libro che fece della Madre di Dio,;-nel principiodief= 
fo, riferifceil detto di molti heretici , che mettono linguafacriléga nei Santi. 
del vecchio eltamento ;.notandogli di diuerfi vicij, per feemargli ladiuo= 
tioneappreflolagente volgare . Et quefto male procede dal fondarele loro 
bugie in qualche apparenzadi verità; perchedichiarando lafcrittura iftef- 
fa qualche mancamento:che hebbero quefti Patriarchi; comela difubbidien 
za di Adamo, l'adulterio ; & homicidio di Dauid dicono folamentè que- 
fto, & nonla penitenza cheffecero, nel’altre buone opére,nelle qualifi efler 
citarono. Erconquefta:, inqualchecofa fi confà quello (ancorchelinten- 
tione fia diuerfa ) che fevue ne i Cattolici, che fimili fatti di Santi fono narra- 
ncipergami, da alcuniPredicatorial loro propofito, & lolafciano confu. 
fo; ondereftano anco pieni di confufione moltide gliafcoltatori, & vanno 
diquiargomentando; che ò veramente non furono quelli Santi, ò che fe 
pur furono, nonè grancofa , cheloro faceflero quello; cheintendono dire, 
cheglialtri fecero. Di modo:chè perlafciare quefte hiftorie cofi mozze, & 
imperfette, il popolo generalmente non ne riccue: frutto; anzi pi rofto 

6: dan- 
















































POEDLEOCIOORIE RA. 


danno, ilquale ben uiene appagato, fapendofi tutta la vita di quel Santo; & 
vedendo; chefeinquelli fù qualche diftetto, gli purgarono conla peniten- 
za y&lewiteloro:furono dipoi fanullime. Etcofi pare cofa conueniente 
l'eflereimlingua volgare fimili vite jcon tutto che eflentialmente fia ilverbo 
diefle cauato dalla divina Scrittura .. Et fe non èlecito , che queftecaminino 
indetta lingua, perche vi và quella di Chrifto, & altre; che nei loro origina- 
li fono nella facra Scrittura, comele Conuerfioni di San Paolo;& della Mad- 
dalena; imartirijdi Gio. Battifta, & diSan Giacomomaggiore è Quefto 
filegge, &congranfrutrodellifedeli; ondefi permette, &fitiene per ben 
fatto; cofianco fi deue fare di quello; Vi fiaggiunge di più ; che laprinci- 
pale caufa , perche fantamente fia prohibito , che non fimandiin'volgarela 
‘ fanta Scrittura è, nonconuenendofi per fuo decoro y& auttorità, che cami- 
niper labocca diogn'uno; & per quefto fi prova; chee bene, chele vite de' 
Santi vadino in volgare ;comedice San Giouanni Gnifoftomo y imperache 
èbeneche fiano in bocca ditutti; & tutti da gli eflempi loro:ne riportino 
frutto. Etnonimporta ; chehabbinoquefti Santià eflere adombrati , &i 
fatti loro famofi reitino celati perla maggior parte della gente, perche heb- 
bero troppo llluftre hiftoriografo:; & chronifta , eflendottato da Dio detta- 
to quanto di quelli fi ritroua fcritto .. Etcofi quando congrancura, & di- 
lisenzaricercandocofi la neceflità de irempi fipurgòo la Spagna di libri in- 
fettidi errori; ò fofpettofi, con molta accortezza ; &parere di perfone di let- 
tere; &diconfcienza; & difcuflo nel'Tribunale«doue hosgidi rifplende 
piùdegli altri della terra; lagiuftitia; & parità comogni forte di perfone , fi 
permifero:; & fi lalciarono come Cattolici , & vrilialla Republica; i libri 
dello fpecchio diconfolatione , douefonoturte l'hiftorie, ancorche fmem- 
brate, diquellicheio quiferivo. Lafcio di nominare infinitialeri libri di 

uefta qualità ; 'rifpetto al Prologo; che fegue dopò» quefto.; doue-fi ve- 
drà; chefe quelli fonolodati,;nonvièonde biafmare quetto; poiche ( co- 


me ne farà teftimonio di quelli ,«&quefto leggerà:) fono qui notate con. 


. . to) . 
manco intoppi, & in modo, che niuno può mancare di nohcauarne ual- 


chevtile da fimili hiftorie. A quelloche hò detto vi aggiungo ; che nell'hi- 
ftorie; che fcriuo in quefto libro; &:che fono:cauatedalla facra Scrittura, 
io:non faccio nello feriuerle vficio di interprete j traducendo di Latino in 
volgare parola per parola, come fecero di HebreoinLatino ; &in altre lin- 
gue San Gieronimo, & altri Auttori; ma.l'ufficio di hiftoriografo ; intre- 
ciando vna hiftoria, raccolta dalla diuina Scrittura ; & dalli Santi), conaltri 
oraui hiftoriografi ; ‘che fcriflero di quefti Santi Patriarchi. Er per l’ifteflo 
ceffafimileincomueniente; ‘&àchi nonbafterà, perche defifta di mormo- 
rare del mio libro ; quanto s'èdetto, intendache verrà vn giorno, nel quale 
ftaremo prefenti al Tribuuale di Dio, & renderemoconto 10 diquanto 
qui ferifli; & con qual'intenrione;, &viegli di quello che và mormorando : 
&:concheintento; &imagimfi:chenon hauerà per buoni Padrigni i Santi, 
poichecercaleuargli l'honore ; che moltigli daranno., & la diuotione , che 


glixhaueranno , intefe le loro.mite quali furono ;:& il frutto, che.di efle 
nell’ani- 


D. Chryfho, 
10. In Ioan. 
& in 3. con- 
cione de La» 
zaro. 





MigRiMAT 6 STPAINA pirata 


A&uum 17. 


Ad Titum.r. 


PR SOCL'DUIGIO 
nell'anime de i fedeli ne può rifultare. Vn'altra obiettione vi può eflere; 
cheio vado mefcolandohiftorie humane con quelle di quefti Santi Patriar= 
chi, &che illibrohauendoilnome delle vite de i Santi; fi ritrovino in. éfî 
fo quelle di perfone maliflime.  Acherifpondo , che egli è ben vero ; cheil 
Libros'intitola de i Santi , perche di quelto tratta principalmente ; ma non 
è alcun inconueniente, che in eflo fi faccia mentione di perfone uiciofè, 
dicendo eflere tali, & narrando il male, che fecero, perche tutto rifultainho 
notre de i Santi. Moltobene fi permette, cheinvnquadro douefia ritratto 
l'imagine di Chrifto, della fua facrata Madre , delli Apoftoli , & di altriSan- 
ti, fidipingaà piedi di San Michelevn Demonio, & vn'altro fene metta al 
lato a San Bartolomeo j concatene. Oh, che cofa è adunque vedere vi fimi- 
le quadro? Et il Demonio nonèbeneche fi vedain quello. Cofiè vero,che 
in vnquadro, òritratto nonha da eflere il Demonio folo; &fe purfi d ipin- 
geinfimili luoghi, èalli piedi di San Michele, accioche fi vegga , che lodi- 
rupò del Cielo , & quanta differenzafia dall'uno all'altro; eflendo l'Angelo 
cofi bello, &ilDemoniotantobrutto, &che la bellezza a pparifca mao- 
giorcapprefloatanta bruttezza: Si dipingeancora incatenato à canto è San 
Bartolomeo , acciochefi vegga , che l'incatenò concatene di fuoco j & che 
hebbe maggior poffanzadi lui. Cofimedefimamentein quefto libro; che 
è come vaitratto di Santi; fimettono nomi di huomini peflimi; ‘dichia- 
rando liloro vicij;accioche rifplendino quel più le vite de i Santi, & fi cono= 
{ca meglio le colpe, & peccati dei viciofi & che cofi s'aborrifta quefto, & 
s'amiquello,& quello fwrprocuri; & è vi fonohiftorie humane ; & fatti egre 
gi), noncredo hauer fatto male à notarli da per fe inCapitoli feparati come 
fece il Maeftro dell'hiftorie , che defcrinendo rutto quello, cherocca all'hi- 
ftoria dellafacraScrittura:; fale fue dinifioni delle cofe che furono deene 
dieffer fapute, & fuccefle neltempo , cheegliandò ftriuendo; & l'ifteffo fe 
ceil Toftado fopra Eufebio. Etancorchefiano di Pagani queigefti che fe- 
cero , che in feftefli \& moralmente fono buoni, fono confeguentemente 
degniancodilode; & èerroreil dirfi ;chetutte l’opere fiano. cattive ne ol'in- 
fedeli. Tantopiù, chel'Apoftolo San-Paoloalle volte fi valfe di detti dei 
Gentili; come, quando predicò in Atene, dice San Luca; che egli allegd'uma 
auttorità di vn certo Poeta chiamato Arato , che dice; Siamo del legnaggio 
di Dio; &horaènellibrov;.che è Scrittura Canonica: Er-fcrivendo'à Tie 
to, fuo difcepolo , mettevnverfo di Epimenide,, d.Callimaco., che dice: 
I Cretenfi fempre dicono labugia. Etdal Comico prefe quella Illuftre fen- 
tenza; Lefouerchie paroledannano ibuonicoftumi: Suole alle volte fan- 
dofi a fronte due eflerciti, vfcire il Capitano dell'uno, & traueftito fe n'entra 
nell'altro del nemico, non:per darfegli nelle mani, ma per vedere quello; 
che vifi fà,& ritornato ne dà ragguaglioa'ifuoi,comefpiadi ueduta;Cofivh 
Teologo pudàcerti tem pilafciare ilfuo ftudio delle diuine lettere, & leg- 
gere in libri di qualche Gentile, ò dihumanità , non perimpicgarfi alle fue, 
gentilità ,& humanità , neancoalla lettura delle fuc hiftorie > ma per fapere 
quello, chein effi fi contiene ; & darne auifo . Per l'iftefo, & nonaltrimenti 

ficom- 


























































DI PILUEMMOSBME IR A. 


ficomporta ; chein quefto libro vi fiano hiftoriehumane, &ineflo fi fac- 
cia mentione di alcuni che furono gran viciofi; poiche dall'uno , & dall’al- 
tro fi può cauar documento perben viuere, & con buonricapito. Etcofi 
dal fapere ihr che fece Lucretia Romana, vedendofi violata, fipuòim- 
parare quello, chedeue fare la donna Chriftiana per conferuare il fuoho- 
nore; nonches'uccida, come fece Lucretia dopò hauer perfo il fuo hono- 
re, mafibene; chefi lafci più tofto amazzare , che perderlo. Etquefto pa- 
re; che voleffe infegnarelo Spirito Santo ne i librideiRè , quando mife per 
memoria ,chegli Hebrei pervntempo; noneflendo erroritra di loro, fe 
ne paffauano nel pacfedei Filifteiad arrotare i loro coltelli, & raffilare altri 
ferramenti, Può moltobene eflere ; che il Cattolico , &il Santo ; confide- 
ratal'hitoria del Gentile" &vedutalafua vita, necaui diquiui qualche fi- 
lo; &chefiaguzzià far loroguerra , &Cvtile all'anima fua. Si (E anco 


1. Reg.13. 


quefto in Abraham, che dopò hauergli il Rèdi Egittoleuatola fua moglie Ge.13. 


Sarra , tenendola perfua forella , quando fu certo, cheellaerafua moglie, 
a rimandò , &_con ella ricchegioie , & preciofe;intal modo, che dice 

aScrittura , che Abraham fi partà molto ricco dellaterradei Gentili. Cofì 
poflonovfcire , fe vogliono, ricchi di documeuti vili alben viuere, quelli, 
chedefiderano di feruitcà Dio, anco dalla lettura delle hiftorie humane; 
poiche anco inquelleficonofceeflerebuonacofale vir, & cattiuii vici). 
Ancorche non intendo inciò fauorire la lettura di gente giouane, in libri 
profani, & pienidibugie, & di brutture, poftocafo , cheloro dicono d’in- 
trattenerfi nel leggergli, & ne apprendono buoni linguaggi , & il fapere ra- 
gionarecon auifo , perche è in danno graue dell'animeloro; &cofipermi- 
gliorconfiglio tengo il pigliare vna cappa di panno ragioncuole dalle mani 
dicuiamorcuolmente l'offerifte che vn'altra di panno fino dalle cornadi 
vntoro. Finalmentev&i molta attentione nell’inferire quefte hiftorie hu- 
mane, deferiuendole feierà del mondo , perche vi fono molti , che molto 
fanno indiuverfe facoltà j& fcienze; & ritronandofiin conuerfatione di hu- 
mahifti fi ammutifcono, & non feruono fe non perafcoltare; fuccedendo 
cioalle volte ; perche nonhanno hauuto tempo da vedere fimili libri, & hi- 
ftorie; & ancoalcuni altri, che nongli pare che fiatempo beneimpiegato 
inqueftoeflercitio; altri pure che non hauendo il modo da comprare tali 
libri,ò che pure glidifpiacciailcomprarli;à coftoro adunque porgeremo qui 
à manpiena il tutto, potendoio affermare con verità, checon quelto libro 
folo ; lesgendolo con attentione , & diligenza di cavare coltrutto di quello, 
cheineffo ficontiene , potrà comparire molto arditamente auanti Teolo- 
ghi; Filofofi, & humanifti , & anco ogn'altra forte digente, che dilettere li 
diletti; imperoche per tutti ne può cauare qualche prouifione. Di più di- 
co, chepuòchi fi voglia con poca fpefa, & inbreue rempo reftar capace, & 
acquiftartanto con quefto folo libro , quanto fanno gli altri con la fpefa di 
lungorempo, &di'affardanari, cheimpiegarono in diuerfi libri. Intorno 
è che n’adduco per mio oftaggio l'ifperienza; & non fi deue fare poco conto 


difimile rifparmiointempo, chelevite de glihuo mini fono tanto breui, 
& tan- 









































, E 


PaR1021 OG? GI 


&tantopicrcdidifturbi;eflendo, che peruenédo qualcheduno è faperealcù 


» .«* 5 e Tae) È TS . x 5 S i b: 
“ nacofa,finifcela wita;&il non fapere;&veflereignorante è pericolofo; poiche 


comedice Trimegifto Teologolluttrilsmo degli Egitij;Platone diuinoFi+ 
lofofo dei Greci, & Lattaritio Firmianoi , fiore dellaeloquenza Chriftiana 
effendo unoignorante; fubito per confequenza ò malhuomo ;& fcalcu: 
no fapiente uiue malamente) Gaccideritale la fapienza , &c ‘immediate pro- 
wiene dalla malitia dell’huomo; poiche:come dice Cicerone; fe alcun Sa+ 


viouiue malamente dériua:dal non apportar frurtoturtigl intelletti ben col 


‘ tiuati, ficomene anco lo rendono tuttele:terre ben lauorate . Quefte due 


obicttioni m'imagino sche faranno.appofte è quefto miolibro ;.& preten- 
do di hauer fufficientementeà quelle rifpofto; accompagnato con hraueste 
giudicate di poco momento quelle perfone letterato, & divita efletnplare ; 
conle quali hò conferito imici feritti,comedi fopra diflr; &fono-dipaiere, 
ch'io farci degno digrancolpa attanti è: Dia, & allagente del mondo fesio 
facefle quello, che piu d'unanolta haucua difegnato;cioè difaluarmi ilimie 
libro per me.cEticofi: perquelto ‘efeehiorain publico ; efléndo anco molto 
grato allamia nationeSpigiuola , chetante volentieriaccetroi miciprimmi 
fudori riputandoiil fuò generalmente agloria di Dio ingranbenefrcio dela 
le anime decredenti |» Perche sòcerto che ni è ftato qualche foldato:di'uitaz 
piena di licenzemondane,cheleggendo la'prima parte, fu caufa difargli nua 


VO 


tarwita,confeflandofi, &/communicandolifpefio; & uivendocongramde- 


fidetio del Cielo. Etsdanco'eflenni ftatoiina donzella tutta immerfanele 


le:galanterie y&:nelle pompe, che mediantefimilé lettura;jlafciò il mondo; 
& procurèditinchiuderfi Monacainun monaftero. Quello che giornalmé 


te fuccedenelle Congregationi de'Religiofi,& Religiofe;leggendoloneilo: 


c (© 
roRefcttotij dicendo quelle, che lo,veggono ; che nelmezzo:del mangia» 


re, tichiedendolo alcuni'pafli;che fi fentono nella lettura; fifentono anco ge 
miti,& firigulti,& fi uede fpargere lagrime di tenerezza, & d’affertione.Q ue= 


lo) 
fto lo dico agloriadi Dio; &eglifiabenedetto,& gli Angelito lodino, dief- 


O >» . La . . 
ferfi percio noluto feruire di cofi uil Vermicello:quanto fono io; & fiano be= 


ne impiegate le mie uigilie } gli patiti miei fonni , loftateigiorni, &Je notti 


affaticato uedendoglialtiin ricreationi,& che figodono; & me fempretra- 
uagliandoà fpefe dellamia fanità; & della mia uita Tutto l'atrribuifco per 
bencimpiegato ; poiche fiferue.à Dio, &iproflimifene uagliono. Et cofi 
micredo; chefaro di nuouo conquefta nuona opera; & feconda parte: del 
Flos San&orum . Doue fe qualche còfa foffeche nonfia conforme à quello! 
che dice la CattolicaChiefa,& chelei né infegna,dahoralo dò per nondetto;, 


& mifotropongoalla corrertione, poiche non per malitia,ma perignoran- 


za può eflere che alcuna cofi fofle ftara detta , fottoponendomi intuttoalla, 
correttione della Chiefa Romana; &de ifuoifedeli Miniftri; ficome infie= 


medichiaro , che fe alcune parole; ofentenzefiritronueranno,; che habbino: 

due ò più fenfi , effendol’uno Cattolico  alquale io:dirittamentecamino; 

&nonintendo in modo alcuno feguitare gli altriche fiano cattiui, & fofpet- 

tofi. Dimando ancora allaMaeltà di Dio, per interceflione, & meriti del- 
% la facrata 


DELEOPRR A, 


lafacrata Vergine Maria , & del gloriofo San Giouanni Euangelifta, mici 
particolari padroni, &deglialtri Santi, comprefi in quefto libro, la cui 
caufa per fio honorefi tratta in quefto libro , chetutti coloro, che 
loleggeranno , ne riportino frutto; accioche imitando i 
buonieflempi, che in eflo fi contengono , & vi- 
uendo fantamente,ottenghino in quefta 
vita da Dio il perdono de’ falli 
fuoi, nell'altra godino 
della fua beati- 


tudine. 


» è 
® 











TITLE D'ES I MO: A VITTORE: 
| A 10 L BPalfiO Richoilo:) 1g ao 


di 


On. è cofa nuoua (BenignolLettore ) quello ; che di prefente inten- 
do iodifare; cheè lo feriuereinlingua Spagnuola le vite de' Santi 
delTeftamento Vecchio, poiche molti l'hanno prima di mefatto. 
Et inténdo che l’intentione di tutti ha tirato ad vn fegno , ch'è dî 
sbandire della Spagna'la quantità de libri fauolofi che vi fono, pie- 
ni d'hitorie profane, falfe,lafciue, & dishonefte » dallequali ne 

A #9 fuccede non poco danno alla gioueni, Et cofi per rimediare à 
quefto inconveniente, sapprefentano hiftorie vere, nelle qualifiloda, & apprezza 
la virtù, & fibiafma, &detelta ilvitio. Confeffo ancora, cheintutti quanti n'hò ve- 
duti, che habbino fcritto di queta materia, vi è più da deliderare; come appare in vno 

Auttore molto dotto, che moftra gran zelo di voler gionare all'anima in quello che 
fcrive, Religiofo dell'ordine de Minori; ilquale fcrifle fei libri intitolati Specchio di 

Confolatione, ne i quali mette diuerfe hiforie del Teltamento vecchio; & fe bene 

nonfcrive le viteintieramente ; ma in fragmenti, &in pezzi, inogni modo è tanto 

proliffo, chela collera di Spagna non può hauere patienza fempre di fentirne la fine. 

Scriffle medefimamentele vite di quefti antichi Santi, GiouanniSedegno, & le pofe 

in dozina con cento cinquanta yite di perfonaggi illuftri, diche tece vna fomma co- 

piofa, ben affaticata, & piena digran curiofità, &verità. Giovanni Bocaccio da Cer- 
taldo nel fuo libro dellacaducità de Principi narrò molte di quefte hiftorie antiche. 

Etl'ifteffo fece lAuttore del Compendio, che và attorno in Spagnuolo, chiamato Va- 

lerio dell’hiftorie Scholaftiche, doue le comprefe tutte breue, &. fommariamente. 

Ancora Fuentes ferie quaranta canti; & nelli primi dieci pone hiftorie del Teftamen 

tovecchio, con molta dottrina, & eleganza. Quello che più de gli altri qui nomina- 

ti, n’hà fcritto, fù il molto famofo, &honore della Spagna. Don Alonfo di Madri- 
gal Vefcouo di Auila , chiamato communemente il Toftato, invn Commento che fe- 
ce ad Eutebio; doue feriffe in lingua Spagnuola tutto quello, che è hiftoria, che nella 

Sacra Scrittura fi ritrova; ilquale è fampato in cinque Volumi in Salamanca l’anno 

mille cinquecento e fette, per ordine del Cardinale Arcivefcouo di Toledo, Dontran- 

cefco Ximenes. Ancorchein tutti quefti Auttori, & ne gli altri, che potrei addurre, 
fempre viè che defiderare. Non dico quefto, perche l'intentione mia fia di taffare 
niuno di quetti fopranominati, poiche tengo più tofto ioin gran veneratione il loro in- 
tento, & lodo leloro fatiche, comeifperimentato di quanto importa, & maffime in 
quefti tempi il mandarefuori vn libro; ma per dare ad intendere,che non fono ftato io 

il primo , chabbia fcritto in lingua Spagnuola, le vite de Santi antichi; & che febene 

altri l'hanno fatto; la mia intentione fù fola per fupplire à quello , cheà giudicio mio 

vimancaua, accompagnando à quello che narra la Scrittura, quanto n'hannodetto i 

Santi, quella dichiarando ; & queftotra tanto, che altri piglila penna ; & fupplifca alli 

miei mancamenti, chenon mancheranno effere affai; Ancorche non vorria effere 

taffato fe non da colui, che l'hauerà finito di leggere , già che, come dice San Giero- 
nimo nel Prologo d'Ifaia; Leggafi primail libro, & poifegliappongano imancamen- 
ti; perche il biafmarli fenza leggerli; è inditio di animo appaffionato. Statefani., 






















PAR 
if 


I\ al 








“pf RSI O nate nn 
Vine Pte PUNIRE PC anta dee RR an -_ 






































divavagi Lo Wo A 


DELLA SACRATISSIMA 


VERGINE MARIA; 


I MADRE DI DIO, REGINA DE GLI ANGELI, 
ET.NOSTRA SIGNORA. 





INTRODVTTIONE. 


Vanpo Dio volfe formareil primo huomo , narra la dinina fcrittura 
nel Geneft, che egli diffe: Facciamo l'huomo zd imagine, © fimilitadine no- 
fera. Il Padre eterno (come dice S.Agoftino ) inqueffo luogo parla di quefta 


fine epilogo de tutte l'altre creature ; & cofî era conneniente permanife- 
) /arela fnagrandezza,che comevnaifteffà cofa,concarrefsero tutte trele 

perfone della fantisfima Trinità nella fia compofitione, Seguitala (tritta 
— radice: Creò Diol'haomo a fhaimagine, & fomiglianza, & fubito ut 
aggiunge alla (wa imagine Diocreòl'huomo.S.Bafilioia quefto luogo non fece mentione della fomi- 
glian&a;percioche dice folamente Dio creò l’huomo alla fia imagine , hanendo prima detto è fua 
Imagine, fimulitadine Etil dirfi(fo ‘giunge questo Santo) che fî emendaffe inva luogo di quello, 
che nell'altro hanea detto, che quella parola,fomiglianza, vi fa di fonerchio,è beffemmia. Per 
cioche chi vole/fe dire, che intatta la frittura Jacra foffe notata pure vna fola parola di foner- 
chio, faperflua (affermal'iffeffo Santo )è da efferne afpramente riprefo. Ondenafîe adunque, 
chein valuogo fe dica,che Dio fece l’huomoà fua imagine, & SomiglianzZa, & nell'altro fi taccia 
la fomiglianza,& folamente fi dica imagine? Questoderina(dice il medefimo Santo )perche la 
Imagine fignifica nell'huomo naturale, come l'anima è [pirito, & hà tre potenze, Memoria, Intel. 
letto, Volostà;alla fimilitudine di Dio che è Spirito; effendo vna la E sfenza, (010 nicatedime- 
notre perfone,cuè: Padre, F. iglinolo,cG Spuritofanto:& vi aggiungela fomiglianza,cioè, effaani 
ma che viene accompagnata dalle virtà,& dalle opere fante,mellequali fîvà effercitando median- 
zeil fuo libero arbitrio. In modotaleche Dio fece l’huonzo all'imagine fia, perche gli diede quello, 
che era dalla parte fua, & cofî ancora egli dalla fa parte procura/ft di fare cofe perlequali fe 
preferna/fè nella fomiglianzia. Et queffo ci ceolfe dare ad'intendere Dio, quando ( parlando con gli 
fuor facri Apoffoli &defcepoli ) diffe : Siate mifericordioficome è il Padre uoftro celeftiale. Quafi 
chevoleffe dire: Se voivira[fomieliarete nella mifericordia al Padre voftroceleffiale, che fanafce 
reil Sole,c mandal ‘acque foprai buoni, c& foprairei,non folo reSterà in voi la fuaimagine, ma 
ancora hanerete la fomiglianza fisa; poiche nella mifericordiagli farete fimili.L'huomo commife 
al peccato , & mediante quello , di fîmile è Dio,come era , dinenne (mile alle beftie  & reftò come 
fcancellata la insa gine.Nonreftò però fenzala volontà, & fenzaillibero arbitrio;nè fenzail fuo 
natirale.chein lu ficnifica l'imaginesma tutto glireftòffracciato quaffo,& fiancellato, Perilche 
bifognawa, che Diopronedeffe di va altra imagine fuaviua,© di va'altroe(fempio, per donde gli 
huomini ricanafferott fto lauoro, c& haneffero guida con laquale poteffero caminare nella wera 
ffradadella Beatitudine, che fuil fine della fuacreatione , Et perquefto Dio mandò nel Monda 
al (uo vnigenito figlizolo e venne vestito di carne, accioche l'huomsolo poteffé vedere ; poiche 
fenZa fimile velame era imposfibileà vederlo, come affermò San Giowanni, dicendo: N effuno 


vede 





Genef.1. 


D Augutft. de 
Gene.ad lite- 


maniera, perchel’opera del fabricarel'buomo eramaranigliofà, e(fendoil ram in imper 


feîto, cap.1 6a 
tom. 3. 


D.Bafil.in E- 
xameron,ho- 
milo. 


Toan.xi 


2 Vita della Sacratiffima, 


vede Dio, che è come diresnon poffono gli occhi corporalivederequello;che è [piritopuro. Ma s- 
ciò chepoffa efere veduto,ricuoprafi con il velo facciafthuomo, che coft l'ha da uedere l'haomo,& 
gli ha da feruire per effempio cy norma d'onde pigli il fuolauoro, o la imagine che douera imita- 
Ad Rom. 8. re; che coft ricerca S. Paolo, dicendo à quelliche furono da Dio pr edeft inatisvol fe € befoffero con- 
ovmi alla imagine del (uo figlimolo,nolfe chelo rmitafftro, c andaffero dietro alle fuepedate.Bey- 
che ilfuo paffo fu cofî frettolo 9, ci tanto caminò, che d molti pare imposfibile i poterli tener i 
Hohevolfe fiamficare è quel riccone, che con defiderio di faluarfe dimand dA Giefu Chriffo quello 
che donewa fare per conftcuirelavita eterna, fia M aeftà gli ribofwche offer a/fe i comenpanda 
menti,& che fe defiderana dieffere perfettosdistribui[fe dà poueri ogni fo hasere ,C* lo fognitaffe. 
D.Tho. 1. a. J/che vdendo quelricco fe ne addolorò. Nel dolore(dice S.Tomafo)che fia rinchiafo il timore. Da- 
quarti?» 4j1) coffui,che per e/feretamto carico,ct aggramato delle ricchezze vhe poffedena sedendo che Chri 
neo ocaminana tanto,non haurebbe potatotenergli dietro;F cofi sbigottito fe n'andò . Per queftotro- 
uò altro modoil figliolo di Dio, accioche neffuno fi sbigotti(fe,ò rutiva(fe vadietro da'fecuirlo, & 
imitarlo, & che però rifeuarda(fè in qualched'vno delle (uo ferni »€ quelli feguife, & imita/fe. 
Ad Philip. 3- 5. Paolo nonintende altro quando dice > Siate(fratelli )ymietimiratori ; caminate onde camino to, e 
e non vipare di poter (egnitare Chriffo,percioche fe bene è huomo, è anco Dio,feguitate me,che fo- 
n0h4omo > di carne,come tatti voi altri; cb fèguitando uot me, x io feguitando Chrifto, andare- 
motutti in Crelo.Trà tutti quantit ferui, > amici di Dio, li quali posfiamo > imitare dobbiamo; 
perche fopratutti gli altri imitò, > feguitò Dio, la facrata Vergine /mamadre,lei dobbiamo intut 
to feguire. Di queffa Signora parlando li facri Dottori dicono,che hebbe tutte le gratie,tutte le Vir- 
ra, tutte leprerogatine, & eccellenze,che hebbe Giesu Chriffo, vero Dio (n0n effendo d leirepa- 
guanti ) ancorche in differente modo; già che Diol’hebbe da per fe fte[fo, > alla Vergine le furono 
communicate da Dio,Era questa Signora malto (Omigliante a Dio, c.coftifiole aunentre, chei fi 
glinoli fono malto fimili alle madri loro,Si dice ardinariamente,queltale ha rubbato gli occhi a fua 
madre,quell'altro la bocca, cv alcuni altri le fueconditioni,rafontigliandole molto in cofi fatte co- 
fe, Nella Vergine non diciamo, fe non che lei fi afimiglia al fuo ficlimolo, & man che îl figlimoloa 
leirenda (embianza, Percioche fi come bifagnasche nell'incafrare qualfiuogliamateria dentrogd 
una pietra, che fe ella è tonda fiatondo ancol'incaffro, cv fe è quadra s ancol'incaftrofia quadro; 
cofi quella pietradizina,(Piccata dall'alto monte del fenodell'eterno Padre,fenza c[fere toccata da 
mani di huomo , ftuzache ui concorre(feoperatione humapa nell'incaffrazia , entrò nelli purifstimi 
chioftri della facratiffima Vergine Maria noffra Signora, c& isti s'imcaffrò,com ueftirfî di carne, La 
incaffro adunque fi accommod) alla pietra, & fi imcafsò nel fto luogo, ia modo, che per Appuntore» 
ftò compito il fio difegno.Et coli bala Vergine tuttele virit, gratie,che dicono, ff compatifca» 
wo ineffa alla guifa del fto fopranofiglimolo, Et (til figliolo dice , & ci chiama che la feanitiamo, 
cv immtiamo;la Vergine ancoralei ci muta, che conla mitatione di lei (eauitiamo C briffo, S. Gio» 
Apocalip.2», #47 nell Apocali(fe dicesch'è lo (pirito&x la (pofa,per i qualifiintende la dininità, & humaziità 
di Chrifto,gridano ad alta noce dicendo: Vemue,cp che quella che ode (percui fiintendela Vergine, 
laqualecome più vnita a Christo è laprima a (entire la (ua uoce)dice ancoralei: Venite,&:fi offe 
vifcedi correre in compagnia di quallinoglia che ft difponga di (eeuitare Chriffo, & lodi/fe nella 
Cant.1. Canticacon quefte parole: Correremo nell'odore de tuot profami;Iocorrerò,io accompagnarò quel. 
li,che uorranno correre dietro alle tue pedate, & ti vorrannvimitare. Inmadoche ci propone Giest 
Christola fua facratifima Madre per figura, e e(fempio d'onde pofftamo imparare i noftro lauo- 
ro, dal quale dobbiamo procurare per quantoci fia pofibile laconformità delle opere noffre con le 
fues& però farà bene,cheintendiamo qual fo(fe la vita fusa, & quali foffero lefucoperationi, fe 
bene prima cheiventriia cofi largo pelago , confe(fò di we , che dubito now wi internenga quello, che 
4.Rg.6. aunenneall'ardito Oza,chenontemè di toccare comleproprie manil’ Arca del Sionore,perilche Dio 
1.Paralip.13. /oca/ticò cos farlomorire, Ozia dimostrò grangelo pelvoler toccare l’ Arca, accioche non cadeffe 
interra, pare cheper quefto zeloche fu publico, fe gli porewa disfimulare il delitto occulto, chein 
quelfatto commife, porche (e beneè certo,che ciò feguife,mon è però Stato dichiarato,che fi fofe,& 
comtusto questoegli pagò iltroppofuo ardire. Quantomaggiorinente adunque meriterò 10 di effere 
caftigato nelvoler mettere le mani, non nell’ Arcadi legno delvecchioteffamento, ma nella vita di 
colei,che ricenè,c& coferuò Dionelle fue vifcere, done comeinvn Arca .ffetterinchiufo noe mefi. 
Ecclefiattaa AgQ@Meedofi d quefto,che feinOza mu fu qualche delitto & peccato, (come ue ne furonoinejfetto) 
Qui elucidit 20/7 cozobbero coi per appunto;e& io camofco ia me molti peccati & delitti, peri quali giuffamete pof 
OT) fotemere non cafchi Sopra di mevn'altro fimile castigo, fe però no lafcio queftaimprefa. Dall'altra 
a parte veggo,che l’Ecclefiaftico dice,che quelli,che s tmpieganoin fcrineres® dichiarare li miei mi. 
Lie 6. fety dimni,cofeguiràno la nita cterna.Odo ancora 1 Ifaiache dice:Ohime,pche hoiotaciato.E' tàta 
degna 







Marci io. 


> CVAPLAA DEVA Pitt x [ RR SERA 
« RT x FE LAB Ì 13, SANTI SRISTAT DOT EDI] DAT 


3.Reg.io. 


Glofa mora- 
lis fuper hîic 
locum. 


Vergine Maria. 


degnadie/fere lodatala facratifsima Vergine , che merita gran biafmo, 


3 
chi potendò , n0x fpende 


tnitala fuanita nelmagnificarla.Veggoifacri Dottori,che dimoftrandofî molto deuoti di quefta fr. 
guora,tutti fe lapaffano fotto bremità in queffo particolareseccetto alcuni, che furono fuovgran di. 
uoti,come San Gieronimo, Sant Illefonfo,c S, Bernardo:Et questi trattò folamente del principio 
della Vergine, c& delmiSterto della Annuntiatione sSant IMefonfoparlò della (uaV. ergimtà, & del 


la (uapurità; 


& S.Gieronima fcriffe della samorte, 


& Affuntione, x cofenè queftitre nominati, 


x > . . . KI . . pe) . 
uc alcun altro di tuttoil resto di efsi defcriffeintieramere La fuazita, Etpoffo cafo,che qualchedu- 


0 promette(fe di farlo,come Simeone Metafrafte, 


Cigna toftorifieglianol’appetito 
Le 


è cofî brene il loroparlare, € ne dicomo titopoco, 


egli. sper intenderne alrefto,che lo fattano,confi, ‘piccolapaxrte. Perche, 
ene conofto il msopoco walore, per negotiotantoeccelfo, 


© qualificato , tnfieme conofcendomi 


nonfanto,magrauepeccatore,onde mi fia non picciolo impedimento per tentare sè fatta imprefa, il 


defto immenfo nondimeno , che 
Vergine, sì peril fuomalore , € merito,che 


fempre mihà fatto, & hò 


hò fempre haunto , & cemgo alprefente , di fernir la Sacratifsima 
x . de ; ; 

oche è fenzapari, come anco perl'incomparabile gratie,che 

Jperanza diottenere,ardirò diprenderela ‘penna, confidato nel fanore, 


chemiprefferà il (uo figlinolo;ilyuale,in cafo che queftoriefca à bene, farà conme quello che fà un 


bello Scrittore, 
fiacosi dotto nello (îrizere , 


che conunamaltemperata pena forma miglior lettere, 


che non fà un'altro, che non 


com altra penna ben temperata ; Et anco, comeil Cacciatore, che nà 


allacacciacon dinerfî cani,che qualche ueltro fegnalato, & di buonalena, feguendola fera,quan 
dol'hà ridotta quafiin fuoposere fopragiunto da qualcheftrano accidente,la lafcia,c&: così ud è mo 
rircimbocca di qualch'altrocane,de! quale nonfetenena conto, Coftio, ancorche penna mal tempe- 


rata, © che del mio abbaiare poco ai fia da fare ftima, effendo nelladimeno fanorito da Dio 


s potrà 


efferesche cominci, & riduca ancora è perfetto fine il defirimere la nira della Sacrata V ergine fua 


Madre, riducendo infeme quello, che di 
molti altri Santi Dottoriin guelfa forma. 


CAPITOLO PRIMO. 


Nel quale fi racconta i Padri della Vergine Ma- 
ria, Madre di Dio, da Adamo infino à 
Gtacob Patriarca . 


Rà l’opere di gran nome, & 
fama, che Salomone fece 
per moftrare la grandezza 
del fuo ftato , &l'auttorità 
della fua perfona, fù quel- 

= la della qualefi fà partico- 

lare mentione nelterzolibro de i Rè, di un 

Trono;ilquale era d'Auolio,& molto gran- 

de; l’adornò d’oro, & haucua fei gradi. Era 

perla parte di dietro rotondo, nella fommi 
tàftaua una fedia , era cinto da due braccia 
conle fuemani, & lo foftentauano due leo- 
ni,ciafched'uno fotto della fua mano . V’era 
no pariméte dodeci leoni nella fine di eflo 
repartiti due per grado. L'opera eratale, 
dice lo Spirito fanto.che non ne fù fatta al- 
tra fimile inregno alcuno. Quefto Trono 
dicela Glofa, fù figura della facrata Vergi- 
ne Maria,nel cui Verginal aluo, Dio firipo 
sò;& ftette noue meli fermo; & doppo fen- 
do nato, &ftando nelle braccia di quefta fi- 
gnora, come affifo in Trono,fù adorato, & 
prefentato da itre Rè,dadogliuaffallaggio. 

Fra il Trono d’Auolio, che dinotala purità, 

& nettezza grande della Vergine. Era gran 

de, perchela gradezza della Madre di Dio, 





quela Signora hanno fcritto li Santi Emancelifti, & 





è tanta che folo l'iteflo Dio,gli è fuperiore. 
Staua adornato d’oro, che dinota in quefta 
Signora la feruentiffima carità. Li fei gradi, 
che il Trono teneua,fino al giugnere alla fe 
dia,dinotano nella facrata Vergine fei Rè 
famofi,trà molt'altri, che hebbe nelfio Illu 
ftriffimo lignaggio, & furono quefti Da- 
uid,Salomone, Afa, Iofafat,Ezechia,&Io- 
fia. Lebraccia,& mani,che ftauano nella fe 
dia à i fuoi lati, danno ad intendere l’opere 
della uita attiva , & contemplativa della ma 
dre di Dio,che inlei fi tronorno in ogni gra 
do di eccellenza . Idueleonidinotano la 
fortezza, chemoftrò in commettere le cofe 
ardue,& in tollerarele cofe auuerfe; cuero 
(comedice Pietro Damiano) San Gabrie- 
le,&l'Euangelifta San Giouanni, che furo- 
no cuftodi,l'uno del fuo corpo,&l’altro del 
la fua anima . I dodici Leoncini , figuranoi 
dodici frutti dello Spirito fanto,del che fece 
mentione San Paolo, fcriuendo ài Galati; 
& fono Carità,Gaudio, Pace,Patientia, L6- 
gaminità,Bontà, Benignità, Manfuetudine, 
Fede, Modettia,Continentia,& Caftità. Tal 
opera, come il Trono di Salomone non fù 
fatta in regno alcuno; &tal’opera come la 
fabrica della Vergine , non s'éueduta,nè in 
Cielo, nèin terrain pura creatura. Spec- 
chioffi Dio in fabricarla per caufa,che effen 
do egli,come è, molto amico del fuo hono- 
re, &dital maniera, che ben permetterà, 
ches'alzino gli huomini con il Mondo, che 
A egli, 


9 


- 















































Petrus Da i 
mianusfer.te 
Nauuwit. Vir. 


Ad Galat.3» ° 
































































Apocalip..12. 
Gene&3. 


Genef, 5. 


“egli creò,& che ui fia 


4 
,chi d’effo fichiami Si- 
gnore; che fi feruano delle fue ricchezze, & 
beni dellaterra, come fannoi ricchi, fenza 
ricordarfi, chetuttorengono da Dioin de- 
pofito . Delle fue creature anco UL, che fi 
chiama fignore, & uuol feruirfi d'efle , cofi 
delle rationali, come delle irrationali , di 
huomini, & di beftie,il tutto tirannigiando, 
poffeggono, commandano, & tutto lo fof- 
friffle Dio; Ma toccandolo nell’honore, co- 
melo toccarono gli Angelimali nel Cielo, 
& ilprimo huomonella terra, non diffimu- 
la, mafubito caftiga quel che futanto ardi- 
to. Perciò efflendo Dio tanto amico del fuo 
honore,conuenne che fi fpecchiafle nella fa 
brica della Sacrata Vergine poiche nel tem 
po, che conuersò con gli huominiin terra, 
fendo feco quefta fignora,ancorcheimira- 
coli,ch'egli faceua, erano tanto marauiglio- 
fi.lafua dottrinatanto alta la fua uita tanto 
ammirabile, & che tutto quefto l’aggrandi- 
ua fommamente,&era baftate, che gli huo 
mini lo teneffero per cofa diuina, & celeltia 
le,comeera, mai fi fdegnò d'hauer per ma- 
dre là Vergine ; fempre la menò feco, & fi 
copiaccua d'eller tenuto per fuo figliuolo , 
dital maniera,che fe l’effere nato inuna (tal 
la, potè caufargli affronto, &il morire inu- 
na Croce trà due ladroni,ignominia, hauen 
doin compagnia fua nella fua morte, & nel 
{uo nafcimento la Vergine,della quale è fi- 
gliuolo  l'honore, che dieflerli figlinolo ne 
refulta,effendo elia tale,fupplifce di uantag 
gio ( feconbuon'occhio fi confidera) fimil 
ignominia,&affroto . Erl'iteflo fà hora nel 
Cielo, che efendolà sù conofciuto per fi 
gliuolo dell'eterno padre » & fendo uero 
Dio, non folo non fi fcompiace con ia com 
pagnia di tale madre, ma fe ne tiene, & ho- 
nora d'efferle figliolo; moftradola à tutti 1 
cittadini di quella foprana Corte, dicendo; 
Vedete quà la pezza doue tagliai il panno 
della mia humanità;in queta bottega miue 
tì di tal liurea. Queftaèla madre che mi 
partorì honoratela tutti,poich'io.la honoro 
come mia uera madre. Perhonorar duque 
Dio la Vergine Sacratiffima: dal principio 
delmondo furono fcelti i parentadi , &ele 
perfone , quelle di maggior nome, & fama 
cheineflolitrouarono, cofiin uirti, come 
in altre particolari eccelléze . Et per quefto 
daifigliuoli d' Adamo eleffe Seth, fenza far 
conto di Caim & de fuoi defcendenti, per- 
che tutti finirono, & fecero fine nel diluuio, 
permanendo i figliuoli di Seth, che fù buo- 
no; il quale dietà di cento, & cinqueanni 
generò Enos, quefto dinonanta anni gene 


Vita della Sacratifima, 





rò Cainam,Cainam di fettanta generò Ma 
laleel, & Malaleel di fettatacinque generò 
Iared, Quefto di cento e feffantadue anni 
generò Enoc,ilquale fù huomo molto egre 
gio, &amico di Dio , & hauendo generato 
Matufalem di feffantacinque anni, paflati 
altri trecento, ne i quali generò molti fi- 
gliuoli, & figliuole,felo prefe Dio, lotie- 
ne dou'eglisà, acciò che intempo di Anti- 
chrifto, accompagnato dal Profeta Elia, 
predichi contra dilui, & procuri di riparar 
il danno,che farà nell'anime quel maleder- 
to figliuolo di perditione, peril quale in fi- 
ne farà morto; & guadagnerà la corona del 
martirio, comefi raccoglie da S.Paolo, & 
dall'Apocaliffe dell'Euangelifta S. Giovan 
ni. Matufalem dicento & ottantafette anni 
a Alamech. Di Matufalemfi dice nel 
ibro chiamato Fafficulus temporum , che 
fendo di quafi cinquecento anni gli parlò 
Dio,& diffe: Se tuuuoi edifica la cafa nella 
qualeuiuerai , percheti reftano ancora cin- 
quecento annidiuita. Rifpofegli; percofi 
pocotempo non uoglio occuparmi in edi- 
ticar cafa,&cofi pafsò la fua uita,come pri- 
ma fotto arbori in capanne. Lamechdi cen 
to & ottantadue anni generò Noè; il quale 
effendo di cinquecento hebbetre figliuoli, 
cioè, Sem, Cham, & Japhet; nelli feicen- 
to anni della fua uita fù il diluuio , nel qua- 
le fi rinouò il mondo , morcado quanti in 
effo erano; fuori che Noèconi fnoi tre ff- ) 
gliuoli, &lemogli di tutti quattro. DiSem 
figliuolo di Noè,che fù facerdote, &fecon- 
do l'opinione di graui auttoti,fi chiamò an- 
co Melchifedech,, che fù Re di Salem, nac- 
que Arfafad, d'Arfafad, Sale. San Eu- 
ca mette trà Arfalad, & Sale, Cainam, & 
dice Nicolò de Lira; che fù padre adotti 
uo;ò legitimo di Salem,& per queto lo no» 
mina S.Luca,&lonominano i ferrantadue 
interpreti; anchorche Arfafad fù il fuoma- 
tural padre, del quale folo fi fa.mentione 
nel Genefi. DiSalenacqueHeber;gè diHe 
ber,Faleg;& di Faleg, Rew;chiamato per 
SanLuca Ragau, di Reu,Sarug. DiSarug; 
Nachor; & diNachor, Thare; chefupadre 
di Abraham, dalquale comincia l'Euange- 
lita S.Matteo à feriuere il parétado (fecom. 
do la carne) di Giesù Chrifto, & per confe- 
guéza della Vergine.S'introdufle nelmion= 
do in tempo di Abraham laIdolatria, Le 
uido glildolatril'adoratione deuuta al ve- 
ro Dio,& dandola ài Di; falfi.Perilcheelef 
fe Sua Maeftà un lignaggio,& defcendenzà 
che fu di Abraham,per tarlihuomo; & poi 
fatto huomo, redimere conla fua morte il 
| genere 


2:Thell'zs 
Apoc.2. 


Fafciculuss 
paulo pofti- 
nitium. 

Viffe Matula 
lem 969.an- 
ni. 


Genef.s. 


Genet, a. 


Gli Auttori, 
che dicono ef» 
fer ftaroSem, 
Melchifedech 
fi uederanno 
nellafua uira. 
Luca 3-& Ibi 
dem Lyra. — 





| generehumano. Et perche foffero fegnala- 
ti gli diede per precetto la circoncifione; & 
coli circoncidendofi l’ottauo dì del fuo na- 
{cimento gli huomini defcendenti d’Abra- 
ham profetizauano per mezzo di tal facra- 
mentola fede che un mediatore haucua da 
nafcere di quel lignaggio,& mediante que- 
fta erano netti di peccato originale nelqual 
eranoftati cocetu,& nati. Et per quefto par 
ticolar fauore, che concefe Dio ad Abra- 
ha,&pereffere perfona fegnalata nelmon 
do.L'Euangelifta S.Matteo cominciò da lui 
à fcriuere il parentado di Giesù Chrifto fe- 
condo l’humanità, & della facrata Vergine 
fua madre-.Ancorche S.Luca,che meffe an- 
ch'egli la mano in quefto,cominciando dal 
l'iteffo Giesù Chrifto difcefe non folo infi- 
noad Abraham dal quale cominciò S. Mat 
teo, ma arriuò infino ad Adam il primo 
huomo, Et perche già fi fono nominati quel 
li, che precederono ad Abraham, fi diran- 
no quelli,che furono dopò, feguendo i due 


as Euangelifti S.Matteo, & S.Luca, Abraham 
D Rice in generò Ifaac, &Ifaac, Giacob. Il beato S. 
) Mater. Anfelmo,& c6 lui la Glofa dicono, che per 
|» pira Se Abrahamfidinota la fede, per Ifaac,la fpe- 
 Genctir. >» ranza,& perGiacoblacarità.Etche fia cofì, 


che fi denoti la fede per Abraham uiene 
in propolito il nomechealtro non fignifica 
che padre di molte genti , &zla fede è la ma- 
dre di molte géti, poiche tégono,&hano te 
nuto figliuoliin tutte le parti del m6do:nel- 
lequali gli Apoftoli da per fe.ò per i fuoi di 
fcepoli predicorno l’Euangelio ; & ui fono 
ftati Chriftiani. Così lo profetizò Dauid, 
quando diffe,parlando de gli A poftoli: In 
tuttala terra sintefeilfuono , & voce della 
{ua dottrina, Etcon quetto giuftifica Diola 
fua caufa con gli infedeli;perche,condenna 
doli per non hauerriceuuto la fua legge, & 
Euangelio , non hauranno fcufa di dire che 
non n'hebbero notitia ; perche in ogni luo- 
| go sè predicato. Et fe l'infidele nonhaurà 
{cufa con Dio, per non hauer riceuuto l'Eua 
gelio del quales'hebbe notitia nella fua ter 
ra,comel'hauràil Chriftiano,chehauendo- 
Ioriceuuto,và contra le fueleggi,&commà 
daméti? Nota anche la fede per Abraham, 
(fec6do che dice il medefimo S. Anfelmo ) 
per bauerli Dio riuelato il più alto mifte- 
rio della noftra fede,quale è il fondamento 
d'elfa .Quefto è quello della Santiffima Tri 
È nità,quando gli comparfero i tre Angeli,& 
n’adorò uno:Ec anco come dice l'ifteffo S4- 
to perla fè gride che hebbe quando glico- 
mandò Dio,che facrificaffeil fuo figliuolo , 
tenédo percofa molto certa, che ancorche 


Pater multa- 
\ rumgentium 


i Abrabam. 


PAI.18. 


D.Anfel.ibi- 
dem. 


Vergine Maria. 

























































$ 


l'haueffevccifo hauria diîlui progeniecome 
Dio prima glil'haueua detro. Perilche diffe 
di lui S.Paolo,che contrala fperanza,ha cre 
duto nella fperanza. Da quefto uenne che 
pereffere tanto grandela feded'Abraham, 
il Limbo doue firaccoglieuano, & ftauano 
in depofito l'anime dei fanti Padri, auanti 
che s'apriffero i Cieli,conla morte di Chri- 
fto.fichiamaua feno d'Abraham:perche tut 
ti quelli che iui tauano, erano fedeli, & per 
rifpetto della fede teneuano per padre A- 
braha, Etè quello.ifteffo, chel Euangelifta 
S.Luca uolfe dare ad intendere dicendo di 
Lazaro.il mendico;che morendo fu portato 
nel feno d'Abraham,ch'era illimbo.de isa- 
tipadri. Dalche pare che pigliaffe occafio- 
ne l’Euangelifta S.Matteo, feriuendo la ge- 
nealogiatéporale di Giesù Chrifto nelco- 
minciar da Abraham , accioche s’intenda 
che quello nel quale Dio ha da nafcere per 
gratia,la prima cofa con che shà d’armare, 
& la prima gioia con quale s'ha da adorna 
re ha da effer della fede,fenza laquale dice 
S.Paolo, ch'èimpoffibile effer grato è Dio. 
Ancorches'habbia da intendere fede infor 
mata c6 carità;acciò le fia cara l'anima del. 
l'adulto nel qual ftà. Salomone dafignali, 
come ficonofcerà una donna forte, & dice, 
che pigliò lalana, & illino: nonla fpada,ò 
arcobugio, che fono l’armi de gli huomini, 
le donne shanno da prouedere d’altre cofe 
comefono,lalana;&illino; ancorchenon 
fi fermò iui il Sauio,ma foggionfe,le fue di- 
ta pigliarono il fufo,&lo girorno. Non ba- 
fta pigliar nellemani la rocca,& ftarfimira 
do,chi và,&chiuiene,ma bifogna prendere 
anco ilfiufo nelle dita,&torcerlo. Quali che 
dica, cheè pococaro à Dio  ch'uno riceua 
la fua fede, &la porti come gioiello auanti 
il petto;ma conuiene che faccia le opere, & 
faccia quello,che la fede infegna. Et fe nel. 
la facra fcrittura s'attribuifceil faluarfi uno 
nella fede sha da intendere fedeinformata 
concarità.In Spagnuolo folemo dire,man- 
dail Rea talconquifto cinquecéto lancie,o 
mille caualli,ò due milla huomini d'armi,& 
perl'huomo d’arme,non s'intende l’huomo 
folo, ne per cauallo folo,ne per fola lancia, 
machelalancia,cauallo,&huomo d'arme 
tutto fiauna cofa,un huomo armato inun 
cauallo con la fua lancia. Cofi quando s'at- 
tribuifce il faluarfiuno alla fede,come diffe 
Chrifto alla Maddalena, & Cananeala tua 
fedeti ha fatto falua; o alla fperanza come 
afferma S.Paolo. Per lafperàza dice.fiamo 
falui:o alla carità, come dice S. Giacomo 
nella fua canonica, parlando d'effa, che 0C- 
AD 3 culta 





Ad Rom.4. 
contra fpem, 
infpem credi 
dit. 


Euc.16 


AdHeb.2. 


Prouer. ult. 


Luc.7. 
Matt.15. 


AdRom.8. 
Iacobi ge 





Guliel, Du 
wrand.in ratto 


(pali li. 6.0.72 


Toannes Be- 
leth in ratio- 
nali dininorti 
offic.c.101. 

; Balfafar fi leg 

$ gel tefto la- 
dd tino, & non 
Baltafan 
Daniel.s. 





6 


culta molti peccati,è un'ifteflo tutto quefto, 
& fignifica informata. Quetta fede nella 
Vergine fù grandiffima,& auanzò quella 
di Abraba,perche fe egli credette, c'haureb 
be progenie daIfaac, ilqualeandaua aduc 
cidere . La Verginecredette di quello, che 
uidde morto in una croce, ch'era uero Dio, 
& haucua darifufcitare con propria uirtù: 
laquale neanco invn fol punto fimortificò 
in effa, ma ftette più rifplendente nel tem- 
po ; che vidde il fùo facro figliuolo patire i 
tormenti cofi atroci, & crudeli. Perilche gli 
Apoftoli, auuenga che tutti non perdeffero 
Ja fede, comenonla perfe S.Pietro , hauen- 
doglielo auanti predetto il Saluatore,dicen 
do}.che hauewa pregato per lui, perche non 
mancaffe la fua fede, come in effetto non 
mancò,ma quetfta ifteffa fede,cofiin lui,co- 
mene gli altri fe intepidì, &reftò, come co- 
perta & afcofa. Sendofi effi(fuori,che l’Euà 
gelifta S.Giouanni) afcofi.Ilche pare, che 
cidia ad intendere la Chiefa Catholica nel 
l'antica ceremonia , che ufa nelle tenebre 
dellitre dì della fettimana fanta, mettendo 
quindeci cadele accefe, lequali fec6do l’aut 
tore del Rationale dinotano i dodeci Apo- 
ftoli,&ifettantadue Difcepoli,pigliando- 
ne per quefti, due, & dodeci per quelli. Et 
quefte candele muoreno una doppo dell’al 
tra, dinotando la fuga de gli Apoftoli, & de 
i Difcepoli, l'uno doppo dell'altro, Et {tare 
afcofo illume della fede,ò perderla in tutto 
comela perfero alcuni.Il che della candela 
dimezo, chedinota la facra Vergine ,non 
è cofi, perche fempre rimane accefa; & que 
fto perche la fua fede nonfi diminuì, nefi 
afcofe; ma fempre ftette can gran fplendo- 
remolto accefa. Dinotando ancora la ma- 
no; con che le candele fifmorzano la ma- 
no di Giuda che fù iltraditore,& auttore di 
tanto male,& danno cofinelMaeftro come 
nei Difcepoli. Ancorche Beleto Teologo 
Parifienfe dice; cherapprefenta quella ma 
no fmorzandole candele, quella che nidde 
il Re Baltafar di Babilonia, come afferma il 
profeta Daniele, che inun muro fcriffe cer 
telettere,che profetizauano la eftintione;& 
cafcata di quella monarchia, &régno diBa 
bilonia. Cofi anco quelta manojfendo quel 
la medefimain fmorzarele quattotdeci ca. 
dele, dinota, che le dodici Tribù conili due 
Rèdi Giuda, & d'Ifrael nelle fuereliquie;& 
difcédenti shaueuano da finire,& perdere, 
& ciò per reftaruiva, S& accefala maggior 
candela, che dinota Giesù Chrifto, perche 
in ella ui è cera, ftoppino,& fiamma, cofi in 
Chrifto, carne; anima ; & divinità; è Rèil 


Vita della Sacratiffima, 


cui regno per fempre ha da durare. Di ma- 
niera,che la fede della Vergine fà grandiffi 
ma,& per Lifteffo fù bene, che per fcriuerfi 
la profapia del fuo fupremo figliuolo, fecé- 
do l'humanità, & per confeguenza la fua, pi 
gliaffe l'Euangelifta S. Matteo il principio 
da Abraham,che fignifica la fede, Ifaac fi- 
gnifica la fperanza, fecondo S. Anfelmo, 
&quefto per dueragioni ;. Vna, perchefi 
come Ifaac nafce d'Abraham, cofi ta fpe- 
ranzanafce dalla fede . S.Paolo dice sche 
la fede è la foftantia delle cofe, che fperia- 
mo. Etdichiara S. Anfelmo, che il medeli- 
moèin quefto luogo foftantia, che fonda- 
méto. Talche fecondo queta efpofitione,la 
fede è il fondamentodi quello che fperia- 
mo . Perilche uiene S.Tomafo à dire che 
lafperaza preflupponela fede . Ci dice la fe 
de,che ci fia Cielo,& felicità, la fperanza di 
ce,che l'hauemo da ottenere. Ft però il fuo 
principalobigtto della fperanza è Piso 
Dio per fempre. Etpercheilconfiderare 
quefto ha da dar gran contento, & fefta all’ 
huomo; Di quà è,che Ifaac che unol dire fe- 
fta ,fignitica la fperanza . Etqueftaèla fe- 
conda ragione;dal che fi può raccoglie- 
re, come quefta virtù della fperanza hà da 
dareanimo, & ardire al Chriftiano per pati 
re,&foffrirecon patienza itrauagli di que- 
ftauita . Giercmiadice :Ceffino d'anima i 
tuoilamenti, & fingulti, ceffino i tuoi occhi 
di fparger lagrime, poiche i tuoi trauagli, 
che fono caufa d’effi, han da reneretal pre- 
mio, & merito, come è il godere Dio per 
fempre. Et cofi quel che patifce pouertànel 
mondo confoliti che nel'Cielo faràriceo. 
L’Infermo farà fano, quel fenza honore c6 
quefto farà honorato ; il perfeguitato con 
Qfto farà accarezzato , quel cheuiue nemo 
do morendo, & more penanido;con quefto 
iui otteneràuita felice, & più piena debeni; 
come auanti l'hebbe piena dimali. Nel 
bro fecondo dei Macabci fi dicé, che il Rè 
Antioco tormentauaterribilméte ferre gio 
uanétti Hebrei avanti della propria madre; 
per farli rompere le ceremonie delle fia 
legge; cli lofoffrirono congran patientia 
per ftarli la loromadre animadoli;con dir 
li,che aftifaffero gl'occhi ne i beni,che Dio 
ghiteneua conferuati nel cielo, & con ques 
ftafperanza allegramentefilafciavano am 
mazzare . Con ragioni dunque fi ponè 
Iaacnel parétado fecondo la carne, del fia 
gliuolo di Dio,denotidofi per lui,la fperan 
za,la qual aiuta tanto il Chriftiano per fofe 
frire itrauagli di quefta uita con patientia ; 
perdoue fi uengonoà i 
atto 


eee Ùrncaa 
vg ai 


















































Ad Heb.z. 


D.Anfel. ibfe 
dé in Paul. | 


D.Tho.12.@ 
62.21 A. 


Hier.jt, 


2.Mach. 7. 





Luce 10 


x.Corint.13. 


D. Hierony. 
lib.3in Mat 
the. 


Vergine Maria. 7 
fatto huomo;ci guadagnò Giesù Chrifto . cuna di quante facciamo,& 6 quella {tima 
Etconragione ancofipone nella parente- tanto unuafo d'acqua fredda,dato al poue 
la della Vergine facratiffima Maria, poi- ro peramor fuo, che promette per quello 
chela fua fperanza fù molto grande n6 fuf dare il Clelo. Etè anche molto.a propofito 


focandolai tormenti grauiffimi che uidde 
patire alfuo benedetto figliuolo nella Cro 
ce;ma che lo fperare, ch'erano mezzo del- 


la Redentione del mondo, &che perdédo 


egli la uita, il mondo reftaua con effa,apré 


doci le porte del Cielo, & dando libera en 
trata à tutti quelli che entrarui uoleffero 
(delche anco la medelima Vergine gode- 
ua)la fperaza di queto la faceua né morir 
dimille morti,uedédo morire di una quel- 
Jo che più di fe teffa amaua. Dicedi più S. 
Anfelmo, che per Giacobsintende la cari 
tà;&laragion di quefto è,perche nafce dal 
la fperanza;& fede,come Giacob da Ifaac, 
& da Abraham. Dal credere uno;che ui fia 
Cielo,& dallo fperare di goderlo,uiene ad 
hauere carità. Etanco perche fi come Gia- 
cobteneua due donne, Lia, & Rachel; Ra- 
chel la bella,&Lialagrimofa,cofila carità 
fi fonda nell’amor di Dio, & del proffimo. 
L'amor del proffimo, dinotala uita attiva, 
&èLia,lalagrimofa,perche fi occupainti 
mediarealle neceffità corporali. Etl’amor 
di Dio dinota la uita coremplatiua,&èRa- 
chel.la bella, che tiene gli occhi leggiadri; 
occupandofi in contemplarela bella vità 
di Dio.L’effer feconda Lia, & Rachel fteri 
le,non contradice a quefto:poiche gli atti- 


ui paiono fecondi, perche n6ficurano che * 


fijnouedute lebuone opere che fanno; & 
fiano lodate da altri, ch'èil frutto di fimili 
opere:& quefto né pare fia cofi ne i conté- 
platiui, ancorche Giacob amaua Rachel 
più che Lia;perchela uita contemplatiua è 
più grata a Dio,che l’attiua,come diffe del- 
la Maddalena, perche fi occupaua in effa 
la fua forella Marta;che trattaua dell’attina, 
che haucua elettola miglior parte , Etche 
fi ponga Giacob nel parentado di Chrifto 
Dio,& huomo dinotadofi perluila carità ; 
uiene a propofito poi che egli, cheha d’an 
dare a goderla poco vale, comedice S.Pao 
lo,che tenga fede, che trafporticon eflai 
méti d'un luogo all’altro , ne hauere dono 
di profetia ,ne fare opere da fefamofe,co- 
meèildare dellarobba :ilche dice S.Gie- 
ronimo;che feceil filofofo Socrate; ne la- 
fciarfiabruggiare uiui, come accade dell- 
heretico pertinace , il quale è privo di cari- 
tà,seza laquale il tutto è perfo.Perche è co- 
me il fale nelleuivande cheli dà il fapore; 
cofi la carità dà fapore all’opere uirtuofe. 
Séza carità non gulta, nè gliè grata cofa al 


che nel parentado della Vergine, queto 
Giacob,denotandofi perlui la carità, per- 
che quella, che hebbe quefta Signora fùta 
to grande che fece nobile auantaggio inef 
fa a tuttele pure creature;& il più alto,& e- 

leuato Serafino n6 la aggilige;delche anco, 
diede efsépio notabile nella morte del Sal 

uatore, laqual ancorche era per lei tanto, 
fentita quanto imaginare fi poffa, con tut- 
to ciò, coli peruedere, ch'era la uol6tà del 
fuo eterno padre, come per confiderare, 
che il fuo facro figliuolo, l'haueua accetta- 

ta, per l’amore che portaua a gli huomini, 

ella ancora infiammata nell'amore, non 
glicontradiceua,nè un punto d'ira , ò difa- 

morehebbe con quelli che gliela diedero, 

ne col'apoftata Giuda, che gliela procurò, 

fendo Apoftolo fuo, & uno de’ fuoi confi- 

denti, & fauoriti, 


CAPITOLO SECONDO. 


Nelquale fî narra de Padri della Beatisfia 
Vergine, da Giacob Patriarca fina 


À Giufeppe fuo /pofo. 


®@ E i Patriarca Giacob, chebbe 
=3\w dodecifigliuoli, dice la divina 
9% fcrittura, che eleffe Dio nonil 
«maggiore d’effi, che fù Ruben, 
ma Giuda;c'hebbe il quarto luogo; ilqua- 
le fu figlivolo,n6 di Rachella bella,ma del 
la brutta Lia.Per ordinario fempre che nel 
la Scrittura fi nominano diuerfi figliuoli di 
un padre;& che piace à Dio di fauorir alcu 
d'effi;lafcia il maggiore, & piglia de gli al 
tri. Caimera figliuolo maggiore d'Adam, 
&nonlo eleffe Dio,ma Abel,ch'era il mi- 
nore;Ifmael era il maggiore d' Abraham, 
& pofe Diogli occhi fopraHaac. Efaù era 
figliuolo maggiore diIfaac, & lo reprouò 
Dio,approuando Giacob.Sogliono eflere 
fauoriti nel mondo i figliuoli maggiori, & 
fogliono anco effi perfeguitare iminori, 
come fi proua neitre già nominati Caim, 
Hmael,& Efaù, che perfeguitauano Abel, 
Ifaac,& Giacob.Poiche fendo Diotàto giu 
fto,come èrimira gli abbattuti,&fauorifce 
iperfeguitati, non facendo cafo delli più 
20fij,& più fatofi,& per quefto lafcia Ru- 
bé figliuol maggiore di Giacob, & fceglie 
Giuda, che teneua il quarto luogo, & per 
l'iteffouolfe, che foffe figliuolo diLia, & 
non 





n HI 









































Matth.10. 


Genef29. 


8 
non di Rachel fendo queftatato altiera, & 
profontuofa , per efter bella, & Lia perfe. 
guitata,& tenuta in poco conto, per effere 
brutta. Giuda generò Fares, & Zamar de 
Thamar. S. Gieronimo ci auuertifce, che fi 
nominano alcune done nella genealogia 
di Chrifto,&in tutte effe,ui è che riprende- 
re. Quefta Thamarfi finfe donna di mala 
uita, & fipofe doue fapeua che Giuda l’ha- 
ueua da uedere,& defiderare,con colpa, & 
peccato di tutti duescome fuccefle ; anchor 
ch'ella ciò fece per defiderio folamente di 
hauer figliuoli, uifto che d'altra maniera le 
cita non gli erano concefli. L’altraè Raab 
(ancorche quefta non la nomina S.Giero- 
nimo)d’effa dicono gli Hebrei, che fù ho- 
fteffa, mala fcrittura le dà titolo di meretri 
ce,& di dona di mala uita. Ruth,che è later 
za, è cofa chiara, che fù:della fchiatta dei 
gentili Moabiti. Etch'ella un tempo ftette 
in fimilerrore,& peccato,ancorche doppo 
foffe buona & fanta. Bethfabe donna d'V- 
ria, ch'è la quarta in queftagenealogia, è 
cofa certa, che fù adultera . Et puote effere 
che deffe il cofenfo nella morte del fuo ma 
rito, ancorche gli fucceffe però bene che 
moriffe,perche il fuo adulterio fi occultaf. 
fe. Poiché fi nominano quattro donne, & 
tutte con talimacamenti donde procede ? 
Rifponde l’iteffo S. Gieronimo, & dice: 
Acciò sintenda, che poi che Chriftonafce 
ua da peccatrici che il fuo nafcimento faria 
per utile de i peccatori, nettàdoglide fuoi 
peccati con la fua uenuta nel mondo. Nico 
lò di.Lira dà un’altra ragione perche que- 
fte donne,& nonaltre, fi nominano nella 
genealogia di Chrifto,& è per hauer hauu 
ti figlivoli c6 diuerfe,&inopinate occafio- 
ni.Aggiunge Cornelio Ianfenio,che di qui 
impariamo di non uergognarci de i pecca 
ti de inoftri progenitori, ma dei proptij 
noftri; come ne anco ci douemo gloriare 
d'effer difcefi da padri Illuftri; fe non haue- 
mouirtù propria. Faresandò in Egitto cé 
fuo padre Giuda, & con fuo auglo.Giacob, 
douegenerò Efron,& Efron Aram;Aram, 
Aminadab,& Aminadab,Naafon.Nicolò 
di Lira dice, che queto Naafonufcì di E- 
gitto con fuo padre Aminadab il quale fù 
Prencipe,& Capitano della Tribù di Giu- 
da, &lafciò a fuo figliolo queta dignità, 
Salla fua Tribùla primitia , & corona del 
regno.tral'altre Tribù. Etla caufa fù(dice 
quefto dottore ,che neltempo , che Moife 
percofle conla fua bacchetta ilmarroffo, 
&fiaperfe dando luogoa gli Hebrei, che 
paffaffero & filiberaffero dalla furia,& co- 






















































Vitadella Sacratiffima 


lera diFaraone,effendo iui entrato Moife, 
temevano d'entrar gliIfmaeliti, & Amina- 
dab, efforrò quei della fua Tribù che lo fe. 
guiflero,& entrando egli il primo, & fegué 
dolo la fua Tribù, fubito entrarono l’altre 
Tribù ; perilche meritò la Tribù di Giuda 
il fcettro delregno, come doppo l'hebbe 
Dauid, & Aminadab fubito la Capitania , 
& l'effer Duca di quella Tribù, lafciando 
à fuo figlivolo Naafon il carico , come 
hebbe, nel deferto fecondo fi leggene i 
Numeri. Naafon generò Salmon, & Sal 
mon,Booz,la cui madre fù Raab, del paré 
tado deiCananei,che viueua inGierico,la 
quale la fcrittura chiama meretrice. Etan- 
corche era prohibito a gli Hebrei maritar- 
fico fimili donne come appare nel Deute- 
ronomio, acciò per tali matrimonij non 
ueniffero à lafciare l’adoratione deluero 
Dio, &adoraffero gliIdoli, come quella 
gente adoraua . Ma hauendo Raab fatto 
unnotabile feruitio a Dio con la fedefua, 
come dice S.Paolo, di afcOdere in cafa fua 
certi efploratori che Giofue mandò, acciò 
uedeffero la difpofitione,in che ftaua la ter 
ra c6 laicittà di Gierico,ch'era lui ilprimo 
chefiofferiua intrando a conquiftarla,che 
Dioglihaueua promeflo, liberido quelli 
dalle mani del Rè di Gierico,che mandò è 
prenderlicon pericolo delle loruite, & di 
do‘ordine, come fene ritornafferoliberi, 
& ficurial fuo popolo:perciò non folo la 
fua cala, &beni reftaronoliberi, &ficuri, 
quandola città fù di&rutta, ma ella nume- 
ratatragliIracliti,& maritata c6 perfona 
principale della più nobile Tribù come fù 
quella di Salmon della Tribù di Giuda, il- 
qual ineffa generò Booz,& come dice Ni- 
colò diLira furonotre di quefto ifteffo no 
me,padre figliuolo,& nipote; Et quefto fi 
conferma conquello che dice S. Matteo, 
che furono quattordeci senerationi da A- 
brahafino a Dauid, &c6 glianni,che paf- 
farono doppo cheentraronogli Hebrei, 
nella terra dipromiflione in tépo di Gio- 
fue,fin che nacque Dauid,che furono fi co 
me dice CornelioTanfenio,trecento feffan 
tafei,opocomeno;comenota Giouanni 
Lucido,repartiti tra Salmon, Booz,; Obed, 
&Ieffe , tenendoconto che erano digran- 
deetà in quel tempo gli huomini quando 
haueuano figliuoli , & cofiancorchefiano 
quattro li nominaticomputando gli anni, 
che s'incontrano de gli uni, con gli altri; & 
alIi,che hauena Salmon, austi fi cominciaf 
fe quefto conto, & quelli che dopò effo uit. 
fe Lele, pare che fi poffano nominare folo 
due 





Exodi 14 


Numetrt i» 


Deute. 7» 


AdHeb.x1. 





D. Hierony. 
in Mart, (2.1. 


Vergine 


due età,& perelfe fonotroppitàti anni. Et 
cofipareche fia uero, quello che Nicolò 
dice,che furono tre chiamati Booz, & l’Eui 
gelifta gli nominò fotro d'un nome, fendo 
Il primo figliuolo di Raab,& il tetzo mari- 
to di Ruth,con la quale (ancorche Moabi- 
ta, pagana) fimaritò per cofi meritar- 
lo, per hauerlafciato la fua terra,&iparen 
ti per la fede chehebbe à Neemia fua fuo- 
cera,& al Dio d'Ifraelda lei adorato, ch'e- 
ra iluero.Obed generò effe del quale i fet 
tantadue Interpreti, variando alquanto i 
punti, chiamanoIfai, fendo un'ifteffo no- 
me,come dice Ianfenio Ielfe, & Îfai, ilqua- 
le fù padre di Dauid Rè, &:il primo dell’1l- 
luftrifima profapia di Chrifto; & per luila 
Tribù di Giuda pigliò la poffeffione del 
Regnodegli Hebrei. Dauid generò Salo- 
mon cola donna,che fù prima d'Vria,chia 
mata Bethfabe. Vn’altra diquelle fegnate 
dall'Evangelifta per le ragioni già toccate, 
Salomon generò Roboam, nel'cui tempo 
le dodici Tribù,fi diuifero,& con Roboam 
reftorno in Gierufalé quella di Giuda, & 
di Beniamin,& le dieci fecero Ieroboa Rè, 
daloro fteffe in Samaria, Quefto fi chiama 
ua Rè d'Ifrael,&anco quelli; che da luidi- 
fcefero, &l’altro fù nominato Rè di Giuda 
c6 i fuoi fucceffori, Roboam generò Abia, 
& Abia, Afa; Afa,Iofaphat, & Iofaphat Io- 
ram. Quà dice S.Gieronimo, che pafsò in 
filentio S.Matteotrè Rè, che furono Oco- 
zia figliuolo diloram, &Ioa figliolo d’O- 
cozia,& Amafia figliuolo di Ioa. La ragio- 
ne fù, percheloramfimaritò con Athalia 
figliuola di Gezabel,che fù empia,& crude 
liffima donna, & per quefto t'efclude infi- 
noalla terza generatione dalla genealo- 
gia di Chrifto:Etcome dice Lira,fenza que 
ftetre,fi fà il numero d’altre quattordici ge 
nerationi infino alla tranfmigratione di Ba 
bilonia . L'ultimo dunque di quefti tre Rò, 
nonnominati, chiamato Amafia,fà padre 
d'Ozia;& Ozia di Ioatan;Ioatan d'Acaz; A- 
caz di Ezechia, che fù buono; & molta ualo 
rofo Rè.. Ezechia generò Manasè,che pri- 
ma fù vitiofo,& maluagio,& dopò fù buo- 
no,quefto generò Amon, che parendogli 
potereimitare il fuo padre, & effere trifto 
nella giouentù,& pigliarfi piacerte;& nella 
vecchiaia far penitenza, & faluarfi; Dio gli 
tagliò i pafli,permettendo che i fuoi ferui- 
toril'ammazzaffero cofi giovane ,mentre 
era occupato nei fuoi uitij; acciò un'altro 
con il fuo effempio non fi trafcurafle in 
quello,chetanto importa, comeil uiuer be 
ne per faluarfi,cominciando prefto,&non 


Matia. . 9 
afpettare il tempo il quale può mancare, 
& non eflerea fufficienza.S'è dette le ragio 
ni; perche nella genealogia di Chrifto fi 
nominanodone, c'hebbero alcumiuitij la 
caufa è, perche vi fono in effla nomi d'huo- 
mini che furono mali,& uitiofi come quel 
lo d'Amon, potremo direeffere ftato alla 
guifa, & mantera d'un quadro,nel quale fi 
pégono diuerfe figure, & imagini,come di 
Chrifto; di fua madre, & d'altri fanti;fi fuol 
mettere ài piedi di S.-Michele,Lucifero; & 
à quelli di S.Bartolomeo un'altro demo- 
nio: & quefto non per honore di quel tal 
demonio, ò Lucifero;ma dei fanti, che triò 
forono d'effi,la cui fantità rifplende più,c6 

fiderandola malignità di fimili fpiriti infer 
naliper la fua bruttezza . Cofi anco nella 

genealogia di Chrifto , che è come un qua 

dro, doue ftanno l'imagini& figure di di- 
verfi fanti, pongonfi trà cfli,huomini uitio- 
fi, acciòlamalignità de gli uni, alzi più la 

bontà,& fantità de gli altri: Amon generò 

Tofia fantiffimo huomo; & che da fanciul- 
lo fioccupò in feruire Dio, & abbattè tutti 
gli Idoli del fuo regno, quefto generò Ie- 
conia;&ifuoifratelli, unodi effi fù Sede- 
chia nelcuitépo fucceffe la tranfmigratio- 
ne fatta per Nabucodonofor dei Giudei, 

che uiucuano in Gierufalem, & nel fuo ter 
ritorio,in Babilonia, menando con efli Se- 
dechia loro Rè, figliuolo di Iofia, al quale 
fececauaregliocchi,per efferfeli ribellato, 
hauendogli dato il Regno,leuandoloàIe- 
conia, chiamato anco Ioachim , nipote 
di Ofia,che prima haueva menato prelo in 

Babilonia, &fatto morire fuo padre chia- 
mato dell’iltefo nome, ancor per ribello. 
Di quefti due, padre,& figlinolo,che hebbe 
roun nome; fi l’Euangelifta San Matrheo 
un folo luomo, come diconoS, Gieroni. 
mo, Nicolò di Lira, & fi raccoglie da Gie- 

remia,& dal quarto libro dei Rè . Comin- 

ciando da lui l'ultima quartadecima gene- 

ratione;& dice che generò Salatiel,già per 

foil titolo di Rè perla captiuità di Babilo- 

nia, &Salatiel generò Zorobabel, che fù 

quello, che ridufle il popolo dalla captiui- 
tà in Gierufalé,fendo guida,& capitan fuo, 
come appare nel primo di Efdra; Zoroba- 

bel generò Abiud, ancorche habbi altro 
nome nel primo del Paralipomenon; A- 
biud generò Eliachim; Eliachim Azor; A- 
zor Sadoch;Sadoch,Achim; Achim Eliud, 

Eliud Eleazar;Eleazar Mathan,&Mathan 

Giacob,& Giacob Giofef fpofo della Ver- 

gine facratiflima. S. Luca fenza nominar 

Giacob chiama padre di Giofef Heli, San 

Giero- 













































D.Hieron.in 
cap.1. Match. 
Hierem.22 

4.Regumafga 


r.Efdre 2. 


r.Paralip.3a 





T1IÒ 
Gieronimo, & Nicolò di Lira, dicono di 
Giofef, che fù figliuolo naturale di Gia- 
cob, &legitimo di Heli SanLuca nomino 
quelto, & S.Matteo quello. Giofef fù fpo- 
fodiMaria, dice S. Matteo, dal qual nac- 
que Chrifto . Arriuò. con la gencalogia 
fina Giofef, dice S.Gieronimo,perche n6 
era coftume nelle generationi, & lignaggi 
mettere inomi delle donne,& perche Gio 
fef, &la Sacra Vergine erano d'una Tribù, 
& parentado ; & fi. proua quefto, che non 
eralecito perla legge, che dona alcuna,al- 
laquale toccaffe la heredità paterna, come 
toccò alla Vergine quella di Gioachim 
fuo padre fi maritaffe con altro, che non 
foffe della fua Tribù, Etfe Aaron fommo 
facerdote, ch'era della Tribù di Leui fi ma- 
ritòconIezabel,figliuola di Aminadab,& 
forella diNaafon, ch'era della Tribù di 
Giuda;& Dauid cffendo della fua medefi. 
ma Tribùdi Giuda fi maritò con Michel 
figlia di Saul della Tribù di Beniamin, fù 
perragione chela heredità, & primogeni- 
tura dei padri, a nefluna di quefte due ap- 
parteneua, per hauer altri fratellimaggio- 
ri,.come fi dice nella fcrittura; Manella fa- 
cra Vergine non era cofi, pereflere figlivo 
la primogenita di Gioachim & Anna, fuoi 
padri,alla qualela fua heredità,&:primoge 
nitura era obligata;& appartenena.Etcofi 
refta prouato, ch'erano parenti Giofef, & 
la Vergine.Il grado della parentela dichia 
rano alcuni dottori, riferiti da Giouanni 
Lucido, feguendo il tefto di S.Luca in que- 
fta manicra.laneo generò Melchi; Melchi 
generò Leui; Lewi Mathan, & Mathan ge- 
nerò Heli; che fi chiamò anco Gioachim, 
chefù padre naturale di Maria; & legitimo 
di Giofef. Cornelio fanfenio nella fua con 
cordantia Fuagelica ci auuettifce, che èue 
rifimile molto dire, che Helifia il medefi- 


D.Hieron.in 
Matt c.1. ibi- 
dem Lyra. 


D.Hier. ibid, 


Numer.3.6. 

Omnnes wiri 
ducét uxores 
de Tribù, & 
de cognatio. 
ne fua. 


Exodi 6. 


Lucidus libr. 
2. de tempo 
re Hebreoril. 
C.14. 


Cornelius TA 
feniusincon- 
cordant. cap. 


o È mo che Gioachim, per ragione, che Ieco- 
nia Rè di Giuda;nel cuitempofilatrafmi 
gratione di Babilonia fi chiamò Joachins 
& Eliachin, i quali tre nomi fonano unà 
medefima cofaappreffo de gli Hebrei,co+ 
fi ancoloachin padre della Vergine fi puo 
tèchiamar Eliachim;& abreuiato ilnome 

°° Heli;comeS.Lucalonomina. Dice di più 

BERE Cornelio Ianfenio, & pare dire l'iteflo S: 

eb Agoftino,cheil chiamarli Heli,padrelegi 


timo di Giofef,nons'ha da intendere della 
maniera, che altriteneuano quefto nome; 
percioche morendo fenza figliuoli, &ma- 
ritàdofi il fratello del morto; ò paréte ftret 
to cò la vedoua,il figliuolo che glinafcena 
chiamauali naturale del padre,chelo gene 


ueteri, & no- 
uiteftamenti. 
c.56 & l1b.3. 
contra fortu- 
natnm. cap.3. 


Vitadella Sacratifima. 


rauas&legitimodi quello,nelcutnomena 
fceua;perche dice Heli, ò Ioachin (ch'è tut 
to uno)era fuocero di S.Giofeffpofo della 
Vergine; & S.Luca lo chiama padre fuo, 
pereffer coftume de’ fuoceri chiamare i ge 
nerifiglinoli, & i generi gli fuoceri, padri. 
Dice di più lanfenio,che S.Luca altempo, 
che‘uolfe fcriuere il parentado di Giesù 
Chrifto fecondo l'humanitàdiffe di lui che 
era tenuto per figlinolo di Giofef, dando 
adintendere in queftola uerità,che folo e- 
ra padre fuo putatiuo,ò nell'opinione, co- 
me awantil'hauewa fcritto, raccontando la 
ambafciata dell'Angelo S.Gabriele alla 
Vergine, & incarnatione del figliuolo di 
Dio,fatta non per opera d'huomo, ma del 
lo Spiritofanto, & fe haueffe nominato il 
padrenaturale di Giofef,che fù Giacob, fe 
gli haurebbe potuto dire(dice queft Aurto 
re)Euangelifta facro, Se ci uolereraccon- 
tarela genealogia di Chrifto, & che difcé 
de da Dauid fecondo la carne, nominido 
Iofeffpofo della Vergine,lafciateil fuo pa 
rentado; &raccontareciquello, di quefta 
fignora.che fù la fua uera madre:& così fe- 
ce,chein nominare S:Giofef,& dicendo di 
loi; ch'era tenuto per padre di Giesù; dice 
di Giofefche fu figliuolo di Heli,quefto è, 
comeliè detto della maniera, ch'è chiama- 
to figliuolo ilgenere dal fuocero. Etcoliat 
tefta Ianfenio, che Heli fù Ioachin padre 
della facra Vergine. Dice anco, che da 
-Dauid feguì S.Matteo.ilparentado di Gio 
fef perla linea di Salomone, & S. Luca, 
quello della Vergine;per quella di Nath4, 
figlivoli tutti due di Dauid, &di Berhfabe, 
come:fi dice nelParalipomenon. Etè ben 
uerifimile,; che quefti parentadi perrifpet- 
to delle donnetrmefcolaffero diuerfe uol- 
te; &firinowauailparentado, cometocca 
S:Agoftino,&cosìili Rè defcendéti di Da- 
vid; & Salomonenominati per S.Matteo, 
apparteneuano non. folo al parentado di 
Iofefima à quello della Vergine; onde que 
ftafignora, il fuo fpofo erano tanto ftret 
tiin parentado, che riconofciuto un linag- 
gio li, conofceua l'altro : Et per quefto gli 
Buangelifti pretendendo dichiarare, che 
Giesù Chrifto era figliuolo di Dauid., an- 
corche ciafched’unofeguì il fuo camino, & 
uerità procurarono unirfi nel medefimo 
Dauid, nominandolo ambidue coni fuoi 
progenitori. Dice fubito S.Matteo,che da 
Abraham, fin:à Dauid paffarono quattor, 
deci generationi. Etda Dauidalla tranfmi 
gratione, altre quattordici, & dalla tranf 
migrauoneà Chritp,pariméte altre quat. 
i tordici, 






















































1.Paral. ca. 3. 


D.Aug cétra 
Faufto li. 23. 
prope finem, 
tom.6. 


TOR TINTA 












Vergine Maria. II 


tordeci.Ci auuertifce il dottifimoFederico haueralcun figliuolo,.&che poi fubito po- 

Naufea Vefcouo di Vienna,inun fermone teua comparire in prefenza di Dio conla 
delnafcimento della Vergine, che nelluo oblatione fua,& offerta: Retò S.Gioachin 

parétado furono quattordeciPatriarchi da cofi confufo, & pieno diuergogna per que 
Abrahamà Dauid,&da Dauid allatrafmi fto fcorno,che andò a uivercin una Capan 

gratione di Babilonia quattordeci Rè,& na traifuoi paftori.fenza uoler più compa 
quattordici facerdoti,ò Duchi dalla trifmi riretràle genti, & popolo, uergognandofi 

gratione à Chrito, Genebrardo nella fua efferuifto dai fuoi cittadini, i quali haueui 
Chronografia nota la natiuità diS. Gioa- fentitele ragioni,che le difeIfachar. Stido 

chin fefantauno anno, auanti la venuta iui apparfegli un Angelo conun fplédore 

del figliuolo di Dio nel mondo in carne grandifimo effendo folo,& dopò hanerlo 
perder mortale.Il B.S.Gieronimo tradofle di He- afficurato, gli diffe come ueniua da parte 
4. prope finé. Dico in Latino un trattato che fe intitola di Dio,(le cui orationi haucua intefo, &le 
il nafcimento della Vergine:& ancor che cui elemofinehaucua accettate) à notificar 

ponga in elfo alcuni fcropoli, & difficoltà, gli come Anna fua moglie partorirebbe 
nondimeno digià è tato riccuuto,& la fua dilui,una figliuola,allaquale porrebbe no- 


tradottionetanto approuata, che potémo 


me Maria, & che da fanciulla fi confecra- 


fidarfi dilui,& dire quà ciò che in quello fi rebbeà Dio & farebbe piena di Spiritofan 
troverà, che tocchi à S. Gioachin,& àS. to,&checofi, comeilfuo nafcimento era 
Anna,padre&madre dellafacraVergine. marauigliofo per efere d'una Nerile, che 
Dice dunquein quefto trattato, chela bea cofi fendo di età,con un'altro modo mara_ 
tiffima, &glotiofafempre Vergine Maria uigliofo permanendo uergine faria ma- 
di parentela Reale,& della famiglia di Da dre del figliuol di Dio. Etche per fegno, 
uid, nacquein-Nazareth,&che fuo padre che quefto foffe.uero lafciandoi fuoipa- 
fi chiamò Gioachin,&lamadre Anna, Il fori, andaffe fubito in Gierufalem è ren- 
padre haueuacafa;& parentiin Nazareth dergratieà Dio nel fuo tem pio perla gra- 


popolo di Galilea; &lamadre.inBethleé, 


tia,che gli faceua. Doue arrivando nella 


uiucano tutti due:in Nazareth femplice, & porta;(chiamata Aurea)sincontraria con 
rettamente appreflo Dio,&fenzaripréfio fuamoglie Anna, che per l’ifefa occalio- 
ne appreffo glihuominiscon i qualierano ne andarebbe allacittà, & tempio; & che 
pictofi,.perchel'acquifto , &lomegliodei ambidue riceueriano contento grandifii- 


loro beniin ciafched'uno anno faceuano moinuederfiinfieme,&fidiriano la caufa 


intrepartuna neofferivano al Tempio di della andata loro. Etl'Angelo difparue,& 


Gierufalem perfuo feruitio,& di fuoi mini hauendofatto l’altra fimile uifitaà SavAn 
ftri; l'altra ditribuivano ài poueri, & ài na,&ella andata in Gierufalem nelluogo 
pellegrini; &l'altrafpendeuano nella fua fegnalato perl’Angelonella porta Aurea, 
cafa,& famiglia. Paflarono di queftama- tuttidue fi rifcontrò, & conle lorouiftefi 


niera quafiventi anni, fenz'hauer figliuoli. rallegraronoin Dio. Furono nel Tempio, 
Fecerouoto fe Dio gliene deffealcuno, di &fatta oratione, & dato gratie al Signore 
offerirgliclo per feruitio del fuo tempio :il ritornarono in Nazareth nella loro pro- 
quale tutti gli anni uifitauano nelle fete pria cafa, doue Anna fantiffima Matrona 
priricipali,& renouando la promella,dimà cécepì diS.Gioachin. Tutto quefto feriue 
dauanoà Dio humilmente che liconfolaf! S.Gieronimo, &raltre cclè, che feguirono 
fe nella loro folitudine, Accadè,che uilità- nelnafcimento della Vergine, &iltimore, 





O do il tempio S, Gioachim nella fefta chia- & fcropolo,ch'egli mette circa della fua ue 
mata Encenia,fendo fommo facerdoteIfa . rificatione uiene leuato intieramente 
char,&uedédo, che giungeva S.Gioachin (affermando efferetutto quefto la ue 
à farla fua offerta congli altri della fua cit- rità ) da S, Gio. Damafceno, Gre- 
tà; la difprezzò , riprendendolo perche fi gorio Niffeno,Simeon Metafra 
accoftaua ad offerirgliela,effendo infec6- fte,S.Epifanio, Germano Pa- 

| do,con quelli ch’'erano fecondi, & haueua triarca Conftantinopoli- 
no figliuoli;foggiongendo,che i fuoi doni tano, Andrea Creten- 
erano indegni preffo Dio, poiche egli n6 fe,Aimone,Nicefo 
lo faceua degno di generatione, & che la ro,& Georgio 
ferittura chiama maledetto quello chenon Cedre- 
haueua figlivoloin Ifrael; che prima gli cò no, 
veniua liberarfi da quefta maleditione, co i 


CAPI. 





Damaf. lib.4. 
cap. 6. 
Nyffenus ho. 
mil. de huma 
na Chritti ge- 
neratione. 
Metaphraftes 
de B.Virgine. 
Epiphanius 
in fer. de M2- 
rie laudibus 
& contra ly 
riadanos ha- 
refi 70. 
Germanusin 
fermone de 
oblatione Ma 
ri® in téplo. 
Andreas Cre 
tenf.in ferme 
de dormitio- 
ne Deipare, 
Niceforus li, 
1.C.7. 
Cedrenus in 
compédio hi- 
ftoria. A 

















































g. Decemb. 
3.Reg,2. 


Toan.s. 


CAPITOLO TERZO: 
Della Concettwone della Madonna . 














A =“ 
A rrRasri nelte ibro de Rò, 
che effendo un giorno il fapien 
tifimo Rè Salomone a federe 
inun Trono,& feggioreale giu 


-dicando, & decidendo leliti del fuo popo- 


loIfraelitico, uidde uenite Berfabe fua mal 
dre, & fubito fcefe dal fuo Trono con le 
braccia aperte per riceuerla,honorandola 
con molta riueréza.Comadò che gli ponef 
fero appreffo di lui un'altro Trono; & feg- 
gio dalla man deftra,dotie uolfe, che lei fe 
deffe. Come fù affifa dimandò è Salomo- 
neuna bella dozellachiamara Abifag, uo- 
lendo darla permogliead Adonia fuo fra 
tello. Salomone è figura delfigliuolo di 
Dio, ilquale affifo nel Trono della fua pu 
rità,&innocenza;giudica le liti demortali 
comeafferma S-Giouanni,dicendo: Die- 
deil padre al fuounigenito figliuolo il ca- 
rico di giudicare i mortali.Da quefto Tro- 
no uidde uenirela fua facrata madre, la- 
quale nel tempo, che fù concetta,&hebbe 
Feffere nel Mondo, ufîil figlivo] di Dio à 
braccie aperte per riceuerla, & fù co’ prei 
uenirla altempo chela fua facratiffima ani 
ma sinfondeua nel corpo organizato, è 
difpofto nelle uiftere della fua madre An- 
na, acciò non foffemacchiata della colpa 
originale, & però gli fece un Trono dalla 
fua man deftra,ben fimile al fuo,eleuato fo 
pra tutti i mortali;poiche tutti cafcorno nel 
peccato originale,eccetto il figliuol di Dio 
Giesù Chrifto noftro Signore,& la Vergi- 
ne facratiffima fua Madre, Et deuefi auuer- 
tire, cheil Trono, & feggio l'hebbe Salo- 
mone per il parentado, effendo il Rè Da- 
uid fuo padre,ina quello diBerfabe fua ma 
dre pereffer donna particolare, fù gratia, 
Spriuilegio,che gli conceffe.Cofi anco lo 
effere Chrifto innocentiffimo,& fenza pec 
cato per il fuo parentado,& per natura. Ef 


Vita della Sactatiffima, 


fendo Diò, comeè; Ma l’efferconcettata 
Vergine fenza peccato, fù per gratia, & pri 
uilegio;chell fuo benedetto figlivolo gli cé 
ceffe. ln quefto Trono dimandalaVergi: 
ne,come altra Betfabe,a Salomone peril 
foofratello Adonia,la bella Abifag:Ciò è, 
che dimandala Vergine perlifedeli, che 
a lei fi raccommandano ( potendo chia 
marfì fratelli di Giesù Chrifto,effendoco- 
me effi buomo)il dono della gratia . Peril 
cheera molto conueniente, che quefta Si- 


onora foffe concetta fenza peccato, & che 


fempre foffe ftata grata è Dio, per meglio 
potere, & con maggior fiducia dimandar: 
gli fimil dono,&mifericordia.Et cofi confi 
dando;che perilmezofuo,ce lo communi 
cherà fua Macftà, poffiamo entrare a trat: 
tare della fua concettione immaculata, & 
pura.Et perciò dico, ch'è conclufionedi fe 
de,fcritta per S.Paolo,uentilata,& diffinita 
in molti Concilij;& particolarmente in 
quello ili Trento ( laquale conobbero 
molti fantiPatriarchi, & Profeti della lega 
ge di natura,& fcritta come Job, Dauid; & 
laconfefano tuttii facri Dottori, come S. 
Agoftino, che particolarmetite trattò di 
quefta materia diuerfe uolte) che tuttii di. 
fcendenti di Adam, per natural propaga 
tione fono concetti in peccato, dimodo; 
che nel'medefimoinftanteche l'animadi 
ciafcuno sinfonde nel corpo organiza: 
to dentro le uifcere della fua madre, dicen 
dofi con uerità che quefto fia difcédente di 
Adamo,anco fi diceconuerità di lui;jche è 
figliuolo dell’Ira,&chefiain difgratia, & 
inimicitia di Dio. Etfù quefto un danno; 
cherefultò da Adamo per ilfuo peccato in 
tuttiglihuomini. Nè perche i padri quan- 
do generano,fianoin gratia di Dio,ònel 
la fua amicitia, refterà però il figliuolo da 
effi generato , di contrahere quefta mac- 
chia; percioche lamaffa, & compofitione 
noftra è guafta,acetofa,& garba;Come ap 
punto fiuede d'un caftagno, che nafce di 
una caftagna feminata fenza riccio,con tut 
to ciò lecaftagne, che di quello nafcerino 
faranno conli ricci.Si conferma quefta ue 
rità cattolica con quello, che fi dice per E- 
zechiel;l’anima che peccarà, morrà,& fubi 
to foggionge.Il figliuolo non pagherà per 
quello che peccò fuo padre. Eflendo que- 
fto cofi, ueggiamo molti fanciulli fenza 
l'vfo di ragione, dalche fi comprende, che 
nonbianno peccati attuali, & contutto ciò 
patifcono infirmità penofe , fopportano 
dolori terribili; fono ftroppiati,& mutilati 


de'loro membri. Senza quefto, nelli cafti- 


ghi 


Ad Roma. s. 
vés peccaue- 
runt, & egent 
gratiam Dei. 
Conail.Mile- 
nitanum , ubi 
Pelagius dam 
natus eft. 
Concil.Trid. 
fell.s. 

Pfal. so. Ec- 
cein iniquità 
tibus cOcepit 
me mater 
mea. 


Tob. 3. 


Pereat dies in) | 


qua natus si. 
D. Auguft de 
Bapt. paruu= 
lorum, & in 
Hypog noth - 
conlib. s. 


Ezechiel 18. 























































In Extrauag. 
Sixti iii, Gra 
ue nim.s de 
teliquijs, & 
ueneratione 
fan&ori,& re 
peritur in Sfi- 
ma Caiet.uer 
bo excommu 
Nicatic. c. 78. 
Concil Trid, 
fells. 


ghi generali,che Dio ha dato almondo co 
menel Diluuio uniuerfale, & nella diftrut 
rione di Sodoma, hauendo gli padri loro 
concitato con Ira, & meritato quel cafti- 
g0, i figliuoli piccioli morfero con effi, da 
che s'inferifce ancora, che loro haueffero 
peccati proprij, per liquali meritaffero tal 
caftigo,& elfendo certo,che non erano at- 
tuali per mancargli l’ufo della ragione, ne 
fegue,che haueffero peccato originale per 
il quale giutamente quetti, & quelli hano 
patito,& patiftono fimilitrauagli,A’quali 
fen’aggiligeun’altro gradiffimo ancorche 
n6 conofciuto nè fentito da effi,& è,che fe 
muoiono auanti che fiano m6dati da quel 
peccato , fono per sépre priuati della uilta 
di Dio;febene né patifcono itormenti,co' 
quali fono i dannati tormentati nell’Infer 
no. Percioche fono douuti quefti,à chi cé- 
medie li peccati attualigraui, comeli De- 
monij che in quelli finirono il lortermi- 
ne,& anco gli huomini,che non pentendo 
fi,finifcono la uita. Si che è cattolica uerità 
che tutti gli huomini fono concetti, & naf: 
cono in peccato'originale. Et ancorche 
quefta legge fia commune & generale, ha 
però hauuto qualche eccettione in quanto 
al nafcere con peccato originale,in Giere 
mia,gin S. Gio.Battifta,i quali furono fan 
tificati nelle uifcere delle madri loro; & pe 
rò (ancorche concetti in peccato)nacque- 
ro pur fenza effo.Non fù fottopofto a que- 
fta legge l’unigenito figliuolo di Dio Gie- 
sù Chrifto noftro Signore,ancorche fia ue 
ro huomo,& difcendente da Adamo, fecé- 
do la corporea fuftanza, come dicono i 
Theologi; perche non fùla fua concettio- 
ne, & nafcimento pernaturale propagatiò 
ne;cioè, che fù concetto,non per opera di 
huomo;ma dello Spiritofanto; & perche è 
uero Dio, non hebbe peccato, ne puote 
hauerlo. Della Vergine fua madre,s'è ha- 
uuto qualche difficoltà circa di quefto par 
ticolare, & nondimeno refta tuttauia il ne- 
gotio in opinione, Ondela Chiefa cattoli- 
ca,non uolendo determinare, fe foffe,onò 
concetta in peccato, lafcia il luogo àciaf- 
ched'uno di credere quello che più in que- 
fto cafo gli piacerà,e cofi fù approuato nel 
concilio di Trento. Et perche io m'inclino 
alcredere, che quefta fantifima Vergine 
fofle concetta fenza peccato, ho penfato di 
fcriuere quiui alcune probabili ragioni fo- 
pra quali fondo quefto mio credere. Vna 
è, perche pare, che il direche la madre di 
Dio sij concetta fenza. peccato rifulti a 
grade honor fito,& del fuo fupremo figli- 















































Vergine Maria.. 13 


uolo,& uedafi fe ciò è honore, perché quel 
lo,ch'è proprio di Dio, & è Dio folo con- 
uiene, che è l’elferefenza peccato fi dice 
della Vergine, benche differentemente; 
perche Dio è fenza peccato per natura, & 
la Vergine per gratia,& priuilegio partico 
lare.Vi saggiunge,che quado Dio elegge 
una perfona à qualche otticio gli dà tutte 
le cofe neceffarie,acciò degnaméte lo efter 
citi. Elegédo dunque ab eterno Paltifimo 
Dio la Vergine facratiffima per madre del 
fuo figliuolo Giesù Chrifto, Dio,& huomo 
uero,certa cofa è,che l'hauea da prevenire 
& che in effa fecero raccolta, & moftra tut- 
tele gratie,& eccellenze, tuete l'immunità, 
& priuilegij,.che per una madre di tal figli- 
uolo fi richiedono, & però avanzò in fede 
i Patriarchi , nella fcienza i Profeti, in zelo 
gli Apoftoli, in patienzaiMartirî, in tem- 
peranzai Confeffori,in humiltà,& innocé 
zale Vergini. Et particolarmente fi trouò 
in quefta Signora la Innocenza d’Abel, la 
giuftitia di Noè, la fede di Abraam,il'timo- 
re di Ifaac, la perfeueranza di Giacob, la 
honeftà di Giofeffo , la manfùetudine di 
Moisè, l’obedienza di Giofùè, la piaceuo- 
lJezza di Samuele, l’humiltà di Dauid, la fa- 
pienza di Salomone,il zelo d'Elia, la tene- 
rezza,& lagrime di Ezechia,la bontà di Io- 
fia, la patienza di Giob, la mifericordia di 
‘Tobia, la fofferenza di Ifaia, & la fantità 
di Gieremia,& del gra Battifta.Lo fpofo di 
ce alla fpofa.Il tuo collo ( {pofa mia) è co- 
me la Torre di Dauid, nella quale ftanno 
l’arme de’ foldati. Il capo della Chiefa è 
Chrifto,il collo la Vergine,& gli conuiene 
bene il chiamarfi collo poiche è la parte 


più congionta al capo; Siano publicatetut 


te quantele lodi della facrata Vergine, pur 
che nonfi dica di lei, che fia Dio, tutte fe le 
confanno,& ftanno bene. Ancora è collo, 
Rercoe pereffa derivano le gratie a’ fede- 

1, come per il collo cala lo alimentoalli 
membri, & la uirtù della teta, & è collo pa 
rimente perche le più ricche gioie, & di 
maggior prezzo fi mette una fignora nel 
fuo collo. Cofile maggiorrichezze delle 
gratie,&uirtù, che fi communicano è pura 
creatura, nella Vergine fi ritrovano. Poi- 
che quefto collo(ch'è la Vergine) è la fala 
dell’armi de ifoldati, perche tutteleuirtà, 
& eccelléze, che hebberoi Santi,fono nel 


quefta Signora, con fimili armi, perche ha 
ueua dauederfi in campo co'l Demonio, 
alqualehaucua da fpezzare la tefta,poîche 
non era conueniente, che comparendo à 


quefta 


la Vergine, &Madredi Dio. Armò Dio Genefs. i 


to) 


DÈ! 


» 






















































14 | Vita della Sacratiffima, 


quefta battaglia neltempo che hebbel'ef. 
fererationalenel Mondo al primo incon- 

tro deffe diocchio, & s'arrendeffe al {uo i- 
nimico,effendo concettain peccato,Puotè 

il fuo benedetto figlinolo liberarla da fi- 
mil danno,& gliene fù obedientiflimo . Et 

aggiontoui l’effer molto gelofo del fuo ho- 

nore;è da credere, che gli concedefTe que- 

fto fauore, & quelta gratia. Viene ancora 

in propofito di quefto,fecondo che dice S, 

1 Anfel de Anfelmo,è commune parere de Santi, che 
sima > Ja purità della Vergine auazò tutre.l’altre, 
gr che in pura creatura fi ritrouaffero, & il 
chiamarlal’Angelo S. Gabriele : Piena di 
gratia, dinota, che aniffuno fù mai concef 

fo gratia, ò priuilegio che fofle negato al- 

la Vergine, anzi à lei con più plenitudine, 

& in più fublime grado, effendo adunque 

uerità di fede (ritrouandofi nelle diuine 

fcritture) che à S.Gio.Battifta,&a S.Giere 

mia gli conceffe Dio priuilegio, & fpetial 

gratia che foflero siuficati, & netti dal pec 

cato originale, auanti che nafceffero effen 

do ancora nelle uifcere delle loro madri; 

ancora fimile gratia, & privilegio fi doue- 

ua,& con auantaggio,concedere alla Ver- 
gine.L'Angelico S. Tomafo proua cò que- 

fta ragione che per non trouarfi nella fa- 

cra Scrittura teftimonio chiaro, &manife 

fto,che dica che la Madre di Dio foffe faft- 

titicata nel corpo di fua madre, fi dené in 

ogni modo dire, che così foffe, per dirfi 

quefto di Gieremia, & del Battifta. Perche 

Tere. 1. & de NOnÈ da credere (foggionge) che quello 
Toan. itahér. che è coftoro fù conceflo, alla Vergine fi 
D.Amb.libr. negaffe.Et cofi è,che con maggior pienez- 
D. Tho. 3.p. 24 ftconceffe fempre alla Vergine qual fi 
q.17.at.2ad UOglia gratia, che à' Santi: hauemo da cre: 
I. dere, che più fofle conceffo alla Vergine; 
che à due fopranominati Santi non.fi con 
celle,& fe efli furono liberati nel corpo del 
le loro madri dal peccato , nel quale furo- 
no concetti,la Vergine reftò libera al pun- 
to della fua Concettione; Si che, fe nacque 

ro fanti quelli,la Vergine fù Santa , quan- 

do fù concetta. Etfortificando quefta ra- 

Ecelefiat.. gione fecondo il detto dell'Eccleliaftico, 
Dio fece lhuomo retto, & fecondo che di- 

chiarano i Santi, fù, come dire che lo creò 

in gratia, poiche la uera rettitudine nell’a- 

nima confifte;& effendo così,che Eua,nel 

primo iftante che hebbe l’effere; tettein 

gratia di Dio, quefta gratia è ragioneuole 
cheficonceda alla Vergine. Fu concello 

ad Eua,.che non fideffe ifante nella fua 

creatione chefi potefle dire, che era Enio- 

ma di Dio hauendo da effere cagione di 





tutti i danni,che il Mondoha patito,& del- 
la morte di Giesù Chrifto,uero Dio, & 
huomo. Dunque conuenientiffimo fù, che 
alla Vergine, che è ftata cagione di tutto il 
bene, & della Redentione del Mondo, fe 
gli concedefTe che ne anco nel punto del- 
la fua Concettione fteffe in difgratia di 
Dio. Gli Angelifurono tutti creati in gra- 
tia.la Vergine che doueua effere collocata 
fopra di loro tutti conueniua che foffe con 
cetta fenza peccato, Ancora fà in quefto 
propofito,che nella Vergine non fi trouor 
noidanni, che rifultano nell'anima peril 
peccato originale,che fono due;l'unala ri- 
bellione,che ciafcheduno fente détro di fe 
ftelfo » la quale S.Paolo chiama legge,che A4Îemn 
contradice alla ragione; onde ne deriua 
l'eflere tardo albene,& proto al male;per- 
che à quello, che è dilettatione delcorpo 
(ancorche dannofo all'anima ) ci trouia- 
mo diligenti,& a quello ch'è utile,& di gu- 
fto al corpo nonfi refifte. L'altro danno è, 
l'etere foggetto alla corruttione,& l’elete 
conuettito in poluere doppo morte, come 
diffe Dio ad Adamo doppo che hebbe Gene” 
peccato : Tu fei di poluere,&in poluereti 
hai dacGuertire, Dunque fe cofi è,che fimi- 
li effetti del peccato originale non fitroua 
no nella Vergine, ne fegue ancora, che ne 
ango il peecatofiritroudin ella. Et che il 
primo LI inleino fi trouaffe è cofa cer 
ta,poichè dice S.Tomafo,che hebbe come Did 
addormentato, & legato il canelatratore Mpa 
(chiamato da Theologi fomes peccati)per corpo. 
l'abondanza della gratia che gli communi 
cò Dio. In modo, che ne l'appetito, né ‘ 
la fenfualità, mai gli diedero grauezza;ina 
fempre ftettero fogetti alla portione fupe- 
riore,& alla ragione.Et da quì refultò, che 
mai commife peccato mortale, nè uenia- 
lezin tutta la fua uita(come atferma.il facro 
Concilio di Trento)ne mai diffe parola 0- Concii 
tiofa, nèhebbeira colpabile. Vidde il fuo fel. 
figliuolo in una Croce, & quei che l'hauea- 
noin efla pofto,che fi faceuano beffe di lui, 
& gli dicevano uillania, &mai defiderò lo 
ro male, ne dimoftrò colera con efli,& co- 
fimancò quefto primo effetto del peccato 
originale. Il fecondo di effere il fuo corpo - 
nella morte cGuertito in poluere pertradi 
tione tiene la Chiefa, che gli mancò poi- 
che lei confeffa dieffa, che fù affonta in 
corpo,& anima nel Cielo.Dunque poiche 
gli effettidel peccato,chefitrouano in tut. | 
ti quelli che fono ineffo concetti, manco- 
rono nella Vergine,ne fegue,che anco mà 
cò il peccato, & che fenza eflo fu concetta. | 
Ancora 
































. Resumn. 
euter.t o» 


 adHebr, 9. 


Exod.19, 


| 
li ì 
: GencS4r, 


D.Tho. 3.p. 
qQ27.art.1, IN 
contrarium. 








Vergine Maria. 

- Ancora diciamo, chelama 
chefi poffa communicare à pura creatura, mo direchefilcon 
è farla Madredi Dio; Donde uiene,che o- brandola Chiefa, 
gni uolta , che gli Enangelifti nominano la Concettione 
quefta Signora per l’ordinàrio gli danno che corrifponde 
quefto honoratiffimo titolo.Etfe fimile di Settembre, 
gnità li diede allaVergine, perche fe gliha tà.Etcofi apparifce, 
ucua da negarela gratia della preferuatio- d’ognimacula.Iich 
ne,tanto propria è leièLa ingrandì Dio, 
la liberò da i dolori del parto, & di ridurfî tano;Che la Madre di Dio, 
in poluereseffendo leggi generali, ragione forza, o ualore della fina C 
era ancora, che la preferyaffe & libéraffe per particolare 

dal peccatooriginale, Etbenche quefta Si fo da Dio, 

gnora folle libera della macchia origina- infufe nel 

Je , Chrifto però fù ilfuo Redentore;anzi nal peccat 


pereltere preferuata fù più altamente re- nonfoffe ftata preuenuta, & fauorita dalla 
denta. Perche ui fono due maniere diRe- gratia; Et fiù(dice quefto gran Dottore)un 
dentione,l'una preferuatiua, l'altra fubie- Modo particolare di effere libera dell’ori- 
vativa,& la prima è più eccelléte,che la fe- ginal peccato, aferiuendofi al figliuolo di 
conda. Etècofachiara,che maggiorobli. Dio,che così uolfe in quella c'haueua è ef 
go hauno àchilo tiene, che non cafchi nel fere la fua Madre.Séza quefte allegate, per 
fango,che non à quelloche lo lieua, dopò proua di quefta parere,& fentenza,ui fono 
efferui caduto,& lo netta. Ancora fe perri- dueteftimonij nella Scrittura sche pare la 
porl'Arca delTeftamento, comadò Dio, fauorifchino.L'uno è 

che fi fabricaffe un Tempio ilpiùfamofo, ‘Tutta ei bella Spofa mia, &intenéè mac 
& ricco,che fuffe nel Mondo, & percòfer- chia;che pofto cafo,fi dica,come dicela let 
uare la Manna, &le Tauole della legge,& teradella Chiefa, per efferela Vergine mé 
la Verga di Aaron, che fiorì,comedice S. bro principaliffimo d’effa sin certo modo 
Paolo, cammandò fabricarfiun'Arca, la- gli quadra,& dice affai bene con effa.L'al. 
quale effendo di Tauole incortuttibili,uo!. traè di Giesù Chrifto che parlado del Bat 
fe che fi foderaffe,& fi fregiafe d’oro fini(. tifta,comeriferifce S. 
fimo,le uifcere;dovehauevada ftareil fuo tidi donna, niuno fi leuò maggior di lui; 
unigeniro figliuolo, & doue la fua ditina doue etendola Vergine maggiore; & più 
boncà doueua habitarepermodo ineffabi- fantache il Batti 


i ;attifta , fe quefto teltimonio 
le; giufto era,che Dio le prouedeffe,in far- ‘seftendead altri,cheà Profeti(perche d’ef 
Te perfette.Se commandò Dioalli figlio- fifolo pare, che intenda S.Luca 


li d'Ilrael.che perandarglià parlare,fi fan nifimofilenò »refta efclufa la Vergine; la 
tificaffero , quella ch'haueua adeffere Ma- quale non deedirfi,chefi leuò,poiche non 
dre di Dio,8lohaueua è ueftire dell'huma cafcò maii L'altro tefimonio è di Giob 
nità,fingolar nettezza doueua hauere.Con chedice: Afi pertai la luce,& non] 
feruò Dio per quarata annile uefti,&fcar nemancoilnafcimento della matutinà Au 
pe degli hebrei, nel diferto fenzaromper rora,done parla della notte del peccato os 
fe,.per honor fio, più ragion haueua dicon riginale, 8 dice,che no uidde Chrifto, che 
fervare l’anima di fua Madre, fenza brutez chiama Luce, nè fa Vergine, chechiàma 
zadicolpa. Giofeppefecetributario è Fa-* Aurora matutina.Mà così quefto luogo,in 
raone tutto il paefe dell'Egitto, eccetto il ‘tefodella Vergine, avàti alcuni teftimonif 
Sacerdotale fignificando cheil Saluatore di Dottori facri, che paiono fentiréè; chela 
haueva daliberare dall'obligo della colpa Verginenonhebbe peccato , fi poffono i- 
originale la Vergine delle cui carni iluero fponere del fuo nafcimento,& utta;& però 
Sacerdote fecondo l'ordine di Melchile- non faccio forzain effi.Facciobene fonda 
dech,s'haueua daueftite. Diciamo ancora mento in quello che la Chiefa permette; 
conl'AngelicoS:Tomafo,che percelebra che fitenga,&creda effere tata la Concet 
rela Chiefa la fefta della Natività della tionedella Verginefenza macchia, & che 
Vergine,ancorche nonfia chiaro nella fa- ‘celebra la fira fefta,con titolo, & nome del 
cra Scrittura,chenacque fanta,come il Bat ‘la Concettionealli otto di Decembre.Pe- 
tifta il cui nafcimento ancoracelebra, sha rilchenoi,checi veggiamo òbligati perli 
da intendere; & credere che fij ftata così » beneficij riceunti da quefta Signora, è ra= 


2 gione 


aueggo, 


È 15 
ggiordignità, - che nacque fanta, perl’iftefdanto poffta- 

cetta fenza peccato,cele 

come celebra la fefta del 

à gli otto di Decembre, 

per nouc mefîa gli otto.di 

quando fi celebra la fua nativi 

chela Vergine fù netta 
enondimenos'ha dain 

& tendere comel’intende il Cardinale Gaie 

(cioè) non per Caiet in3.p. 
oncettione,ma {7 aan 
gratia,& privilegio, concef 
nell’iltante, chela fua anima fe 

corpo fù preferuata dall’origi- 

o,nel quale farebbe incorfa, fè 


quello dellaCantica, Cantic.4. 


Matteodifle:Tralina Mak.r: 


) dicendo, Luca x, 


? Iob3. 







































































16 


gione;che cofi crediamo,& che in tal gior- 
nolenoftre anime faccino fefta à.Dio per 
che ui èoccafione baftante perilbene, che 
in quello à tutti nè rifultò.Et conlideriamo 
quanto grande faria il danno;che ne fareb 
berifultato, cosiin Cielo come interta, fe 
non folle tata la Madre di Dio.Percioche 
febeneè così, chela effential gloria de Sa 
tiuenga da Dio,non però lafciano di rice- 
uerla accidentale, & gridiflima conla Ma 
dre di Dio. Perche fe l’effere del Regno 
prouiene dal Rèun particolar applaufo,& 
feta come gioftra,tornei,& inuentioni dal 
la parte della Regina, & delle fue dame, & 
donzelle prouiene. Così anco.in quefto 
modo,nel Cielo è cofa certa, chefia gloria 
accidentale ne'fanti, & fefta, & giubilo per 
la parte della Madre dî Dio.Dîque.in ter- 
ra ancoracihauerebbe fattolaVergine no 
tabile mancamento perchea chi,come è 
lei haueriamo potuto ricorrere nelli no- 
ftri trauagli,& neceffità? Chi nè aiuteria,èc 
confoleria? Chi,come quefta Signora, ue- 
. dendole noftrelagrime, fofpiri,&gemiti, 
ci fi moftreria tanto pietofa, tito amorofa, 
&tanto mifericordiofa ? Dunque dalma- 
camento, che ci hauerebbe fatto la facrata 
Vergine, non effendo nel mondo, poflia- 
mo raccogliere quato giubilo dobbiamo 
prendere dalla fua Concertione,nella qua 
le cominciò ad hauere l’effere nelmondo. 
Etaccioche fimil fefta ne fia utile, è bene, 
che confideriamo (intorno al peccato ori- 
ginale; delquale quefta Signora fulibera) 
il rigore con che fù peril peccato commef 
fo caftigato Adamo.Lafciido adunque da 
partei danni,ne i quali egli incorfe,& quel 
liin chefiamo incorfi noi, fono tali,&tan- 
tiche ci doucuano ridurre in gran miferia, 
&fpauento, per n6 offendere un Dio, che 
caftiga l’offefeche gliuengono fatte così ri 
gorofamente. Perche fe nel Mondo fono 
euerre,morte d'huomini, fame, & pefte,fe 
aduno gli duoleil fianco , all’altro il cofta- 
to,fe quefto patifce maninconia dell’Infer 
no,fe quello muorearrabbiando, fenafce 
un cieco,& ftroppiato; feun’altro difgratia 
tamente è sbranato, ò fatto in. pezzi, ò per- 
chelo diuoraffero gli animali, ò figittaffe 
da qualche precipitio, ò gli cadefeadoffo 
la fua propria cafa;fe ad upo gli manca 
l'honore;all’altrola fanità, &moltinonhi 
no danari,uiuédo in eltrema pouertà,fevi 
fono carcere,& pregionie,fe renebrofi:fon 
di di torri, fe catene,ferri,& manette di fer 
ro, feflagelli, &tanaglie ; {e ui fono altre 
faette,& fuoco,tutto quefto hebbe origine, 


Pre or ET 
n x L ITS, TCA VERA 



























































Vita della Sacratiffima | 


& caufà dal peccato d'Adamo, &in patti- 
colareè debito douuto peril peccato origi 
nale, nel quale ciafcheduno è concetto , & 
nafce, Dunque feuna difobediéza di Ada- 
moficaftiga con tanto rigore;i peccati,.che 
ciafched'uno commette,con qual rigorefi 

caftigaranno ? Cofideratione propria per 
ilgiorno della Concettione della Vergine 
è quefta; & chi qualche tempoin effa fi ef- 
ferciterà non farà poffibile,che non confe- 
gua frutto grande per l'anima fua, temen- 
do di non offendere un Dio, che sà tanto 
bene caftigarele fucoffefe; & farne la pe- 
nitenza di quello chauerà commeffo ; im- 
plorando il fauore della facraVergine,che 
però conuenne hauefTel’officio d'intercef 
fora di peccatori, ottenédoci à tutti dal fuo 
fourano figliuolo perdono; & nuoua gra- 
tia. Ilrempo,chefi cominciò a celebrare 
la feta della Concettione della Vergine, 
propriamente nonfi può fegnalare, per- 
che fucceffe in diuerfi luoghi; Ma doppoil 


irera 
Ù 


AL Ai. 


Concilio di Bafilea, celebrato alli dicifette Concil. Bafl. 
anno domini 


143 9-fefl. 36. 


di Settembre del millequattrocento tren- 
ta noue. E tata maggiore la deuotione de 
fedeli a quefta folennità,& fefta, celebran- 
dofi generalmente in ogni luogo. 


In quefto Capitolo fopradettomancalamasgior 
parté dellacompofittone dell Auttore. 





CAPITOLO QVARTO. 


Della Natiuità della Madredi Dio. 











sAromone dicenciProuetbi, 
chela Sapienza edificò la cafa 
peril fuo albergo, &che alzò 
<a ineffa fette colonne. S'intende 
efto luogo perla fapienza;iluerbo €. 





in qu 
terno; feconda perfona nella Santiffima 


I cui attributo particolare è la fa- 
idel- 
la 


‘Trinità,i 
| pientia.E' coftume deiRè & Prencip 


TR. UNICA 


alli 8.di St 


bre. 


Prouer.9./ 1 


PICENI IT LI TT 





È 
«.J 





Sapientie 8, 


la terra, nonfolohatieruna cafa Reale, un 
palaggio nella città, douce tengonola fua 
corte,&doue habitano; ma anco fareuna 
cafa dipiaceriin campagnainalcun mon 
te, ò bofco, douefolo habitano fiere felua 
tiche, & effi vanno diuerfe uolte.iui à pi- 
gliar diporto ).caccciando, & amazzando 
horl’una,hot l’altra;quello iteffo fece il fi. 
gliuol di Dio; hauena nel Cielo Empireo, 

(doue ftàla fua Corte, )una.cafa Reale, & 

Palaggio,ch'è il feno del padre doue dimo 

ra,&habita abeterno :uolfe farl’altra nel 

bofco di quefto mondoinferiore, doue ha 
bitanofiere feluaggie;che fono molti huo- 

mini nella cui compagnia dicel’iteffo,ché 
riceue piacere & diporto  Le‘dilettationi 
mie(dice,nella Sapiéza) fono tràli figliuo 
lide glihuomini, é lo ftarcacciando fiere: 
Et così un: giorno fù preda di un Leone, 


: ch'è un huomoferoce, &crudeleamico di 


g.Regum.I de 


x.Corint.10. 


2.ad Thimo.z 


fpargere il fangue., conuettendolo è fe. 
L'altro di un’orfo,ch'è un'huomo auaro, & 
infatiabile, & cheprocurail fuo interefle, 
ancorche fia con danno della fua confcien 
tia .L'altro dìun Lupo affamato,ch'èl'huo 
mo golofo; & dato aluitio della crapula. 
L'altro diun cinghiale cheè un'huomo dif 
honefto,&carnale;Etl’altro giorno piglia 
unaferpeuelenofa cioè unadona;che con 
lafua uifta con le fue parole ; &conifuoi 
commertijmandainrouina migliara d’ani 
me,conuertendole à fe. Perilche in tali ca- 
fericeue fua Maeftà gran c6tento & dipor- 
to. Peraffiftereadunque in quefto efferci- 
tio, edificò una cafain quefto mondo ;'& 
fù la Sereniffima Regina degli Angeli ma 
dre di Dio, & Signora noftra . Etfi figurò 
perla cafa,che Salomone edificò, &chia- 
mò delbofco di Libano . Non perche fuf. 
fe fondata nel monte Libano; poiche fta- 
ua in Gierufalem,ma perche nell’amenità 
& nella uifta , potena competereconilLi- 
bano,ò perlagran quantità di legno Liba 
nocheteneua. Della quale dice la Scrittu- 
ra,ch'era alta trenta cubiti, larga cinquan 
ta, &lunga cento . Haueua fettecolonne, 
&inmezzountrono, & fede, nella quale 
Salomone fedeua,& fi ripofaua. Tutto ciò 
è figura della madre di Dio.L'altezza del- 
la cafa fignificain lei la fede; &laragione 
è, perche fi comel’altezza diun edificio fi 
appoggia nel fondaméto; (il qualhà da ef. 
fer forte acciò duri) così la fede è fondata 
in quella firmiffima pietra,ch'è Chrifto,co 
me S.Paolo afferma ® Etla medefima fe- 
de fi può chiamare pietra , come anco la 
chiama S.Paolo fcriuendo al fuo difcepo- 


Vergine Mamna.. 


17 
lo Timoteo, ch'è il fondamentonell’edif. 
cio del Chriftiano: Etè comela pietra del 
diafpro la qual'efendo una; ha molti cole 
ri, & ftando nelpauimento d'una Chiefa 
lifcia, & netta; fiuedein'effa comein'uno 
fpecchio,itrauamenti,& uolte della Chie. 
fa. Cofila fedeè una medefima nel chri 
fiano, ch'èin Spagna & in quello ch'è in 
Italia,&nell'Indie. Tiene molti colori,e fo 
no quattordeci Articoli. In quefta pietra fi 
ueggonoleuolte) &trauamenti del'tettò; 
quette fono le cofedel Cielo, & ilmifterio 
della Santiffima Trinità .- Etwieneà propò 
fito di quanto dice: SanPaolo fcriuendo ai 
Corinthi,che uedemmo comeinuno fi pec 
chio, & enigmale cofedel Cielo , nella fe- 

de, Etche effendo quiui, lo uederémo dell 

lamanierach'è. Talche l'altezza della cafa 
dinota la fede. Etè ditrenta cubiti ;: per 
che il numero ditrenta, fendo uno,contié 
ne tre decine, &ciafched'uno dieci, è nu-' 
mero perfetto; perche arrivando à lui tot. 
niamo indietro, dicendo undeci, che fono 
uno,& dieci; dodeci, che fono due, & die: 
ci;& così andando auanti: La onde quelto 

numero;figura Dio,trino,& uno, poiche il 
numero ditrenta è uno, &trino contiene 

tredecine, che fono treperfone,& ciafche 
d'una perfona, è comeilnumero di dieci, 
perfetto, & arrivato adeffo,tornammoin- 
dietro:così arrinando aduna perfona diui- 
na, non bifogna far altro che tornare in- 
dietro , poiche qualfiuoglia di effe; è Dio; 
notre Dij,ma foloun Dio.Etla fedefitro 
ua nella Vergine, piùche in alcun'altro Sa. 

to, ancorchefia in quefto c6to Abraham, 
comegiàfrà detto . L'altezza, &larghezza 
della cafadi Salomone ch'era di cinquan- 
ta cubiti, figura la fperanza, fecondauirtà 

Theologale alla qualenon diamo il nume 

rodi cento,ch’è proprio della carità, per 

che non poggia tant'alto,come ella, & per 
che fe anantaggia più chela fede, fe gli dà 

il numero più auantaggiato, ch'è di cinqua 

ta, fendo quello della fede trenta. Etque- 

fto,perchela fperanza prefupponela fede 
come anco sè detto, & dichiarato . Que- 
fta uirtù della fperanza hebbe la Vergine 
trà tutti i Santi del tetamentouecchio; fa- 
cendogli notabile auantaggio in afpettare 
la venuta del figliuolo di Dio nel mondo. 

Et però erano molto continuelefùelagri 

me.i fuoi fofpiri, & prieghi, fintanto, che 

uidde conclufo il negotio,& fatto Dio huo 
monel fuo Verginal feno. La longitudine 
della cafa di Salomone era di cento cubiti, 

è figuralacarità, perche , come afferma 

3 S.Paolo, 


r.Corin.1za 


























































1.Cor.13. 
Tria bac,ma 


ior auté elt 


charitase 


D.Tho.22.q. 


42.1t1e 


Arift. in:prin 
cipio Meta 
phifica. 


t.Corint.z, 


D. Tho. ubi 
fupra. 


Eccle.1. 


D.Tho.z2.q. 
G.art.IL 


18 


S:Paolosemaggiordella fede,& della fpe- 
ranzas& è come Reginatràile nirtà; dla 
fede;&lafperanza, come donzelle fue,che 
laccompagnano fin’allacamera del Rè,& 
ellaretadentro, La caritàconduce feco in 
Cielo lafperanza; &la fede. La fede fire- 
fta alla portafenzaentrare.La fperanza dà 
unauifta,&anco eflaretafuori,poiche ciò 
che credettero , & fperarono 1 Santi nel 
mondo, iui lo ueggono,& godono. La Ca- 
rità entra in Ciclo; &in eo hàlafuafede, 
effendo.ivi perfetta, non comeintetra,che 
ftàin piedi, & caminando per molte im- 
perfettioni,& mancamenti;chein effafi tro 
uano . Queftauirtà della Carità ancora fi 
trouò nella Vergine, & dital maniera, che 
per efferinefla fuperiore à tutti gli huomi- 
ni,& Angeli, fù nel Cielo fublimatain gra- 
do maggiore, & fopra tutti quanti: Le fette 
colonne.della cafa di Salomone dinotano 
i fette doni dello Spirito Santo, dei quali 
parlando San Tomafo dice che fono alcu- 
nedifpofitioni,conlequalil'’animafifàido 
nea per efler retta, & gouernata dallo Spi- 
rito Santo con facilità. Il primo èil.dono 
della Sapientia. Ariftotile dice; che quel fî 
chiamerà fauio in alcuna (cientia, che fàla 
caufa:più alta in alcun genere d'effa; pèrile 
chesà giudicare di tutto quello; che aleifi 
appartiene ...Et così quello, che hànotitia 
di Dio;che è caufa generalifiima& fempli- 
ciffimadituttele cofe; fi può chiamareaffo 
lutamente fauio. Etquefta notitia di Dio è 
donodello.Spirito fanto, prima colonna 
nellafua cafa. Età quefto folo haueual'oc 
chio S.Paolo, quando diffe: Non giudico 
da per me,che fono un'altra cofa; ma Gie- 
sù Chrifto crocififfo ; il:quale folo baftà 
perfare un fauio, & ciafcheduno che non 
lo sàè ignorante. San Tomafo avuertifee, 
checosìil dono della fapientia, come qual 
altro fidoglia delli fette, nonfitrouainco- 
lui,ch'è in peccato mortale.Talche,fecon- 
do quelto, folo colui fipuò chiamar fauio, 
che fiaingratiadi Dio ;5 Et ignoranti rutti 
quelli, che ftannoinpeccato mortale; dei 
quali dice Salomone, che è infinito il nu- 
mero.Il dono della fapientia, & primaco- 
lonna;certacofa è, chefi trouò nella Vergi 
ne,poichetanto l'ottenne da Dio;effendo- 
nedieffatutta ripiena. Il fecondo donoè 
dell'intelletto . S.Tomafo diceche per' ef. 
ferl'intelletto in noialtri di uirtù finita, & 
limitata; hà bifognodi lume fopranatura- 
le,per conofcere, quello che è fopra le fue 
forze,&quefto lume fopranaturale è dono 
dell'intelletto... il quale dice Dauid ; ché 


RON 01 PZ APRIRE LANIER i I MO 


Vitadella Sacratifima, 


Dio donaà quelli, chef effercitano nelle 
buoneopere. Quefto diede à'fuoi difcepo- 
liilgiorno della fua Refurréttione, quado 
dice S.Giouanni,chefoffiò in efli,& gli ba- 
gnòlafacciaconilfuo fiato divino; acciò 
intédefferole fcritture. Quefto negano tut 
ti gliheretici per effer mali,&uitiofi, & co- 
ficafcano in gran:cecità.Quefto dono heb- 
bela Vergine,& fù la feconda col6na,& fe 
lec6municò.con più plenitudine chené fi 
diede ad'altracreatura; & ciò ficompréde 
ple fue parole (ancorche poche)che fi tro 
uano nella diuina.fcrittura,che fono piene 
de diuini mifterij. Il terzo dono,&terza co 
lonna,è del Confeglio. Etdi effo dice S.A- 
goftino,ch'è proprio della Creatura ratio: 
nale, ché shàdamouere à fare le fue opera 
tioni effaminando,&inquirendo ualendo 
fidella ragione,per quello;c'hà da fare. S. 
Tomafodice; che à queftodono fe gli ag: 
giunge la prudentia per darli cOpita perfet 
tone. Manca quefto donoin tuttiquelli; 
che fi ingerifcono'in negotii ardui;, fenza 
confiderare prima quello che fanno; peril- 
che incorrono in graui.inconuenienti, & 
danni,&èda incolpar molto un capitano; 
che fenza confultare, commette alcun grà 
fatto che fegliriefcemale; nonui hà fcu- 
fa.DiceIob,chela noftra uita è guerra poi: 
che ilcacciarfiin megotii difticoltofi, fenza 
confiderargli, &uedere: s'è cofa:che' coni 
uiene,ò nò,è grand’errore. Saria bene;che 
prima,che uno cometteffe.il peccato mor- 
tale; del quale è tentato, faceffe quello; 
che fuol fare una di quelle beftie; che fe li 
dano un pefo,che porti, lo pédera;& guar 
da fe fono fufficiéti le fueforze a portarlo, 
fenonpuòlolafcia;cofi ancouegga il pe- 
foche mettefopra di fe,colui chenuo! pec- 
caremortalmente,& perche le fue forze:fa 
no deboli per foffrire il fuoco eterno meri 
rato per lui;lafcilo,&nonlo facci. La Ver- 
gine'hebbe quefto dono di Confeglio, & 
lomoftrò in uolerfiinformare prima dall’ 
Angelo Gabriele,che defle il confentimé- 
to,quando gli portaua l'inueftitura di elet 
madre di Dio-Ben fapeua quefta Signora, 
chela dignità era molto da prezzarfi;& né 
{ubito s'offerfed’accettarla, ma prima uol 
feefferinftrutra dall'Angelo , alquale non 
fi arrofsì di domandare;per dare anco do- 
cumento, che nefluno fi uergogni di do- 
mandar quello, che non fà, nèfia prefto ò 
follecito in cafi difficili, ancorche paiano 
honorati, feuuole ildono di confeglio. Il 
quarto donoè dellafortezza.S.Tomafo di 
cedi quello, cheimporta una fermezza di 
animo 


eo Li) pia de. 





































PAL 110. 
Intelle&? bo | 
nus omnibus 
faciétibus eil, 


D. Augu&tde 
Gencf ad lit 
teranì. 





D.Tho.22.q, 
SR.AIt, o 


Iob.7. 





D.Tho.22,q, 
I} 9vAtt, 1. e 





2.Reg.2, 


D.Tho,22.q. 
YAUTI» 


D. Augu.14. 
de Trinita», 


animo per farbene,&per fuggir dal male, 
Non è fortezza d'animo affalire fempre , 
nè è codardia fuggire alcune uolte . A fael 
fratello di Iob affaltò inbattaglia Abner, 
fendo egli rapace,&l’'altro valente capita- 
no;non fù fortezza,ma pazzia perche reftò 
morto nell’affalto, Fuggir un'huomo reli- 
giofo:dalla conuerfatione delle donne an- 
corche ftij mortificato, & che fia molto té- 
posche ferua Dio,non è codardia ne pufil- 
lanimità; percheuna fiaccola appoggiata 
adun muro, ancorche non l’abbruggi l’im 
bratta; cofiiltrattar cò. d6ne ancorche n6 
abbruccinorefta però la fama macchiata. 
Indouinare adunqueà fuggire, quando c6- 
uiene,& affaltare quando bifogna, è dono 
di fortezza,& colonna quarta nella cafa di 
Dio:& quefto fitronò nella facraVergine, 
laquale intraprefe nn fatto ualorofo, &.riu 
{cì cò eflo,d’efler madre diDio digniffima, 
&la fauorì c6 quefto dono difortezzal’i- 
fteffo Dio.Il quinto dono è della Sciétia.S. 
Tomafo dice, che accioche l'intelletto hu- 
mano acconfenta alla uerità della fede,gli 
richieggono due cofe. Vnaè,che fia infor- 
mato;& fanamentericeua quello, che gli è 
detto, & quefto è il dono dell'intelletto, 
che s'è trattato; ilfecondo è,che téga cetto, 
retto giuditio, per difcernere quello,che 
ha da credere,& non credere,&1l farfi que 
fto bene,è dono della fcientia. S.Agoftino 
dice che venere lafciétia dellecofe diuine, 
fichiama dono di fapientia. Et è ilprimo 
dono.Mala fcientia,di quelche quàfitrat- 
ta è circa delle cofe humane, in quato, che 
ci infegnano le cofe diuine. Et queto do- 
no della fcientia tengono tutti quelli; che 
dallecreature, che ueggonoin terra fi fol- 
leuano à contemplare Dio. Daun fiore,ò 
herba odorifera,&dauna perla, o pietra 
pretiofa , cheueggono , da un uccello che 
odono citare, innalzano l’intendimento, 
& parlando con Dio dicono: OSignore, 
quanto bello fete , quanto ricco, & quan- 
to fauio , poichehauete creato tutte quefte 
cofe?& quanto mifericordiofo, poiche ne 
fate parte aiuoftri nemici, che fono molti 
huomini,che ad altro non attendono, fe 
non in offenderui?Chi farà quello, che te- 
nete nelCielo conferuato, per quelli che 
ui feruono? Si legge di S.Antonio abbate, 
che domandato,come poteua uiuere nella 
folitudine fenza alcuni libri, che gli;com- 
municaffe alcuna cofa di Dio ,.rifpofe, 
che tutte le creature erano libri per lui, 
perche gli feruiuano di quefto , E.ben 
da credere, che dital.dono di fcientia te- 


Vergine Matia 








































19 
neua la facratiffima Vergine gran parte, 
confumandoin fimili confiderationi,& cò 
templationiigiorni, &le notti. Il fefoèil 
dono della Pietà,& dice S,Tomafo,ch'è u- 
na pia aftettione,chetenemmo d'honorare 
Dio, & feruirlo, come padre, & Signore 
noftro, &àifanti feruendoli, & honoran- 
doli,perche fono amici di Dio, & à gli huo 
mini,amandoli, & fauorendoli, perche fo- 
no creature di Dio. Quefta colonna ben fi 
trouò nellaVergine facratiffima poiche fo 
pra ogni pura creatura spiù honorò Dio; 
& piùlo feruì. Honorò ancoli fanti,che i- 
nanzidileieranoftati,& amò gli huomini 
che auanti,& doppo effafurono, intalmo- 
do, che perilfuo bene, & rimedio, hebbe 
perbene;cheil fuo benedetto figliuolo mo 
riffe,conformando la fua uolontà conla di 
uina.Il fettimo dono è dell’timore, delqual 
dice S.Tomafo, che egliè di tre maniere, 
l'uno humano,& quefto è cattivo, & non è 
dono di Dio;come dice Sant Agoftino, & 
lo uietò Chrifto; quando diffe per S.Mat- 
teo.Nonhabbiate paura di quelli, cheucci 
donoilcorpo. Che fù dire: Per quefto ti- 
more, non fate quello; che non douete fa- 
re,& quefto timore hebbe S.Pietro, quan- 
do negò Chrifto.L’altro è feruile,& quefto 
non è cattiuo, comelo fanno alcuni hereti- 
ci, &è quando fiteme Dio, perche non ci 
màadinell’inferno, l’altro è filiale,fincero, 
&boniffimo;&dono dello Spiritofanto,& 
è quando temiamo Dio,come padre,& gli 
portiamoriuerenza, comea Signore. Et 
queftotimore ancora lo tégono i fanti nel 
Cielo,come dice Dauid: Il timorfanto del 
Signore dura per fempre:&zin terra quan- 
touno è più fanto,teme più;& per il contra 
rio quanto è più peccatore,teme meno.Sta 
ual’Abbate Arfenio in puto di morte, & fi 
moftraua molto timorofo . Confiderando 
à ciò ifuoi difcepoligli differo:Padre,hora 
temete effendotant'anni; che feruite fedel 
mente Dio?Rifpofe:Figliuoli,quefto timo 
reinmenon è nuouo; fempre l'ho hauuto; 
ipeccatoriuiuono molto fenza timore cò- 
tenti;& allegri tutta la uira come fe haueffe 
rounacedola da Dio;che shabbino da fal 
uare-La ragione di ciò è,che il mal'huomo 
non teme,perche non hàche perdere. Di. 
ceil poeta Satirico. Il uiandante pouero 
canterà in prefenza dell'aflaflino;& è, per- 
che non ha che perdere; ma il mercante, 
che porta feco gioie di molto prezzo; uà 
taciturno, & fpeffo uolta la faccia hora 
nell’una,&hor nell'altra parte,nafconden 
dofi,&hauendo timore grandiffimo ; che 
non 










































Genef.s. 


20 


non efcano i ladri,per rubbarlo.Cofi anco 
‘nel camino di quetta uita,ui fon malandri 
ni,che fono i uiti),& i demoni;.Et il Santo, 
perche porta feco gioie pretiofiffime di 
molte uirtù , camina c6 timore che non fia 
affrotato,&le perda.Il peccatore,ch è po- 
uero,& nonha che perdere, perche il tutto 
ha perfo,ftà allegro, & camina fenza timo- 
re. Talchei fanti temono peruederfì ricchi 
diuirtà,& anco, perche tengono maggior 
& più chiara notitia di Dio,hauendogliela 
communicata S.Maeftà più familiarméte 
gliha'fatto maggior fauori, & carezze, e pe 
rò gli portano maggiortimore riuerentia 
le. Et per quefte due parti,ben fiuede il gra 
timore riuerentiale che la madre di Dio 
hebbe,poiche n6 ui fù Saro che Dio più di 
Jei fauoriffe, nè più arrichiffe di virtù. Et co 
fi la fettima colonna deltimore anco fi tro 
uòin quefta cafa di Dio , ch'è la Vergine. 
Laterza, &ultima cofa che haueua la cafa, 
che Salomone edificò era il Trono, &la fe 
de nelmezzo d'effa, done Salomone fede- 
ua,&firipofaua, Cofi ancera fi troua nella 
facra Vergine,&èla fua benedetta anima, 
nella quale Giesù Chrifto fi affife, & ripò- 
fò. In altreanime potemmo dire’che ftij 
Dioin piedi, perche diuerfe uolte, fi allon- 
tana,&lelafcia,dandogliene quelle occa. 
fioni,offendendolo mortalmente. Ma nel- 
Ja facra Vergine ftette fermo, &ripofato, 
poiche mai l’offefe; ma ftette nella fua gra 
tia,dache hebbe l’effere .. Quefta è quella 
cafa di piaceri, che fece Dio interra tra le 
fiere filueftri, nellaquale ueftendofi à gui- 
fa dicacciatore, &pigliando la liurea del- 
la noftra carne, (che à paragone di Dio fu 
comediun paefe alpeftrey& feluaggio; ) 
vfcì alla caccia, nafcendo nel mondo, & 
predicando in effo : doue con la fua predi- 
catione, uita, & miracoli prefe, e tirò à fe 
una ferpe piena diueneno,come fula Mad 
dalena innanzila fua conuerfione;vn ]u- 
po d’vn Zaccheo amicodi conuiti ; poiche 
inuno di effi loleuò Dio: un’Orfo cupido 
di un Matteo banchiere, &un ferociffimo 
Leonediun Saulo.Etdi quetefalvaticine 
& caccie riceuè non picciolo contento il 
Redentore del médo.Quefta cafa fi fondò 
il giorno chela Vergine nacque; &perl'al 
legrezza,chein effa Dio haueadariceuere, 
il nafciméto di quefta Signora fù molto fe 
fteuole. Neltempo,chenacque il'Patriar 
caNoè, dice la Scrittura nel Genéfis; che 
Lamech fuo padre firallegrò perche inte- 
fe perfpirito profetico, che doueua effere 
confolatione dimolti, & gli pofeiltiome, 


Vita della Sacratiffima, 


chelo fignifica. Molto maggiorallegrezza 
dewe caufare il nafcimento della Vergine, 
poiche Noè cofolò fe,& fette perfone, ché 
furonolibere dalla tempefta del diluvio. 
La Vergine facra tutto il mondo confolà 


conle gratie, & fauori,che per tutti ottiene 
dal fuo benedetto figlinolo. Et da queto 
rifulta,che per vedere quefta Signora,che 
tiene obligatetutre legenti , & nationi,di- 
ce,che tutte la chiamano Beata. Il nafcimé. 
to diIfaaccausò piacerea i fuoi padri, per 
efferuecchi, & Sarra fterile: il nafcimento 
della Vergine fù maggiore poicheancoi 
fuoi padri Gioachim,& Annaerano fuor 
di fperanza d’hauer figliuoli, mancando 
quà l'imperfettione; che là hebbe l’itelfa 
Sarra,y& di quefto Dio alquanto fi difgu- 
ftò conlei, & fù peril dubbitare in qual 
que modo, quando l'Angelo, che parlaua 
in perfona di Dio, gli difle,che farebbema 
dre, perilche ella fe ne rife, non portando 
il-rifpetto, che doueua alle promeffe di 
Dio . Ilnafcimento di Giacob causò alle- 
grezzain cafa di fuo padreIfaac,perhauet 
glielo Dio dato doppo molte orationi, & 
preghiere, ma maggior fù quella, che rice 
uè'in cafa di Gioachim con il nafciniento 
della Vergine c6ceffo peril prezzo di mol 
te orationi,& prieghi,fenzacheineflo fuf 
feilcontrapefochehebbe, quado nacque 
‘Giacob,poiche giontamente feconacque 
Efaù, che fù riprouato, &ficondannò. E’ 
dirnon poca ftima il nafcimento diMoife 
nellaScrittura, pereffere creatura belliffia 
ma,tantocheuedendolo la figliuvola di Fa 
raone molto contenta di lui, l'adottò per 
figliuolo, ancorche anco hebbe in queto 
nafcimento occafione dipena,& tormen- 
to peril delitto di Faraone che fofiero fat- 
ti moriretuttii mafchi che nafceffero trà 
gliHebrei. Perilche bifognò metterlo den 
tro d'un cefto di uimini nel fiume Nilo; al 
lauentura di doue Ja figliuola del Rè, lo ca 
uò,& allenò. Nelnafeimento della Vergi- 
ne, fenza effer quefta occafione dipena, 
ue n'èuna digradiffimo contento ; poiche 
nacque tanto bella, che non foloauanzò 
inbellezza, & uaghezza corporale Moisè, 
main uaghezza, & bellezza dell'anima; 
fàuantaggioa gli Angeli. Ilnafcimento di 
Samuel fùfamofo, per iluoto, chela fua 
madre Anna fece di offerirlo è Dio nel 
fuorempio,come fucceffe. N6 minore per 


quefta parte deue effer quel della Vergi. - 


ne; poiche anco fù offerta al tempio di età 
ditreanni. Doueftette;feruendo Dio più 
auantaggiata che Samuel; & perfeueran- 
do 


FTT ne RZ A SR STIA 
i 2) "nd Pi 

























Lucer. 
Beata medi» 
cent omnes 
generation 
aes. 


Genef18a 


Gencf.25. 


Exodi.z, 


1.Reg.t. 












2.Reg. 7. 
x. Parali. 17. 


{oan.2» 


dotuttala uita, neluoto,che fece di Vergi- 
ne; ilche mancò in Samuel; poichehebbe 
figliuoli. Il nafcimento di Salomone fù 
primo annuntiato à Dauid per il profeta 
Natham;dicendoli, che haurebbe un figli- 
uolo,che edificarebbeà Dio il répio, Que- 
fto ilteffo fi può dire della Vergine , il cui 
nafcimento fù dall’Angelo predetto, & fi- 
gnificato, laquale edificò anco iltempioà 
Dio,ancorche con gran vantaggio di quel 
lo di Salomone:poiche quello, ch'egli edi- 
ficò fù di pietra, & legname; & la beati£. 
fima Vergine fomminiftrò i principii ma- 
teriali, dandogli ilfangue delli fuoi puriffi 
mi chioftri, delquale fi formò il corpo fa- 
cratilimo di Grisv CaRriSsTO, tem- 
pio di Diouiuo; Et per l'iteffo chiamato 
conquefto nome, quando diffe, (comeri- 
ferifceSan Giouanni:) Rovinate quefto 
Tépio, &intre giornilo reedificarò; Dice 
ua quefto, (dicel’Euangelifta)del Tempio 
del fuo corpo, che ftette tre dì nel fepol- 
cro,& fubito rifufcitò. Et finalmente il na- 
fcimento del gran Battifta fù famofo,dicé- 
dol'Angelo S.Gabriele è fuo padre Zacca 
ria,Moltis'allegraranno; quando nafcerà. 
Ma molto maggiore è ftato quello della 
Vergine,dicuila chiefa canta: Il tuo nafci- 
mento, Vergine madre di Dio portò giubi 
lo a tutto il mondo. L’occafionedi quelto, 
& d'elfer compofta quel'antifona fù, che 
circa de gli anni del Signore,milleducento 
cinquanta perlamorte di Papa Celeftino 


quarto.intrando i Cardinali in conclaue 


per eleggere il Pontefice, pafsò un’anno,& 
/ otto mefi primachela elettione fi faceffe, 

fuccedendo gran mali,&trauagliin tutta la 
\ Chriftianità, & particolarmentein Italia. 


Perche l'Imperatore Federico ribello del- 
la Chiefa, s'impadroniua delle terre à lei 
foggette.Defiderauano i Cardinali, ch'era 
no nel Conclaue far la elettione;;& non 
s'accordauano. Si trattò tra di loro; ( &lo 
douete proponere alcun diuoto della ma- 
dre di Dio, fe già non diceffimo , che fi 
hebbe per particolarriuelatione, acciò co- 
sì fi faceffe ) che fi facefeuoto , & promet- 
tele pertuttii Cardinali, che riufcédo uno 
Papa conbreuità,inftituirebbe la felta del- 


Ja Natiuità della Vergine, & che ficelebra[ 


feagli otto di Settembre, con la folenni- 
tà dell’ottaua,in tutta la Chri&tianità. Fatto 
iluoto feguì fubito la elettione di Sinibal- 
do Cardinale, che fi chiamò Innocentio 


quarto ; ilquale, conformealuoto, inftituì 


la felta della Natiuità della Vergine alli ot- 
to di Settembre. Et perche quella elettio- 













































| Vergine Maria. 21 


ne apportò confolatione à tutto il médo, 
che ftauano afpettando il Pontefice; attri- 
buendo egli medefimo alla nuova feta 
della Vergine, compofe quell’Antifona, 
che comincia: Nazinitas tua, gemtrix Virgo, 
gandium annuncianitin untserfo mundo, &c. 
che uuol dire:Il uoftro nafcimento , Vergi- 
nemadre di Dio, annuntiò godimento in 
tuttoil mondo, & ordinò fi dicelle nell'o£. 
ficio di quefto giorno. Et da quel tempo in 
qua,fi celebra la feta della Natività della 
Vergine,in tutta la Chiefa catholica,come 
per auanti fi celebravain particolar Chie- 
fe. Et per S.Agoftino fi prova l'uno; &l'al- 
tro. In una parte dice, chefolo di Giésù 
Chrifto ; & di S. Giouan Battifta fi celebra 
il nafcimento,& nell’altra dice, godala ter 
ra illuftrata con ilnaftimento dicofi gran 
Signora. Non manca chidice,cheil princi 


pio del celebrarli la feta del nafcimento ! 


della Vergine, fù, che un Religiofo folita- 
rio, contemplatiuo tuttigli anni à gli ot- 
to di Settembre, fentiva, che fi faceva gran 
felta,&allegrezza dagli Angeli, &beatiin 
Cielo,& che domandando aduno defi, fe 
ciò fi faceva per alcuna particolare occalio 
netanta fetta quel giorno, gli fù rifpofto, 
chefi celebraua la Natività della madre di 
Dio:& peril detto di quefto Religiofo co- 
minciò à celebrarfi.E' poffibile,che queto 
così fufle, & che haweffe hauuto fimil rive- 
latione , ma l’occafione che fi celebraffe 
quefta folennità è quella, che s'è. derta. 
Quanto all'hiftoria è già fato dichiarato, 
come S.Gioachim padre della Vergine è 
l’iteffo che S.Luca chiama Heli, & dice, 
che fù padre di Giofefiil quale intende Ian 
fenio , comeanco s'è detto, che il fuocero, 
chiama figliuolo il genero ,‘effendo fuoce- 
ro Gioachimdi S.Giofef. Si è anco tocca- 

to, chela Vergine difcefe del lignaggio di 

Dauid,& quefta è fede cattolica. Et fi pro- 





D. Auguit, de 
Sang&is. 

Ser. 21.tom. 
10.& fer. etià 
de sa&iff 18. 
qui elt 2. de 
annuntiatio = 


ne. 
L’Autor del 
Elos Sanfo- 
rum antico. 


ua periluerfo d'un Salmo;che dice: Giurò pal.131. 


il Signore à Dauidconuerità, & nonfarà 
ingannato, che del frutto delle fue uifcere 
porrebbe, chi fedeffenella fua fedia. Et 
che quefto s’intenda per Giesù Chrifto lo 
dichiarò l'Arcangelo S, Gabriele alla Ver 
gine, nellafua ambafciata, quando diffe; 
& darà Dioal figliuolo,che hauete(Signo 
ra)da concipere, la fedia di Dauid fuo pa- 


Luce ra 


dre. Il Saluatoreancora dimandando una Matth 22. 


uolta alli fauij della legge, di cui figlinolo 
credeuano,che faria Chrifto,cioè di cheli- 


-gnaggio, & defcendétia, effi gli rifpofero, 


che di Dauid,& approuandolo il Saluato- Matth.15; 


reprofeguì la fua prattica con effi. La Ca- 
o nanea 













































































Matth.2 1. 


Lyra in Mar- 
6h. so 


Thie te. 
Egredietur 


22 
nanea per prouocarlo à mifericordia , & 
che cacciaffeil demonio, che tormentaua 
la fia figlivola , lo chiamò figliuolo di Da- 
uid;che fù dirle, Ragione è,chet'affomigli 
aituoi.Tuo padre Dauid,al fuono dell'Ar 
pa cacciò il demonio da Saul, fa tà il mede 
fimo cauado il demonio dalla miafigliuo- 
la con il mezzo dellatua voce, & parola. 
Quelli che cantauano le lodi quando en- 
trò trionfando in Gierufalem,il giorno del 
le Palme chiamarono il figliuolo di Da- 
uid, &l'iteffo.in molte altre parti; ilche fi 
ha da intendere della facra Vergine, che 
fù uera madre fua. Etnon bafta,che fi dica 
di Giofef;che folo fuffe il padre fuo putati- 
vo, Dalche ancora s'inferifce,che Nathi, 
che S. Luca chiamafigliuolo di Dauid, & 
dal quale deducela genealogia fin ad He- 
H,ò Gioachim padre della Vergine fèù figli 
uolo proprio,& naturale di Dauid; & non 
come dice Nicolò di Lira,adottiuo fuo.Tal 
che s'hà dauerificare, che fù la defcenden- 
tia, & frutto propriamente di Dauid, per 
uia digeneratione naturale eflendo la Ver 

ine figliuola,& defcendente di Dauid, Si 
è ancodetto dell’affronto, che fu fatto è 5. 
Gioachim nel tempio di Gierufalem, non 
uolendo Iacar facerdote riceuere la fua 
oblatione, per effere fterile, & non hauer 
figlivoli , & come fe n’andò dolenteà far 
vita folitaria trai fuoi paftori, doue hebbe 
lariuelationeche douena di lui partorire 


la fuamoglie Anna, una figliuola di gran- 


de fperanza, laquale fichiamarebbe Ma- 
ria :&ifegnali per proua di queftauerità, 
chefiuederebbe con fua moglie in Gieru- 
falem,effendo ftata fatta è lei un'altra riue- 
latione fimile , & cheambidue andrebbe- 
ro da fe teffià render gratie a Dio, nel fuo 
tempio, &s'incontrarebbono nella porta 
Aurea.Ilche tutto fi eftettuò,comel'Ange- 
logli diffe, &loriferifceS.Gieronimo con 
altriauttori, &in particolare S. Gregorio 
Niceno,citato per Simeone Mcetafrafte;di. 
ce che S.Anna,nelle fefte principali anda- 
ua da Nazareth, doue uiuena in Gierufalé: 
& comel’altr' Anna, madre di Samuele, fi 
lamentaua, piangeua, & gemeua nelcem- 
pio, domandando è Dio, che le deffe figli- 
uoli. Doue fece uoto(comel’iltelfa Anna) 
di offerirà Dio nelfuo Tempio , il figliuo- 
lo;ò figliuola,che gii haueffe dato ; per fer- 
uitio fuo . Et fatto queto uoto concepì di 
fuo marito Gioachim,&ralfuo tempo par- 
torì la fereniffima Regina de gli Angeli, 


- la Vergine Maria noftra SignoraIl profe- 


ta Ifaia,che profetizò la Natiuità di Giesù 


Vita della Sacratiffima, 


Chrifto della Vergine; profetizò ancora 

la natiuità dellamedelima Vergine , quan 

do diffe:Nafcerà una uerga della radice di 

Ieffe,& d'effaun fiore. S.Gieronimo,& S. 

Ambrofio dicono, che quefta Verga èla 
facra Vergine,& fi chiama Verga perefler 
fi figurata in quella d'Aaron , che effendo 

fecca, fiorì, & dette frutto,la Vergine alie- 

na d'ogni humore libidinofo , per opera, 

non di huomo, ma dello Spiritofanto fù 

madre, & reftò Vergine.Lo Spofo dice del 

la Spofa neicanti; Il uoftrouentre Spofa 
mia è un inonte di grano circondato di gi- 
gli.Duecofe dice grano,ch'è il frutto, & gi 
gli.che è il fiore,pche l'uno, & l'altro fitro 
uò in quefta Signora ; in altre donnefitro- 
ua ò il fiore della uerginirà; ò il frutto dell'- 
effler madre:Ma fiore,& frutto, fugello uer 
ginale,& efleremadre in alcuna, (ala che 
nella Vergine, fi troua. Perche è Vergine, 
&madre, madre ,& Vergine, Vergine,& 
madre di Dio. Ancor fi può chiamar Ver- 
cala Vergine,perchehàle proprietà della 
Verga,& fonotrè,la prima che foftenta, & 
dà alleniamento,a quel ch'è laffo,& Paiuta 
à caminare.Il fecondo che con effa fi mifà- 
railbroccato,la feta,gil panno.Etla terza 
che ferue d'inftrumento percaltigare quel 
lo,c'habifogno di caftigo. Tutto quefto 
quadra alla Vergine ; & può per quefto 
chiamarfi Verga.Il primo è alleuiamento, 
&foîtegno delli ftracchi, & afflitti, perche 
inuocandola, & racc6mandandofia lei fre 
quentementetrouano per il fuo merto ri- 
medio nè i fuoitrauagli, Si gloriauail Pa- 
triarca Giacob d'hauer paffato il Giorda- 
no,con una fola bacchetta;con il folo fauo 
re della Vergine fi poffonopaffar fiumive 
lociffimi, d'auuerfità, & travagli. Mandò 
Chriftoifuoidifcepolia predicare, & gli 
uietò il portarcofa alcuna con elfo loro, & 
dicono S-Matteo,& S.Luca,che nè oro, nè 
moneta.nèbifaccie,nè pane,nè baftone ha 
ucuano da portare. S.Marco dicel'iftefio, 

ancorcheafferma;che gli dicde licétia;che 
portaffero baftone folamente . Talche uie 
ta Chrifto èi difcepoli, nel uiaggio , che li 
commanda fare per predicare, il portarba 
ftone,& gli dà fubito licenza; che lo porti- 
no.Baftone per ferire,& pungere, come fà 
lalancia, &!afpada non uuole;che porti- 


ino; ma ilbaftone, ò bacchetta per fuften- 


tarfi, ben gli è permeffo . Cofi ancora nel 
uiaggio di quefta uita, che tutti facciamo, 
ancorche ci fiano uietate dinerfe cofe, & 
tutto quello;clie cihà da effer d'impedimé 
to perandareal Cielo; feci dà però licen- 
za, 


uirgani. 
Hier. in hune 
locum. 


Ambr.libri 2, 
de Spirivufan 
&o. 

(um.17: 


Cantic.7. 


Genef. 3 89 


Matth.1@ 


Luc 9. 


Marc.6a 


POSTINO TOSI 

































































Vergine Maria. 23 
za, che portiamo una. verga per allegeri- rà molto peruedere, che ilcaftigo è tanto 
mento della noftra peregrinatione, ch'è la “meritato; &che è quella fa'uolétà di Dio, 
facra Vergine, inuocandola,& domandan alla quale egli farà ‘molto conforme Er 
dogli la fuainterceffione dallaquale (in tut poiche la madre di Diò tantò fempre l'o. 
to quello, che di danno nè potria fuccede- feruò uedendo efter quettalafua volontà, 
re) sépre necauaremo ogni fauore,& pro- ella'fi conformerà;chefianò cofitormenta 
tettionge; Et però di qua uiene,chela Chie- ti; &fia per effi verga di caftigo, &rigore. 
fa inuna Antifona, che canta alla Vergi- Eccola uerga,ch'è la Vergine, & nafce da 
ne,attribuita da alcuni à S.Agoltino dice, Iéffe, che fù padre di Dauid per effere del 
S.Maria fauoritei miferi, foccorrete i pufil fo lignaggio, & i nominò prima Ieffe che 
lanimi,rafciugate i pianti à gli afflitti; ilche Dauxl, perche la Vergine nell'efer'homi 
ella fà, come madre pietoliffima di tutti i le,& tenerfi in poco prezzo,imitò Ieffejche 
peccatori.Secondariamente chiama baffo fil'potiéro,& humîle“ Et n6David,chean 
ne,ò uerga la Vergine, perche coneffaimi corche humile } fù molto'ritco & potente. 
fura il broccato,lafeta,&il pino. Tre tati DicepiùTait?he da quefta radice, & er- 
fono nella Chiefa di Dio. Vergini, Conti- ga nacqueun bel fiore, & è Giesù Chrifto. 
nenu,& Maritati. I Verginipofhiamo dire; ‘Il quale fi chiania netlibro de iCanti;fio- Cantic... 
che fono il Broccato,i Continenti , la feta, re.&nonqual fiuoglià fiore, ma'del capo. CINA 
ècimaritati il panno. Poiche-tutti quefti Io,dice,fon fioredel campo. Vifonofòri SR 
banno da effere mifurati con quefta uerga. del campo , &fioridell'horto ;il fiordel. 
Quando la donzella morirà, Dio parago- l'hòttofi coltiva, lauorandofi: & bagnado- 
neràla fua uîta, con quella della fua'fanta fi,& uiene cuftodito,che folo gode di effotil 
madre;& gli dirà guarda, fe ui è differenza fuo patrone.Il fiore delcampottafce dafe 
trà quelte duenite,miral'honetà,&conti- ftelo, fenza che fia feminato , &cduità di 3; 
nenza dimia madre, quato fù la fua humil- ‘tutti quelli che lò vogliono cogliere, & an- È 
tà, accortezzanelle parole; ilbuon effem-- chora fuole effer calpeftato dalle béRIE. k 
pio della fua uita;fe li fomigli in alcuna co- Così Chrifto fior del campo, nacque della 
fa entra,& tiengli compagnia. Della don- Vergine Sacratiffima Maria‘; fenza-femi- 
na, è dell'huomo continente parangone- -narfi, fenza che opera d'huomo attendelle 
rà Dio leloruite, con quella di fua madre, nella fua fabrica, & compofitionie , E'nel 
quando doppo morto il fuo fpofo Giofef, campo che tuttflo può uedere, perche nuo 
uifle con nomediuedoua, allequaliè pro- lecome dice l’Apoftolo ,'chetutti fifaliti- 1. Thime.:. 
priol'effer cotinenti;fe fi eMercitorno nelle no : Et fù calcato dalle beRtié , quando 
opere della mifericordia, in far oratione, neltempo della fia paffione; &motte; la 
è contemplare.conformeall'effercitio del gente beftiale lo tormentò con diuerfitor 
la Vergine,intaltempo. EtTiftetlo à.i ma- menti penofi, & obbtobifofi, &Al'fine lo 
ritati, porrà auanti la uita della fua facra poferoinun legno; doue motfe : Eéco la 
madre, neltempo, che Giofef {uo fpolo profetia di Iaia, che parla della natività 
niucua.La pace,chefùtrà loro, portarliri della Vergine, & perchela chiama uerga, 
uerenzaella, come fpofo,ancorche eglie- &dice,che dileinafcèrà il fiore! ch'è Chti- 
raartefice&ellaReginadei Cieli. Tutto fto. Con quefta profetia fi confronta‘ quel 
fimifurarà con quetauerga , & quel, che la del Profeta Baalam ; il quale ‘ancorche 
parérà;che nonficonfacciacon effa,&che fcelerato né può lafciare di dire la uerità, 
difdica, pigliarà l’altro officio dellagerga, neltépo che fù chiamato(da Balac fi gliuo- 
chièilcaftigare | Perche è cofa uerifmile, lodi Befot Rè di Moab} acciò maledicelte 
che farà quelta Signora uerga dirigore, il popolo Ifraelitico uedendolo da uti M6- 
perlipegcatori,cheficondenneranno; poi te alto difle:Nafcerà unaftella di Gitcob, 0 
cheli furonotanto ingrati, & fconofcen- &forgerà una uerga di Iftacl; ferirà i Ca- i 
th hauendofatto tanto pertutti:Erchefive pitanidi Moab, & diltruggerà i figlidoli di 
rificaràin ela quello,che dice Dauid del Seth. Letteralmente parla quefta profeta 
giuBo,chefi bagnerà, come in acqua rofa, diGiesù Chrifto,che firftella nata di Gia- 
layandonelfuo fanguelemani,ucdendoli cob, poiche fù luce delpopolo Ifraelitico, 
tormentare peri loro delitti,de quali pote &uerga dIfrael ; & che caftigò quelli di 
rono;, &non fecero. penitentia. Etè cofa quel popolo, che non lo riceuerono. Fetì 
certa, che.il padre; uluendo il figliuolol’a- li Capitanidi Moab,che fonoidemonij& 
mana come il lumede'fuoi occhi,uedendo & confulîifigliuolidi Seth che fonotuttîi 
logiragenell'inferno trà le fiamme gode- peccatori.Main un'altro fenfo ef tia 
; a, 


Num.24. 








Tobie 10% 


24 
la; & uerga dinota la Vergine, perche fi 
chiama uerga sègià dettos& In quato uer- 
ga,fiuerifica di quelta Signora,che ferì ica 
pitani di Moab,che fonoidemonij rompe 
do al fuo prencipe il capo » conla fua hu- 
miltà profondifiima. Confufe anco i figli- 
uoli di Seth, peri quali intendono 1 chri 
ftiani dati ài viti), peccati, i quali hanno 
obligo grande dieffer buoni, perche chia- 
mano padre Dio, che è tanto buono, Seth 
fù figliuolo di Adam, dato da Dio in luo- 
godi Abel, che fù buono, è parimente fù 
Seth.Iloro figlivolierano obligati ad imi- 
tarli, & effer buoni; & perche non lo fece- 
ro;maintépo diNoè, dauanfi ad elfere ma 
li,comeifigliuoli di Caim, m aritandofi co 
donne del fuo lignaggio , fi fdegnò Dio.& 
mandòildiluuio fommergendo tutti; fuori 
che Noè, Sla fua cafa. Medefimamente i 
chriftiani fono obligati, tenendo Dio per 
padre, ad effer molto buoni, & coloro,che 
contradicono à quefto, & perfeucrano in 
peccare;li confondela madre di Dio,nella 
cui uitamai fù peccato , effendone leloro 
tanto cariche,chiamafi anco ftellala vergi 
ne per efter ella quella ftella matutina mef 
fagiera del Sole,la quale dà gran contento 
àgliinfermi,& affitta qualila ofcurità,& 
folitudine della notte caufa pena, & torme 
to. Quando quefti ueggonio,che nalce que 
{ta chiara ftella fi rallegrano per intende- 
re,che fubito,doppolei ufcirà ilfole, & cò 
i fuoi allegri, & dorati raggi sbandirà l'of- 
curità della notte, & uerrà la luce , Notte 
può chiamarfitutto il tempo , che durò il 
mondo, fino che Dio uennein éflo fatto 
huomo, Stauanogli huomini infermi, & 
inofcurità, ciechi con l'idolatria, & nella 
morte,oftinatinelle colpe, ufcìla ftella dia 
na,& nacque laftella, ch'èla facra Vergine: 
&ègradeilcotento ditutti, intendédo che 
fubitoufcirà il Sole,ch'è Giesù Chrifto,na- 
fcendo d'effa per daruita , & falute all'ani- 
me conlafua dottrina . Afflittiffima ftaua 
la madre diTobia, afpettando che il fuo fi- 
gliuolo arriuaffe da un uiaggio dou era an- 
dato ricco, & profpero,per confolatione 
della fua afflitta uecchiaia,uidde un giorno 
entrare in cafa fua un cagnolino ch'éra an- 
dato feco,& fù grandela confolatione,ch' 
hebbe per vederlo credendo già che ilca- 
neueniua,ch'il fuofigliuolo nontardareb- 
be. Quanto più ragione è, cheil mondo 
tutto giubili vedendo che nafce in effo la 
‘radre di Dio, & che poco doppo ancora 
‘nafcerà Dio,& che porta gran ricchezze,& 


tefori per communicarli al medefimo moi 


Vita dellà Sacratiflima. 


do , con che paffi inripofo & con allegrez- 
zala fua uecchiaia,& l'età ultima.Etno cin 
quefto nafcimento cofa che pofla dare oc- 
cafione di pena,perche ancorchela foglia- 
no dareînafcimétidelle figlinole, & caufa 
renciloro padri triftezza, perche fono rin 
crefceuoli da cuftodire, & di gran fpefa per 
maritare, nel nafcimento della Verginenò 
‘ vi fù quicfto per efflere tanto deliderato da 
fuo padre Gioachim,& Anna, & perche té 
néuano già notitia,che per il mezzo fuo do 
ucua Diofar infinite gratie è tutto itlmon- 
do, perilche potemo ben dire a î fuoi pa- 
dri, Chebenfia inbuon'hora nata, & che 
piaccia à Dio che laueggano ben colloca- 
ta,& ben maritata : ilche fenza dubbio farà 
colì : poiche in terra hautà per fpofo Gio- 
fef, uno dei gran Santi,che fi trouino in ef- 
fa,& nel Cielo haurà perfpofo,lo Spirito 
fanto,la terza perfona nella fantiffima Tri 
nità, Perlacui opera concepirà reftando 
Vergine puriffima,& partorirà il Redento- 
re delmondo. Etnonfoloài fuoipadrifi 
può dare la buon'hora, per effer dî tal fi- 
gliuola padri,ma ài fuoi parenti,& confan 
guinei ancora per hauer tal confanguinea, 
& parente. A i peccatori fi può anco dare 
per hauertal'Auiocata.Età gli Angelrper 
chetengono già tal Regina, & Signora. Ét 
all'iteffa Vergine potemmo darla, & dire: 
Prericipeffa fourana, fiate in buon hora ue 
nuta nella noftra uilla, molto ni deue I1M6 
do peril molto chelonobilitate con la uo- 
‘ftra préfentia, tutta quata quella ricchezza 
ch’auanti haueua non arriua a quella che 
dinuoiò hora poffiede, poiche uoifola ua 
lete più ‘che tutto effo. Molto anco ui done 
fo noi peccatoti, poiche prefto ci darete 
un'altro dono, che vale più che il Cielo, & 
arriuadualer tanto come Dio, poichefarà 
ilmedefimo Dio, ueftito della noftra car- 
nemottale, & per noftra falute. Ancora 
molto bene( Signora) poffiamo dire, che 
fe vi douemo,uoi anco ci doueteànoi,per- 
che fe Dio ui fà madre fua,lo caufiamonoi 
peccatori,perche fe nonuifoffero ftati pec 
cati; non era neceffità che Dio fi faceffe 
huomo, &non facendofihuomo , voinon 
fareftemadre fua. Vi fupplichiamo dun- 
que Signora, che riconofciate quefto de- 
bito,& ci paghiate con eflerci noftra inter- 
ceditrice con l’ifteffo Dio; acciò la fua ne- 
huta al mondo ci fia d'utile, effendo tutti 
partecipi deifuoitrauagli,& iriorre. Etco- 
fi dopò queftauita la racquiftiamo dinuo- 
uo; & uita che duri per fempre, goden. 
dolanéllafua' stori. Il-nafcimertò della 
Vergine, 


a Rrsure =. scr AN 


vii da 
































































aa 








Vergine,come s'è dettoficelebraa gli otto 
di Settembre.Fù l’anno della creatione del 
tremille nouecento quarantacinque, della 
fondatione di Roma, di fettecento trenta- 
fei, dell'Imperio di Ottaniano Augufto di 
uentifette , & il uentefimo del Regnodi 
Herode Afcalonita. i 
Del nomedi Maria ftauuertifca, che fe- 
condoalcuni fignificaMareacerbo,ò ama 
ro.S.Bernardo,& Beda dicono,cheuuol di 
Berna. fer.de Ye Signora;L'iteffo afferma S.Gieronimo, 
natiu. Mari. S. Epifanio, S.Gio. Damafceno, S.Anfel 
&hom. 2. fu. mo,S.Pietro Crifologo,&Eucherio. Le pa 
CR role di Damafceno fono quefte: Partorirà 
infetto anni la gratia ( quell'è Anna,ch'è l’iffeffo ch'è la 
ciationis. gratia.) La gran Signora,& tanto gran Si- 
D.Hier. libr. Opera 7 
de nominibs gN0r2 che alcuna donna gli farà uguale di 
Hebrei. quelle, cheauanti furono, &che faranno 
D.Epiph.fer. dopò dilei. Hebbe queto nomedi Maria, 
provi nel teltamentouecchio la forella di Moisè. 
Damaflib.a. Nel nuouo la madre di Chrifto, ambedue 
de fide orto. famofe, & principaliffime trà l'altre done, 


SP». &figliuoletutte dueuergini,come afferma 
Eucherius li. D È TUO 
2.in&ru. della madre di Chritola noftra fede, & 


D.Anfel. lib. «della forella di Moife, S. Gregorio Niffe- 


deexcell. Vir n0,& Apponio.Di quefto fouran nome di 
gin.c.9. 


Chrifoft. fer, Maria;dice il Canifio, che rinchiude détro 
146. di fe tanti gran mifteri, che non fufficiéte 


Gree. Nifen. perfona humana è dichiararli, ancorche 
lib.de Virg.c. 


6. commene. hauefTel’intelletto Angelico, & tantelin- 












in cancia, gue, comefono fiori nella terra, ftelle nel 
sanifius. de Cielo,& arena nel Mare. 
B. Virg.lib.1» 
CAPITOLO QVINTO. 
Della prefentatione nel Tempio della Vergine 
Maria Noftra Signora. 
î N, 
È fat 
HLA 
N ara 
Alli 21.di x IrrovanposiI Moifeuicino 
‘ Nouembre. 6.4 alla morte, fcriffe per comman 
Deuter.3 1. DA 


2 damentodi Dio, laleggeinun 
> libro chiamato Deuterono- 






















































Vergine Maria. 25 


mio,e fcrittala ordinò à i Leuiti, chehauea 
no l’affonto dell'Arca del Signore che la 
metteflero in un lato di efla,&cofi fù pofto 
per effiin effecutione. Per quefto libro pof 
fiamo intendere la Vergine facratiffima 
noftra Signora, libro di deuotione,nel qua 
le ui fuole effere lettere,& figure, ò tampe. 
Nella Vergine fono ftampe, & figure di 
grande eccellenza, & arte. La primaèla 
fua puriffima Concettione, laquale è tutta 
di bianco,perche non fù inlei macchia, nè 
ombra di peccato. La feconda è figura del 
fuo fantiffamo naftimento.L’altra della fua 
prefentatione al Tempio. L'altra è l'Incar- 
natione del figliuolo di Dio, nelle fue ui- 
fcere.Etin quelta figurauiè tanto da con: 
fiderare,che gli huomini, & gli Angeli re 
ftano ftupefatti, & fenza poter da eflale- 
uare gli occhi. Vi è prima la Vifitatione 
alla fua cugina Elifabeth, & più innanziil 
nafcimento del figliuolo di Dio,& fuo; fi- 
painuero molto riguardeuole, Più auanti 
fiuede la Circoncifione del medefimo fi- 
gliuolo di Dio Giesù Chrifto. L’adoratio- 
ne deiRè;La purificatione nel tempio, fug 
girfi nell’Egitto, Et il fermarfi egli di età di 
dodeci anni nel tempio; che fù occafione 
di gran dolore alla fua facra madre . Poi 
ui fiuede l’altra ftampadicolorroffo, & si 
guigno, nellaquale è dipinta la paffione, 
è morte del Saluatore. Più auanti fi uede 
la fua Refurrettione, Poco dopòla fua fali 
ta al Cielo, &1a uenuta dello Spiritofanto 
fopra il Collegio A poftolico”Erfinalmen 
tenella facciata ultima è depinta maraui- 
gliofamente l’affuntionein corpo,&inani 
ma della facra Vergine nel Cielo . Quefte 
fonole ftipe,&le figure.Vi fono ancora le 
lettere & dinotano la legge di Dio, che 
quefta Signora offeruò fenza commetter 
cofa alcuna contra effa. Quefto libro figil- 
lato coniluerginal fugello, uolfe Dio, che 
fuffe condotto al Tempio:perche in effo te 
neuva anticamente i fuoi Tefori, come gli 
tiene di prefente,ancorche fiano quefti più 
pretiofi, & di maggior ualore che quelli, 
poiche tra efli fi annouera il medelimo 
Dio, che real, & perfonalmente ftà nel fà- 
cramento dell'altare. Per effer adunque 
quefto libro, ch'è la Vergine, gioia di mol- 
to prezzo conueniua che fteffe nel tempio , 
& così quefta Signora fù portata in effo 
dalli fuoi padri, & parenti, per particolar 
comandamento di Dio, per quanto fipuò 
prefumere . Quello, che in fatto fuccefle, 
Racconta S. Gieronimo, &conlui Orige- 
ne,Cirillo Alefsadrino, Teofilato,Simeon 
Meta- 


D.Hieron.de 
natiuit. Virg. 
Orig. tra&ta= 
tu26 in Mat. 
Ciril.Alex.li 
br. aduerfus 
Anthropo,.c 
27. 

Thceoph.in e- 
narrat. 23.6, 


Match.t. 





























26 


| Metafrafte;,Germano Arciuefco uo di C6- 


Lippom.to.6. 


D Amb. libr. 
1.de uirg. 


®. Machab. 3. 


ftantinopoli,& Georgio di Nicomedia, ci- 
tatiperil Lippomano Vefcouo di Berga- 
mo. Li quali dicono,che fendo la Vergine 
di età ditredeci anni, fù condotta alTem- 
pio di Gierufalem dalli fuoi parenti, & in 
particolare da fua madre Anna, percom- 
pimento del uoto che haueua fatto d'offe- 
rirla à Dio nel fuo répio; & lafciarlainun 
collegio di donzelle, ch'era poco lontano 
da quello, (come dice S. Ambrofio, & fl 
raccoglie dal libro fecondo de i Macabei ) 
doues'alleuanano molte di effe figliuole di 
nobili, & in fpetiele primogenite della tri. 
bù Reale di Giuda, & della tribù Sacerdo- 
tale di Leui, fino che hauewano età di mari 
tarfi,Impiegandofi iui nell’oratione,in leg- 
gere,&inlauorarcon mano,hauendo mae 
ftre,che in tutto gl'infegnauano,dellequali 
s'ha per certo,che una di effe era Anna pro 
fetella dellaquale fà métione l’Euagelifta 
S.Luca;Che diffe di Giesù Chrifto , il gior- 
no chefù offerto al Tempio gran cofe.Et è 
ben da credere, che fendo profeteffa que- 
{ta S.Matrona, per fpirito profetico inten- 
deffechiera lafacra Vergine, & per quel- 
lo che Dio la teneua cuftodita,effendo ciò 
cagione che l’amaffe teneramente, & l’ac- 
carezzaffe, tando fempre conlei. Ectben 
farebbe ella degna di colpa, fe la conofce- 
Ga nonhauerlo fatto , poichela conuerfa- 
tione della Vergine era tale, che non folo 
gli Angeli; ma l’ifteffo Dioinnamoraua, 
è però lefarcbbe tanto guftofa, & grata, 
che séprel'haurebbe tenuta al fuo lato. Ar 
riuata la facra Vergine al Tempio, nel qua 
le dauna certa parte s'afcendeua per quin- 
deci gradi, & perciò fe gli dedicorono i 
quindeci falmi, che fi dicono Graduali, fù 
ella fatta falire da quelli,.che la menauano 
il primo grado,&i facerdoti uennero adin 
contrarla;la benedetta fanciulla, fenza vuol 
tarla faccia,, ne moftrar difpiacere di la- 
fciar la madre,& il padre(feera uiuo)& gli 
altri parenti, fenza fpargerlagrima,ne mo 
ftrarti alcun dolore plafciarli, afcefela fca 
la fino in cima,come fe foffe ftata di perfet 
ta età. Talche i Sacerdoti,eiMiniftridelté 
pio,&.i fuoi parenti,ch'erano andati feco fi 
marauigliarono,& rallegraronfi di vedere 
quefto,& conobbero chiaraméte,'che Dio 
opetaua già marauiglie nella fanciulla, la- 
quale hauena ad effere fua madre .. Reftò 
nel tempiola Vergine, & per effere d'alto 
intelletto, &rara habilità; aggrandita con 
la gratia dello Spiritofanto, fù grandemen 
te d'utile ne gli eflercitij, che faceuano iui 


Vitadella Sacratilfima, 





le dézelle; Afegnano Marco Marulo,An- 
tonio Sabellico,& altri auttori, in che cofe 
particolari la facra Vergine fpédeua il tem 
po,e dicono che dal fare del girorno,fin al 
l'horaditerzach'è la nona hora faccua ora 
tione. Da quefthora fino a quella dinona, 
ch'è laterzauerfo la fera, soccupaua nell'- 
effercitio delle mani,cometeffere, lauora- 
re,& cufcire. Mangiaua a queftotempo té- 
peratamente, & il reftante del giorno ;fî 
trattencua in lettioni della facra Scrittura. 
In queftoluogo , & in quefto tempo fece 
uoto la facra Vergine, (come dice S.Ago- 
ftino)di Verginità perpetua : ancorche fe- 
condo alcuni dottori Scolaftici fù condi- 
tionale,& non affoluto. Et così douete di- 
re, quefte ò fimili parole, pofta in ginoc- 
chioni, & lemani,&gliocchiconilcuore 
alzati al Cielo. Dio, & Signor miacreator 
del Cielo, & della terra che perla fola uo- 
ftra bontà creafti la mia anima; & il mio 

















corpo, in ogni integrità, [o prometto per ‘ 


quanto farà in me,fe però la uoftra fopra- 
na Maeftànoncommandaràaltra cofa, di 
offeruare, &cuftodirela verginità, & non 
conofcere huomo; occupandomiin tutto, 
& pertuttoneluoftro feruigio. Quefto fù 
iluoto chela facrata Vergine fece,in que- 
fto tempo, & dopò che fù fpofata;con il 8. 
Patriarca Giofef infpirata da Dio, glielo 
diffe, & il propofito ch’haueua di cuftodir- 
lo. Il Santhuomo prefe piacere di intéder- 
lo, perche fiprefume ch'ancor egli parimé 
tehauefle fatto noto conditionale, & così 
tutti due in conformità per nuova infpira- 
tione dello Spiritofanto fecero uoto affolu 
to di perpetua uerginità.Fù fempre il fugel- 
lo uerginale pregiato da Dio, & da gli huo 
mini,da gli fedeli,& infedeli. Eua fù uergi- 
ne tutto il tempo ch'ella ftette nel paradifo 
fubito ch'ufci di là, non fù più. Trà gli He- 
brei il fommo Sacerdote non fi poteua ma 
ritare fe noncon uergine. I Gentili non 
confentiuano che habitaffe donna nel Té- 
pio della Dea Vefte, che non foffe Vergi- 
ne. Etl'haueuanointanta riputatione, che 
fe folfe taro menato alcunmalfattore alla 
morte,&feil delitto non eraeotra la Repu 
blica ò molto atroce, & dèteftabile, perri 
{petto della Vergine Veftale, fela uedeua- 
no perlaftrada lo lafciauano libero. Rac- 
conta Tito Liuio, che ne gli anni fettanta- 
cinque della fondatione di Roma, iFran- 


Liuius deca» 


da r.lib.5. 


cefi gli fecero guerra, &la mifero in grat | 


pericolo di diftruggerla. Molti fuggirono 
dalla città,& trà effiun contadino chiama- 
toLucio Albino che fopraun carro pofela 
moglie 


EEA vr 


Gence(54. 


D.Hieran. ad 
Euftho. cpift. 


21 


. Niceph.hifto. 


ecclef.lib.2.c. 


23. 

Canifius de 
B.Virg.lib.1. 
C.13. 


moglie,& figlinoli:ma uedendole Vergini 
Veftali,che con gli ornamenti della fua Re 
ligione ancora loro fugginano, fcefe dal 
carro i fuoifigliuoli, & la moglie, & fopra 
eflo ui fece falire le Vetali, anteponédole 
alfuo fangue,& effetto naturale. Lemenò 
alla città di Ceretoin Tofcana doue icittà 
dini, & naturali delluogo hebbero le Ver- 
giniin gran riuerentia. Perilche dopò iRo 
mani infegnodigratitudine, li riceuerono 
per fuoicittadini:& fendo già liberi di quel 
la guerra , commandorono chein memo. 
ria di quefto fi chiamaffero ‘Ceremonie, 
sritidel calto-diuino.{ la qual'parola uuol 
ganto dire,come officio dei Ceretani,com- 
pofta da quefte due dittioni, Cerete,& mu- 
nion,che fignifica officio. Si che haueuano 
iGentiliin gran riverenza le Vergini. Per 
conferuar quefto pretiofo Teforo,conuie- 
ne che le donne fi ritirino, &fi ferrino. 
E molto nota l'hiftoria di Dinafigliuola di 
Giacob;laqualeperandare:con'uana cu- 
riofità à uedere non huomini,ma' donne 
della città di Sichem;doue fuo padre, & fra 
telli erano venuti dinuono ad'habitare ; fù 
occafione quefta fua andata; che perdefi 
fe ilfuo honores& lauita tutti gli huomi- 
ni di quella città.’ Sela madre di Dio, fi 
ferra, & ritira, non'rincrefca alle donzelle 
di ritirarl,& ferrarfi, perche ferrate /& siti 
rate faranno piùficure, che in'altramartie- 
ra è grandiffimo1l flo pericolo; &allègol 
te molto maggiorildanno;del' quale md 
ten'hanno l’ifperientia; mafe n'autesgò! 
no tardi,& quando non urè rimedio; per- 
checome'afferma S.Gieronimola perdita 
del fuggello uerginale,è irtemidiabile; per 
che, feunauolta fi perde è impoffibile ricu 
perarfi., Circadella figura: forma'della 
madre di Dio y uoglio raccontare quello, 
che dice Niceforo Califto , rifferendo:Epi- 
fanio, (ancorche dica di luiil Canifio ; che 
nonfùilVefcouo di Cipro, maun Sacerdo 
te Conftantinopolitano) & concorda mol 
to conil ritratto ; che di quelta Signora fe- 
ce S.Luca,che la uidde,& la ritraffealnatu 
rale. Fù la Vergine Sacratiffima' Mariadi 
mezzana ftatura;di coloroliuaftro ; la fac- 
cia alquanto lunga;gli occhi grandi}titaua 
noalgiallo;le ciglia negre,& arcate;ilna- 
folungo ; &di leggiadra propottione?, la 
bocca piccola,lelabbracolorite;i denti pic 
coli, &bianchi ;icapelli biondi ,oroffi; le 
mani;&idetilonghi.'Tuttoilfuo corpo bé 
proportionato . Erain gran maniera bella 
&gratiofa» Guardaua con molta grauità,&: 
parlauacon non minor fuauità. Maiueltà 


Vergine Maria, 











































27 
di panno colorito,ma d'un folcolore; ufà- 

ua ilberettino fcuro, & fi copriva un poco 

la fronte con ilmanto.Queftaèlafigura del 

laVergine. Alberto Magno dice, chela 

Verginehebbeilfommo, & perfetto della 

bellezza che può trouarfiin corpo morta- 

le, fecondo peròlo ftato di quefta uita, & 

operando tutto quello che la natura può. 

Perche ficome Giefu Chrifto fi bello, fo- 

pra tuttii figliuoli degli huomini, così la 

Vergine, fù trà tutte le donne, & conueni- 

ua che fofle cofì, per effer nata nel mondo 

pertre caufe.Vna fù;acciò che d'effa nafcef 

feGiesù. Lafeconda, perché feruiffe per 

mediatricetrà Dio & glihuomini; Ea ter- 

za,perche d'elfa,più che d'altra creatura pu 

ra;,ò di tutte infieme unita, redondaffe glo- 
riaà Dio. Et prima fi noti; che Dio prouid 

de in quefta unita che non ui foffero trava- 
gli (enza mefcolamento di ripofo . Perche 
itrauagli puri fenza ripofo, fono dell’Infer- 
no; Iconforti puri fono del Cielo; Nella 
terra, ch'è ilmezzo, nè amaro,fenza dolce, 
nè dolce,fenza amaro.Quefta legge offer: 
uò conil fuo figliuolo ; lomandò à paure 
trauagli, gli diede una fedel compagnia, 
ché fù {ua madre,compagnia per il fio effi- 
lio;& peregrinatione. Il primo porto ,'do- 
ue Chrifto fi fermò; furono le uifcere della 
Vergine :Perilnoftro fecondo Adam, mi 
glior paradifo,& più gratiofo,che il terre- 
ftre,nel qualfuil primo pofto. doue ferme- 
ràil piè queto Armellino mondiffimo; fe 
nontrouerà un'albergo tale, comela Ver- 
gine, ilcuifuaue odoredell'anima, & del 
ren pira;& afcendeinfin'al Cielo? Hau 
rebbe eglivoluto guftare il latte d’altra d6- 
na? Non'è da penfarui. Per quefte Poppe, 
è il Banibino,tutte le altre gli hauerian dat 
to'odore di peccato. Etiandio gli Mancaro= 
no palazzi pompolfi ; &lettida campo, & 
non glimancarono lebraccia della Vergi* 
ne;che perlui furono migliori,che la tetti- 
ca d’auolio di Salomone. Macarogli altre 
delitie, manoh il nutrimento fpremuro da 
quelle Poppe Santiffime Verginali. Lo per 
feguita un Herode &1o difende la Vergi- 
ne. Fugge in Egitto tràIdolatri; & nella 
fua compagnia hà la maggiorferua déell'i- 
ftello Dio,che foffe nel mondo . Corti dif- 
piacere doueua ritornare il Signore, è cafa 
neltepo della fua predicatione perùcdere 
ipeccati, &coftinatione de'Farifei,ma que 
fto rincrefcimento temperaua, quando dé 
tro.in cafauedeua la fuafacrata madrejchie 
lo'riceuetia cori dimoftratione di gran'tene 
rezza y&giubilo;nellacrot@nonto puote 
Co 20 alutare, 





Albertus Mz 
gnus li. delau 
dibus Beate 
Marie. 














Cane... 


Prouerb.8. 


s.Reg.20. 


aiutare,perche eglinonuolfe, manel leuar 
lo dicrocelo riceuènelle fue braccia.Que. 
fta familiarità è toccata in quelle parole, 
che diffe la fpofa: Il mio amante è per me, 
&io per lui. Et acciò non paia fintione. di- 
re,chefucreatala Vergine per temperare 
l'amaro de itrauagli del fuo figliuolo , a- 
uuertiamo-che dice Ja Sapientia. Le diletta 
tioni mie fono conifigliuoli de gli huomi- 
ni. Talche, ficomeprouidde Dio à Dauid 
in cafa di Saul, diun Ionata dolciffimo fra- 
tello,& fidele amico,che lo difendeffe, ha- 
uefle protetrione,& confolaffe, Cosìil pa- 
dre eterno in quelto mondo,doueregnaua 
Saul,ch'è il demonio,prouidde al fuo Chri 
fto Dauid, non dilonata, ma della Vergi- 
ne,che n'hauefle protettione, & diffendef- 
fe con la fua diligentia. Era in Ciclo ferui- 
to da infiniti Angeli, interra da uno folo, 
che riceuè in fe le perfettioni di tutti, & fin- 
golari ;in amore, come Serafino, & fauio 
come Cherubino. Dunque fe uogliamo in 
tendere alcuna cofa delualor grade della 
Vergine, confideriamoà che finenacque 
nel mondo. Quado la madre di Moisè uol 
fe gettarlo nel fiume, acconciò bene un ce- 
fto di gilichi,con pece & bitumi, così forte, 
che poftoui Moisè foffe ficuro di non anne 
garfi nel fiume del Nilo.l giunchi né bàno 
nodo,& fono leggieriffimi,che nuotano fo 
pral'acqua , & però fù figura della Vergi- 
ne,poiche l'eterno Padre per gettarnell'ac 
que deitrauagli di quefta uita il noftro mi- 
fticoMoisè,fa lacelta,cioè,crea laVergine, 
& perche la materia furono giunchi fenza 
nodo,di finitro naturale,& dimalainclina 
tione. Nonè huomodicofi.buona, condi- 
tione, chenon habbi qualche peccato; la 
Vergine non n'hebbe alcuno, Il bitume; & 
la peceera la gratia, netta di colpa origina 
le, & attuale , è proprio perla madre di 
Dio;fenza peccato molto bengli haria fer: 
uito . O cofa marauigliofa,con un tiro folo 
uccidere moltiuccelli , Inferuire Chrifto; 
obliga il padre,& acquifta lauolontà del fi 
gliuolo, & adempie per quello, che la do+ 
tò lo Spirito fanto ,, &ci.obliga noi altri; 
poiche per tal occafione fiamo fauoriti da 
Dio. Etquindiuiene il fecondo fine, per- 
che nacque, ch'è l’efere nora anuocata» 
San Bernardo confidera; & dice ancorche 
Chrifto fia mezano; alfine è Dio, è giudi- 
ce; & habbiamo rifpetto diaccoftarci à di- 
mandarli gratie perle tanteoffefe.;;che.gli 
facciamo. Ci fù data per quefto la Vergine, 
ch'è mediatrice cò ilmediatoreProuidde 
in quefto cafo,.Dio alla fua Chiefa,comefi: 


Vita della Sacratifima, 





prouedein Cancellaria di uno Auuocato 
de'poueri: di quefto feruela Vergine. AL- 
l'auocatrice fi richieggono due cofe, una 
che poffa intercedere, l’altra, che habbia 
uolontà . Che.appreffo di Dio poffa,& che 
habbia affeitione a gli huomini ; qualfiuo- 
glia di quefte due,che manchi, n6 farà buo 
na mediatrice. Trouanfiineffa quefte due 
parti mirabilmente, effendo madre di Dio 
& de gli huominifigliuola . L'effer madre 
gli da potentianella cafa del fuo figliuolo; 
& l'effer figliuolagli induce amore con gli 
ifteffi huomini. Appunto come Hefteruicì 
con prudenza del popolo, perche da un la 
to.era figliuola del popolo Hebreo, &dal- 
l’altro fpofa del Rè Affuero . Nell’arca di 
Noè ftaua una feneftra uerfo il Cielo, & u- 
na porta giù a baffo per l’entrata della luce 
difopra,&la porta per gli huomini di fot= 
to. Dirà alcuno ella pregarà folo peri buo 
ni; dico,cheanco pericattiui;perchela d6 
zella Rebecca;non folo diede buon allog- 
giamento ad Eliezer feruitore d'’Abraam; 
malo diede ancora àifuoi Camelli. Haw 
rebbe Dio gettato fuoco nel mondo,fe nò 
haueflimo nelcielo cofi pietofa madre. O- 
gniuolta, che haueua Saul fpirito di furo. 
re Dauid fonaua la fua Arpa. & con il dol. 
ce fuono lo mitigaua, &riduceua intene: 
rezza: Cosìla Vergine fanta uedendo il Pa 
dreeternoinira, piglia.la fua Arpa; che è 
Chrifto; dico fa; perche è fuo figliuolo,& 
laduona; offerendo i fuoimeriti,la fua paf= 
fione,&]a mortesplacandofi per quefto l’i- 
radi Dio, & fi.conuerté in miferitordia; 
Quanto:alla terza caufa dico; che fil crea= 
ta per.gloria di Dio. Sogliono i Dipintori 
fare una pittura, dalla quale abbozzano 
poil'altre;così pareche Dio creaffela Ver 
gine peruna moftra di quanto sà, & può, 

conJa:fua fanta gratia, deue adunque ope- 
rar ciafcuno: la natura fua pergoffa che fi 
fia, & cofihonorerà Dio;animerà gli huo= 
mini,& confonderà i Demoni, E'un fonte 
quefto che corre all'Oriéte;almezzogior- 
no.,&alSettentrione. Conforme à quefti 
trefint, perche Dio creòla fuamadre ;.in- 
tenderemo:comela' dobbiamo apprezza 
re; Inquato, come madre eletta da Dio;fe 
ledeuehonore d'hiperdulia,eftimatione,e 
lodemaggioreche ad altra creatura . Pef 
la. parte;cheuienecome mediatrice;la do- 

uemoferuire, & procurare acquifto-della 
fua uolontà:Perla:parte cheuiene:perglo»- 
ria di Dio;la dobbiamoimitare in effer hu; 
mili,cafti,patienti,& inognicofaubbidien 

ti, Quantoalla feta della PIE IRRFA 

chefi 
















































Sant'Anna, 
| che figliuole 
i hebbe. 





cheficelebra alli uentiuno di Nouembre. 
S'auuertifca, che fù inftituita da Papa Pio 
fecondo, il qual hebbela fedia di San Pie- 
tro l’anno del Signore mille quattrocento 
fefantaquattro. Non chetutta la Chiefa la 
celebrafle; ma permife, che qualliuoglia 
Chiefa,ò perfona particolare potefle cele- 
brarla.Etl'iftefo cofermò Papa Sifto quar 
to, uentiannidopò. Qui mi fouuienedì 
trattare una difficoltà, che appreffo d’alcu- 
ne perfone è grandi, le quali hebbero tàta 
forza appreflo di me, che quello che difli 
la prima uolta, chefi ftàpò la prima parte 
di quefta general hiftoria de Santi, nella ui 
ta di SantAnna, ftampandofi la fecon- 
dauolta , lo paffatin filentio , non perche 
creda, che quello che diffi prima fia falfo, 
ma per liberarmi d'afcoltare parole im- 
portune.La difficoltà è circa diSant Anna; 
madre della madre di Dio, fe hebbe più fi- 
gliuole, & fe furono tutte d'un marito , ò di 
molti. Quel che fi dice communemente;& 
quelch'io diffiè, che Sant Anna hebbe di 
S.Gioachim fuo marito, la VergineMaria, 
noftra Signora,&chemorto S.Gioachim; 
fi maritò la fecondauolta con Salomè, del 
quale hebbe una figliuola che fi chiamò 
Maria Salomè. Et morto quefto fimaritò 
con Cleofà di cui hebbe l'altra terza figli- 
uola dimandata Maria Cleofe: tutto per di 
fpofitione diuina , Maria Cleofe fi maritò 
con Alfeo,& hebbe di lui quattro figliuoli; 
che furono Giacomo ilminore, Simeone, 
&Tadeo, tutti tre Apoftoli di Chrifto, & 
Giofef chiamatoil giufto,che fù difcepolo 
fuo: Maria Salomè; fimaritò con il Zebe- 
deo,& hebbe dilui duefigliuoli : che furo- 
no Giacomo ilmaggiore; & S.Giouanni; 
ambidue A poftoli.Contra di queto fcriffe 
un Trattato Giacomo Fabro dottore Pari 
fienfe,nelquale afferma,che Sant Anna,fo 
lohebbe per figliuola la madre di Dio :& 
perciò nega chela Vergine haueffe forel- 
le. Dice di più, chegli A poftoli , i quali il 
fanto Euangelio chiama fratelli di Chri- 
fto;per effer figliuoli di quelle, chechiama 
forelle della Vergine,non furono cugini di 
Giesù Chrifto , ma parenti fuoi , in grado 
più lontano: come fù Elifabet, madre di 
Gio.Battifta.Ma innanzi che io pafli più ol 
treuoglio dire come quelto ifteffo auttore 
Giacomo Fabro fece un'altro trattato de 
Triplici Maddalena, nelqual vuol proua- 
rechefurono tre Maddalene,una peccatri 
ce,l’altra forella diLazaro, & Marta, &la 
terza quella, che unfe i piedi di Chrifto in 
cafa di Simeone leprofo cinque giorni ava 


Vergine Mania. 29 


















































ti della fua morte. Et ancorchecirca di que 

fto uifiano pareri di graui Dottori, che uo- 

gliono effer ftate due le Maddalene. Vna 

peccatrice, & l’altra fanta, ma quello ch'è 

certo, & riceuuto perla Chiefa, conforme 

all'officio che fa di quefta fanta è, che fù u- 

na fola Maddalena; prima peccatrice, & 

poi fanta;perche celebrando la fefta d'una 

fola,& dicedo cofe che alla peccatrice toc- 

cano, & altre alla forella diLazato, quin- 

di pare che intéda efferne (tata una fola,& 

non due;& molto meno tre;come il Fabro 

diffe.Ancorch'io intefi dauna perfona gra Il Dottor Or 

ue,& diuerità, il qual riferì che ritrovando tiz curato del 

fiinuna conuerfatione di molti letterati, F9*P988"- 

l’iftefo Fabro hauendo nelle fuemani un 

paro d'occhiali incauati, che pofti auanti 

gliocchi fanno d'una cofamolte ; diceffe: 

queft'occhiali doueuo hauere avanti, quan 

do affirmai,ch'eran tre le Maddalene;Tal- 

che moftrò in quefto fentire altra cofa ef- 

fendouecchio;di quello,che fcriffe mentre 

fù giouane, Ne uoglio dire quello,che del 

medefimo Fabro afferma il Canifio , che Canifius de 

hauendo detto S. Giouani Euagelilta effer Beata Vergi- 

ancor uiuo, è che uerrebbe à predicare cò REI. 

tra Antechrifto in compagnia di Elia, & per cecinit pa 

Enoch, firitrattò di quefto, dicendo ch'e- linodiam in 

ra conforme all’Euangelio il dire,che mor SES 

fe;sSarebbe (tato bene che haueffe fatto l’i- LANE 

fteflo in quefto , che tocca di Sant'Anna, 

perche ui fono cofe che paiono errori ma- 

nifefti; come direche la madre di Dio non 

hebbe forella alcuna, poichegli Euangeli- 

fti, &particolarmente San Giouanni dico 

no, che ftettero inlfiemealla Croce neltem 

po che Giesù Chriftofpirò , fua Madre, & o 

le forelle di fua madre , Maria Cleofe, & 

quado nella facra ferittura;fi dice una cofa 

chiara come quefta,& né ui fia altro,che lo 

contradica, n6 ui è bifogno di altra ifpofi- 

tione, ne ricercare in che modo s'accordi 

l'uno con l’altro.Fà métione S.Matreo de i 

fratelli di Chrifto; giàfisà, & è articolo di 

fede, chela madre di Dio n6 folo non heb | 

be altro figliuolo legitimo , fenon Giesù Vi 

Chrifto,mache auiti,& doppo;che lo par- Di 

torì fù Vergine.In quefto cafohauemo da 

intédere che quelli fichiamano fratelli di 

Chrifto, perche erano cugini fuoi , & i pa- 

renti inquefto grado , òzio, & nipote, fi i 

chiamano fratelli ; & per effere così A- 

braam, & Loth fi chiamano fratelli, come 

fiuede nel Genefi. Ma nefluna contradit=. Genefs 13. i 
wi 
| 


Match, 12, 


tione, nè difficoltà è nella fcrittura chela 

madre di Dio hauefle forelle: Et però quel 

luogo di $. Giouanni shà da intendere co- 
A me 



















4 


ce 


£ 


LA 
Li 
Pi 


TESS 











1.Tim.j. 


30 Vita della Sacratiffima 


mefuona, &nelfenfo, che fi può chiamar 
una, daun’altra forella . Etil negare che 
lamadre di Dio haueffe forelle pare ma- 
mifeftamente contrario all’Euangelio, & 
però, nonsò perche più trattar di quefto. 
Etche l’haueffe della maniera,che s'è det- 
to,maritàdofi Sant'Anna tre uolte,fihà da 
vedere. AlFabro pareche nonfofte coli, 
l'uno perche dice, che non è conuenien- 
te aduna matrona cofì cafta ,& coli fan- 
ta come Anna, maritarfi tante volte ; & 
pare che gli fia nota di poca honeftà, & 
che da quefto poflino pigliare eflempio 
l'altre ueddue di far il medefimo,& fpecial 
mente,che San Paolo fcriiendo à Timo- 
teo riprende, & ammoniffe che fi fugga il 
trattare conuedoue, che uiolarono la-pri- 
ma fede.Et però moftra che non gli piacci 
noimatrimonij reiterati, Oltre di quefto 
dice; che Sant'Anna era fterile, & fù mira- 
colo grande concepire la Sacra Vergine, 
perilche nonbene ne feguita che hauefle 
dopo altre figliuole,maffime efsendo mol 
to uecchia.A quefto fi aggionge,chelema 
dri,che concepirono effendole ftato an- 
nontiato primailparto, fendo ferilinon 
hebbero doppo altri figlioli, comefiue- 
de nelnafcimento di Ifaac,&di Giovan: 
ni Battifta , che non hebbero ‘fratelli da 
parte delle loro madri. Dice di più che 
chiamanouno dei due mariti, che glidan- 
no dopò di Gioachim, Salomè ; & che 
quefto nome non è dhuomo, ma di don- 
na.Perche dice San Marco, Maria Madda 
lena, & Marialacobi, & Salomè compra- 
rono gli unguenti per ungereil corpo di 
Giefù Chrifto sche era nel fepolcro . Tal 
che chiama Salomè, una delletre fante d6- 
ne, che andorono ad ungere Chrifto : dun- 
que non era huomo. Et finalmente dice, 
che Simeone , uno de i figliuoli di Matia 
Cleofe, che fù Vefcouo di Gierufalem do- 
po il martirio di San Giacomo il minore, 
fecondoilc6to di Eufebio , deglianni che 
haueua quando morfe ancora egli martiri 
zato, (per commandamento di Attico huo 
moconfulare, regnando Traiano) inuna 
croce;uiene ad hauere ùndeci anni più,che 
Giefù Chrifto perilche cuidentemente(di 
ce ) fiproua, che non fù ne può effere ne- 
pote di Sant Anna,poiche effendo la Ver- 
gine noftra Signora;dua figliuola maggio- 
re,& hauédo hauuto di quindeci anni Gie- 
sù Chrifto,la madre di quel Simeone; an- 
corche foffe nata un'anno doppo -della 
Vergine nerifulta, che di tre annil'haueua 
da partorire, poiche n'haueua undeci di 


MORE Pr fi IR VS IGIENE SA ir 


più il Saluatore, perilconto:di Eufebio cò 
me fi è detto. Quefte ragioni (fe però meri 
tano chiamarti così) di Giacomo Fabro 
per prouare, che Sant Annnanon hebbe 
altra figliuola,che la Vergine; ò che alme= 
no non fù maritata tre volte & quelli, che 


l’inrenderanno,&nonle confiderano, an: 


derino dietro a quelle, &le parerà molto 
male, che fi dica cofa fimiledi Sant'Anna, 
&louorranno caflare in qualfiuoglia luo: 
go,che lo troueranno fcritto. Io procurerò 
didare adintenderelaforza, chetengono 
gliargomenti del Fabro )&/lafciarò al dif! 
creto lettore,che giudichi, fein quello;che 
diffe hebbe ragione, & feui farà alcun’incò 
neniente, chediS.Annafidica; che fà tre 
uoltemaritata;d'onde fi vegga,che ui fia c6 
traditione in quelto,che dilei fcrivono gra 
uiautori,ò che deroghi à la fua auttorità,& 
honeftà. Et per quefto addurrò dalla mia, 
&mi feruirò d'una Apologia, che fece con 
tra Giacomo Fabro un molto dotto mae- 
ftro in Teologia y & profeflore d'effa del- 
l'ordine di S.Dominico;,chiamato fra Bal 
tafar di Soria, Spagnuolo, & refidente in 
Saragola. Dice adunque il Fabro chenon 
era conveniente. di Sant Anna'il maritarfi 
rantéuolte'che pare fia notainlei di poca 
honeftà  & che ‘poffino pigliar efempio 
da lei l'altre vedoue'per far l'ifteo, dico 
che'Abraameradi cento. trenta fette anni, 
quando morfe fua moglie Satta; &haue- 
va già due figliuolifaac, &1fimael; & dice 
la fcrittura), (che. fimafitòicon:Cetura; & 
hebbecon'effa figliuoli, &nefluno perciò 
lo riprende, anziè lodato;facendolo come 
fi preflume chelo fece) per commandamen 
to di Dio.Etè regola generale di moltiìdor 
tori facriche:quando uedremo j che alcun 
Santo;&amico di Diofàcofa} chein fe néò 
paia conuericuole, dobbiamo’ prefumere; 
che fù'per particolat ‘infpiratione di Dio. 
Etl'efempioèin$.Apollonia, cheftando 
icarnefici permetterlavinuna; maffa di le- 
gne accefe, ma fitrattennero;in' farlo; el 
la da femedefimawui fi gettò:dentto, & mot 
fe; ilche è cerro eflerftato per'particolarin 
fpiratione di Dio, poichela Chiefa cele. 
brailfuo martirio, & latiene per:fanta:S4 
fone fiammazzò, & S.Paolo lo mette nel 
catalogo dei Santi,nell'EpiRola, che forift 
feà gli Hebrei; perche hebbe infpiratione 
da Dio difarlo.. Quefto molto più chiaro 
fiuedenel patriarca Abraam,che mai pare 
chefinà pienolaudato,per quelloche.iiol» 
fefate di facrificaril fuo figliuolo; & Iepre 
viene riprefo perchefacrificò la fua figlino 

la.Et 


INIT SII Ro i TA LES a Agr 
































































Fù impreffa 
quefta apolo 
gia in Saraga 
fa l’anno mil 
le cinquecen= 
to uintiuno, 
in lingua lati 
ma 


Genef.17. 

Si dice, ch’e- 
ra Abraam di 
céto anni, qit 
fimarito, & 
Sarra era di 
nonanta , & 
nel cap.23. fi 
mette la mor 
te di Sarra di 
céto uentifet 
teanni , Era 
dique Abraî 
di centotren= 
tafette.. 


Veggafi lauto 
ta di fanta A- 
pollonia è 9 


di Febraro. 


AdHeb.x 


Genef.22. 


Iudic.a. 


CONT LZ ISO AT 


Concil Ni- 
cen.cap.8. 


r.Timot. 5. 


A&uum 7. 
a. Timot.$. 


la. Et ilpuntodi meritarlo ò nò, confi- 
fte che Iepte facrificòla propria figliuola 
(fecondo alcuni) per il fuo proprio pa- 
rere , fenza havere dalla fua parte quel- 
lo di Dio; & Abraam uolfe facrificare 
il fuo figliuolo , perche glielo comman- 
dò Dio. Dimaniera che l’eflere ftata An- 
na fantifima donna, fipuò prefumere, 
che il maritarfi tre uolte ; già che dicia- 
mo , che in lei non conueniua , elfendo 
per particolare infpiratione di Dio, & 
commandamento che lo facelfe j.deue 
etere anzi lodata che biaflmata. Quanto 
più che il fecondo è terzo maritaggio in 
fe nonèmale; anzi furono condennati per 
heretici nel facro Concilio Niceno , un 
Montano, & altri, cheloatfermauano; di- 
cendo, che le feconde nozze erano ille: 
cite, & che ftaua male. Et fe San Paolo 
configlia il fuo difcepolo Timoteo, chefi 
allontani di conuerfare con nedoue, che 
fi tornarono à maritare; & ci nerendela 
ragione, perche uiolarono la prima fede, 
nelche pare chenon lodi fimil fatto, che fe 
bene fi intende l’intentione delifacro A- 
poftolo, comel'intenderà chi confidera- 
rà il propofito; perche dica quefte paro: 
le; uedendofi che in neluna maniera ri- 
prende , ne tiene per male che le uedo- 
ue fi maritino. Si ufaua nella primitiva 
Chiefa in tempo dell'A poftolo San Pao- 
lo, quando alcuna donna uedouaua, mo- 
ftrando gran rifentimento per-là morte 
del marito ; ‘che fe n'andaua è gli Apofto- 
li,& gli daua moftra di uoler perfeuèra- 
reincaftità tutto iltempo della uita fua; & 
effere Religiofa,& loro lariceucuano, & 
gli affignauano un’ordinario delcommu- 
neaccioche fi foftentafle;.& infieme con 
quefto facena uoto , ò almeno «dava la 
fua fede, &fiobligaua di uiuere religiofa- 
mente tutta la fua uita, effercitandoli nel- 
li effercitij fanti, come tocca l'Euangelifta 
San Luca nel libro de. i fatti de gli Apo- 
ftoli, &l’accenna San Paolo, fcriuendo al 
fuo difcepolo Timoteo, che foffe elemofi- 
niero con i pellegrini , che lauaffe i pie- 
di à i poueri , che confolaffe i tribolati, 
& fieffercitalfe in ogni buona opera. Paf- 
fando alcuni giorni ‘effendofele afciuga- 
teléilagrime fparfe peri fuoi mariti mor- 
ti, & ftracche di dire orationi, & digiu- 
nare; lafciauano quella uita ; & fi rimari 
tauano Da quefte dice l’Apoftolo San 
Paolo a Timoteo, che fi allontani, & ne 
dà la ragione perche uiolarono la prima 


Vergine Maria. 







































3I 

fede, non quella del primò matrimonio‘ 
chegià fi eltinfe ; & finì con la morte del 
marito , come afferma il medefimo A- 
poftolo San Paolo dicendo fe morirà il 
marito ; libera refta la donna dalla leg- 
ge del matrimonio , ma non già di quel- 
la che diede alla Chiefadi uiuere religio- 
fa. Etmai San Paolo haurebbe riproua- 
tole feconde nozze; dando egliper con- 
figlio alle uedoué gionani, che fl mariti- 
no, come appare quando diffe feriuendo 
al medefimo Timoteo :. Voglio , che le 
uedoue di poca età fi maritino: Et feri- 
uendo à i Corintij, parlando con le: gio- 
vani, & uecchie dice che come non fofe- 
ro entrate nella Religione, & Profeffato 
quell’inftituto fe fi uoleffero maritar fi ma- 
ritafflero. Che meglio era ( dice) mari- 
tarfi , che abbrucciarfi .. Ecco adunque 
dichiarato l'intento di San Paolo, & co- 
me non'è contrario à imatrimonij di San 
ta Anna; & quando verremo à verificare 
l'età che haucua neltempo che'fimari- 
tò uederemo che fia più tofto in fuo fa- 
uore, perche non era vecchia, ma fterile, 
comeidice il Fabro; & è un'altro fuo in- 
conveniente, & è!che miracolofamente 
concepìla Vergine, & che per il medefi- 
mo non fi deue dire 3 che haueffe altre fi- 
gliuole, à quefto rifpondo,che:nonètan: 
to ‘certo effere mancamento di-non 'con- 
cepire in Sant'Anna 4' poffibile era, che 
San Gioachim foffel'occafibne, & benfi 


uede'una donna maritata Conun' matito; 


&non partorire , & maritarfi doppo con 
un'altro, & partorire'j ma concediamo 
ché fofle fteriler Sant Anna, non ne fe- 
gue, cheper efler:ftata fino:che concepì 


la facrata Vergine ; doueffe effere dop- 


po; &lafterilità‘cefsò in lei nella prima 
Concettione, & reftò atta per l'altre, fen- 
za che foffero miracolofe , come la pri- 
ma. Miracolo grande fù di Dio il rifuf. 
citare Lazaro, & rifufcitato non per'imi- 
racolo mangiaua , dormiua, & parlava, 
manaturalmente; & fe Sarra, che fù fteri- 


le non partorì altriche Ifaac, &Sant'Eli- 


fabet fù fimile, che non partorì altri che 
Gio.Battifta, quefto auuenne, perche non 
folo erano fterili,ma uecchie;& ancorche 
gli leuaffe Dio la fterilità,reftò la uecchiaia 
in cafa ;‘& per quelto non concepirono 
più. Etdiquà uenne, che ad Annamadre 
diSamuel, cheera fterile;Dio gli diede un 
figliuolo, & gli leuòlafterilità ; &perche 
era giovane; hebbe dopo cinque figliuoli; 
Dice 





1. Timot. s. 


1.Timot. 7. 


1,Reg.r. 
1.Rceg.2a, 








Matth.27. 


D.Chrifof & 
Theop.i Mat. 


DiceancoraFabro,che il nomediSalome 
chedanno aduno de imaritati diS.Anna è 
didéna, &adduceà propofito quello: che 
dice S.Marco, Maria Maddalena, & Maria 
Iacobi,& Salomè cépratono unguenti per 
ungere Chrifto nel fepolero. A quefto: ri- 
fpodo, che ilnomedi quella,chechiama Si 
Marco,Salomè,era Maria,& per nò mette 
retreuolte un medefimo nome, hauédone 
dette due, lachiamò cò il nomedel padre, 
&'per l’ilteffo S.Matteo feriuendo i nomi 
di quelli che fi trouarono alla morte di 
Chrifto fuoi conofcenti, hauendo. nomina 
to Maria Maddalena; & Maria madre di 
Giacomoil minore, & di Giofef, per non 
mettereun’altra uolta Maria andò giran- 
do, & diffe, che ancora ftaua iui la madre 
dei figliuoli di Zebedeo.. La quale dicono 
S.Gio.Chrifoftomo, & Teofilato,ch'era l’i- 
ftefa, che San Marco chiama Salomè . Et 
Origeneche era madre di Giacomo il mag 
giore, & diSan Giouanni, A quanto dice 
di Simeone ch'era figliuolo d'una di quefte 
forelle della Vergine, & fecondo il con- 
to di Eufebio haueua undeci anni più di 
età che Chrifto, & così non fe gli poffo- 
no dar à fua madrefenontre anni, quans 
do eglinacque. Dico che non folo il Fa- 
bro,ma alcuni altri auttori antichi s'ingan- 
narono, parendogli che Simeone Velco- 
uo;che fù di Gierufalemjdopò S.Giacomo 
ilminore,era cugino di Chrifto , & fratel. 
lodelmedefimo S.Giacomo il minore,co- 
meinuerononfi, anzi nel nome è un'al- 
tro:poiche uno è Simeone,& l'altro Sim6: 
Simon fù cugino di Chrifto,figliuol diMa 
ria Cleofe, & uno de i dodeci A poftoli di 
Chrifto, Et Simeone fù figlinolo di Cleo- 
fas, fratello ( fecondo che alcuni dicono.) 
di S.Giofef, fpofo della Vergine, & fù fecG 
do marito di S.Anna:dellaquale anco dico 
no altri,che fù figliuolo di Simeone, & per 
eflere del lignaggio di Dauid,& chriftiano 
lo martirizò Attico huomo confularein té 
po di Traiano, di età dicento uenti anni. 
Et che haueffe undeci anni più. di Giesù 
Chrifto , è poco al propofito, non effendo 
figliuolo d’alcuna delle forelle della Ver- 
gine, ma fratello di Maria Cleofe; & zio 
del medefimo Chrilto. Intendo che à foft 
ficienza fiarifpofto è quello cheil Fabro al 
lega in fuo fauore, & chenèlui,nè altri;che 
pigli il fuo detto, può prefumere dirompe 
re, & fciogliere i maritaggi, fpetialmente 
cofi fanti, Talche abbattuto il fondamento 
contrario ,& allegandofiil commun pare- 
ré di molti, che trattano quefta hiftoria, u- 


Vita della Sacratifima 


node iqualiè S.Tomafo; allegato perlo 
auttore; che repilogò le fue Tauole,&rl'al 
tro Haimone Vefcouo Alberftatenfe, aut- 
tore grauc, &anticofi potrebbe bene dif 
fendere & credere,che S.Anna maritando 
laifuoi padri (comeera coftumetra gli He 
bréi) giouane fi che haueffe quindeci an- 
ni,tin'alli trentacinque,fù fterile; Dunque 
concepì, & partori di S. Gioachimla ma- 
dre di Dio;ilterzoanno morfeGioachim; 
& fi maritò con Cleofa,& hebbe di lui una 
figliuola, chefichiamò Maria Cleofe,la- 
quale maritò con Alfeo,& hebbe di lui 
quattro figliuoli, Giacomo il Minore , Si- 
mone, & Giuda Tadeo A poftoli di Chri- 
fto,& Giolef il giufto,difcepolo fuo.Effen 
dodi quarantanniS.Anna, morto Cleofa 
fi maritò con Salomè, & hebbedi lui un'al 
tra figliuola,che cofi per rifpetto della pri 
ma,comeanco della fecodala chiamò Ma 
ria,&lamaritò c6 il Zebedeo, & di lui heb 
be due figlioli, Giacomo ilmaggiore,& S. 
Giouanni : ilquale ancorche fofle il mino- 
re deinepotidi S. Anna non contradice à 
quello che di lui fi afferma, che haueua tre 
annimenodietà, che Giesù Chrifto : per- 
che fua madre Maria Salomè, fù poffibile 
maritarfi diundeci, ò dodeci anni,& hauer 
dipocapiù età Giacomo ilmaggiore,& 5, 
Giouanni per figliuoli,& felatacrata Ver 
gine ellendo maggiorin età, fi maritò più 
tardi fendodi quattordeci anni, lo causò il 
uoto, che fece-di paese verginità; & il 
trattare fopra quello, che fi farebbe circa 
d’eflo, i dotti dellalegge. Di forte, che S. 
Annahebbe feinepoti, dalle due fue figli- 
uole cioè Maria Cleofe,& Salome;& fono 
quelli.che nell’euigelio fichiamano fratel 
lidi Chrito.elsédoicinque Apoftoli fuoi, 
& l’altro difcepolo delli fettantadue chia, 
mato Giofef il giufto,che fù quello,cheen 
ttò in fortecon S.Mattia, & reftò fenzala 
dignità dell’Apoftiolato, ancorche fempre 
contitolo di Giufto+.Dimodo, che à que- 
fto conto innanzi che S.Anna hauefle fini- 
to quarantadueanni,haucua giàletre figli- 
uole dalli tre mariti:& ciò fenza alcun biafi 
motràgli Hebrei,pereffercofa ufata trà di 
loro di maritarfi coli prelto, quando mo- 
riuano alle uedoueimariti: delche ui èl'ef. 
fempio in Abigailmoglie di Naul Carme 
lo, &in Bethfabe moglie di Vria,che furo- 
no ambidue di Dauid, &.c6.l'una fi concor 
dò il maritaggio quado fù madato à còdo 
lerfi dellamorte benfrefca del fuomarito; 
&con l’altracragiàtanto, che fi maritò , 
che fihebbe per figliuolo di Dauid il con- 
certo 


tea a a e, 


RA 


RP Ut e 



























































To tabula S. 
Thom. uerb. 
Anna, 
Haymon lib, 
2. rerum mes 
morabilium » 
Cap.3. 


ASTE 





cetto d’'adulterio , che fù occafione della 







Vergine Mana. 33 


Giesù Chrifto . Sicelebrala fùa mortéalli 


morted'Vria Eteffendol'intentionetanto uentifei di Luglio. 


fanta di S.Anna d'hauer figliuoli,& perau- 
uentura importunata dai fuoi parenti, & 
come sè detto che è il principale,infpirata 
da Dio, acciò uafceffe di lei tanto buò frut- 
to, comefuronoifuoinepoti, nonsò, per- 
che debba parermale ad alcuno che fima- 
ritafetre volte. Con tutto ciò fenz'athrma 
re, ò negare itre maritaggi di fanv'Anna, 
purche mi f1 conceda, che lamadre di Dio 
habbia due forelle legitime, ò fia di padre, 
ò fia dimadre, & che dell'una fiano figli. 
uoli Giacomo,& Giovanni, & dell'altra, i 
quattro già nominati in modo, chefiano 
cugini,figliuoli di forelle di Chrifto: Acciò 
pofsano chiamarli fratelli fuoi, come il fan 
to Euangelio lichiama; con quefto micon 
tentarò,& abbafferò la telta, fenza più con- 
traftare,nè contradire a quello;ch'altri dif 
fero: perche folo quefto è quello,ch'io pre 
tendo. Neuoglio lafciare di dire. de i due 
Patriarchi fantifimi, Padri della Vergine, 
S.Gioachim, & S. Anna,alcune lodi, poi 
che d'effifonotanto degne:& fpetialmen- 
te dellafanta Matronache hebbe nelle fue 
uifcere quella;che portò nelle fue il Reden 
tor delmondo, Dio, & huomo uero. Peril; 
che in quel modo;che dicémo della Vergi 
ne facratiffima,chehàin fetante gratie, & 
è tanto grandeilfuo ualore,& merito ; che 
fi preggia Dio di tenerla permadre, coi 
ancoranellamedefima Vergine,li preggia 
fendo madredi Dio, d'hauer S.Anna per 
madre: &ilmedefimo Dio , d'hauerla in 
quanthuomo iper Aua,perilfuo gran me- 
rito,perilfuo nalore,&t molte. nirtù; che nò 
furono poche, nedi bafso;grado. Poiche fi 
uede effere l’acqua più pura; quanto più 
firaccoglieinfiemeal fuo fonte ; cofiS.An 
naraccolfe in fe le uirtù con maggior puri 
tà,&in più altogrado, fendo piùn nume- 
ro,per effere più unita al fonte di efse, ch'è 
Giesù Chrifto, ftandolei nella terza cafa 
di Dioefsendola fec6da la madre di Dio. 
Etfela fucina douefilanorò talgioia , co- 
mela madre di Diofù ditanto merito; & 
valore; l’artefice,che filil gloriofo Patriar- 
ca San Gioachimdi grarualore,&merito 
farebbe. E ben cofa ida credere; che cofi 
luno,come l’altro, glitenga Dio nelcielo 
in luogo: eminentiflimo . Il Martirologio 
Romana; Viuardo; & Beda; alsegnamo la fe 
fta di San Gioachimalli uentitre di Marzo. 
Di Sant'Anna fi:dice ; che morie doppo 
haueruifto nato-di un'anno!il fuo nepote; 


è doll 








CAPITOLO SESTO. 


Dello Sponfalitio della Sacrata Vergine 
con San Guofef: 


AME *XK* CK * Co? =: 


ZEOZZAZZZAZ4ZAA - 


), Giouanni nell’Apocalifli; l'in 
fa" nitare dà nozze fuole eflerc'otti» 
cio dei padri delli fpofi,&in mancamenz 
tolorofe nonuifoffero, fuole ilmedefimo 
fpofo chiamar gente, chel'honori, Dun- 
que che mifterio è, che dica San Giouanni 
che chiamalagente à nozze, & n6 affegna 
ipadri dellifpofi,nel'iteffofpofo s Mà fos 
lo dice; lo fpirito , &la fpofa chiamano. 
Ghenozze fon quefte? Che fponfalitij:{0- 
noquefti? Ancorche.ilfacro Euangelifta 
l’intende come l’intendono 1 fanti. dello 
{ponfalitio:di Chrifto; conla chiefa fua:fpo 
fa,smolto.à propofitouiene ad intéderfi del 
{ponfalitio della facra Vergine;con S.Gio 
fefiiqualinonichiamano i padri dellifpofi 
alla fefta,perche nonglihanno,ne chiama 
nolo fpofo, ch'è San Giofef; malo fpirito 
fanto,&1a fpofa, ch'èla facra Vergine:per 
che fe ha da hauere figliuolo, &come Fha- 
uerànon farà peropera dello fpofo Gio- 
fefima dello Spritosato.Talcherefta efelu 
folo fpofo;pchefebene faràegliuero fpo 
fo della Vergine,nonui haueràfendilno- 
mefolo; Slo Spirito fanto (per lacuiope 
ra hà da concipere la fpofa, che è lafacra 
Vergine)& ella infieme fono quelli; chan 
no il nome »&anttorità; Etperciò dice S. 
Giouanni,ch'effi chiamano; che glihono+- 
ri. Il Beato S.Gieronimoneltratrato, che 
traduffe dîHebreo in.latino della natiuità 
della 

































































































































34 


Il Surio atte- dell 


a Vergine, &un Germano Arciuefco- 
ita gito Ger 


uo di Conftantinopoli,& altri auttori,dico 
i di, a: no, cheeffendola Vergine di quattordeci 
| anni,in compagnia d’altre donzelle(come 
fi è detto)nel tempio di Gierufalem,cauan 
dofi di tà le fanciulle per maritarfi, per or- 
dine del fommo Sacerdote, prefupponen- 
doegli,che la facratiffima Vergine Maria 
| ufciffe ancoralei,& fi maritalfe;ma ella dif 
| fe,che nonfi uoleuamaritare perhauer fat 
to uoto, & offerto è Diola fuauerginità. 
Quefto fu cofa nuoua al sémo Sacerdote, 
& adaltri, c6 cui egli la c6ferì:perche tutte 
I Je done in quel tempo defideranano di ma 
+ JI ritarfi, & hauer figliuoli, & quefto perche 
è fperauano, che doueua nafcere da:quel po 
polo un gran Profeta, Meflia, &uniuerfale 
Redentore di tutti, & ciafcuna pretendeva 
di poter hauer in ciò parte, ancorche non 
fulle fua inadre, almeno effer propinq ua 
aluiin fangue.-Etda quefto auuenne, che 
Anna madreche fu dopo di Samuele, face 
ua atui molto fconci neltempio ; onde fù 
riputata da Heli facerdote per vbbriaca; & 
era per l'anfietà di hauer figliuoli, & da 
quo procedeua che lafigliuola di Iepte, 
imandaua rempo per piangere la fua uet 
ginità , quando fuo padre per finite ilfuo 
uotouolfe facrificarla. Etlaproua di Thav 
mar per congiungerfi con il fuo fuocero, 
fingendofimala donna, mada quefto iftef 
fo rifultaua. Dunque dicendo la Vergine, 
che haueua fatto uoto di Verginità, come 
IR] cofa nuoua,causò che il fommo Sacerdote 
I coniletterati, Scribi, & Farifei fiunirono) 
| perrifoluere ciò che fi doueua fare. fopra 
quefto cafo. Et dopo molto beneueatilata 
la caufa, &nonrifoluendofi,retò la termi 
natione da farfi perilgiorno feguente. Ma 
fucceffe che la notte feguente; fù fatta riue- 
latione ad uno d’effi;chela uolontà di; Dio 
erachèla Vergine fi fpofaffein queta mas 
niera: Chetnttigli'huominida maritarfi, 
del lignaggio di Dauid, d'onde lei difcéde 
ua,fiuniffero neltempio un giorno‘diputa 
to, doue ciafched'uno ftando infieme te- 
neffe in mano unauerga:&che quellonel 
le cui manilauerga fioriffe, fi maritaflecò 
quefta Signora. Tutto;ciò fi fece, la ner- 
ga di S:Giofeffiorì;&ui aggiongonò alcu 
ni,che difcefeuna Colomba dal Cielo & 
che fi posò fopra la uerga fiorita. Furono 
fubito fpofati la Vergine. & S.Giofef, & fù 
traloro uero matrimonio.Etancorche tut: 
tiduc haueffero fatto uoto diuerginità per; 
petua;nò fecero perciò. cotra d'effo,perche 


s.Reg.I. 


prsri Iudic.ae 


Gene£38a 


Vita della Sacratiffima 





comedice Ricardo , non firichiedeperla 
perfettione del matrimonio il confentimé 
to in copula carnale,ma implicitaméte;& 
fotto còditione, fe il c6forte le dimadaffe; 
&fe Dio n6 còftringeffe, fi lafciaffe l’obli- 
go del pagarlo; & però la Vergine non fi 
pofe a pericolo di far contrail fuo uoto; 
per effercerta perinfpiratione diuina;che 
il fuo fpofo Giofef non le doucua darcim 
pedimento per quefto, poiche anch'egli 
haueua fatto l'iteflo uoto,ancorche fecre- 
to,& dentro dell'anima fua. Menò S, Gio- 
fef lafacra Vergine fua fpofa à Nazareth, 
luogo doue eglinacque, &latèenne alcuni 
giorniincafa fua , come dice S. Gio,Chri- 
foftomo, fenza che celebrafele fue nozze pomil. 4. in 
finche paffalfe certo tempo.Nelqual affet* Math. 
ma S.Anfelmo, &lo prova Raulim in um D. Anfelm.in 
fermone, chei fpofi facevano ifperientia Rime: 
dei coftumi; & conditioni delle loro fpo® &is,fer.de ui- 
fe,fegli difpiaceuano,fi feruiuano d'un ri- gilia natalia 
medio, che(fenza effere lecito)gli era con "Mero 15 
cello per la fua durezza, come diffe per fua 
boeca Giesù Chrifto;& lo riferifce S.Matx Matth.19. 
teo, di dargli il libello del ripudio; lafcian- 
dole ; ancorche foffe confiimato ilmatri- 
monio,alcuni de quali,quandolelafciana 
no, publicauano ifuoi mancamenti , & la 
caufa perche ciò faceuano; altri lo taceua- 
no;& pare,che fi conformi quefto,'c6 quel 
lo che diffe San Matteo; ma fi dirà prima 
di Giofef,che uedendo grauida la fua {po 
fa,uolfe occultamente lafciarla;& non pas 
lefare la caufa, perchelo faceua. La facra 
esc in quefto tempo fcoperfe al fo 
fpofo, com'haueua fatto uoto di uerginità; 
fec6do che dicono Abdia; & S.Agoftino; p.Aue.ihda 
& glidifsetali,&tàte cofeinlodedella ca- nuptijs. 
ftità , & ftato Verginale, (comequella,che 
fapeuabé dirlecò eflercinfieme; ilche è Si 
Giofefifimoltograto intenderle, perhaz 
ueregli fatto fimiluoto;come s'è detto; & 
l'andarfi à porre con la uerga; trà quelli 
del fuo linaggiofiprefume, chè.fài dsforza 
to dai Prencipideifacerdoti,ò peruolon- 
tà di Dio)che ficontentò facilmente il fati 
to Patriarca &chetutti due rinouaffero il 
uoto fenza conditione alcuna}: Tomafo 
dice cheinnanziche la Vergine fifpofafsez 
femprehebbe:intentione di c6feruarfi uet 
gine:&cheil uoto fù, lafciandoloalla uo! 
lontà di Dio: ma fubito:chefifposò fecè if 
uoto conil fuo.fpofò..Dimaniéfa chemai 
confentì nè in copula; nèconla fua voloni 
tà interiore. Prima che paffiamo'più oltre 
ènecelsario cheuerifichiamo; chifofseSì 
Giofef + 


D.Chrifoft 


D.Tho.3.p.q 
2 8.aIt1+4> 








Giofef, & fe èuero quello che di lui s'è det- 
to, che fofse Vergine, & che diconoi fanti 
fopra quefto, Il dottiffimo Lippomano 
Vefcouo di Verona feceundifcretotratta- 
to circa di quelto, dalquale fi raccoglierà 
il più,che quàfitratterà. Dice dunque que- 
fto auttore, che fia fententia di S.Gio.Chri 


Quefto Trat 
tato è nel 7, 
tomo. fol.33. 
Egefip. de Ex 
cidio Hiero- 
folimitano. 

Eufeb. ecclef 
hift. lib.2.0.1. 
Hilar. fuper 
Matth.c.1. 


altri 


fe, éz.d° 


Ambro. in e- 
pift.ad Galat. 
Cap.I. 
Theop.i Mat; 
62p.13; 
di Giofef generati di una donna maritata 
prima con Cleofa,fratello fuo defonto:c6 
Ja quale per adempire quello, chela legge 
commandaua, nò hauendo figliuoli di fuo 
fratello;fi maritò, &hebbe quattro figlio 
li,& due femine,Maria,che fichiamò Cléo 
fc perragiion del fratello di Giofef morto, 
della qualèfecondo la legge era figliuola, 
& Salomè. Quefto è il parere degli autto- 
rigià nominati, i qualiancorche qual fi uo 
glia cattolico deue ftimare & riuerire per 
Ja loro fantità, & dottrina,tuttauia in que- 
fto particolare dice il Lippomano,maimi 
piacquero ; anzi infino alla morte farò di 
cotraria opinione,fin tàto però chela Chie 
fa Romana altra cofa non determinarà, ò 
conragioni più forti non mi conuincerà al 
cuno;acciò muti propofito. Il mio parere è 
(dice) & lo credo fermamente & cofi lo 
confeffo, che il Beato S.Giofeffpofo della 
madre di Dio, fù Vergine & fi mantenne 
in quefto ftato:perche conueniua; che fof- 
felo fpofo difi fatta fpofa, & padre putati- 
uo di tal figliuolo . Etacciò nò paia;che fia 
parer mio, & fenza fondamétouoglio pro 
uarlo pertre modi. Primo c6 teltimoni del 
la fcrittura. Secédoconragioni.Etilterzo 
con auttorità de’ Sati, che furono di quefto 
parere. Peril primo conuiene, che uerifi, 
chiamo;che padri hebbe S,Giacomo il giu 
fto;chiamato fratello del Signore; perche 
quefto è quello , che fila guerra; & per cui 
gli auttori allegatitennero il parere che s'è 
detto: poiche chiamadolo l’Euangelio fra- 
tello del Signore, &confeffandodi lui aut 
torigraui , chelo afsomigliaua molto nel- 
la fifonomia della faccia, & ch'era di uita 


Vergine Maria... 


foftomo, di Egefippo, di Eufebio Cefarien 
! crittori Greci, che San Giofef fecreti particolari del Rede 
Ipofo della madre di Dio, hebbe un’altra 
moglie, & diefla alcuni figliuoli, uno de i 
quali fù Giacomo Apoftolo,chiamato fra- 
telio dei Signore: & che ripudiata ò morta 
quefta moglie uiffe in caftità, alleuando i 
fuoi figlioli neltimore del Signore, &in- 
fegnandoglila fanta dottrina . Di queto 
medefimo parere è San Gieronimo,S.,Am 
brofio , & Theofilato, il qual dice quefte 
parole, dichiarando San Matteo , Fratelli 
hebbe il Signore & forelle, tutti figliuoli 






DI 


fantiflima, perilche lochiamano il giufto, 


& per un'altro nome, Giacomo il minore 


»i 


perdifferentia del figliuolo di Zebedeo, & 
fratello di San Giouanni, che chiamaua. 


noilmaggiore ; per efser prima peruenu 


toall’Apoltolato , ò per efler dellitre più 


S.Pietro, & San Giouanni fi ammefso è 


intimi, & famigliari di Chrifto,poiche con 


i 


ntore; perciò 
era quefto chiamato ilmaggiore; & il giu- 
fto.ilminore,& non per quello, che alcu- 
ni fi fognano, cioè, perche fofse di piccola 
ftaturasquefto non fi conferiva con lui, per 
che fù molto fimile è Giefu Chrifto , come 
sedetto, tanto, chei fegniche diede Giu- 
da à coloro che feco menaua, acciò pren- 
defsero Chrifto, che à cui egli defle il ba- 
cio della pace,era quello che douenano pi 
gliare;fù percheremè che non pigliafsero 
Giacomo per Chrifto, che molto fe gli af- 


Matt.26. 


fomigliaua, & fomigliandolo non poteua 
eflere tito piccolo di perfona,poiche Chri 


fto, fi dibuona ftatura. Per faper dunque 
dicuifù figliuolo Giacomo il giufto, s'hà 
da prefupponere una regola chefia qual fi 
uoglia che habbia alcuna notitia della fcrit 
tura facra n6 puònegare,ch'ogniuolra,che 
fidicono nella medelima fcrittura nomi di 
quelta maniera, Ifaac di Abraam, Giacob 
di Ifaac,shà da intendere figliuolo fuo. Si 
proua quefto per S.Luca che fcriuendo il 
parentado di Giesù Chrifto, cominciando 
dalui, dice,& il medefimo Giesù,che arri 
uaua all'età di trent'anni, era tenuto perfi 
gliuolo di Giofef, che fù Heli:cioè figlivo- 
lo, almeno chiamato cofi, comeil genero 
chiama il fuocero padre. EtHeli, che fù di 
Matat, cioè figlinolo ; & cofi ne gli altri. Si 
prova ango per San Giovanni il qual dice, 
che fece Chrifto una domanda à S. Pietro 
in quefto modo : Simone di Giouanni mi 
amitù? Cioè,Simone figliuolo di Giouan- 
ni.Et fi proua perche riferifce San Matteo, 
che difle Chrifto all’iteffo S.Pietro, quan- 
do lo confefsò per figliuolo di Dio : Beato 
farai Simone Bariona. Etbar, in Hebreo, 
fignifica quello che nella noftra lingua 
uuol dire figlinolo , Talche metterli no- 
medi Bariona; ò Simone di Giouanni, era 
chiamarlo figliuolo di Giouanni, E' ben 
uero, chefi come fono pocheregole, che 
non habbino alcuna eccettione , cofi l’ha 
anco quetta; $: quando in altro luogo del- 
la frittura , fi dichiara altra cofa;come per 
S.Luca, nominandofitrà gli altri A pofto- 
li Giuda Tadeo,fi dice Giuda di Giacomo, 
&nonshà daintenderefigliuolo fuo ; mà 
fratello: 


Luc® 3. 


Ioan.ult. 


Math.26: 







































































Matth.10. 





| 
| Matth.4» 
INCI Marci.i. 


Matth.27. 


Marci.15- 


Eoan.I9: 


36 Vità della Sacratifima, 


fratello:perche nella lettera del m edefimo 
Giuda Tadeo, fichiama fratello di Giaco- 
mo.Fùl’occafione di quefto il gran nome, 
che Giacomo hauena perla fua gran fanti- 
tà,&tanto poteua eflere conofciuto nomi. 
nando il fratello , come il padre. Prefup- 
pofto quefto , euidentemente fi prowa per 
la fcrittura, che Giacomo il minore non fù 
figliuolo di Giofef, ma di Alfeosperche S. 
Matteo fcriuendo inomi de i dodeci A po- 
ftoli, diceitprimo, Simone, che fichiamò 
Pietro, & Andrea fuo fratello , Giacomo 
di Zebedeo, & Giouanni fratello fuo,& Fi- 
lippo,& Bartolomeo , Tomato, & Matteo 
publicano, Giacomo d’Alfeo , & Tadeo, 
Simone Cananeo, & Giuda Ifcariote, che 
fù iltraditore. Il medefimo S.Marco, & S. 
Luca nominano Giacomo, & Giovanni di 
Zebedeo,& Giacomo d'Alfco;perilche pa 
re,che fe dobbiamo intendere quado dice, 
Giacomo,& Giouanni di Zebedeo , che fu- 
rono figliuoli fuoi, come lo dicono S.Mat- 
teo,& S.Marco; perl’ifteflo Giacomochia 
mato fratello del Signore shà da intende- 
refigliuolo d'Alfeo: ò s'affegni luogo del- 
la fcrittura, peril quale quefto nonfi deb- 
ba intendere cofi, ò d'una maniera iftefla i 
due luoghi detti. Habbiamo di già‘chi fù 
padre di Giacomo Alfeo, qual foffe la fua 
madre,chiaro c6fta per la fcrittura.S.Mat- 
teo parlido del luogo doue Chrifto fù cro 
cefiffo,dice-Stauano iui molte donne guar 
dando da lontano; le quali haueuano ac- 
compagnato Chrifto da Galilea, ammini- 
ftandoli,&feruandolo.Trale qualiera Ma 
ria Maddalena, &Maria di Giacomo,& di 
Giofefmadre; &la madre delli figliuoli di 
Zebedeo. Etperche nonfi deffe luogo da 
dubitare, chi fuffe queto Giacomo, fcriué- 
dol’ifteffo S.Marco, dice : Stauano dilon- 
tano guardandoalcune donne, &tra efle, 
Maria Maddalena, & Maria di Giacomo 
il minore,&di Giofef, madre, & Salomè. 
Etperche doueuanoriforgere heretici,che 
conlingua facrilega,& nefanda,doucuano 
dar macchia nella perpetua Verginità del- 
la madredi Dio , che haurebbono prefo 
occafione da quefto ; per dire che la ma- 
dre di Chrifto fuffe queta Maria , della 
quale parlano quefti Euangelifti, & chela 
foffe ancora ftata di Giacomo , &di Gio- 
fefilo Spirito fanto infpirò l'Euangelifta S. 
Giouanni, acciòrimediaffeà quelto dan- 
no.Il quale dice, parlando del medefimo, 
cheli due Euangelifti fauanouicino della 
croce di Giesù,Maria fua madre,& la forel 
la della madre, Maria di Cleofe, & Maria 


NEC (IPER AAC Rei 


Maddalena. Quando dice, Maria di Cleo- 
fe, perlaregola data fihà da intendere fi- 
gliuola fua. Dimaniera, che quella, che 
chiamano gli FEuangelifti Maria madre di 
Giacomo minore,& di Giofef, S. Giouan- 
nilachiama forella della madre di Giesù, 
&figliuola di Cleofa,& perche era forella 
della Vergine,i fuoi quattro figliuoli, Gia- 
como; Giofef, Giuda, & Simone, erano 
chiamati fratelli di Chrifto , per l’ufo de gli 
Hebrei dichiarato nella fcrittura,di doma- 
dare fratellii cugini ò.zij,& nepoti. Etper 
affomigliarfi tanto Giacomo il minore à 
Chrifto, in particolare era chiamato fratel 
lo fuo , ancorche tutti quattro haueuano 
quefto nome, come appare per S.Matteo. 
Dal detto già fiuede chiaro come Giaco- 
mo;chiamato fratello di Chrifto,fù figliuo 
lo di Alfeo, cò i fuoitre fratelli,& di Maria 
Cleofe forella della madre di Dio, & non 
di Giofef{{pofo della Vergine. Quefto iftef 
fo fi proua che S. Giofef non fù maritato 
fe nonconla Vergine facra, perunaragio 
ne; che non harifpofta fe bene fi cofidera, 
& è quefta . O che Giofeffi maritò c6 altra 
donna dalla quale hebbe figliuoli, Giaco- 
mo,&i fuoi fratelli innanzi, che fi fpofaffe 
conla facra Vergine, la qualeripudiò;ò fi 
morfe;ò fendo fpofato con la Vergine, te- 
neua infieme ancora un’altra dona;ò mot 
tala madre di Dio, fimaritò con un'altra. 
Se diceffimo la prima, come pare che inte 
da S.Hilario,&cheera morta;faria contra 
quello che dicono gli Fuangelifti, poiche 
affegnano, chela madre di Giacobo, & di 
Giofefera prefente quando Chrifto patà 
conla fua forella Madre di Dio;& lo fpon 
falitio di Giofef conla Vergine era fegui- 
to prima perlo fpatio di trentatre anni. 
Seuorremo dire che era viva, ma che San 
Giolef l'haueua ripudiata, come pare, che 
fenta San Gio.Chrifoftomo, quefto ne an- 
co fi foffrifce,perche Giofefera giufto;&il 
ripudio era permeffo alla géte peruerfa, & 
fenzatimordi Dio;accioche nomuccidefle 
ro le donne;fe gli permetteua chele la fciaf 
fero;& lafciar S. Giofefeffendo giufto una 
dona tanto Santa, che andava incòpagnia 
di Giesù Chrifto , conaltre fantematrone 
per feruirlo, nò couiene che fi dica. Se fi di 
rà della fecoda,che infieme haueua per mo 
glie le due forelle ,quefto molto meno fi 
compatifce,perche, ancorche Giacob Pa- 
triarca fù maritato c6 due forelle infieme, 
Lia,& Rachel,fù permiffion di Dio; perun 
mifterio gride, ch'era rinchiufo nelle due 
forelle; cioè della finagoga, & Chiefa ca- 
tholica, 







































































tholica,Et delle due uite,attina,& contem- 
platiua, ilche ficompatì in Giacob,ò inal- 
«tri;nel tempo della legge di natura, per al- 
cun mifterio occulto è glihiiomini,& mani 
felto è Dio;ma altempo della legge fcritta 
fiuietarono fimilimaritaggi, comeappare 
nelLeuitico,doue efpreflamente fi uiccraua 
uiuédo una forella,maritarfi con l'altra,co 
melo dichiarano fopra il capitolo decimo 
‘ottauo Hichio,& Rodolfo.Refta che parlia 
mo folo della terza , che dopò lamorte del 
la madre di Dio, fimariti in Giofef, ilche è 
tanto affurdo & cofa fconcertata, comele 
altre; poichela Vergine reftò viva, & nel 
mondo dopò della morte; rifurtettione , 
& falita nel Cielo del fuo figliuolo Giesù 
Chrifto . Dunque come èpoffibile; che S. 
‘Giolef morta che ella fù fi maritafie ‘con 
altra donna dalla quale-haueffe figliuoli 
Giacomo & i fuoi fratelli, che furono Apo 
| ftolidell'iftelfo Giesù Chrifto:,.&c6uerfa- 

rono; &trattatono feco in uita,come appa 

re nel refto cuangelico , nel quale anco- 

ra fifà mentione di Maria madre di'que- 

fti Apoftoli & fi dice di lei,che fitrouò pre- 

fente alla morte del Saluatore ; doue fi 

chiama madre, non chehaueffe daeffere, 

ma che già era. Il terzomodo per prona di 

quetfto è l’auttorità de'Santi,che contradif. 

) fero al primo parere, come è San Gieroni- 

mo; ilquale nel libro che fcriffe della Ver- 

ginità perpetua della madre di Dio, c6tra 

Heluidio, chiaramente dice sche San Gio- 

fef fù Vergine: & dalle fue ragioni. {i for- 

ma, & caua un fortiffimo ‘argoménto in 

queto modo: '“Cofi. particolare penfie- 

ro hebbe Dio della Vergine fuatnadre, 

quando era di poca età; come quando era 

grande d'anni, &:perordinario pare, che 

in una'‘fignora per molto»honetfta che fia; 

‘maggior cuftodia shà d'hauere per quel 
chetocca‘alfito honore eflenidò giouane, 

che quando ella è vecchia :;poiche fù cofî, 

che quidola Vergine era: maggior in età, 
&quafivecchia gli afflegnò Dio per guar- 

dia delfuo honore, acciò la feruiffe, & ho. 

noraffe, comeil figliuolo alla madre, San 

Giovanni Euangelifta Vergine , ‘effendo 

quefta cagione molto efficace » perche più 

à lui,cheadaltri la raccommandaffe, Dun: 

que nella fua gioventù ragi6 era che larac 
commandaffe,& la delle per.guardia, à cui 

anco foffe Vergine,comefù Giofeffal qua 
lelaracc6mandò, & diedeperfpola.Sant 

D. Aug.ferm Agoftino in un fermone della natiuità di 
14.de natiui. Chrifto,afferma, che fù S.Giofef Vergine, 
Ghul. —8&ztràl’altre ragioni dice quefte: Rallegrati 


I PYoeuit,18.$S0- 
i roremuxoris 
i tuiin pelica- 
smi milius n6 
Ì  Bccipicss 





Vergine Maria. 


ò Giofef, &fà gran felta con Maria Vetgi. 
ne poiche tù folo meritaftihauer affetto, & 
&defiderio Verginale nel matrimonio, & 
però per il dono& gratia ; che poffiedi di 
Vergine,&lauolontà diconferuarlaj me. 
ritafti efere chiamato padre del Saludto- 
re dell’Vniuerfo . Ruperto AbbateTicien- 
fe,riferendo le parole di S. Gieronino., di 
chiarando San Matteo,l'approwai Ilmede- 
fimo fegue Hugo di Santo Vittore, & Ger- 
fone, Il Venerabil Beda tratta quèfto ne- 
gotio con più paflione,& zelo dell’honore 
di San Giofef ilquale dichiarando , quel 
che dice San Marco de i fratelli di Chri- 
fto,dice:I Giudei affermavano, chehaue- 
uan conloro fratelli,.& forelle del Signore 
i quali non shanno da intendere, che fof! 
fero figliuoli di Giofefò della Vergine,co: 
me dicono gliheretici; ma coforme almo 
do delparlaredella ferittura, chei parenti 
propinqui fi chiamano fratelli come A- 
braam. &Loth tengono quefto nome ef 
fendo Loth figliuolo del fratello di Abra4, 
veggafi adunque quello, che fente Beda 
in quefto cafo poiche non fololo tiene per 
fallo,maperheretico; ancorche non deuo: 
noi Santiéffere notati di talnomes nè di 
colpa.chehano quefto parere: per ragion 
che nedendo gli heretici , che poneuano 
lingua nella purità della Vergine, per:fens 
tire nell'Euangelio nominare fratelli di 
Chrifto;gli pareuano,.chein uece dilibera 
re'dalle facrileghe lingue l’honore. della 
madredi Dio; poteuanoapplicare&attri 
buire è San Giofefà chi pareua non facef- 
fero aggrauio ; ma:che haucuano prova, 
chefoffe coliche lathaucua figliuoli, ilche 
nella facra Vergine era:nota;& grande in- 
famia:Per quello ches'è detto,refta è fuffi- 
cienza prouato, comeGiacomo il minore; 

&ifuoifratelli,non-furono figliuoli di San 

Giofefma d'Alfeo; &chefua madre Ma. 

ria Cleofe fù forella: della madre di Dio; 

moglie del medefimo:Alfeo, & né di Gio- 

fef& effendo quefto colî; non sò perche fi 

poffa dire,che huomocofi fanto;&cofi giu 
fto, eletto da Dio perguardia del tempio 

honeftiflio; &uerginale dello Spirito fan- 

to, chefùlafacta Vergine, &innalzato è 

tant'alta degnità; che meritaffe in terra ef: 
fer chiamavo padredel figliuolo di quelta 

Santa Dio,&huomo vero s foffe marito di 
altra donna,&'haueffed'effa figlinoli.Non 
già perche fe queto foffe tato cofi che ha- 
uefle perfoniente:della fua fantità, ò fofe 

ftato contra l'honore della facrata madre, 

& del fuo facratiflimo figliuolo: come;che 

D fia 





F7 


Ruper.i Mat. 
cap. I, 


Hug. Vi&.in 
Epi. ad Gala. 
q.5. 

Gerfon fer. 
de nati.Chri- 
ft confidera- 
tione 3. 
Beda in cap. 
6,Marci. 












































Macth,s: 


Matth.13. 


Matth.i3. 


Marc.6. 


38 


fialauerità,chele nozze fonofante,&illet 
to delli maritati immacolato; ma pche era 
più lecito,& coforme alla ragione,che fen- 
do il figliuolo Vergine, &la madre Vergi- 
ne,lo fpofo uero,& padre putatiuo,ancora 
fofle Vergine : &così tutti tre beuefTero di 
quel uino pretiofifimo, & proprio della 
legge della gratia,che genera gli ucrgini. Il 
più che fin qui s'è detto,è del Lippomano. 
Perilche reftabaftantemente prouato, che 
fù San Giofef Vergine.In quello che tocca 
poi al fuo lignaggio , è cofa di fede,che dif- 
cefe da Dauid,& fi proua cofi, per la linca 
dedotta per San Matteo,da Dauidà lui, co 
me per teftimonio dell'Angelo , riferito 
dall'iteffo Euangelifta quando gli dichia- 
rò il fecreto della grauidanza della Vergi- 
ne & chele diffe, Giofef figliuolo di Da- 
uid non temere; perchela tua fpofa hà con 
cetto di Spirito fanto . Circa del fuo traffi- 
co,ò effercitio confta dall’Euan gelio, ch'e- 
ra artegiano,che lauoraua materia dura c6 
martello ò mazzo, che ciò dinota: quefto 
uocabolo Faber.La quallarga fignificatio: 
nefi fpecifica con l’adiettiuo ferrariusy li- 
gnarius, aurarius, & però non confta dall 
Euangelio di'San Matteo, che San Giofef, 
chiamato Faber; fia:ftato legnaiuolo; più 
che ferraro, ouero Orefice; perche Faberè 
nome generico à tutte quefte cofe aiuta 
quefto dubbio, perche Hilario, & Beda di- 
cono che fù ferraro. Ancorche più certa è 
l'opinione di Giuftino, & di San Tomafo 
coni dottori Scolaftici;che dicono effér ta 
to legnaiuolo. Quefto viene fauorito dalle 
pitture, & da quelche dice Lorenzo Valla 
che fi caua dal tefto greco;ilquale,con l'He 
breo feruono allatino , (dopò eflere ap- 
prouato per il Concilio di Trento) acciò 
meglio fe intenda ancorche la uerità, nel 
latino, (& non nel greco, ò Hebreo) s'hà 
da cercare. Ancora s'auuertifca, che il tefto 

di San Matteo dà nomed’artefice è S. Gio 

fef,che iuitiene per padre putatiuo di Gie- 
sù Chrifto:& quelidi San Marco, l’itello 

Giesù Chrifto chiama artefice & fù cofì, 

che predicando in Nazareth, doue fi alle: 

uato,dalquale è chiamara.ta-fua patria;In- 

tendendo quello,chediceua,;:& uedendoi 

miracoli,che faceua. gli habitatori di quel- 

la terra,cominciorono à:difprezzarlo, dicé 

dol'un'all’altro : da douequefto prefume 

tanto ? non è figlitolo.d'un'Artefice? Sua 

madrenonfichiama Maria? & i fuoi fratel 

liGiacomo; Giofef, Simon, & Giuda, &le 

fue forelle non fono quà trà noi altrièche è 
quello, ch'egli pretende, &inche fi fon. 


Vitadella Sacratiffima, 


da ? Quetfto diceuano di Chrilto; dice San 

Matteo, & San Marco,riferendo le medefi 
me parolegià dette, per l’itefa occalione, 
folo varia in quello, che dicein nome di 
quella peflima gente: Quefto non è artefi- 
ce? Talche l’uno,&l'altro.differo; Quelto 
noCegli artefice,& figliuolo d’arrefice? Et 
da quetto fi può cauare, che non folo San 
Gioleffi effercitaua egli medelimo in lauo 
rare legnami , & di altri lauorieri che doue 
ua hauere appreffo di fe,;mache ancoral’i- 
ftelo Giesù Chrifto fieffercitalfe alcun té 
poineffo lauoro.Ilche afferma San Bafi- 
lio,&lo dice Santa Brigida ; perche in quel 
coli lungo filentio, che tégono dilui gli B- 
uangelifti , da i dodici anni, fino quafi ài 
trenta,è cola certa , che non gli pafsò in o» 
tio:nè anco in ftudij , perche glielo differo 
parimente quella diabolica gente,un’altra 
uolta;sdicendo: Quefto sà lettere,fenza ha» 
uerle ftudiate? Di maniera,che alcune ho- 
re fi occupaua nell’effercitio diSan Giofef 
Et quefto per cofufione de i uagabéodi del 
noftrotempo, particolarméte in Spagna; 
chebanno per uergogna imparare Vfhicip, 
&eflercirarli; delcherifulta efferui molti 
powueris& anco fidano in cattiui,& peffimi 
efercitij,è traffichi;perchel’otio è la madre 
de Luitij, &matregna delle nirtù , Si. feriue 
nelle collationi,dei padri dell Abbate Pao 
lo,cheiltépo chelafciaua di orare ; faceua 
fportelle di palma. Et perche uiucua lonta- 
no dall'habitato, &non glimetteua.conto 
andarle à uendere, quando ne haueua'già 
fattetante, che glioccupauano il fuo Ere, 
mo, leabbrucciaua, &tornaua à.lauorar 
di nuoyo per nonftarinotio: Effendo fen- 
tenuaapprouara dai fanti eremiti di-quel 
tempo;che quello,che lauora;& trauaglia, 
lo tenta un folo demonio,&quelcheftà in 
otio è tentato da cento . Sono in queftole 
donne di Spagna molto fegnalate,& auan 
tagiofeàgli huomini, perche. non folole 
Signore principaliffime, ma le Regine s'oc 
cupano molte hore del giorno in eflercitij 

dimano:granco alcune fi fono auantaggia 
tetàto in:quefto,che harebbero potuto. c0- 
modamentefoftentarfi con il loro lauoro; 

&ui farà migliaia d'huomini, che fenza ha» 

uer dauiuere d'altra parte , uogliono;pri- 
ma metterfi àrubbare,che à lauorare. Da 
quefto uiene, che in Spagna, perche sufa 
quefto, tengono baffa opinione di S. Gio- 

fef, chiamandolo; & anco nelliPergami, 

indifcretamente,il pouerolegniauolo qua 

fi difprezzandolo: Credendo che anco tuf. 

fehuomo negletto nella fua terra.A i; quali 

ico 


D.BaflInfH. 


monac.in C.$ 
Brig. lib.6.re 
bel.c.5 8. 


Ioan.7. 


Collat.lib.10, 
C.14 






















































Ruth.4 CS 


Vergine 
dico io,che ingannano molto, pétchenb 
fù San Giofefabietto, come effi lo tengo. 
no.Etlaproua diquefto è il fuo lignaggio, 
che difcédeua dalli Rè, &fi fapeua molto 
benetrài Giudei che quefto foffe coli, per 
il péfiero grade che fempre hebbero delle 
.difcendenze, faceuano memoria, & lifte 
di efli, per l’ordinario : Et quefto, perche fe 


a ‘bene erano fucceffe diuerfe mutationi di 


gouerno nella prouincia, fempre fiteneua 
conto delle poffeffioni di cui erano. Et do- 
po longo tempo fefoffero venuti alcuni, 
chele haueffero dimandategli erano refti- 
tuite,come pare in Noemi; fuocera di Ruth, 
che dopò la fua longa peregrinationein 
terra di Moab; fù reltituita & pofta in pof: 
feffione de’ fuoi beni, & in effi entrò Booz 
perrifpetto di Ruth. Erperò è ucrifimile, 
che S.Giofef haueffe alcune poffeffioni. 
Etquando quefto non foffe è fufficienza, 


‘ ècofachiara , che San Gioachim padre 


della facra Vergine fu hbuomo ricco, & pof 
fedeua facoltà per offerire altempio,&di- 
ftribuire àpoueri,& gli reftaua fola la terza 
parte del guadagno, di ciafched'uno anno, 
perfuftentarlafua cafa , & feruitori,con la 
gentedelcampo:laqual facoltà,perlamag 
gior parte peruenne à S. Giofef, per effere 
la Vergine primogenita, allaquale ricade 
vano le pofleffioni, & il meglio delli loro 
beni . Et fe fù legnaiuolo è uerifimile, che 
prefe quefto effercitio per trattenerfi . Et 
al prefentefi vede in diuerfe prouincie, & 
terre fuoriche in Spagna;che tuttiimpara- 

no qualche ufficio ,ancorchefiano ricchi, 

& potenti:Etè bene,percheaccadendo an 

darein altre parti, & correndo qualche 

auuerfa fortuna fi poffono guadagnare il 

uiuere. Et quefto fù prouidéza diuina,che 

fuffe eletto San Giofef, con queflt'arte di 

legnaiuolo , perche hauendo d’andaredi 

fuga da Nazaretin Egitto conla facra Ver 
gine,& conil figliuolo di Dio, haueffe po- 

tuto in quella terra fuftentarfi, & foftentar 

loro conillauoro delle fue mani. E ben ue 

ro,che Giofef, &la Vergine non eranoric- 

chi della maniera, che il mondo dà quefto 

nome ne i noftritempi à quelli , che han- 

no gran poffeffioni, & beni; perche quefto 

nonficonfà à San Giofef, &alla Vergine, 

ma che haueuano de i beni, quello, che gli 

conueniua per paffarla uita fua, inchinan- 

do più tofto à poueri,che àricchi,come ap- 

parfeneltempo , chela facra Vergine an- 

dò con il fuo benedetto figliuolo al Tem- 

pio à prefentarlo , comecomandaua la leg 

ge,& che offerfe con luitortore, ò colombi 




















































Matia. 39 
ch'eraofferta da poueri; fegià non diceffi- 
mo(&hagranforza)cheibeni,che here. 
ditò la facra Vergine da i fuoi padri, Gioa- 
chim, & Anna; trà lei & San Giofèfgli di. 
ftribuiffero à poueri, comefisà; che fece- 
ro poi dell'Oro, Incéfo,& Mirra;cheiMa- 
giglilafciarono;che efsédo ella andata in 
Gierufalem, uenti fette giorni doppolalo 
ro uenuta, offerirono come s'è detto,offer- 
ta da poueri;effendo inditio,che già l'haue 
vano ripartito per elemofine è gente bifo- 
gnofa, ancorche fempre riferuaffero per 
fe quello, che commodamente haueuano 
bifogno per il futento, & decoro della fua 
uita,fecondo il fuo tato. Talche nonsò per 
che chiamino con difpreggio San Giofef 
pouero legnaiuolo ; poiche non era tanto; 
netale.come ad alcuni pare. Etfe haueua 
arte, era per quello, che s'è detto . Erda 
quefto ancora s’inferifce circa dell'età di 
quefto fanto Patriarca,che non era di ottà 
ta anni come fanv'Epifanio lo fà, perche fe 
foffe ftato ditale età, più prefto farebbe fta 


toingobro, & difturbo alla madre di Dio; È 


nell’andatain Egitto , che allegierimento, 
& protettione. Erabifogno,che chi l’acc6- 
pagnafle in quella Regione gli conducef- 
fe, &deffe foltentamento; E' cofa chiara, 
che haueua da efferdietà, & forze con che 
poteffe far tutto quefto, & anco che nonfi 
confaceuaconildecoro , & honeftà della 
Vergine,che foffeftata ueduta, conil figli- 
uolo al petto effendo tanto giouane ; & il 
{uo fpofo tanto uecchio. Et però èà propo 
fito quello,che fente San Gieronimo, & al 
tri auttori conlui, ch'era di età di quaranta, 
fino à cinquantaanni, altépo che fi fposò 
c6 la facra Vergine. Le lodiche di quefto 
gra Santo,dicono i Santi, & altri gravi aut 
tori fon tante , che nonè poflibile intiera- 
mente fpecificarle. Giouanni Gerfonetie- 
ne, chefùfantificato nelle uifcere di fua 
madre,come Gieremia, & San Gio. Batti- 
fta. Sant'Agoftino afferma, che mai peccò 
mortalmente. San Tomafo dice,che fù ue- 
ro fpofo della madre di Dio,& per l’ifteffo 
dalei molto amato , percheè obligata la 
fpofa ad amareil fuo fpofo. Fù maeftro,& 
particolar miniftro del figliuolo di Dio & 
dellafua facrata madre, & partecipe delle 
fue fatiche nel tempo che Chrifto ftettein 
Egitto ; Tefltimonio degno di fede della 
fua purità,& Verginità.Fù il primo huomo, 
che uidde il notro Redentore, &l'adorò, 
nato all'hora, all'hora, Meritò di fentirela 
mufica del cielo, & l’Angeliche falutationi 
degli Angeli alla Vergine fubito che par- 
2 torì 


Epif. contra 
herefes lib.3. 
tom.2. herefi 
8. 


D.Hier. ine 
pit. 6tra Hel 
uidii, &Ioan 
nes Luéidus. 


Getfon de cé 

iugio Iofef & 

Marie 4.p.fo. 
>: 


D.Augu de 
nat. & gratia 
& f{er.14.de 
natiu.Chrifti, 
D.Thoîn.3.p 
q2pidit. da 



























È 


torì ilfigliuol di Dio,il quale meritò gode 
re,conuerfando feco digiorno , & di notte, 
babitandoin una cafa, mangiando in una 
menfa,& d'una ifteffauiuanda; & beuendo 
in un medefimo uafo, e quefto non un gior 
no,neun’anno,mà d'ordinario molti anni. 
Meritò hauer nelle fue braccia innumera- 
biliuolteil figliuolo di Dio.L'abbracciaua, 
lobaciaua , & giontaua iluifo di quello cé 
la {ua faccia.Etancora fi prefume che lo te- 
neua allegro concanti , & giuochi con i 
qualii fanciulli fi rallegrano ; & pigliano 
piacere. Etfi faceva fanciullo il fant'huo- 
mo, raliegrando il fanciullino figliuolo di 
Dio.Fù di molto buon intelletto,come par 
ue nelcafo,che più innanzi fi dirà, di uede- 
regrauida la fua fpofa , fenza hauer parte 
nella fua grauidanza ,:gouernandoficome 
fi gouernò fenza rumore, & tumulti, fenza 
lamentarfi à i parenti,amici,ò alla giuftitia, 
fin che fù difgannato.Et fe merita efferefti 
mato molto un buon intenditore,deue effe 
re San Giofef, poiche l’hebbe tale per la 
parte fua nel maritarli tant'altamente ;co- 
me fi maritò, pigliando perfpofa , quella; 
che Dio hebbe per madre, deue perciò ef 
fere ftimato, &in molto tenuto. Et fi meri; 
ta pregio eflere uno famigliare del Rè, che 
perl'ordinarioftij feco & nonefferui por- 
ta,che fe le ferri,ne portinaio,che gli riten 
ghil'entrata; per quefto ancora ficonofce 
ilualore di quefto Santo; poiche fù tanto 
famigliare del Rè de i Cieli, che fempre fta 
uafeco, communicando, & trattando tan- 
to famigliarmente,come fe ueraméte folle 
ftato fuo figliuolo . Suol efferanco apprez- 
zato molto uno, quando commanda, & è 


 ubbidito da géte principale;per quefto me 


Tofue 10.0 


Bern. homif. 
e. fuper mif- 
fuset. 


defimamentefi uede il valore di quefto fan 
to Patriarca, poiche comandaua, ubbiden 
dolo nonil Sole,comeIofue(che per com 
mandargli, & hauerli, quello ubbidito,ac- 
quiftò gran fama, & autorità ) ma quello, 
che creò il Sole, Giefu Chrifto noftro Dio, 
& Signore. S.Bernardo lo paragona all’al- 
tro Giofef,figliuola di Giacob,& dice, che 
non fenza mifteriohebbero un medefimo 
nome,l'un Santo,& l'altro Santo, l'uno giu 
fto,&l'altro giufto, honefto l'uno, honefto 
l’altro. Per l’inuidia de’ fuoi fratellifùà con- 
dotto in Egitto; L'altro p fuggir la perfecu 
tione di Herode, che uoleua uccidere Gie. 
sù Chrifto cò lui fuggi in Egitto, l'uno per 
conferuar fedeltà al fuo Signore n6 uolfe 
congiungerti con la fua patrona; l’altro ri- 
uerendo la madre del fuo Dio,& Signore, 
ancorche fpofa fua, mai fi congiunfe con 


Vita della Sacratiffima 


lei.All'unofù dato intelligentia heifogni, 
che Faraone fognò;all'altro in fogno fura- 
nomanifeltatii facfamenti altiffimi , &fà- 
crettineffabili, l'uno conferuò il granoin 
Egitto, per il fuo popolo; all’altro fudato 
enfiero di cuftodire il panéuenuto dal.cie 
o peruniuerfal beneficio di tutto il médo. 
Pare che con più ragione, quello che diffe 
S.Gieronimo di Santa Paolai(che per diré 
le fue lodi, tuttii membri douenano effer 
lingue) fi potria dire di San Giofeficheper 
giungere al punto di quel , che merita,mol 
re lingue d'huomini ; &molteliague d'An> 
geli fi doueano unire infieme,& tutte unite 
potrebbero poco fodisfarea quefto debi» 
to.Et perche cefli quefto detto per l'anuenti 
reche hanno uolfuto dire alcuni,ch'era ui- 
no quando Giesù Chrifto morfe;il più cer 
to è quello, che afferma Cedreno,che mo- 
rìl'anno , che Chrifto fù battezzato;chefù 
nel.principio della fua predicatione ; nel 
trentefimo anno della fua età, effendo il 
Santo Patriarca Giofefdi fetranta, è poco 
più. Erquefto s'intendé effer:cofi, perche 
fe fofle ftato uivo , alcune uolte l'haurebbe 
ro nominato:gli Euangeliftt, come nomi. 
nanola Vergine facratiflima fua fpofa . Si 
trouò il Redentore al fuo capo,nella fùa 
morte,che gli ferrò gliocchi, &camman- 
dò à molti Angeli che conduceffero la fua 
benedett'anima nel feno d'Abraam,dove 
diede allegra nuoua, à i Santi Patriarchi, & 
Profeti,cheiuiftauano,chefi auvicinaua la 
loro redentione.Etufcendo dilà ilgiorno 
che Giesù Chrifto rifufcità con gli altri 





























D.Hieron. in 
Epift. ad Eu- 
ftochium 22. 


Cedren. in, 
compédio hia 
ftoriarum . 


fanti padri. Dice Gerfone,chefù Giofef Gierton de 


unodi quelli, che allhora rifufcitorno, & 
che falì, il giorno dell’Afcenfione di Chri- 
fto alCielo, incorpo&anima,infua. | 
compagnia, &chehànel Cielo 
fede principale.La cui mor 
te celebra la Chicfa 
Santa alli die- 
cinoue di 
Mar.- 


ZO: 





CAPI. 


coniugio Gia 


fef, & Marie. 





Alli 25. di A 


Marzo. 


Gencl.24, 





CAPITOLO SETTIMO, 


Dell Ammonciatione dell’ Angelo San Ga- 
briele alla facraV ergine, 


tw 


i 








È Orse Îl Patriarca Abraam, 
AV dar moglie al fuo amato figliuo 
LEE AL loIfaac, &per quefto chiamò 
#28 un feruitor fuo,huomo principa 
le dellafua corte, il cuinome era Eliezer, 
& gli commandò, che andaffe nella Mefo. 
potamia della Siria,& dilà menaffe una dé 
zella,con laqualeIfaac fi fpofaffe. Eliezer 
andò,& pattuì con la molto bella, honefta, 
&non menhumileRebecca.In particola- 
re, dicela fcrittura , che fubito } chela uid- 
de gli adornò l’orecchie,con ricchi gioiel- 
li d'oro,ilche fù digrand’aiuto acciòla d6- 
zella accettafle il maritaggio;come l’accet- 
10,&fi pofe fubito ineffetto. Abraamèla fi 
gura del padre eterno, ilqualuolédo dare 
Ja fpofa al fuo amato figliuolo, mandò per 
Paranimfo, e nuntio,il gloriofo Angelo S. 
Gabriele,figurato in Eliezer: il qual parlò 
conla facratifima Vergine Maria; figura- 
ta in Rebecca, allaquale faceva non picco 
lo auantaggio in bellezza, honeftà, & hu- 
miltà . Li gioielli d'oro, che Eliezer pofeà 
Rebecca, perilche ella s'inclinò &uéne di 
buona uoglia ad accettare il fponfalitio, di 
notano,che perle parole, che intefè la Ver 
gine dall’Angelo, che da quello fponfali- 
uo non uerrebbe danno alla fua integrità; 
ma che farebbe madre parimente con effe 
re Vergine. Accettò l’ambafciata,& fi effet 
tuò il negotio,reftando Dio fatthuomo, & 
effo medefimo fpofato con la natura hu- 
mana.Quefto mifterio di farti Dio huomo 
fù digrand'honore, & utile peril medefi- 
mo huomo,il quale deue tanto più ftimar- 
lo, quanto menonel fuo intelletto può ca- 
pire,che di tanto bene era meriteuole. L’of 
fefa che l'huomo haucua fatta per parte 













































Vergine Matia. 4. 


dell'offefo,era infinita,il danno nel qualin 
corfe,grandiffimo; le fue forze per fatistà- 
re,impotenti. Dio che uiddela fua miferia, 
moffo à pietà come padre, fenza che niu- 
no glielo dimandaffe, diffegnò di farfi huo- 
mo, & fatisfare con la fua morte per l’'huo- 
mo, perilquale reftò honorato, &accémo 
dato ; perche fendofègliferrato icieli,&a- 
pertigli inferniperil fuo peccato, con la 
morte di Chrifto, sa perfero icieli, & ferro 
rono gl'inferni; Sebene non per colui che 
nonuolendofiualere di ella, (Rando ferra 
ti come gli chiufe, &ferrò il figliuolo di 
Dio, quando iui difcefe , &netraffe l'anì- 
me de‘fanti Padri, ) coni fuoiuitij ,& pec- 
cati,dà colpiilmefchino,& perfidiainuole 
re fpezzare le porte; & contradicendolo 
Dio,& molte delle fue creature, fe n’entra 
in quelli.Solamente per quel,che fa queto 
u'è Inferno,& non per quello,che acc6mo. 
dandofi del fangue fparfo di Giesù Chri- 
fto,imitando la fua uita,effercitandofi nel. 
le buone opere, procura il cielo;per ilqua- 
le nonui è porta ferrata,ma fono tutte pa- 
tenti, & aperte. Etcofiacquiftò ’huomo 
utile,poiche racquiftò ilcieto Ancora ac- 
quiftò honore ; perche pagò intieraméte, 
tutto il debito. Ben cofi fi può dire del mer 
cate, che perfa la fua facoltà, & quella d’al 
tri peralcuna difgratia; effendofegli dato 
tempo,perche paghi, fe quello gionto, pa- 
gai fuol creditori intieramente fenza che 
fegli facciuergogna, quefto tale acquiftò 
honore. Cofil'huomo, ancorche perfela 
fua facoltà, & quella d’altrui fgratiatamen 
te, &creftò obligato à debito infinito , per 
parte della perfona offefa , ch'era di ualor 
infinito, quado gionfe la paga, fù di tal ma 
niera, che per partedella perfona che pa- 
gaua effendo di ualor infinito, non fi pagò 
manco cofa alcuna, di quel che fi doucua; 
ma fù con ogniequalità, & perogni rigor 
di giuftitia: & cofî nelfare ’huomo paga 
tanto reale reftò con grand'honore: & pa- 
rimente perla parte, chela medefima hu- 
mana natura reftò nobilitata, di tal modo, 
che gli Angeli, che auanti filafciavano a- 
dorare dagli huomini del modo;che fi fot- 
frifce adorarfi la creatura , come fuccefle 
ad Abraam;conlitre angeliche gli adorò 
&efli confentirono in effo. Ma dopò, che 
Dio fifece huomo, l'Angelo non permet- 
te di effer più adorato da huomo, come né 
confentì uno d’effi all’Euangelifta S.Gio- 
uanni, che l’adorafse; & quefto perche di- 
cono, che fel’Angelo fà auataggio all’huo- 
ino nella natura, l'huomo fà auantaggio 


i 0 IRE. all'An- 


I 


Genef18. 


Apocal.22. 


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stre) 


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D.Th.3. p.q. 


1.artic. $. 


Ad Galat.3, 
ibi glofla or- 
dinaria . 


Luca 18. 


4-2 
allAngelo in tenere un fratello miglior, 
che tutti gli Angeli, &tanto buono come 
Dio,ch'è Giesù Chrifto, Dio, & huomoue 
ro.Queft'opera di farli Dio huomo,non co 
uenne chefi facefle dice San Tomafo auan 
tiche Adam peccalle, perche fù principal 
mente ordinata per repararel'humana na 
tura. Etficomela medicina è fuperflua, a- 
uanti dell’infirmità, & ilmedico non è ne- 
ceffario,per quel che fi trouafano ,cofi l'o- 

era dell'Incarnatione,che fù la medicina 
, il fari Dio huomo, che fù ueftirfi da me- 
dico,avanti cheui fofle l’infermità di colpa 
& ammalato del peccatore,nonhaurebbe 
hauuto l’effetto, per il quale principalmen 
te fi ordinò. Ne conuenne;dice l'itello fan 
to , che fubito che Adam peccò, Diofi fa- 
celfehuomo, l'uno; perche il peccato hau- 
rebbe tenutoun punto di fuperbia, &im- 
portaua molto, che intendeffe l'huomo la 
fua miferia, acciò chefi humiliaffe, & defi- 
derafle più ilrimedio, & quando l'hauefTe 
hauuto,lo ftimaffe. Etdi quà è,chela Glo- 
fa dichiarando un teftimonio di San. Pao- 
lo, fcrinendoài Galati, nel qual chiama 
Chrifto mediatore; dice , con gran Confe- 
glio di Diofi ordinò, che non fubito co- 
mel'huomo peccò, il uerbo fi facefle huo- 
mo; ma che fperimentando l'huomo le fue 
forze,&uedendo quello, che da fe potena, 
intempo della legge di Natura, & fcritta, 
Etconofcendofi infermo,& neceffitato,c6 
uocifupplicheuoliuerfo di Dio,gli doman 
daffe rimedio ;.& ottenendolo, lo ftimaffe; 
&tenefle caro. Nè anco era conueniente, 
chetardaffe Diolafua uenuta , fin'all'ulti- 
mo del mondo:percheil feruore della fede 
conla lighezza deltempo,s haurebberaf 
freddata,&intepidita,& cofinon folamé- 
te della feconda uenuta, ma della primafi 


Vita della Sacratiffima, 


to,ne fi uidde macchia,ma unitamente pof 
fedeua tutte le uirtù. &gratie,che doueua,& 
poteua tener quella, c'haveua da efferema 
dre di Dio,& quefta fù la facratiffima Ver- 
gine Maria.Etancorche Dioficontenti,& 
habbiagrato qualfiuoglia feruitio , chele 
fia tatto pieno di mancamenti, & imperfet- 
tioni, ruttauia in eleggerfila madre, fù dif 
ficile da contentare, perche la volfefenza 
imperfettione,& mancamento alcuno . Ft 
come quette qualità fi trouarono nella uer 
gine, nonfitrattenne più;ma fubito deter- 
minòdifare quelf'opera. Et effendo ne- 
ceffario il confenfo della medefima Vergi 
ne, eperche lo deffe, mandò l'Angelo per 
Ambafciatore, come dice l'Evangelifta S. 
Luca. Etqueftonon è fenzamifterio, che 
douendofi fcriuere il modo, che usò Dio, 
per ripararel'huomo, primafi faccia men 
tione dell'Angelo. Pofibil è,che pretenda 
S. Maeftà divina auuertire l'huomo in que 
fto de l'obligo molto che gli deue, poiche 
eflendo ftato offefo dall'huomo, & dall 
Angelo, lafci fenza rimedio l’Angelo,& lo 
procuri all huomo. E' ben uero,che per ef- 
ferl'huomo diterra,& l'Angelo di fino dia 
mante & effendo l’opera della incarnatio- 
ne pura mifericordia di Dio,parerebbe,ha 
vere rimediato allAngelo, intereffato, & 
che haueffe l'occhio che né fe gli perdeffe 
la fua facultà:acciò fiuegga adique che n6 
fà cafo di quefto,mette mano al fango dell 
huomo,&lafcia la finiffima perla dell'Ans 
gelo . Et però non effendo queft'opera, 
Giuftitia, perche nefluna cofa ci deue: non 
vi effendo.intereffe,poiche niente acquifta 
in elfa;Veggafi dunque ch'è puro amore & 
mifericordia . Allamaniera,che un poten- 
te, &magnifico Rè elegge un privato , il 
quale non hà da efferedigràlignaggio, & 


uerificarà quello,che diffe Chrifto,&riferif facoltà, perche ftimarebbein poco quanto 


ceSanLuca. Quando uenirà il figliuolo 
dell’huomo , penfate, ches'habbia da tro- 
uarfedeinterra?fùà rato come fe dicefle,c6 
difficoltà fitrouerà. Ancora potrebbono 
dire,che l’efferfi Dio fatto huomo,neltem. 
po chefi fece & non innanzi, fuffe perche, 
nè dopo doucuaeffere,nè auanti fù donna, 
che haueffe le parti, che doueua havere, & 
conueniua che teneffe quella, che doueua 
effere madre di Dio. Molte donne famofe 
cerano ftate nel mondo ne di alcuna ficom- 
piacque Dio di eleggerla per madre, per- 
che qual fi uoglia di effe, hebbero alcuna 
macchia,& mancamento:perilche n6 me- 
ritorono quefta degnità. Solamente una 
ui fù nella quale nonfi trouò mancamen- 


I I RIT 


facefle per lui, ne hà da efferuillano per- 
che farà affronto, che il Rè faceffe céto d'ef 
fo, maun gentil'huomo pouero, con il qua 
le fenza fcorno poffacomunicarfi, &quel. 
lo che farà perlui fiuegga ; & fiftimi . Cofî 
ancolafciò Dio l'Angelo, ch'era d'alto li- 
gnaggio,effendo puro fpirito,& che hebbe 
grandi ricchezze , maggiori che creatura 
alcuna nelprincipio della fua creatione, & 
folleual'huomo, ch'era pouero Gétil'huo» 

mo. Gentil'huomo per la parte dell’ani- 
ma, ch'è lo fpirito, & pouero per parte del 
corpoterreno,& per haver perfo in Ada il 

capitale, Er cofi quello che Dio fece in lui, 

riluce,& appare. Ancora che foffe Angelo 

il Paranimfo, & Ambafciatore di queta 

opera, 














































Luce 








D.Hiero, fet. 
de aflump.to. 
2. 


feruì,& hebbe neceffità, (per ufcir cò ella) 
di bocca, & di mani. Creò Dio gli Angeli, 
& furono opera delli deti di Dio, Dauid, 
coli glichiama:Vedrà(dice)ìi cieli, & l’ope 
re deituoi deti,che fono gli Angeli, che fo 
noinefli. Etnonfileggeintutta la fcrittu- 
ra, che Dio diceffe parola alcuna quando 
glicreò;ma furono opera delle mani.Creò 
icieli.la luce,& tutto l’uniuerfo,& fù con di 
re folo,facciafi il firmamento, facciafi la lu 
ce,&cofiper quelte opere, folamente fia 
fufficienzala uoce di Dio, con la fua paro- 
la,& fenza mettere mani in effe, furono fat 
te.Ma quado uolfe formar l'huomo, fi fer- 
ui delle parole,dicédo; facciamo l’huomo; 
& diopere, formandoun corpo , dellimo 
della terra.Et fe quando formò l'huomo, fi 
feruì delle mani,& bocca,di opere,& paro 
\leperriformarlo, che fù più difficile,la ne- 
ceflità tiene del medefimo. Bifogno è, che 
s'adoprinolemani,& parli la bocca. Della 
bocca,lo dicela fpofaneiCati. Defidero 
(dice) che il mio {pofo mi diy un regalo del 
la faccia,mibacicola fua bocca. La Glofa 
interlincale, dice, chela fpofa è la natura 
lumana, & che dimada al fuo fpofo,chela 
nifca in unione hippoftatica , facendofi 
Diohuomo , In dimoftrare il ‘bacio della 
ua bocca dimada,che iluerbofifacciahuo 
no: ilquale è parola del padre , & per il 
nedelimo hauendo da eflere il figliuolo, 
che è la parola, quel che fi fà huomo,chia- 
‘oè, cheui hà da efferela bocca di Dioin 
quefta opera. Le mani ancora faranno bi 
[ogno in'effa , &lo diede ad intendere la 
lacrata Vergine, quando difse; fece forza 
Luce 1. fecitnel fuo braccio.Non folo hebbe Dio necef 
potentiam infirì dellefuemani perripararl’huomo co- 
Prachio Suo nehebbe nel tempo,chelo formò, ancor- 


Pfa.8, 


Cantic.f, 


m 
chetrattando luto fuauemente, & conmor 
bidezza, ma alripararlo,con gran forza;di 
menò le mani, &lebraccia, ftendendo le 
braccia nella croce , & luttando feco & pi- 


Vergine Maria. 


opera, conueniua bene per ragione della 
Vergine, à cui era mandato . Perche s'era 
Angelo del Cielo, la Vergine era Angelo 
della terra; s’egli fpirito, la Vergine fpiri- 
tualiffima, Adunque uivendo ‘in carne, né 
hebbe motti d'ella. S'egliera foRtantia pu- 
ra; ella Vergine puriffima, fe feruo del Si- 
gnore, ella fichiama fua fchiaua.Finalmen 
tecouien bene l'Angelo alla Vergine; per- 
che quello , chein Cielo è effere Angelo, 
(come dice S. Gieronimo) interra è effere 
Vergine. Chiamauafi l Angelo Gabriele, 
che uuol dire fortezza, & la moftrò bé Dio 
in queft'opera dell’Incarnatione; poiche fi 


fero gli Angeli ribelli;lafciando uacue lc fe 


radifo terreftre, di doue fù fcacciaro.Vedé 
do ufcire Gabriele dalla fala, & Concifto- 
rio della fantiffima Trinità, & che porta la 

| 





































































48 
gliando la ponta dei chiodi nelle mani, & 
mettendo tanta forza, che in effe feli trap- 
pafsò . Opera è quefta nella quale Dio im- 
piegala bocca, &lemani, & mette torza 
per riufcir con ella, Et quefto fignifica Ga 
briel,ch'è l'iteffo,che fortezza di Dio. San 
Gregorio & San Bernardodicono, ch'era 
Angelo della più alta hierarchia; & pare 
cheli confaccia con quello,che dice l’Euan 
Selita,che fù mandato da Dio,&non d’al 
tro Angelo;perche fecondo San Dionibo, 
&altri Dottori facri,chelo feguono, quan 
do Dio rivela alcuna cofa, lo dichiara ài fil 
premi Angeli, & quelli lo dicono a gli infe 
riori, & cofiuà dagliuni a gli altri, & per 
dirfi in quefto luogo, che fù San Gabriel 
mandato da Dio, per fcoprire il mifterio ni 
tant'alto, & marauigliofo, pare che fij dei 
fupremi;& chericeuè l'Ambafciata,&Ia ri 
uelatione da Dio, & non da altro , ò dicia- 

mo con San Tomafo, che di quelli, che fo- 
gliono etlere mandati da Dio,era Gabrie- 
le de i fupremi, come ricercaua un nego- 
tio ditanta, & tal qualità, Alberto Magno amor Fe 
dice,che ancorche l’Euangelifta S.Luca,n6 miflusel. 

faccia mentione di più d'un Angelo in que 

fta ambafciata,è cofa ucrifimile chevenifte 

ro cò lui molti altri,ad accompagnarlo. A 

guifa del tempo del nafcimento di Giefu 

Chrifto,dice ilmedefimo S. Luca,che por- | 

toun'Angelo nuoua delfuo nafciméto ad 

alcuni paftori, &ch'erano feco una molti- 

tudine d’effi,che aiutauanola mufica;&ci- 

tauano tutti Gloria à Dio nell’altezze. Et 

come nella figura propofta di Eliezer, an- 

corche nonfi faccia mentione quando A- 

braam lo mandò,che foffero feco altri del. 

la fua corte:ma al tempo che giunfe doue 

Rebecca ftaua,fpofa,c'haueua da effere ,& 

perlaquale andavano; shà dacredere e{. ' 

fer andati feco molt'altri feruitori.Medehi- 

mamente dice Alberto Magno, ch'è poffi- 

bile,cheueniffero migliaia d'Angeli, accò 

pagnando San Gabriele, ancorche l’Evan 

gelifta non lo dichi:.. Cofi anco,fendo una LI 

dignità vacante grande, & di molta ftima, 4] 

& congregandoli gli Elettori per proue- 

derla ; fiuede ufcire dalla confulta, chi hà 

hauuto la nominatione, nondimenoifi ta- 

ce,&s'occulta, & in compagnia vanno due 

dere;chi èil prouifto. Cofi per effer uacan- 

te due dignità dimolta fima, Vna,che per 


Gregor. ho- 
mil.34. ante 
med. 

Bernar. fuper 
miflus eft ho 
nul.1. 
Dionif de ce 
lefti hierar.c. 
7.& 4q.a me- 
dio. 


D.Tho.3.p.q- 
30.art.3.2d 4 


die nelcielo,l’altra, che perfe Adam nel pa 


nomina. 








































































D.Hieron.in 
Mat.c.I. 


dA 
nominatione, Quefta è la rifolutione del 
mezzo,che Dio cercò peril rimedio di que 
{ti due danni, uengono migliaia d'Angeli 
c6 lui peruedere fin doue arriui, & uedédo 
lo entrare nella Camera della Vergine, fl 
reftano alla porta, & iui fanno con molta 
attentione,afcoltando quello che la Vergi 
nedirebbe; &farebbe dopo udita l’amba- 
{ciata. Nominal'Euangelifta la città che fù 
Nazareth,nella prouincia di Galilea.Naza 
reth fignifica fiore, era cofa conueniente, 
cheil fiore,& bellezza, ch'è iluerbo eterno 
foffe concetto in luogo,che fichiamaffe fio 
re.Eranonella prouincia di Galilea, Gen 
tili,& Giudei,& perche la Galilea fignifica 
cofache gira,fi nota che ueniua perilrime 
dio univerfale di tutti quelli, che lo uoleffe 
roriceuere, Etche doueua Dio fenza mu- 
tarfi dare una uolta marauigliofa, facendo 
dell’infinito;finito,dell’immortale, morta 
le; &di Dio, huomo. Dice di più S.Luca, 
che fù l'Angelo mandato à Maria, Vergi- 
nefpofata. Il nome di Maria, come s'è già 
detto tra le altre cofe che fignificaè; Mare 
eccelfo,& amaro,&iltutto fi confronta cò 
quefta Signora: Perche effendo folteuata 
all'altezza della madredi Dio,hora facen- 
dofi Dio huomo nel chioftro uerginale, 
uerrà dopò , uedendolo morto inun legno 
à ritornarfi Mare d'acerbezza,& di dolore. 
Che elegeffe Dio donna, nella quale fi.fa- 
ceffe huomo, Oltre d’effer l’occalione d’af- 
fimigliarfiin quefto àgli altrihuomini ; i 
quali nafcono di donne, conuenne anco 
perche honoraffe le donne & gli huomini. 
A gli huomini facendofi huomo, & alled6 
nenafcendo di donna. Volfe anco,che fof 
fe Vergine; perche sédo il figlinolo di Dio 
fpecchio netto > &fenza macchia del Pa- 
dre, conueniua; che la fia madre foffeim- 
macolata,& monda di corrottione.Moftra 
chela Vergine era fpofata, perche s'inten- 
da,che lo ftato Verginale è migliore,& de- 
ue eflere antepofto àquello dei maritati, 
L'effer fpofata la madre di Dio, dice San 
Gieronimo,era conuenientiffimo perche 
non pericolaffe la fua fama,&la fua uita,ef- 
fendo che i Giudei l'haueriano lapidata,ue 
dendola conil figliuolo, & fenzafpofo . S. 
Ignatio dice il medelimo, San Gieronimo 
dà un’altra ragione percheil fuo parto fof- 
feuelatoal Demonio, perche non fendo 
fpofata,& fapendo dilei quanto fanta era, 
facilmente shavria perfuafo , ch'era ope- 
radi Dio quel parto, &cheil Meffia ueni- 
uagià nel Mondo: & però haurebbe procu 
rato, quanto fofle à lui {tato poflibile impe 


Vita della Sacratiffima. 





direla redentionede gli huomini:fendo al 
contrario,che pernò faper quefto,&effer- 
glinafcoftoilmifterio , diede gran fretta, 
che i Giudei leuaffero di uita Giefu Chri- 

fto;& pretendédo eglicon la fua morte im- 

pedire la conuerfione di molti, vennedta. 

le, che peril mezzo di quella fi defferime- 

dio à tutti;quefto è per quelli che di effa uo 

leffero feruirfi.Lo fpofo di quefta Signora 

fichiama Giofef: &era della cafa,&fami- 

glia Regiadi Dauid,la quale è (dice Sant' p Augseon- 
Agoftino ) come già ha dichiarato lE- tra Faafnsa 
uangelifta,che la Vergine era di quella fa. 10.23.08. 
miglia,& cafata per il coftume di maritarfi 

quelli diun parentado, & tribù trà diloro, 

acciò le pofleffioni permaneffero fempre 

nei difcendenti di quelli,che primale pof= 
federono. Entrò l'Angelo nella camera 

della Vergine,& dimoftra S.Agoftino,che D.Augu. fer, 
foflein forma humana di giouine; rifplen- 14-de natali 
dente nella faccia ; honefto nel fuo ueftire; sun a 
venerabile nel fuo paffo;&terribile nel fuo 10 
afpetto . Fù quando fi faceua notte all’hora 
appunto;che per quefto rifpetto fifuona la 
campana,chechiamanol'Aue Maria . Sta- 

ua la Vergine Santa in oratione, pofta nel 

più alto grado della contemplatione, che 

una pura creatura poteua eflere: & come 

afferma S. Ambrofio leggendo ; & medi- PERE 
tando la profetia d'Ifaia,che dice:Vna Ver 3; Luci 3 
gineconcepirà,& partorirà quello, che fa- Zaix.7, 
ràò&fichiamerà Dio con not altri. Confer 

ma quefto Sant'Agoftino,; che dice della D-Aug. de té 
Vergine,ch’era molto dotta nei Profeti, 8 P© mo. 
gl'intédeua molto bene l'humiltà di quefta 
Signorain tal lettione,& meditatione cori 

ueniua che facefle gradi efclamationi, fup- 

plicando Dio, ch’ella godeffe di uedere cd 

fifelice,& beata donzella. Deh, (douea d- 

re) sio la uedeffi,deh siola feruiffi, deh; 

quanto felice io farei , fe mi riceueffe pit 

fua ferua. Beata Donna, che con ueritàî 

chiamerà madre di Dio,feliciffimo il cla 

ftro uerginale doue Dio fi farà huome. 

Beatii petti, che daranno illatte; &cfuftée 

rano quello,che dà l’effere, & fuftenta l'i 

uerfo. Sendoin tali meditationi entrò l'A; 

gelo,& poftofi in ginocchioni, con fembi 

teallegro & feftenole gli diffe : Dioui falt 

piena digratia.il Signore è conuoi, bene 

detta fetetra tutte le donne: Turbofli la fa. ‘ 

cra Verginefentendo quefte parole, Nor 
diuederl’Angelo, ch'era già affuefatta ue. 

derli, ma come dicono Sant Ambrofio, & D.Ambro. in 
Origene,che l’Angelo,gli diceffe taliparotue. cr. 
le.Benfapeua S.Gabriele,che fi chiamaua07!8: eo 
Maria,& tacque quelto nome,& gli dà l’almied. in t0.s. 
tro, 


DR TREAT IAA ZE EIA ta 
I RI; VISTE ETIENNE 














































| A&uum.a 


Canifius de 
i Beata Virgi- 
ne lib.3.c.1, 
i Luce 14. 
i Genc[.30. 
i Iudicum a 


| 2.Reg.6. 


i Exo.1s. 
| Marci 6. 


Tie 3. 


Vergine 
tro, cheèilproprio fuo nelCielo ficome 
quel di Maria è in terra; Quando affoluta- 
mente diciamo l'Apoftolo , Intendemo S. 
Paolo:& feintenderemo direil Profeta, fu 
bito ci raccordaremo d’Ifaia, & credere- 
mo eflere egli . E‘ uero,che gli Apoftali,co 
me dice S. Luca furono pieni di Spirito fan 
to.EtdiSan Gio.Battifta diffe è fuo padre 
Zaccaria, S.Gabriele, anniitiandogli il fuo 
nafcimento,l'iftefosMa la differentia, che 
dauna carraffa piena d'acqua , adun fta- 
gno d’acqua pur pieno e della pienezza di 
gratia di qualfiuoglia fanto è della Vergi- 
ne . La Vergine è come ftagno, dou'è un 
mare d’acqua, & i Santi, come caraffe che 
ancorà fuo mado,& conforme alla capaci 
tà fono pieni. Perilche quado fi dirà affolu 
raméte elfer piena di gratie,sintéde la Ver 
gine, & però è il fuo proprio nome, ancor- 
che in tal cafos'intenda del Cielo più che 
della terra;la Vergine intendédo quelnua 
uo cognome, fi turbò : & dimoftra bene in 
quelto i caratti della fua uirtù, differenti dà 
quelli di Eua. Eua non fi turbò,ne fi sbigot 
ti di parlar conun ferpente,nè conil demo 
nio,il quale era riueftito in effo,anzi diven 
neleggiadra, intendendo dire, che fareb- 
be fimile à Dio , fe mangiaffe del frutto del 
Yarboreuietato, Quiuila Vergine fi turbò, 
che gli parlafe un’Angelo, &la chiamaffe 
pienadigratia. Dell’audacia di Eua riful. 
tò reftar perfa: delturbarfila Vergine ri- 
fultò reftar con grade acquifto , poiche uid 
de fubito,che difcefe Dio dai Cieli in terra 
pereflere hofpite , &habitatore nelle fue 
uifcere. Perilche veggano le donne, cui 
deuonoimitare ò Eua,ò Maria, & fe voglia 
no,(come è'giufto)imitare Maria, procuri 
no diraccoglierfi & ferrarfi come ftaua la 
Vergine, cheferrata, & retirata la trouò 
l’Angelo,& non follecita, & in penfieri fu- 
perflui nel feruitio di cafa,dice Canifio, n6 
comeera Marta,ne come Dina,figliuola di 
Giacob,paffeggiando nelle frade,& piaz- 
zesnecome la figlivola di Iepre,piangendo 
feminilmente per i monti, & deferti,ne co- 
me Micol figliuola di Saul,& donnadi Da- 
uid,beffando, & facendo burle in una fene 
ftra;ne come Maria forella di Moisè, mor- 

morando; ne come Herodiade faltando di 
shoneftamente: ne come le damigelle di 
Sion, delle quali dice Ifaia ; chefi ueftiua- 
no,& adornauano profanamente peruede 
re,& elfere uedute, in dino dimolt'anime: 
NO cofi la Vergine,ma ftaua meditado nel 


Matia. | 4:5 
darfi dalle prattiche pefime.& amorofe 
de gli huomini. Perche. niuna qualità di 

erfone,nè ftimati natione di bontà; nè pe 

ibianchi,nè titolo di parentado hà da pro 
mettere ficurtà alla donna chriftiana, & 
particolarmente donzella, con la perfona 
chetratta, fendol'huomo perl’effetto, che 
non ftij con rifpetto, & accortezza di guar- 
daré per fe, &hauer gli occhi fiffi ne ipen- 
fieri,chele redonda della prattica. Perche 
incafo che nontemila perfona , con che 
conuerfa, shà da temere & guardarfe me- 
delima &dire, fe quell’èhuomo Santo, Io 
non fon Santa. Se quel huomo n6 hà pen- 
fieri;.che non fijno molto puri, à me fono 
per la fantafia imaginationi non in tutto 
honefte » Nondico,chenon trattino con 
genti;ancorche fe queto fi poteffe fcufare, 
è non conuerfar farebbehene: ma cheui- 
uano le done molto accorte, & ftijno mol- 
tofu l’auifo,con glihumori;che reftino nel 
l’anima,delle prattiche longhe, & conuer- 
fationi frequenti de gli huomini; perche al 
la Vergine facratifiima l'Angelo parlaua, 
è haueual'efperienza dell’altiffima caftità 
deifuoi penfieri, &con tutto ciò penfaua 
infemedelima à che fine le uenivano det- 
te fimil parole di carezze & delitie ; perche 
fapeua anco il danno, che rifultaua a'chi 


l'afcolta. Il Profeta Amospredicando nel Amos 3. 


fuo rozzo linguagio trà l'altre comparatio 
ni paftorili,pone quefta;fe ueniffe il leone, 
& facédo predanella pecora, fe la inghiot 
tile, come della pecora refterà fuori della 
bocca del Leone due zampe, cuero l’orec- 
chia; uerràil paftore.&cafferrarà dall’orec 
chia,ò dallezampe,& la cacciarà dalla boc 
ca,& potere delLeone. Quelche uuole lo 
Spirito fanto, che intendiamo fotto queta 
fimilitudine, (al parer goffa) è, che feil De 
monio s'haueffe fatto patrone di alcun’a- 
nima,& mancaffe poca che non precipitaf 
fe del tutto nell'inferno, per ingiottirfela, 
fetal anima, ancorchein peccato mortale, 
cauafle l'orecchie, &le riportafle alle pre- 
diche, & ad intendere la data fanta, & 
di Dio, fi attaccaràin queta orecchia, & 
la cauarà dalle mani del demonio,conuer- 
tendolaà fe, Sipoffono dare circa di que. 
fto tanti elfempicomefono di quelli, che fi 
conuertono fentendo le prediche c6 i qua- 
li entrò frà loro la Maddalena;poiche è c6 
mun parer, che per un fermone che intefe 
dalSaluatore,le moffe talméte il cuore che 


andò alla cafa del Fariféo , dowera Chri- 


fuo albergo.Imitila adunque ogni forte di ftoinuitato, & ne feguì la fua conuerfione. 
donne;le quali fommamente deuono guar Perilcontrario poffiamo dire,che s'alcuna 


donna 









CEant.2» 


46 
donna è molto dentro nella gratia'di Dio, 
peruiuer fantaméte; filafcia l'orecchie fuo 
ri,afcoltandoil Demonio,ouerò iferpenti 
‘nel quale egli parla;come fono huomini di 
shonetti, che per l'efperienza fiuede, che 
dicono parole piene di pece,& poluere in- 
fetnale, tengano per ficuro,che afcoltàdo- 
le refterà peruertita,& fenza Dio in difgra 
tia fua. Perciò deueno ftar fempre awuetti- 
te di nonintendere,& fe intédono fempre 
conrifpetto fe può rifultare danno di quel 
lo che intédeffero. Ad effempio della Ver- 
gine, che fi turbò delle ragioni , che inte- 
fe dall’Angelo;peruederle bagnate in uez 
zi, & blanditie . Comel'Angelouiddela 
Verginetimorofa,& turbata diffe: Nonte- 
mete Maria, né uiè tradimento, (quafiche 
diceffe) nonui è doppiezza, nèinganno 
nelle mie parole ; non fon Angelo ditene- 
bre,mamandato da Dio:Et da parte fua vi 
dico,che hauete trouato gratia appreffo di 
lui. Dicoui di più, che concepirete,& par- 
torireteun figliuolo, al quale ponerete no 
meGiesù. Poco è Signora che delideraua- 
teuedere, & feruire quella donze!la, della 
quale parla Ifaia, che hà da concipere, & 
partorire, permanendo donzella, dunque 
10 ui dico,cheuoi fete quella. Donzella fe- 
te& con propofito fermiffimo d’eflerui tut 
talauita: Che fe quefto coli non fofle;non 
m'hauria mandato Dio àuoi, perche egli 
è amicodi ogni limpidezza, &che effen- 
do donzella haurete da concipere,& parto 
rire; nonui ftupite, cheiltutto è poftibile 
à Dio.Ifaial'hà detto,& Diolofaràuerità. 
Raccordateui Signora quelloche diffe A- 
braam parlando de gli Hebrei fuoi defcen 
déti,che farebbero in Egitto, & nella quar 
ta generatione liuifitaria & liberaria'dal- 
la forza dei Gentili: Quelche Dio uollfe di 
re,ancorche fottombra, &enimma, bene 
lo douete fapere Signora che fono quattro 
generationi ò maniere di procrearfi l'huo- 
mo,l’una fenza huomo, & fenza donna; co 
me Adam; l’altra dihuomo, fenza donna, 
comeEua;laterza dihuomo, & di donna; 
come Abel;Reftaua la quarta di donna fen 
za huomo,& quefta fcelfe Dio per fe, Vuo 
le, cheuoi fiatefua madre & fiate donzella. 
In quefta quarta generatione , bà da uifi- 
tar gli huomini, & liberarli dalla forza dei 
demonij infernali,fuoi nemici capitali. An 
cora raccordateui fignora,che dice l'ilteffo 
Dio; neiCanti,Io fon fiore del campo,nò 
dice, ch'è fiore dell'horto ; perche l'horto fi 
lauora;fi caua,& coltiua :Mail campo non 


fi coltiua,nonfi caua,ne lauora,ma folamé. 


Vita della Sacratiffima, 


te produce fiori conla rugiada del Cielo. 
Cofi uoi Vergine facratiffima fareteterra 
benedetta, nonlauorata, netoccata; ma 
che folo con la rugiada del Cielo hauete 
da produrre un fiore bello , & fopranamé 
tebello, che èil figlinolo di Dio, del quale 
faretemadre. E 'cofauerifimile, che oltre 
le parole, che affegna l'Euangelifta ne pa f 
faffero molvaltre in quefto-dialogo ; che 
l’Angelohebbecon la Vergine, poiche du 
rò la prattica dal principio; fin al poto del. 
la mezza notte, nel quale diede la faéra 
Vergineilconfenfo, & nella medefimaho 
ra dilàà noue mefi, nacque il Redentore 
delMondo, & parimente ci potémo imma 
ginare; che foffero fimili allecofe; che già 
fonodette.Aggiunfe di più l’Angelo,& dif 
fe: Vi dico ancora Signora che concepire. 
te, e partorirete un figlinolo,alquale porre 
tenomeGiefu.Et farà grande, & fi chiama: 

ràfiglivolo dell’Altiffimo, & gli darà Dio 

la fede di Dauid fuo padre,& regnerà nel: 
lacafa di Giacob eternamente. Angorche 
il principalintento in quefte parole j preté 
dal'Angelo,dire alla Vergine;che il (uo fi- 
gliuolo doueua effere Rè,' come fù Dauid} 

& cheteneria gran cafa, come hebbe Gia- 
cob; intendendo tutto ciò fpiritualmente; 

ancor uolfe nominare quefti due fanti Pa- 
triarchi,più che altri, per darle adintende 

re,che farebbe con la fua penfione, & cari- 
co de trauagli , che patirebbenel mondo, 
de quali non picciola partene haurebbe 
lei,jacciò che neltempo;che li patiffe, non fi 
lamentaffe di non effer ftata avifata. Etin 
quetto particolare Dio fi porta alcontra: 
rio del mondo, cheè come un falfo fenfale 
di matrimonij,che dice ilbene chesà,& ani 
cor più,perche ci aggiunge le cofe di quel- 
li,.cheuuolmaritare; &imancamenti li ta- 

ce, & tiene fecreti. Il mondo offerifce di- 
lettationi,& contenti i mondani,metten- 
doli auati de gli occhi l’efca del gufto , ch'è 
neluitio;&taceil male; & danno,che riful- 
ta dicommetterlo; Dio al contrario,il tut- 
to dice. A gli Apoftoli promife di fargli fe, 
dere in dodeci fedie , acciò foffero Afeffo- 
ri,&approuaflero nel dì del giuditio,la fen 
tentia , chehaueua da darealli dodeci Tri- 
bù d'Ifrael,che fù cofa grande, & che in ef 
fidoueua caufar contento, & non fi fermò 
in quefto,ma pariméte gli diffe, che prima 
farebbero effi giudicati, fendo prefi,& con 
dotti auanti à Giudici,i quali gli fententia- 
rebbero à diuerfi generi ditorméti, & mor 
ti. Lodice tutto prima, acciò che doppo 
nò shaueflero per aggrauati,cofiparimen 
te con 


wi nta Det ta NI i LA LS Naga 

















































Mat.19. 





ami=-- stes 


sanare 


“ 





te conla Vergine, quando che uedeffe fuo 
figliuolo nato inuna Mtalla;& foprail fieno 
inun prefepio,già gliene fù dato auifo pri- 
ma, indirle, chaurebbe la fede di Dauid; 
Dauid fù paftore, & la fede del patore è il 
fieno,&la paglia . Se dopò lo uedrà effer 
follecito, & penforofo,trattando la falua- 
tione degli huomini predicando horinu- 
na,& horinun'altra parte,tracco,affatica- 
to,rouinato, uegghiando giorno e notte in 
oratione,già l’auifano di tutto ciò. dunque 
Giacob hebbe uita fimile cutodendo gli 
armenti del fuo fuocero Laban, di giorno 
peri foli,& dinotte peri campi, con lume, 
Et dicendale,che regnarebbe nella fua ca- 
fa jè tanto come chi gli diceffe,che il mede 
fimouederebbe perla fua cafa,che Giacob 
uidde perla fua . Se dopò lo uederà per- 
feguitato dal popolo Hebreo,che lo pren- 
dino;che lo flagellino, & dijno altri tormé 
ti, renghifiper detto tutto quefto . Poiche 
Giacob da. fuo fratello Efau, & Dauid da 
Saul,fuo focero,& da Abfalon fuo figliuo- 
lo furono perfeguitati . Et fe finalmente gli 
uederà inchinata la teftanella croce , in- 
chiodato , & morto, nongli sij cofa nuoua, 
poichealprefente fe lo dicono, auuifando 
la, che terrebbe il {uo figliuolo la fede di 
Dauid, &regnarebbe nellacafa di Gia- 
cob, poiche Giacob s'addormenta nel piè 
della fcala,che figurò Chrifto; morto nella 
croce,ch'è la fcala per doue afcendono ài 
cieli quelli,che fono in uita Angeli, Et Da- 
uid fendo Paftor,s'accoftò,& saddormétò 
diuerfe uolte foprail fuo baftone.Si dà co- 
folatione anco a coloro, che patifcono tra- 
uagli in quefta uita, dicendo l’Angelo;che 
fidarebbe à Chrifto la fede di Dauid.Qua- 
do Dauidandò fuggendo da Saul fuo fuo- 
cero neldeferto,dice la Scrittura, che fiuni 
rono feco diuerfegéti,& in particolare affe 
gna,ch'erano coloro,ch'era mefli inangu- 
ftia,& trauagli,che doueano, & n6 poteua 
no pagare, & erano perfeguitati dalla giu- 
ftitia, tutti queftifiunirono cò Dauid, &di 
efli fifece Capitano, & Précipe che fù qua 
do prima hebbe la fede, come di Rè; Dun- 
que quefto pare che uoglia dire To \ 
dicédo che Chrifto terrebbe la fede di Da 
uid; cioè, che farebbe Prencipe&Rè, che 
proteggerebbe, & fauorirebbe tutti gli af- 
flitti,&trauagliati.Dimaniera che ancora 
per quefto poteua la Vergine confolarfi; 
che fe d’altre cofe,cheuedefle nel fuo figli- 
uolo douerefferle rincrefceuoli , riceueffe 
pena,nel mezzo della pena farebbe per 
luiconfolata,poiche Rè;& Prencipe de cò 





Vergine Maria. 


47 
folati fi domandaua, perilche fi inferifce, 
chela confolatione, &ildifconfortofono 
perla partedi Diouniti, in quelli, che 9'ac- 
coftano àlui,& fempre gli anifa d’effo, à co 
loro chetrahe à fe,chefijno certi che feuo 
gliono contento.gli hà da coftare difconté 
to,fe honore,dishonore;fe cielo lacrime, & 
penitenza;& chi c6 quefto non uorrà Dio, 
refti fenza effo.Gran difauentura dà il n6- 
do à quello, che lo ferue, & quello che da 
poco,ètrifto, & carico di fuflidio , & con- 
trario,ma dicalo quatiuitiofi fono nel m6- 
do,quanto incaniti fono, quanto rabbiofi, 
& difperati, cheprimadifelebeuono, che 
tengano alcun contento : &c6 uerità fi può 
dire , che cofta più l'inferno, che il Cielo; 
ma ueggafi qual'è più facile da fare,perdo 
nar l’ingiuria, cheè Rrrada d'afcendere al 
Cielo, è uendicarla, ch'è andarfene all’In- 
ferno, Raccorre gran ricchezze,ch'è giun- 
gere legna, comefi dice della Fenice, che 
le raduna perardere meglio, coli molti rac 
coglionoricchezze; & perufar mal d'effe, 
le feruono di legna, per ardere nell'Infer- 
no, ò effere pouera di fpirito, Darfi ‘è di- 
shoneftà, fpendendo le facoltà, perdendo 
l'honore, acquitando infermità; & in fine 
condannarfi, cheeffere cafto. Dunque fe 
cofiè,com'è, chele legneche dà il Mondo, 
(come diede Labanaà Giacob, dopò ha- 
uerlo ben feruito,ilche fù darle Lia con gli 
occhi lagrimofi per premio de fuoi feruig- 
gi) è contanta penfione,& carico, con tan 

tocontrapefo de trauagli,, mnonè molto, 
che douendo Dio dare il Gielo,&tale ; uo- 
glia, checonfti alcuna cofa, & però prima 

ne auuertifce , come fece alla Vergine, di- 

cendole, cheilfuo figliolo rerrebbe la fe- 
de di Dauid, & regnarebbenella cafa di 
Giacob: che fe da una parte era alzata alla 
dignità della madre di Dio ; dall'altra in- 
tendefle, che patirebbetrauagli grandiffi- 

mi, & tormenti ecceffivi peruedere patire 

il medefimo al fuo benedetto figlivolo. Di- 

cendo San Gabrieleche regnarebbe Gie- 

fu Chrifto eternamente , fù dichiarare, 
cheilfuoregno, ancorche fpirituale, fa- 
rebbe perpetuo ; & durarebbe per fem- 
pre . Et quefto dettero ad intendere (fenza 
fapere quello che faceuano) i miniftri del- 
la fua paffione, come racconta l’Euangeli- 
fta San Giouanni quando dice, che gli po. 
ferouna corona di fpine, che gliela fiero 
nella tefta;n6 come quelle d'altri Re, che 
fendo d’argento , ò di oro, facilmente ca- 
dono, &undebole & piccolo vento d'una 
infermità le butta à terra finendofi la uita, 
parimente 















Toan.19. 




















































Yudic.14. 


48 Vita della Sacratilima, 


parimente,&ilregno;no già cofi il Regno 
di Chrifto, che perdouere efler perpetuo, 
conuenne; che Îa corona di fpiné, fillata 
nella fua Santatefta, lo dichiarafle . 


CAPITOLO OTTAVO. 


Nel quale fegueil dialogo In hebbe con la fa- 
cra Vergine lAnò elo San Gabriele; es’ come 
fi effertuò l'opera dell'incarnattone 
SS 





2A ELesrava il forte SanfoneNa 
3: A zareno lo fponfalitio, conuna 
249 ftraniera della fua nationes. & 
è gente;& duratela fefta propofe 
un problema,& difficoltà ad alcuni di quel 
li,ch'erano prefenti; promettendogli pre- 
mio fe glielo dichiarauano , &fù.tale da 
quel;iche mangia ufci il cibo, & dal forte la 
dolzezza.Il problema era dithcile; &non 
vifùchilò fapeffe dichiarare, fintanto che 
lafua fpofa Fimportunò, che glielo diceffe 
& egli glielo dille; dichiaradole,come nel. 
la bocca d'unleone, ch'eglibaueua uccifo, 
trouò un Samed'api pieno di mele. Nello 
fponfalitio di Sanfone è figurato: quello 
chefece Dio conl'humananatura, efterna 
per fua Maeftà;quiui fi uede morto'il forte 
leone; &znella fua bocca un cumulo di me: 
le. Dunque Dio, che alcun tépo era leone 
fortiffimo,; che grafhiaua conle fueunghie, 
coloro che haùueuano ardimento di:porfe- 
gliinnanzi'offendendolo; gia pare che fij 
morto;poiche-foffrifce offefe, diffimula in- 
giurie, & facilmente perdonai peccati. Ha 
nella fua bocca dolciffima, meledi dottri- 
nafoaue, &utile perle anime. Il proble- 
ma non fi dichiara fe no allafpofa, cheèla 
facra Vergine, &ellavuolfaperlo ; &pet 
queto fà una dimanda all'Angelo S. Ga- 
bricle,paranimfo dello fpoto dicendo; co- 
mefi farà quelto ? Dimmi Angelo.bene- 
detto, cheil forte. leone uoglia moftrarfi 





hi 7 > 










morto, & dare mele di. dottrina guftofaà 
glibuomini,facédofi di Dio huomo, &che 
me elegga permadre,lo non conofco huo 
mo,ch'è ilmodo come ledonne concepif. 
cono: L'Angelo diffe: il diflegno,che Dio 
haàdato fecondo che hà dichiarato il'fuo 
profeta Ifaia è, che hà da nafcere di donzel 
la-La Vergine difle in che modo farà que 
fto? che cola: è quello;che in'fimilcafo Dio | 
uuol;ch'io faccia 25. Ambrofio, &'S!Aigo: p.Ambr.lib:| 
ftino dicono, che haueva la Vergine!letto 2.in Luc. 
in Efaia, che concepirebbe una donzella, D-Aug. de sé 
ma ilmodo comeciò farebbe, né l'haueva & RR 
letto & perciò dimandò come fifatà quer uit.Dei.lix6. 
fto?l'Angelo,chefolamentehaueuacom- 2.24 
miffione di dimandare ilconfenfo‘allaVer 
gine, non lafciando di marauigliarfi dive 
dere in perfona humana tanta bontà,& ho 
neftà, diffe; à quefta dimanda.Signoraiò 
rifpondo;che non lasò.Sò:beneunacofa, 
che lo Spirito fanto hàriferuato quefto fe 
creto per fe;eglisà,comefarà; &'daràild® 
fegno , dando Voi il corifenfo; dimaniaà 
che per opera fualconcepiretes) facendovi 
ombrala virtù dell’alviffimo:Er perdiqueli 
loche nafcerà da uoi Santo (poichefarà 
avanti; che nafca) fi chiamerà figlmolo di 
Dio;non addottiuo, come fichiamano fi- 
gliuolidi Dio ibuoni, mategittimo figliuo 
lo di Dio. Talche farete woi madrenatura> 
le di quello, che è@figlinolo :legittimo.di 
Dio. Quelchehà Dio perpadre in Cielo, 
hauerà uoiin terra permadre.Etacciò non 
ui paia impoflibile; Confidetatè che è 6pe 
ratione di Dio, pia far poflibile 
quello che pare à gli iuominiimpoffibile. 
Impoffibile pare a glihuomini,che una vec 
chia di molti anni già ftérile per l'età; con. 
cepifca; ilchehàfatto Diodiprefentenele 
la uoftra parente Elifaber; laquile è già | 
nel feto mefe. Impoffibile cofa pareua | 
quefto,come pareimpoflibile;; cheuna dé 
zella come uoi fete;fia madre, retando.dé 
zella,ma chi potè farquello, potrà fare an 
coquefto; éffendo cot,che nefluna. parola 
da Dio proferita per la .fuabocca, ancor 
che paia impoffibile'à gli huomini, lafcierà 
di eflere poffibile. Er però queto che ioni 
dico da fua;parte eglilofarà verità, quan 
do uoi:Signora diateil confenfo » Intefo 
ciò:dalla Vergine; fitrattenne in darlarifà 
pofta,come fente San Bernardo, & nom:po D. Ber.hom, 
calode acquifta per quefto, poichefimet: "A i mule | 
teàpigliare una dignitàtanr'alta, comgè ‘* f* | 
l’effermadre di Dios Etin queftoci dà ef 
fempio,che ciafched'uno:deue bauerrifpet. 
to di pigliar dignità &carichi.L'iftefo San 
Bernardo 























I :D.Aug de té 


| pore, fer.z1. 


eadem uerba 
reperilitur ‘in 
Bernar.hom. 


| 4.fuper mif- 


| fus'elt 








pè 


‘Bernardo confidera grandemente il fatto 
di Saul, che pigliò ilcarico d’effer Rè d'I{ 
rael,& prima erabuono, & dopò peffimo; 
e però la dignità gli fù occafione,& mezzo 
percondannarfi. Trattenendofi adunque 
‘Ta Vergine in dareilconfenfo, ne parla cé 
molta tenerezza Sant Agoftino, & dice:In 
telo hauete Signora l’ambafciata, & afcol- 
‘tato la gratia grande & fuprema che ui fà 
Dioineleggerui per madre; l'Angelo af- 
petta rifpofta; Rifpodeteli Signora,inma- 
niera tale, chela noftra Redentione hab- 
bia effetto. Quefto ui fupplica Adam cé tut 
ti i fuoi figliuoli , efuli del Paradifo, ciò ui 
chieggonoanco igiufti,che uiuono nel mé 
do;l’anime de iuoftri padri, i Patriarchi, & 
Profeti, trattenute nellimbo , gli Angeli 
del Cielo, & il medelimo Dio,ftà afpettan 
do la uoftra rifpofta; datela hormai Signo- 
rarallegrate il Cielo;giubilate la terrajcon 
folate illimbo; O Vergine facratiffima, & 
quefto non era quello che uoi dimandaua- 
te?quello di che gemeuate ? quello di che 
giorno & notte fofpirauate? Perche Signo 
ra afpettate in altra dona quello, che àuoi 
fiofferifce ? nonui è da temere nota di pre 
fontione, perche fé auanti aggradifte Dio 
îintacere; hora lo fodisfatete in parlare . 
Confiderate Signora che ftà chiamando 
nelle uoftre porte lo fpofo,non vogliate ef 
fer pigra in aprirli,accioche nò fene vada 
dilontano;& uolédo poi riceuerlo, ui cofti 
fatica ritrouarlo.Per'dare la Vergine ilc6- 
fenfo,fendo già nel poto della mezza not: 
te, cominciò in giorno di venerdì alliven- 
ticinquedi Marzo, giorno nel quale Euaaf 
coltò il ferpente,&fù'uinta,udendo quefto 
la Beata Vergine abbafsò la fua faccia fi- 
‘no intetra;&con le mani gionte;diffe: Ec- 
cola fchiaua del Signore , fiafatto in. me 
fecondola tua parola: Gran virtù manife- 
ftò la facra Vergineyin quefte parole:parti 
colarméte perche:fà chiara quiui la fua hu 
miltàin concedere quello, che'fe glidice. 
ua;pérche ancorcheS.Gio.Battiftamoftrò 
humiltà, fcufandofi:di battezzar Chrifto, e 
San Petro che lilauafféi piedi, main accet 
tare la Vergine come accetta; moftra più 
humiltà‘perche dicendogli l'Angelo, che 
Dio la eleggeua per madre , ella dice che 
uuole effer fua fchiaua,l'effer madre, dicerè 
il maggiore in cafa' d'un Signore, l'effer 
fchiaua:dice , è il piùinfimo, & abbattuto, 
Dunquenel'tempo chela Vergineintéde 
diteche Diolainnalza ad effer madre, che 
ella dica, ch'è fchiaua,grade humiltà è que 
fta.La caduta de gli Angelirifultò il ueder- 


Vergine Marià. 


fi gliuni più innalzati che gli altri, perche 
ciafcuno hà una particolarità, che eccede 
all'altro; quefto è, che differifcono in fpe- 
tie, fecondo la dottrinadi San Tomafo;& 
d'altri dottori. Etcofi Lucifer per uederfi 
tanto innalzato fopra tutti, cominciò adin 
uanirfi, &a defiderare con le fue proprie 
forze quello che era obligato à defiderare, 
& procurare conil fauor di Dio, & di quà 
rifultò il fuo danno, &hebbe principio la 
fua faperbia : la qual occafione non è ne 
gli huomini,che non sò di doue proceda in 
fuperbirfe. Tutti nell'anima fono eguali: 
nel corpo di una fpetie; non ui è più diffe- 
rentia trà un'huomo,e l’altro, chefia trà un 
ledamaro,&l’'altro. Dunque di che s'infù- 
perbifcono ? Trà gliangeli ui è differentia, 
& quefta fù l’occafione della fua caduta; 
Dunqueche s'alzila facra Vergine alladi- 
gnità dellamadre di Dio, &che non fifu- 
perbifca, ma che all’iftefforempodica:Ec- 
cola fchiaua del Signore è grande humil- 
tà.Nell'iteflo pito che finì di pronuntiare 
quette parole, Ie tre diuine perfone (ancor 
che particolarmente s'attribuifca allo Spi 
rito fanto) formarono del sàgue puriffimo 
delleuifcere della Vergine,un picciolo cor 
po. Et le fteffe tre diuine pfone (ancorche 
in particolare s'atttribuifce al padre) crea 
ronoun'anima rationale; ela infufero in 
quel corpo; &la feconda pfonaunì a fein 
unità diperfona,quella natura humana.Et 
Qfta unione ditalmanierala feceiluerbo, 
che nonla fece il padre,nelo Spirito fanto, 
perche iluerbofolo, reftò fatrhuomo. Et 
ancorche.in quelt'huomo Diohabbiauna 
fola perfona,& un folo fuppofito,& hippo 
ftafi;tiene però duenature; Natura di Dio, 
&Natura di huomo . Et cofi faceua opere 
di Dio,& opére dî huomo.Rifufcitar Laza 
ro commandado, fu opera di Dio; & pian 
gere quidolo rifufcitò fu opera d'huomo. 
Ancorche per effere la perfona una fola 
perla communicatione de gli Idiomi (co= 
mediconoi Theologi)ilcheera propria di 
Dio,s'atrribuifce all'huomo: & però dicem 
mo affolutamenté, che Dio fece morire & 
che Chrifto huomo fece rifufcitare Laza- 
ro. Il modo come atteferoin quef'opera 
dell’Incarnatione.tutte tre le perfone diui- 
ne,dichiara Sant Agoftino conuna fimili- 
tudine, Accade,dice;che uetendofi& met 
tendoin ordineuna Signora , perufcir in 
publico,doue hà da effere ueduta, & l’aiuta 
no,che fi acconci, &chela uefta altre due fi 
gnore; tutte tre atrendonoin quell'opera, 
ma una fola refta ueftita;& tO 
E Le 


#9 


D.Aug li. de 
fide ad Petrîia 


l| 
| 
7 


















































À 


| 






A 








filetre diuine perfone attefero nell'opera 
dell'incarnatione; &una fola reftò ueftita 
dellanaturahumana; che fù iluerbo . San 

D.Vin infer. Vicenzo dell'ordine de i Predicatori,da un 
de inarAlii altro effempio;che dichiarabene quefto di 
s uino mifterio,& dice, che nel Sole fono tre 
cofe,il corpo & fuftantia del Sole;cheliue- 

denel Cielo; &il'raggio del Sole, che è 

quel,che uediamo interra, doue uediamo 

che dàil Sole;&il caldo che fentiamo,ftà- 

doal Sole, Quefte tre cofe chiamiamo il 

Sole; accade, che dia in un uetro di color 

I roffo,&per eflo penetra il raggio del Sole, 
lafciandolo non rotto, ma più rifplenden- 
iti te,che prima; uediamo ancora che il colo- 
redeluetro, non piglia ilcorpo del Sole 
cheftà nelcielo, nèil calore, ma il raggio, 
che pafsò pereffocherefta accefo, &tor- 

nato in fangue: Quefto pafla in quefto diui 

no mifterio, il Solecheuediamo nel Cielo 

dinota il padre eterno, ilraggio che uiene 

interra; è il fuo beneditiffimo figliuolo, il 

calore è lo Spirito fanto, iluetro nel quale 

dà il Sole,è la Sacratiffiima Vergine,& cofi 

la Chiefa canta diefla: Cel feneftra fatta 

es.Cioè,fete Signora feneftra del Cieio:dà 

il Sole in quelto uetro,& pafla pereflo, fen 

za fpezzarlo,ne farledanno; anzilolafcia 

più rifplendente; Talreftò la Verginecon 

più bellezza,&c6ogniintegrità fehra frat- 

tione,nè macola,nafcendo Dio di effa, ue- 

diamo il colore del uetro,chi lo piglia? N6 

il Sole,che refta in Cielo, nè il calore;ma il 

TINI raggio del Sole; però n6 reftò fatt'huomo 
il il padre, ch'è il Sole; non lo Spirito:fanto; 
QUI ch'è il calore, mail Verbo, ch'èilraggiosIl 
figliuolo reftò c6 il colore deluetrosreftà 
di colorroffo, & di fangue fatthuomo! Il 
mifterio habbiamo largamente ueduto,& 
uediamo ancora,checofa uiddeDio nella 
facra Vergineperche dieffa.fifodisfaceffe 
per eleggerla per fua madre: effendouna 
donzella,non d'alto ftato ; nè di moltono- 
me, al tempo che correua nelmondo , la: 
fciando tante Regine, &alere famofedon: 
ne, dalle quali haurebbe potuto nafcere, 
Molte furono leuirtù della Vergine, fenza 
efferui cofa-che cotradicefle in quello; che 
à Dio fideue, comes detto, Etin-pàttico 
lare (come ancofiè toccato) la fua huttil. 
tà fù quella, che più innamorò Dio, per- 
che la cleggeffe per madre. La medetima 
Verginelo diffe:Mife Dioi fioiocchi nel: 

Luce: lamia humiltà.Dice Bufebiò Emiffeno,al: 
Eufeb inqua Cunilaudano altamente la conftanitia del- 
dam homi. la Vergine;altrila prontezza dell’obedien- 
tia;alrriche non fimoffe con frettà alle grà 


| 
| 
i 


eee a 


3A OA AVANT ANI RE TRIS Rei. 


Vita della Sacratiffima 


promelle,& offerte dell'Angelo : altriche 
non fù curiofa troppoin dare, & ricenere 
rifpofte ;, mafiguardò della leggerezza di 
bua,in credere leggierméte, & della durez 
zain noncredere, di Zaccaria,ma è me;di- 
ce quefto Auttore, la fua humiltà fopra tut- 
tomi pare marauigliofa. Sant Agoftino in 
un fermone dice; O' nera humiltà,che par- 
torì Dio, per glihuomini, diede la uitaèi 
mortali; rinouò icieli, purificò il mondo; 
aperfe il paradifo ; liberò l'anime de gli 
huomini, Il medefimo Sant Agoftino in 
un libro;che fece della Santa Verginità; di- 
ce,che non diffe la Vergine,guardò Diola 
miacaftità , ma la mia humiltà, & queto 
pche è più grata à Dio l'humiltà, chelaca 
ftitàjancorche l'uno,&.l'altro gli piaccia.Et 
cofifù, che alcuneuolte glifùà grata l'humil 
tà fenza caftità, comeMaddalena nella fua 
conuerfione, ma maiglifà gratala, caftità 
fenza humiltà,&fiuidde nelle cinque Ver- 
ginifatue, delle quali parla S. Matteo; che 
perinuagbirfi con fuperbia ch’'erano Vet+ 
gini,non gli furono grate,& le ferrò le por 
te ne gliocchi. L'humilta di Lia la fecema- 
dre di moltifigliuoli, ch'era fauot grande 
di Dionellaleggeuecchia; &la profuntio 
ne, & alterezza di Rachel; la fece molto 
tempoftetile,congrantormento.,& pena 
fua,L'humiliarfi, &inchinarfi.David.aug- 
til'arca del Signore;lo fece grande.nel (uo 
Regno, &.lo fprezzar diMicholla fumo, 
glie con fuperbia, & prefuntionegli fù og 
cafone diuedere molti.tranagli  & pene. 
Quefto è quello, che ciinfegna Giefu Chri 
ftoperopera;poichetutta la fua-uita, fà hu 
miltà;il fuo nafcere humile; la uità humile; 
&lafua morte cò gràfdehumiltà,& abiet 
tone;squefto ci infegnò) &impofecon pa 
role carifiimamente-quarido diffleper San 
Matteo:Imparateda me, n6à creare. Cie- 
li.&laterra,nonafermateilSole;la Luna, 
& le ftelles;maadeffenehumili: perche co- 
medice uh'Apoltolohumiliffimo,chefî.S. 
Pietro., A.ifuperbi felifte; & agli humili 
dala fua gratia; Quefta:humiltà fà l'occalio 
ne perche Dio elegefela Vetgineperma 
dre fua,&:fiadoperaffenellefue.wifcère,.il 
mifterio dell'Incarnatione: Il quale è una 
dellecofe che piùtupifces & abbarbaglia 
un'intelletto;priuo di fede ,in tutto quello 
che crede, &confella la Chiefa catholictt: 
perche nel reftante, in che fia difficoltà; & 
pare,chel'humanointelletto rifuega&fi 
motftriftrano àricenerlos& accettarlo, ap- 
poggiandofi nelle fue forze naturali cioè, 
che Dio pati latta traiostraochersdale 
ù bat- 



































D Augult.in 
fer.de Ailun. 


D.Augdibide 
fan&a wirgini 


tate a 


Luce.7 


Matt.2 5» 


Gen.29. 


Matt.2. 


1.Petri.g. 


EE RS TIRA 








Vergine 


fù battuto,beffato,& pofto in una croce, & 
mortoinefla,che rifufcitò,& aftefeà i cie- 
li con uirtà propria,& quelche ancora pa- 
repiùammirabile,cheli dia eglimedefimo 
realmente in cibo, fotro.fpetie, di pane, & 
di uinosdico.che rutto quefto,non pare cofi 
difficile percrederfi,come che Dio, fi facef 
fe huomo.Laragione che per dire quefto 
è , che qual fiuoglia intelletto, piegandofi 
à credere quefta uerità facilmente crederà 
tutte l'altre. Perche quello,che crede, & c6 
fella;comeconfeffa, & crede il Chriftiano, 
che Dio.fi incarnò; facilmente crederà che 
patì travagli. fame, fete, ftanchezza, poiche 
non ui èhuomo, che tiliberi d'efli. Erquel 
checrede;che Diofìfecehuomo, nonfi fa- 
ràdifticile da credere che fù fagellato , poi 
che fendo huomo, già haueua le fpalle da 
riceuere le battiture; e comegli nolefferi. 
ceuerle, non doueua mancare alcuno ardi- 
to, che gliele deffe. Ilmedefimodi metter: 
fiinuna:croce; e morire in efla. Dunque 
come, che fialegge commune, che niuno 


PALiz Dixit filiberi, che tutti gli huomini muorino® Et 
infipiésincer, ancorche ui fiano ftatialcunitanto pazzi,e 


de fuo né et 


Deus. 


fcelerati, che negaffero eflerui Dio , niu- 
no negò il morire; perche la medefima 
efperientia moftrail contrario, & però ha- 
uendo Dio da morire, che moriffe di que- 
fta, ò quella morte, non è difficile da cre- 
dere, ancorche foffe della croce, eletta da 
lui. Etiandio che rifufcitafe, &rafcendefle 
ai Cieli, nonè gran difficoltà, poiche fen- 
do Dio,non haueua da morire per fempre, 
nè per fempre ftare nellaterra, fendola fua 
cafa il Cielo. Ne anco è difficile è quello 
che crede il mifterio dell’Incarnatione del 
Figlinolo di Dio, credere che à noi fi dia 
in cibo, comerealmente fi dà fotto la fpe- 
tie del pane e deluino, efendofi fatto car- 
ne,che da tutti è mangiata:& ancora quel- 
Ja dell'huomo, da molti non è perdonata. 
Etin quelche la difficoltà, che un’huomo 
in età di trentatre anni, di buona ftatura, 
& difpofitione come fù Giesù Chrifto, ftia 
ferrato fotto gli accidenti dell’hoftia, dico, 
che nonè grancofa, che lo creda; chi cre- 
de che Diofi fece huomo, perche fendo 
tanto grande, che gonfia il cielo, &la ter- 
ra,chetiferraffe con tutta la fua potenza, 
grandezza,e maefta in Chrifto, eche Chri- 
fto Dio,& huomo fteffe per noue meli nel- 
l’aluo della Vergine Sacratiffima fua Ma- 
dre, chi ciò crede, non gli farà difficile da 
credere, che quefto huomo Chrifto, que- 
fto bello fanciullo Giesù, ftia ferrato nel- 
l'hoftia. Talche il mifterio dell’Incar- 





Maria.. SI 


natione hà gran difficoltà, & però la di 
mandachela Verginefece allAngelo, di- 
cendo:; Comefifarà quefto è Fù fecondo 
che dice Sant Ambrofio,&s'ègià detto, 
non perche dubitaffe del fatto, ma che di. 
mandafle il modo, per effere il mifterio 
tant'alto, &marauigliofo . Poffiamo dire, 
che foffe anco marauigliandofi, &confide 
rando lafua altezza: Et nonè manco da 
dire, che la Vergine fimarauigliaffe di 
quefto,poiche gl’Angeli di natura più emi 
nenti, confiderandolo, reftano attoniti,& 
aftratti. Che quefto figuravano quelli due 
Serafini ; che pofe Moifeài lati dell'arca, 
cheriguardando il propitiatorio , che fta- 
ua fopra di effa,moftrauano marauigliarfî, 
& ftupefarfi; era figura quell’arca, & pro- 
pitiatorio di Chrifto, huomo, & Dio, & il 
ueder gli Angeli, Dio fatto huomo ftupe- 
farli, &marauigliarfi. Ilche ancora in per- 
fonade gli medefimi Angelî diffe Ffaia: 
Che uedendolo afcendere trionfante nei 
Cieli,& che fendo huomo non erano fuffi- 
cienti le fue porteàrefifterli l'entrata, ma 
che felerendeuano patenti, dicevano ma- 
rauigliandofi:Chi è quefto che viene dalla 
terrà doue muoiono con le fue uefti tinte 
di fangue è Benelo conofceuano, & il do- 
mandarchi era, daua fegno di grande am- 
miratione per uedere Dio fatto huomo. 
Et che dico de gli Angeli? il medelimo 
Dioin certa maniera confiderando que- 
fto, pare, chereftimarauigliato, & pieno 
di ftupore,come reftarebbeun potente Rè 
della terra,felafciandoilfuo fcettro,& co- 
rona,la fua cafa,& palazzo, la fuacorte, & 
i fudditi,fe n’entraffein un'monafterio,do- 
uelitagliaffero i capelli à croce, & gli met 
telfero un'habito groffo, trattandolo con 
difprezzo, certo è, che fi marauigliarebbe, 
&reftarebbeattonito :così Dio,in alcuna 
maniera fi marauiglia, uedendofi ueftito 
del pannogroffo della noftra carne,taglia 
tele chiome àcroci, coronato di fpine: di- 
fprezzato, &oltraggiato da glihuomini,& 
pofto in una croce. Sendo adunque quefto 
mifterio tanto difficile da credere,non uol 
fe Dio ufcire con effo inun fubito nel mon 
do, mal’andaua difcoprendoà poco, à po- 
co à glihuomini. Ad uno dicendo una pa- 
rola, all’altro l’altra; aduno dichiaraua un 
mifterio, all’altro l’altro: cominciando da 
Adam, ilquale tando nel paradifo in un 
fogno, che hebbe, gli fù manifeftato al- 
quanto di quefto mifterio; Dopò ad Abel 
effendo ftato uccifo da fuo fratello Caim 
malamente, che figurò la morté di Chri- 
EA fto 














































D.Amb. li.z. 
in Luca. c. I. 


Ex0d.2<, 


Efaie.63» 


Genefis. 
Ibidem.4. 
Ibidem.7. 
Ibidem. 22. 















Genef.24. 
Ibid.28. 
Ibidem 32. 
Ibidem 49. 


Tob.19. 


Exod. 3. 


Flaie 53 


Pfal. 13 Te 


4.Reg.4. 


Philip.1, 
Daniel.1. 


Num.17. 
Tudic. 6. 


152 
fto procurata pet il popolo Hebreo , doue 
era nato.A Noè quando lo ferrò nell'arca, 
figurò il ferrarfi Dio nel Clauftro della Sa 
cra Vergine. Ad Abraamlo dichiarò inti- 
gura quando andaua à facrificare il fuo fi- 
gliuolo, & dibocca, dicendole, che perla 
perfona del fuo lignaggio farebbero bene 
dettetutte le genti.Ad Ifaac quando fi {po- 
sò con Rebecca. A Giacob quando uidde 
la fcala, che arriuaua da tetra infito at Cie 
lo, & dopò quando lottò con l'Angelo, & 
di bocca quando gliriuelò,che dellignag- 
io di Giuda uerrebbe fuo.figliuolo.. ‘A 
Giob ; nella legge dinatura dichiarò: Dio 
alcune cofe perunenti à quelto mifteriò. 
A Moifenel Rubo, che ardeua, & non.fi 
abbrugiaua; che dinotaua le due nature dì 
Chrifto} chefenza danno d’alcune diefle, 
erano uniteinunfuppofito; & perfona. 
A tutti iProfeti, e particolarmente ad Ela 
ia, nellacui profetia fi fcrive dall'incarna- 
tione , infino all'Afcenfione in Cielo. A 
Dauid Dio glipromife, che daegli dove» 
ua, defcendete fecondo la.carne ;'&;farf 
huomo in donna della fua progenies & lb 
gnaggio .: Dio andaua dichiarando.più» 
& più fempre queto penfiero, acciò de: 
pò nonfofle incredibile. Et non poco fù 
dichiarato ancora in figura, nel fatto di EH 
feo,che perrifufcitane sl figliuolo della Su 
namitide,dicela Scrittura, che dentro del- 
la fuacamera,& ferrata bene la porta s'int 
chinò foprail defonto, giungendo la fua 
bocca con quella del fanciullo ;.gli occhi 
con gliocchi, & mano con mani, & cofilo 
rifufcitò + Per far quefto Elifeoè cofa cer- 
ta, chefidoueua humiliare; cofi fece Dio 
perdare uita alla natura humana;,morta 
per il peccato, humiliò la fua grandezza 
dentro delle uifcere della Vergine, ferrate 
con il fugello verginale, & pigliò forma di 
ceruo, come attefta SanPaolo. La pietra; 
che uidde Daniele abbaflare dal monte, 
fenza toccarla con mano; & che diftruffe i 
regni della terra, figurana il Figliuolo di 
Dio,nato dalla Vergine, la cuidotirina hà 
deftrutto i uitij, che regnauano nel Mon- 
do. La vergadi Aaron, che per fola uiruì 
diuina fiorì, & diede frutto, fignificò l'In- 
carnatione del Figliuolo di Dio;fatta per 
virtù divina. Il velo, cheuidde Gedeone 
bagnato cO rugiada del Cielo;figurò il me 
delimo. Queftopera ‘dell'Incarnatione 
defiderorono fommamentededere i Pro- 
feti, & Patriarchi, & peròerano come rau 
chi per il tanto gridare; fupplicando , 
che la effettualfe. Moife diceua : O Signo: 


Vita della Sacratiffima, 


teui priego; chémandate quello, c'haue 
tedamandare.Ifaiarifonaua; Cieli, man- 
date quefta diuîna rugiada : nube; dateci il 
giufto. David cantava nei fuoi falmi; Pie- 
ghinfi bormaii cieli, Signore, &defcende- 
re. Tutti hauewano quefto: defiderio, con 
ilquale aticora morivano, feruendo lelo- 
rouoci, & gridi, come d'un catro, nelqua- 
leweniflepiùipréfto; fenzache partecipaf- 
fero.d'altra cofa, che d’alcilno odore d'ef- 
fo;accadendoglicomeàcolbrosthe coni 
ducono i frutti neicàrri, daunasiadun'al 
tra parte, mefli trà lapaglia, &glitifrarori 
{6lo godono dell'odote:di quelli stcoli à 
puntoi Santi del Teftamento Vecchionpa» 
{ceuano il frutto delicato,'& Suftofo:dels 
d'Incarmatione:; nelcarro-dellà fiia-legges 
che gli era tato promeflo s &tràlapaglia 
delle loroceremonie; ché:la fignificanat 
no, fenza goderealtro; chealouna odore 
dieflo. Giunto adunque il tempo! dellla leg 
ge digratia, prefi li frutti dalcarros gogeti 
rato nia la paglia, poiche iltutto:celsò,go» 
donodiefli;colorocheniunafaticani fpé 


fero a Come diffe/Chrifto ài MOLA pofto:. emi da 


lic Altridi affaticarono; &moialtriigodetè 
delli.Joro trauagli.Fùquefto è punto; di 
quelche fuole: fuccedere.in tépo'del fred 
doscheaccendono iferuitorid'uti Signo: 
reil fuoco, che gliconviene piangere, pet 
ilfumo,che gli dà nie.gliocchi; &efflendo 
accefo, mandawuia coloro; che!trauablial 


Exod 4. 
Ifaiz 45. 


Plal.143, 


T 


rono;esaccoftanoà goderé ilfuoco quel | 


li, che niuna fatica:ci pofero ad accefidere 
lo; Noftra grandiffima confufione è che 
quello tanto prezzato, e delidetato da:gen 
tetanto Illuftre, &tànto innanzi, noialtri 
l'habbiamo nellemani, & nonlo prezzia- 
mo), come non cifcalda quefto fuoco ,te- 
nendolotantouicino, poiche infiammaua 
tanto lontano quelli fanti antichi? Come 
non ci rallegra il poffeffo di un Teforo, 
che uederlorilucere molti anni auantisral- 
legraua icuori di talgente ? comehon ri- 
{plende in noi altri quefta luce, che hab- 
biamo avanti rifplendendo tantolontano 
afimili giulti? Come inoftri cuori di piè» 
tra non diuentano carne, uedendo Dio fat 
to carne?& perche non fihumilialanoftra 
baflezza uedendo quella foprana altezza 
interra? Siamo ingrati , & fconofcenti al 
maggiorbeneficio, che da Dio habbiamo 
riceuuto,ne poffiagmo riceuere. Per gratitù 
dine di ciò, èbene dice S.Agoftino; cheti 
fia eternità; perche ineno tempo di Que> 
fto,c poco.Dauiddicenain un Salmo:Me 
divarò im tutte Te tue opere, & mi effercità- 
rÒ 


Pr] 


Pfal, 76, 














































a. 
LI 


Z 








rò nelle tue inuentioni:molto ui è che me- 
ditare nellauaghezza,& bellezza de icieli, 
il Sole, fa Luna, &le Stelle, i fuoi moti, & 
influentie poftenei fuoi luoghi , & fedie, 
fenza che uno pretenda quello, ch'è pro- 
rio dell'altro ; la terra cofi ornata di her- 
be fori & frutti; gli animalicofiterreftri, 
aquatici,& dell’aere,pefci &uccelli;la com 
pofitione,& machina dell'huomo, &il fine 
dell'opere di Dio , tutto quefto dà materia 
grande da meditare chi folfel’Artefice, la 
fua fapientia,la fua bontà,& clementia,l'in 
tétoc'hebbe,il quale fù d'effer feruito dall 
huomo: obligandolo anco che lo feruiffe, 
con tanti beneficij, & gratie; ma quel che 
fopra ogni altra cofaammira,& dà all’ele- 
uato intelletto di Dauidin che occuparfi,è 
Finuentione, che cercò Dio, per rimedio 
dell'huomo;l'opera dell’incarnatione; che 
inunainuentione, ui (iano molte inuentio- 
ni, grande marauiglie, & portenti, Quiui 
fiuedela longhezza,abbreuiata; la larghez 
za.ftretra; la profondità,piana;l’altezza,ab 
baffata;laluceofcura,il pane ha fame;l’ac- 
quabafere,Rallegrezzas'attrifta;la fortezza 
teme;la uita, muore; ancorche fia per dare 
à cattiuita, Siuede ancorache l’effer Vergi 
ne,&l'effer madre, chefonotràdi fe:itan- 
to contrarij yquiuimagiano in una menifa, 
& dormono inunletto, &fitrouano tutte 
unite in Maria. Viè anco un'altra inuentio 
ne inqueft'opera, &è, chemoftrò Dioin 
ella la maggiormifericordia, chefi farà già 
mai, &la maggiore& più rigorofa giufti- 
tia,che fia pofibile farfi.Rigorofa giuftitia, 
ancorche benemeritata'in fcacciar Lucife 
ro dal Cielo per'un peccato. AdamdalPa 
radifo,perun'altro. Rigor fù il piouer fuo- 
co fopra di Sodoma maggiore fù il diluuio 
& molto maggior ilcaftigo, che fi dààida 
natinell'inferno. Mafenza comparatione 
fù maggioreil rigore che fiusò con Giefu 
Chrifto il giorno della fua paffione;perche 
fe Lucifero,Adam,quelli di Sodoma,quel- 
li del Diluuio, & quelli dell'Inferno, patif- 
cono pene effendo precedute in effile col. 
pe graui,nonfeglifà tato aggrauio;ma che 
il figliuolo di Dio fenza colpa patifcatanta 
pena;gran rigore veramente pare.Et qua- 
to più iimoftrò Diorigorofo conil fuo fi- 
glivolo, più fi moftrò mifericordiofo con 
gli huomini. Et cofi ui fù fomma miferi- 
cordia,&fomma giuftitia,la giuftitia cafcò 
fopra di GiefuChrifto,la mifericordia fo- 
pra glihuomini; & perciò fùreale il paga- 
mento con il debito. Peccò l'huomo;pagò 
l’huomo.L'offela infinita per ragion dell 


Vergine Maria... 



































53 
offefo , Chrifto la paga : infinita per ragio- 
ne di quel chela fà,Inuentione certamente 
di Dio fù queta, & Dauidmeditava ine 
fa  ringratiando Dio di queta mercede, 
che doucùa fare al Mondo . Ethoggimai, 
che è fatta,ragione è che péfiamo in ella, & 
ineterno rédiam gratie à Dio,percoligrà 
bene,checi fece. La feRta dell’Annuntiatio 
ne ficelebra à i venticinque di Marzo ; & 
ancorche in queto medefimo giorno fù la 
Incarnatione, & Dio fifecehuomo, come 
il negotio fù occulto, &la chiefa celebra 
propriamente il mifterio del farli Dio huo 
mo;il giorno della natiuità quandolouid. 
de già nato,& coli propria, & particolar- 
mente celebral’Annuntiatione à iventicin 
que di Marzo, perche per ordinario fuol ef 
fere in quefto rempo la fettimana fanta è 
uicina di effa, Nel Concilio Toletano deci 
mo, fiordinò, chela medefima fefta dell 
Annuntiatione fi celebraffe à i dieciotto 
di Decembre con titolo della Efpettatio- 
ne del parto,& cofiintalgiorno fe le potef 
fe cdi lafefta,& folennità,che fe gli 
doueva . Ancora s'auuertifca, chela came- 
radouela Vergine facratiffima ftaua , nel 
tempo, che il Santo Gabriele gli portò 
l’Ambafciata, & fi effettuò l’opera dell’in- 
carnatione in Nazareth; l'ha Dio conférta 
ta,&fiuede hoggidì intiera, & dellamanie 
rachein queltempo era, ancorche con a- 
dornamentichein effa hà fatto, & fà la de- 
uotione dei fedeli; & ordinò Dio, che per 
honore dell’opera,che in effa fece, &della 
fua madreftij fempretrà i Chriftian'& co 
fiperopera de gli Angelièftata portata di 
uerfeuolte in diuerfe parti. Etdi prefente 
è inItalia,&fichiamalacafa, & Chie: 
fa (douefiuede) S.Matiadi Lo- 
reto,&è frequentata da i fe 
deli di tutta. la Chri- 
ftianità , come 
fi dirà più 
parti- 
colarmente al luo- 
go fuo, 

















54 
CAPITOLO NONO. 


Della vifitatione, che fece la Madre di Dio 4 
Santa Elifabet (ua parente . 





x. di Luglio. & Isrtò Diolaterra,&l'inebriò, 


dice Dauid in un Salmo. Quan 
do uediamo alcun pezzo di ter- 
ra ben bagnata,& che dia mol. 
dicemmo, che ella è inebriata, 
Era Battilta nelle uifcere di Elifabet fua 
madre;nel feto mefe della fua Concettio: 
ne; fterile fenza la gratia di Dio, con'ilpeé 
cato. originale, inelquale fù concetta;.lo 
uifitò, Dio ‘nell'andata, che fècè la Sacra 
Vergine Maria. per uifitare Elifabet fua 
parente, nelcui uentre era giàincarnato; 
&cfatto huomo, & conil'mezzo di queta 
ul uifita,,communicandogli il diuino bagno 
SIMO dell’acqua della fua gratia, reftò Battfta 
netto -del peccato originale in gratia-di 
Dio, & colti fertile, & abbondante come 
parue nelfrutto che fece nella fua uita, che 
fù tale, che dille di lui ilmedefimo figliuo- 
lo di Dio, che niuno; dei profetis che in- 
nanzidilui furono non ui fivil maggiore 
dilui. Per faperecomequefto fucceffe, fi 
avuertifca che hauendo la Sacra Vergine 
riceuuta l'ambafciata: dell'Angelo, & ac- 
cettatola: celebrato quell’alto, & fupremo 
mifterio dell'Incarnatione, efendo Dio 
fatto huomo nelle fue uifcere; fpedito l’An 
gelo da lei, fileuò, & andò in fretta, &con 
gran paffoallamontagna; &entrò in ca- 
fa di Zaccaria, & falutò Elifabet. Non fe- 
ce quefta ftrada la Madre di Dio ( dice 
Sant Ambrofio) perche dubitaffe di quel- 
lo, chel’Angelo gli diffe, nè pet uolere in- 
formarfi, & faper certo , fela fua parente 
foffe nel feto mefe, come gli haueua der- 
to l'Angelo, & raccogliere da quefto, fe 
era uerità quello. \e feco haueua tratta- 


n, 





Luce.r. 
Dial. 64. 


D.Amb. li.2. 
in Lucam.c.j. 
& lib.2.de vir 

ginibus. 



























































Vitadella Sacratifima, 


to. Non fù quefta l'occafione del fio uigg- 
gio, perchealcun dubbio hebbe del mifte- 
rio, come gli diffelamedefima Elifabetin 
quefta uifita ; Beata Signofa, perchecre- 
defti; ma fpinta dallo SpiritoSanto; ac 
cioche la fantificatione di Gio. Battifta fi 
facefle » & ella fi efferciraffe nelle opere 
della carità, &fante; uifitàndo, &feruen- 
do fua parente Elifabet, & participando fe 
co i mifterij divini; dei qualiDio l'have- 
va fatta partecipe , & ambidue unitamen» 
te laudare fùua diuina Maeftà.: Era Maria 
Maddalena aflifa una uolta à i piedidi 
Chrifto ; fentendo , & contemplando lè 
fue parole, pienedi foco diuino faua dal» 
l'altra parte fua forella Marta molto dili- 
gente, & follecita, attendendo ‘ad appa: 
recchiareil mangiare per.il Saluatore; & 
fuoi difcepoli, paruegli poter formare una 
querela contra fua forella; &cofifù:, & la 
propofe, dicendo , Signore; non uedetey 
che mia;forella perefferfi fifa à i uoftri 
piedi , contemplando mi lafcia fola nel 
molto che hò da farein quefta cafa.permi 
nifterio,.& feruigio uotro?!Ditegli chemi 
aiuti, & che nonfitij conmano:foprama: 
no + Glirifpofe il Saluatore: Guarda Mars 
tasnon fia bifogno tanta folecitudine, ge 
eflertanto occupata'in quello jichetu fai; 
fapendo quanto poco conto io faccio; & 
tanno i mieidifcepolideinangiaricuriofi, 
& delitiofi. Se tihai voluta merterein que= 
fto, habbiane anco penlieroy& Maria la» 
iciala quà, ch’ellahà'elettala miglior pare 
te. E da confiderare,che di Maria Madda» 
lena fi dica,che fiameglio.efferfiaflifacon ., 
templando+ Età Maria Madré di? Giesù 
dica lo Spirito fanto che fi leui dallacon- 
remplatione, &.uadi: per le montagne;& | 
diferti perattenderenelle opere:della vità 
attiva, che mifterio è quefto ?: Il mifterio 
è, che conuenita,conforme! alla uita ;che 
ciafcuna di effe haueua fatto, quellofe gli 
ordina, è afcriue. La Maddalena:fiidon- 
na,chenonififaceua felta;nèricreationé 
doue nonfitrouaffe, paleggiando fempre 
perle piazze, con dannonotabilifiimo del 
fuo honore; & fama, gliconuiene aduni 
que per quefto ftarli in;cafa j& che penfi 
neimali;paflt, che diede, & gli pianga. 
Alcontrario Maria Madre di Giesù, don- 
zella honeRtiflima molto retirata;; & ferra= 
ta, fempre contemplandoin.Dio; homai 
cheui è laneceflità.fi efferciti nell'opere 
della unita attiva, efca di cafa,.fi Leni sù ; 8 
vada» perche à lei conuiene quefto , &alla 
Maddalena quello. Di quàfi può sp 
2 








1.Tim.s- 


lapazzia grande,ch'è in. molti di non con- 
tentarli delfuo ato ma procurar quello 
d'altri. Dalche:accade, che la Republica 
ftij fempre con dolore. Perche.al diffe- 
gno d'un corpohumano fe alcun offoèfuo 
ri del fuo luogo, caufatormento & dolore, 
cofinella republica gli offiche porta fem- 
pre fuora de i fuoi luoghi , de molti, che 
pretendono altri ftati che i propri), che gli 
canuésono , èoccafione che ftij in un per- 
petuo grido, & mai glimanchiramarico. 
Sono alcuni ecclefiaftici , che fmemorati 
del proprio; & fpettante al loro. officio; 
come è dire l’officio, & fare oratione , & 
meditare parimente cono ftudio delle di 
uinelettere fi dino negotij proprij de'{e- 
colari;& perilcontrario: molti fecolariui 
fono, che dimenticati di quanto. deuono 
fare, conforme allo ftata, che tengono; 
ch'è reggere,egouernare la famiglia, pro- 
uederla dellecofe neceffarie alfoftétamen 
to della uita,conimezzi illeciti.fi intro met- 
tono nell’officio de gli ecclelialtici, paren- 
dogli, che auantaggino il loro partito» fe 
confumanotuttoil tempo in meditare; è 
fare oratione-E'cofa fanta, & buonail far 
otatione: ma differentia hà da ellerenell 
orare del fecolare; à quello del chierico, 
Sanfone morfe per il mancamento de ca: 
pelli, & Abfalone perla foprabondanza. 
Tato può fare oratione il fecolare, che ma» 
chi al gouerno della fua cafa» èr tanto po- 
co può fare oratione l'ecclefiaftico chemfi 
chial gouerno dell'anima fua. Dell Eccle 
fiaftico cheora poco, perimpacciarliinne 
gotij fecolari;diffe Abbate Antonio, che 
cracomeilcoruo cheentra nelmare, &fà 
alcuna prefa,della quale fi fultenta,,& con 
unbattere di ale falendo di là, refta:afciut. 
to: Ancorchel’ecclefiafticoriceua humo- 
re; &ruggiada dal Cielo nell'oratione»la 
lafcia fubito, &uàa trattare negotij mon- 
dani, sbatte l’ali; &refta fecco fenza fucco 
ò ruggiada di Dio . Etdel fecolare cheò 
per molto fare oratione  Ò per qualfino- 
glia altraoccafione, ancorche fia tanto fan 
tacome quefta, lafcia d'hauer penfiero del 
lafua cafa,& famiglia, dice San Paolo,che 
uò efferemeffo nel iumero degli infede- 
li: Il medelimo propofito è ne gli inferiori, 
che pretendonoafcendere alli ftati più al 
ti, trattandofi nel mangiare & ueftire » coli 
l’artefice,come il mercante,& il mercante, 
comeil Caualiero , &quefto come Signo- 
redi titolo, dei quali Signori di titolo non 
meno ancora fi deue riprendere l'errore, 
che alcuni fanno; in uolerfi inuromette- 


‘Vergine Marna. 





















































SS 
reà commandare relle.chiefè, & pronede 
re;nonsò.conchetitolo.i beneficij, & de. 
gnità ecclefiaftiche; contradicendolo , & 
uietandolo.i prelati particolari sà chi que- 
ftatocca,& ancora. ilRomano Pontefice, 
prelato uniuerfale, & capo di tutta la Chie 
fa catholica Romana; i quali deuonoteme 
reilcaftigo , che Dio diedead Ozia Rè di 
Giuda, che peruoleruna uolta ofterire In- 
cenfo è Dio, nel fuo altare, fendo ofteio 
del Sacerdote,contradicendolo il pontefi- 
ce Azaria,&non fendotale,che poteffe de 
fiteredelfuo intento, Dio localtigò repé 
tinamente coprendolo.dilepra.; perilche 
perfe il gouerno, & amminiftravione del 
Regno. Adunque ciafcuno fi contenti con 
il fuo ftato; & feguail camino, peril quale 
Diol’indrizza + Maria Maddalena ij af 
fifa à i piedidi Chrifto , cheè quello, che 
gli conuiéne, & Maria madre del medeli- 
mo Chrifto vada nelle montagne incafa 
diZaccaria, che ciò leconuiene molto be- 
ne.L'andarein fretta, &con paffo frettolo 
fo.quefta Signora fignitica la preftezza con 
che tutte dobbiamo. caminare per il mon- 
do ;ifenza » che in niuna parte fermiamo il 
piedecon propofito di imitarla colomba, 
cheufcìdall'arca di Noè, che fenza ripo- 
farfi, perefleriltutto pieno di acqua & di 
fango ritornò nell’arca, cofiil mondo fen- 
dotutto pieno di inganni &lacci; come gli 
conòbbe il gràd'Antonio, è bene dunque 
chescaminiamoinfretta: Eraftata la Ver- 
gine facratiffima in cafa di Giofefdal prin 
cipiodelfuo fponfalitio come afferma San 
Giovanni Chtifotomo, per effer cofi co- 
ftumetràgliHebrei,& ancorche la fcrittu- 
ra nonlo dica, per neceffità shà d'intende 
recofi;perche feuifofle andata paflatiitre 
mefi; che ftette coni fua parente Elifabet, 
fuccedendo il fuo parto di là è fei mefi,non 
eracofa; che conueniva al fuo honore, & 
cofi fendo feco, gli dimandò licenza, per 
farqueftauifita, & egli gliela concefle, & 
fù ancora poffibile, ch'eglimedefimo l’ac- 
compagnaffe, perche per l'amore che gli 
portaua,& defiderio di feruirla, fi può tutto 
ciò credere. Viè da Nazaretalla monta- 
gnadoue Zaccaria haueuala cafa,ch'era di 
ftretto di Gierufalem , fecondo che dice 
Brocardouentifette leghe , ò trenta fecon. 
doaltri. Quefto viaggio fece lamadre di 
Dio; &ancorchelongo, & trauagliofo,né 
glifù rincreftcuole per fare fimilopera di 
carità, percheà i giufti quanto è difticile 
nel feruigio di Dio, fe gli fà facile , & leg- 
giero per amor-fuo. Griunfe Ri Rose 
| a 





2.Paralip.26 


Genef 8. 


D.Chrifoft, 
homil. 4. in 
Match, 


Brocard. î de 
fcri.terr® fan 
Re.l +par.C.7o 
parag.43. 

Arida In pro 
logo ciufdé. 








56 
fta Signoraincafa di Zaccaria, & dicel'E- 
uangelifta, che'falutò Elifabe& non Zac- 
caria,pefchel'honeftà della vergine richie 
deua , che folo coriuerfaffe con donne; & 
quefto sintéde bene,perche shaneffe par- 
fato conilvecchioSacerdote;farebbe fta- 
to baftante à fanàrlo, &à tornargli la fua 
parola; & ciò non conueniua, fin che Gio. 
Battilta nafteffe, perché nonhaueva da fa- 
re miracolo alcuno inuita'fua , volfe Dio 
dargli quefto honore, & chelo faceffe na- 
fcendo , come lo fece, reftituendogli à fuo 
padre Zaccariala parola, fcrivendo ilno- 
me di Giouanni fuo figlivolo . La falutatio 
ne della Vergine fucomeà dire, Dio ui fal- 
ui Santa Cugina, & Diofia con effo voi. 
Dalche fucceffe che fubito, che rifonò la 
uoce della fua falutatione nell’orecchie di 
Elifabet fu piena di Spirito fanto; & con la 
fua luce conobbe gran cofe;fendofegli ma 
nifeltati fecreti marauvigliofi. Talche almo 
STACO diffe Dio nel principio del M6- 
do, facciati la luce,fubito fu fatta; cofi dicé- 
do la Vergine, Dio fia con voi, giunto con 
Ja uoce entrarono doni, & mifericordie di 
Dio nell'anima fua. Ancorche foffe diffe- 
rentela manieradi operare; perche l'uno 
fucomandando, come Creatore; &ul’altro 
pregando, & fupplicando come fantiffima 
creatura. Et non piccola eccellentia è que- 
fta nella Vergine, che habbinotanta virtù 
le fue parole :perilche ciimporta moltote 
nerla per auuocata, & per particolare.xn> 
terceditrice, & hauere fpetial deuotionein 
efla. Gran cofe fuegliò Sant'Elifabet con 
quefta luce, & chiarezza, che Dio lecom- 
municò, poichein quell inftante permo- 
do ineffabile, le fufatra riuelatione, &co- 
nobbe, che quella donzella , che haueua 
d’auanti era la Madre di Dio,& che hauena 
cocetto dallo Spirito fanto; eche il Figliuo 
lo di Dio era ferrato nel fuo chioftrovirgi 
nale; &che il Meflia era già nel mondo. 
Conobbe anco il mifterio ineffabile della 
Santiffima Trinità, poiche conobbe; che 
il Figliuolo di Dio era concetto perloSpi 
rito fanto. Parimente la diftintione delle 
perfone.Il padre, il cui figliuolo era incar- 
nato; & il figliuolo, ch'eraincarnato; elo 
Spirito fanto,perla cui uirtù, sera operato 
quefto foprano mifterio. Confiderando 
tutto quefto era la fua allegrezza , & godi- 
mento grandiffimo, del quale diede mo- 
ftra, comedicel'Euangelifta quando efcla 
mò con granuoce; & perla grandezza di 
quella, diede ad intenderella gradezza del 
l'affetto , & fentimento da dou'ella proce- 


Vitadella Sacratiffima, 





deua. Quello, ch'ella diffe fu; Benedetta 
fee Signora trà tutte le donne, & benedet 
to il frutto deluoftro nentre; Da doue mi 
uienquefto?che la Madre del mio Signore 
‘uenghi d uifitarmi? li fanciullo,che hò nel 
le mieuifcere, fubito, che rifonò nellemie 
orecchie la uoce della uoftra falutatione, 
‘sè rallegrato, & hà dato moftra digrà giu» 
bilo, & allegrezza; Felice, & Beata Signo- 
ra;che per lauoftra gran fede fiadempi. 
ra inuoi tutto quello, che da parte di Dio 
ui è ftato detto. Ben concordano queftepa 
role, che diffe Elifaber ‘alla Vergine, con 
quelle che prima gli haueua detto FAnge- 
lo; poiche coli qua,comelà,uiene chiama- 
ta Benedetta tra tutte le donne. Ancorche 
aggiunfe Elifaber,& benedetto il frutto del 
uoftro uentre. Et quefto non lo diffe 'An- 
gelo, perche ancora non s'era Dio fatto 
huomo, Dice Sant Ambrofio, che fe Eli- 
fabet firallegrò cò la vifitatione della Ver 
gine, ancora fi rallegrò, & giubilò S. Gio- 
vanni, ch'era nelle fue wikere,conla pre- 
fentia del figlivolo di Dio, ch’'erauenutoà 
uilitarlo, & nella fua uifita non folo fù fan> 
tificato, & netto da peccato originale ; nel 
quale fù cOcetto adempiendofi quello,che 
era ftato detto da San Gabriele, à Zacca» 
ria fuo padre, farà pieno di Spirito fanto in 
fino dentrole uifcere di fua madre; ma'an- 
co accelerandofegli l'ufo della ragione,co 
nobbe per Spirito profetico il Figliuolo di 
Dio;cheueniua à uilitarlo; & coli fi uoltò; 
& l'adorò; dando fegno d’allegrezza ; co- 
me dicel’Euangelifta,che diffe fua Madre} 
San Giouanni Chrifoftomo parla cé.il fan 
ciulloGiouanni ,&gli dice; Dimmi Fan- 
ciullo; dimmi maggiordi tuttii profeti; da 
douetiuenne quefta néuità d’allegrezza ? 
Checola è queft; ancor nonfei nato & 
già profettezzi,& conofci la venuta del tuo 
Signore? con ragione dourai effer chiamà 
to più che profeta, poiche altri profetizzo» 
rono molti anni dopò d'effer nati, tù:pro 
fettezzi molti giorni avanti, che nafchi.Ins 
tendendola Sacra Vergine tutte quefte lo- 
di, che Elifaber diceua dilei, lericeuè nel- 
le fue mani,&le prefentò fubito à Dio, dal 
qual à leiuenivano. Et cofi intendendo, 
chei fecreti di Dio già erano publicati, pie 
na di godiméto fpirituale, cominciò à can 
tare quel carico tanto celebrato nella chie 
fa,&tàto pieno di profondi mifterij,quari 
to altro, che fi) intutta la Sacra Scrittura, 
che comincia. Magnificat anima mea Do- 
minum. Erano inufanza quelli del popolo 
d'IUrael,quandoricencuano alcuna fegna- 
lata 


























































Luca.r, 








O 


Ì 
| 


Cornelius in 
concordia E-. 
Yang. C. 4 


Canifius de 
Beata Virg. 
lib.4.0:7. 


D.Aus.fuper 
Magn ficac. 
D.IilefonLin 
ferm. de afsu 
puone. 
D.Bern. ho- 
mil; fup mif 
Aus eft. 
Origenes ho 
mil. 8.in Lu- 
cam. 

Beda in Lu- 
cam.c.j. 


lata rmercè, compotiere Canti digratitudi 
ne. Etperchelagratia;chela Vergine rice 
uè:fù maggiore;cheneffun'altra, che per- 
fonainterra fofle (tata fatta, procurò rin- 
gratiarlo, più che ttti, & però diffe: O 
Elifabettù mi lodi de i beni, che uedi in 
me;&lamiaanima fe. innalza con lodi è 
Dio.mio Signore, &il mio fpirito giubila 
in Dio mia falute, Vn'altro uerfo di queto 
cantico dice;Perchemitò il Signore la hu- 
miltà della fua ferua;beata mi chiameran- 
notuttelegenerationi, CornelioTanfenio 
dice; cheimquefto luogo, Humiltà, come 
lo dichiara il telto greco, uuol-dire;.piccio 
la. Perche ancorche la Vergine haurebbe 
potuto difté dife molto bene schie era hu- 
mile, ma di molto humile non l'haureb- 
be detto; per non attribuiti cofi.alta virtù; 
& cofi dice, che uuol dire; pole gli occhi 
nellamia picciolezza,per alzarmi mofran 
do più in quefto il fuo potere; Comet Re 
che per moftrar più quello.chée.pofleno 


adoperano nei fuoi negotij perfone di baf 


foftato, &pouerizTalehe fecondoquelto 
uolfe dire: Tutte lemationimichiametati- 
nobeata, per havermi il Signore di coli pic 
ciola, alzata tito. Btancorche queta efpo 
fitione dilanfeniofi polfa tenere, & efle- 
re conformeal telto greco,come egli dice, 
ma perche molti heretici pigliano da que- 
fto occafione, come dice Canifio, per dar 
nome più uilealla Sacra Vergine, uolen- 
dola annichilare, & quafi disfarla, è me- 
glio feguire in quelto particolare Santo 
Agoftino, Santo Ilefonfo, San Bernardo, 
Origene, & Beda, i quali affermano, che 
la Vergine parlaffe della virtù dell'humil- 
tà, ch'è contraria alla fuperbia, perla qua- 
leuno fi reputa, & tiene per cofa uile, & 
abietta uolontariamente, & di fua voglia , 
fenza che alcuno li faccia forza; e tal fù fen 
za uerun dubio la Vergine, e puote é6 ogni 
uerità dirlo di fe, per attribuir quefta uirtù 
& tutte l'altre chauena è Dio, dal quale 
l'hauewa riceuute. L'altro uerfo dice: Fece 
inmegran cofe quello ,ch’è potente; ilcui 
nomet fanto . Che gran cofe fono quefte, 
Signora, cheinvoi,& per voi fece il Po- 
tente ? Credo,chefiano quefte:Che fendo 
creatura,partorifti il Creatore. Sendo fer- 
ua, concepifti il Signore. Sendo donna fat 
taditerra, fete Signora dei Cicli, & per 
voi rimediò Dio ilmondo: ueftédolo voi 
Signora di carne,con che puote patire per 
il fuo rimedio. Dopòhauer la Sacra Ver- 
‘gine dato gratie perle mercedi proprie, & 
particolari , le rende anco gratie per quel- 


Vergitic Maria .i/ 57 













































lA 


la fatta àtuttoil Mmondoadicendo: La fua 
infinita miféricordia fi fparge in tuttele ge 
nerationi;«& dicemolto bene, perchean- 
corchela giuftitiadi Dio fiail medefimo, 
che la fuamifericordia;da parte noftra, & 
quantoà gli effetti; riluce più la fua miferi 
cordia chela fua giuftitia con tutti. Fare 
giuftitia caftigando,è come méto violento 
in Dio,chenon caltigarebbe fe non ui fof 
fero colpe;&fare mifericordia; perdonan 
do, è comeil moto naturale, che folo per 
la fua bontàci fa bene: Quefta gran mife 
ricordia ci-dà ben ad intendere nell'Efo- 
do. Quando dice; Io fono il Dioforte; ze- 
léfo ché uilito .& caftigo le malignità de 
ipadrisfopraifigliuoliiafino alla quarta 
generatione;& ufo mifericordia con quel- 
li;che mi feruono per migliaia d’anni;'do- 
uemettetermine'alla-giuftitia,& ilfaremi- 
fericordia è fenza termine. L'altro uerfo 
parla delrigor della giuftitia; che ufa Dio 
conifuperbi; & dice: potentemente ope- 
fd:conilfuo braccio ; & diftruffe i fuperbi 
conilpenfiero delfuo cuore; nonlafcian- 
dogli finire ifuoicattini defiderij. Et è co- 
fanotoria; che per la virtù di Giesù Chri- 
fto afferrò il mondo; fcacciando ida elfo 
fuperbi »& cattivi efaltando glihumili; & 
manfueti di cuore. Conclude la Sacra Ver 
gine ilfuo cantico rendendo: gratie al pa- 
dre Eterno peril beneficio tanto grande 
dell'Incarnatione ; dicendo: Pigliò Dio 
Ifraelfuo popolo accarezzandolo, &lufin 
Sandolonelle fue braccia, come fanciul- 
lo; facédofihuomo in éflo;&tuttoiciò per- 
che lhaueua promeffo ad Abraam,& a gli 
altri fanti Padri del fuo lignaggio. Si slat- 
gò quà la Vergine in parlare più parole, 
che in tutto l'Euangelio pare haucre altra 
uolta parlato; dandoci ad intendere, che 
nellelodi di Dio ci douemo occupare mol 
to, &trattennerci più chein altra cofa. Si 
trattenne in cafa di Zaccaria quefta Signo 
raquafitre mefi. Felice la cafa done il Rè 
del Cielo, incarnato nel Chioftro Vergina 
le della Vergine, & il gran Battifta nelle 
uifcere di Elifabet,e la medelima Elifabet, 
la Regina de gli Angeli, S. Giofef, eSan 
Zaccaria tutti fono fotto un tetto.L'Euan- 
geliftaSan Luca, auantiche racconti ilna- 
fcimentodi Gio. Battifta, dice laritornata 
della Sacra Vergine in Nazaret, enon per 
ciò ne fegue,che non ui fi trouafle al nafci- 
mento.Perchenon fempre gli Euangelilti 
offeruano l'ordine del tépo in quelloche 
fcrinono, come apparein San Matteo,che 
racconta prima il fermone di Chrifto nel 
monte, 


Fxod, 40. 


Sufcepit If 
rael'&rc. 


Terminus If 
raelcafus ac- 
cufatiuus eflt 
ut coftant ex 
te.greco, & 
ex antiplona 
fabbati in bre 
uiario. 


Matth. 5. 





Lucx.6. 
Math. s. 


dr! Magifter hi- 
CD ftor. in cuan- 
gelia. c.3. 

D. Anto. p.3. 
tit.18. cap. $- 
parag.6. 
Gerfon. mo- 
not. 

Raulin defan 
&is tom.2.in 
fefto vifit.fer- 
mo.Io, IM Or 
dine circa me 
dium. 
D.Antoni.2. 
p.tit.9. cap 7. 
Concil. Bafil. 
fefl.43. celeb. 
anno Domi- 
ni. I44I. 








58 
monte; nel quale dice S. Luca, che ui era- 
noi dodeci Apoftoli,& trà efli nomina l'i- 
fteffo San Matteo; &molto dopò narrala 


fua conuerfione. Di maniera che puote be- 


nelaVergine trouarfi al nafciméto di Gio. 
Battifta jancorche San Lucaracconti pri- 
mailfuoritornoà Nazaret, porgendofegli 
occafione di fare quelto per feriuer inuna 
fol uolta l’andata, & ritornata della Vergi- 
ne:& pare dirlo 0juando accenna, che ftet- 
te quafi tremefi feco ; poiche conlifei, che 
rAngelo diffe, ch'era paffato,dopò che c6 
cepì Gio.Battifta arrivava hora del parto, 
&nonl'haueua da lafciare con idoloridi 
effo, &andarfene. Perche laragione, che 
dicono quelli,che tengono contrario pare 
re, è che quefta Signora era donzella hone 
ftifima, & nonera cofa conueniente tro- 
varfi ne i parti; la quale-hà rifpofta,che cò 
effere honeftifima donzella, era fpofata, 
& il parto di Gio. Battifta era fanto, & per 
tale locelebra lachiefa, & però non era 
inconueniente, che fi ritrouaffe in effo-Fé- 
sono che fi ritrouaffe prefente la Vergine 
alnafcimento di Sa Giouanni Batufta.Be- 
da riferito nella Glofa ordinaria, &F Aut- 
tore dell'Interlineale;Il Maeftro dell’Hifto 
rie; Sant'Antoninodi Fiorenza, Gerfone, 
&altri,& è di non poca auttorità quello, 
che intorno à ciò dice Giouanni Raulin in 
un fermoné della Vifitatione , ge, che la 
chiefa Catholica celebra la fetadella Vili 
tatione della Vergine, per ordine di Papa 
Vrbano Sefto , che l’inftituì l'anno 1388. 
come riferifce S. Antonino di Fiorenza, 
&l'iteffo ficonfermò nel Cocilio Bafilien 
fe; ancorche fi celebri più perla determi- 
natione di Vrbano,che per quella del Co- 
cilio, chefucelebratointempodifcifma, 
&non tutto quello , che fitroua in effo de- 
cretato hà forza di Cocilio.Il giorno adun 
que che fi affegnò che fi doueffe: celebrare 
la feta della Vifitatione fuài due di Lu- 
glio,un giorno dopò l’ottaua del nafcimé- 
to di Gio. Battifa,&l andata della Vergi 
ne à far quefta uifita fu nel fine di Marzo , 
poco dopò dell’Annunciatione, che fu ài 
venticinque di quel mefe ; & perche per or 
dinario, quafi fempre cafcain queto tem- 
pola fettimana Santa,nella quale, la chie- 
fa è occupata in folénizzare gli honori del 
liobbrobrij di Chrifto fuo fpofo, nonfice 
lebrain effo giorno, nel quale la Vergine 
ufci di cafa fua per quefta uifita, & ancora 
perche precifamente non fi sà, qual fuffe: 
dice adunque Raulin che ficelebra ài due 
di Luglio , perche quefto giorno ritornò 


PEPE SVC GO UE EEE NE TA 01 <cE 


Vita della Sacratifima. 


dacafa di Zaccaria alla fua di Nazaret. La 
ragioneè, che trouandofi prefente al na- 
fcimento di Gio. Battifta,e ftando feco per 
infino all’ottaua, chele pofero il nome, & 
parlò Zaccaria, &il fanciullo Giovanni fa 
circoncifo, effendo quefto giorno. ottauo 
di molta allegrezza per quella cafa, perle 
circontantie, che in effo occorfero , l'al 
tro giorno, che fui due di Luglio, lafcian- 
doli tutti la Sacra Vergine molto allegri, e 
contenti ufcì dicafa di Zaccaria , & ritornò 
alla fua in Nazaret, & perciò ficelebra que 
fto giorno la fua Vifitatione, fecondo que- 
fto Auttore. 


CAPITOLO DECIMO. 


Della pena, afffittione nella quale S. Giofef 
firitrouò , wedendo che la facra Verginefua 
fpofa era granida , non fapendo il mifferio 
della ua granidanza; & come un' Angelo 
glielodichiarò. 





per S. Giouanninell’Apocalif 
fe liriprendo, & catigo. Che 
px quefto fij cofi;l'efperientialodi 
moftra, perche efflendo uno buono, fubito 
è attorniato da mille traua gli,& infortuni, 
& quanto più è buono; l’infortunij fono 
maggiori,&itravagli più in numero, Dei 
eran fanti, chehà Dio nel Cielo, è uno S. 
Giofef fpofo della Vergine,& effendo nel 
mondo patiuntrauaglio , & hebbeun do- 
lore dei maggiori, che può hauere in effo 
un’'huomodi honore; & fù peruedere la fa 
cra Vergine fua fpofa gravida , & eglinon 
hauer parte nella fua grauidanza. Qual fia 
l’occafione,iltrattar Dio di quefta forte î 
fuoi amati, non dà poco penfiero à ifacri 
Dottori àuerificarla. Vno direbbe, chefi 
comealle uolteaccade,che facendofi ad 
un'huomo ualente, & di honore alcuna in- 
giuria, 































































è VeLti chio amo,dice Dio, Apoca.z3. 





Pfal.15. 


giuria; sincoleratanto; che fenza penfare 
a quel chefi faccia, nel primo in che s'incò 
trafcaricatutro il fuo fdegno, della medefi 
ma fortei peccatori ogni giorno offendo- 
no Dio,&l'annoiano, fua Maieftà fi riuol- 
ge intorno è quelli, che fono à fe più uici- 
ni; & quefti eflendo.i buoni, fono anco 
quelli,che pagano. Ettutto ciò fi compati- 
{ce conla fua retta giuftitia , perche ancor- 
che uno fij molto buono, hà dell'imperfet- 
tioni, & quellecontrauagli Dio le purga; 
& ciò è fegno , che ft uuole feruire d’eflo; 
come anco accade ad una Signora che fi 
leua la cuffia non ben netta dalla tefta,& la 
getta inuncantone,è inditio, che non fe la 
uuol più mettere; mafela mettefle nell'ac- 
qua,sla infaponaffe,&la batteffe, &tor- 
celle; è fegno, che fi uuoleferuire d’efla, 
e metterfela ancora in telta. Al medelimo 
modo: fe alcuno fi vede; che effendo im- 
brattato in peccati, Diolo lafcia cofi 6j pu- 
re ficuro, che egliè affegnato per letame 
dell'Inferno; ma quelche fi uederà meflo 
nell'acquadeitravagli infino al collo, & 


 chelobatte Dio ogm giorno; c6 altri nuo- 


ui, Seloritorce,& loriuoltaim un letto con 
mille dolori, è fegno,chelo prezza & fti- 
ma, &feiouuol mettere.foprala fuatefta, 
Sono due arbori di noce giuntiin una ftra 
da;l’uno è fruttifero & l'altro fterile;ilfteri 
leneflimolo tocca, anzimolti s'accoftano 
alla fua ombra per mangiare, fonare; & da 
zare, & darfi fpaffos&piacere:11fruttifero 
è battuto ;i& lapidaro da.tutti quanti; che 
paffano} Cofi nelcamino di quefta witàd 
giufti carichi de' frutti dibuone operes fa, 
no.pert'ordinariongiuriati; e perfeguita= 
ti, &glifterili delleuirtù vivono contenti, 
Vialtrodiràà che feruono i trauagli. per 
caminare più acceleratamente alla viti. 
Dauiddiceinun Salmo; Se gli moltiplico 
ronol'infermità, & fi diedero preffa, Acca 
de diverfeuolte,cheunnauilio inmarena 
uigaal palloordifiario "&-fuccede lenarfi 
unatempefta; & procella;che lo fa camina 
repiùche dipaffo  & arriuare più prefto 
dove andaua, : Quando fivedeuno checa: 
mifia pocomella uirtù, no. fitmarauigli, che 
glimandi Dio procelledi tranagli, chele 
fiino occafionedi caminare con maggior 
diligentia,&éfere più uirmofo,per le qua 
lin'acquifti più tofto la vità'eterna . Vn'al- 
tro dirà, chenon folo ferdono itrauaglidi 
fpertoni percaminare.leggiermente nella 
uirtà, ma perifuegliatore per leuarfi dalui 
tio,& effercitarfinellewirtù. Dauid:ancora 
toccò quefto inun’altro Salmo : dicendo 


Vergine Matia. 































































$9 
Dio percoloro chel'oftendeuano, Dagli 
Signore unfchiafto nella faccia,acciò relti 
no offefi, &conignominia, & ticercheran 
no, inuocando il tuo nome. Ne i monafte- 
rij fono due iftrumenti, per.chiamari Reli- 
giofi à imatutini, luno è la campana, e l’al 
trolo fuegliatore, fi fuona primo lacampa 
na,&alcuninon fentono ftando in.ripofo 
neiloroletti: Subito viene lofuegliatore 
alle porte delle cellechelo fentono, & an- 
corche gli rincrefchifileuano & vanno al 
choro.Hà Dio iltrumenti perrifuegliare i 
trafcurati;& neghittofi,&èuna campana, 
per laquale s'intendono le fue ercature il 
Sole,la Luna,i Cieli, gli Elementi, tutte 
quefte cole fono campane di Dia,che pro 
uocano l'huomo chel rifyegli,&confideri 
che è Dio,chetal’opere fece;Ancora i Pre 
dicatorifonole campanedi Dio; L’inten- 
dere che uno cadde di morte fubitana, & 
all'altro, che furubbato, è che fe gli abrug 
giò la cafa, tutte quefte fono uoci di Dig, 
Scà quelli che non feruono, à ciò che rifue- 
gli daluitio, & peccato nel qual fi ritroua, 
fopragionfe lo fuegliatore fopra di elfo, 
che è l’infermirà, la pouertà, il litigio, un'i- 
nimico, che fe gli fcuopre in fargli male,& 
danno,&intalcafo,ficome farebbeal Re- 
ligiofo cofa fconuencuole, cheineolerito 
contralo fuegliatoio, perche lorifuegliò, 
lo pigliafle,& ne faceffe pezzi,ò.lo butrafle 
in un pozzo: Cofi colui, che fivuole nendi- 
care diquellochelo perfeguita, fa grande 
errore » Poiche quello,che.colui opera; lo 
permette Dio perbene particolare delper 
feguitato. Dauid quando Semei lo ingiu- 
riaua con parole dalla cima d'un'alto mon 
te;andando.eglida baflo fuggendo da Ab- 
falon fuo figliuolo, uolendo quelli, che an- 
dauan fecoafcendere.ilmonte, e cafti 9aI» 
li;diffe il Re,lafciateli, che gliel'hà comma 

dato Dio,perche uuole,che foffrendelo ia 

con la patientia meriti, & fia migliore di 

quelche fono. Quando il Re Affuero difte 

felaverga foprala Regina Efter,che entra 

ua à chiedergli perdono peril fuo popalo, 

ella tolfeilcapo della verga,&l'accoftò al 

lafua bocca, la baciò .La vergaè la per. 

fecutione,il capo dicffa dinota quello,che 

cela procura perfeguitandoci coftui doue 

mouezzeggiare peril bene che cifa; $tchi 

fegliuolta contra; fa appunto come fa il 

cane, chemorde lapietra, che glitirorono 

con fuo danno;,perche firompei denti,e la 

fcia quello, chelatirò;cofi deue fare il per, 

feguitato, fenza mordere quello, che lo 

perfeguita, confiderare, cheglitira Diola 

pietra 


Pfal.82. 


2.Regum.16, 





Dorotheo. 
fer, 17. 


D. Chrifoft. 
homil.4. in 


Match, 


60 Vita della Sacratiffima, 


pietra della perfecutione, & chefe havieua 
ragione di rifentirfi, non era con la pietra, 
macon chi la manda, né conil travaglio, 
macon Dio, che l’ordina, & poiche con 
Dio niuno deue ramaricarfi, perche hà le 
pietre, e la collina, perche tutto quello che 
fa, è perilnoftrobene, per] ifteffo dobbia- 
moiftimare, &hauer carole perfecutioni, 
& quello, checi perfeguita } Quanto più 
cheitrauagliche Dio da è i fuoi ferui fono 
effempij, a rifpetto di quelli, che il Mondo 
dàà coloro che lo feruono,& quefto dino- 
tachenel Caluario fi trouò una Croce di 
Chrifto, & due de’ due ladroni. San Doro- 
teo dice in un fermoné, che ficome diamo 
danari al medico,percheciuiliti efendo in 
fermi, & paghiamo allo fpetiale la medici- 
na, &alcerugico leuentofe, cofi doureffi- 
mo pagare quello che ci perfeguita, & gra 
tificargli l’opera buona che ci fa; perche fo 
noitrauagli le medicine delle noftre ani- 
me, con che fanano, &fileuano daluitio, 
&caminano fanealla uirtù. San Bernardo 
dà un’altra ragione di quefto dicédo; Che 
fi comele ftelle,accioche rifplendano,con 
uiene;che ui fia ofcurità,& fia di notte;cofi 
dice accioche i buoni, c'hano da effere ftel 
le del Cielorifplendano,& dimoftrino più 
la fua virtù, & metitino più, conueniente 
cofa è, cheui fia infofcamento ditrauagli, 
& di fcontenti. Nonfisà, cheuocehabbia 
un'Arpe, ò Liuto,fe non fi fuona.Vna bal 
la odorifera, non moftra la fua virtù ferra- 
tain una caffa .Poco shauerebbeconofeiu 
tochi foffe ftato Giob,fe non fofle ftatoica 
uato dalla fua cafa,& riuoltato perun letra 
maro,toccando il fuo corpo come Liuto; ò 
Arpe,nonlafciandoin effo corda,nè uena 
fenza piaga òferita.Ettutto quefto fa è pro 
pofito del cafo prefente del: gloriofo San 
Giofef,che permife Dio foffe afflitto y& 
co afflittione per lui grauiffima;à ciò fi mo 
ftraffe più il fuo ualore di giufto;di pruden- 
te, & di Santo. Etancora perche nella pu- 
rità della Madre di Dio,niuno hauélteoc 


cafione di parlare,e mettere dubio;poiche: 


à chi piùtoccauachera ilfuo fpofo Giofef, 
lo depofe, & reftò molto fatisfattoinefla” 
Et come dice San Gio. Chrifoftomo quel 
lo che dirà come potrò io credere,chéè fof- 
fe concetto Chrifto ; non peroperad'huo-! 
mo? rifponde la'chiefa ; Se‘all'Euangelifta 
noncredi, creder deî'allo fpofo della Ver- 
gine Giofef, eglicome perfona è:chi tanto 
toccaua, dubitando nel cafo; reftò fatisfar- 
to, ragione è, che qual fiuoglia ui ftiy; & 
più in effo non ponghi dubbio. A quelto 


modo: dice San Bernardoche nelmifterio 
della Rifurrettione, dabitò San Tomafo;& 
fu in eflo fatisfatto,acciò niuno ineffa dubi 
taffe,cofiin quella dell’Incarnatione dubi: 
tò fan Giofef, perche reftando egli fatisfat 
to, tuttireltaftero fodisfatti.. Venendo al 
l'hiftoria, alcuni differo ; dice Raulininun 
fermone, che San Giofef, fiauuidde della 
grauidanza della Vergine avanti, che an- 
dafle auifitare Elifabet fua cugina : & que- 
fto dice non éuerifimile; perche effendola 
grauidanza di poco tempo, eglinon pote- 
ua faperlo, &la Vergine non gliel’haureb 
be detto, comene anco dopò gli dichiarò 
il mifterio, uedendolo ftare afflittiffimo,la 
fciandone penfiero à Dio. Sant'Agoftino, 
il Maeftro dell'Hiftorie dicono, che fuffe 
quelto , dopò della vifita di Santa Elifa- 
bet, il quarto mefe della grauidanza del- 
la Vergine, tenendolo nella fua cafa; per 
effere coftume di quella gente infino da 
Abraam,come dicono fan Giouanni Chri 
foltomo,& Sant Anfelmo. Erparechefi 
proui inLoth,che sforzandolo gli Angeli} 
cheufciffe da Sodoma, concederidoli per 
ciò piccolo fpatio di tempo , & effendo dî 
notte: dice la facra Scrittura,che parlò con 
ifuoigeneri, perchefene andaffetofeco, 
ancorche effi non facefferocafo delle fue 
parole ; pare non poterfiquefto fare; fe nò 
tenendoli nella fua:propria cafa}'ò molto 
uicini adefla, che:s'haueffe poruto.ditesel 
feretuttauna habitatione, & cotttutto ciò 
lamedelima Scrittura dichiara chele figli. 
boleerano donzelle;quado l'offèrfeài $63 
domiti, perche'lafciaffero liberi i foi tale 
bergatori; Talche.s'ufaua effereifpoficoni 
giontiinuna cafa conleloro fpofé,Siiuei 
re honeltamente finche fi celebraflero ‘le 
nozze, fe purnon fofle fatto rutto itifiéme, 
comefuccefle è Sarra figliuola di Raguel 
coni fuoi fette mariti,eflendotragli Infide 
lineltempodella cattività, Danquehauée! 
doin quefto modo fan:Giofefnielta [ua tw 
fa la Sacra Vergine, & effendo!già ilquar=: 
to mefe dell’Incatnationedel'Figlilolodi 
Dio, fe glicominciò a crefeere il'pretiofo 
Reliquiario:, dove Dio era comeincuftozi 
dia ferrato netfacrato chioftro.verginalé; 
&uenneincognitione ch'era graùidapdeli 
che reftò gradementeconfufo, non fapenb 
do di doue quefto procedeffe; non'haueni! 
do egli partenella fua grauidanza, La'eni 
dentia del fatto l'attriltana; la Santità c'ha 
uewa wifta nella Vergine Pafficurana; Che 
egli difimulafle:fenza effericerto di quel 
fto fatto,pareuagli che non conueniua be. 
ne 












































D.Ber. hon», 
2. fuper mik 


fus eft. 


Raulin fer.j. 
de vifitatio» 
ne.in ordine. 
10. tom.2. de | 
fan&is. 


D.Aug.de cò | 
cordia Euan- | 


gelij .lib.2. 


D.Anfelmus 
in Matth.c j 
Genef.19. 











-fead.eflerelapidata;parcuagli crudéltà, 


fpetialmentenon'hadendo ella colpa; per 


che'egli mai giudicò che l’haueffe; ancor- 
che ftefse dubbiofo in quefto cafo :Darhe 
contaai fuòi parenti: diceridogli; guarda- 
te, che donnaini delti, ch'è grauida , &io 
nonlahò conofciuta ; pareuagli da pocag- 
Sinb& baftezzafiia.Eutimio dice;che quel 
laparola; traducere, pofta da San Matteo, 
ca <heipereffere:-giuto Giofef nonuolfefer 
| uitfene, dinotàche nonuolfefofpingerla, 
che facefle:proua perla leggedei gelofi, 
defcritta nellibrò de iNumeri,laqualdicè 
cofivChe s'alcuno maritato.era gelofo del 
lafua- moglie, St dubitafe della fuazlim pi 
dezza, & honeftà; lhaùcua da menare al 
Tabernacolo}& iui prefentarla alSacerdo 
te;ilquale pigliaua unuafod'acqua,nelqua 
le dana-molte maledittioni; & metteuain 
effo poluere raccolta:dal piuiméto del Ta 
bernacolo,&lo dava è bercalla donna,la 
qualnon.efendo in colpa, néfluno nocu- 
mento le faceuala beuanda;mas'era adul: 
tera, figonfiaua, & fimarciua con fio no- 
tabil danno; & effempio àtuttoil popolo . 
Quefto dice Eutimio, ch’era,traducere, il- 
chenonuolfefareSan Giofef; perche fen- 
do certo, chenella gravidanza della Vergi 
ne,n6 hauendo egli parte, temeua cheli fa 
rebbe affronto à metterla in fimil proua. 
S.Vicenzo dell'ordine dei Predicatori: di. 
ce inun fermone, che afflitto quanto fipof 
fa imaginare San Giofef per quelto cafo 
ricorfe è Dio, & diuotamente meffo in ora 
rione, lo fupplicò chegl’infegnaffe quello 
doucua fare ad effempio di Iofafat Re di 
Giuda,che nedendofi in un pericolo, egrà 
trauaglio de nemici, che gliueniuano à far 
guerra, con danno notabile fuo;&fenza ri 
medioricorfe à Dio, & pofto inotatione: 
diffe quefte parole: Come che non fappia- 
mo quello, checi conuienefarein cafiar- 
dui, &difficili, folo quefto ci rea per ri- 
medio, che alciamo à te Signorgliocchi, 
quetto diceche fece San Giofef, &Diolo 
liberò dal travaglio, nel qual era con gran 
de honor fuo : ancorche tardaffc alquanto 
ditempo per più merito, che foffetormen 
tato con diuerfi penfieri, & imaginationi. 
Ilche tutto era molto ben conofciuto, &ue 
duto dalla Vergine, & però era gridiffima 


Euthimiti n 
huns locunî 


è 


| Numers. 


Vincent. in 
| quodam fer- 
i mone huius 
| folli. 





Vergine Maria. 
necon quello che appartencua alfuoho- 
more effendo obligato nella legge di Dio 
èprocurarlo ;& non confentire à cofa che 
foffein: fuo.danno, &in offefa delmédefi. 
mo Dio: Dunquelamentarfi alla giuftitia, 
È accufarla per adultera, dalla quale ùenif 


GI 
da-fua'affittione;& fconténto vedendo lo 
ifpofo tanto amato, mello in tal anguftia; 
& c6.fùfficiente occalione per eflere igno. 
rante‘ in quel fecreto di Dio:ma lo foffri= 
uaconmolta patiétia, & filentio fenza per 
derla pace del fuo fpitito, nell’humiltà del 
Fanima fua;non fcopri il fecreto di quelmi 
fterios:porendo allegar untetimoniotan- 
to;uero della fua purità, com'era queldi S, 
Elifabet, oltredellafantità;& innocentia 
della fua nita, cofialiena da ogni fofpitio: 
ne; nonfece quefto; ma lo rimeffeà Dio, 
raccommandandogli la fua caufa;afpetrà- 
docom'un'altra Sufanna il fanciullo Dal 
niele.gvellaun'Angelo ; chedichiaraffela 
{ua ininocentia; & ritornafle per il fuo hb- 
nore, &choneftà. Haurebbe potuto molto 
benedire S. Giofefin quefto fuo trauaglio 
quelnerfo di Dauid,che dice: ILtimore,& 
ftupore mi afliggono,chi mi darà l’ali,co- 
medicolomba?&uolarò per ripofare ; la 
colomba geme ;ali di colomba quadrano 
àS.Giofet perche glitoccaba il cuore pen 
sidoal partire, e lafciarelafacra Vergine, 
laqualamaua;comel’ifteffa uita. In quefto 
dicel’Euangelifta;che firifolfe dilafciarla 
occultamente;fenza fcoprire, perchela la: 
fciaua, &andarfenein terre aliene. Circa 
diquefto, fono dué opinioni,& ciafchedu- 
na d'effehà molti fanti per patroni. L'una 
è di S.Gieronimo, di S.Gio.Chrifoftomo, 
di S.Bernardo di Origene; & dicono, che 
S. Giofef non fofpettò della Vergine cofà 
indegna della fuahonietà; ma che prefù- 
mendodileialtamente uolfelafciarla, pa- 
rendogli , ch'era egli indegno hauerla per 
Spofa;come S.Pietroy&il Centurione dif. 
fero à Giesù:Chrifto;.che fi difcotalle da 
efli,comeindegnidella fua prefentia. L’al- 
tra opinione è di S.Agoftino;di S.Ambro 
fio,& d'altri fanti;Che Giofefancorche ha 
ueffe la Vergine per fantiffima; &che nifla 
na cofamala di lei fipoteffe prefamere, ma 
uedendo, ch'era grauida, fenza tener par- 
te in cla, ftaua confufo, & dubbiofo, fen- 
zarifoluerfì à credere determinatamente 
una cofa, ò l’altra. Che partorifle la fua 
fpofain cafafua, quello,che nongli era fi- 
gliuolo,era difficultofo da foffrire. Accu- 
farla del delitto che nonfapeua certo; che 
hauelfe commeflo, gli pareua fargliaggra- 
uio,& ingiuftitia, fendo egli giufto. Per.li- 
berarfi dun que da quefte pene,rifolfe,fen- 
za darconto, perchelo facefte, lafciarla.. 
Dalchefi può cauare un documento, che 
non giudichiamo i proffimi, ancotche ci 
parihauere occafione difarlo;nèin nego> 
F tij 


Daniel 3, 


Pfal. 54. 


D.Hieron.in 
Matth. c»r. 
D. Chrifoft. 
in Matth. 
D.Bern. ho- 
mil. 2. fiper 
miffus eft. 
Orig. homil. 


j. in Matth. 


D.Auguft.de 
uerbis Domi 
ni. fer.16. 
D.Amb. {up 
Lucani, & in 
Pfal. 118. 
























































































Tfaie.7. 


Lucg.2. 


62 
tij gravi ci gettiamo , perche quefto può 
effere danno pernoi altri, & quello peri 
{trani . Non uolfe la Maeftà di Dio te- 
nere più rempo confufo il fuo amato fer- 
uo Giofef, per auifarlo, & liberarlo; man- 
dò un Angelo, che gli parlò infogno: & 
gli diffe; Giofeffigliuolo di Dauid nonte- 
mere,che ilcampo è quà ficuro, none ope 
rad'huomo l’efferlatua fpofa gravida, ma 
dello Spirito fanto; perche quefta Signo- 
ra è quella tanto celebrata donzella, è. ca- 
tata perIfaia, che permanendo Vergine, 
haueua da partorire un figliuolo, & la uo: 
ftra fpofa è quella, chelo partorirà, &gli 
porrete nome Giesù; perche hada faluare 
il fuo popolo, Chi baftarebbe à dire la cò. 
folatione,& allegrezza del beato San Gio 
fefudendo tal nouella,uedendotilibero di 
un negotio , cheloteneuatanto perpleffio; 
&confufo,chefetaceua gli pareua perde- 
reilfuohonore, &fe parlaua; perdeua-la 
fua fpofa, laquale amaua più che fe mgde- 
fimo; Vederfi hora con'la fpofa; &con 
l’honore, & honoretale ,cherifultaua ef: 
feruero fpofo di quella,ch'era uera madre 
di Dio. Vederfianco che Dio tratutti gli 
huomini l'haueua eletto perilfuo teforo, 
confignandolii fuoitefori , ch'erano derra- 
ti nel fuo figlinolo.. Vederfi, che haucua da 
commandarecome figliuolo à quello,che 
commanda ai fipremi Serafini,& che (fe- 
condo che dopò diffe San Luca ) haueua 
da effer foggetto à lui, & allafacra Vergi- 
ne:alla quale uolfeil Santo Patriarca dar- 
gli parte del fuo contento; &cofi è dacre- 
dere, cheandaffe da lei ,& che gli diman- 
daffe perdono non di quello c'haueua cre- 
duto, poiche mai credette cofa indegna di 
lei, ma del dubio che haueua hauuto; & 
della rifolutione dilafciarla. Perche Spo- 
fa,& Signora mia( gli douette dire ) non 
mi defti parte di tanto gran bene, & gra- 
tia, che Dio peruoi, & permeteneua con 
feruato ? Mi uedetti afflitto, &trauagliato, 
intendendo bene l’occafione del mio tra- 
uaglio, & afflittione ; perche non me lo di- 
chiarafte? dubitafti forfe, ch'io non ui def- 
fe credito ?ad un'’Angelo hò creduto, an- 
corhauerei creduto è uoi , poiche Dio ui 
hà folleuata fopratutti gliAngeli,deiqua 
lifete Regina, & Signora. La Sacra Ver- 
gine con molta bumiltà, & amorele diffe; 
Spofomio, la uoftra afflittione fentiuo ; & 
la mia, chenonera minore, chela uoftra, 
per uederuoi in effa. Non mirifolifcoprir 
ui quefto fecreto per effer di Dio, alquale 
sonelafciai lacura, fendocerta; ch'egli lo 


Vitadella Sacratifima 





fcoprirebbe) quandouedeffe) che conue 
niva; &fofle tempao..San Giofefdopd que 
fto celebrò la folennirà delle nozze}co- 
mél'Angelo gli diflé chefaceffe antor 


«cheegli,& la Sacra Vergine confermafle 


ro;fecondo che dice Sant Agoftino}ibuo- 
to di perpetua verginità; che ambidueilra- 
uenano farro, & però :afpettauanoil parto, 
lacui integrità, o perperuauerginità della 
Madredi Dio;innanzidel:parto; nel par 
to; & dopò del parto; tiarticolo difedepa 
mellotra gli altri; che gliApottoli von di 
uauoce, come dice. San Bafilioy&:Santo 
Epifanio, propofero alla:Chiefa ‘nel'fitò 
principio, perche la Vergine vedendofii 
dice Canifio,che gli facéuan guerra gliie 
retici, peril'ben publico:publicamente l'af 
fermò , &cofifidecrerò nel Saero Conca 
lio Niceno fecondo, nel Conftantinopo: 
litano,& nel Lateranocelebrato perMare 
tino Primo, Sant Ambrofio in'una Epito- 
la allegarper confermatione di queto il 
Goncilio Telenfe,nelquale fi trovdiprefeh 
re, & fu confermato pet Papa Siricchib Et 
da:quefto rifulta, chela fanta Chiefa ‘cat 
ra: Beata feve Vergine Maria ;ché portali 
nelleuoltre nifcereil Creatore di tuitti>& 
creafti.quello, cheuifece, & diedel'éffe- 
res&.permanefteanco vergine. >< 


CAPITOLO VNDECIMO: 


Comela facratiffima Vergine pareortilsvlsa. 
ore del Mondo Giesi Christono» 
ffro Signore. 


i 


Si 


b 


IL] Una 
= festa. 
DI R È 
NG e G E 


dl 





gE LL EModoracconta la Sacra 
y Scrittura, che fendo Moisè oc. 


È di fuo fuoceroTetro;andava uti 
giorno caminando con effi uicino Afmon 
te Oreb;doue uidde una vifione, che gtan- 
demente lo lafciò marauigliato, & fù un 
Roueto 


LV PILIRERAATRDIMAA ANNATE MP e IA SE RE n. 
























































D.Aus. li.de 
nuptijs. 


D. Bafil. lib, 
de Spiritufah 
Gost pit 
Epiphan. con 
tra Apoftat, 
herefi.61. 

Canifius. de 
Bear, Virgine 
2 
Concil.Con- 
ftantin. Ca- 


non. 3. 
D. Ambrof 


cpilt. 79. 


Exod.3, 


cupato in pafcolare i beftiàmi . 








2.Reg.3. 
Job.za 
Efter.4. 

| x.Mach.3. 


Roueto che ardendo da ogni parte nonfi 
confummaua, uolfe Moisè uedere uicino 
quefto mifterio,& caminando a quella uol 
ta, gli parlò Dio da quel luogo, dicédogli, 
Moisè,indugia,non paffare auanti che pri- 
manon tilcui le fcarpe da i piedi,& facciri 
verentia'allaterra, dove fei. perche è fanta. 
In queftombra diconoifacri dottori che 
ftij dipinto il mifterio facrofanto del nafci 
mento del figliolo di Dio, & cofi il Roue- 
to che ardeua, &non fi confummaua rap- 
refenta la perfona di Giesù Chrifto,doue 
è una mefcolanza ftrana, & marauigliofa 
di due nature, diuina & humana, l’humana 
è il Roueto, &il fuoco la divina; non face- 
ua dinoil fuoco nel Roueto, ancorche tur- 
to ardeua,perche la diuinità n6 abbruggia 
ua, ne confummaua l'humanità.Il mifterio 
del Roueto apparte in un mote, &dishabi 
tato, il nafcimento di Giesù Chrifto fùin 
parte dishabitata nafcendo inuna ftalla di 
beftie, preffoimuri della città di Betieem 
dalla parte difuori. Moftrò Dio il mifte- 
rio del Roueto è Moife paftor di pecore; 
moftra Dio il nafcimento del fuo figliuolo 
àcerti paftori , chiamandoli conilmezzo 
d'un'Angelo . A Moisè commandò Dio, 
che fi leuaffele fcarpe da i piedi, & facefle 
riverenza alla terra, ch'era fanta; Tutti 
quelli, che confiderano & recano alla fua 
memoria quefto mifterio , commada Dio 
che faccino riverenza alla Vergine, terra 
fantiffima doue fi operò quefto diuin facra 
mento . Etperò per quefto rifpetto quelli 
padri antichi, ài quali Dio communicaua 
ifecretimarauigliofi, quado fitrouauano 
in alcun trauaglio , &afflittione, pigliaua- 
nolaterra, &fela metteuano fopra leloro 
tefte; & con queîta fanta ceremonia ‘otte- 
neuano il fine di quanto pretendeuano. Et 
altro non uoleua fignificare quefto, fenon 
dire; Signore ti fupplichiamo per quella 
terra fanta,douc hà da nafcere il fior diNa 
zaret, per quella Signora nelle cui uifcere 
te haurai da ueftire dicarne, & nafcer da 
lei fatthuomonel mondo, concedici quel- 
lo,che ti domandiamo; &erano da Dio 
effauditi; per l'honore che faceuano alla 
Vergine, mettendo la terra in fuo nome fo 
prale loro tefte; perueder adunque come 
1] nafciméto di Giesù Chrifto fucceffe, sha 
da prefupponere, che effendo già il nono 
mefe, & auuicinatoliil parto della Vergi- 
ne, fipublicò in Nazaret, doueella era:in 
cafa del fuo fpofo Giofefun bando da par 
te dell'Imperatore Ottauiano, detto Augu: 


Vergine 





























































Matia. O 3 


fto Cefare,chetuttiglihuominichevineua 
noin effa, andafferolicapi, & più antichi 
del fuo lignaggio , è regiftrarfi, dado it{uo 
nome feritto, & unamoneta,nella qual'era 
la figura di Cefare,&il fuonome.Il Vefco 
uo di Girona dice, che quefto proclama fi 
ordinò in Spagnanella città diTaragona, 
ritrouadofi iui Augufto Cefàre, dopò d'ha 
uer foggiogato Nauarra,& Bifcaglia,&af. 
ferma,che nelli Annali Romanifi trowa cé 
quefte parole, Dato in Tarragona, & che 
per hauer hauuto il principio in Spagna, & 
effercofa tanto publica, & uniuerfale nel 
mondo,contarono i Spagnuoliiloro anni 
dalla età, cuero tempo da Cefare, & durò 
quefto conto infino alRè don Giouanni il 
primo il quale lo mutò in quel del nafci- 
mento, & ciò fù l’anno del mille trecento 
ottantatre. Si cominciò in Spagna queta 
defcrittione trent’otto anni auanti, chein 
Paleftina; & quefti portano avanti nel nu- 
merar ilrempo di Cefaàre, à quello del na- 
fcimento. L'occafione che moffo Ottauia- 
no à far fimil c6to,fù il uederfi Signor del- 
la maggior parte del mondo, &che per do 
dici anni fit pace uniuerfale nelmondo, fei 
anni vanti, & fei dopò del nafcimento di 
Giesù Chrifto, &uolfe fapere quanta gen. 

tegli era foggetta -Intefol’editto per Gio- 
fef {pofo della Vergine, procurò ubbidir- 
lo. Et perciò, per efler della cafa; & fami- 
glia di Dauid; doucua andare à portarela 
moneta,&ilfuo nome in Betleem,douean 
co andavano tutti di quel lignaggio.Etpet 
che il parto della Vergine, fe aunicinava,& 
ancorche il mandato non parlaua di don- 
ne; ma folo de gli huomini, uolfe menarla 
feco. Haueua Dio raccommandato, & fat- 
tolo cuftode di quel pretiofifimo Teforo, 

nongli parfe, che conueniffefidario ad al- 

traperfona, ne priuarfe d'untanto fopra- 

nobene, come era ilritrouarfi prescte nel 

nafcimento del figliuolo di Dio, per ado- 
rare il figliuolo,& feruirela madre, fiordi 

natione diuina, che fuccedefse quefta occa 

fione, acciò Giesù Chrifto nafcefle in Bet- 

leem,come i Profeti l’haueuan fcritto.Non 
fù poco iltrauaglio, che lafacra Vergine 

pati in quefto uiaggio, che fù quafi di tren- 

ta leghe; ( cioènovanta miglia) perche da 

Gierufalem à Nazareth, comes'è detto ui 

fono trenta leghe, & Betlec,era dueleghe 

da Gierufalem; ancorche queftotrauaglio 

nonfù pereflerella grauida che pena nef. 

funa gli diede, comead altre donne graui 
de,ma perefser nel cuore dell’Inuerno, qui 
Pics do fo- 
































Brocar. in de 
MMEIENAI fcript. terra 
MSIUEALI San&a 1.p. 
6.7.parag.5 6. 


Luce. 2. 


Abacuch.3. 


64 
do fono le neui , giacci, uenti, & tempette; 
che nelleloro cafegli huominila palsano 
male: quanto maggiormente nei utaggi, 
una morbida;& delicata donzella; & fe nel 
uiaggio paffaro trauaglio, arriuati in Bet- 
leem trouarono poco refrigerio . Le perfo 
ne,che ueniuano da tutte le parti per l'effet 
to medefimo,ch’effi andauano, erano infi- 
nite ; gli alberghi erano occupati . Arriua- 
ua adun'albergo fendo di già notte, & di- 
mandaua San Giofefalloggiamento,& gli 
rifpondeuano;che paffaffe auanti, che non 
lo poteua alloggiare, arrivaua all’altro,liri 
fpondeuano il medefimo. Deh per riveren 
tia di Dio (diceua il Santo uecchio) dateci 
albergo, che è qua vna d6na per partorire 
di hora inhora?Donnain punto di parto- 
rire? (rifpodeuano) che fe gli pigliaffe i do 
lori, citurbituttala cafa, & inquietii fora- 
ftieri cò i fuoi gridiè auanti,auanti; che non 
ui è albergo. O gente fenza pietà (potrefli- 
mo dire ) nonui faranno dolori ne gridi in 
quefto parto, hà privilegio quefta Signora 
di no fentirli.Vilto dique dalla Vergine, e 
da S.Giofefla crudeltà dicoloro,&il poco 
rimedio, chehaueano, e che in niuna hofte 
ria gli uoleuano riceuere, vfcirono fuori 
della città, &fi ritirorono ad un luogo a 
guifa di grotta incauata nella muraglia del 
la medelima città di Betleem;che feruiva di 
ftalla , ragunandofiineflale beftie; & per 
quefto effetto eraadun catone di efflauna 
mangiatoiaincauata parimente nella pie- 
tra, & di quefta forma dice Brocardo, che 
è il luogo doue Giefu Chrifto nacque: Il 
quale dice egli , che molteuolte l'ha uifita- 
to, & afferma ,che fempres'è conferuato 
in quefto modo, & fattura. Era quefto luo- 
go fimile ad un'hoftaggio , ch'era dentro 
in Betleem, & perciò dice San Luca, come 
nel Diuerforio (ch'è l'hofteria) mancaffe 
luogo, mife la Vergine il fuo figliolo nel- 
la mangiatoia . Entrando quà San Giofef, 
& la fua foprana fpofa, & è uerifimile che 
foffeconuolontà, & licentia del patrone 
delluogo, è bene da credere,che ambidue 
fpargeflero molte lagrime per uederfi in 
tanto trauaglio, & neceffità.Menauano fe- 
co due animali, come fi raccoglie dal pro- 
feta Abacuc, fecondo il tefto delli fetranta 
interpreti, che dice ; Apparitàin mezzo de 
gli animali, &locantala Chiefain un Re- 
fponforio dei Mattutini del nafcimento, 
& da quefto, pertraduttione fi dipingono 
una mula, & un buein quefto paffo.Il bue 
menauano per la fpefa deluiaggio,; & pa- 


Vita della Sacratifima, 


ga deltributo, & nellamula andarebbela 
Madre di Dio, fe già non diceffimo, che 
erano d'alcun’altro hofpite di quelli, che 
crano alloggiati nell'hofteria. Era in que- 
fto tempo il Solftitio dell’ Inuerno,& il più 
piccol giorno di tutto l’anno, Erala not- 


te precedente alla Domenica, auenticin< 


que di Decembre, come proua il Maeftro 
delle Hiltorie per il conto retrocedendo 
glianniindietro. Etquefto fi confronta 
molto bene con quello ; che dice S. Leon 
Papa, &fiafferma nella felta Sinodo ge- 
nerale, che fufein Domenica il nafcimen 
to di Giefu Chrifto, perche già era entrato 
nell'hora, che la Vergine partorì, che fu 
nella mezza notte. Correua l’anno della 
creatione del mondo ditre milla nouecen 
rofeffanta, & della fondatione di Roma, 
fettecentocinquantauno, & dell’Imperio 
di Ottauiano Augufto Cefare , quaranta- 
due, & delle Olimpiade, cento nouanta- 
quattro, & del regno di Herode Afcalo- 
nita trentacinque. Dicono gli Aftrolo- 
gi, e particolarmente Alberto Magno ; 
che nel tempo, chela Sacra Vergine par- 
torì: era il Sole nel primo ponto del fe- 
gno di Capricorno, & effendo la mezza 
nottecome fuin Betleem di Giudea, la me 
delima hora afcendeua per l'Orizonte; ò 
parte Orientale il fegno di Virgo ; acciò 
moftraftero le ftelle,che chinafceuva di Ver 
gine; haueua per afcendente Virgo,& me- 
deltmamente quando Giefu Chrifto fu al 
zato nella croce , Sole uero di Giuftitia; 
come ifanti Euangelifti dicono, funel mez 
zogiorno inGierufalem,il Sole materia- 
leeranel fegno di Ariete, nel quale fi fa 
l'Equinottio, & è fegno che confta di tre- 
dici ftelle, che può fignificare Giefu Chtri- 
fto Agnello fenza macola, con i fuoi dode 
ci Apoftoli. Ancorche quefto non fi fcri- 
ue ; perche paia, che i pianeti , ò ftelle 
opraffero alcuna cofa in quello che paffa- 
ua; poiche quel che nafcena; & quelche 
moriua era.il Creatore del tutto; ma per- 
che fi confideri come ogni cofa era ubbi- 
diente alla uolontà del fuo Creatore , & 
quello chefi faceua , l’andauano moftran 
doiPianeti, &i Cieli. In quefto tempo; 
&.in quefto luogo fi accorfe la vergine fan 
ta, che l'hora del fuo parto era uicina, non 
della maniera, che l'altre donne, che lo 
fannoconla prefentia dei dolori, uendi= 
catori della dilettatione ricevuta nella con 
cettione libidinofa. Mancò queftadiletta- 
tione quando concepì la Vergine, come 
afferma 











Leo Papaut 
refertur dift. 
57. c.quo die 
6.Synod.ge- 
neral. canon. 
8.ut habetur 
2.tom.Coal. 


fol. 1036. 


Albertus in 
lib.vniuerfita | 


ts, 


| 


73 








D.Aug.ifer «Afferma Sant'Agoftino, & però era giufto 
mo.14-de na che glimancaffero i dolori, &ancora pet- 
am.tom-5® \chenonera ragione, che gli patiffe colei, 
ch'era ilgodimento,&allegrezza del Cie- 
Tie 66.Pri- lo, & dellaterra. L'hauenadetto il Pro- 
nQquam » ad- fera Ifaia in queRe parole: Auanti che 
seniret tem- «E ò P ‘ no « 
pus dolorum Siungeflero i dolori del parto., partorì 
partus, pepe- l'huomo.. Conobbe que@hora la Sacra 
tir mafculi. Vergine con nuowi giubili della fua ani- 
ma,deuuti alla fua Verginità, & purità. 
Tutte le creature dimenticate de i loro tra- 
uagli, & patimentigodeuano pereffere la 
mezza notte della tranquillità , & ripofo 
coftumato.. La Lunarifplendeua con nuo- 
ui fplendori. Il Solehaueua occafione da 
inuidiarla, poiche egli era affente, & ella 
prefente, feruendo con la fua luce queto 
facro mifterio. Leftelle, che caminaua- 
no.inmezzo del Cielo, fele foffe Rato con 
ceffo haurebbono uoluto fermarfi perue- 
dere tanta gran marauiglia. Quelle, che 
andauano avanti , ritornare indietro, & 
quelle, che retauano indietro darli fretta 
per godere di quefta hora tanto felice. 
‘Tutta la natura creata era come attonita, 
& sbigottita, afpettando di uedere cofi 
nuoua manieradi parto. Ergli Angeli nel 
Cielo guardauano attentamente quando 
ufcirebbe il loro Re, & Signore, con la 
nuoua liurea. Ancorche i migliaia d'efli 
fi gettarono interra, & tauano attentifii- 
mi afpettando il parto della Vergine. 
Giunta l'hora tanto felice; alzò la foprana 
Signora, & Vergine Sacratifima Maria, 
lemani, & gliocchi al Cielo , & diffe; Pa- 
dre Eterno Dio, & Creator mio, l'hora è 
giunta, nella quale nafca il votro Sacro 
Figliuolo,& fia confignato al mondo quel 
lo, chehaà da effereil fuo rimedio ; Tioffe- 
rifco Signore quefto frutto della uita , col- 
to dall’arbore delle mie uifcere. Ti offe- 
rifco quefto depofito tanto pretiofo; che 
mi raccommandafti da mefedelmente cò 
feruato.Dicendo quefte ò fimili ragionila 
benedetta Vergine, fentendo nell'animo 
fuo un contento ineffabile partorì il Re- 
dentore del Mondo.Ifaia parlando di que 
fto parto dice; Nafcerà come nafce il gi- 
glio, fenza trauaglio della pianta, & la Ma- 
dre chel’hà da partorire, fi rallegrerà fom 
mamente, & alzarà la fua uoce laudando 
| Dio : Abbafsò gli occhi fuoi in terra la Sa 
| cra Vergine, & uidde ilFigliuolo di Dio, 
& fuo nato, fi inginocchiò auantidi lui,& 
fpargendo lagrime ditenerezza, & piace- 
re , l'’adorò, come dice Sant Ambrofio; & 
il medelimo afferma, che faceffe San Gio- 


Ifaie 35. 


Vergine Matias. 
























































65 
fef. La Vergine le diede sratie perefletfi 
fatthuomo; d'hauerla fcelta lei perMadré; 
& conferuato la fua integrità, reftando ver 
gine come era quandolo partorì, & anan- 
t che lo partoriffe. Lo tolfe nelle fue brac- 
cia, & diffe; Deh Figlinolo delle mieuifce- 
re, & come ui coprirò , & diffenderò dal 
freddo, ch'è il uoftro carnefice? Vi rifol- 
uetti di farui huomo; perche dunque elege 
fit Madre dicofî poca poffibilità, come fo- 
noio; perquelche uoi meritate ? non era- 
no Regine, & prencipeffenelmondo,che 
meglio ch'iohauerebbono potuto coprir- 
uicon panni difeta, & oro, comeuoimol 
tobene meritate, efsendo quelche fee ? 
Io che poffo, fe non coprirui, con panni 
poueri?&già che mi elegelti Madre, che 
tanto poco può; perche il luogo tanto-po- 
uero, tanto bile, & abietto ® Se foftinatoin 
Nazaret , doue fofti concetto, ui haurci 
io Signore meglio feruito nella mia poue- 
racafà? Quà che poffofare figliuolo mio ? 
Guardate Dio mio, che mi liberafti dai do 
lori, chele altre donne patifcono ne iloro 
parti, che niuno n'ho fentito; & uolete che 
hora gli patifca, uedédo coreftauoftea fac 
cia, nella quale gli Angeli fi fpecchiano; 
&rallegra tutta la corte celeftiale , far cen 
ni, piangere,e {pargere lagrime perilfred 
do ? Deh figliuolo delle mie uiftere, & co- 
me fimefcola il contento, chericeuo inha 
uerui partorito , & uedermi uoftra Madre 
con lo fcontento, che patifco per non po- 
terui accarezzare, & feruire, come io uor- 
rei; non come meritate, ma come hauete 
neceflità. Ma Figliuoto del cuor mio , 
poichevoi elegelti me, fupplirete quello 
che in me manca, ancorche nella mia volo 
tà, (la quale uoi molto bene conofcete) 
che niuna cofa procuro fe non quello, 
che foffe per uoftro feruigio + Quefte & 
altre parole doueua dire la Vergine , e 
tornando di nuouo ad adorarlo , lo rin- 
uolfe neipanni , che portaua , & delli 
quali ueniva proueduta . Che ancorchelo 
Euangelifta non l'haueffe detto, come lo 
dice , che lo riuoltò ne i fuoi panni; & 
erabene da credere, che quelta Signora, 
non shaueua da trafcurare in cofe fimili; 
fpecialmente fapendo , che il tempo del 
fuo partofiauuicinaua come già fapeua. 
Havendolo adunque inuolto ne i panni- 
celli, lo mife nella mangiatoia fopra del 
fieno. Cofidice l’Euangelifta SanLuca; 
partorì il fuo Vnigenito Figliuolo , & Si- 
gnore, & rinuoltatolo nelli fuoi panni, 
lo mifeà giacere inuna mangiatoia, per- 
Io, che 


Luce.ze 


Luce. 2. 
To 









D Ber. fer.6. 
de uigilia na- 
giuitatis . 

D. Cipria de 
natiuit. Chri 
fu. 


66 


chenon gli fidato luogo nel diuerforio , 
uero hofterta. Gran cofa è quefta da 
confiderare., quanto amico fi moftra il 
Re del Cielo della pouertà; poiche elef- 
fe per il fuo nafcimento, pouera cala, po- 
uero letto, pouera Madre, pouere mafla- 
ritie, il tutto pouero,& nonfolo pouero, 
mala maggior parte di quello che iui fer- 
ui,che fu l'albergo & letto preftato,e come 
neauuerte S. Bernardo preftato da beftie. 
Si marauiglia di quefto San Cipriano , & 
dice: O mifterio di gran ueneratione, ò ca- 
fo non per dirfe, ma per fentirfi, non per 
efplicarficon parole,ma per contemplarfi 
nell'anima co ammiratione; Che cofa più 
ftrana, che uedere il Signore di tutto ilm6 
do ilqualelaudano leftelle della mattina, 
quello ch'è affifo foprai Cherubini,che uo 
la fopra le penne deiuenti, che tiene fo- 
fpefa con tre deti la rotondità dellaterra; 
la cui fede è ilcielo,& feggio regale è la ter 
rache habbia uoluto uenire à tale eftremo 
di pouertà, che nafceffe, &lo metteffe fua 
Madreinunaftalla, per non hauere altra 
miglior commodità doue nacque. Chi 
mai giunfe in uno de’ due eftremi tanto 
diftanti, e feparati, come fono Dio, &la 
mangiatoia; Dio, &laftalla è Dehcome 
l'huomo non efce fuor di fe, confiderando 
Dio in un prefepio,ò mangiatoia,piangé- 
do, etremando di freddo, & rinuolto in 
poueriffimi panni? O Re di gloria, ò fpec- 
chio d’innocentia, à te con quefti penfie- 
ri, à tecon lagrime? à te con freddo, & 
nudità, tributo, &caftigo dei noftri pec- 
cati? O carità, Ò pietà, ò mifericordia 
incomprehenfibile del noftro Dio. Guar. 
dando cofi il Figliuolo , mettiamo fu. 
bito gli occhi nella Madre, & la uedrem. 
mocon che allegrezza , con che diuotio- 
ne, conchelagrime adorò il fuo Figliuo- 
lo pofto nel prefepio. Bafciauagli i pie- 
dicomefuo Dio, & fubito la faccia, come 
fuo figliuolo. Sirallegra il fanciullo con 
la Madre, hauendo in lei meffoi fuoi al. 
legri occhi. Ritornala Vergine à pigiia+ 
reil fuo Figliuolo nelle braccia, & lo ri- 
cuopre , lo ftringe, l’abbraccia , l'adora, 
lobacia,& gli dà latte. Poppaua il fan- 
ciullo neibraccidella Madre, & godeua 
di quel latte proueduto dal Cielo. Gli 
adobbamenti ; & maffaritie di cala; che 
iui mancauano, ancorche ui foffero ftati, 
non fihauerebbonoueduti, perche la pre 
fentia del fanciullo, gli haurebbe occupa- 
ti, fenza dare luogo, che in altra cofa fi 
occupaffero. Nonfitrouò prefente alna- 


Vitadella Sacratiffima, 


fcimento di Chrifto ; perfona humana, 
altrichela Vergine fua Madre, &:San Gio 
fet, il quale non fi fatiaua di guardare, & 
adorare il fanciullo; cheivi uedena, tan- 
to defiderato nel mondo, afpettato da i 
Patriarchi, cantato dai Profett; & diman- 
dato da glihuomini fanti, & ancorche fi 
trouaflero foli, la Sacra vergine, & San 
Giofef, non per ciòmancaronolemiglia- 
ia de gli Angeli, che ancora defcenden- 
do dai Cieli, ueltendoli nell’apparenza, 
della liurea del loro Re, à guifadi per- 
fone humane, godendo, & allegrandofi 
cominciarono à cantarecon ogni dolcez- 
za,&melodia. Et era bene che fiaccor- 
daffero al modo della terra ; nella qua- 
le quando nafce il Sole lamattina, gliuc- 
celli cantano con foaue melodia. Cofi pa- 
rimente neltempo, che nacque il Soledi 
giuftitia nelmondo,era ben giufto,che gli 
uccelli del Cielo, che fono gli Angeli,fi ral 
legraffero,& cataffero.Siprefume, che co 
minciaffe quefta mufica la Sacra vergine, 
&che da quefto fi piglia nelle meffe, per= 
che il Sacerdote quando celebra comincia 
la gloria,& ilchoro la fegue: A queto mo 
do, hauendo meffo il fuo Figliuolo la fo+ 
prana Signora nel prefepio, tornando di 
nuouo adadorarlo, cominciò ad alta voce 
à dire,Gloriafidiyà Dio,nei Cieli:gli An 
geli feguirono,& nella terra pace àgli huo 
minichehanno buona;e fanta uolontà. Et 
quello che fi cantò in quella loggia; anda- 
uano cantando gli Angeli, doue portaua= 
nola nuoua del nafcimento di Giesù Chri 
fto; inuiandofimolti in diuerfe parti, à icie 
li,alLimbo dei Santi padri, & à perfone 
particolari di fanta uita, che uineuano nel 
mondo. Ancorche gli Euangelifti non di- 
cono più di quello , che fcriue S. Matteo. 

Circa della uenuta delli Re, ad adorare 
Chriftofiraccoglie; che gli Angeli le por- 
torono lanuoua dandogliela con il mezzo 
della ftella, chegli apparfe eteriormente; 
& interiormente parlandogli, dicendogli 
quello che paffaua. San Luca dichiara; che 
ftauano alcuni paftoriin veglia in quelté- 
po , guardando il loro gregenelterritorio 
di Betleem; à coteftiandò un Angelo, & fi 
prefume efferftato San Gabriele, fendofe 
co molti altri, à darli la nuoua, ch'era nato 
il Saluatore del mondo. Non andò; dice S. 
Giouani Grifoftomo in Gierufalem è dar 
la nuoua èi Scribi,&Farifei;nè andò al Re 
Herode, ch'era nella medefima città à cer- 
tificarlo del nafcimento del nuono Rè;per 
che cofi quefto,come quelli erano fuperbi, 
arro- 
















































D. Chrifoft. 
homil.de na- 
tiu. Domini. 
tom. 2. 





arroganti, & dormivano trafcuratamente 
indiuerfi uitij. Andò ai paftori, ch'erano 
humili,&ftauano inueglia. Etancorche 
nel principio gli impauri; leuato iltimore 
&allettati con ilorocati, & ragioni glime 
nò nelluogo doue Chrifto nacque, & l’ado 
rorono che era pofto fopra il Prefepio. 

Grancofe fucceffero in quefto tempo nel 


Orofiusli. e. mondo, come raccontano Paolo Orofio, 
.18.&zo. Eutropio, & Eufebio,chein Romaun gior 
Eutrop.li,. NO intieroin una certa bottega, cuero ho- 
fteria.fi (coprì un fonte che fcaturi oglio ec 
cellentiffimo , & parefignificare quefto li- 

quore. Chrifto unto, e hofteria,ò tenda pu 
blica,laChiefa,ch'è hofpitale, &albergo di 

tutti quelli, chein effa uogliono uenire. Af 

fegna Martino Polone,che fondò dopò in 

quefto loco Papa Califto Primo di quefto 

| Polonusifap nomeuna Chicfa, per cagione di fimile mi 
pirasioncO* racolo. Dice di più Eutropio, che nell'iftef 
libelio de pa- {O giorno fuueduto in Roma;& nel fuo ter 
latijs,&ifup ritorio il Soleconun circolo tanto chiaro, 


purause Cri 8 luftro, comeeglimedefimo. Scriue an- 


coraMartino Polone,cheerainRomauna 
ftatua indorata, meffa per Romolo nel fuo 
palazzo, con quefto foprafcritto: Non ca. 
cherà, fin che non partorifca una donzel- 
la; & che caddè nella notte del nafcimen- 
todi Chrifto. In Spagna fecondo che fcri- 
ue Luca di Tui, apparfeuna nube nell’aere 
tanto chiara è rifplendente,che fece la not 
te chiara comeilgiorno. Eufebio, & feco 
Plutarco, ancorche gentile dicono che na- 
uigado un nauilio uerfo Italia,gigendo di 
notteuicino un'Ifola difabitata, detta Paffa 
ri,quelli ch'erano nelnauilio udirono,una 
gran uoce,e fpauentofa;ch'ufciua dall’ifola 
e chiamaua il piloto della nauc,ilcui nome 
era Atamano natiuo di Egitto;& ancorche 
Jauoce foffe da lui, e da tuttii paffaggieri in 
tefa,non ardi niffuno di rifpondere;fin che 
fentendoaltre due uoci;il Piloto diffe; Chi 
chiama &cheuoi? Lauoce fonò più alta, 
che prima,& diffe; Atamano quel ch'ioùo 

glioè che giongendo nel golfo chiamato 
Laguna, dichiin alta voce, che il Dio Pan 

è morto. Tutti reltarono attoniti di fentire 
quefto, &firifolfe ; che niunacofa fendo- 

uigionti,fidiceffe;ma fucceffe, che effendo 
già nel luogo affignato, fubito cefsò iluen 
to, &fitratténeil nauilio; perilche il pilo- 

to peril parer di tutti fi rifolfe di dire quel- 

lo,chegli era ftato commeffo. Etcofi pofto 

in ordine alzando quanto potè la uoce dif. 

fe; Vifò fapere cheilgran Diauolo Pan è 

morto comeilPiloto finì , fi ranto grande 

lo ftrepito delle viòci che fentirono, che ri- 


DILu-a nel 
la €Chronica 
di Spagna. 


Eufebius de 
preparatione 
euangelica . 
Plutarcus de 
ceffatione o- 
xaculorum. 


Vergine Maria. 






















































67 
bombò ilmare, & durò il pianto grànfpa- 
tio ditempo con paura grade di paffaggie 
ri, à iquali ritornato ilnento; guidorono 
il nauilio al meglio che poterono; & gion- 
tial porto, & publicandolo, l'Imperatore 
Ottauiano Cefare uolfe informarti di que- 
fto, & trouò effere iluero narrandolo in cò 
formità, & diuna maniera tutti quelli che 
fitrouarononella naue . Chiamano i gen- 
tili Pan, il Dio dei Paftoriil quale nafcen- 
do Chrifto;egli morfe, cioè perfe il credito 
& ripuratione, perche nafceua quello, che 
in fpetie di pane,shaueua da dare ài pafto 
ri,& facerdoti, & effi communicarli al po- 
polo. Scriue anco Polone che quefto iftel. 
fo giorno hauendo i Romani offerto all'Im 
peratore Ottaviano, che fichiamaffe Dio; 
parendogli che fe gli doueua quefto, perle 
fue gran uittorie, & trionfi,effendo in con- 
fulta c6 la Sibilla Tiburtina nella fua came 
ra,quelche doueuano fare fopra diciò. La 
Sibilla fi pofeinoratione, & gli fù moftra- 
to uicino al Sole un circolo indorato, &in 
mezzo d'effo una belliffima donzella con 
un bello & gratiofo fanciullo in braccio. 
La Sibilla moftrò all'Imperatore quefto; 
&egliriguardandolo;intefè una uoce;che 
dille, ec ef ara cali, Quett'è altare di Dio. 
La Sibilla diffe, che quel fanciullo eramag 
gior di lui,& meritaua meglio,ch’eff'o lui di 
effereadorato; & per quefto cheuidde, & 
intefel'Imperatore fcacciò da fe quella ua 
na profuntione& uietò, che non lo chia- 
maffero Signore. In quefto luogo fi fondò 
dopò una chiefa, chè in memoria di quan- 
tofiè detto, fichiama Ara Cali. Quete & 
altre cofe, che fucceffero nel tépo ché Chri 
fto nacque ; confiderate peril Chriftiano, 
gli hanno da effere occafione per infinita- 

menteringratiare Dio, perla gratia et be- 

neficio, che gli ha fatto, et dimandare alla 

Vergine facratiffima Maria, poiche in tan- 

tagrande altezza fi uede collocata, etche 

ha già titolo,et proprietà di madre di Dio, 
che preghi per tuttii peccatori, acciò fia- 
mo meriteuoli delle promefle di Giesù 

Chrifto. 





CAPI 





Polonus in 
fupputatione 
O&auiani. 










































Primo & 6. { È 


Gennaro 


E.clefialt.1. Rai 


D. Greg. in 
benedi&ione 
cerei pafcalis. 


CAPITOLO DVODECIMO. 


Della Circoncifione, & adorat 
fu Chrifto noffro Signore. 


= mu Ù 


FA 
= ll 















z  Sauionell’Ecclefiaftico con- 
| fidera l’Ape,che efendo tanto 
piccola,trà glianimali, che uo- 
INR lano;hà frutto dolciffimo ;tan- 
to cheil principio da doue piglia ilnome, 
tutto quello, ch'è dolce inefla fi ritrova, me 
defimamente hà ftimolo con il quale alcu- 
ne uolte punge & ferifce, perilche fi può be 
necompararfià Giesù Chrifto noftro Si- 
gnore,come fa Sa Gregorio, ancorche per 
altro rifpetto; perche l'ape fi produce di 
differentemaniera da gli altri animali,cioè 
fenza che il padre attenda nella fua produt 
tione, ma folamente lamadre . A queflto 
modo dice San Gregorio ; che Chrifto fù 
generato fenza opera d'huomo, etcofi l'at. 
fomiglia in quefto alfape. Et può compa- 
rarfi ancora è lei , perche hà in fe il mele 
dolce,principio,et origine di tutto quello, 
ch'è faporito,e dolce,poiche il uero conté- 
to foloin Giesù Chrifto fitroua. Etancor- 
che quefta divina ape habbi mele, non gli 
manca lo ftimolo con che ferifce, et pùge; 
quefti due effetti moftrò il Saluatore nella 
fuacirconcifione yet nella uenuta de i Rè 
ad adorarlo.L'adoratione dei Rè,fù tatto 
mele dolce, et faporito, fpecialmente alla 
fua facra Madre; ma la circoncilione fù fti- 
molo,che gli trappafsò le uifcere,patendo 
nell'anima neluederlo fpargere il fangue. 
Quefte duecofeconfideraremo , toccando 
folo quello; che ficonfronta conla bene- 
detta Vergine , poiche il refto è ftato già 
detto in quefte due fefte particolari. Dico 
adunque che all’ottauo giorno del nafci- 
mento di Chrifto,effendo la glogiofa Ver- 
ginecon il fuo benedetto figliuolo nel luo- 
go doue l'haueua partorito, perefler cofi 








Vita della Sacratifima 


lauol6tà di Dio che in quel medefimo fol. 
feadorato da gli Rè,ilfuo Spofo San Gio- 


ratione dei Rè è Gie fefpereller molto offeruante della legge; 


fiaccoftò àlei, & gli dille; come dice San 
Vicenzo Ferrer.Spofa,& Signora mia hog 
gièl’ottauo giorno del nafcimento del uo- 
tro figliuolo,& mio Signore,la legge uno- 
le, che di quefta età fiano circoncifi gli huo 
mini del noftro popolo: Ditemi è uolontà 
di Dio,che fia foggetto ad effa, acciò fi met 
ta in effecutione ? Informata la benedetta 
Signora dallo Spirito fanto gli rifpofe; A- 
mato mio fpofo Giofef, Cofi conuiene che 
fi faccia; la volontà di Dio è, che fia circò- 
cifo il fuo figliuolo . Subito il Sant'huomo, 
chiamò il miniftro della Sinagoga, & luo. 
go di oratione , e doue fi leggcua lalegge 
in Betleem, fenza che iui fi otferiffero 1fa- 
crificij; perche folo nel Tempio di Gieru- 
falemfiofferiuano, & facrificauano : come 
ficaua da un teftimonio del Deuterno- 
mio,nel quale commandaua Dio;che non 
celebraffero i Giudei la ceremonia dell'a- 
gnello fe nonin Gierufalem. Venuto il mi 
niftro con alquantealtre perfone,come &- 
ra coftume in quel facramento;in un can- 
tonedella medefima grotta, doue nacque 
il Redentore, come afferma Sant'Epifa- 
nio,la Vergine facratifima disfafciò.i pan- 
ni,neiqualiteneua*inuolto il fuo benedet- 
to figliuolo, nonfenza abbondanza dila- 
grime, che fparfe per le fue belleguancie, 
fentendo giàil dolore nel fuo cuore, che il 
fuo tenero, & delicato figliuolo doueua fen 
tire nel fuo corpo. Sfafciato il fanciullo be- 
nedetto lo diedeal facerdote, & miniftro 
di quel facramento: il qual pigliando il col 
tello, ò rafoio acutiffimo , fece diligente- 
mente il fuo ufhcio;teftando il figliuolo di 
Dio piangédo peril dolore ecceffiuo ; che 
fenti,& no folo come fanciullo di otto gior 
ni,ma come huomo perfetto , poiche haue- 
ua intiero,&cuero ufo di ragione: Non men 
fentiua la facra Vergine, quefto dolore , ne 
erano pochelelagrime , chefpargeua, ne 
poco i fofpiri, che ufcivano dal fuo petto. 
Vedendoilfigliuolo di Dio & fuo fparg e- 
re il fangue. Deh come quefta Signora co 
mincia già à patirei dolori, che nonfentà 
nel fuo parto, hora comincia è patirli poi 
che fente teneriffimamente quello, che.il 
fuo delicato figliuolo patifce, Nè era fuori 
di fimile fentimento il gloriofo San Gio- 
fefiche ancoreglifpargeua lagrime in gra- 
de abbondanza , uedendo fpargere fan- 
gue il fuo Dio,& Signore.Molte ragioni di 
cono i facri dottori , perche uolfe Giesù 


Chrifto 






D. Vincétius 
in fermo, de | 
cirroncifione 
Domini. 


Deuter.16. 
Solamente 
nel tempio di 
Gierufalé - fi 
offeriuano-fa 
crifiij , 


D. Epifa.li.r. 
primi Tomi 
prope finem. 








Vergine Maria. 


| D. Th.3 p.a. Chrilto efere circoncifo. SanPaolo neaf nouatenel terzo giorno della circoncifio- 


37.attic.1. ad 


Galat.4. 


Vincentius 
| Sermihuius fe 
Bi, 


fegna una, dicendo nell’epiftola,che fcri[ nedi Chrifto; perche il fanto fanciullo mo 
fea i Galati. Mandò Dio il fuo figlinelo al f&ròhauer gran rifentimento,& dolore,co_ 
mondo, nato di donna, foggettò allaleg- meera perordinario in coloro che fi circé 
ge, perliberar quellicheerano aWeffa fog cideuano , & fi proua nel Genefi quanda 
getti. San Bafilio dice,che quefta legge nel nelterzo giorno che fi circoncifero quelli 
la quale fi fece foggetto Giefu Chuifto, & di Sichem,con illoroRè, & prencipe, en- 
cheliberò gli huomini, fù la Circoncifîo- trarono i due figliuoli di Giacob, Simeone 
ne:legge grauese di fangue,& cofi circonci & Leui, con i feruitori di {no padre, & an- 
dendoli, disfece quefta legge; non come corche effi foffero pochi, e quelli della cit- 
ftrana a lui, macome propria fatta perlui, tà molti, per efter quefti molto addolorati 
mutandola nel battefimo,ilquale feruedel peril dolore, che fentiuano , efendo ilter- 
medelimo;ch'ella feruiva, con nuovi frutti, zo giorno della loro circoncifione, fenza 
&cutili , & che obliga ogni huomo, come poterfi difendere, ‘furono da quelli uccifi, 
la circoncilione folo obliga gli huomini & diftrutti. Talche fi fentiua molto il terzo 
defcendenti da Abraam. La Circoncifio. giorno; nel qual la facra Vergine, & San 
“ne fù precetto rigorofo edi fangue,& quel Giofefuedendo piangere con gran rifenti 
del battefimo foaue,& delitiofo, quefto lo mento il figliuolo di Dio, poiche in quefto 
diede Dio ài Chriftianiche hanno perpa comeinognialtra cofa,che foffe pena,fiaf 
dre Giefu Chrifto, acciò checofi fe gli allo fimigliò à gli altri huomini ; le fue lagrime 
megli nell'effere di conditione gentile, & erano molte,&i fuoi gemiti grandi; & fen- 
molto nobile.Quella fi diede à glihuomini za cofolatione. Poffiamo dire alla Vergine 
innaziche Gîefu Chrifto fi faceffehuomo: molto allegra eravate Signora per uederni 
iquali hauevano perpadre Adam, che per madre di Dio & Vergine, & che nel parto 
eflerfi fatto uillano di conditione, lo fcac- non fentifti alcun dolore ; ui rallegrauate 
ciorno dal paradifo per rompere lezolle, con il uofro bambino ; Mirate adunque 
& che caualfe,&lauorafgji terra , &man- quello,che dice lo Spirito fanto, che il fine 
gialle del fudore dellafag.faccia, & delle dell’allegrezza, l'occupailpianto , Viten- 
uemani, & però fel'affomigliauano i figli gono hora per madre dell'huomo, & pec- 
uoli nell'effere di cofitione uillana. Per il catore ( perche d'huomo concetto in pec- 
che Dio gli diede finilgrecetto . Nello cato, la circoncifione era il fegno) & fenza 
fpargere il fangue net circoncifione Gie quefto ui duole, & ui pala l’anima ,ueden- 
fu Chrifto, dice San Vicenzo predicatore, do quello che fente il uoftro amato,& dilet 
che fi portò comeun mercante, cheuà ad to figliuolo, Ancorche Signora ficome 
una fiera per comprar mercantie, &uedu- l'allegrezza fi conuerte in pianto, cofi que 
taneuna;,che gli piace,s'accorda percom- fto pianto , fi conuertirà in contento gran- 
rarla, & fubito gli dàcaparra acciò dopò difimo & tutto quefto frà altri due giorni: 
alfinedellafiera la paghituttain contanti; & cofifù, cheàitredeci giorni del nafcimé 
cofiilfigliuolo di Dio uennealmondoco to di Chrifto, efendo nelle braccia della 
memercante percomprar Margarite,che fua facrata Madre, (che erail luogo, che 
fono le anime, il prezzo delle quali è ilfuo piùglipiacqueinterra; ) nella medefima 
fangue, che l'hà da dare tutto nel fine della grotra,ò loggia , doue nacque, intefe da ui 
fiera della fua uita,nellatauola,elegno del cino la benedetta Signora ftrepito di ca- 
la croce, Tràtanto nell’ottauo giorno del ualcature, & bisbiglio di gente ftraniera, 
fuo nafcimento fparge parte di effocircon Onde,fapendo bene,che il Re Herode do. 
cidendofi, Nel tempo chefi celebraua que ueua perfeguitare ilfuofigliuolo, & procu- 
fto facraméto èra fino al tempodiAbraa, rarglila morte; &cheiRé dell'Oriente ha- 
che mettenano il nomea quelli, che fi cir ueuano da uenireadadorarlo, fabito che 
concideuano, & coficirconcidendo Chri-  foffe nato, perche e l'uno,& l'altra era fato 
fto,il miniftro dimandò come s'hauena da feritto dai Profeti,nei quali era la Vergine 
chiamare il fanciullo circoncifo ,-& unani- molto inftrutta, e fapeua molto, & peref 
mi la facra Vergine, & il fuo fpofo Giofef fercofa ordinaria, che auanti penfiamoin 
differo, che il {uo nome eraGiefi , come quello che è tormento, che mai il contento 
digiàl’Angelo Gabriele glihaucua anni habbi da arrivare,nè cheiltorméto habbi 
tiato, avanti che foffeconcetto . Le lagri. da mancare;puote effere che la Vergine te 
me della facra Vergine, & diSan Giofef, mendo che foffe Herode quelche ueniua, 
nonerano bene afciutte , anzi ellendofiri- s'affligeffe; ancorche auifata da MORO 
1; 































































9 


Gencfi 34. 


Fxtrema gau 
dij, lu&us oc- 
cupat. 








70 
li,ch'è bencerto che l'haueffe nel fuo mini- 
fterio&feruigio dicendogli, ch'erano i Rè 
dell'Oriente, perla cui uenuta doucua ha- 
uer guernita quella nile camera (nò chela 
tapezzaffe di panni dioro,ò feta,che nonli 
haueua, nè gli uoleuasma fcopadola, er net 
tandola, perche douce Dio ha da alberga- 
re, ancorche gli piaccia la pouertà, gli dif- 
piacela fporchezza) gli afpettaua, che en- 
trafero; & cofii Rè auifati dauna Stella, 
chegliconduceua , e guidaua, la qual fer- 
mata fopra quella loggia, & cafa, gettava 
raggi lucéti ch’era,dire della maniera, che 

oteua, comeiuiera il Rè, che cercauano. 
Eitiralia nella capanna, & uedendola 
facratifima Vergine, cominciarono le lo- 
ro anime àrallegrarfecon giubili del Cie 
lo,& con parole di molta creanza gli dimà 
darono che gli moftraffe il Teforo, che ha- 





ueua nelle fue braccia; perche per trovarlo 
erano uenuti da capo del mondo et per ue- 
derlo, &adorarlo . La vergine benedetta 
piena di celefte godimento, leuò le cortine 
dafan&afanttorum, cioè ipanni con che 
ftaua coperta lafaccia del fanciullino, e {co 
perto, che iù miferoiRè ineffo gli occhi, 
&coilteftimonio dello Spirito fanto, che 
toccò i cuori di ciafcuno diloro »chiaramé 
teintefero che quello cheuedeuano bam- 
bino pouero, in luogo pouero, nelle brac- 
cia d'una donzella,ancorche honeftiffima, 
etiandio pouera , era uero Dio . Etcofi ab- 
barbagliati,uedédo il Sole;la cui ftella fino 
quiui gli haueua guidati, fi gettarono in ter 
ra,& singinocchiarono auanti è lui; l'ado- 
rauano etgli fecero riuerenza;. Non è fuffi- 
ciente humana lingua à dichiarare la diuo- 
tione,&tenerezza con che iSantiRé l’ado 
rarono;l’allegrezza deiloro cuori,le prat- 
tichetato delitiofe, checonla Vergine be- 
nedettahebbero.Il contento, & piacere a- 
dunque della medefima Vergine, &delPa 
triarca Giofef nonuiè intendimento, che 


Vita della Sacratiffima, 


fi} fufficienteadimaginarlo. Fatta l'adora- 
tione daiRè,aperfero iloro Tefori, & gli 
offerfero oro, Incenfo,etMirra, confeffan- 
dolo per quefti doni, Per Rè; per Dio; & 
perhuomo mortale. Tràl'altre cofe, che 
con la facra vergine pafforono, gli douet- 
tero dare il buon pro ui faccia d'effer ma- 
dre, et madre di Dio . La Vergine con pa- 
role di gran cOfolatione glirefe gratie, per 
laloro venuta, etperl’offerta tanto ricca, 
chaueuano fatto al fuo figliuolo,ettratian 
dofi lo fponfalitio del nuouo fanciullo con 
la gentilità, dalla cui parte uennero i Rè, et 
conclufo ilnegotio ; gli fù fatta riuelatio- 
ne da parte di Dio , chefenza ritornare in 
Gierufalem, doue Herodeftaua afpettan- 
doli,con il quale, quandouennero dal lo- 
ro dominio dell'Oriente, haneuano com- 
municatola caufa della lorouenuta,et egli 
dandone parte à i Sauij della legge gli ma- 
dò in Betleem; Per differente camino ritor 
narono alle loro terre. Circa di quello che 
dicel’Euangelifta de iRè,che aperfero ilo 
ro Tefori fl conflideri per documento no- 
ftro, che anco il padre eterno, aprì i fuoi 
Tefori,mandandociil fuo figlinolo, & il fi- 
gliuolo aperfela fua bocca nel mondo per 
infegnarci la fua divina legge,aperfele fue 
braccie nella croce, per riceuerti,aperfele 
fucwene per darci il fio fangue', aperfe il 
fuo coftato,per darci î facramenti,aperfe le 
fcritture, perinfegnarci,&aperfeil Cielo, 
perfarci beati. Et per quefto è neceffario, 
cheapriamo noi altri il cuore per confeffa 
re inoftri peccati. La porta dell’animano- 
ftra doue ftà egli chiamando peralbergar- 
ui;che uuole cenare con noi altri, & parimé 
tecon quefto , adimitatione de i Santi Rè 
apriamo la borfa peril pouero, fottola cui 
ombra il medefimo figliuolo di Dio uie- 
ne,cuuole che gli facciamo offerta di Oro, 
Incenfo,& Mirra ; cioè dell'anima, corpo; 
&facoltà. Deipenfieri, parole,&opere. 
Mortificatione,oratione, & feruigio. 
Memoria;intelletto,& uolontà. 
Giouentù,età uirile, & uec- 
chiezza . Tale offerta 
farà à Dio mol- 
to accetta, 
& à tutti 
uti-- 
le. 






















































li 2. di Fe- 
gro., | 
intic. I. 
salite me cò 
erarequod 
cafim, qa 
tolorayit 
> fol. 


T 


ail. Lo 


i Ex0d.13. 
i Leuit.12. 
i Num.18%. 





CAPITOLO: D:ECIMOTERZ0 


Della prefentatione di Gief Chriffonel Tem- 


pio, i della Purificarione della Sacra 
| Pergine:fta Madre: 


ei 
funo fitupifca)uedendomioli 
uaftra; edicolore negra;-per- 
Sa: Na che diquefto ne è-(tato caufa il 
Sole; Può molto bene dite tutto ciò laMa- 
dre di Dio, &Spofa dello Spiritofanto ;.il 
giorno della fua Purificatione, quando pre 
fentò nel Tempio il fuo foprano figliuolo, 
erche effendo molto più pura, che le ftel 
e del Cielo, enon trouandofi obligata al- 
lalegge,che parlaua con le donneimmon 
de circa dei loro parti, uolfe farfifoggetta 
alla legge, & effer tenuta per. donna non 
pura, e che hauefle neceflità di purificatio- 
ne, equefto per uedere Giefù Chrifto So- 
le di giuftita;chè fece il medefimo circon- 
cidendofi; fifottomife alla legge dei pec- 
catori, non effendo egli peccatore;la Ver- 
gine imitàdolo fi fottopone alla legge del 
le donne n6ò nette, effendo ellapura; &la 
fua purità , che fi innalza fopra ogni pura 
creatura, & eccede quella de gli Angeli;& 
chi di quefto fi marauigliarà, & uorrà fape 
rela caufa, pùò dire con la fpofa;. Neflu- 
nofiftupifcauedendomi oliuaftra di color 
tofco s perche quefto m'è nenuto dal Sole. 
Quello che io ueggo far al mio foprano fi- 
gliuolo, Sole di giuftitia ; quefto faccio, & 
chi è quello, che fecela Sacra Vergine? 
L'Euangelifta San Luca lo racconta in que 
fta maniera, Come furono finiti i giorni 
della Purificatione di Maria, fecondo la 
legge di Moife; portorono Giefuin Gieru 
falem, adofferirlo auati a Dio nel fuo Té- 
pio.Tra gli altri precetti,che diedeDio nel 
la fua legge. alli Hebrei, uno chetoccana 
àiparti delle donne (comefiraccoglie nel 
l'Efodo, Leuitico, &libro dei Numeri)era 


VersineMana.. 


. 


71 


quefto. La donna (dice) ché partorirà h- 
uendoconcetto per opera d'huomo; fe fa- 







ràmafchio.; farà tenuta perimméda fette 


giorni, l'otrauo giorno ficirconciderà il f- 
gliuolo.»gè cefflando la Madre d'efferim- 
moda conigli huomini;farà appreffo Dio, 
nonentrandonel Tempio,nè toccido co- 
fa facrata » infino compiti li quaranta gior- 
ni delfuo parto:& fe partorità femina il 
tempoda.:renerfi per immonda farà dop- 
pio. Efler doppiala pena in quelle che par 


toriuano femine; diconoi Sacri Dottori, 
ch'era per caufa d'hauer Eua, la prima don 
na, incitato il fuo marito Adam ; che rom 
peffe il commandamento, che Dio gliha- 
ueua impofto : & con quefto pretendeva 
Dio, che reltafie memoria del caftigo far- 
to in efli,&temeffe ognihuomo di offen- 
derlo, e molto più l'efferoccafione;che al- 
tril'offendano, &feguendo la legge dice- 
ua; Compitii giorni della fua purgatione, 
anderà al Tempio, &in elfo offeriràun'a- 
gnello (fe farà ricca) & una tortora, ò co- 
lomba; & fe farà pouera due tortore,ò due 
colombi. Diceua di più la legge, che par- 
rorendo huomo, & eflendo ilprimo parto, 
haueua d'andare à purificarfi in Gierufalé 
offerendoil fuoFigliuolo al Tempio, per 
memoria ; quando che ufcendo gli Hebrei 
di Egitto, un’Angelo uccife tutti i primo- 
geniti de gli Egitti}, & feil fanciullo offer- 
to nelTépio foffe delia Tribu di Leui,e n6 
haueffe mancaméto notabile nella fua per 
fona d’efferbtutto;ò defettiuo in alcun mé 
bro, reftaffe per miniftro del Tempio . Ma 
fe foffe (tato d’altra Tribu,l'haveua da redi- 
mere fua Madreconcinqueficli, ch'erano 
monete di quel tempo. Quefta era la leg- 
ge, laquale confiderata. dalla Madre di 
Dio, ancorche come dice San Bernardo, 
non parlaua con lei per nonhauer concet- 
to per opera d'huomo,; come efpreffamen 
te diceua la legge, ma fi bene dello Spirito 
fanto; ne efflendo reftataimmonda; veden 
do che il fuo benedetto Figliuolo fenza ef- 
fere foggetto alla circoncilione, uolfe cir- 
conciderfi,ella ancora uolfeandare in Gie 
rufalemà purificarfi,non gli facendo im pe 
dimentol'hauer notitia della dannata uo- 
lontà di Herode, che defideraua di uccide- 
ré GiefuChrifto: Il timoreche di quefto 
poteva rifultarein effa, non la puote però 
diftorre da fare queftopera di humiltà. 
Tuttii quaranta giorni era ftata la vergine 
in Betleem, ò nel medefimo luogo, doue 
partorì , ò nell'hofteria, ch'era dentro del- 
lacittà, & haueua corrifpondenza og 
a 


0 Li 


D. Bern fer. 
3. de purifica 
rione virginis 

























































7% 


lacauerna; digià più difoccpata d'alber-. 


gatori, cheueniuano perpagat il Tributo. 
Dice Brocardo mella defcrituione di.verra 
Santajcheda'Betleemà Gierufalem ui fo- 
no due leghéy;quefto tamino fecerla Ma- 
dredi Dio, portàndoimbraceioib fuo be- 
nedetto Figlivolo; ragionando; & hanen- 
do feco divini ragionamenti; fapendoella 
che molto bene l'intendeva, ancorche ta- 
cena, e diffimulaua per accommodarfi ih 
tutto conla:età; chehaueua Era in quefto 
tempo un'huomo in Gierufatem,chiama- 
to Simeone Giufto ; & timorofo appreflo 
Dio,& giufto con gli uomini, era Sacer- 
dotecome dice San Cirillo Gierofolimita 




















Vita dellà/Sacratiffima 


‘nodi phò elferej perchétrano palfanàca 
to anni, dopò, chela traduttione fi fece, e 
non niuelano: tito tempo allirokta glihuo- 
mini. Hòdertoquelto:perquelb, che al 
tri dicono ; Quello; che +Sacro Euangelio 
dichiara è, che haueua hauuto riuelatione, 


‘ che innanzi la.fua morte vederebbeil Mef 


fia, tahto alpettato nelmondo'.Ilgiorno 
adique, che la Madre di-Dio andò in Gie 
rufalem,parlò lo Spirito fapto Simeone, 
& glidifle,che arîdalfe al Tempio, &uede- 
rebbe quello, chetanto uéder delideraua. 
Sileuò Simeone dalluo lettò,fi nei, pigliò 
il fuobaltone; &randò &batrere alle porte 
del Tempio;annuntiando i bene che quel 


Cyrillusi ora 














ii tione de ono, e Santo Epifanio,e pareanco chelo di giorno gli ueniua, Etfatta dtatione,; come 
i curfù domi—. cg l’Euangeliftain affegnare, chebenedif- dice Timoteo Sacerdote Gierélolimitano ET I 
Epiph. lib.de- fe Chrifto,e fua Madre, &il benedireinel fi mife-dd afpetrarexqufelchetanito defide- turi Carife 
vita, &interi Tempio era proprio officio de' Sa cerdoti, raua di bedere. Figliuolidi’gran Signori de B.Virzine 
se prophet®* del qual dice San Luca,cheafpetrava la cò doticuan ehtrafc'in queltotemponerte. lb4.c6 
Egcfip. cita folatione d'Ilrael, & che riceuuta rifpofta pio; come ciafetin'gforno CARTA RO aid o 
zur in addi--per oracolo; e parola dallo Spirito fanto, correfidoal Santovecchio, quello thefue .; i. 


tionibus ad II 
lefonfim de 
part. virginis. 


ceffemolto'auantia! Profeta Samira qua 0. ou 


che verrebbe prima il'Meffia, che lafua mo 
dogli commandò Dio; che pisliîdo le'og= bosi ome 


morte: Delmodo come fu fatta queftarive 





































latione à Simeone fcriuonoEgelippo,eNi 
ceforo; che era Simeone Rabi; emaeftro 
&che tra iGiudeihaueuala catedra, eleg 
geua la facra Scrittura ; nelle fcuole di Gie 
rufalem uenne dichiarare, feguendole 
fue lettioni quelpaffo d'Ifaia;che dice; Vna 
Vergine concepirà,e partorirà un figlino- 
lo » Pareuaglià Simeone, che caufarebbe 
feropolo; enafcerebbe dubio nei fuoidi. 
fcepoli,l'intenderecheuna Vergine haue- 
va da cOcipere,e partorire; e però perouia 
re quefto, in luogo di quel nome Vergine, 
ne i fuoi fcritti per doue haueua da legge- 
re, nemifeun'altro , mutàdo folouna lette 
ra, che fignificava Iuuécula,che è come chi 
diceffe,una donna giouane,foffe ò non fof 
feVergine. Treuolte cambiò ilnome, & 
altretantelo trouò caffo, & rimeffo quello 
ch'egli leuaua. Si tupiua di quefto, & chie- 
dendo à Dio che gli dichiaraffe il mifterio, 
hebbe per riuelatione,nellaquale furipre- 
fo di quello chaueua fatto;pofciache il fuo 
intento era buono;s'era diffimulato co lui, 
in non caftigarlo;gli fuanco detto, che pri 
ma chemoriffe la profetia fi compirebbe, 
&coni fuoi proprij occhi uederebbe quel 
la donzella partorita,& il {uo figliuolo che 
farebbe il Redentore del mondo. Etcofi 
ftaua Simeone con quefta fperanza di ue- 
derlo,fin chelouidde.Nonhàmacato chi 
dica, che Simeone foffe uno delli fettanta- 
dueinterpreti, & che gli fucceffe quello, 
che fi è detto, traducendo Ifaia. Ma queto 


SIRIA AZIONI TTI 


fenecellarie fene andale inBedéebhi/e pet 
diffetto di Saul che gli era riufcito tale; & 
ribelle, ungèfevino de î figlinoli dilfafper 
Re d'Ifrael, e coli fece Samuel. Ehtré inca 
fa-diTfais& tutto fottofopra; non fapendo 
l'occafione della fùa denuta'; Nof tengo 
peraltroidife il Profeta ad'Ifai fe motrptt 
ungeruno déituoi figtiuoli per RT@THrack 
hauendomicommandato Dio,che coh'fiè 
cia, intefo quefto da'Hai,e fuoi figliblierà 
bene cofa‘dauedere il penfiero; é turadei 
giouanetti. Erano fette, fei'aciquattivi 
erano:prefenti; e ciafcuno di effi pigliv'ai 
uacità,& fperanza di effer egli Vito, Do. 
uettero entrare nelle loro fanzè à ueftirfii 
migliori panni; che hanefferoantorehe 
tutti paftorali, fi pettinarono i capelli,tila» 
uoronole faccie,l'unètiuetì un faio colle 
falde; l'altro di.pelle macchiara di-divierfi 
colori. Quefto(cappotto di colore ;l'altro 
tiene un baltoneritorto ditraffino;glo và 
uolteggiandocon le mani;moftrandofiuà 
lente. L'altro piglia una fiondadifeta; face 
dola fcoppiettare; el'altro una ribecca;& 
‘comparifce fonadola.I prezzi, e gioiéj ‘che 
neilorogiuochi, elottehaucan'suadagna 
to le portauano ancora fopra delle loro 
chiome; Tutti allegarono quello che gli pa 
reuachelepotefli effere utile per ottenere 
l'impfefa. Samuele riguardo ciafcuno da 
perfe,&ancorchegliuedefle difpofti,e ga 
gliardi; Nefluno diquefti(diffé)hdéletto 
Dio per Re delfuo popolo. Hai altrofigli- 
uolo 





uolo: diffe a Ifai Sentendo quefto i palto- 
relli retoronoattoniti, gelati, efreddi. Il 
Vvecchiorifpofe,colà nell’armento hò un’al 
tro paftorello, ma niun conto fi deue fare 
di elfo, effendo fanciullo di poca età, & in 
coparatione di qualfi uoglia dî quefti fuoi 
tratelli è niente. Venga quà, diffe Samue- 
le. Véne Dauid, ch'era il minore, e più mal 
trattato in cafa di fuo padre, & ueduto dal 
Profeta,diffe: Quefto elelfe Dio per Capi- 
tano del fuo popolo;e cofil’unfe per Rein 
prefentia de’ fuoi fratelli.Samuele è figura 
del popolo Ifraelitico, al qualcommandò 
Dio,che ungeffe,cioè che riceueffe per {uo 
Re, e Capitano, per fuo Meffia, e Profeta , 
un figlivolo d'Ifai,uno de i defcendenti del 
laTribu di Giuda,della quale era Ifai.Ilche 
intefo.dalla gente principale di quella Tri- 
| buse profapia, procurauano moftraril loro 
ualore, pretendendo alcuno ottenere quel 
la dignità. Vfci David moftrandofi molto 
malente con la tefta del Gigante Goliat, il 
qualuinfe, & uccife, & ancorche leuò di 
fuoi fratelli la degnità Regia,n6 perciò re- 
ftò con quella del Meffia. Salomone fuo fi 
gliuoloufcì confidato nella fua gran fapié 
za;maniflun’altronereftò tanto priuo di 
effa. ofafat, Ezechia,&Iofia Re d'Ifracl, e 
fanti, pareua, che haueffero ragione in ef: 
fa, mareftorono efclufi. Giuda Macabeo 
moftrò hauerne uoglia , fe per ualore do- 
ucua cOfeguire quel negotio , ancorche ne 
reftaffe fenza efla. Vfcì dopò queftoun Ca 
naliero coperto con habito ftrano, ueftito 
di pelle d'animali, mangiando locufte, & 
mele filueftre con uita di penitente, n6 più 
meduta, nè intefa nel mondo; gran zelato- 
re dell'honordi Dio,& predicatore famo- 
fo; andorono alcuni à dimandargli feegli 
era il Meffia, erifpofe; Non fono io,ma Ca 
ualiero, e nuntio della fua bocca . Già pa- 
reva, che poiche il Gran Gio. Battilta era 
reftato fenza la dignità, niuno la ottenereb 
be.Ma fi fcoperfe in Betleé un paftorello di 
fprezzato dalmondo, & tenuto in poco cò 
to nato nel campo, fotto un uolto delle mu 
ra della città; Viene quefto giorno accom- 
pagnato da una paftora Madre fùa, conun 
guardiano ben degno di un Patriarca Gio 
ief; entrano nel Tempio di Gierufalem;do 
ue era un uecchio honorato, chiamato Si- 
meone, figurato in Samuele, e che tencua 
Je parti del popolo d'Ifraele ; ilquale fubi- 
to, chelo uidde, diffe; Quefto è quello che 
Dio hà eletto, quefto èil profeta,& Meffia 
defiderato nel mondo, e però per effer ta- 
le,perche non era neceflario ungerlo efsé- 





Vergine Maria. 


7-9 
/ 3 


do già dal fuo Eterno Padre unto; gli fa ri- 
ucrentia, & l'adora nelle braccia della {ua 
Sacrata Madre.La qualeentrò nel Tépio, 
&ancorcheà guifa di pouera, & humile, 
portauaun'Agnus Dei nel fuo collo, gioia 
di tanto prezzo; &ftima, come qualfi uo- 
glia altra che fi trouaffe in terra ,.& in Cie- 
lo; poiche era il Signore del Cielo, & del 
laTerra. Guardaua il Sito vecchio Simeo 
neilbenedettobabino, & la Madre, che lo 
portaua.. Quando guardauala Madre, non 
hauerebbe uoluto da lei leuar gli ecchi,ue- 
dendo ch'ella cra il meglio dellaterra, & 
quando il figliuolo, non haverebbe uolu- 
toleuar gli occhi da lui uedendo ch'era il 
meglio del cielo.Al fine dopòhauerli mol 
to bene guardati, fi rifolfein dire, che tal fi 
gliuolapparteneua per talmadre, e talma 
dre pertal figlinolo, Parlò alla Vergine.c6 
molta tenerezza, & gioia,dicendogli; Sia- 
te Signora molto in buon'hora arriuata, 
chetanto defiderata fete ftatanel mondo; 
da me particolarmente che altro non 
mitratteneua in effo, fe non il defiderio di 
uederui con cotefto pegno,che portate nel 
le uoftre braccia.Grande fupercerto l’alle 
grezza, che causò quella famofa matrona 
ludit, ài fuoi afflitticittadini, portandogli 
la tefta del fuocrudel nemico Oloferne, 
che fula caufa della fua libertà, pofcia che 
molto maggiore è certamente quella che 
deue hoggiriceuereil lignaggio humano 
con lauoftra venuta, hauendo rottola te- 
fta al diauolo,commun nemico ditutti con 
lafpadarifplendente,che portate nelle uo 
ftremani,conla quale tutti riceniamo li- 
bertà, & ufciamo di cattiuità . Vi prego be- 
nedittiffima Signora , che mi facciate gra- 
tia ch'io tenghinelle miemani, quel che cl 
lahà nelle fue, tutto quello, cheècreato. 
Etancorche perriceuere tanta alto dono, 
&gratia, iome ne reputo indegno, mala 
neceffità, che ne hò,mi sforza à fupplicar- 
uicheme lo concediate., Leuateui Beata 
Signora cotefta gioia , che portate pen. 
denteal uoftro collo, leuateui cotefto ric- 
co Agnus Dei, che hauetenel voftro pet- 
to, datemelo perunbreue tempo, che con 
lui farò ricco, & beato. La facra Vergine 
cofignò il fuo figlinolo al fanto uecchio,il 
quale pigliandolo nelle fue mani, non fen 
zafpargimento dilagrime, che correuano 
per la fua canuta barba per giubilo &alle- 
grezza, che fentina. Cominciò à cantare 
quel tanto frequentato cantico nella chie- 
fa,checomincia: Nuc dimittis ferunminum 
domine, Hora Signore lafcia ii muoia il 
tuo 





















































74 
tuo feruo in pace,fecGdo la tua parola; poi 
che hanno ueduto i mici occhi la tua falute. 
Che dite buon uecchio, hora dimadiate la 
morte ? anzi dourefti defiderare di confer- 
uarui in uita ? dite anco che ui lafci e Voi 
Jhauete da lafciare , che l'hauete nelle uo- 
{tre mani, Lottò Giacob c6 un'Angelo tut- 
taunanotte, fi moftrò l'Angelo ftracco la 
mattina,e diffe:LafciamiGiacob;& egli gli 
rifpofe: Nonti lafciarò fe non mi benedi- 
ci.A queto modoSimeone diffe à Dio,che 
lolafci,&lotiene ftretto,finche lo benedi- 
ca. Suole uno che defidera moltouna cofa 
dire: Vegga io quefto, e di poi muora; & in 
direfimilcofa dà adintendere,che nonuor 
rebbe perderla, per non tornare di nuouo 
àdeliderarla,effendo il defiderio molto pe 
nofo da foffrire, & quefto gli fà dire è Si- 
meone,che defidera la morte. Ancora per 
che il uenire Chrifto nelm6do fù per con- 
narcinel Cielo;ueduto per Simeone,che è 
già uenuto; dice sù Signore andiamocene. 
Quefto èun modo, che un Signore prin- 
cipale, fuole trattenere alcun meffo; più 
diquello che egli fi trattenirebbe, acciò 
porti le fue lettere; cofi il figliuolo di Dio 
haueuatrattenuto Simeone alcuni giorni, 
che già egli farebbe morto,& lo fece acciò 
che portafle le fue lettere, & fpeditioni à i 
fanti padri del Limbo,ecofi dice,che lo fpe 
difchi, che fubito uuole partirfi.Senza quel 
lo chefi è detto innanzi, che Chrifto uenif- 
feerail morir trauagliofo, &iltoccar ilcor 
pomorto era prohibito per legge,c quelli, 
che lotoccauano shaueuano da purificare 
per entrare nel Tempio; Dopò la venuta 
di Chrifto, quefto è al c6trario;perche né 
fitemelamorte, come imartiri nonla te- 
meuano;anzi à guifa d'un'huomo, che me- 
nanoprefo alla carcere, tenuto ftretto per 
lacappa, lalafcia rotta & fatta in pezzi nel 
le mani di quelli che lo mena, & fe ne fug- 
ge,&filibera; cofii Martirilafciadolecap 
pe dei fuoicorpià mododi criuelliinma- 
no de itiranni, niente prezzauano, che gli 
faceflero in pezzi, ò abbruggiaflero, per 
uedere libere le loro anime. Et i corpi 
morti hora non rendono immondi quelli 
che gli toccano, mauanno molti à Roma, 
à San Giacomo di Galitia, in Quido , &in 
altre parti,.doue fono corpi fanti,& hanno 
per granfelicità, che glieli lafcino toccare, 
Suanno grafhandoi muri, le gradi, & lefe 
polture,doue fono tali reliquie per toccar- 
le,ilchehanno per affai buona fortuna.Per 
tutto quefto uiene, che Simeone moftra 
non temerla morte,anzi la defidera, e per- 


Vita della Sacratifima, 


che la defidera, la dimanda, &la dimanda 
cantando; ilche fà perche era buono ; &il 
buono muore come Cigno cantando, & il 
cattiuo,come Sirena arrabbiando. La cau- 
fa di morire il Cigno cantando è, perche 
ilfanguechehà è molto nobile, fe gli radu- 
na alcuore, &lofà cantare. La Sirena hà 
il fangue melanconico &giunto al cuore, 
nella mortela fà, che arrabbij. Ilmal'huo- 
moècome la Sirena, tutta lauita la confu- 
maincantare.in piaceri,& contenti, come 
fala Sirena,giungelamorte, & muore ar- 
rabbiado comelei, per vedere che fe ne uà 
all'Inferno; mail buono, è comeil Cigno, 
che tutta la uita geme,& piange,& cofi nel- 
la morte canta,rallegrandofi per intende- 
re,che fe nevàin Cielo..Simeone era buo- 
no,fù Cigno inuita, &in morte. Diman- 
da la morte cantando; perche la uita tutta 
craftata in gemere,& piangere.Non lafcia 
no di aflomigliare è Simeone alcuni in 
quefto, che trouandoficonChrifto nelle 
fue mani defiderano la morte,cioè, che ha- 
uendo perfenerato molvanni nelmale;fen 
dofifeparati da Dio in difgratia, &'offefa 
fua,fenza che Dio fi fatiaffe d’effi,ma foffe 
rendoli; fi conuertenoà lui, & inun mefe 
fi fatiano'di Dio , &non gli piace conti- 
nuare quella uita, e cofi dimàdano.la mor 
te,eglipare,che fe gli faccia torto à no me- 
narliueftiti,e calzati in cielo. Ohtanti off 
cij,oh tanta mortificatione,oh tira penité- 
za; oh fe non fi moriffe. Gli potreflimo di- 
re,chehabbino patiétia, et fperinoinDio, 
cheglihàtanto afpettati, etpuò effere; che 
né fijnoin tutto buoni; & efsendo feglifà 
honere in dargli inche meritare.Nelrefto 
che Simeone diffe nel Cantico: Loda Dio, 
et Dioconfenti effere da lui lodato,perche 
erabuono, e fe foffe fatoin contrario non 
l'haurebbe accéfentito. Seneca dice, che è 
l'iftefflo ; Efferelaudato da cattiui,che effer 
cattiuo. Chrifto comiidò à' Demoni,cheta 
ceffero,perchelo chiamauano Meffia,et di 

cceuanopurla verità; glicommidò quefto, 

percheerano cattiui, &le laudi di fimili né 

gli piacciono. Chrifto unoleche Simeone 

lolaudi,perche era buono,etlo lauda di tre 

cofe, pertre nomi, chegli dà; cioè, Salute 

ditutti, lume de i Gentili,&honore dei 

Giudei. Vniuerfalmente tutto ilgenere hu 

mano era priuo di falute, perche mancan- 

doglila gratia, tutti erano condennatialla 

morte dell’anima,et del corpo. Il figlinolo 

di Dio rimediò à quefto dino conla fha ui 

ta,liberandoli dallamorte. Et quefto dice. 

ua San Paolo à i Corinti: Tutti faranno ui- 

vificati, 















































Sene:a de 4 
uir. in quada 
epiftola. Idé 
eft laudari è 
turpibus », & 
ob turpia È 


Marc.I. 


I. Cori 








uificati: Diedeàtutti uita, et falute;che per 
quefto fichiamò Giefu, che è quello, che 
dà falute. Si prezza,et copiace ancora Dio 
didare àciafched'uno quello, cheha bifo- 
gno. Auantil'Incarnatione il popolo Gen 
tile haucual'honore, perche haucua la mo 
narchia del mondo, comel'hebbero i Gre 
ci.etRomani,contutto quelto erano fenza 
lume, ciechi nell’idolatrie, cnonlafciaua- 
no di dire, cheerano ciechi, et di procu- 
rarelaluce, manonfi certificauano dare 
inquelch'era dibifogno . Pareuagli, che il 
Solegliela poteua dare, & l'adorauano,& 
cofitràtuttti Dei , che hebbero i Gentili, 
neffuno uene fù dalla fua parte più confe- 
derato,che il Sole. Vedendo dunque Dio, 
chei Gentili haueuano bifogno diluce, & 
che perciò adorauanoil Sole, afpettando 
la fua, Dice, che fuo figliuolo è la luce, ac- 
cioche lafciando il Sole, uengano à lui, & 
riceuano da lui chiarezza ; afcoltando la 
fua dottrina, & farli foggetti alla legge E- 
uangelica . IGiudci erano al contrario,ha 
ucua lume perla legge data da Dio,la qua- 
legl’infegnaua, che cofa cGueniua fare per 
faluarfi; ma erano fenza honore,per eflere 
foggetti ài Romani, à i qualipagauano tri 
buto, &riconofceuano uaffallaggio ; à co- 
tefti diede Dio honore con la fua uenuta, 
oiche non piccola grandezza è del popo 
ta Giudaico, efferfi fatthuomo il figliuol di 
Dio trà di loro,& la fua facrata Madre, & 
gli Apoftoli, effer di quel lignaggio . Stu- 
pore moftrauano (dicel'Euangelifta) San 
Giofef, &la facra vergine à fentire iluec- 
chio Simeone. Egli come facerdote che e- 
ra gli benediffe,& diffe alla Vergine: Sap- 
piate Signora, che queto bambino; figli- 
uol uoftro, ha da efferrouina, & caduta per 
molti, che fendo fuperbi,glihumiliarà, & 
confonderà.Erha da effere ilmezzano;ac 
ciò che molti peccatori humili;fe leuino da 
iloro uitij,& peccati. Ha da eflere ancora 
meffo per fegno di reconciliatione;, &ami- 
citia trà Dio,& gli huomini; ancorche mol 
tilo contradiranno: che faràno (come chi 
diceffe) i Giudei, che molti non lo riceue- 
ranno per Meffia;& molti dei Gentilinon 
lo conofceranno per Dio, &anco glihere 
tici,che hauendolo prima conofciuto;e ri- 
ceuuto per Dio,& Redétore,dopò apolta- 
tido,e perdendola fede, gli faranno còtra 
rij, &cinimici. Soggiunfe il Santo vecchio, 
ediffe: Sappiate ancora Signora, cheun 
coltello di doloretrappafferà lauoftra ani 
ma,che farà la fua paffione, & morte. Vol- 
fein quefto Simeone dire,che douewa effer 


Vergine Maria: 












































vb dI 
Chrifto ; come un bianco, done il mondo, 
& tutti gli hbuominiuitiofi, & mali , tiraria- 
no faette di furore, contradicendolo in tut 
to quello,che gli foffe poffibile,$& con que 
fto,il cuoredella Verginefarebbe trappaf 
fato conunmolto acuto coltello di dolo- 
re. Si potrebbedimandareà Dio. Perche 
uolefti Signore, che cofi prefto fi fcoprifle, 
à quefta innocentiffima Spofatua , una tal 
nuoua,che gli foffe perpetuo coltello, & 
martoro tutta la uita è perche né ftetteque 
fto mifterio fotto la chiauedel Silentio, in- 
fino altempo del trauaglio,&intalpanto, 
etempo farebbe martire, & non tutta laui- 
ta ? perche Signore, non fi contenta il tuo 
pietofo cuore che quefta Signora fij fem- 
pre Vergine, ma uolete, che fij anco fem- 
pre martire? perche affliggete, chitantoui 
ama,&chi tanto ui hà fernito, & chi maiui 
fece il perche,meritafle caftigo?Certamen 
te Signore per quefto l’affiggi, perche l’a- 
mi; per nondefraudarla del merito della 
patientia, & della gloria di quefto fpiritua 
le martirio, dell’effercitio della virtù, della 
imitatione di Chrifto, & del premio dei 
travagli; che quanto fono maggiori,tanto 
fono degni di maggior corona, Niun dun- 
que biafimiitrauagli; nè niuno fitéghi per 
sfauorito da Dio, quando fiuegga traua» 
gliato,poiche la più amata,e fauorita di tut 
telecreature, fu la più afflitta, & appaffio- 
nata di effi . Perteftimonio di quefto mifte 
riol'Euangelifta San Luca dice, che fuuna 
Santa uedoua chiamata Anna profetefla, 
efichiamaua cofi, perche haueua fpirito di 
profetia, figliuola di Fanuel della Tribudi 
Affer,ftette maritata fette anni; e mortoil 
fuo marito ella reftò di picciola età,perma 
nendoinftato uedouile ottantaquattro an 
ni, & intutto quefto tempo, il fuo princi- 
pal penfiero, e quello inche fi efercitava 
era nel Tempio, feruendoui Dio, di gior- 
no, &dinotte, in orationi, e digiuni. Vi 
fono auttori che dicono ch'era macftra del 
le donzelle, figliuole di nobili, che fe alle- 
uauano in un luogo feparato, & honefto 
del Tempio, doue la medefima Vergine 
eraftata, con laquale quefta Santa donna’ 
hebbe ftretta amicitia, conofcendola hora 
ammaettrata dallo Spirito fanto,corrifpo- 
dendo a quello che Simeone haucua det- 
to, diffe gran cofe di Giefu Chrifto, affer- 
mandoeffere il Meffia afpettato da tutto 
il popoloIfraelitico. Si fece fubito una fo- 
lenniffima proceffione di tutta quefta illu- 
ftrecompagnia,e di molti altri miniftri de! 
Tempio, che uennero + ra Tae, 
O; 


a 
- 

















Enfebius ho- 
mil.in Euig. 
de natiuitate 
Maria. 


Pfl.4T. 


76 
lo; che i due fantìhuomini Simeone,& An 
na diceuano, infino ad arriuare nel luogo 
doue la Sacra Vergine fece la fua offerta. 

Le parole con che offerfe il fuo figlivolo, 
dice Landolfo Cartufiano, che farebbono 
quefte:Vedete quìPadre ererno,e Signor 
mio, ui prefentouoftro figliuolo,generato 
dauoi crernalmente;e nato dame téporal 
mente; Veloprefento Dio mio ancorche 
l'hauete fempre prefente. Virendo gratie, 
perche elegefti me per madre fua, ue l'offe 
rifcoSignore fatto dicarne quello,che shà 
da offerire femedefimo perla falute di tut- 
to il mondo. Quefto diffe la Vergine, & of 
ferédo fuo figliolo, offerfe con lui due tor 
torelle,ò colombini,ch'era offerta da poue 
ri.Dalche pare inferirfi,che i prefenti offer 
ti al fuo fopran figliuolo da i Re, che furo- 
no Oro, Incéfo,e Mirra,doucano effere di 
molto prezzo, eftima, come cofa prefenta 
ta daiRe, e giàla Vergine, e S. Giofef gli 
haueua diftribuiti à poueri , lafciado per fe 
quello,checémodamente gli era fufficiéte 
perlorofoftentatione.Il medefimo,cheha 
ucuano fatto perauati, come dice Eufebio 
Emiffeno, del patrimonio deuuto alla Ver 
gine, peri fuoi padri Gioachim, & Anna, 
come quello,cheà San Giofefperil fuore 
gallignaggio gli apparteneua, il tutto di- 
ftribuendo à poueri, feruando per loro il 
uitto neceffario al futento della vita. Di 
maniera, che uineuano tanto temperata- 
méte, checonuerità poteuano effere chia 
matipoueri, & cofi fù l'offerta da poueti. 
Pofciache ancora potè hauere nome di 
ricchi,poiche offerédola Vergine il fuo fa- 
cro figliuolo, ch'era agnello sézamacchia 
digià offeriua offerta da ricchi, poiche era 
Agnello. Ancora offerfela Vergine l'offer 
ta di colébi ò tortore, perche fono uccelli 
che gemifcono per cantare: fignificando, 
chelauita de i Santiin quefto efilio non hà 
da effer altro, che gemere,&uolare,e dal- 
l'uno ne fegue l’altro ; perche dal uolo del- 
la confideratione; ne fegueil gemito del 
lacompuntione. Effendo cofi, cheil con- 
fideraril feruo di Dio;chemanca della fua 
ueduta, non godendo diuederlo, comelo 
ueggonoibeati,la peregrinatiòne di que- 
fto efilio, gl'inganni, i pericoli, &i peccati 
del mondo, come può lafciare di vivere 
in continuo gemito ? come può lafciare di 
dire con il Profeta: Mi fironole mie lagri- 
me pane di notte, e digiorno. Intanto che 
dicono; all'anima mia; Doueèiltuo Dio? 
Fatta per la foprana Vergine fimile offer- 
ta,ancorchel'Euangelifta nonlo dica, pa- 

































Vita della Sacratiffima 


re; chefi debba intendere cofi, che rifco- 
teffe il fuo benedetto figliuolo dal Sacer- 
dote per cinque Sicli, monete d’argento 
di quel tempo,poiche anco quefto commi 
daua la legge,come ognialtra cofa,che fin 
quà fece.Eteffendo cofi può in quefthora, 
e per fimiloccafione dire la madre di Dio 
à fuo figliuolo, quello che dice la Spofa, al 
fuo Spofo nelli fuoi canti. Il mio caro per 
me, & io perlui.Eglimi uuolbene, &iogli 
uoglio bene;egli fa molto perme,& io fac 
ciomolto per lui,egli m'hà da redimere c6 

cinque piaghe, io redimo lui con cinque 
Sicli; ancorche farà la redentione differen 
te, eccedendo incarattila fua alla mia, qua 
to eccedela fua perfona alla mia ; effendo 
egli Dio, & io fattura fua.Quefto è quello; 

che fecela Sacra Vergine nel Tempio, & 
finito quello, che la legge commandava; 
tornò in compagnia del fio fpofo Giofef 
portando fecc.il fuo pretiofifimofigliuo» 
lo in Nazaret, douchaucala fua propria ca 
fa.Celebrala chiefa Catholica la fefta del 
la Purificatione,dice Niceforo Califto, dal 
tépo dell'Imperatore Giuftiniano il mag- 
giore, che fune gliannidel Sign.570.An- 
corche prima fi celebraffe in alcune chiefe 
particolari intépo di S.Gio.Chrifotomo, 
di GregorioNiffeno, e di Cirillo Gierofo 
limitano: perche quefti Santi fannométio 
nedieffaneilorofcritti. Dopènell'anno 
688. Papa Sergio ordinò che fi celebrafe 
conla proceffione, e candele, comefifadi 
prefente lo dicono Sigiberto,&l Autore 
dellibro chiamato Fafciculustemporum; 
& quello del Mariale. Canifio riferifce Pa 
paInnocentio ; ilquale dichiara l’occafio- 
ne, che moffe Papa Sergio àcommandare 
che fi facefela proceffione con cadele ac- 
cefe, e fu. perche i Romani haucuano per 
confuetudiné, auanti. che'riccuefferola fe- 
de di Giefu Chriftò , di fare un facrificio il 
fecondo giorno di Febraro ogni quinto 
anno à Plutone, &à Proferpina Dei, che 
chiamavano dell'Inferno; & tratanto.che 
durauailfacrificio, andauano tutti contòr 
cie accefe nelle mani,per memoria che ilo 
ro poeti affermavano;che Plutone haueua 
rubato Proferpina dalla cafa di fua madre 
Cererein Sicilia, &i fratelli,e parenti fuoi 
andauano cercandola con torcie accefe 
peril monte Ethna : done fingono cheffia 
una bocca dell'inferno. Quetto facrificio 
chiamano Luftris, cheè il numero dicin- 
queanni; & cofi l'hinno della crocé.che 
dice; Laffris fex qui iam peralfis ;.dino- 
tail numero di trenta anni, cioè fei uolte 
cinque. 


Cantic.2. 


Nicepliotue, 
q.lib. 17. cap. 
28. 


Buftus in Ma 
riali. ferm.hu 
iusfefti. 
CanifiusdeBi 
Virg. lib. 4 
cap. 10. 








gio, che per l’antichità di quelto Sacrificio 
ècanco perche li faceua peri motti era co 


fa difticile leuarlo da i Romani j'ancor. - 


che in tempo fuo, che già erano molti gior 
ni, che erano Chriftiani,.commandò che fi 
celebraffe quefto medefimo giortio la fe- 
fta della Purificatione della Madottna;c6 
proceflione, e che' portaffero: in ela tutti 
candele accefeinmano ; ecofi con queto 
fantoricordo,difradicò quelcoRuitié, e fa- 
crificio de Gentili.Poffiamoanco'dire,che 
difa la proceflionecònicandele accefe;per 
cheimitiamo la vergirte facratifimalaqua 
le andò in quefta proceffione con il'fuò be 
* nedettofigliuoloin braccio,ela cadelarap 
prefenta Gielu Chrifto: Pofciache ficome 
an effo fia corpo;anima,e dininità:cofî nel- 
la candela ui èla cera che èilcorpo;dièlo 
ftoppino,ch'èl’anima;& ui èfuoco;chie è la 
diumnità. Er perche la candela dinota que- 
fto, cela dannoin mano quando ci battez 
ziamo, fignificandoci:che ci danno Gielù 
Chrifto, it quale alberga nelle noftreani- 


Vergine Maria. 
cinque. Confidetàdo adunque Papa Sef- CAPITOLO OVARTODECI 


GRGPETF 


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la morte de ghInnocenti, 
















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EL libro diEfterraccontala fa: 
{ cra Srittura,di quel Santo huo- 
mo Mardocheo Hebreo , ché 


FAN fece un fogno , nel quale fe gli 
lo) È =) 
rapprefentarono due Dragoni ferociffi- 


meper uirtù diquelfacramento. Per l'iftef mi, chavenano tra di loro fiera battaglia < 


fo,quandouno muore glidanno lacande- 
la accefa nellemani,per dinotare,chemuo 
re nella tede di Giefu Chrifto. Diamofine 
adunque à queftà materia; condire, che fe 
il Santo Simeone dimandò è Dio ché lo 
cauaffe di quelta uita; dimandiamo‘ancor 
noià Dio, checileuidalla mala vita; fefia 
mo in effa, e per quelto preghiamo Sta di 
nina Maetfta,che è guifa del tume;cheufcé 
do dalla madre conduce dietro di lui Guan 
to uieneinnanzi, & alleuolte fradicgarbo 
ri,che hanno le radici inolto gagliarde dé 
trolaterra; coli hauédo Giéfu Chrifto fuo 


I fucceflo della quale fu,che dopò d’alcu- 
nirincontri; l'uno d’effi retò con la uitto- 
ria, & l’altro vinto, & morto. Apparue iuî 
una fonte; la qual crebbe; e fi fece un fiu- 
meaffailongo,doue molti nenivano,e be- 
uendo diquell’acqua, erano fanati di qual 
fivogliatrauaglio, e faftidio, che portaffe- 
ro:Nel fenfohiftorico, percotefti due dra 
goni, come la lettera dichiara s'intendono 
Aman famigliarifimo del Re Afuero, & 
Matdocheo, fuo mortàle nemico ; i quali 
come due dragoni andàrono fempremor 
dendoli, fin che Mardocheo reftò con la 


figliuolo hoggi quaranta giorni.cherifeàdi uîttotia, & Aman appiccato; il fonte,che fî 


Madre,nafcendo dalla Verginesei condu- 
cadi falto  ancorchefiamo duridi fcorcia, 
è habbiamo fermatele radici infino alte 
tro della terra, uolendoci auuicinare in ef: 
fa; Talche conduca'noi'altri nel'fuo Re- 
gno foprano della beatitudine . ‘HIMarti- 


fece fiume affai lungo dinota la Regina 
Efter, che prima fu donzella di poco no- 
me; e dopò famofa Regina; laqual fù mez- 
zana del rimedio del popolo Hebreo, ae- 
cioche intutto non periffeconitradimen 
tid' Aman. ‘Benche feentraffimo dentro, 


rologio Romano; ilqualefegue Vfuardo, e confideraffimo quello, chelo Spirito fan 


atlegna il giorno della fetta del San- 
to vecchio Simeone à gli otto di 
Ottobre,&'alla Santa pro- 
fereffa Annail pri- 
mo di-Ser— 
tembre. 





to pretende'infegnarci, per quefti due dra 
goni. Potreffimo intendere, edi Chrifto; 
e di Lucifero.Lucifero in diuerfe parti del- 
la fcrittora è chiamato Dragone uelenofo; 
e fotto fimile fisura arditentare la noftra 
Madre Eua . Ancor Chrifto uiene chiama- 
to Dragone, ancorche fenza ueleno, figu- 
rato in quello di metallo ; che Moifemife 
percommandamento di Dio fopra un ba- 
ftone, accioche guardandolo i feriti d'altri 
dragoniuelenoli,foffero guariti,come era 


G 3 no. 


"7 
MO. 


Come San Grofef fuggdin Egitto conla B.Ver- 
gine se coni fanciallo Giefu , & del. 


Eîter vIO 


Genet. 3» 







































98 
no. Di maniera che Luciferoè Dragone 
uelenofo, & Chrifto Dragone fenza ucle- 
no. Sequefti due dragoni hebberotra lo- 
ro diuerfeuolte rincontri, ecome fuole ac- 
caderetra coloro che hanno cotinue guer- 
re, echehora uincono, & hora fono vinti; 
coli Chrifto , ancorche finalmente nel Cal 
uario; doue fecel’ultima batta glia con lui, 
lo uinfe, elo lafciò morto fenza forze, fe be 
ne alcune uolte gli lafciaua ilcampo,& pa- 
reua che fuggifle da elfo, & ancora gli da- 
ua luogo, che fi ualefTe delle fue bagaglie: 
come fuccelle, quando fe ne fuggi in Egit- 
to, che moftrò fuggire da Herode;e fu cofi 
certo,chelafciò ilcapo al Demonio;chefi 
era infignorito di quel mal Re, & glidiede 
luogo, che pigliaffele fuebagaglie, quelta 
fula crudeltà, cheusònei fanti figliuolini 
Innocenti, nè fu fenza mifterio, itdatetan- 
ta potenza al Demonio,lo permifeDiosac 


cioche in tutto quelta guetra fi afomigliaf 


feà quella chefannoi Re del Mondo, che 
horauincono, &hora fono uinti:hora af 
faltano ,& hora fuggono, quà fuggeil Fi 
gliuolo di Dio, perche uolfe dar più forze 
al fuonemico, accioche uincendolo -fuffe 
più honorata lauittoria,&illafciarlo in. 
crudelire negli Innocéti, fu à guifa di-quel 
lochepaffainun'effercitoalfaltato, © qua» 
fiuinto da un'altro contrario che ueden, 
do morti molti della fua parte, &eflendo 
circondati, pigliano i corpi morti.de i fuoi 
medefimifoldati,e fanno d'effibaloardo, 
conchefi diffendono dalla furia de nemi- 
ci, finche li uenga foccorfo , comilquale 
efconolibeni da fimile pericolo fece.ilde 
monio un grande affalto ne gli fedeli,fubi- 
to, che Chrito nacque, uccife i fanciulli 
nilnnocenti, e permife Diole loro mor. 
ti, acciochefiino fortezza, e diffefa à gli al 
tri fedeli dal Demonio combattuti contra 
l’itefflo Demonio. Et quelto perche:chi co, 
fideraffe, permife Dio, che fanciulliInno- 
centi fenza peccati attuali, meritaffero tali 
morti, e foffero co tata crudeltà uccili:(Che 
farà di quelli, che fono pieni di peccati, e 
malignità. Se quelto fuoco paflanellegno 
uerde,nel fecco,che fi {peraràe fimike con- 
fideratione feruirà di baloardoà ifedeli, 
perfortificar&i contra il Demonio,refilten 
doli, fino che fauoriti da Dio fiano liberi 
dalle fue forze,e potere intieraméte: e coli 
poffiamodire che fofle quefta la fonte;che 
uidde Mardocheo nella {ua riuelatione ; e 
fonno; che prima era piccola, e fi fece gri- 
de. Etin ella trouauano confolatione idi- 
{c6folati lè fonte di fangue prima piccolo, 


Vita della Sactatiffima, 


——|_t_—_—@2 
7: SEE RATE MANI 


percheficominciò la ucciliongîn pochi; e 
finò in molti. Talcheprimaeracome fon- 
texedopòfiumeaffai grande, perciochefu 
rono.molti imorti «Etnellefuemorti.tro- 
uarono confolationeli fconfolati poiche, 
chi uederà tal catigo in fanciulliniInna- 
céti,pergrà travagli.chehabbino,ficonfo 
larà, veduto che i tuoi peccati lometitano. 
Etpofcia.cheficompatifte comeffere Dio 
giufto sche lafcia ucciderel’innocente, & 
fenza peccato, à quellochecommifegran 
di peccati, chelo laffipatire, nongli fà ag» 
grauio Il fuggire di Giesù Chrifto in Egit 
to, & la morte degli Innocenti, fi\deue 
fcriuere, &.è in quefta maniera come lo 
racconta San Matteo :& lo dichiarano 
iSanti Dottori. Era di già la Sacra Ver: 
gine, &.conil fuofigliuolo-Giesù Chri» 
fto. & San Giofef inNazaretyhauendo> 
gli dato l'hora buonai fuoi parenti ui> 
cini, & conofcenti; così del nafcimento 
del figliuolo, come dellaritornata è cafa, 
quando. dice l'Euangelifta:;.che apparfe 
un’Angelo del Sienote in fogno à Gio» 
fefje diflegli;Lieuatisù, e.piglia il fanciullo 
incopagnia di fua madre, efuggiin Egit- 
ro,eltarai in quella prouinciafinoàtan- 
toch'ia d'altra cofariauifi; perche Herode 
lo cercarà perucciderlo, Gran penfiero:ha 
Diodeifuoi; molto ananticheuènga ildi 
no ,lipreuieneconilrimedio. Haurebbe 
potuto Dio con miracolofare, che fteffera 
ficuriin Nazaret, e nonfi feruè dicoteftori 
medio;perche folamenteufà di efojquans 
domancanoimezzi humani. Sihà da con- 
fiderare,che efendola Vergine molto più 
eccellente.in Santità; &amicitia di Dios 
cheGiofef,.pure.à Giofef'enò àleiappare 
l'Angelo; dandoci adintendere, chenon 
è argomento di più fantità quanto far Dio 
riuelationi di Cofe particolari più aduno, 
che adaltri. Siauuertifchiancorche di due 
natiuità di Chrilto fanno métione gli Eu 
gelilti,unamelleuifcere della Vergine,che 
cofilochiamal’Angelo;quando difgannò 
San Giofef, dicendole, che non remefie 
dicelebrarelenazzecon la fuafpofa; per- 
che quello, che in leieraconcetto,.era del= 
lo Spirito fanto:Chiamanafcimento effer- 
fi fatto Diohuomo; nelle uifcere della ver 
gine; laquale ancora non l'haueua parto- 
rito in quefto tempo . Il fecondo nafci- 
mento , ò natiuità, quando lo partorì la 
Sacra Vergine , & nacque nel mondo. 

Dico adiqr=, che nelprimo nafcimétola 
Vergine fi uidde afflittiffima di uedere il 
{uo fpofo Giofet, non fapendo il mica 

della 


SIRIA ASI CERVI 






























































- Matth. 2. 





della fua grauidanza. Nel fecondo nafci- 
méto doue fi trouò prefente S. Giofef} an- 
cora chele foffe cofamolto grata,ma efsé 
«dogli ftaro commandato fubito; & che 
andaffe con il fanciullo, & fua madre in 
Egitto fu metterlo ingrantrauaglio,& af 
flutione. Dalche ficaua schein qual fiuo- 
glia luogo, che Chrifto nafca non hà da 
mancare travagli. Quel che lafciando 
la mala uita, procura con la penitentia , 
che muora Chrifto nell'anima fua fij..cer- 
to, che.tenendolo feco non glihanno da 
mancare trauagli, &.pene., Confideri- 
fl parimente quel che.doueua fentire la 
pietofa Verginecon quefta nuova; ancor- 
«che grà alcuna notitiahauefle, chelo do- 
ueffe perfeguitar Herodeye per quefto uc- 
cidere molti fanciullini Innocenti, per- 
che l'haueuano fcritroi Profeti, & era più 
illuminata dituttiloro; fapeua alcuna co. 
fa d’efo,&uedédo il pericolotanto uicino 
fi affiggerebbe. Subito fi diede ordinedi 
mettere in elecutione quanto l'Angelo 
haueua detto; Si leuò adanque queftaSi- 
gnora:& leua il fuo figliuolo, non fenza 
grande fpargiméto di lagrime, ch'egli per 
nederfi fuor ditépo rifuegliare, & metter- 
fi dinotteincamino. L'aiutaua anco la fua 
Sacra madre à fpargerelelagrime che co- 
me perle orientali, doueano cafcare fo- 
pra la faccia del fanciullino, portandolo 
fempre nelle fue Verginalibraccia : Con- 
fiderando come già cominciauano adefi 
fettuarfi le dolorofe profetie del Santo 
uecchio Simeonescirca delle perfecutioni, 
che Giesù Chrifto haueua da patire.Gran 
de afflitioni foffrirono quefti pietofiuian- 
danti,in camino tanto frettolofo., &pe- 
ricolofo : paffando le notti fenza dormire, 
con timore di affaffini , & fiere feluati- 
che,i giorni fenza mangiare, trouandofi 
male perideferti da vivere.Il uéto l’acqua; 
& la neue lifaceuan guerra, finche gion- 
fero in Egitto, Doue mancarongli l'ac, 
qua, e la neue, perche in quella regione 
non cade nè neue, nè acqua, il conuerfare 
con gent barbare, &Idolatre gli doueua 
effere molto penofo. Alcune cole apocrite 
fitrouano fcritte, che fucceffero al bene- 
detto fanciullino in quelto uiaggio; quello 
che conuerità {1 può direcoformealla dot 
trina dei fanti, circa dell’infantia,e pueri- 
tia del Saluatore è, chefiaffomigliafle in 
quel tempo è glialtri fanciulli, ancorche 
fempre rapprefentando un bambinoDio, 
E dire chein parole, dinopere auantag- 
giaffe la fuaetà, parlando quando lattaua, 














































Vergine Matia. 79 


parole da huomo graue; facendo miraco 
li, è cola fenza fondamento; perchecome 
fi e detto, per fcufarne un folo, ches'have- 
rebbe potuto far per liberarfi«laHerede,, 
fipofe eglie lafua Sacrata Madreinuntra 
uaglio tàto grande,comein Egitto patiro- 
noconl'andare, e ritornare; è cofa chiara 
che fenzaneceffità non doueuafarne tali, 
comeraccontano di lui in quefto camino 
Auttori, & libridi poca ò niuna auttorità. 
San Gio. Chrifoltomo dice, ches'intende 
dell'entrata, che Chrilto fece in Egittoy 
una profetia di Ifaia, che dice entrarà il Si- 
gnorein Egitto fopraunanuuolaleggiera 
e che intéde per nunola leggierail fuo cor 
po fenza carico di peccato. Etperchedice 
fubito il Profeta,che iSimulacri;&Idolidi 
Egitto, nella fna entrata fi commouereb- 
bono, e caderebbono, uogliono alcuni 
checadeflero tutti gli Idoli di Egitto da gli 
altari doue erano,e fi fecero in pezzi; quan 
do Chrifto entrò in quella Regione. Etan 
corche Ettor Pinto, dica che queltonò fia 
cofa cerra,si perche San Gionanni Chrifo 
ftomo portafolo il principio di quella au- 
torità, enon nel litterale fenfo...in queto 
propofito, sì anco perche San Girolamo 


dice che (Egitto) in quel luogo.s’'hà da inté 


dere per tutto:il mondo: comein altre pat 
ti della Scrittura s'intende, & uuol dire;che 
quando Chrifto nacque, la Idolatria fi c6+ 
moffe, temendo.la fua prefentia, &recono 
fcendoli gliIdolatri fuggettione, venendo 
iRedell'Oriéte ad adorarlo,conquefto fi- 
ne,e propofito con tutto ciò il dire,che ca 
deffero gli Idoli entrando: Chrifto in Egit 
to, fipuò tener per certo, perl’auttorità di 
quelli che l’affermano; come Sant'Ambro 
fio, San Cirillo Aleffandrino, Sant Anfel- 
mo, eNiceforo: La caufa poi, perche Dio 
cleffe più l'Egitto; per refugio,e guardia 
del fuo tigliuolo,che altra terra, ò Regio. 
ne, la dice San Matteo, dicendoch'erà ta- 
to cofi profetizaro. Dororeo riferito per il 
Canifio , dice che Gieremia profetizò à 
quelli dello Egitto, efendo.in quelle par- 
tidopò la diftruttione di Gierufalemme, 
e del Tempio,& della tran'migratione di 
Babilonia. Ettra l'altre cofe diffeà i Sacer 
doti, che farebbonodiftruttii foro Idoli, 
quado partoriffeuna donzellaumbabino, 
elo reneffe inun prefepio, e dopd'andaf: 
feconfeco nell’Egitto:c ch'effifecero una 
imagine della Vergine,e delfuofigliuolo , 
poftoinun prefepio, el’adorauano: e che 
dimandati daun Re , chefignificaua fimile 
adoratione, efligli rifpofero tutto quello, 
che 


D. Chryfoft. 
homil. ». in 
imperfetto. 


Pin&us in e. 
19.Ifai. 


D.Hier ine. 
2. Matth. 


D. Amb. de 
infti. virgina. 
c.13. Cyril 
in Ifaiam. 
Anfel.in c. 24 
Match. 
Niceph.li.10, 


c.30. 





80° 


D. Chrifft. 
homil.2. jim. 


perfetto . 


ches'è dettodi Gieremia; &che tutto ciò 
l'haveuano pertraduttione.San Gio,Chri- 
fottomoci dà un’altra ragione : Si ricordò 
Dio (dice)delle piaghe; che mandò fopra 
quelpopolo;&itrauagliche gli fece patir, 
& in particolare d'hauergli fatto morire1 
loro primogeniti,quando cauòdal fuo po- 
tere gli Hebrei.btche morto il'Re Farao- 
ne nel marroffo perla fua oftinatione, & 
pertinacia;mai dopo gli Egittijrentarono 
moleftaregli Hebrei , nè uendicareidan- 
ni,che per loro occafione le venneronèri 
cuperareleloro ricchezze, che cò titolo di 
preftanza gli diedero, nella partenza, per 
ilche pare,chela loro pertinacia, & oftina 
tione, era folo del Re, che haucua tutta la 
colpa:udlfe ricompenfarlo tuttos& fare a- 
micitia con effi ; & per fegno di quelto , gli 
diilfuounigenito figlinolo;che fù propria 
medicina , con chefi poteffero fanare del 


‘ Je piaghe, cheperinnanzigli diede, & fu 


futticiente ricompenfa delle ricchezze;che 
il fuo popolo glimenòuia, & effendouno, 


‘ maleua più, chetwtti quelli; che gliuccife. 


Stauano adunque Giofef, & la Verginein 
Egitto,come géte ftraniera,fuggitiva; ma- 


: Jealbergata,& disfauorita; ancor che mol 


Marh. » 


toallegri, &'contenti perhauerin faluo.il 
loro Teforo. Paffauano la uita travaglian- 
do conle mani Giofef nel fuo efsercitio di 
legnaiuolo,&la facra Vergineinopere da 
culcire, con il che fifotentauano loro, & 
quello,che foftenta tutto il mondo.In que- 
fto tempo il Rè Herode(dice San Matteo) 
chiaritoli, cheiMaggil'haucuanoburlaro, 
eche fe n'erano ritornati neiloro ftati,fen 
za parlargli,e dargli nuoua del Rè,che cer- 
cauano; con gran colera, & timore di per- 
dere il fuo regno; perafficurarfi, &ruendi. 
carfi, determinò farun fatto crudelifiimo 
non mai intefo nei fecoli palfatichefù di 


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SITC EE TROLI 
far uccidere tutti libambinidi Betleem; & 
delfuoterricorio minori diducanni,co- 
















































Vita dellà Sacratiffima/ 


meche S.A goftinio in'unfermone di que- 
fta fefta, dice :Nafcendo il Signore ui firo 
no piant5no nin Cielo,ma interra; gli An 
geltin Cielo fi rallegrarono ; & quelle che 
eranomadri interra,piangevano.Nacque 
Dio bambino; &wuolechè gliofferiftano 
vittime di fanciullini.Agnellivuole,che fe 
gli facrifichicolui,che come Agnello dd- 
ueua eflere facrificato nell’altàredella crò 
ce.Batilio Vefcouo di Seleucia dice, chein 
tutta la città di Berleemnonfipotenafenti 
re, nèintéderecofa alcuna neltéempò che 
durò l'uccifione;-perche'piangevano'i fani- 
ciulli,quando gli uccidevano;piangevanòo 
i fratelli maggiori, &leloro forelle j pian- 
geuano I fuo1 padri, e madri, lecui noci, & 
lamenti eccefhui ; i fuoi gridi terribili, e le 
loro lamentationi erano fenza rimedio. 

Iuecchi diceuano, chemati nemici fecerò 
fimile:crudeltà in luogo alcuno, dove fae- 
cheggiaflero, dopòduna longa guerra; e dù 
ro afledio. Tutti filamentavano del gior- 
no, che tanto duraffe,se non safcondeffe tà 
fua luce, parendogli,che cofi ceffarebbetà 
tamortalità; Nafcondendo lanottelàtani 
ti feroci nemici, la preda. Né vi era già più 
chiuccidere, nè fitrovava fanciullo in tut- 
ta la città; ufcirono i foldati per le ville del 
Territorio, con intento di faril medefimo 
cheinBetleem hauewano fitto. Réftarido 
il ReFierode molto contento quando fi 
certo , che s'era effettuato quello'ché!éeli 
hauena commandato, enon gli fu di alcun 
difpiacere,ancorche foffe in queto tempo 
morto, fenza eller conoftiuto unfigliuolo 
fuo, che fialleuaua vicino è Berleéem;Hehe 
intefo dall’Imperatore Ottauiano , come 
fcriue Macrobio;eriferifce di lui hauer det 
to,che meglio era efler porco in cafa di He 
rode, che figlinolo, dando ad intendere; 
che per efler Giudeo faria tato ficuro il 
porco , poiche non l’haueriano uccifo pet 
mangiarlo, &il fuo figliuolo non fu ficuro; 
poiche fuuccifo perla fia crudeltà j& veci 
fione. Sant'Agoftino dicein un Sermoné 


' degli Innocenti. Che non glihaverebbe 


poiuro fareranto bene fè l'haveffe amato; 
come odiandolo gli fece. Nè fu poffibile 


. trouarfi il miglior mezzo di quefto; per dic 


uulgare il nafciméto di Chrifto Gielu;poi? 
che perfimil manierafiuenneà publicare 
intutto ilm6do, che era nato un bambino 
Re; ilquale adoraronoiRe dell'Oriente; 
& Herode in Gierufalem temeua ; che oli 
douefse leuare il Regno. Ancorche non 
durafse tanto; perchein breue morì, era!e 
fulamorte;qualhauea meritato lafuama= 
la 


” APRIRE ANTI ED dl VELA SI 


D.Aus.fer.1) 
hmiusfetti, & 
$.in ordine e | 


Macrob. Sa- 
tuinal um.li. 
2 c. 4. de lo- 
CIS Auguil. in 
allos. 


D.Aug,fer.3, 


de innocéub. 








| 
Tofephus de 
| antig. lib,17. 
cap, 9. 
| Haimone li.j 
de vépore na 
i ciwit. Chrifti 
7 &8. 


Apoc.7a 


| Terem.31, 


D.Hieron.in 
hunclocum. 


Job. 42. 


Vergine 
lauita,con doloriterribili,mangiandofelo 
i vermi. E comedice Giofef,procurado di 
ucciderfi egli medelimo c6 un coltello, né 
potédofoffrire il fuo tormento. Haimone 
Vefcouo Alberftatenfe, non folo dice,che 
lotentò , ma cheineffetto fi uccife; & che 
poco auanti la fua morte commandò che 
fi uccidefle un fuo figlivolo, hauédone pri 
sa fatto morire due altri;oltre cheteneua 
prigioni i principali del popolo Hebreo 
nelle terre à lui foggette, & uniti tutti in un 
luogo,chiama:o Hippodromo,& impofto 
ài fuoi miniftri,che effendo egli morto, gli 
uccidefTero tutti; poiche n6ui è altra nia, al 
meno per queita fi piangeffe la'fua mor- 
te, fapendo che haueua da dare conten- 
rouniuerfalmente à tutti ,ancorche quefto 
non hebbe effetto; perche fubito, che egli 
morì furono liberati con loro gran conté- 
toche fe gli accrebbe perla morte d'un Re 
tanto crudele. Il numero de i fanciullimor 
ti penfano alcuni che fia quello che mette 
S.Giouanni nell’Apocaliffi, di quelli, che 
feguiuano l’Agnello ch’erano cento qua- 
rantaquattro millia;ma quefto non è cer- 
to, anzi pare non effer poflibile, cheinun 
luogo come Berleé & fuoterritorio , fitro- 
vaffero tanti fanciulli di età di due anni. 
Dicel'Euangelifta S.Matteo chehebbe fi- 
nela Profetia di Gieremia,che diffe ; Voci 
di pianti, urli fiudì in alto. Quefto è di- 
ce San Gieronimo, molto di lontano . Ra- 
chel piange i fuoi figlivoli;e nonuiera per 
lei confolatione, perche di già non fono. 
Si chiama qui Betleem, Rachel perche era 
fepelita uicino à quefta città Rachel la bel 
la moglie,che fù del Patriarca Giacob.Fu- 
rono quefti fanti fanciulli Innocentii pri- 
mi,che patirono martirio per Giesù Chri- 
fto,& egligliofferfe alpadre eterno,come 
primitia , & primo frutto del fertilifimo 
giardino della fua chi efa.Nelle proceffio- 
ni che fi fanno nelle chiefe cathedraliuà- 
no fempreifanciulliinnanzi;in quella che 
Chrifto uolfe che fi faceffe de i Santi, che 
partono da quefto modo per il Cieloyordi 
nò; che foffero nel principio bambini In- 
nocenu.Se gli fece è queftigranbene, poi 
che tutti per queta occafionefi faluarono, 
&àailoro padri nonfi fece aggrauio inle- 
vatglieli.hauédoglieli eglidati.Et è da cre- 
dere che doppò glie n°haueffe dati altriin 


fuo luogo,comeà Giob che permife, cheli. f 


moriflero fette figliuoli mafchi & due fe- 
mine,& quando ritornò in profperità glie 
ne diede Dio altri tanti. Etnonèfuordi 
propolito dire, che alla guifa di quel fer- 

















































Maria. SI 


uo che giunfe a Giobà dirgli, come erano 1 | 
morti i fuoi paftori,rubbat i fuoi greggi, & 

che egli folo era reftato libero; l'iftelfo di- 

ca Giefù Chrifto,che di tutti i fanciullini di 

Betleem, foloegli reftò libero. Morto già 

il Rè Herode,& effendo ftato il benedetto 

Giesù con la facra Vergine & San Giofef, i. 
in Egieto fette anni,parlò un'Angelo alme LU 
defimo Giofef, & gli diffe come Herode 
era morto, & gli altri, ch'erano del fuo pa- 
rereinprocurarla morteà Giesù Chrifto, 
che farebbono, come dice San Gieroni- 
mo;alcuni de gli Scribi,e Farifei,cò iquali 
Herodefi céfigliaua, e peffere peruerfico 
melui,erano della ua opinione.Tornò c6 
quefto auifo. Et intefo che regnaua nella INI} 
Regione della Giudea Archelao, figliuo- nil 
lo di Herode, temendo che non haueffe 
hereditato con il regnol’ira, &la rabbia, 

che fuo padre haueua, contra il figliuolo 

di Dio, & uolontà diucciderlo:rifolfe fen- | 
za trattenerfi in parte alcuna, andare in | 
Nazaret fua propria patria,doue hauea pa 
renti, & amici, & era conofciuto; perche Î 
hebbe riuelatione,checofiera la uolotà di 
Dio,che faceffe.1 Profeti, (dice l’Euange- 
lifta)auwuertiti, che haueua da vinere Giesù 
ChriftoinNazaretfino all’età di fette anni, 
che già queto tempo hanea; feriffero di lui 
che fichiamarebbe Nazareno. 


D.Hiero.lib, 
I, comment, 


in Match. 


CAPITOLO QVINTODECIMO. 


Come Giesà Chrifto, ftndo di dodeci anni, naf- 
coftofi dalla facra Vergine, &daGiofefegli 
veftò nel Tempio, ecome l’andarono d cer- 
care, cx nile tronarono. 


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nem Boc a- 
ciùi de Certal 
do liulluttriit 
fceminarum. 





ni, neiquali ella era incorfa per la 
{ua 













































Luca.z. 


Exod. 34. 


82 Vita della Sacratiffima 


fina inobbedientia; e particolarmente del. 
la perditache haucua fatta del paradifo ter 
reftre,ilqualeafuo marito Ada, &à lei da 
Dio eraftato dato p habitatione, & alber- 
go;eranotantele fue lagrime, e tanti i fin- 
gulti,chein cofa alcuna non riceueua con- 
folatione. Diceual’afflitta matrona: Deh 
quanto è ftata grande lamia perdita; Deh 
chené io fola ho perduto,ma per mia cau- 
fa anco tuttiquelli che nafceranno al mon 
do, poiche tutti fono condennati in efilio, 
&àuiuere in ualle di dolore, & lagrime . 

Deh con quanta ragione fipotrino lamen 
tar dime, quando fiuedranno afflitti, po- 
ueri,e mendichi per caufa mia, per nonha 
uer faputo conferuare cofi pretiofo tefo- 
ro? Quefte,&altre fimili ragioni lamétan- 
dofi, diceua la noftra prima madre Eua, 
quando fi raccordaua della perdita che fe- 
ce del Paradifoterreftre , peril fuo pecca- 
to.Se bene non era quefto il maggior dan- 
no, che da quello rifultò », poiche molto 
maggiore fuil perderela gratia di Dio, & 
il feliciffimo ftato della giuftitia originale, 
nellaquale ella, & Adam fuo marito furo- 
no creati: ilche tutto era pianto da lei per. 
feuerando in effotutto il tempo della fua 
uita, che fu affai lunga. Vegghiamo quan. 
do fi confolò Eua ? quando ceffarono le 
fue lagrime ? quando ricuperò quello che 
haueua perduto ? Ilterzo giorno dopò che 
Giesù Chrifto fu morto,il giotno della {ua 
fantiffimarefurrettione , quando cauò dal 
limbo l'anime dei Santi Padri , che ui era- 
no ferrati. V{cendotra gli altri Eua, & uc- 
dendo rifufcitato, e gloriofo, la fua veduta 
fuperlei, e perturtigli altri, ch'erano con 
efla; Paradifo, Ella &tuttigli altri reftaro- 
no confolati, efendo ricuperata la perdita 
antica. Tutto quelto uieneà propofito di 
quanto fucceffe alla Madre di Dio,laquale 
fece un’altra perdita, non del paradifo,co- 
me Eua, madi quello che fece il paradifo , 
che fuil figliuolo di Dio. Senti quefta per- 
dita grandementela Vergine, fpargendo 
come Eua molte lagrime: e fi connetti la 
fua pena incontento ilterzo giorno, come 
adEua, trouandolo il terza giorno , dopò 
che l'hauga perduto nel Tempio tra i Dot- 
tori,e Sauij,tenendogli tutti ammirati, e fù 
fpefi, intendendo le domande chefaceua, 
e rifpofteche daua ; degneueramente del. 
la fapienza del Cielo .Come fucceffe hab- 
biamoda uedere, raccolto da quello che 
dicel'Euangelifta San Luca, & che dichia- 
ranoiSacri Dottori. Peril qual shà da pre 
fupponere, che commandò Dio nell’Effo 


doàgliHebrei, checelebrifferorogni ari- 






no trePafque, delle quali era la prima, & ©’ 


di maggior folennità quella , che chiama- 
nodell’Agnello;e duraua fette giorni.An- 
dauano pertrouarfi in ella, gente del Ter- 
ritorio, e di molte altre patti. A quefia folé 
nità andavano San Giofef, ela benedetta 
Vergineogni anno, portando feco il figli- 
uolo di Dio. Eufebio Niffeno dice in una 
Homelia. Che i giorni, che durauala Pa£ 
qua coftumauano i Scribi, ch'erano i Teo- 
logi di queltempo ahore determinate pre 
dicare al popolo, dichiarando le Profetie 
dei Profeti, eleggendocertilibri della leg 
ge. Etchetrouandofi prefentela Madre di 
Dio à quefte lettioni,& fermoni,& hauen- 
do il fuo benedetto figliuolo feco quando 
intefe recitare, edichiarare quella Profe- 
tia diIfaia,che dice: Vna Vergineconcepi 
rà, e partorirà un figliuolo,che fichiamerà 
Emanuel, fi rallegraua fuor di modo,con: 
fiderando effereella quellatanto celebra» 
ta donzella,che perciò era Madre, & Ver- 
gine, Vergine, e Madre di Dio .Sentendò 
parimente un'altro fimilteftimonio di Ifa- 
1a, chedice: Cieli mandateci quella divina 
ruggiada : nuuole piouete il giufto ; diffi- 
mulatamente, & con uoce baffa piena di 
giubilo del cielo diceua;Vedi quà quelche 
dimandate;già il Cielo, nel'ha dato. Que- 
ftocilgiufto , iIquale è già nato dalle mie 
uifcere. Ilcontento che quetaSignora ri- 
ceucua fentendo quello chefiè detto,lo pa 
9aua con grandiffimo tormento che fenti- 
ua, intendendo l'altre profetie del medefî 
mo Profeta; nelle quali affermava; che fa- 
rebbe perfeguitato,tormentato; e. morto; 
O Dio Santo, comecambiaua la Vergine 
il fuo belliffimo colore, comei fuoi occhi 
fenza poterlo difimulare diuérauano fon 
ti; & come fopra della faccia del fanciullo 
che haucua nelfuo petto appoggiata,fi ftil 
lauano lelagrime..: Stringena l'una mano 
conl’altra, dava alcuni fofpiri, confideran 
do quello che il fuo figliuolo hauea:da pa? 
tire, & ellal'hauea da uedere » Quefta era 

beneoccafione, che anco il Santo fanciul 
lino piangeffe, come è cofa proprialoro, 

uedendoleloromadri à piangere,e cò pa- 

role amorofe gli dicefe: Madre mia, ché 

hauete ?.,madre delle mie uifcere, perche 

piangete? Bene fapeua Giefu Chrifto,per- 

chela {va Sacrata Madre faceua fimilrifen 

timento, e non lafciaua egli fentire l'itef 

fo, perl’'ifteffa occafionedi quello, che fen 
tiva leggere à i Dottori; ma lo diffimulava 

tutto; peraccommodarfi all’età ri a 

uoi 





Eufebius ho= 
mel. domini- 
ce prime pot 
Epifan. 


Ifaie. 7a 


Ifai2.45» 


Ifaie- 53. 





Beda in Glo- 
fa.Luce 2, 


non uolendo dire, nè fare più di quello, 
che fi comportaua, che faceffero altri de’ 
fuoi giorni, e tempo. Ancorche quando 
bambino rapprefentaua un babino; Dio. 
Quando giouane, rapprefentaua un giona 
ne, Dio. Etilmedefimo quado huomorap 
prefentauaun'huomo, Dio. Alle dimande 
cheil benedetto Giefu faceua alla Vergi- 
ne; ella rifpondeua, con accoftarfelo alla 
fua faccia,& fargli altre carezze da madre; 
sforzandofi quanto poteva, di non afflig- 
gerlo, e fconfolarlo, e conogni fuo sforzo 
procuraua tenerlo allegro. Succelfe adun 
que, che efendo.il Saluatore di dodeci an 
ni, &efsédo andato à celebrare la Pafqua, 
come haueuano in coftume, e palati i gior 
ni che-duraua la folennità,tornando in Na 
zaretla Vergine, eS. Giofef retofli il fan 
to fanciullo in Gierufalem nafcofto da fua 
Madre . Beda riferito nella Glofa ordina- 
xja dice,che hebbe occafione di far queto 
non oftante il penfiero,e diligentia grade, 
che haueua di effoluila fua Santa Madre, 
per eflere coltume offeruato tra gli He- 
brei; cheuenendo per celebrarla Pafqua, 
gli huomini andavano da una parte, & le 
donne dall’altra,ma peralquanta ditanza, 
&àigiouani, & putti era conceffo andare 
con chi più gli piaceffe. Perciò la madredi 
Dio fofferfe diritornare fenza il fuo figli- 
uolo; hauendo per certo,che andaffe con il 
{uo fpofo Giofef.Et per ciò potèreftarein 
Gierufalem il benedetto fanciullo.Volen- 
do in quefto tempo, che è quado danno fe 
gno gli huomini, c'hanno ufo di ragione, 
& fanno difcernere il bene dal male, fco- 
prire parte del molto, che ftaua ferrato in 
quel petto diuino , ancorche fanciullo di 
dodecianni. Non è fenza mifterio, che in 
fette anni, che ftettela Vergine in Egitto 
conil fuo figliuolo, mailo perdè, & in un 
giorno , che ftette nella felta in Gierufalé 
lo perfe:e può effere accioche intendiamo 
come nei trauagli nonfiperde Dio, &alle 
uolte nelle fefte fi perde. Quando s'auuid- 
dela Vergineche mancaua, e cercandolo 
tra iparenti,e quelli che conofceua, &non 
trouandolo, nò ui è lingua humana che fia 
fufficiéte à dire, nè intelletto che pofa ima 
ginare il dolore,che fentì.Se gli rapprefen 
carono alla memoria le profetie del uec- 
chio Simeone,la perfecutione di Herode,e 
morte delgli Innocenti, l’efilio d'Egitto; il 
timore d'Archelao; ilche tutto gli minac- 
ciaua gran trauaglio,& ancorche la prudé- 
za,& grauità che quefta beata Signora heb 
bc era fenzatermine,& gli foffeoccafione 


Vergine Maria. 
























































8 3 

che non ufaffe di quelli efremi, che altre 
madri,& donneufano,peruedere ilora fi- 
Sliuolî in travagli, ma che offeruaffe gran 
moderatiene nella fua perfona,il fentimé- 
to interiore non fù poffibile leuarglielo, 
pche fù il maggiore che haueffe mai pura, 
creatura in cofa di pena, & trauaglio,chele. 
fuccedeffe, coli quando, lo widde morto in 
una croce,come quandos'auidde d’hauer- 
lo perfo,e non fapeua l’occafione,ne doue 


l'haueffe da ritrouare. Della madre di To- Tobie, 10. 


biafi dice, chetardandoil fo figliuolo in 
unuiaggio che fece, più diquello che ella 
haurebbe uoluto, piangeua con lagrime ir 
remediabili,dicendo: Perchetimandam- 
mo è peregrinare Baltone della noftrauec 
chiaia, lumede i noftri occhi,fperanza del- 
la noftra pofterità, & confolatione della 
noftra uita 2 che comparatione è trà ma- 
dres&madré,& da figliuolo è figliuolo, da 
teforo à teforo, e da perdita a perdita. Co- 
luiche uà dall'uno all’altro, quello uà da 


dolore,à dolore. Giacob perfe il {uo figli- Genet.17. 


uolo Giofef, & era talela fua pena, che fe 
gli altri louolevano confolare, rifponde- 
ua; E impoffibile,cheinuita io habbia più 
confolatione , nonlafciarò mai di piagere 
mentre che ftia nelmondo,& mentre an- 
co,che ilmio.corpofarà nella fepoltura, ui 
fpargerà lagrime, tantoè grauc.il miotra 
uaglio, & pena, peruedermifenza il mio, 
caro figliuolo Giofef Dunque fe Giacob 
moftratal dolore perGiofef,ch'era creatu 
ra, quanto maggiore dourà effere quello 
della Vergine, perilfuo figliviolo,che era 
creatore à Giacob reftauano altri undeci 
figliuoli mafchi, coni quali shauerebbe 
potuto cOfolare; ma quello della Vergine 
è unico,& folo. Mai concorfero.in padie,ò 
madre le caufetàre, &tanto fegnalate per 
amarilfiglinolo,come nella Vergine. Era 
unico,& {olo era madrefenza compagnia 
di padre,da queta partel’amore di natura 
era gradiffimo.Si aggiungeua à quell'amo 
reun'altro, che è della gratia, doue perche 
participaua la Vergine in più alto grado, 
che ogni altra pura creatura , era obligata 
adamar Dio; più che tutte elle. Quefti due 
amori di natura,& di gratia glicompagna- 
ua un'altro di giuftitia,& è quello,che fi de 
ue alla cofa amata, per ragione delle fue 
pfettioni,& per queft'amore hebbela Ver 
gine il maggior motiuo ; che potè haue- 
re,perche le perfettioni di Dio le conofco- 
no meglio quelli, che fono più congiunti, 
& uicini: Dunquechiè piùuicino è Dio, 
che la Vergine ? chi più congiunto a ì 











vm 


&appoggiato à lui, hauédolo tenuto nove 
mefi dentro delle fue uifcere,dodecianni, 
che haueua di età, gli haueua fpefi in fua cò 
agnia, fendo fempre, ò nelle fue braccia, 
© 21 fuo lato, Dunque quefti tre fiumi cofi 
randi d'amore che tantacqua portareb- 
bono?Quefti tre fuochi ranto acceli,giunti 
inunoamore di natura, amor di gratia, & 
amor digiuftitia,quanta fiamma alzareb- 
bono?non è lingua, che quefto pofla efpli 
care, e parimente che fulletanto grandela 
pena della Vergine pet uederfi abséte dal 
fio figliolo, & chel'haueua per perduto ; 
non è lingua,checiò poffa dire. Tre gior- 
ni furono quelli, che la foprana Signo- 
ranonlotrouò. In quefto tempo, come 
poteuanorafciugarfi gli occhi?come man 
giare è come dormire?che dicena? che fa. 
cena ? & cheudiua ? fe la confolava il fan- 
to Giofef fuo fpofo, poco poteua confolar 
la, chi era cofi priuo diconfolatione, co- 
me lui?fentendo grandemente da una par 
te quello, cheuedeua,chela Vergine fenti 
ua, e dall'altra il poco penfiero, chehaue- 
uaufato in conferuare quel pretiofo tefo- 
ro del figliuolo di Dio,che gli era ftato rac 
comandato.Piangeua Giofef,e piigeua la 
Vergine; La Vergine piangeva per eflerli 
afcofoil Sole, fuggita l’allegrezza, perfo il 
fuo bene,&il fuo teforo, Deh inteliceme, 
diceua (battédolemani una con l’altra, & 
dido gemiti,e fingulti)figliuolo delle mie 
uifcere,doue fete hora? doue fete andato? 
perche nò mi menafti con uoi? percheuo- 
letehora,ch'îo per la uoftra abséza patifca 
quei dolori, che non hò fentito nel uoftro 
parto? Deh infeliceme,e felafciò Herode 
con ilregno à fuo figliuolo, l'inimicitia, & 
odio che conuoi hebbe,& fe egli hauendo 
ui conofciuto,ui hà fatto morire? fe quefto 
è cofi, come uiuo i0? perche non muoroe 
ancorche io non poflacredere , che fiate 
morto, bene mio, poiche prima conueni- 
ua, che defti teftimonio nelmondo della 
uoftra uenura, predicando,& conferman- 
do con miracoli lauoftra dottrina. Anzi 
penfo, fe meritandoloi peccati de gli huo 
mini,uedendocon quanto ardire ui offen- 
dono, & uanno fempre crefcendo offefe 
nuoue alleuecchie. Voimio bene, fatio di 
foffrirli ue ne fete andato nel cielo,n6 uo- 
lendo conuerfarli, finche n6 giunga iltem 
po della uoftra predicatione , è forfe ftata 
quefta la caufa della abfentiacò forfe quel 
lo che più penfo, ecredo, che fete andato 
neldeferto, con uoftro cugino Giouanni, 
‘&uolete più prefto habitaretra fiere filue- 


Vita della Sacratiffima 


ftri, chetra huomini, poiche fono peggio 
da foffrire, che effe, fe quefto è coli,perche 
non mi menalti con voi? molto più cara, e 
grata farebbe à me la vita nella uoftra pre- 
fentia,& in uoftra compagnia, neimonti,e 
tra fere, patendo freddo, uento, egiacci, 
che fenza voinellacittà , trale genti, poi 
cha quà abfente da uoi non poflo, nè è pof 
fibite, che habbia contento, nè poffo, nè è 
poffibile, chemanchino le mie lagrime, & 
c6 uoi niuna.cofa mi farebbe fucceffa, che 
non mi foffe dolce, egrata. Ma deh infeli- 
cemete fe èftata l’occafione di nafc6der- 
mila uotra andata per nonhauerui io fer- 
uito, & acarezzato H tempo chefere rato 
meco, come uoi meritate? Ma in quefto be 
ne uedete uoi figliuolo mio ; ch'io non hò 
colpa; poiche l’amorecon che io ùihò-fer- 
vito è tato grandiffimo, & fell’operationi, 
nonhanocorrifpofto alla nolontà e frato 
la caufa ch'io n6 poteua più.Perche Amer 
mio dolciffimo: clegefti per madre una dò 
zella pouera, come me? Velo dimadaito? 
ue l'hò fupplicato io? Voi elegeftime; &la 
fciaftimolte Regine, & principelle del Mo 
do. Dunque fe Voielegefti me,che colpa 
ne hoiononhauvendouiferuito come me- 
ritate? perche il mio potere non s è telo 
più oltre,di quel che è {tato fatto. Deh figli 
uolo mio habbiate compaffione di me.Sò 
bene, chemiuedete,&femite , perche mi 
lafciate fpargeretante lagrimecperchie da 
te luogo,che il cuor fe mi fpezzi nel petto? 
Confiderate che fete mio tiglinolo che ni 
ho partorito,che quefte mani ui banno fer 
vito nella uoftra fanciullezza, quefti miei 
petti ui diedero il latte, queftimici bracci 
ui portorono molti giorni abbracciato, € 
quefta mia faccia fu diverfe uolte giunta 
conla uoftra, Se la dolcezza ; feil giubilo, 
feilcontento ch'io in tal tempo fentino, no 
letechela paghihora, con la uoftra abfen 
tia,cofifia.Io fola non fono quella che fen 
te queftotorméto , ma ui è anco ilmio fpo 
fo Giofef. Giàche di me non curate ; do- 
gliaui almeno‘di lui. Guardate le fue lagri- 
un, che verfa cofi fpeffo perla fua venera- 
bile faccia. Guardatei fuoi fofpiri,i fuoi 
gemiti,efingulti.Tutto queto {pezza à me 
il cuoreuedendolo, mollificate il uoftro; 
perrimediare à lui, & àme, con la uoftra 
ueduta. Quefte,& altre cofe fimili diceuala 
Sacra Vergine cercando il fuo figliuolo, & 
à quelli che incontrava parlana, dicendo 
con la Spofa nei Canti; Ditemi, fe hauete 
ueduto quello,che ama l’anima mia;ilmio 
figliuolo, il mio Signore, & il mio Dio evi 
ricerco 


























































NE QNETA 








ricerco da parte di Dio. (dicena fubito con 
lamedefimaSpofa) figlinole di Gierufalé 
fe ui trouerete con il mio amato, che gli di. 
ciate, cheuado fmaniando, ecome morta 
del fuo amore.Etfe non lo conofcete,ui da 
rò fegni comelo conofcerete inuederlo. 
Il mio amato è bianco,e colorito; la fuate- 
fta è una caffa d’oro; gli occhi di colomba; 
+fuoilabriftillano mirta; & è tutto amabi- 
le: Tornaua fubito di nuono al fuo pianto, 
non trovandolo, e diceua; Qamantifiimo, 
e foauiffimo Agnello,come potete paffare 
cò cofi acuto coltello ilcuore di voftra Ma 
dre ? Sefete pietofo, come infinitamente 
fete, douce èla pietà, per uoftra Madre? Se 
clemente doue èla uoftra clementia ? Tre 
giorni (i diedero al Patriarca Abraam, do- 
pòhauergli commandatodi facrificare il 
fuo figliuolo, acciò in'iquefto tempo patif- 
feilpietofo padre il dolore, chela memo- 
ria della mortedì cofi amato figliuolo gli 
haueua dacaufare; &altri tanti fi diedero 
à queta pietofa Madre,acciò foffriffeildo 
lore,checofitrifta abfentia glihauea dada 
re. Di San Giofefnon sò perche fpecifica- 
reifuoi lamenti e dolori effendo tali,.come 
ilcaforichiedeua; fpetialmente fentendofi 
incolpato, in hauer ufato negligentia in 
guardaril figliuolo di-Dio. Ancorchein 
quefto cafo;nè in Giofeffucolpa,nè meno 
la Vergine la potè hauere : pche ambidue 
fecero nella creanza uerfo GiefuChrifto 
«tutto quello,che poterono,edoieano fare 
fenza'micare in cofa alcuna; e però macò 
in effi la colpa,egli auazò la pena, perche 
fù grauifima quella,che neitregiorni pa 
tirono.Del Sato,& benedetto fanciullofa 
rebbe bene da confiderarequelloche fa- 
cefleidueprimigiorni, perche del terzo, 
dice l'Euangelilta, che tette nel Tempio 
trà Dottori afcoltandoli, & dimandando- 
. glialcuni quefiti,.come dopofidirà.E'co- 
‘fauerifimile, che moltehore ftelle nel TE 
- pio;occupandofi in orationi;& meditatio- 
ni,dimandandoalfuo eterno padresbeni, 
emifericordie pergli huomini &icheufeif 
‘fe diefflo;in qualche hora, per:prouedere 
le neceffità corporali di mangiare; & dor- 
mire;forfiin cafa diqualche parentetO co 
me poteaeflere, dimadando nell'hora del 
mangiare un pezzo di pane di porta;in 
porta: Etcofi il gloriofo Bernardo parlan 
‘do‘com il benedetto fanciullo dice : Doue 
andafti!»Giesù dell'anima mia nel tem- 
pos che ui abfentafti dalla uoftra Madre © 
Chi uèfomminiftrò il‘ mangiare, &ilbe- 
te? dogeripofalti di notte ? Credo, ( dice 


Vergine Maria. 





























































85 
perme)che per conformarui con lanoftra 
pouertà, & per gultare di tutte lemiferie 
humane,comeunponerello humile;anda 
fte di porta in porta chiedendo un pezzo 
di pane. Chi in quel tempo buon Gie- 
SÙ, fl fofie trovato prefente, perraccoglier 
leminutie,cheui cadeano; come le haureb 
be hauute perreliquie.Quefto è di San Ber 
nardo, e fondailfuo parere inun uerfo di 
Dauid;che diceparlando nella perfona di 
Giesù Chrifto.lo fono médico; & potiero: 
Etdato che foffe pouerotutta la uita; M& 
dico, dice; uuol dire, più che pouero,cioò; 
che uadicercandò, &mendicando per ri- 
mediarele:neceflità corporali;& cofî è ue- 
rifimile,che fece queto in fua vita di ment 
dicare di porta in porta, che foffe ftato ini 
taltagione,&tempo;perconfolatione de 
Ipoueri; che nonfe gli facci.penofo, quel 
lo,che effercitòChrifto effendoDio;ricco 
& potente. Ilterzogiorno éfendoil bene 
detto fanciullo nel Fépio;firadunaronoi 
Dottori,Rabbini;g&raltregenti.cheficeva 
no profeflione della facra Scrittura, p trat 
tare, & conferiretraloro della uenutadel 
Mefiia: pchegià eta fama, ch'era uenuto. 


‘S'accoftò ini il figlinolo di Dio, & fi douee 


te appoggiare alla fede d'aleunodi efli, 
ftando attento à quantotutti'diccuano.La 
queftione fi:propofe dal Prefidente:, &fi 
difputò dall’una,e l’altra parte: Quelli,che 
pretendeuano prouare che non erauenu> 
ro,allegatano alcuniteftimoni}de'Profeti 
che affermauano hauer da uenirecon gra 
Macetftà,& con potenza reale,&chelibera- 
rebbe il fuo popolo'da qualfiuoglia ops 
preffione,nella quale firitrovaffe,cagiona 
tagli daigétili:& che effendoal prefente 
foggetti di Romani, era prova fufficiente 
di non eflerwenuto. Contra quefta ragio- 
ne, parue noh'efferui “alcuno cherifpon- 
defle: peri[cheil benedetto fanciullo fi fe- 
ceauanti, mettendoli inimezzo dei Dotto- 
ri.comtantaleggiadria & gratia,che diede 
àtuttimoltò.cotento. Cominciò a dire;In 
tefo hannoitutti laiqueftione + che s'è quà 
propofta; prouando che il'Meffia ancor 
nonfia uenuto;per affermariProfeti, chà 
dauenire'con potentia,& maeftà grande, 
&:inuerità;che coli lo dicelfaia;in un luo- 
go dice: Verrà il Signore: & farà ilnotro 
giudice, ilnotrolegislatore  & il noftro 
Rè,&cihàda faluare.In' un'altra dice;Ver- 
rà dalontano con furorgrande,&gettan- 
do fuoco della fua bocca,&'comeall’inon- 
datione d'unripentino fiume, per diftrug- 


Pfal. 39 


Ifaie 33. 


gerciGentili.Il Sauio nell'Ecclefiaftico af Eccef 16, 


H ferma, 








Zacharie.14. 


Dapnielis. 7: 


Zachar.p. 


Taix.53. 


Pfal. 144. 


Gene[49. 


36 Vita della Sacratiffima 


ferma, cheil Cielo, l’abiffo,&la terra tre- 
merà nella fua prefentia, tanto farà la fua 
potenza e maeftà grade. Zacaria dice:Ver 
ràilSignore,e feco gra moltitudine di Sa 
ti. Daniele parimente fente, cheti popoli, 
le Tribù, & genti di uarie lingue l'hano da 
feruire. Dunqueeffendo quefto coli,chi ue 
derà il popolo Giudaico che fia foggetto 
àiRomani,con difficultà crederà che il fuo 
Meffia fia uenuto:: pche fe fuffe uenuto già 
harebbedatola libertà al fuo popolo.Que 
fto è quello, che fi è propofto.; & pare che 
quefta ragione n6 habbia rifpofta.Dima- 
doio hora, i medefimi Profeti che dicono 
che uerrà il Meffia con potentia, & maeftà 
grande, non dicono anco di lui che uerrà 
manfueto,& humile?Non dice Zacaria; Di 
te alla figliuola di Sion , guarda, che iltuo 
Re uienemanfueto, etanto humile,che fo- 

raun’afinellouile, e maciléte entrarà nel- 
atua città ? Chetrauagli , che perfecutio- 
niracconta di lui Ifaia , che hà da patire? 
&chealfinecome pecorella farà portato 
àfacrificare,&che non apriràla bocca per 
lamentarfi? Altri Profeti dicono di eflo co- 
fe fimili.Quefto come s'intende? Doman- 
doio, come poffono cancordarti detti cofi 
contrari? fe non fiuoleffe dire, che verrà 
due uolteil Meffia, l'una che faràla prima 
humile, emanfueto, perche uiene à redi- 
mere il mondo ; l’altra che farà la fecon- 
darigorofo , terribile, eminacciofo; per- 
che uiene à giudicare il mondo. Non fic6. 
fondono quefte due uenute;; nè fi diman- 
da, chefaccia la feconda auanti,chela pri- 
ma. Tuttoquello , che fiè quà ragionato, 
parla della feconda uenuta;& cofi noncon 
tradice ; chehabbia fattola prima ,,& che 
fijgià nelmondo. Et fenonè nel mondo; 
Io domando: Dauid nondice; Che è Dio 
fedele in tutte le fue parole è Dunque fe è 
fedele, &uerace, il Patriarca Giacob die- 
de per fegno, effendo uicino è morte della 
uenuta del Meffia, che mancarebbeibfcet 
tro,& Signoria della Tribudi Giuda, quan 
do egli ueniffe, & non innanzi. Si vede che 
non folo nella Tribu di Giuda, ma in tutto 
il popolo Giudaico, non ui è che habbia 
fcettro , nè Signoria, perche ib Re che go- 
uerna, & tiene in effo.il Dominio peri 
Romani, cometutti fanno, è foreftiero s& 
d'altra natione. Adunque deue eflere ue- 
nuto ? E' ancora a quefto propofito,che le 
fettimane dette per Daniele fi compifco- 
no già : quello che crederà, che parlaffe 
Dio à Daniele, non può negare che non 
fia nenuto il Meflia, & adempito il tempo 


fignificato perlui, Etshanno memoria, 

confiderino, che può effere dodeci annt, 

che in Betleem à mezza notte fiuidde gran 
{plendore, &fi femtirono cantare gli An- 
geli,i quali differo ad alcuni paftori,come 
già il Meffia era uenuto; & andarono .ad 
adorarlo, & l’adorarono nelle braccia di 
una donzella, chel’haueta partorito. In- 
tefo quefto da i dottori, figuardauanouno 
conl’altro, marauigliandofi, & dicevano: 
Senza dubbio, che è uero quello, che que- 
fto giouane dice. Vno diceua è me fu ferie- 
to da Betleem tutto il fatto.. L'altro repli- 
caua; Io neuiddilettere, & l'altro io parlai 
con perfona, che il tutto vidde. Parimet- 
te dimando, & uorrei che mi diceffero , fe 
firicordano, che uennero certi Magi Re 
potenti dell'Oriente, & portauano ricchi 
doni adofferireal Re nouellamente nato. 
dei Giudei, & affermauano, che venivano 
dalle loro Regioni guidati da una ftella ? 
Diceuano i fauij.Quefti tutti li uedémo,tut 
ti parlamo con quelli Magi. Il Re Herode, 
padre di quella che hoggi regna. fi contur 
bò della fua uenuta; & tutti ne fentimmo 
parte della fuacontutbatione, & la vniuer 
fità firagunò pertrattare fopratalnegotio 
percomandamento del Re;& limandam- 
mo in Betleem, perche habbiamo nella 
Scrittura, che iui doueua nafcere:Soggion 
fe uno d'efli, dicendo : Nonudifequello 
che fucceffe al Rein quefto cafouelo ditò 
io. Hauete da fapere, che ordinò à i Magi, 
che fe trouaffero il Re, che cercavano, 
l'auuifaffero, perche egliancora andereb- 
beadadorarlo ;&diceua quefto con ani- 
mo diucciderlo .Cofièlauerità;rifpofero. 
gli altri. Seguitaua più oltre con le {nera- 
gioni, &diceua: Quando i Magi fe rie ri- 
tornorono alle loro cafe, fenza farfi uede- 
redalRe Herode; andò in tanto fufore, 
cheritotnato da Roma, hauendo intefo , 
come quelli di Tarfo glihaucuano accom 
modato de’nauilij da poterfeneritornare, 
commanidà ; chefofferoabbruggiati quan 
tinauilij fi ronauaso in quel'porto. Cofe 
proprie daun tale Herode, diceuano'altri, 
come egliera inhumano; & crudele. Re- 
plicaua di nuouo il fanciullo Giefu, le fue 
ragioni con dire: Medefimamente deflide- 

ro,chemidichino fe intefero direscome in 

queltempo;poco dopò che uenifferoiMa 

gi.portò al Tempio una d6na, un figliuolo 

fuo primogenito, adofferirlo in'effo;come 

laleggge commandaua; Et Simedne Sa- 

cerdoteloriceuè nelle fue mani, & l'ado- 

rò, &diffefubito parole, con tina die- 

e 






























































Fxod. 13. & 
24. 
\Deutera. 14. 


Vergine 
dead intendeteà tutti quelli, che prefen- 
ti fitrouarono, ch'era quello il Meffia. Et 
Anna quella Signora di gran lignaggio, 
fantità, & proteteffa; diffcil medefimo. 

Quetto lo utdde alcuno di quefti che fono 
quà? Io diceua uno lo widdi, che mi trouai 
prefente , & mi ricordo, che quel bambi- 
nohaueuagli occhi, chetirauano è fe i cuo 
ri di tutti. Seguitaua Gielu Chrifto nelle 
fue dimande, dicendo: Vorrei anco che 
femi diceffe; Seui è alcuno, che non gli 
fia nota l'uccifione fatta per commanda- 
mento di Herode de ifanciulli di Betleem, 
pretendendo uccidere in quella il nuouo 
Re,dichiarando il maluaggio intento, con 
ilquale ordinò à i Magi, che vennero ad 
adorarlo,che l’auuifaffero doue fi trouaua, 
fe l'haueffero ritrouato, per uolereglian- 
dare à fare il medefimo ? ilche come già fi 
è detto, era per farlo uccidere fe l'haueffe 
potuto hauere nellemani. Ancorche que- 
fto era cecitàgrande, perche Dio l'haucua 
da conferuare, come in effetto lo confer- 
uò. Poiche non lomandaua'nel mondo, 
acciò foffe [tao uccifo nelle bracciadi fua 
Madre ; & in figura, & fotto ombra già 
Diò haueua detto quefto, quando com- 
mandò nella fua legge, che non cuoceffe- 
ro ilcapretto nel latte di fua Madre, il cui 
fenfo principale di quelto precetto, &l'in- 
tentione del legislatore era , che il capret- 
to, che ueniffe ad effere facrificato per i 
peccati de gli huomini, non doueua effe- 
re uccifo nella fua tenerezza , & quando 
Jattafle. Stupidi (tauano tutti quei Sauij di 
fentire il fanto fanciullo, parendogli un’al 
tro Daniele ‘nelle fue diferete ragioni. 

Et fenon foffero ftati ciechi hauriauo po- 
tuto capire, che'egli'era il medefimo di 
cui parlaua. Fratanto:ecco comparire la 
Vergine Sacratiffima fua Madre, con San 
Giofef fuo fpofo , nel proprio luogo del 
Tempio, doue ciò fi trattaua , con quella 
anfietà maggiore ,.che.imaginar fi poffa 
effendo gia il terzo giorno, che l'haueua- 
no perduto. Nonfipotria efplicare quan- 
ta allegrezza, & quanto contento fentiro- 
nouedendolo, & in particolare nel luogo 
doue ftaua.in mezzo dei Dottori, & Sauij. 
Molto haueua pianto il Patriarca Giacob 
il fuo figliuolo Giofef per hauerlo perdu- 
to, & molto ful’allegrezza per hauerlori- 
trouaro, & molto maggiore fu per fapere, 
che in Egitto era ftato polto in tanto ho- 
nore, che gouernaua quella prouincia:Tal 
fula Vergine, che tatelagrime haucua fpar 

























Maria. 87 
fe per la perdita del fuo figliolo, fi ralle 
grò molto ditrouarlo,e gliaccrebbe il fùo 
contento, & giubilo, uedendolo in mez- 
zo dei Dottori, & Scribi, tenendoli tutti 
attoniti, & ftupidi del fuo fapere, in anni 
cofiteneri. La Vergine quanto più prefto 
puotes'accoftò à lui, & quafi fcordata del- 
la folita modeftia, &grauità , che fempre 
offeruaua,gligettò le braccia al collo, ram 
maricandofi con parole nezzofe, & piene 
di tenerezza , dicendo figliuolo , perche 
hauete cofî fatto? Vedetecome uoftro pa- 
dre, & io ui fiamo andati cercando, con 
tanto dolore ,& afflittione ? Origene fo- 
pra quefte parole dice; Et anco per ciò 
Vergine Beariffima lotrouafte, perchelo 
cercafte con atHittione, & dolore. Non 
comemoki, che gli pare, dicercare Dio, 
& mailotrouano, percioche maiaffilfano 
ilpenfiero, &ilcuoreincercarlo. Rifpofe 
il fanciullo, Signora, perche mi cercaua- 
te; cheio in quello , che concerne il ferui- 
gio del Padre mio , mihò da impiegare ? 
ISauij,e Dottori douettero dimandare al- 
la Vergine, feera fuo figliuolo; Ellarifpon 
der desì. Glielolaudorono molto , & gli 
differo anco che farebbe un gran Rabbi, 
quando foffe di più matura età. Er à Gio- 
fef, conofcendolo , & replicandoglielo 
tutti più wolte, che non lo faceffelegnaiuo 
lo. Se ne andò il Benedetto Fanciullo, 
con la Vergine, & con San Giofef, & di- 
cel'EuangeliftaSan Luca,che gli ftaua fog 
getto ; inquanto che gli feruiua come figli- 
uoloin tutto quello, che glicommandaua- 
no. Si maraviglia San Bernardo in que- 
fto di due cofe,cioè qual fia degna di mag- 
giorammiratione-, che Dio fihumilij tan- 
to; chefi facci commandare da una don- 
zella‘ò cheuna donzella comandi à Dio. 
Grandeèla dignità della donzella, ela hu 
miltà di Dio è grande.L'uno e l’altro caufa 
ftupore,& inuita lhuomo all’humiltà, poi 
cheuede Dio tanto humile; etanto ftimila 
vergine,e nonfolo lei, ma perfuorifpetto 
tutte le donne. Conclude l’Euagelifta S.Lu 
ca,con dire che Giefu Chrifto, crefeena in 
fcientia,età,e gratia appreffo Dio,egl'huo 
mini.Diceche crefcena in feiétia; e fi deue 
intendere fperimentata quanto è i fuoi ef- 
fetti,e non quato alla fcientia infufa.E per 
maggiorintelligenza auuertafi, che dall’in 
ftante della fira concettione;, gli fu dato la 
fcientia infufa; e tanto feppe,quanto hino 
mai potuto fapere alcuna cofa tutti quelli, 
channo faputo nel mondo Coli fu gran 
HW Teologo, 

























Confule D. 
Thom. 3. p. 
q7.art. 2.10 
corpore. 


88 
Teologo, fugran Filofofo Medico, Mu- 
fico, Aritmetico , & Abbachifta; Fu bello 
Scrittore, Pittore» Scultore, & Argente- 
ro:&l’iteffo ditutre le fcientie,&rarti; con 
tutto che non l’efperimentalfe fe non al- 
cune, & lo eflercitarle è come dire , che in 
effe facelle profitto. Il direancora che cre 
(celle ingratia, non s'hà da intendere del 
la gratia in proprio fuo genere , perche 
quelta in elfo fuinfinita, ma fibeneche fa- 
ceva opere, le quali confiderateper fe me- 
delime erano piùgratiofe,& diualore ap- 
preffo Dio, &glihuomini, quanto più.cre 
fceua ne gli anni. Percioche guardaua di 
conformarficonl’'età ; mentre fu fanciul- 
lo, faceua opere puerili, & con molta gra 
tia; Quandogiouane , faceua della me- 
delima maniera. Et quando huomo l'iftel 
fo, crefcendo nelle opereda fe (telle mag. 
giori, & più gratiofe, & accette fenza con- 
fiderarela perfana, che le faceua.Da que. 
{to fi può raccogliere alcune confideratio. 
niutili.Vnaintorno l'andata che San Gio- 


feffece al Tempio pereffere giorno di Paf 


qua; & fiammaetftrail Chriftiano è frequé 
tarele Chiefe, & iui fare le fue Pafque, & 
fefte, chiedendo à Dio mifericordia, per 
mezzo dell’oratione, e non fare come mol 
ti, cheafpettano la felta, per piùfeparar- 
fida Dio,commettendoinfimil giorni più 
peccati, che intuttalafettimana. Condu- 
cendo feca il Santo Patriarca Chrifto di 
dodecianni,ci infegna che quelli, che fo- 
no padri, che da piccoli habbino cura dei 
fuoi figliuoli , ammaeftrandoli in feruitio 
di Dio, procurando che fiino uirtuofî. Et il 
padre che fe ne ftà fpéfierato nel darcrea- 
zaai fuoi figliuoli, parendogli à fufficien- 
zal’hauerligenerati, & nutriti, quel tale fi 
può tenere perbeftia,poich'effe fannol'i- 
fteffo. L'andare il Santo fanciullo, con-la 
Vergine, & con Giofefdimoftra è quelli, 
che fono figliuoli, che fiano ubbidierti ài 
fuoi padri. Efendo buono quello; che. da 
loro gliuiene commandato; perche fe fof 
fe cattiuo, &in offefa di Dio, farebbe pec+ 
cato ubbidirli. Etancora poflono idifere= 
ti,& fauij figliuoli, non intutto feguirela 
uolontà del padre, per far opere che fiano 
più grate, & in feruitio di Dio; Cioe che 
può entrareun figliuolo nella Religione, 
ancorche fia contra la uolontà del padre, 
&chene fenta difpiacere. SanGirolamo 
dice, che fe il padre s'attrauerfaffe alla por 
ta dellacamera del figliuolo , per diftorlo 
da quefta andata, può calpeftandolo palla 


Vita della Sacratifima, 


re fopradilui; &andareà pigliarel'habf- 
to. Ertfiraccoglie quefto da;quello che il 
Saluatore reltò nel Tempio nafcofto dalla 
Sacrata Vergine, & da San Giofef, & diffe 
hauerlo fatto per attendere àinegotij del 
fuo Eterno Padre. Circa la pena, che fen- 
tila Madre diDio,per hauer perduto il fuo 
foprano figliuolo, fi confiderila pena che 
douria fentire , chi perde Dio, peril pec- 
catomortale. Si fentela perdita della rob. 
ba, fi fente la perdita dell'anima, San Ber- 
nardodice è cofa da piangere,cheuno per 
da un'afino,che hà; e lo pianga lungamen 
te, & perdendol'anima fua, non fpargela 
grime niuna, Cercarela Vergine ilfuofi- 
gliuolo, tra i fuoi parenti, & non trouat- 
lo dinota, che benefpeflo fi perde Diotra 
i parenti, Et foggiungeSan Bernardo: 

O buon Giefu, fe n6 foftitrovato trai tuoi 
parenti, cometi trouarò io fra i miei? Sas 
ràbene dunque farquello,che fece Abra& 
lafciaril padre, &i parenti, lafciar da. pa- 
tria, lafciarogni cofa» per ritrouare te Si 
gnore, Trouarla Vergine dopò tre gioîn 
niilfuo figliuolo ci dà ad intendere; che: 
chil'hà perfo per il peccato mortale, hà da 
caminare tre giorni,fe uuol trouarloi Vno 
dicotritione, l’altro di Cofeffione. ilterzo 
di fodisfattione. Ilche molto bene dichia 
ràlaverginehauerlo cercato lagrimofa;e 
afflitta come diffe al medefimo GiefuChri 
fto, quandoloritrouò,figliuolo perche ci 
hauete fatto quefto ? che uihabbiamo cer 
cato con dolore. Di maniera, chefi deye 

cercare Dio.con dolore, con penfie- 
ro, ediligentia,nontepidamen 
vte; alla fpenfierata;e.cofì 
fitrouerà; come lo 
trouòlafacrata 
Vergine. 





CAPITOLO 





WB 21Ep 3 RZ E dI tin o LAS 




























































Matth.1e 


Matt. 


Matt. 12, 


I Luce 1. 


Toan.2. 


CAPITOLO SESTODECIMO. 
Della degnita grande , che è effere Madre di 
Dio, € come è (40 proprio effer Anuoca- 
ta, fî come mostrò nelle nozze 
di Cana Galilea . 


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2: OLtI fono gli Encomi;,8cal- 
2 tiffimi fono ititoli, che conti- 
nuamente attribuifce la diuina 
be Scrittura, &iSantialla Vergi- 
ne Sacratiffima Maria; altri in fenfo hifto- 
rico,elitterale, & altri in séfo morale mifti 
co, & quello, che foprauanza di gran lun- 
ga, e che come in compendio cétiene tutti 
glialtri, è quello di efflere Madre di Dio. 
{n proua di queftofitrouerà, che per ordi- 
nario, quando l’Euangelio famentionedi 
uefta Signora l’accompagna con quefto 
Lioratiiino nome di Madre di Chri- 
fto. SanMatteo fcrivendo la profapia del 
Saluatore: dicendo , che fu Spofa di Gio- 
fef,&nominandola per fuo nome, Maria, 
fubito dice; e di lei nacque Giefu, che fi 
chiamò Chrifto: poco dopò riferendo il 
medefimo Evagelifta, comel' Angelo die- 
de auifo à San Giofef del mifterio dell'In- 
carnatione, due uolte fa mentione di efla, 
&nell'unala chiama Madre di Giefu , & 
nell'altra, dice ch'era nato di lei Chrifto 
peropera dello Spirito fanto. Quando rac 
conta la uenuta de i Magi per adorar Chri- 
fto dice, che lotrouorono con Maria fua 
Madre, & il medefimo San Matteo fcriue 
che predicando Chrifto nel Tempio, gli 
differo;Tua Madre,&tuoi fratelli fono fuo 
ri, &ticercano. San Luca dice, che ilmo- 
do,conil quale fanta Elifaberriceuè la ver 
gine quando la uifitò , fu con dirli; donde 
a me,chela Madre di Dio uenghià uifitar- 
mi ? Et San Giouanni fcriuendo il miraco- 
lo delle nozze di CanaGalilea due uoltere 


. plica il nome della Madre di Giefu, e fcri- 





Vergine Maria. 



















39 
uendola paffione,dice;che fua Madre era 
uicino alla Croce, nella quale Chrifto fu 
crocififfo. Et il medefimo Giefu Chrifto,il 
quale fuuera norma de gli Euangelifti tra 
gli altrinomi,chefi attribuì, ne fu uno il 
chiamarfi figliuolo dell'huomo.Che da Eu 
timio, & altriSacri Dottoriuiene efpofto , 
edichiarato figliuolo della Vergine. Oltre 
di quefto fuin cofi grande ftima appreffo 
la Chiefa Catholica, quefto nome, che in 
uno de i quattro Concilij primi generali, 
che fu l’Efefino, celebrato in tempo di Ce- 
leftino Papa, e dell'Imperatore Teodofio 
l’anno quattrocentouintifei, nelquale fi ra 
gunorono ducento Vefcoui, & ui fu Prefi- 
dente fanto Cirillo Patriarca Aleflandri. 
no, Il negotio principale che in quello 
fitrattò, e determinò fu contra Neftorio 
Vefcauo di Conftantinopoli,che la Sacra- 
tifimavergine Maria era naturale,uerace, 
& propria Madredi Dio: e tanto propria , 
euera, come fonole altre madri de'fuoi na 
turali figliuoli. Quefto medefimo tornò à 
confermarfinel quarto Concilio generale 
che fuil Calcedonenfe neltempo di Leo- 
ne PapaPrimo,e.di Martiano Imperatore, 
l'anno quattrocentocinquantafei.Il modo 
come fuffe concetto Dio,e la caufa perche 
debba chiamarfi la vergine Madre di Dio 
uiene dichiarata da molti Santi,come San 
Cirillo,S.Giouini Damafceno,Sant Ago 
ftino,e S.Tomafo,che in fomma è,comela 
Vergine Maria noftra Signora , fi dice ha- 
uer concetto,come uerace Madre,Chrifto 
noftro Signore, inquanto al fuo caftiffimo 
generofo, e più che Illure fangue, feruì di 
materia,dellaquale lo Spirito fantoconla 
fua uirtù diuina formò il corpo Santiffimo 
di Chrifto,perilche ella reftò Madre uera- 
ce, cometutte l'altre madri; Onde ficome 
fi chiama Madre di fuo Figliuolo quella 
che lo partori,ancorcheilfigliuolo habbia 
anima inlaquale la Madre, non vi hà par- 
te; mafibene nel corpo; cofila Vergine; 
fichiama propriamente, econ gran uerità 
madre di Dio, ancorche non hauefle par- 
te nella divinità. Onde accioche quefta 
Signora perueniffe à degnità tato alta, tre 
cofe furono in confideratione ; prima che 
per fe fteffa foffe nobilitata . Secondaria- 
mente che fi trouaffero in ella le parti com 
petenti per feruir Dio, fattofi huomo . 
Terza, & ultima, che compitamente ef- 
fercitaffe l’ofticio di Auuocata. Tutto quel- 
lo, che s'è detto, & che fi dirà in quefto 
capitolo rifguarda alterzo mifterio di que 
fta divifione per hauere datratrare, come 
PrS adempi 





Ioan. 19. 


Euthimius 
parte 2. 


Cytill in tra 
Ga. particula 
ri circa hoc 
ut eft in pri- 
no tom. Co- 
ciliorum. 
Damafcen. 
lib.3. 

D. Auguft in 
c.2.Ioan.con 
tra Manichefi 
Thom.3.p.q. 
znart.4. & s. 
& q.32,35t.4. 








90 
adempì l’officio di Amocata nelle nozze 
di Cana Galilea: Ilche fegue fecondo l'or- 
dine de gli Euangelifti, dalla perdita del 
Fanciullo Giefu, ancorche ui paffaffero 
dieciotto anni, tra l'uno, e l’altro, ilqual 
tempo paffaronoin filentio gli Euangeli. 
fti, cofì della uita di Chrilto , come di fua 
Madre. Et per empire di alcuna cofa que- 
fto uacuo, mi è parfo inferire quìla gran- 
dezza,che è nella Vergine,di effere Madre 
di Dio, &letreproprietà, che fiincludo- 
noin quefta degnità, la terza delle quali 
è di Auuocata: conche s'entrerà nell’Hi- 
ftoria di Cana, doue trouaremo la Vergi- 
ne. Quantoalla nobiltà, che fe arguì in 
Maria nell’effere Madre di Dio, dico; che 
fecondoi Filofofi, non folo tra la caufa; 
& l'effettouiè proportione, ma ancoui è, 
che noneffendo impedira tal caufa, pro- 
duce un'effetto fimile è fe; & quefto è in 
tanta uerità, che ancora ne gli accidenti 
de gli individui, di elfo è proua la efpe- 
rientia. Poiche uediamo, che di un Leo- 
ne non folo ne è prodotto un'altro, ma 
che fehà alcuna macchia ; & colori diuer 

fi il padre, ancora gli tiene il‘Figliuolo; 
il medefimo di un cauallo leardo , ue n'è 
prodotto un'altro fimile. Etfe falla alcu- 
nauolta, è peroccafione della fiacchezza 
delle caufe, che in queftointeruengono. 

Prefuppofto adunque ciò , uenendo alla 
Concettione Santiffima di Giefu Chrifto, 
nella quale non potè efferefimile fiacchez 
za; perche quello, chein efla naturalmen- 
teinteruenne ; fuinognigrado poffibile 
perfettiffimo : &cofiappare molto bene, 
che feidoninaturali di Chrifto, come In- 
gegno,Compleflione,Bellezza, proportio 
ne di membri,& conditioni, furono auan- 
tagiofiffimi; come fi raccoglie dalla fcrit- 
tura, & da’ Santi concordeuolmente, con 
la ragione di dirlo. Et fecondo l'ordine 
naturale, che Dio ftabili nell’ Vniuerfo, 
effe qualità corporali fitrouarono primie- 
ramente nella caufa, che nel fuo effetto; 
O Vergine Santiflima , & quanto fù alto 
iluoftro ingegno, cheleggiadra complef- 
fione hauefti, quanta auantaggiata bellez- 
za , che buona corrifpondenza di mem- 
bri, che amorofa conditione ? Pigliò il 
uoftro Figliuolo da voi Signora la natu- 
ra humana, & infieme con efla le quali- 
tà naturali, & conditioni fue proprie, tut- 
to quefto fuin lui auantaggiatiffimo, adun 
que in uoi, circa il medelimo, niuno ui hà 
fatto avantaggio. Etcofidicendofidilui, 
che fia bello ; & pretiofo fopra tutti i fi- 


STTCESTTI TE LINO AUT IA Ir 


Vita della Sacratiffima, 


gliuoli de gli huominî, di voi fi dirà che fe: 
rebella& pretiofa, fopra tuttele donne. 

Achitaftomigliarà, & àchiti agguaglia- 
rà figliuola di Sion, dicena il Proteta Gie- 
remia nelli Treni, & il medetimo fi può 
dire divoi. A chi Vergine Sacrata ui po- 
tremo noi comparare? qual Prencipeffa co 
me voi ? qual gratia comela uoftra è qual 
bellezza comelauoftra ? laneue è negra à 
rifpetto uoftro .L’armelino brutto, le itelle 
fono ofcure; la Luna è macchiata, il So- 
le ofcurato , gli Angeli fono pocoi Serafi- 
ni non uiarrivano. Efcifigliuola di Sion, 
& uedrete Salomone uoftro Re, conla co- 
rona, che locoronò fua Madre; nel gior- 
no del fuo fponfalitio, dice la Spofà nei 
Canti. Defiderate anime divoteuedere un 
uiuo ritratto della Vergine, adunqueefci, 
dice San Bernardo, & guarda la faccia del 
Re Salomone, del Re pacifico Giefu, con 
la corona dell’humanità, che fi pofe nel 
capo della diuinità, il giorno che fi {posò 
conlanoftra humana natura: Guardate il 
Figliuolo, & uedrete in effo feolpita taMa 
dre. Mirateattentamente; & uedrete,che 
non fi fcorge meno, che Madre, &Figliuo 
lo, Si chiama la humanità corona ; per= 
chel'hebbe Chrifto intanto ; che fi gioiua 
di quella; & la teneua, come fopra la fua 
tefta. Appreflo fi confideri un’artificio di- 
uinifimo tra la Vergine Madre, &.il fuo 
Figliuolo Dio, che leigli diedeun pegno; 
&fùla natura humana,& egli diede èàlei 
un'altro, che fù la pienezza di gratia. La 
Madre dà quello, che del fuo raccolto pof 
fiede , ch'è fua humana natura. Chrifto8 
come unico principio della gratia la dà è 
fua Madre in grado avantaggiatiffimo; Si 
danno, come fedeli amanti fcambieuoli 
doni, & di quà ne rifulta, che come quefta 
Signora è Madre nella natura, perchela 
diede al fuo Figliuolo , cofi perla gratia è 
figliuola, perche. gli uiene data da fuo fi. 
gliuolo, Talche fi.dice con uerità; chela 
Madre è figliuola ,&il Figliuolo padre. 

Dauid lo toccò in un Salmo : dicendo, 
l'huomo nacque in lei, &.l’Altiffimo fon: 
dò lei, O artificio diuino , che fi uegga 
quì effere chiaro , & effere uerità mani- 
felta quello » che nelle altre Madriè falfo, 
&uanità; come è chiamarei fuoi figlinoli 
Re, ePrencipi, & Padri ; La Madre di Dio 
può chiamar fuo figliuolo,Re fuo Signore, 
e padre,e co uerità.Nafce pariméte da que 
fto dare,e riceuere della vergine c6 il fuo fi 
gliuolo, che ficome perlanatura human a 
il figliuolo pare alla Madre, cosìla madre 


per 












































Iere, Tren.z; 


Cant.3. 


D.Bernaride 
uerbis. A poc. 
12. circa me- 
dium. 


P£l.86. 





Cant. 1, 


Vergine 
perla gratia pare al figliuolo,humile.in pro 
portione,n6nell'equalità c6 ello.Caricati- 
ua comelui, come lui ubbidiente, piena di 
gratia alla maniera ch'egli, in fua propor- 
tione. Vi fù tanta humiltà trà la madre &il 
figliuolo, che induce à dire San Dionifio, 
coni fuoi occhi ueduta la Verginein carne 
mortale,che fe la fede non l'hauefle afficu- 
rato,che fia un folo Dio , haurebbe tenuto 
per Dio,la Vergine.Veggafi in altre quel. 
lo,chela madre dà & riceue nella Concet- 
tione di fuo figliuolo, mifela Vergine il sà 
gue delle fue uene, accioche di quello co- 
mefi è detto,fi formaffe il fuo corpo,& nel 
li noue meli, che in felo portò, gli diede 
per camera, & palazzo ricchiffimo: le fue 
uifcere, & le tele del fuo cuore per corti- 
ne, &tapezzarie. Detteglidelmedeffimo 
aliméto, che lei medefima per fe riceueua. 
Talchecomecolomba fanta, metteua con 
la fuaboccailcibo in quella. di fuo figliuo 
lo. Dopo eflerenatoglidiedele fue me- 
defimebraccia, in cambio diculla,e con il 
fuo petto ftringendolo caramente lo fcal- 
daua, affaimeglio, chenò faceua Abifach 
Dauid. Diedeglianco le fue poppe accio- 
che con efle fi foftentaffe, e con il fuo alito 
fcaldatolo ricoueraua per fuaricreatione . 
Et effendo Chrifto di età crefciuto gli die- 
de i fuoi piedi,& mani,il fuo penfiero,& di 
ligentia con chelo feruiua,& accarezzaua, 
& anco dopò morto lo. riceuè nelle fue 
braccia,&lo tenne foprale fue ginocchia, 
fino che fù poftonelfepolcro.Quefto dà la 
madrealfigliuolo il figliuolo dà alla Ma- 
dre nella fua Concettione, preuenendola, 
& liberandola dal peccato , & fecondo al- 
cuni, dopò nata appreftandoli l’ufo dira- 
gione. La conducecome cofa fua al Tem- 
pio fuo fublimandola di punto in punto fi- 
noàcollocarlainluogotale,chela elegge 
per Madre, innanzi, & dopò depofitando 
in efflaogni larghezza de fuoi doni. Letin 
quanto madre fece molto bene l'officio di 
madre, & Chrifto come figliuolo fece mol 
to beneuerfo di lei, ella fuliberaliffima cò 
Dio,& Dioliberaliffimo feco.Aliudono è 
quefti; quelli fantiffimi ragionamenti trà 
lo fpofo,&lafpofa.La fpofa diceallo fpo- 
foche è molto bello, & lo fpofo,rifponde 
alla fpofa, chelei è molto bella, chiaman- 
doladueuolte bella per natura & per gra- 
tia.Furono in quefto,come in tutto il refto, 
Chrifto ; ela fua foprana Madre fideliffi- 
mi amanti, chei doni riceuuti l'un dall’al- 
tro, gli conferuarono tanto bene, che mai 
gli lafciarono, ne mai glilafcieranno.La 


Maria. 9I 


humanità che Chriftoriceuè dallamadre 
mai lalafciò ; perfe la uita nella fua paffio- 
ne,&nellitre giorni,che tette morto,non 
hebbe humana natura, perche fi diuifero 
le fue partitràdi fe, corpo, & anima, ma 
mai le parti fi difgiunfero dal fuppofito di 
uino , & cofiè uero il detto de'Theologi; 
Quello, che una uolta prefe, nonlolafciò, 
Dunquele gioie chefi diedero alla Vergi- 
ne,certa cofaè, che maile perdè, perche 
mai peccò.Finifcafihora il primo della no, 
biltà, che rifulta in queta noftra Signora : 
di effer madre di Dio con quello che dice 
Santo Agoftinoche fiatanto grande, che 
per quella eccede non folo tutta l’humana 
creatura, ma ancora i più fublimi Serafini, 
perche il nome di madre eccedeil nome 
de miniftri, & non gli fà minoruantaggio, 
diquello,chela madre del Prencipe:fa ài 
feruitori della fua cafa,& corte.Il fecondo 
chefi cotiene in effer madre,& àche sheb 
be riguardo in dare quefta degnità alla 
Vergine fù, perche feruiffe Dio fatto huo- 
mo, & Chrifto haueffe perleiconfolatio- 
ne, è non glifofle tutto pena, e dolore. 
Ariftotile dice,che naturalmenteuno non 
può uiueremoltotempo, fenza alcuna di- 
lettatione, & cOtento; il Padre Eterno die- 
de alfuo vnigenito Figliuolo una dolce c6 
pagniane i fuoi trauagli; una, la cuiuedu- 
ta, e conuerfatione lo confolaffe; una,che 
in quello che potefle l’aiutaffein allegeri. 
rele pene; una che quando hauefle glioc- 
chi ftanchi inuederi peccati del fuo popo- 
loloricrealfe conla fua vifa,&una,chelo 
accarezzafle,e feruiffe,che per quefto fi mi 
fela Vergine, nome di fchiaua, ilche tutto 
procede da portarli grandiflimo amore; 
come la Madre di Dio portò al fuo figlivo 
lo,& auuertafi, che non l’amaua folamen- 
teconamore dicarità, con la quale ama- 
no tutti i buoni Dio, ma di più d’effo con 
grande uantaggio in quefto particolare ; il 
medelimo affetto dinaturale amore di Ma 
dre, lainclinaua ad amare il fuo Figliuolo, 
& in amarlo,amaua il fuo Dio, Sc a fao Fi- 
eliuolo facea carezze,carezzaua il fuo Dio, 
SefuoFigliuolo abbracciaua, abbracciava 
il fuo Dio. Seapparecchiaua la vivanda è 
fuo Figliuolo, l’apparecchiaua per il fuo 
Dio, inamar fuoFigliuolo, non potè of- 
feruare mifura, poiche amaua il fuo Dio; 
Etcofil’anima,&il corpo & l'affetto della 
ragione, e quel del naturale appetito, la 
inclinauano ad amar Chrifto. Di manie- 
ra che può meglio dire, che Dauid; Il mio 
cuore, cla mia carnefirallegrarno in Dio 
VIUO »3 


















































Quod femel 
aflumpfie nîi- 
quam dimi- 
fit, anxioma 
Theologorù. 






























































Faà 10 


P£AI. 17. 


uiuo,l’anima mia,& il mio corpo, l’appeti- 
to mio rationale, & séfitiuo me inducono è 
godermi,feruendo il mio figliuolo, perche 
è il mio Dio. Guardate Signora che non 
eccediate nell'amore del voftro figliuolo , 
confiderate che ui tiene occupato tutto il 
uoftro penfiero, giorno , & notte, non le- 
uate da luila memoria, & penfiero ? Non 
pollo iotener mifura, potebberifpondere 
la Vergineinamareilmio figliuolo, per- 
che effendo mio figliuolo è il mio Dio, & 
il modo dell’amor di Dio,ha da eflere fen- 
za ordine, la fua mifura, fenza mifura . Trà 
gli huornini,un’amore ingombra l’altro fe 
nonuvieneregolato. Nella Verginel'uno 
uicne aiutato dall'altro. Sforzata adunque 
è quefta Signora con quetti due principi) 
d'Amore, il diuino rationale, & naturale, 
quanto fi auanzarebbe in fuo Amore? Ti- 
rauala Dio à fe ditante maniere, perche, 
f& non per farla uolare © Calate Serafini; 
Venite è cominciare ad amar Maria; Ve- 
nite,cheuederete fuoco più accefo nel fuo 
cuore, che nel uoftro; Venite che uederete 
an’ Aquila della Terra, cheuola fopra tutti 
quelli del Cielo. Quando accade à i Naui- 
ganti codurre le fue galere in Mare fi feruo 
no delle uele p darli maggior uigore,fe gli 
dàiluento in poppa, &infieme fi feruono 
deiremi,&uanno cofi leggiere, che paio- 
no uolare,& non nauigare . O Vergine fa- 
cratiflima : che quefte due cofehauete be- 
neuoi nel mare,nel quale folcate dietro al 
uoftro amato,le uele aperte, iluéto in pop 
pa.foffia in Voi lo fpirito diuino tanto che 
andate piena di gratia . Di più di quefto 
fpingete il natural affetto,comenò correre 
te ? Tutti gli lafciarete adietro mille leghe; 
chi potrà feguire iluoftro paffo ? Volo fo- 
pral’ale de’ uéti.Sorm$ta tito,etàto faglie 
quelto diuino Airone, chegià è poco dire, 
che foprauanzialli più alti Serafini.La fpin 
ge Dio, fpingefi ella, che diremo ò Ver- 
gine Santiffima fe né chein qualche cofa 
ui afomigli.Etaccioche più fi gufti di que 
fta communicatione ordinaria di Maria 
con fuo figliuolo,auuertafi di più,che fi co 
me nel figliuolo di Maria, fitrouano due 
cofe. Vna l’effer Dio, & l’altra huomo,l'ef- 
fer figliuolo di padre dino, con eterna 
generatione,& eflere figlinolo con tempo 
rale generatione dimadrehuwmana, fi co- 
me nel figliuolo fono quefte que cofe,co- 
finella madre fono due forti di ripetti, bal 
danza,& licétia di Madre;& modeftia di fi 
gliuola. Alcuneuolte gli baciaua i piedi,co 
me figliuolo di Dio, altreuolte efsédo fan 


'92 Vita della Sacratifima, 


ciullo in faccia,come fuo figlivolo:Alcuné 
uolte l’adora, altrel’abbraccia. Perchein 
Giesù Chrifto non fi confondono le ope- 
re diuine con le humane, nè una natura 
confuma, ò nuoce all’altra,cofiin Maria, il 
rifpetto d'una picciola creatura non sim- 
pedifce con il rifpetto di Madre.Inquanto 
ch'era Madre pietofa naturale, l’affiggeva 
noi fuoitravagli,&abfentie. Inquanto pot 
che era creatura, & fattura fua fi confor- 
maua conla uolontà diuina ; come madre 
lecommandaua,& come figliuola l'ubbidî 
ua,come madre lo manteneua,&come fi- 
gliuola gli chiedeua dieffere mantenuta, 
Nelfigliuolo ancora poffiamo confidera- 
re imedefimi effetti, quanto adhuomo na 
turalmente era inclinato ad amare la fua 
propria Madre, & inquanto Dio, l'’amaua 
conl’amore conil quale ama tuttii buoni, 
& di quefto ne habbiamo l'effempio nel- 
l’Euangelio, alcune uolte dice, ch'era fug- 
getto alla Vergine,& à San Giofef, &ralire 
che fenza licenza fua fe ne reftaua nel'Tem 
pio.Et dicendogli la fua benedetta Madre 
figliuolo,perche hauete fatto cofi.,Rifpofe, 
cOueniua che affiteffi nei negotij delmio 
Eterno Padre: Futito come dire; Per effe 
reuoftro figliuolo Madre mia, ftò in cafa 
uoftra, & procuro iluoftro bene, &utile, 
coficome per effer figliuolo di Dio coute- 
ne, che mitrouialle uolte in cafa fua , per 
guardare i fuoi negotij. A quantofi è detto 
aggiungeremo due altre cofe; Vnala con- 
ditione dell’A mor divino, che tato fa a tut- 
telecofebuone, quanto l’ama; adunque; 
fetanto ardentemente, econ tanti rifpetti 
ama fua madre, douearriuerà il fegno dei 
beni,che gli fa? Et quefto è per la parte del 
figliuolo; Seguita hora la feconda perla 
parte della Madre, lacommunicatione or 
dinaria, che hebbe c6 Chrifto, tenerlo nel 
le fuebraccia uicino al fuo cuore, il non fe- 
pararfi da lui,e fentire le fue diuine parole, 
il mangiare per l’ordinario c6.effo, la per- 
petua copagnia, Ella era fecretaria,& am- 
mefla àifecreti altiffimi del cielo.Ciafcuna 
uolta, chelo guardana reftaua più cattiua- 
ta, quando l'udiua reftaua con più fapien- 
tia;Quandolo feruiva, reftaua più fodisfat- 
ta; Quando non foffe ftato figliuol fuo,nè 
in ella fi farebbe trouato amor di Carità, 
tanta conuerfatione cofilunga,e ditant'an 
nihauria indotto grandiffima amicitia, & 
anneffo alla Vergine nobiliffimi coftumi. 
Getta oglio inuna fornace ardente, che 


fiamma alzarà? Dimandatala Regina Sa- , Reg. 10. 


ba da Salomone, hauete ueduta la mia ca- 
i fa? 


D. Aug. deci 
uit. lib.9« 


Digeft. de of 
fic.proconfu- 
lis.l. nequic- 
quam. 


Vergine Matia. 






nR3 


fa ?Sicheui pare?Sonofelici quelli,.che af la fua età. Ancorchefiauerifmile, chela 


fitono fempre nella wa prefentia, & odo- 
noletue parole. Quanto più faranno gli 
occhi di Maria, che ueggono, & odono 
l'Auttoredella uifta, & dell'udito . Difco- 
prefi da quanto habbiamo detto gran Te- 
{ori nella Vergine. Perche effeado il fuo 
Amoretanto grade,& effendo le altre uir- 
tù alla mifura dell'amore, & dellagratia, 
perche fec6do chedicono i Teologi fi co- 
me dall'anima nafcono le potétie,cofi dal. 
la gratia, ueftimento dell'anima nafcono 
le uirtù, adunque trouandofi tanti , e tanti 
doni nella Vergine infieme conle fue in- 
clinationi naturali, come non feruirebbe 
il fuo figliuolo deuotiffima , & diligentifi- 
mamentee O Vergine e chi in qualche par 
teuiimitalfe?Paffiamohora alla terza del- 
l’officio di Auuocata, che è la noftra pro- 
priaintentione.S.Agoftino trattando nei 
libri della città di Dio,de i mezzide gliAn 
geli con gli huomini, dice che per l’officio 
dimezzano,firicerca che partecipi diam- 
bidue gli eftremi, eche habbia.con loro co 
nofcenza, acciò gli doglia la perdita dell 
uno, &habbia guadagno con l'altro; Et 
perciò era buon mezzano Gionata tra 
Saul e Dauid; participaua con Dauidina- 
more,&amicitia;& con Saul di parentela, 
effendo fuo figliuolo. Quefta Signora per 
efferemadre, ha buon mezzo con Dio, & 
pereffere pegno noftro,baurà compaflio- 
ne deinoftri mali, Figliuola. della Chiefa, 
madre di Dio, da una parteudirà le noftre 
miferie,dall’altra intercederà mercede,& 
gratie.Che negarà Faraoneal fuo fublima 
to, & eletto Giofef di quello chechiederà 
in fauore de’ fuoifratelli? Leleggi, perle 
quali fi gouernanoi Regni, commandano 
che nella Republica fiano Auuocati,a qua 
li fi dia falario publico pet quelli, che per 
pouertà,non potendoli tenere perderiano 
la fua caufa .L’ieffo fa Dio nella fua chie- 
fa,Republica concordantiflima,vuole.che 
ui fia una generale Auuocata de poueri, 
qual'è la facratiffima Vergine Maria,auuo 
cata di peccatori,gente miferrima ; & per- 
ciò glifu dato falario ditanti doni, &gra- 
tie,perche parlaffe nel fupremo Concifto- 
rio del configlio, & corte divina, haueffe 
uocetàto principale, che tutto quello, che 
dimandaffe,gli foffe conceffo , Per quefto 
adunque effendo già paffato quel lungo 
filentiotenuto da gli Euangelitti nella uita 
di Giesù Chrifto , che nonui è alcuno che 
dica quefto,che fi facefle ò diceffe cofa al- 
cuna da idedeci anni infino alli trenta del 


maggior parte deltempo {pédefle inora- 
tioni, & uerfo- fera -ufciffe alla campagna, 
come fece dopò; & lo riferifce S. Luca, & 
quiui inginocchiato orando fino cheil.So- 
le gli percuoteffe lefpalle, & tornando 
forgere di nuouo gli delle nella faccia, fen 
za maitralalciare l'oratione, ficome fece 
dipoi Santo Antonio Abbate; chehauea 
imparato. da lui. Efendo morto il fanto 
fpofo della Vergine Giofe£& hauendo co 
minciato il Saluatore del mondo*à predi- 
care,dopò effere ftato battezzato nel Gior 
dano da Giouanni Battifta, e finito quel 
lungo digiuno,e tentationi del deferto;ha- 
uendodi già difcepoli fuccelfe, che in una 
certa villa della prouincia di Galilea; chia 
mata Cana,ficelebrauano nozze;allequa- 
litrovandofi prefente la Vergine facratif. 
(ima Maria, per rifpetto di lei fu conuitato, 
e pregato, fitrouaffe nella fefta fuo figliuo 
lo Giefu Chrifto coni fùoi difcepoli. Alcu- 
niuogliono, che il fpofo fuffe S. Giovanni 
Euangelifta, & che per il miracolo, che.ivi 
fucceffe(come più innanzi fi dirà)lafciò la 
fua fpofa,e fe neandaffein compagnia del 
Saluatore per fuo difcepolo. Altri negano 
quefto,& à mio giudicio con uerità;Perche 
tutti affermano, ela Chiefa nell’officio di 
San Giouanni Euangelifta lo conferma, 
che fu Vergine, & per quefto gli raccom- 
mandò Giefù Chrifto, effendo.in Crocela 
fua facrata Madre. Il dire che lafciaffe la 
fua {pofa il giorno delle nozze, & fe ne an- 
dafle per difcepolo di Giefu Chrifto in 
fua compagnia; era dare occafione, che 
molti lo calonniaffero, dicendo che egli 
disfaceua imatrimonij, & che non teneva 
per buono quello {tato di matrimonio, il- 
che non è cofi,anzi percomprobarlo,& in 
ftituire che foffe il matrimonio uno dei fet 
te facramenti della Chiefa, fi trouò prefen 
te à quefte nozze,& non impediua effendo 
San Giouani Euangelifta lo fpofo , che re 
ftando in quello ftato, fuffe Apoftolo fuo, 
poiche San Pietro,& altri farono maritati. 
E uero che molti Santi hanno lafciato San 
tamente leloro fpofeuolendo reftare Ver 
gini, feruédo Giesù Chrifto, come un Siro 
Aleffio.Ma quefto auuenne efsédo già be- 
ne fondato l’Euagelio,il quale cofefla,che 
fiabuonolo ftato de maritati,& hà per mi 
gliore conferuarla Verginità,& effere c6- 
tinente. Ma quando Chrifto cominciava à 
predicare l’Euangelio non conueniua;che 
faceffe cofa, per laquale parefle, che non 
renefle per buono quello ftato:S che foffe 
dipa- 















































Nicef.lib.8.c. 
g> 


194 


di parere, cheigià maritati , lafciaffero le 
loro mogli,& quefto tutto farebbe fuccef- 
{o,dicendofi,che lo fpofo di Cana fofle fta 
to l'Euangelifta San Giovanni. Niceforo 
Califto , lo nomina &dice; che fi chiama- 
ua Simon Cananeo. Chiamato adunque 
Giesù Chrifto coni fuoi difcepoli alle noz 
ze, & etfendo ini la Verginenon era poffi- 
bile con tali conuitati fuccedere difgratia 
alcuna;& fein negotij tali alcune volte fuc 
cedono: difordini , auuiene perche non fi 
chiama Dio, ne la faa madre. Molte uolte 
fimatitano alcuni c6 l'intento, & fine, che 
fi coniungono le beftie, folo per la diletta- 
tione del fenfo, fiuccedendoglimale,come 
auenne di fette mariti , che prefe Sarra fi- 
gliuola di Raguel;che fi congiungeuan fe- 
cosfolamete pergoderla,eflendo bella;& 
un Demonio gli affogaua la notre del lo- 
ro fponfalitio.Nelle nozze di Cana comin 
ciandofi il mangiare al miglior tempo ma- 
cò iluino, ilche fuoleanuenire per ordina- 
rio in quelli, che fimaritano;che paflati al- 
cuni giorni, che tengono di contento, che 
ci fia da mangiare,da ballare,& altri tratte 
nimenti, fubito cominciano i trauagli di 
quello ftato, che fonotali, &tanti che an- 
co per quefto folo, douriano procurare 
quelli che fi maritano di chiamare Dio al- 
le fue nozze, accioche gli aiutaffe ad alle- 
gerire quello (tato tito trauagliofo.Lafcia 
colui che fi marita, ilpadre, & la madre, 
che poffono dargli fauore, & aiuto, fene 
uà con fua moglie, che alle uolte in luogo 
di aiutarlo à folleuare il pefo del matri- 
monio , lo uiene aggrauando; conuiene 
perciò , che habb: Dio in fuo aiuto, chelo 
foccorra,& fauorifca.Che fe fcoprirà il tra 
uaglio, & neceffità da lontano, prima che 
arriui gli rimedij, come fece quiui,micò il 
uino fubito fi uidde il mancamento.Etco- 
fi ancora aiutò a quefto lo ftare Dio pre- 
fente, Perche di qui nafce, che fono rie gli 
huominiuna infinità di peccati, & nonten 
gono conto d’effi, neanco penfano, che 
pecchino : Quefti ueramente fono fenza 
Dio,& in peccato mortaleripofati, non 
fi curando del male che riportano . Ma 
quel che ferue Dio, & è nella fua gratia, 
uede fubito il mancamento per piccolo 
che fia, la parola otiofa, la mormoratione, 
il penfiero vano. Entra il Sole perun fine- 
ftra,& fiueggono gli atomi, che penetra- 
no dentro della camera; & innanzi ò do- 

pò entrati feben’erano iui, non fiuedeua- 

no. La Vergine facratiffima che uidde il 

mancamento difpiacendogli l’affronto , 


Vita della Sacratiffima. 


chei foi parenti (che talierano gli {po- 
fi)riceueriano,& pereflercitar l’ofticio fuo 
diauuocata; fiaccoftò al fuo beatiffimo fi- 
gliuolo;& gli diffe:Mancato è iluino . Da- 
quefto fi può raccogliere, dice Helmefto, 
poiche quefta Signora con tanta carità 
fenza effere pregata procurò di rimedia- 
re à un fimile mancamento, quando noi 
altri la pregaremo,&ci raccommandere- 
moàleineigraui bifogni, dobbiamo con 
fidare che cirimediara. Ci dà anco efflem- 
pio quefta Signora, che fi come ellafidol 
fe della neceffità, nella qualeuidde i fuoi 
parenti, & propinqui,che noi altri ci con- 
dogliamo, &inteneriamo, uedendo i no- 
ftri in altri fimili; & à fuo effempio ricor- 
riamo à chi può remediarui,& n6 à chiné 
può; come molti fanno. Vede uno ilfuo 
proffimo che cadelin qualche errore egli 
uà,& lo dicein publico, infamiandolo;del 
che fenza il peccato, che gettò fopra di fe; 
fà cofa contraria alla buona ragione, & 
non da huomo prudente. Sead unocade 
la cafa, nonchiama un fartore, che gliela 
drizzi,ma imuratori. Et chifiuuol tagliare 
da ueftire, non chiama l’orefice, ma il far* 
to: Fùdato à Diogene Cinico una ferita, 
lo perfuadeuano gli aftanti, che andalfe 
alla giuftitia è querelafte colui che lo feri ; 
rilpofe;&la giuftitiami può medicare ? 
non è meglio andare adunciràgico? & 
però andare con detrattione del proffimo 
à chi non può rimediarui,oltre l’effer pec- 
cato è imprudentia, La Madre di Dio và 
à notificare il mancamento del uino, è 
chi poteua rimediarlo . Con la ragione 
ancora, che gli diffe, dà effempio quefta 
Signora, chetrattando con Dio,non con- 
fumiamo molte parole. Lelagrime fiano 
affai;igemitimolti, il Tempo dell’oratio- 
nelongo; Ma per chiederli particolarmen 
tebeni della terra fiaconbreuità; &fenza 
molte parole. Cofî fecero quelle due fo- 
relle Marta, & Maria, efendo infermo fuo 
fratello: Lazato, mandarono al Saluatore 
una letera,che conteneua folo quefto,Co- 
lui, che tivami,; ftàinfermo.Etin'partico? 
lare infegna la Vergine alle donne:che 
parlino poco. Intutto il Santo Fuangelio 
{ono molto benenumeratele parole det- 
te dalla Madre di Dio. San Bernardo d- 
ce; che furono quattro , narrando peruna 
il ragionamento chebbe con la fua pa- 
rente Elifabet: cofi douriano effere dette 
le parole, che ledonne parlano, fpecial: 
mente ‘effendo in chiefa, doue che San 
Paolo vuole; che ftijno chete: &chefein 
qual. 



























































Helmefiusin 
fermone do- 
minice poft 


E piphania m. 


Toan.il. 


1. Cor. 14. 





} 
gi 


Vergine 
qualche cofa bogliono elfere ammaettra 
te l’addimandino dipoi à fuoi mariti in 
cafa fua. Rifpofe il figliuolo di Dio alla 


Vergine, Che importa à me,ò à Voi, don. 


na?non è uenuta l'hora mia, Alquanto 
fecca pare quefta rifpofta del figliuolo di 
Dio à fua madrefacratiflima: & non è,per 
che habbi con lei difgufto, ò non penfi 
fare quanto gli richiede , ma perche niu- 
nofilamenti, che entrando à trattar con 
Dio, coni facramenti à orationi, & nonfi 
fentiffe effaudito ; non è fegno di difamo- 
re, ma di proua,peroccafione di maggior 
merito, fehaurà confidenza, & perleue- 
rantia.1l chiamarla donna, potendo chia- 
marla Madre, fecondo che dice Santo 
Agoftino fù per efler quelta maniera di 
parlare trà gli Hebrei.Silueftro nella fua 
rofa aurea dice, ch'era tanto grande l'amo 
re, chela Vergine portauaà fuo figlivolo , 


Syluet.inro che alcuna uolta hauerebbe potuta dire 


con la fpofa nei Canti: Io fono cafcata 
dell'Amore; donde coficome colui, che fi 
uien meno, acciò che ritorni in felo{tre- 
mifcono , però quì & al tempo che Chri- 
fto ftette nella croce,la chiamò Donna,& 
non madre; il qual nome è tanto pieno di 
tenerezza, che fubito inducele lagrime à 
gli occhi,& commoue molto;& quefto in- 


_conueniente uuol Ehrifto deuiarlo uerfo 


della Vergine. A guifa di chi s'hà da giufti- 
tiare, che gli coprono gli occhi, perche 
nonuegga il coltello, talera alla Vergine 
il nome di Madre,gliera coltello,& Chri- 
fto glielo afconde.Il dire non è ancora ue 
nuta l’hora mia, fù darle ad intendere, 
che nonera gionta l’hora nella qualecon 
weniua che il miracolo fi faceffe, perche ap 
pariffe maggiore dopò intefo meglio il 
mancamento. Etfùranto come dire;che il 
medico per maggior riputatione egli non 
fi deue offerire, ma conviene chefia chia- 
mato, e pregato, & colti la cura farà renuta 
in prezzo. Ci infegna ancora in queto il 
Saluatoreche non hannoluogoi prieghi, 

erche fi laffi di fare,ò facci auanti tempo 

uello ch'è feruitio di Dio. Dilà à mez» 
za hora Chrifto fece il miracolo, & que- 
fto tempo nonl’anticipò à preghiere del- 
la {ua facrata madre perche per l'hono- 
re di Dio conueniua che fi faceffe quando 
fi fece,& non prima. La madre di Dio 
intefe beniffimoil fuo figliuolo,& credet- 
te,che rimediarebbe à quelmancamento, 
ancorche foffe con miracolo, è da quefto 
fi caua quanto fideliffima fecretaria fua 
cra, perche l'effere quefto il principio de i 


Maria. ‘DI 
fegni.& marauîglie, chè fece Giesù:Chri- 
fto, in prefentia, & ueduta dei fuoi difce- 
poli, perilche crederono in èfo, come il 
medefimo San Giouanniteftifica; Giàla 
Vergine facratiffima era anuertita di ciò, e 
che farebbein quefta ftagione, & tempo . 
Et così uoltatatia i Miniftri,cheferuinano 
la menfagli diffe, tutto quello che ilmio 
figliuolouidirà; fartelo: Quefto auifo gli 
diede per preuenirli,fe gli comandaffe al- 
cuna cofa che àloro parefse ftraordina- 
ria, è che non fufie uerifimile,e per quefto 
reftaffero di ubbidirlo, nè lo riputaffero 
huomo fenza giuditio,& intelletto. Erano 
in quella cafa fei uali di pietra, nei quali 
per ordinario fi teneua l’acqua per ferui- 
gio dei Giudei,che ufauano molti laua- 
menti:S la occalione di ciò fù il Profeta 
Ifaia il quale diede notitia del battefimo, 
& difle dilui, chelauarebbe l’anime di co- 
lora,che lo riceuetfero . EMfi intendendo- 
lo, come l'altre cofe materialmente, ufa- 
vanolauamenti, & credevano con quel- 
li di nettarfi l’animeloro. Onde nacque, 
che Betfabe quado Dauid la midò a chia- 
mare,e commife fecol’adulterio,fi lauò fù 
bito, & fene tornò è cafa fua, tenendofi 
per fantificata, & mondata del peccato; 
feruinano adunque per quefti lauamenti 
tali vali. Commàdò il figliuolo di Dio,che 
gliempiffero d'acqua, iminiftri ubbidiro- 
no;e pieni (folo pereffer cofi la uolontà 
di Giefu Chrifto) l'acqua fu conuertitain 
uino,&il migliore, che foffe nel mondo. 
Sonotremaniere d’opere; Vna di arte,l’al 
tra di natura, la terza miracolofa, quelle 
dell'arti né poffono agguagliarfi a quelle 
dinatura, Permolto che un Pittore ftudij 
in dipingere una rofa, ò un garoffalo, non 
arriuarà thai al naturale, Quelle di natu- 
ranon arrivano alle miracolofe; mai oc- 
chihebbero miglior uiftà di quella del cie 
co, che fanò Chrifto, mai pane di miglior 
fapore, che quello moltiplicato nel difer- 
to da fua Maeftà; e cofi maiuino fu tanto 
pretiofo quanto quefto . Ben poteua crea- 
reiluino di nuouo ; & non uolfe, ma che 
d’acqua ficonuertiffe, ecommandò ài mi- 
niftri , che empiffero i uafi per darci ad in- 
tendere, che uuole, che facciamo noi altri 
alcunacofa perla parte noftra, feuoglia- 
mo che lui operi qualche cofa dallabanda 
fua; Opere hannoda eflere per la noftra 
parte, lequali permolto qualificateche fia 
no,alfine fono come acqua fredda, fe be- 
necon quefte fi contenta. Andòun gior. 
noalProfeta Elifeo una afflitta donna la- 
mentan- 









































Tfaie. 1. 


2.Reg.IT. 


Ioan. 9. 
Joan 6. 


4-Reg. 4. 















































Prau.23. 


90 
mentandofegli, &richiedendolo di rime- 
dio, perche gli eramorto il marito; e la- 
fciatoliifigliuoli,&debiti,&il creditore le 
volea torre i figliuoli per fchiaui in paga- 
mento... Dimandogli il Profeta; che co- 
fa-hauefle in cafa fua, ella gli rifpofeua 
pocodioglio.Và diffe Elifco, & fatti pre- 
ftare uafi da ituoi vicini, & fpargi in ef 
fidiquell’oglio,chetu hai.Cofifecela don 
na;strouòd iuafi;prefe l'oglio, lo fparfe in 
quelli, e fi moltiplicò di maniera,che i uafi 
tutti reftorono pieni;& uendendo parte di 
quello, pagò i fuoi debiti, econilreftante 
hebbe da matenerfi. Era poca cofa à Dio, 
conla cuiuirtù, e potenza fi fece quefto mi 
racolo,chauefftecreato di nuouo l'oglio,e 
uolfe fe non moltiplicarlo, fopra quello, 
chehancuala pouera uedoua; talche, an- 
corche pouera uolfe che ui mettelfe alcù- 
na cofa di:fua parte per fargli la gratia, il 
medeffimo uuvole;, che tuttifacciamo; per 
farcieglimercede.Seuogliamo perdoni- 
za de noftripeccati, fpargiamo alcuna la- 
grima, diamo qualche gemito, confeffia- 
mocialfacerdote,pétiamoci dihauet offe 
fo Dio. Conuertita digiàl'acqua in uino, 
commandò; cheloportaffero al màiordo- 
mo detto Architiclino . Triclino era un 
cenacolo con treordini ditauole, comere 
fettorio di fratiper magiarui; quel che qui 
ui atrendeua, fi diceua Maggiordomo;che 
haueua penfiero, cheil tutto fuffe in ‘ordi- 
ne, & ftaggionato per il mangiares& fi 
chiamaua Architiclino, quefto è-:il fenfo 
ditaluocabolo, ancorche paia cauarfidal 
la lettera, che fteffe à federe allatauola j& 
inluogo eminente quello, che haueua no- 
meinquefta fefta di Architiclino. Ilqua- 
leguftando il nino, non fapendoil mifte- 
rio, uoltò lafaccia allo Spofo, & diffegli; 
Ognihuomo.che fa conuito,mette alprin 
cipio il miglior uinò, &alfinequello;che 
non è tale, & queftoè conforme alla ra- 
gione, percheal principio fiuede. più fa- 
cilmente la bonta del buon uino; & al fi- 
ne menoilmancamento di quello che.n6 
è buono; Tuhaifatto alcontrario poiche 
hai ferbato ilmiglior per l'ultimo. In que- 

fto ficonobbe che fitroùò Dio in quefto 

conuito, perche uà al contrario del Mon- 

do. Suole il mondo mettere al principio 

buon uino,&alfinedà aceto:Da a imon- 

dani di prefente dilettationi, & contenti; 

& gli finiffe conl'eterno inferno; Età que- 

fto propofito diccuail Savio ne iProuer- 

bi}; Non guardateiluino; quando è roflo; 


. cioè, noncercatehauer dilettationi, &ri- 


VERSI ANA I Rene 


Vita della Sacratifima, 


‘ftori delmondo; percheat finemordotio 

comeferpenti, cheha nella fua coda il've 
leno: Al c6trario è Diosal principio dà tra 
uagli, comefentonoigiuftiin quefta vità, 
ma al fine dona il Cielo;& Beatitiidine!. 
Conclude l'Euangelifta:S.Giouanni; que- 
fta hiftoria dicendo; che quefto fù il princi. 
pio de miracoli di Giesù Chriftoin'Cana 
di Galilea, mediante ilquale credetterdin 
lui i fuoi difcepoli. 


CAPITOLO DECIMOSET TIMO. 


Di quello che fecela Sacra Vergine nel 1CIp0, 
che darò la ‘predicatione di Giesà Chrifto 


per infino alla fa paffione . 





CATA Vrrr 1 fiumi, dice Salomone 
DAN Ò » ò 

6 tai | nell’Ecclefiatico, entrano nel 
DÌ 






mare, quefto'è il fine loro,&tri- 
tegno.Cofa tanto chiara 8&ma 















Eccl. ge 


nifelta come è quefta,non fi poneria èdir | 


la, fe non perche deue tenere in fé alcun 
mifterio rinchiufo;& potrebbe effere que 
fto. Veggiamo un fiume affai grande co- 
me il Tago, checorrecon la fua acquafa 
porita al gufto, & molto aggradeuolealla 
uifta,cofi perla Rena d’oto che uà lafeian- 
do, come perli riuoli; cheuàrigando; da- 
ucinogni luogohà grand'arbori; & frut- 
tiferi. La rerra coperta, & fparfa d'herbe 
odorifere; & fiori bellifimi, & ancolon: 
tano , douel’acqua fia è portata per ing@ 
gno humano per Condotti 'rendefertile 
la terra; &la fà habile è produrrediuerfi 
frutti; il tutto per utile di quelli;che godo- 
no della fua uilta, & uivonointornoalla 
fuariniera, & corrente. Cofi quefto fiume 
tanto gradito;&utile cometutti gli altrijuà 
à finireinmare, douela fua acqua diventa 
falfa,amara, & fterile. Della medefima 
maniera-fono tutte le:diletrarioni coni 
tenti di quefta vita, ancorchenel princi: 
pio diano. gufto ; & che:fiano faporite; 
hanno unfineamaro , &infipidoycheèla 
morte.St può applicarquefto alla madre 
di Dio alcuni contenti, & piacerihébbe 
in quefta uita , ma tutti quellihebbero uni 
fine amaro, & pieno di difgufti Fece Chriì 
fto il miracolo , che sè narrato nellenozi 
ze di Cana Galilea, & quando apparue 
manifeltamente, non èdubio, che molti 
di quelli.ch'erano prefenti,& fpecialmen- 
te donne, andaffero allabeatifimaV ergi- 
ne a congratularfi feco, che haueffetalfi 
gliuolo, che hauefse fatto cofi grande, e 
manifefto miracolo, che fofse la:fua uita 
tanto 


IA STI SEI ILE 






Vbertinus li. 
3. te ita'Sal 
muatoris. 

D. Auo. 12. 
fuper Genef. 
C26%27.& 
28. 103. & 
epift.112.t0, 


Di 
D. Tho. p.q. 
12. arti. II, 
| ada. 


Vergine Maria. 97 
tanto fanta, &effemplate; che menaffe fe- giore, chefi pofla fentire în quèfta viti. E 
co taliseranti diftepoli: Contentò dauano dopò quefto fegutil dubiordi Giofefe l'an 
queftecofe alla Vergine, ma confideran- dare afflitto per uederla. fua fpofa graui- 
doconla fua molta prudentia; e fapereil ‘da; fenza fapere il mifterio, ilche'fù alla 
fine di tutto quello;; che haueua da effere vergine un paffo di molta.pena ; &fcon- 
pittamarodi mortecrudeliffima; & igno- -tento.. Liberata chefuwdà queto fentì nel 

-miniofa; tornauale il fuo contento in pe- tempo, che partortili Saluatore fommo c6 
nad la fua allegrezza intormento.Enon tento; uedendo il defiato dalle genti elle» 
folo quelloche fperauauedereil fine del- renato dalle fue uifcere;& gli Angelicon 
ta uita del fuo Sacrato Figliuolo jc'haueua dolcearmonia nell'alba'gioirfene lado» 
da patiregrantormenti, & morte dicroce, ‘rarede’ paftori; Tutto quelto, & que'loi, 
ilche fu ancora manifefto à molti Profeti, chedi piùgli fucceffe di allegrezza durò ot 
che lo lafciarono feritto ,,ma diprefente to giorni; &fi cangiòin molte. lagrime, 
fempre cheli fuccedena alcunacofa;chele che fparfeuedendoli ufcirfangue nella fua 
daua contento; fubito feguiua l'altra,chele circoncifione. Contento riceuiè la vergine 
daua pena. Contento ineffabile ricenè la quandofiradorato dai Rej&offertoliric& 

Vergine, quando l’Angeloglifecel’armba ‘chi doni,& durogli fino.ti quaranta gior- 

fciata, che Diola eleffe per Madrè;&nel- ni dopò il:fuo parto; effenido in Gierufa- 

la medelima opetai dell’Iricarnatione o lem; cheofferì il fuoSacratoFigliuolo nel 
riceuè effendouri Dottor Catolico;che dit Tempio,cheudì dire è Simeone,cheun col 
ce, cheuidde intalfagione Inefferitiadi- tello di dolore trappaffarebbel’anima fua 
uina;come fi Vbertino. Et feèuero;quel- &talfuil benedetto Giefu perla vergine; 
lo chedicono di Moife;SantAgoftino; e coltello di dolore, ode moltò chiaramen 
San Tomafo,cheuiddela effentia diuina; tefi può dire;che ficomè dipingono-San 
quando Dio gli parlò nel monte.Sinai;Pe Paolocon rina fpada; che fa il fuo marti. 
muodumtrarifenntis.Chetanto ècome'àdire rio; San Bartolomeo con un'coltello , San 
in fretta, & perunbreuetempo; ionoti du. Lorenzo comuna graticola;:San Vincens 
bitarei,che ilmedefimo fauore,fi faceffeal zo quello di Valentia conun pettine di fer 
la Vergine; poiche fecondo laregola de ro,ciafcheduno per fuo martirio ;il dipin- 
fanti qual fi uoglia,fauore fattoià piracrea gere per ordinario, la Vergine con fuoFi- 
tura nelmondo, fuconceffo alla Vergine; gliuolo in braccio, è un dipingerla conil 
nò effendo fauoreiche contradicaallafia juo martirio; perche fu coltello di dolore 

degnità, & natura: Etoltra quellicheforio per lei; Percioche nèi pettini di ferro è 

di quefta qualità, fegli concefferoaltri che San Vicenzo nè la graticola: affocata ‘è 

fono di maggior grandezza. Il perdonar San Lorenzo;il coltello col quale fu fcor- 

Dioi peccati commeffi fatti, & commeffi ticato San Bartolomeo,nèla fpada; che tas 

contra di lui fu gratia concefla àmolti, & gliò ilcapo è San Paolo gliafflifero tanto 

non fu conceflo alla vergine, perchemai ne apportò loro dolore, fimile à quello, 
peccò:anziil peccato contradice alla fua di ‘che portò Giefi Chrifto alla fa Sacrata 
gnità di madre di Dio,& in luogo diquefta Madre. Perche era ranto intento l’amo- 
grata, gliene concedette altre;che fivil pre reche gli portaua,che ogni picciola pena, 
feruarla da ogni peccato. L'efer Sacerdò- cheli uedefle patire, era perlei grauifimo 

teè gratia grande concefla à molti; &n6 dolore, &effendoitormenti che fofferle i 

fu concefla alla Vergine per efferdonna; maggiori,checreatura humana poteffe pa 

mainluogo di quella perla parte,cheilSa tire fopra laterra, quanto grande doueua 
cerdore; che confacra, communica,& hà efferela fira pena? Nonèlingua; che pof- 

Dio dentro difemedefimo, comeincufto fa dirlo, nè intelletto, che pofla capirlo. 

dia fin che fi confumino le fpetie Sacramé Dimodo;cheilcontento che diedero i Re 

tali; alla Sacra Vergine fele conceffe,che alla Vergine; nell’adorare fuo Figliuolo, 
per nouemefi compiti,tenefle di continuo -& offerirgli ricchi doni,fi appagò co quel- 

il medefimo Dio, che il Sacerdote ricete, lo, cheudî dal Santo Simeone; che un col. 

dentro delle fue vifcere.'Ma lafciando în tello di dolore, partirebbe il fuo cuore, 

dubio , fe cofi foffe, cheuedeffe la efentia che farebbe fio figliuolo vedendolo pati- 
divina neltempo, che incarnò Dio nelle re. Etfe diede alcun contento è quelta Si- 
fue vifcere, è ben certo, che riceuè nell’a- gnora l'udire dal medelimo Simeone, & 
nuna fua un giubilo, & contento,& ilmag da Anna protetefla,le grandezze d po fuo 
1 figliuolo 


Confùle D. 


Thom.3.p. 
































































































































perere mene 
Sai a 
E. TS 


at 


da 





98 
figliuolo, fubito compensò quelt'allegrez 
za, con la repentina fuga in Egitto per fug 
gire da Herode, con fuo figlivolo,. & il fo 
{pofo Giofef. Sepafliamo più innanzi ,& 
confideriamo ,che fe fu grato alla Vergi 
ne, uederlo nel Tempio tra Dottori effen- 
do di dodeci anni,tenendoli tutti ammira- 
ti conle fue parole,già molto bene fù com 
penfato, con quello, che udì pertre giorni 
che l’andò cercando, quando lo perdè . 
Di modocheinnanziil miracolo dellenoz 
ze icontenti della Vergine, furono mefco 
lati con diuerli accidenti didalore: & il 
medefimo neitre anni,che durò la {ua pre 
dicatione: Perche nel principio fu per la 
Vergine di molto contento, poi ineflo(fe- 
condo che dice San'Epifanio)come il Sal 


primitomi p uatore predicaffe offernando un modo im 


portante, per quelli, che fono nouelli in 
predicare, che è in riprendere i uiti) in pu- 
blico, &laudareleuirtàùin generale; fen- 
za difcendere in particolare, ilche rende 
odiofiipredicatori,&conuicne, che pri 

mas'acquiftino gli afcoltanti, perche ha- 
vendo già à cui predicare, & acquiftato 
credito, & auttorità, poffano con occafio- 
ne riprendere le cofe particolari. Haue- 
ua offeruato quefto ordine San Giovanni 
Battifta, che da principio predicauala pe- 
nitentia, dopò riprefe Herode; Chrifto fe- 
ce l’iteffo,nel primo anno predicò laudan 
do leuirtù, come pouertà , humiltà ; cafti- 
tà, & patientia ; chiamando beati, & feli- 
ci chi l'effercitava; riprendeua in commu- 
neiuitij, faceva miracoli , fanaua gli infer- 
mi di tutte le infirmità,fcacciaua i demoni; 
da i corpi humani, rifufcitaua i motti: il- 
che tuttoera molto grato adogni uno. Poi 
cheera da ciafcuno feguito , & ftimato , & 
lochiamauano Profeta di verità , & anco 
molti diceuano, cheera l’afpettato Melia; 
Quetto fuil primo anno; ela Vergine, co- 


D Berni. in mé afferma San Bernardo andaua conti- 
fer. qui ini- nuamente accompagnata da altre Sante 


donne, fpetialmente dalle due fue forelle 
Maria moglie di Zebedeo ; & Madre di 
San Giouanni, & San Giacomo, & lamo- 
glie di Alfeo, madre di San Giacomo mi- 
nore, & Simone ; & Giuda, tutti A poftoli 
di Chrifto ; & da Giouanna moglie di Cu- 
fa, procuratore di Herode; & un'altra chia 
mata Sufanna;edopò la fua conuerfione 
s'accoftò à quelta fanta compagnia,Maria 
Maddalena; tutte donne Sante,lequali del 
le loro facoltà fommini@trauano le cofe ne 
ceffarieal Saluatore, & fuoi Apoftoli, & 


Vitadella Sacratiffima. 


difcepoli per il fuftentamefito del uitto . 
Gioiuala Vergine uedendo far miracoli 
al fuo Figliuolo, & udendolo predicare, 
quando andauafeco;& alcuna uolta, che 
fi allontanauva alquanto, cheera per bre- 








uetempo ritornava fubito;; Dice San Mat- Matt.r2. 
teo, che eflendo à predicarein una Sina- Do 3. 
ce È. 


cogadi Cafarnaù .giunfe la Verginiebe- 
nedetta fua Madre, con altri parenti; &c 
fudetto al Saluatore, come erà inifuama- 
dre, & fratelli, chiamando fratelli i fuoi 
patenti , il Signore rifpofesraddirando.i 
fuoi difcepoli , che. quiui:dentro. ancora 
haueua madre, & fratelli, poiche‘di tali 
nomi potevano godereltutti quelli, chefa- 
ceffera-la uolontà del-fuo eterno Padre. 
Talcheil primo annò della: predicarione 
di Chrifto,, fi di gran contento alla Vergi- 
nesmalo fcontò ne i due anni feguenti, 
perche mutando ftile fiel predicare, 8c.rt- 
prendendoi uitij fingolari de i Farifei, Sa- 
cerdati; & Scribi,chiamandoli generatto- 
newiperina, & figliuoli di oftinatauolon- 
tà; ambitiofi, auari, ciechi, &î damdoliin 
faccia conaltri fimili uirij, che inefli era- 
no; daiquali la gente»baffa, & popolare 
pigliaua mal'effempio; leuoffigran tumul- 
tocontra di lui,chiamandolo Samaritano, 
ch'era unnotarlo pet heretico,aggiongen 


uc 


Tean. Ge 
Toan.7. 
Luce II 
Mara 3. 


doui altre ingiurie come dirli, follenator - 


de’ popoli, feditiofo, incantatore, male- 
fico; &che haueua patto coni demonij, 
checonil poterloro glifcacciana dai cor- 
pi humani, uenne à tanto quefto negotio , 
comefcrive San Marco, che i fuoi parenti, 
cercarono diligarlo, riputandolo pazzo, 
temendoloro di riceuerne danno percau- 
fa fua. Crebbe fempre più lamaluagità in 
quella gente, che non contentandofi del- 
le fole parole, diterfe uolte tentarono di 
uenire conlui allemani; uolendolo quan- 
do precipitare daun monte alto, &:quan- 
do pigliarele pietre per lapidarlo, Tutto 
quefto perueniua all’orecchie della Vergi- 
ne, & può effere , che ne uedeffe partecon 
i fuoi proprij occhi. Ilche quanto l’afflig- 
geffe, quanto la rendeffe traffitta, può in- 
tenderfidachi confidera, che ella era Ma- 
dre,& egliFigliuolo,& Figliuolo di talqua 
lità,8 ella Madre;che ranto l'’amaua,&l'oc 
calioni, che haueua diamarlo . Succeffein 
quefto tempo, che fanando Giefu Chrifto 
un’indemoniato , che haueua il demonio 
mutolo,&lo tormentaua con altri partico- 
lari tormenti, effendo prefentemolta gen 
te, ritrouandofi nel Tempio di Gierufa- 
lem 


Luce 4... 
Ioan.8. 


Luce 1r. 


Cant.4. 


Jem alcunilodarono Dio, altri diflero,che 
egli eraindemoniato ; & che col potere di 
Belzebù principal demonio, ecapo d'effî, 
fcacciaua i demoni}, à quefta calunnia ri- 
fpofe Giefù, provando afutticienza,ch'era 
malignità quella, che diceuano; percheun 
demonio, né è còtrario all’altro demonio. 
Leragioni,che il Saluatore adduffe p pro- 
na di quefto, furono ditàta efficacia, acc6- 
pagnatedal miracolo c'hauea fatto, ch'una 
diuota donna chiamata Marcella, ferua di 
Santa Marta, alzò la voce, udendola tutti i 
circonftanti. Beato il uentre di doue ufci- 
fti,.ele poppe che fucciafti.Quefto uiene in 
lode dellavergine,e farà benedirne qual- 
che cofa,cioè, che proprietà è del Sole cò 
li medefmi raggiindurare il fango,e molli 
ficarla cera:cofiChrifto Soleuerace di giu 
ftitia, conunamedefima opera, che fù fcac 
ciare un demonio mutolo ; i Scribi, & Fa- 
rifei; che eranoil fango sindurorono, di- 
cendo, che conla forza di Belzebù haue- 
ua fcacciato quel demonio; labuona don- 
na Marcella, che era cera morbida di ui- 
fcere pietofa, quanto più fi parlaua, tanto 


più fi inteneriua nell’amordi Dio, &non. 


temendo di cofà alcuna, alzò lauoce, lo- 
dando , & magnificando la Madre di tan- 
to benedetto huomo, & diffe, che erabea- 
toiluentre doue ftette, &i petti,chelo lat- 
tarono; Di maniera che fi può dire chela 
Madredi Dio fia beata,& felice, & ciò con 
granuerità. Parlando lo Spofo con la Spo 
faneiCanti, dice: Quanto bella fei, ami. 
ca mia; Quanto uezzofa fei coni tuoi oc- 
chi di colomba, & quefto dice fuori dell’e- 
fteriore . L’interiore, & intrinfeco della 
Vergine, attribuendole quefte parole; pof 
fiamodire,che foffe il frutto del fuo ventre 
il figliuolo, che di lei nacque; Dicelo Spi- 
rito fanto, ch'è bella la Vergine, & lo re- 
plica due uolte, ch'è bella, & quefto fuori 
dell’intrinfeco, anco innanzi che foffe Ma- 
dredi Dio ,giàera bella, già era fanta, & 
con doppia fantità, & bellezza era bella 
nell'anima, & nelcorpo,bella nelcorpo 
effendo gratiofanel confpetto de gli huo- 
mini;bella nell'anima effendo gratiofiffi- 
ma innanzi à Dio, hauédo particolarmen. 
te occhi di colomba, per iquali fi dinota 
l'humiltà nella quale eccedeua tutti gli An- 
geli, fi come in tutte l’altre uirtù eccedeua 
tutti glihuomini, quefta era nella Sacrata 
Vergine fuori dell’intrinfeco, prima che 
fofle Madre di Dio.Tenendo dunque Gie 
fu Chrifto nel fuo Sacrato uentre appreffo 


Vergine Maria. 


SA 
all'altre prerogative, egratie,efendofias- 
gionta quelta, che foffe Madre di Dio, che 
tantobeata farebbe? tanto che non è fuffi- 
ciente lingua humana ad efplicatlo: Santa 
Marcella dice,che è beato iluentre di que- 
fta Signora; Chetanto beata fiazlo dice lo 
Spiritofanto ne i Canti,iluoftro uétre Spo 
fa,e Madre di Dio,ècomeun monte di gra 
no,circondato di gigli. Vi fono donne, che 
fono beate perefler vergini, perchela ver 
ginità, è una particolar beatitudine dell’a- 
nima,laquale fia in gratia, & amicitia di 
Dio: ancorche habbia qualche diffetto, & 
mancamento,ch’è mancaredel frutto,non 
compiacendofi d'efer Madre. Nédimeno 
l'effer madre è particolar felicità,edono dî 
Dio, ancorche cé qualche diffetto, poiche 
nonficompatifce con l’effer vergine; Que 
fte due perfettioni fiunirono in Maria ef. 
fendo vergine, e Madre; Madre, & vergi- 
ne,vergine,e madre di Dio,edi quefte due 
la loda, e magnifica lo Spirito fanto, dicen 
do; Il uoftro uentre vergine Sacrataè un 
monte di grano, poiche diede frutto, cioè 
Giefù Chrifto,ilquale dice di fe,per S.Gio 
uanni, ch'è granello delgrano , che caddè 
interra nella fha paffione, e morte, & ap- 
portò molto frutto. Di maniera che iluen- 
tre Sacratiffimo della vergine èun monte 
di grano, poiche da quel stano, Giefù Chri 
fto,che da quello nacque, feceun montetà 
to grande, com'è tutta la Chiefa Carolica; 
E circondate di gigli;perche gionta conef 
fer Madre hàil fiore verginale, & è unita: 
mente vergine,e Madre, e però hà la beati 
tudine verginale,e materna, &cofà fimile 
mai fuconcefla ad altra donna.Perilchela 
chiama Santa Marcella Beata , e lo Spirito 
fanto, dichiara il quanto, dicendo ch'è fo- 
pra tutte l'altre donne . Etancorche fia grà 
beatitudine quelta , non finì in effa quella 
della vergine; pafsò più oltre, el’accennò 
quefta buona donna, dicendo che fono an 
cora beati i petti fuoi, La beatitudine deri- 
ua, perche fuftentò quello,che fultétò tutta 
la creatura.Gran fauor farebbe il Re adun 
priuato col quale andaffe qualche uolta à 
magiare, & è cofi grade quefto fauore, che 
poche ò niuna uolta auuiene;Ma in Dio fi, 
Dio fe neuà à magiare conla vergine non 
una,ma più uolte, n6 un giorno, ma diuer- 
fi giorni,mefi,& anni;perche la reputa,e fti 
ma tato, che n6 è fauor che poffa darli, che 
n6 lo faccia, Perilche cò ragione può,e de- 
ue effer chiamata beata, quatunque fi veg- 
ga tato effaltata la Vergine non però fe ne 
2 ua 


















































Cant.7. 


Ioan.12 





4° 
i 7 





gs 47 



















































4 
N) 


uà altiera , cofi come diede ad intendere 
molto benene i Cati dicendo; la noftra {o- 
rella è picciola, & con poco petto . Quefto 
è quello, chela Madre di Dio fente di feti 
tiene per picciola,e dice alfuo benedetto fi 
gliuolo,che non hà petto,che lomeriti,per 
che è poco,rifpetto al fuo graualore; e già 
che uolfe farfihuomo,&humiliarfi, perche 
lafciò Regine, e principefle,che erano pel 
modo,&atfifsò gli occhi fuoi,in cui,cofi po 
co poteua feruirlo, & uezzeggiarlo; e già 
ch'egligli hauefle uoluto faretanta grata, 
efauore,ella reftaua affrontata,conofcédo 
chen6 lo poteua feruire;fec6do che conue 
niua; fe mitigaua il contento fuo,che rice- 
ucuadi uederfitantoinnalzata,c6fideran- 
do.il fuo poco valore, cmeritose coli chia- 
mado ella madre. lei fi pigliauailnome di 
fchiaua,di quefto modo riceveva la Vergi- 
neilfauore,che glifacea il figliuolo di Dio 
ilquale vedendola cofihumile, pala avan 
ticol farla Beata,e dichiara; che il Saluato+ 
re, dadorifpofta alla buona donna Marcel 
la, dicecofiè la uerità, che fia beata mia 
Madre per hauermi partorito;e foftentato 
col fuo petto, ma anco ciò auviene à quel. 
li,che afcoltano la parola di Dio, ela con. 
feruano: ecofi per hauerla ella udita,c con 
feruata,uà accrefcendo lafua beatitudine, 
In due modi fi può dire,che la vergineudif 
fela parola di Dio,e la conferuaffe, prima 
fu quando l’Angelo gli fece l'ambafciata, 
ch'era parola di Dio, Jaudì la Vergine, & 
conferuolla dentro nel fuo cuore,preftàdo 
il confenfo,dicédo,ecco quà la fchiava del 
Signorefia fatto inme fecondo la tua paro 
la. Ondedfubito la parola del padre, che è 
il Verbo, il fuo benedettofigliuolo fi fece 
huomo nel fuo ventre peropera dello Spi- 
rito fanto,e cofi coferuò quelta parola no- 
ue mefi, e per quefto fù beatificata. Secon- 
dariamente udì la parola di Dio la Vergi- 
ne,cta conferuò, fi cometutti la udimo an- 
corche nontuttila conferuiamo, comelei, 
e per quefto non fiamo beatificari, Della 
Madalena,dice S.Luca,che udiua leparole 
di Dio,&il medelimo Euggelifta dice del. 
la Vergine, che conferuaua tutrele parole 
di Dio dentro del fuo cuore. E differenza 
tra udire, & udire; la Maddalenaudile pa- 
role;La Vergine le udì & conferuò nel{uo 

cuors;e quefto per farciintendere, che per 

gran Santo che fia uno, comeera la Mad- 

dalena,unauolta d un’altra fe ne rà fpen- 

fierata in coferuare le parole di Dio, com- 

mettendo alcuna colpa, almeno ueniale; 


Vita della Sacratifima, 





nella Vergine maifeguitrafcuraggine, ma 
udille, & conferuolle, mai fi trouò;in efla 
colpa,per molto leggiera, che fofle,& per 
che conferuò più di tuttila parola di Dio; 
è più che tutti Beata. E cofi uolfe Dio, 
che foffe publico, & notonelmondo. Et 
perciò uolfe, che Marcella deffequellauo 
ce, & grido auanti molta gente; comin- 
ciando adire, perchela Vergine foflebea- 
ta, &ciò eraperhauere partorito Dio & 
futetatolo collatte del fuo Sacrato petto, 
portando avant il Saluatore; Lafua bea- 
titudine perhauerelei,perla parte fua udi- 
ro,& conferuato la parola di Dio. Dique- 
{ta maniera menòla Vergine pictofilima 
iltempo della predicatione del fuofopra- 
noFigliuolo , che furono treanni, gioien- 
done già, & allegrandofi,udendo quel. 
loche diceua, & uedendoi gran miracoli 
che faccua per cofermatione della fua.dot 
trina. Effendo feguitato,& riputato.da ipo 
poli, particolarmente il primo anno. Sen- 
tendo già dentro il fuo cuore, & anima;i 
trauagli, che fopportaua delle caluntie, 
&perfecutioni i due fecondi anni,fino,che 
giunfe iltempo della fua paffione; e mor- 
re. Pare ad alcunicontemplatiui,che eflen 
do ilSaluatore in Betania, con Ja fua.Sa- 
cratifima Madre al tempo, che uolfe an- 
dare percelebrarela cena con i fuoi A po- 
ftoli,.& alla morte, che gli narraffe iltut- 
ro, &fi fpedì daleidimandatrolilicenza, 
per morire, contanto rifentimento d'am- 
bidue, quanto era l’amore, chefi porta- 
uano, &che alla morte cheandaua eratan 
to trauagliofo ,& difficile . I dipintori aiu- 
tano quefta contemplatione dipingendo 
Giefu Chrifto , come inginocchiato in- 
nanzila Vergine, chiedendogli quefta li- 
cenza. Quelto nonècofa certa, con utto 
cheio, percertifimo tenga, che la Madre 
di Dio, auuicinandofi iltempo, fene ftaua 
con rifpetto grandiffimo, & rimorofa fo- 
pra modo, dubitando fempre di efferelon 
ranada lui, quando gli portaferolanuo- 
ua,chefuffe ftato prefo.E quefto perche no 
folo fapeyaquelta Signora quello,che da i 
profeti era ftato riuelato,nelle cui proferie 
comefièdetto, era molto dotta, macome 
più elevata, & fauoritada Dio, chetuttii 
Profeti, gli erano ftatiriuelati gran mifte 
rij.e però èbene da creder,che fapefequa 
to -gurarebbe il tempo della predicatio» 
nedi Chrifto, & poco più ò manco il tem- 
po della fua palione, & morte. Perilche 
eflendo già vicino iltempo, era grande la 
ua 


ansa ne LIZZZZIER 

















fua inquictudine, & perturbatione, non 
trouandoripofo incofa alcuna,era inten- 
taà quello, che gli altri diceuano difcofto 
da lei, guardauagli in faccia, fempre con 
timore, & pena grande di quantoafpetta- 
ua. Et di qui è,ch'efendo in Betania in ca- 
fa di Marta& Maria, col Saluatore; nel 
tempo che mandò i due difcepoli che gli 
apparecchiaflero in Gierufalemme perce 
lebrar la Pafqua, & fendofene andato con 
gli altri alla città; il Giouedì sù ltardi, & 
entrando nel Cenacolo in cafa.di? Gio- 
uanni per altro nome Marco; che fù Eu 
gclifta,figliuolo d'una Signora principale 
uedoua, chiamata Maria, comefi difle, & 
prouai nella uita di San' Marco medeli- 
mo;& cenando con effi l'agnello, comela 
legge commandaua;&lauogli fubito i pie- 
di egli communicò; & fece facerdoti. In 


Referifce il Quefta ‘occafione, dice Simeone Metafra- 
Metafra.Lau fte, &con elfo altri auttori; ch'era la facra- 


rentio Surio 


t0.4.f,660 


ta Vergine con l'altre Sante donne, che 
Yaccompagnauano nellamedefima cafa, 
ancorcheinun’altra camera. Et può efle- 


re, che per effer certa, ches'auuicinaua: 


l'hora dei trauagli del fuo benedetto fi.’ 
gliuolo , fubito ch'egli arriuò di Betania in 
Gierufalem,fi ponefflea feguitarlo per tro 
narfi al tutto prefentey & participare dei 
fuoi dolori, & darli qualche confolatione 
con la fua prefenza: Il Saluatore ufcì di 
quefta cafa tardi, & fe neandò nell’ hor- 
to Getfemanì conifuoi Apoftoli; da Giu! 
da in.poi, cheperl’altra parte andaua fol: 
lecitando farlo pigliare; la Verginereftò: 
in quella medelima cafa contanta angu- 
fia &afflittione dentrol’anima fua, quan- 
to importaua la nuoua;che prefto udi 
re afpettaua , & così la intefe 
dall’Euangelifta San Gio. 
vanni , come nel fe. 
guente capito. 
lo fidirà. 



























































Vergine Marna. 101 
CAPITOLO DECIMO OTTAVO, 


Come San Gionanni Ewangelista portò la ruo- 
na alla Madre di Dio della pricio- 
nta del fuoficlinolo, 





uail Patriarca Iacob per cagio 
ne del fuo diletto; & molto 
amatofigliuolo Giofef, ilqua- 
le haucua madato à vifitari fuoi fratelli, fa- 
pendo che non ftauano bene conlui; per. 
l'invidia che gli portavano . Quanto più 
tardaua la fua venuta, tanto più glicre- 
fceua iltimore, che non glifoffe auuenuto 
qualche difgratia , efendoinquefta afflit- 
tone; vennero gli altri fuoi figliuoli, con 
Je uefti di Giofef. infanguinate,e le moftra 
rono à Giacob; &gli differo, che guarda. 
fe fe erano dî Giofef fuo figliuolo. Rico- 
nofciute dall’afflitto uecchio con pena, 
&anguftia grande diffe, deh,che quefto ue 
ftito è di Giofet, mio figliuolo , alcuna 
beftia fiera l'hàmorto, & fel'hà mangia- 
to, ftracciofli ifuoi ueftimenti in fegno di 
metftitia, & mortal'anfietà,fiueftì d’un cili- 
tio, & piangeua il fuo figliuolo fenza mai 
ceffare. In alcuna cofa conuiene quefta hi- 
ftoria, con quello, che fucceffealla Vergi- 
ne facratiffima madre di Dio; & Signora 
noftra, che fi trouaua un giorno afflittiffi- 
ma per il fuo. molto amato figliuolo Gie- 
sù, laquale fapcua bene, che i fuoi fratelli, 
cioè il popolo Hebreo, trà quale era nato, 
& alleuatol'odiauano,& gli uoleuano ma 
le. Dubitauafi che fendo con effi foffe per 
fuccedergli qualche graue danno. Vidde 
entrare l'Euangelifta San Giouanni ha- 
uendoglielo dato Dio l’iteffo giorno per 
fuo figliuolo ; ilquale gli diede nuoua di 
Giesù Chrifto,fimile à quella,che diedero 
di Giofef, a Giacob i fuoi figliuoli, che 
unabeftia fiera l’haueua dilaniato, & mor- 
to; effendo nella vigilia che doueua mori- 
La re, 





3IN ocran penfierofeneuiue- Gene(37: 














102 Vitadella Sacratiffima. 


re, per l'inuidia dei Giudei. Non dice:O giore della prefente ? Grandi occafioni 


facra Vergine, Io ui porto ifuoiueftimenti 
che ui hayerei potuti portare piu Unti di 
fangue di quelli di Giofef, perche i carne- 
fici, & miniftri, come fpoglie fue fe l'han- 
no prefi, ma fibeneui porto la nuova del 
fucceffo.Il dolore,che la madre di Dio fen 
tiin udir queto ogn'uno può imaginagte- 
lo intendendo quello, che fece Giacob, 
per quello, che uidde, Confiderando che 
Giacob era padre di Giofef,&la Vergine 
madre di Giesù Chrifto, &le madri fen- 
tono per ordinario piùle pene dei figliuo 
li, chei padri, perche fentono gran dolori 
nel partorirli;Giacob haueua altri figliuo- 
li, & la Vergine un folo, Giacob poteua 
hauere qualche dubio s'era uero che Gio- 
fef folle morto, La Vergineeracerta, che 
{uo figliuolo doueua in quefto tempo ef- 
fer morto.Giofefera creatura, & come ta- 
le l’amaua Giacob; Chrifto.era creatore, e 
Dio,& cometale l’amaua la: Vergine. Ve- 
duto iltormento che hebbe Giacob, per 
Giofef fuo figliuolo, fi può ogn'uno ima 
ginare quello che fentiflé la Vergine peril 
{uo. Confideriamo quefto più diligente 
mente , Si è detto comeil Redentore del 
Mondo ufcì dalla Cafa, doue cenò: coni 
ifuoi Apoftoli, & fe ne andò all'horto dò 
Getfemani, è paffarela nottein oratione, 
come altre uolte faceua , & chiamò è fe tre 
Apoftoli,dé glialtriotto,qualifurono Pie 
tro, Giacomo, & Giouanni, & gli impofe, 
cheuegghiaflero con eflo luiinoratione; 
Etil fopran Signore fi allontanò alquato 
da loro, & fi mife a fare oratione al fuo 
eterno padre. Dopò poco fpacio ditem- 
po leuoffi dall'oratione , &uoltandofi di 
{uoi Apoftoli, peruedere fe oranano, non 
poco fiaftliffe uedendoli che dormivano, 
fendo ciò molto lontano dal fio: penfie- 
ro: Riprefeamoreuolmente Pietro, & dif- 
fegli di nuovo che oraffero, & tornò alla 
{ua oratione; ilche fece pertreuolte:& al 
l’ultima gli foprauenne un'agonia, & an 
guftia mortale,che fù forza,chetutto il fuo 
corpo fudaffe fangue,fcorrendofinointer 
ra.O madredi Dio Vergine gloriofiffima 
doue fete?che fate Signora? è poffibile che 
in un bifogno come quefto , ui troviate 
lontana? mirate:che ilfiglinolo, che par- 
torifti fenza dolore, è pieno di dolori, la 
fua bellezza è perfa , il fuo colore mutato. 
la faccia nella quale per altrotempouoi 
mirauate, è coperta di fangue. Venite Si- 
gnora à netargliela,fegliamici fono peril 


tempo delle neceflità, qualneceffità è mag: 


hebbe il Saluatore per fimile angonia & 
fucceflo d'effadifudarfangue, Seglirap+ 
prefentaua la pafione.& era molto uicina 
perche fapeua , cheiltraditore Giuda con 
gente armata ufciua dalla città per pren+ 
derlo ; l’offefa particolare, chein quefltofi 
faceua à Dio, &lamoltitudine dei prefen 
ti peccati, palati, & futuri, gli minacciava» 
no di giài fiuoi doloritanto grandi, cheil 
penfarui folo ogni. altro l'hauria! potuto 
priuare di uita, guardava l'ingratitudine 
dèircichehaueuano da difprezzare tal'be 
neficio,fentiua molto la pena della Vergi- 
ne fuamadrejla caducità de ifuoi la mali- 
tia di Giuda ; il douer effereabbandonato 
da'fuoi Apoftoli,che Pietrolonegarebbe, 
la perfecutione della Chiefa da gliinfede- 
li,l'oftinatione del popolo Hebreo, con 
quefte contemplationi, &altre, che ilfuo 
fpirito intollerabilmente affligeuano..rap 
prefentate alla fua carne delicata & fen= 
za colpa, fufcitarono in efaunfpauento 
tanto grande &una angultiatanto intenfa; 
oltrelatriftezza, conlaquales'haneua ap- 
partatoinorare, cheil cuore grandemen- 
te feglialteraua, & anguftiaua co MHpello 
mowméto,& l'offasslemembra tremaua 
no;l’allegrezza frtamentana, &il.fangue fi 
retirauaal cuore comemembro più nobi- 
le. Aqueftofiaggionieunalotta;& zuffa 
fpanentofa,&mai piùtintefaPerchesfèbe- 
neegli infocato dall'amore; & defio della 
noftrafalute.refifteva pure iltimore,iScla 
propria carne contradiceua; da quefto ri- 
fultò che apertefile porofità cominciò à fu 
dare goccie difangue; che corferofinoin 
terra. E perche no haueuainquelt'agonia 
& dolore, chi lo confolaffe per non'efler- 
ui fua madre prefente, il fuo eterno pa- 
dre glimandò un’Angelo, chelo confor- 
tò, riducendogli.à memoriai benefici) & 
utili che della fua paffione, & morte riful- 
tauano. Confortato con quefto il Reden- 
tore, fi leuò dall’oratione, & andò dallitre 
Apoftoli,& gli rifuegliò, dicendo:Sù ami- 
ci, che hormaiè giunta l’hora; è quiui ap- 
preffo quelio,che mi hà uenduto. Si ri- 
fuegliarono , & aprendo gli occhi allo 
{plendore di molti lumi, uiddero rilu- 
cere i ferri delle lancie,udirono ftrepito 
di gente, & rumore d’armi. Si rifueglioro- 
no parimente gli altri otto Apoftoli, che 
dormiuano fpartati,& tutti timorofi circ6- 
darono Giefu Chrifto, & abbracciandofi 
con effo ; diceuano : Signore ch'è quefto ? 
uiene quelta gente perucciderne ? fe per 
quefto 




























































Theophil. in 
cMarci. 14, 


queto uengono , difendeteci voi; Che fe 
uolete lo potete fare. Il Figliuolo di Dio 
gli differo,che non temeffero,che folo.ue- 
niamo perlui.che già era giunta l'hora del 
la fua morte;& dicendo quefto, & abbrac- 
ciandohorl’uno, hor l’altro, pafsò oltre,& 
ufcìi all'incontro è Giuda, & alla gente che 
feco ueniua, dimadogli chi cercauano, gli 
rifpofero, GiefuNazareno; Diflegli il Sal- 
uatore :Iofono.Etàquelta uoce,cafcoro- 
no tuttiin terra,tornogli di nuouo à diman 
dare,che cercauano,elororifpofero.come 
prima, Giefu Nazareno,e lui diffe: Io fono; 
è poichecercateme;lafciate liberi quefti 
mieidifcepoli :Hauela Giuda dato per fe- 
gno alla gente ,.chemenauafeco che quel 
loche bacciafle , lo pigliaffero. Fatto il fe- 
gno, &hauendogli detto Chrifto amore- 
uolmente,amico che uieni à fare?(dandoci 
effempio che noi debbiamo hauer perami 
co;chici perfeguita, perche fa con noiope 
rad'amico, poiche ci dà caufa di meritare) 
mifero lemaniaddofflo à Giefu Chrifto,& 
lo prefero. Ancorche prima de gli altri Pie 
trocon animo ualorofo pofe mano ad un 
coltello ,&tirò un colpo à quello che uid- 
deaccoftarficon maggiorimpeto, &glita 
gliò l’orecchia; laquale Chrifto prefe con 
le fue mani, & la rimife al fuo luogo, & re- 
ftò fano. Vietando à Pietro il paffar più ol- 
tre in fua diffefa; & cofiudito quefto,& ue- 
duto per Pietro, & gli altri A poftoli,ch’era 
no abbracciati con il Figliuolo di Diomol 
ti di quei foldati;chelo ligauano con cor- 
de fortemente; perche non fugiffe, fe ne 
andorono tti; Vfcirono dall’horto conil 
Saluatore quelle malvagie genti, conducé 
doloalla città, con tanto ftrepito, &gridi, 
come fe conduceffero il più uile, & fcanda 
lofohuomo delmondo. Dice San Mar- 
co,che un giouane andaua feguendo il Re- 

dentore coperto conun lenzuolo, nelqua- 
leifoldati atfiforono gli occhi, e lo uolfe- 
ro prendere; maluilafciado nelle loro ma 

niillenzuolo, fe ne fuggì ignudo. Se foffe 
ftato alcuno de gli Apoftoli per hauer det- 
to Chrifto,né mi toccate quefti n6 haureb- 
bonohauuto poffanza d’afferarlo come fe 

cero. E men che di altri fi può dire,che fof. 

fel'Euagelifta San Giovanni, poichefitro 
uò fubito ueftito in cafa del Pontefice Cai- 
fas,&colui nudo. Teofilato dice, che era 

uno della cafa doue Chrifto cenò c6 i fuoi 
Apoftoli.Altri affermano (&hà più delue 
rifimile) ch'era guardiano di quell’horto, 
ilquale ufcì al grido in quella guifa, leuan- 
dofi da dormire da qualche cafa uicina . 


Vergine Maria. 





IO3 
Con incredibile preftezzà quelli infernali 
manigoldiconduffero il Saluatore alla Cit 
tà, & douendofi condurre à cafa di Caifas 
Pontefice, doue erano afpettandoli, miolti 
deiScribi, & Senatori, hauendo da palfa- 
repercafad’Anna;cheera fuocero di Cai- 
fas,uolfero fare con lui quefto compimen. 
to;che lo uedeffe prefo.Lo uidde,&lo mi- 
«dò con nuoui legami, e più ftratijà Caifas, 
e nella fua cafa fu poRo:inmezzo de i fuoi 
nemici,iquali moftrorono gran contentò, 
uedutocomeera prefo, etrattarono tra di 
loro; cheper giuftificarela loro caufa,e far 
nemaggioruendetta,effendo molto rifen 
tti, foaggrauati per leriprenfioni publi- 
che; che nei fuoi fermoni glihaueua fatto, 
foffe prefentato:à Pilato giudice peri Ro- 
mani; & accufatolo in fua prefentia; cer- 
candofi teftimonij pagati che deponeffe- 
rodilui delitti, & misfatti, perilche nere- 
ftafle condennato à morte, & in quefto mé 
tre, diedero ordine d’ingiuriarlo, e tormé- 
tarlo, non contentandofi, che folamente 
morifle ;& cofi dando premij à i foldati gli 
commandorono fi effercitaflero in quefto 
quandouno; e quando Paltro.Il principio 
fu che dimandandoli Caifus cé giuraméto 
seraChrito,&rifp6dendogli il Saluatore 
ueramente che lui era, € cheuerrebbeun 
giorno à giudicare Ifrael, colui che iui ue» 
deuano ftare in giuditio;afpettàdo la fenté 
tia. Dicendo quefto il Redentore deltmon 
do,&parendo ad un mihiftro del Pontefi- 
ce, rifpofta alquanto altiera ; alzò la mano 
e diedeal figliuolo di Dio unaguanciata, 
A quetti infulti, ne feguirono altri molti, 
che il buon Giefu pati,& fofferfe con gran 
patientia tutto il rimanéte della notte,e tra 
quetti fuoi dolori fuuno, & nonil minore; 
che tre uolte Pietro negò effer fuo difcepo 
lo, affermando con giuramento; che non 
lo conofcenaveffendo détro in cafa del PS 
tefice, doue era andato percaufa di S.Gio 
uanni, che era conofciuto in'effa; e quefto 
non perchegli foffe ftato fatto forza, maal 
detto d'una donnicciuola, e d’altri,che pet 
il freddo ftauano al fuoco per fcaldarfi.Mi 
rò il Redentorel'Apoftolo,&egli fi rauuid 
de del fuo peccato, &ufcìdi cafa del Pon- 
tefice, efimife à piangere. L'Euangelifta 
S.Giouanni uedédo che è Pietro era fuccef 
fo malein quella cafa,e conofcendo la uo- 
lontà,e defio de i Pontefici,e Senatori,che 
haueano di dare la morte à Giesù Chrifto, 
firifolfe di ufcire,e portarla nuoua di tutto 
alla Sacrata Vergine. Donde fe foffecofi 
ch'ella fe ne ftaua, come fi è detto, ri 
della 

























































IO4 
della Città,nella cafa doue Chrifto cenò 
con gli Apoftoli,ilcamino era corto , ma 
feftaua(comealtri dicono)in Berania,mez 
za lega lontano dalla Città in cafa di Mar- 
ta, & Maria, il camino era più lungo; Nel 
Yuno, ònell’altro luogo andò l'Euangeli- 
fta, & entrando douc era la Vergine , di- 
moftrandoin fembiante, parte della pena, 
chefentiua nel fuo cuore,con uoce accom- 
pagnata con molti pianti, & fingulti, diffe; 
Altrenuoue Signora Zia, più gioconde de 
fiderarei io farui faper di quelle, cheudire 
te, le quali fono piene di dolore ,écangu- 
ftia, con tutto che non fia giufto, che fe be- 
nefonocofi dolorofe, ui fiano nafcofte; Se 
defiderate ueder uiuo il uoftro figliuolo, 
uenite Signora meco. Sappiate chel'han- 
no prefo, &s'affrettano moltoi Prencipi 
deifacerdoti,à procuarlila morte.Meglio 
shaurebbe potuto dire hora alla Vergine : 
Deh Signora; & come è differente quefta 
ambafciata da quella che l'angeloGabriel 
ui portò ? Egliuichiamò piena: digratia,, 
horaui potremo chiamare piena di dolo- 
resEgliuidiffe il Signore è con uoi, hora 
diremo il doloreè conuoi; egli benedetta 
fiatetratutte l'altre donne, hora afflitta fo- 
pratutte l’altre donne; Egli benedetto il 
frutto deluentre uoftro, hora jluoftro figli 
uolofitrouain punto di morire. Quello, 
chelaSacrata Vergine fentì udendo que- 
fto non è intelligenza humana fufficiente 
capirlo, perche fe bene fapeua,che qua- 
to era ftato protetizato di fuo figliuolo,per 
iProfeti conveniva ; che fofe adempito, 
troppo gran differéza,e dall’udirlo di lon- 
tano, aluederlo appreffo . Solo poffiamo 
dire, che giùfeil dolore doue giungeua l'a- 
more . Perche è cofa chiara,che tanto fen- 
teun’amicoitrauagli dell'amico fuo, quan 
to chel'ama; fe pocol'ama; poco lo fen- 
te, e felofente alf'ai,è perche molto l’ama. 
Le caufe che concorreuanonella Vergine, 
perche amaffe fuo figliuolo, già fi fono ac- 
cennate, & fonoinfemolto manifefte, ef- 
fendo infinite, &affai bafante; & per tan- 
to la fua pena fu eccefliva, & il fuo dolore 
grandiffimo, & contutto ,che foffero tali, 
non perciò andò in furore, nè diede gridi, 
nonfiftracciò i capelli, nè fi grafhiò la fac- 
cia,come haurian fatto altremadriinfimi 
le occatione, Se bene fentivauna pena tan 
to intenfa dentro l’anima fua,; che fe Dio 
parucolarméte nonl'hauefle favorita; ha- 
uerebbe potuto morire di dolore. Comin- 
ciò à fparger lagrime in abbondanza; fi 
contorceuale maniuna con l’altra , getta- 


Vita della Sacratifima. 





ua gran fofpiri, uoltauafi al Padre Eterno, 
con efforagionado;ancorche fempre mol 

toconformein tutto alla fua volontà. Sta- 
vano con la Vergine Marta, & Maria Mad 
dalena fua forelta ; delle quali, quello,che 
fentirono,ele fmanieche fecero, n6 fipuò 
fpecificare. Alla fine quefta Santa compa- 
gniaconaltre diuote donne, &.con l’Eua- 
gelifta San Gionanni; andarono è vedere 
quello ; che fi faceua dî Chrifto. Et'come 
giunfero nella città,ancorche bene à buon’ 
hora, viddero pertutto concorfo di gente, 
cheragionavano di quanto s'era fatto, & 
del'{tratio , che .in quell'hora; s'apparec- 
chiawa di dare al figliuol di Dio.Efsédo co 
nofciuta la vergine da alcuni, la moftrana- 
no àdiro,dicédo;Quefta è la Madre delpri 
gione; chehoggis hà da giuftitiare. Altri 
hauevano compaflione dilei, & ficondo® 
levano con efla, dicendo:Dch fconfolata, 
&vinfelice donna;&che.cofa hanno daue- 
derehoggiituorocchi. Altri la beffavano, 
&ghignauano,tenendo per buono quello 
che facevano i Pontefici; & Senatori con 
il {uo figliuolo, per efferquelli peflimi, & 
fcelerati. C6 tutto quefto che uede, & ode 
laverginenon fe gii fuelle l'anima. Sù.Sa» 
lomone; fe cerchi una donna torre; qui la 
trouerai torte perfoffrire un dolore, che 
niun'huomo può fopportare per forte che 
fifia,fenza guftarla mofte. Andattivergi- 
ne Santiffima in Gierufalem un'altrauol- 
taàcercareuoftrofigliuolo,eflendo di do- 
deci anni; entrafti nel Tempio con molta 
pena; & lo trouafticon molta allegrèzza 
trai Dottori, tenendoliammirati, & atto- 
nitiinudire quello; che diceua, hora lo tro 
uarete con molta uergogna, tra sbirri; & 
manigoldi, ftandofene attoniti, & ftupidi 
gli Angeli, inuedere quello che pate; & 
foffrifce. Si prefume,chequefta Signora, 
conl’altre, che l'accompagnavano;andaf 
fe al Tempio à rédere gratie al Padre Eter- 
no, di quello ,che permetteua uerfo il fuo 
figliuolo; &afpettare il fucceffo di tutto. 
Hfsendo quiui fipuò anco credere, che uid 
de con frettolofo pafloentrare Giuda; il 
quale pentito di quanto haueua fatto veni 
ua peruedere feui poteffle rimediare, e per 
quefto entrò nel Tempio,dove erano mol 
ti Senatori, Sacerdoti,e Scribi. Perches'e- 
ranorepartiti, & una parte diloro accufa- 
Ga Giefuù Chrifto innanzi Pilato; & altrico 

me Caifas fommo Pontefice, & Anna fuo 

fuocero; erano nel Tempio, & rencuano 

Capitolo ; effendo del continuo auifati di 

quanto paffaua, per determinare pri 

che 





























































Genef. 4. 


che conueniffe. Entrò adunque Giuda, & 
gli hauerebbe potuto dimandare la Vergi 
ne quello che dimandò Dio à Caim, fubi- 
to cheuccife fuo fratello: Dimmi doue è 
Abel tuo fratello?Dimmi ò Giuda doue è 
l'innocente agnello & fenzamacchia Gie 
fumio figliuolo etuo maeftro?Quello che 
ti creò Apoftolo fuo,e fuo Maggiordomo, 
con farti altri fauori, & gratie, dimmi do- 
ue'è? doue lo lafci? Se rifpondi, come 
Caim, che noneritù la fua guardia, come 
gli facefti la fpia 2 Se l’auidità di trenta da- 
nari, fucagione diuenderlo; perchenon 
uenifti da me, che io haurci uenduto gli 
miciueltimenti, quando in altro modo n6, 
gli haueffi trouati, & te l'haurei dati .O in- 
grato; che poteui più dare, per far patire à 
mio figliuolo: & molto m'hai dato per far- 
mi meritare, in quello che hai fatto. Se fof- 
fe ftato alcuno nemico; ma tù,;che.ti tene- 
ui per fuo amico, & che mangiaui feco nel 
fuo piatto,all’iteffatauola? ò quanto il tuo 
peccato emaluagità farà deteftabile à tut- 
to il mondo . Giunfe Giuda alla confulta 
conidanari,e gli gettò in prefentia di tut- 
ti, dicendo; Peccai, in uendere il giufto cò 
danno della fuauita. Gli rifpofero,& à 
noi, che ci cale del tuo peccato, doueui 
guardare à quello faceui. Veduto per il me 
{chino apoftata il poco rimedio,che troua- 
uain quella gente , fe ne andò alla cam- 
pagna, & poftofi un laccio al collo , fi 
appiccò ad un’arbore. Reftò la Vergine 
nel Tempio infino all’hora diterza, nella- 
quale fi diede la fententia publica, coritra 
il fuo foprano figliuolo di farlo morire in 
Croce, dopò hauerlo fagellato,coronato 


‘di {pine, con altri oltragi),& fcherni, non 


mai più fatti à perfona humana con tanta 
ignomina,e pena, Publicofii per tutta la 
città,ela nuoua andò fubito al Tempio,do 
ue fece due diuerfi effetti, poicheiPonte- 
fici, & facerdoti fi rallegrorono molto di 
fentirli:&comeuittoriotidiedero fine al- 
la Confùlta. Dando carico ad alcuno de i 
principali, che andaffero à ringratiare il 
Prefidente Pilato, fe già non ui corfe ap- 
preffo alcun ricco prefente,tratto dell’era- 
rio,& fabrica del Tempio dondehaueua-. 
no ancor pigliatiitrenta danari, che det- 
tero à Giuda, poiche pare che fifacefle- 
ro fcropolo di ritornarli in efo, effendo 
prezzo di fangue come diflero ; de quali fi 
rifoluerono di comprare un cimiterio , 

per fepoltura de’ pellegrini,cheera ilcam- 
po d'uno che uendeua herbaggi.Vfciti del 
Tempio èda credere, che alcuno de i più 


Vergine Matia. 





IO $ 


honorati sfacciatamétefi traueftifero per 
metterli doue doneua paffate,e così inco- 
gniti pigliarfi grandiffimo contento di ue. 
derlo. Et altri tenendo la loro faccia fco- 
perta, come Trionfatori del fuo nemico, 
non folo fi contentorono di uederlo paf. 
fare , ma fene andarono al luogo della 
Croce & morte, per uederlo morire,& con 
cenni, e fchernidi bocca, dargli maggior 
paflionenella:croce.La Vergine, dall’al- 
tra parte suftò mille morti. Etancorche ui 
foflero pareri contrari), che lei non do- 
uefle vederlo , ma fi ritiraffe in qualche 
luogo fecreto, & nafcofto; ella ui uolfe 
andare , & uedere in che maniera l'ha- 
ueffe potuto aiutare in cofì fatto tempo 
d’afflittione. Et perciò fi trouò vicina alla 
croce quando morì. Ilteto Euangelico, 
fopra ilquale fi fonda tutto il detto, d'ha- 
uergli portato la nuoua l’Euangelifta San 
Giouanni, &cheella andò al Tempio per 
vedere il fucceffo. Etcheloniddepaffare 
altempo che portauala croce fopra le fpal 
le, è cofa uerifimile , & da credere prefup- 
pofto, che fteffe alla fua morte: & cofilo 
confermala ferittura antica, che è in Gie- 
rufalem, &leftationi nel luogo doue lo 
uidde paffare, & fucceffe quello, che ap- 
preffo fi dirà. Etnondìà picciola occafio- 
ne di contemplatione all'anime deuote 
quello chela facrata Vergine patì in ciaf- 
cun paffo, che fece, uedendolacittà tanto 
piena di gente, ch'erano uenute à celebrar 
la Pafqua fenza gli habitatori propri}, & 
tutti con tanto tumulto so dall'una 
all’altraparte, trài quali; come è cofa or- 
dinaria, donne che fono più tenere,& fen- 
tono naturalmente molto fimili acciden- 
ti, compatendoliconlagrime, vedendo la 
madre di Dio, che piangeua la mortedi 
fuo figliuolo, come poteva in fimile occa- 
fionecontener gliocchi fuoi,che non fi fa= 
ceffero due fiumi, pertutto quello,che 
paffaua in quella morte, che ue- 
deua l'altre piangere . Tut- 
to fi può contempla- 
re,ma non fpeci 
ficare con 














































































































Leuit.14. 


106 Vita della 


CAPITOLO DECIMONONO. 


Come la Vergine uidde menare a craci) Togere 
al fio prettofo figlimolo;& comefitrouo ai 
piedi della Croce nella fuamorte , 


e della (ua fopoltara. 





<=2=29 Ra glialtrifacrificij, checom- 
2 Ve mandò Dio , che fi faceffero 

EX nel fluo Tempio,uen'era uno 

ui applicato per la falute de’ le- 
profi come fi legge nei Leuitico di due paf 
feri, che ammazzandofi l'uno l’altro, al 
vincitore tinto con il fangue del morto, 
dauano libertà. Sacrificio fù quello, che 
f° rimedio di quelliche fono infettati del 






Ta lepra del peccato; il figliuolo di Dio,of- 


ferì al fuo padre eterno, nell’altare della 
Croce, onde nacque, che morendo come 
huomo, reftò morto l'uno de’ pafleri, an- 
corche noninquantoà Dio, & parimente 
lafciò l’altro uiuo, ma tinto con il fuo fan- 
gue;che fù, come dirfi,cheueramente mo- 
riffe Dio. Il mifterio, chei facri Dottori 
vanno inueftigando in quefto Sacrificio, 
è quello,che s'e detto, benche fene potreb 
be allegare un'altro, che gli due pafferi, 
fiano quelli due uccelli divini, che uolaro- 
no fopra tutte le creature, madre, & figli 
uolo, cioè Chrifto,& la uergine, Onde nel 
Sacrificio della morte, che feguì ordina- 
to da Dio per rimedio de' leprofi del pec- 
cato, morfe uno delli pafferi, che fù il ft- 
gliuolo , & lafciò libero l’altro, che fù la 
madre, ancorchetinta del fangue,che ftan 
do ai piedi della Croce fparfe ilbenedet- 
to Giesù fopra di lei. Effendo adunque fta 
to fententiato il figliuolo di Dio à morte 
peril prefidente Pilato, ordinarono i fuoi 
nemici, accioche i fuoi tormenti foffero 


Sacratiffima, 


maggiori, ch'egli fteffo portaffe il lesno 
della croce, nella quale haueua da patire; 
fù quefta una crudeltà non più udita; nè 
fatta in quefto mondo ; perche general 
mente è ufanza, & coftume quando uno 
hà da morire nafcondergli gli itrumenti 
della fua morte,che perciò ficuoprono gli 
occhi à chi hà da effere decapitato perche 
nonueda la fpada,che l’hà da ferire:Al06- 
trario feguì dell'Agnello innocentifimo 
Chrifto,non gli nafcofero la croce, niemi 
coglielaleuarono da gli occhi,mauoMero 
che la portafle fopra le proprie fpalle, ac- 
ciò coniluederla fentifle dolore il fuo fpi- 
rito, & il fuo corpo perilgraue pefo;& co- 
fiueniffeà patire due Croci, avanti che: 
una fue Crocififfo. Che il Redentorenel 
camino s'inginocchiaffe per il fouerchio 
pefo, è cofa uerifimile, che così feguiffe, ef 
fendo molto indebolito sì per le battiture, 
che haueua riceuute come perla mala not 
te, ch'era ftato nelle mani di quei crudeli 
manigoldi, aggiunto è quefto l'havere.il 
capo tutto macolaro dal tormento della 
Corona di fpine il pefo della Croce, che 
fopra dife portaua, & la fretta delcamina 
re,neuolendofi aiutare della virtù diuina; 
& forz: della fua divinità, per femareal- 
cuna parte della paffione,che gli procura- 
uanoifuoi nemici, Stana la Sacrata Ver- 
gine afpettando che paflaffe; vidde di lon- 
tano rilucere l’armi, uidde lo fendardo 
Imperiale, & le bandiere deiminiftri di 
giuftitia; avicinandofi più udì letrombe, 
melte, & dolorofe,che feconde l’ufo de 
Romani, doue haucuano giurifditrione in 
fimiliattifiportauano. Vdiancoralauoce 
del Trombetta il quale diceua, che per 
chiamarti Rè de i Giudei, &'che feduceua 
i popoli,locondannauano è morte. Con- 
fiderifi quello, che la Vergine fentiua in 
uedere,& udire cofihorrendo {pettacolo: 
Et quefto non fù folo, perche ui fiaggiofe- 
ro demaggiori,eciò fù il uederein mezzo 
della Turba il fuo figliuolo , chè haueua 
partorito, dico il buon Giesù; ilquale uid- 
de conifuoi proprij ueltimenti; hauendo 
cofi ordinato i Giudei, accioche foffe da 
tutti conofciuto ; lo wuidde coronato di fpi- 
ne; uiddela fua faccia tutta peRa,liuida,& 
fanguinofa, &conla Croce fopra le fpal- 
le;il pefo della quale era fmifurato , & egli 
fi fentiva cofi fiacco, che una volta singe- 
nocchiaua, l’altra cadeua interra, & l’aiu- 
to, che gliporgeuano per farlo riforgere, 
era il darli afpriffime baftonate&tirargli i 
capelli & Rrafcinarlo conlacorda, cheha 
ucua 








ucua legata alcollo, &con tutto che da gli 
Euangelifti.non uenga ciò efplicato, ma 
folo narrinodelle beffe , dilpreggi,.& mal 
trattamenti,che gli fecero,dandogli ceffa- 
te,&fputandogli in faccia , s'intende non- 
dimeno; che cofi feguiffe.L'Agnello fenza 
macchia alzaua ifuoi occhi mirando che 
alcuno deifuoi difcepoli l'aiutaffe à quel 
punto, Pietro (dicendo) doue fei ? perche 
non miuieni ad aiutare in quefto. paflo ? 
Giouanni mio caro, come horami abban- 
doni? Etuoi madre mia,che fate?fapete pu 
reimieitormenti,fe gli fapete,comeui co- 
tenete di non uenire è uedermi?Che fe be- 
nenon maiutaffi i portarla Croce, conla 
fola uilta di Voi, fentirei qualche confor- 
to, per paffar queta graue amaritudine, 
Sente la Vergine quefto fatto & ( confor- 
mealla Stationediquefto luogo , che;è in 

uel camino di Gierufalem) s intende che 
i fpinle conimpeto per mezzo della gen- 
te, & andò adabbracciarfi con il {uo figli- 
nolo; figliuolo delle mie uifcere(diffe)ec- 
comi qui, & patifco quello,che patite uoi, 
& defiderarei fentirlo io fola , purche non 
lo fentifte voi. Prefe il figliuolo di Dio,ue- 
dendo la fua Sacrata madre quelconfor- 
to maggiore che amandola si caramente 
intaltempofipoteua riceuere.I miniftri di 
siuftitia gli fpartirono, ancorche niuno 
d’efli gli ufaffe difcortefia;ne dicelfero pa- 
rola dishonefta alla Vergine, conofcen- 
dola per fua madre, &z.fapendo; che gli era 
lecito quanto faceva. Quelle fante don 
ne, che l’accompagnauano, & altre, che 
ufciuano à vedere quell'horrendo fpetta- 
colo, cominciaronoun canto mefto & do 
lorofo, il figliuolo di Dio gli diffe cercan- 
do confolarle,fcordatofi ogni fua pena. Fi- 
gliuole di Gierufalem non piangete ue- 
dendomi patire, perche patifco peril ben 
uoltro. Seuolete piangere, piangete fopra 
diuoi altre, & fopra1 uoftri figliuoli: Per- 
che fe nell’arbore uerde fi fà quelto che fi 
farànelfecco? fù come dire; Poiche il mio 
padre eterno permette, ch'io fia colîtrat- 
tato fenzhauerli fatto offefa , che farà di 
quelli che così mal mi trattano? Il Signore 
paflò auanti,& la Vergine feguì il fuo uiag- 
gio contemplando quel pretiofo Teforo, 
che per ilcaminolafciaua del fuo fangue, 
& nonin picciola quantità . Arrivato che 
fù al Caluario il Redentore, fenza dilatio- 
ne alcuna i manigoldi follecitati da iPon- 
tefici, & Senatori, che dubitauano,che per 
qualche nuouo accidente , fi poteffe riuo- 
care la fententia, fapendo, chela propria 


Vergine Maria. 































































107 
moglie del Prefidéte Pilato ftudiaua egli 
inviava calde richiefte fopra di ciò ; però 
conla maggiordiligentia lorocercauano 
che quanto prima fofle pofto.in Croce, co 
me feguì; non reftando la Vergine di fen- 
tirenuoui dolori quando nel Caluario udì 
il battere de martelli, che paffauano con 
duri chiodi quelle mani, &,piediSacro- 
fanti del fuo figliuolo, & fuo Dio,& molto 
più uedendo alzare in alto,con quello fpet 
tacolo ignominiofo, & ea &ignu- 
do innanzi àtanta gente, colui ch'eral'iltef 
fahoneftà, corrédo riuoli di fangue perle 
braccia, & per ilcorpo fino all’unirfi con 
quello che uerfava da i fuoi piedi,facendo 
fene ditutto un fonte diuita;le grida de'cir 
coftanti che fileuornoinunmomento,co- 
me fù veduto, effendo.infiniti coloro, che 
fitronarono in quefto luogo il uederlo pa- 
rimente fopra la Croce conla pena terri 
bile; che fentiva quando ilcorpo aggrauò 
le ferite dellemani, uederlo leuare gli oc- 
chi al fuo eterno padre,& non per doman- 
dare vendetta di quanto cofìfuor diragio 
ne gli haueuano fatto, ma per:pregarlo, 
che gli perdonafle comeignoranti, uede- 
re ancora le beffe,e fcherniche gli faccua- 
no i fuoi nemici;ch'erano mefchiati tra l'al 
tregenti , & iluedereche ponefTero duela 
droni in due Croci, uno per parte, acciò 
che foffe riputato fimile à quelli, tutto que 
fto gli aggiungeva tanta pena, & dolore, 
che fù miracolo il non morire intantafflit 


tione ficome afferma Santo Anfelmo,& ui D.Anfel.lib. 


aggiunge che tutto quello che patirono i 
martiri tutti, fù niente rifpetto à quanto 
fentì la Vergine, fcorgendotanta paffione 


nel fuo figliuolo.San Bernardo, SantoIlle D. Bern. în 


fonfo, dicono, che fù martirela madredi 
Dio a’ piedi della Croce & che può, & de- 


ue effere numerata tra quelli,che patirono D. Ilefon.in 


maggior martirio, & fe bene era tanto ec- f 


cefliuo il fuo dolore non daua però uoci, Virginis, 


nè gridi,nè grafharfi la faccia,come foglio 


no farein fimilcafo, altre donne. Canilio, PET TRRLLA 
& primo dilui Caietano, riprende i dipen B.Vire.lib.4. 
tori, che dipingono a’ piedi della Croce la c.26 


Vergine tramortita , perche non fù così, 
anzi mai uenne meno, perche nel tempo 
che fi fuffe tramortita haurebbe perlo di 
meritare, & non è uero, che in tutto quel 
tempo,lamadre di Dio reftaffe di non me- 


ritare grandemente, Sant Agoftino dice, D.Auguft.ad 


che gettaua moltelagrime & piangeva né 
folo la morte dì fuo figlinolo, mala fenten 
tia eterna fopra i Giudei. Elendo la Vergi 
ne appreffola Croce, & trouandouifi l'Eua 
gelilta 













gelita San Giouanni,il Redéntore affifsò ‘tati da Lucà Gaurico in vin'Trattàto; che fé 
| gliocchiinlei, & gli diffe: Donna, vedete cedell'Eclifle iniràcolofa nel'giorao'della 
{(LNIK la iluoftro figliuolo,accenandogli l'Esian- morte di Chrifto, La Sacrata Vergine con 
| | | gelifta, alquale anco dille: Vedete là uo» tutto , che fino a quel puntojs haveliasfor 
| ftramadre moftrandoglila Vergine.Sant zata grandemente intaceree fofferire; per 
i b.Amb.ine Ambrofio,Sant'Hilario; San Gio:Chrifo- non aggiungerè pena al fuo benedetto fiz 
Hi ill $.Luce. —ftomo, dicono che in cofa alcuna puote sbatte che diwerfe uolte, af 
MEI nti moftrare meglio il figliuolo di Diolamo- filfando in leigliocchi, fentiua alcunicon- 
BII D. Chrifot. re,che àfuamadre portana quato che Rido ‘forto in mirarla uedendolo hota morto 
! homil. 45.in pieno didoloriin Croce; aftiffareinleigli ‘cominciarono'èfargran dimotrationele 


| | 108 Vita della Sacratiffima 















































| Sa occhi; & vedendola méftiffima quafi fcori 
| “datofi della fua paffione uolerla confola- 


re, con dargli S. Giouanni per fuo figlito- 
Jo. Innocétio Papa dice,chegliela raccom 
mandò eflendo egli Vergine, &che per: 
ciò!achiefa lo nomina :dueuolte nel Cal 
nonedella mefla, uno per Apoftolo , l'al: 
tro per Vergine.BattiltaMantouano dice; 
Che Chrifto chiamò'la Vergine donna } 
perche ilnome dimadte èreneriffimo:& 
fubito:tiralelagrime à gliocchi  come!sè 
detto nel miracolo delle nozzè dowegli 
diede. il medefimo nome, &nonuolfe af 
fligerla più diquello, chela niddeafflitra, 
Gran dolore hebbe la Vergine quando 
vidde paffare il fuo benedettofiglivolo c6 
la Croce infpalla,fugrandiffimo ilfentive 
i colpi, quadoloinchiodarano molto più; 
quando lo uidde alzare ignudoin alto,in 
uilta.di tutto il mondo, tuttoimpiagato îl 
duo facrato corpo,ma fopra ognialtro do» 
Jore,reputopiù.ecceffiuo, quando accenì 
nandoliSan Giouanni gli diffe;Donnaue 
detelàiluoftro figliuolo, queto fenza du: 
bio fù dolore inefplicabile;perche poteva 
dire figliuolo mio, io nonmiuergogno di 
“efler uoftra madre, ancorche io ni.uegga 
intal maniera:pofto fopra la Croce, anzi 
mi tengo per quefto auéturatiffima,molto 
vale il uoftro nepote Giouanni, che mi da- 
te;Ma gia uedere figliuolo delle mie uifce- 
re quanta differéza,ètrà Dio;chefete Voi, 
& l'huomo, cheè lui; Giunfel'horaal Sal. 
uatoredi fepararfil'anima delcorpo, & co 
me dice San Paolo, fpargendo lagrime, & 
dandouna gran voce, moftrando che non 
per debolezza moriua, come gli altri huo- 
mini diffe (&loriferifce San Luca) Padre 
nelle tue mani raccommandolo fpirito 
mio, & detto quefto inchinò la tefta, & fpi 
rò effendo hora dinona, &laterza uerfo il 
tardi, giorno di Venerdì, nel Plenilunio di 
Marzo; dietà di trenta due anni, tre mefi, 
&dieci giorni,fec6do che affermano Ap- 
pollinare Vefcouo Laudicenfe;& Vittorio 
Lemonicenfe, il Maeftro delle fententie, 
Nicolò di Lira, & Giouanni Lucido; reci- 


fuelagrime,lequali prima ritésneva nel'pet 
to, cominciano horai fuoi ridi @pianti, 
con tutto che fenypre con'tfiolta ‘giuità 
fenza palarceiterminiciuili, O»Padre eter 
no:(dicea) come'hauete perielio quefto 
nel'uoftro figlinolo tanto diletto? Volefti 
che morifle, perohe dunque permettete, 
che viva la iva'atfitta madre?Se foflimor- 
ta vonlui haurei fentito minor doldresche 
hora non fentouitendo fenzalai;deh figli 
uolo delle mie uifcere che purenimesto 
morto, per quelli, à iqualifempre facetti 
bene, & con tormenti tali jche maî fimilî 
pati huomo nato, deb figliuolo Gionafiti, 
deh Maddalena figlivola che èideluo@ro 
Maeftro?Vedereloin quellaGrotamiràfe 
telo:conofcete, poiché iotaven dé lol par? 
toritoappenaloconofco, affifava fitbito 
gli occhi nel Redentore, &dicetiamAhiche 
farà dixme folas & più foladi ditrell'altre; 
pchem'hauetelaftiatrafizlinolomio,'e tut 
tomio:bene;giufto éra,che foffeandara io 
innanzi, & che noi.hauetti ferrati imieioe 
chi ‘nella morte miailo di età piùmarttà) 
uoi nel fiore dalla vottra gionentà.Perche 
uolefti,ch'io reftaffimorendo noièg féuòo- 
leuatemorire intale'età; perche non mi fa 
cefte uoftra compagna è Quando maij di- 
poi, cheui ho partorito mi feparai dauoi 
fenza voftra volontà ?Vna volta vi perfi ef 
fendo uoi di dodecianni, &penfai perder 
la uita per l’ecceffivo dolore, & non pi- 
gliairipofo fintanto, chewhebbi trovato; 
adunque: Amor mio, perche m'hanetela- 
fciata?Chi poreui condurre in uoftra com- 
pagnia che ui amaffe quanto ui amo io? 
Voilo fapete, che a ifupremi Serafini non 
cedo ioinamarui. Mafe amate uoi me più 
di quello ch'io amo voi (che sò, ch'eilaè 
cofi)comeuicoportafti di lafciarmi,come 
nonuiafflifle più quefto, che la morredpet 
cioche più fi fuole fentireil partire;:cheil 
morirtra quelliches'amano di cuore? Ah 
figliuolo mio, & perche già che mi lafcia- 
fi, &ile ne andaftefti la uoftra uolétà ché 
io doueffi uederui, cofi mal trattato co- 
mehora uiueggo tanto differente da quel 
lo 














lo, che folcuomirarui ?Vi houeduto bam- 
Lino nelle mie braccia tanto leggiadro, & 
amabile che gli Angeli, fe gli foffe Rato 
conceflo , haurian cercato di rubbarmiui. 
Chi maiuiddelauoftra faccia nella quale 
gliiftefi Angeli fi fpecchiavano,&io remi 
rauatanto gratiofa& horala uegga cofi di 
taniata; macilente,&imbrattata? Chi uid. 
demaiqueiuoftri occhi, che rallegrauano 
laterra,eil Cielo,cofi lucidi,crifplendéti, 
& horali uegsa lividi , & ofeùri ? Chi mai 
uidde quella noftra bocca che innamora: 
va ,/& ardevia nelfuo amore ogni agghiac- 
ciatocuore; &horala uegga infanguinata 
c fmorta? Chi uiddeii capelli dorati deluo 
Rro capo, quandoioli pettenauo,;&orna- 
uo con qualche ghirlanda dirofe;& fiori, 
&hora gli miri difordinati, & inluogo di 
ghirlanda coronato difpine? Chi'uidde 
la uoftrabarba ordinata; & la weggahora 
rabuffata?Iluoftro cofpo intutto tito per 
fetto,& proportionato,fenza potereoppo 
nerecofa alcuna,è lo uegga hora fenza ef 
ferui parte, chefia degna di efferueduta,& 
che:non'fia tutto.languido correndo fan- 
gue?Chì mai uidde in uoi quello,che hò ue 
duto 10,& ui mira,come io ui miro?che con 
folatione fentirà nel uederui ? particolar- 
mente l’afflitta,& fconfolata madre,che ui 
partorì ? Dichimi deuolamétarein tanto 
dolorofo cafo, poiche il fuo padre eterno 
uolfe che moriffe? Ne meno di:quelli.che 
io poferoin Croce poffo lamentarmi,poi- 
cheignorantementelo fecero,i quali fe ap 
pieno l’haueffero conofciuto,non l'hareb- 
bono trattato di quefta maniera; Solo mi 
dolgo del maledetto peccato , checommi 
fe colui, che mi leuò miofigliuolo, & mi 
priuò del mio Dio, & Signore, colui che 
mel'hà fatto morire. Vn folo conforto mi 
refta; il qual è,che già ilmio male,& pena, 
è giunta àtal punto, che n6 pare poffibile 
poter paffare più oltre.Quetfte Scaltre fimi 
li coferagionaua la Vergine fenza che al- 
cuno delli affitenti poteffero dargli alcun 
conforto : poiche ciafcuno d'effi ftaua tato 
afflitto, che troppo n’haueua bifogno per 
fe, pafandoin quefto, uenneuno manda- 
to dal Prefidente Pilato, che alli giuftitiati 
nelle Croci doueerano non effendo mor- 
ti gli foffero fpezzatele gambe, accioche 
moriffero,innanzi che cominciaffe la folen 
nità della Pafqua.Fù efequito quefto nuo- 
uo tormentone i due ladroni con gran 
crudeltà, è cofimorirono,ma pare per ciò 
chela Vergine poteffe alquanto confolar- 
fiper efferil fuo figliuolo morto foffe libe 


Vergine Maria, 


109 


ro da quel nuoto tormento, ancorche uno 
dei foldati, che quiui fi trouauano di guar- 
dia finchefoffero morti,fecondo illoro ca 
ftume & per quello che fi può congiettura 
re,fù così,pagadoloi Prencipide facerdo 
ti, per reltarintutto ficuri della morte, gli 
diede*una lanciata nel coftato deftro ap- 
preflo al cuore, della quale ferita ufcì fan- 
gue & aqua, Retandone la chiefà arric- 
chita coni Sacramenti, che di qui fcaturi- 
rono. Gioab pafsò con tre lancie il cuo- 
redi Abfalon, qui con un colpo di lancia, 
fi paffano tre cuori; l'uno del figliuolo di 
Dio,della Madre, & di San Giovanni. 0° 
quato fentì la Vergine quefto colpo; firca- 
fa repentina certo perche pareva, che già 
nonreftaffe loro più che farc;contra quel 
lo è cui haueuano tolta la uita.Etancorche 
i torméti,che gli baueuano dati inuitafof. 
feroripartiti tra'l figliuolo, &la Madre,ho. 
rareftandogià morto il figlinolo,lafcià fo 
lalaMadre,che ciò patiffe.La Chiefa cato 
lica,fignificando la crudeltà che fi fece qui 
ui nel facrato corpo del fuo fpofo già mor 
to,catainun hinno della Croce,deue chia 
ma dolce la Croce,dolce i chiodi, & crude- 
le lalancia per hauerlo ferito già morto, 
ch'è maggiorcrudeltà , chefe fofle fato ui 
uo. Paffato quefto nembodicrudeltà , che 
lafciò affittifima la madre di Dio, alzan- 
do gli occhi dolorofi,uidde gente che ufci- 
ua dalla città eandaua alluogo della Cro- 
ce,ela caufa era;perche Giofef,difcepolo 
occolto di Chrifto ueniva conlicéza di Pi- 
lato perleuareilfacrato corpo dalla Cro- 
ce, & dargli fepoltura, efendofi unito con 
eflo Nicodemolitterato,& huomo princi- 
pale trà i Giudei; ilqualeuna notte hebbe 
lungo ragionamento con Giesù Chrifto,; 
& quantunque fuffe Farifeo gli retò mol- 
to affettionato, il quale in quefto rempo 
comprò quafi cento libre diuna miftura di 
mirra,& aloe;E lamirralagrima;e liquore 
d'unarbore di Arabia fpinofo, & duro,al 
to cinque cubiti, & di fcorcia molto lifcia, 
& foglie come di olivo, & è calido in fec6- 
do grado,& preferua da corrottione.L’'A- 
loeè fugo è liquore quagliato chiamato 
Zauira. Etilliquore fi chiama aziuar, & hà 
l'iftela proprietà della Mirra di preferua- 
re icorpi morti da corrottione,con quefto 
venne Nicodemo per ungere il corpo del 
Redentore, com'era coftume de’ Giudei, 
Giofefportò i lézuoli,& pereffertutti due 
perfone di qualità doueano hauer feco fer 
uitori, efamegli,e cofi fù poffibile,che ue- 
dendoli la Vergine,fi affigeffe dinuouo,te 
mendo 


















































Luce 2. 


TIIO 


inendo, che uenifferoà dare altri tormen- 
tial fuo benedetto figliuolo« SanGionani 
gli conobbe, & afficurolla, che non erano 
memici quelli, cheuenivano,ma amici, & 
che poteua effere che ueniffero per dare fe 
polturaal fuo Maeftro. La vergine uden- 
do quefto,&$ià quelli auuicinatofisdi nuo 
uo hebbecommodo di poter cò efli doler- 
fi, &effidirli alcune parole di confolatio- 
ne, e dimandargli licentia perleuare il Sa- 
crato corpo dalla croce: La quale ottenu- 
tacon ogni rifpetto, eriuerenza,non fen- 
za molte lagrime;con l'aiuto dell'Euange- 
lifa San Giouanni,fconficcorono, edepo. 
fero della croce il Redentore, &lo diede- 
roalla vergine,&ellatenendoloà fe gion 
to dopò hauerlo abbracciato molteuolte; 
accoftandoglila fia faccia, e bacciando le 
fue piaghe pretiofiffime, fî lamentaua di- 
cendo quette;ò fimili parole. Deh figliuo- 
lo mio, &quanto tramutato mi uenite da 
gli huomini prefentato,da quello,che à lo- 
ro ui diedi. Io ui diedià effi cofi bello, ho- 
ra mi uitornano cofi trasfigurato. Viuo ui 
diedi; hora morto ui ticeuo; Io ui diedià 
loro per confolatione fua , hora mi ui ren- 
dono per miodifcotéto. Ah figliuolo imio, 
&comei doloride’ qualimi liberafti quam 
do vi partorì, hora hò fentiti duplicati nel. 
la uoftra morte. Ahi Santo vecchio Simeo 
necome midiceftiiluero scheun coltello 
didoloretrappaffarebbel'anima mia,non 
già uno , ma mille hoggi mel'hanno trap- 
paffata. Ah figliuol mio, chehormaiimici 
occhi fiftancano;, &lelagrimegli manca 
no da piouerne, lamia lingua fi ftanca an- 
cor efla, egiàlemancanole parale da pro 
ferire, &miauanzano l'anguftie, e dolori, 
per cui patifco, e piango . Con quefto tor- 
nauala vergine à cogiungere la faccia fua 
con quella difuo figliuolo, reftando tan- 
to trasfigurata,che poca differenza parcua 
dall'una, all'altra faccia. Leuoffi fubito da 
una parte San Giouanni, & dall'altra la: 
Maddalena, &l'altre Sante donne; lequa- 
lihauendo fatro alquanto d'officio pure di 
confolatione, mifero da parte purun po- 
coil fuo dolore , & procurarono confola- 
relavergine.Giofef, e Nicodemola pre- 
garono,attefo che ueniua la notte,&la fo- 
lennità della Pafqua s'auuicinaua, che gli 
deffeluogo per dar fepolturaal Sacrofan- 
to corpo, la Santiffima verginelo concel. 
feàiloro prieghi,e dimande.Haueua Gio 
fefiui uicino doue fu crocififfo Chriftouna 
fepoltura cauata di nuouo nella pietra den 
troun'horto,; c'hauena fatto per fe, & non 


Vita della Sacratiflima 


ui era ancora ftata fepelito alcuno. Quiui 
ripofero il Sacrato corpo del Redentore, 
& poftolo in effo ferrarono la fepolwra, 
ilche fuferrarealla vergine unbreue con- 
forto,che le reltauauedendo che di qui: 
ui fi doueua partire, 8 lafciarlo; ilchefece 
ella à preghiere di quella Sata compagnia 
conla quale fenetornòdin Gierufalem,nè 
molti paffi faceua; che.nom;fi uoigelle al 
luogo doueripofana.il corpo facraziffimo, 
aggiungendo fempre parole dinmiolto: do- 
lore; Etpe'bcamino; penfo.io, cheuedef- 
feifoldati,chedallaCittà giuano al fépol- 
cro per guardare,il.corpo del Saluatore 
periltermineditre giorni , cofì comman- 
dandolo Pilato à inftatia de i Prencipi. de 
Sacerdoti;chediffero cofi conueniua fare; 
actiochei fuoi difcepolinonlo trafportaf- 
fero,& publicaffero, che fofle rifufcitato, 
affermando,comeeglipoco prima l'haue- 
uadetto,& era in bocca dimolti del popo- 
lo;Non fapendo la Sacrata vergine èche 
fare andaffero, dubitò che foffero perle- 
uarlo ‘da cofihonorata fepoltura; poiche 
chi l'haucua fatto morire di coliuèrgogno 
fa morte, nonhauriano hauuto perbene, 
che.cofimorto, foffeftato ripofto inluogo 
tanto honorato.Se gliuiddela vergine, & 
fedubitò,cheandaffero per farli alcuna uil 
lania, è.dacredereche uolefle anco ritor- 
nare per diftorgli, fegli foffe ftato poffibi- 
le, con lelagrime,& prieghi pietofi,ma!fat 
ta certa dell'intentione,con la quale anda- 
uano ; entrò nella città, & licentiandofi 
Giofet,&Nicodemo, gli ringratiò di quan 
tohaucuano fatto.Ritornofli quefta Signo 
ra nella propria cafa doue Chrifto cenò cò 
i fuoi Apoftoli, & ferrataliinuna camera, 
futanto grandeil dolore; che di nuovo la 
oppreffe, chefaria tato fufficiente à leuar- 
gli lauita, ma gli prouidde Dio, con;un 
fubito penfiero, &memoria della fua glo- 
riofa rifurrettione, della quale fperaua ; è 
fempretenne fermamente, che doueua ef- 
fereilterzo giorno. Gli fopragiunfe fabito 
undefio ardentiffimo di uederlo rifufcita- 
to. Coficomela Madredi Tobia afpetta- 
uailfuo figliolo ,chetornaffe di doue era 
ito, dicela divina Scrittura, che pregaua 
conlagrime continue & diceva; Ahime 
ilmio figliuolo , douelo mandammo pel-, 
legrino, lume de gli occhi noftri, baftone 
della noftra vecchiaia, conforto della no- 
ftra uita , & fperanza della noftra pofteri- 
tà? Della ifteffa maniera doueua dire la 


benedetta Vergine. Ahime il miofigliuo-, 


lo, douel'hanno mandatoi peccati degli 
huomini, 































































Tobie 10. 


| 
| 


î 
| 
\Iob, 19, 


| 
I 
I 
| 


Canifius de 
B.Virg.lib.1. 
an Inicio. 





huomini, peregrino, perterreftraniere, fe- 
parate da ogni conuerfatione de gli huomi 
ni, lumedegli occhi miei, quando ui ue- 
drò ? baftone della mia uecchiegza, con- 
forto della miauita, & fperanza dituttigli 
huomini. Quelto doueua confiderare la 
vergine, & ficomelamedefima Anna che 
ftaua mirando per le ftrade; quando ue- 
defleuenire fio figliuolo, cofì quefta Si- 
gnora molte uolte , uolgeva la fua faccia 

er mirare fe l'haueffe ueduto. entrare per 

a porta della camera, doue ftaua; Et in 
quefte contemplationi, & defio pafsò tut- 
to ilreftante del venerdì, & tutto il Sab- 
bato,infinvalterzo giorno,nelquale Chri 
fto rifufcitò. 


CAPITOLO VENTESIMO. 


Come Gief Chriffo apparne rifufcitato alla 
fua Sacratifftima Madre, della (ua fa- 
lita al Cielo, > uenata del- 
la Spirito . 










74 E nt Re cheil patientifimo 
{2 Giobfitrouaua oppreffo da i 

|| fuoitrauagli, fece proua ditut- 
AD, ti quelli, confiderando è i ri- 
medi}, che haueua per poterli foffrire; & 
molto bene contrapefato il tutto diffe; So- 
lamente mifonoreftate le labbra appref. 
foi denti. In quefto diede ad intendere 
la grande afflittione che lotrauagliaua, il 
molto Religiofo , & dotto Pietro Canifio, 
dice che quefte ragioni molto bene fi con- 
vengono a Giefu Chrifto Noftro Signo- 
re polto nel golfo delle fue afflittioni, & 
travagli, al quale folamente reftarono le 
labbra appreffo a’ denti; Intendendo per 
laobraleMarie,alle quali per effer donne 
glicouiene molto bene il nome dilabbra, 


veri a 35 


Vergine Maria. 


III 


che ècarne delicata, & gentile; dovendo 
chiamarfioffi forti ,& durii difcepoli, per 

effer huomini.Soggitige, che fonolabbra 

ancora appreffo i denti, donde efce la uo- 

ce, & dichiara i concetti delcuore ; perche 

le Marie perfeuerandoin feruire, &hono. 
rareilcorpo del fuo maeftro, nonl’abban- 
donando,nè fcordandofelo,ancorche po- 

fto.nel fepolcro, masìbene portando un- 

guenti pretiofi,co i quali l’ungeffero lo vid 

dero rifufcitato, prima de gli Apoftoli, & 

furono labbra ueramente,ò bocca di Dio, 
publicando la fua fantiffima rifurrettione. 

S. Luca dice, che il Venerdì di fera lafcian Luce 23» 
do fepolto ilcorpo del Redentore, Maria 
Maddalena, & l'altre entrando nella cit- 

tà, prouiddero d'unguenti pretiofi,& odo- 

riferi, perungerlo. Percioche per comin- 

ciarfila folennità della Pafqua in quella 

notte, firipofarono fino al giorno feguen- 

te. che fuil Sabbato,non:effendolecito fe- 
condo la legge occuparfi in alcun eflerci. 

tio corporale , ma uenendo la notte della 
domenica della quale paffata la maggior 

parte tuttiinfieme d’accordofi leuarono, 

& con gliunguenti che haueuano apparec 

chiati, cercarono di andare alla fepoltu- 
ra, &èdacredere, chenon folo, lo com- 
municaffero con la Sacrata vergine; Ma 

che lainuitaffero, fe uoleua andare con ef- 

fe percofi pia opera. La vergine, ch'era 

molto ficura,come dice San Bernardo,del D. Bernar.in 
la rifurrettione di fuo figliuolo , chedoue- tra. de pat 
ua effere molto prefto,li fcusò diandarni, fone Chit. 
ereftò nella fua camera. Douenell'appa- 

rire dell'alba, che fu appunto l'hora nella- 

quale Chrifto rifufcitò, accompagnato da 

quelle fante anime, che liberò dalLimbo, 
uolfeuifitare primadi tutti la fua Sacrata 
Madre, fi come afferma Sant Ambrofio, DART 
Sant Anfelmo. Ruperto Tuicienfe, Nice. D, HELL, 
foro Califto , & altri,contutto che fia nero exceliétia vir 
che dice San Marco, che appariffe prima purt. 

x 5 È - Rupert. li. 74 
à Maria Maddalena intendendolo quelti x iinisae 
Auttori, che ciò fula prima apparitione di ficc.s5. 
quelle, che raccontano gli Euangelifti li Niceph.li. x, 
quali non fanno mentione di quella, che ©3* 
fece alla Vergine, cofipertenerla perco- 

fa certa, & manifefta, che cofi faria ; co- 
me per non efferui bifogno del fuo tefti- 
monio in talcafo; perche clfendogli Ma- 
dre,quelli che ono oftinati, & di duro cuo 
re,haueriano potuto pigliare fufpetto. Sta- 
ua la Verginecon grandeanfietà, e defio, 
chearriuaffe l'hora; & effendo giunta udì 
appreflo la fua ftanza un canto diuino di 
K3 molti 





















































{12 Vita della Sacratiffima, 


molti Angeli, che ueniuano cantando, tut- 
ti allegri; pieni di gioia dauanti al fuo Re,e 
Signore,entrarono tutti in un drappello in 
forma uifibile,& che poteuano elfer uedu- 
ti, doueftaua la Madre di Dio, e fi pofero 
inginocchi intorno diefla, cantando, Re- 
gina del Cielo rallegrateut, percioche co- 
lui che meritafti portare nel uoftro uentre, 
&Iouedefti morire fopra la croce già è ri 
fufcitato, entrarono fubito ; quei Santi Pa- 
triarchi, & Profeti, & tutti fecero gran ri- 
uerenza alla Vergine. Tutto quefto ancor- 
che gli foffe di fommo contento,fu niente, 
fino che non uiddeil fuo figliolo, ilquale 
non uolendotenerla più fofpefa,fegli pre 
fentò innanzi, allegro giocondo;con gran 
chiarezza, &Maeftà, con le braccia aper- 
te; Comela vergine lo uidde, fi leuò sù, & 
corfe con prefto paffo,abbracciandofi am- 
bidueteneramente.Oh figliuolo delle mie 
vifcere,diffela Madre, fete voi ò pur lo.fo- 
gno, & pur mipare cheui uegga ? Io fono, 
madre mia, diffe il Signore ; Ceffino hor- 
maile uoftre lagrime, non più vergine glo 
riofiffima uivegga ioafflitta,già inoftritra 
uagli,quali fono miei,fono finiti, da hoggi 
auanti hà da effere allegrezza, & conten- 
to .La vergine dinuouotornò adabbraî- 
ciarlo,non potendo à pena formar parola. 
Hauceua conferuato quefta Sighiora alci- 
ne lagrime, che perl’acerba pena reftoro- 
no; fenza ufcit fuori; hora l'allegrezza le 
mioftra : & cofiufcirono in copia perla gri 
tenerezza , & giubilo. Quando poi puote 
parlare,lo ringratiò innome di tutto il ge- 
nere humano, per il quale hauewa dato in 
predalauita fua,morendocon tanta igno- 
minia. Parlò coni Santi Padricontnolto 
affetto, & fpecialmente c6 l'amato fiiò fpo 
fo Giofeficontfuoi padri,& madre; Gioa- 
chino,&Anna co il Battifta,& altrijhauédo 
li quelli dato il buò anniitio della Rifurrét- 
tione di fuo figliuolo. Il quale fiori fitrat 
tenne quiuitroppo,ma ifpeditofidalla ver 
gine lafciandola molto confolata;fe né an 
dò alla fepoltura:& traueftito in formia di 
hortolano,fimoftrò allaMaddalefia;é do 
pòcefTa, all'altre Marie; à San Pietro;& alli 
due difcepoli, che andauano in Emats, & 
poila fera à gli ApoRtoli,. da Tomafo in fuo 
ri, i qualifitrouauano cégregati nel Cenà 
colo. Paffati otto giorni apparfe di mede- 
fimi; & nell’iftefo luogo; eeridoiii con éfr 
fianco Tomafo. Appatue diuetfe altre vuol 
te per fpatio di quaranta giorni;che differì 
la fua falita al Cielo; & è da credete;ché la 


più parte di quefto tempo; lo douette cone 
fumare il Saluatore conla fua Sacrata Ma- 
dre , conferendogli fecreti ineffabili, & 
dandogli ammaeftramenti, come done ffe 
gouernarfi coni fuoi Apoftoli, & difcepo. 
li, dopò la fua falita al Cielo, dicendogli; 
Che non conueniua peril beneficio ditut 
toilgenerehumano, che inun fubitoman 
caffe infieme con lei; ma erabene, che per 
qualche anno farli compagnia, acciò,gli 
delle animo, & fauore , con gli quifi, & rif- 
folutioni, che darebbe loro in ogni cafo 
difficile, che li potelfe auuenire; & infieme 

confolarli conla-fua uifta,in quefto fi con- 
fumarono li quaranta giorni ; alla fine de 
iquali, effendo congregati nel Cenacolo 
la Madre di Dio, conla Maddalena, &ab 
tre Sante donne con gli Apoftoli, & difce- 
poli,& molta altra gente, gliapparue il Re 
dentor del Mondo,e dopò hauer mangi& 
to, hebbe con effi diuerfi ragionamenti, e 
gli riprefe dell'incredulità,c'haueuano ha- 
uuto, & più uno. chel’altro della fua Rifur- 
rettione, commandandoli, che andaffero 
à predicare il fuo Euangelio à tutti glihuo 
mini, battezzando tutti quelli, chel'accet- 
taffero, in nome del Padre, delFigliuolo, 
& dello Spirito fanto. Et quefto fu fecon- 
do alcuni Dottori, il dargli grado, € degni 
tà di Vefcoùi; Tenendo giàl'ordine de Sa- 
cerdoti , dopò lacena che fececon éfli in- 
nanzila fua morte; &promettendogli,che 
mandaria loro lo Spirito fanto prima che 
paflaffero molti giorni, il quale farebbe 
coneffo loto, fino alla fine del mondo, il 
cheuieneintefo del SantiffimoSacramen 
to dell’altare, doueè GiefuChrifto, reale 
&ueramente la fua diuinità,& humanità, 
anima, &corpo fotto le fpetie dell’hoftia.. 
Ciò fatto gli leuò di quiui, & andò uerfo 
Betania inuna folénne,é ordinata procef- 
fione.Vfcirono da Gierufalem poco dopò 
niezo giorno; e giunti appreffo la villa, fi 
fermò il figlivolo di Dio ini un Monte chia 
mato Oliueto ; Tutta quella gente fe gli mi 
féintorno gli Apoftoli, & prima dilorola 
Sacràta versine fua Madre, con la Madda 
lena; &caltre fante donne; che l'accompa- 
Snaugnò di quiui fi fpedì il figliuolo dalla 
Madré; con quefte ò fimili parole: Dolcif 
fina Madre mia; tempoè, ché io ritorni al 
ifiio Padre già che refta adépito tutto quel 
lo; perche mimandò al mondo. Mi farià 
nolto grato condurui meco in quefto ca- 
mino; ma bifogna,che per qualche giorno 
reftiateconimiei difcepoli,e gli iateripa 

ro: 






















































Confule Vi» | 
guerium Gra, | 
natenfemina | 
ftit. c 16, pa- | 
ragraf.6.uera. 


fic.3. & feqs 















A&uam j. 


Vergi ne Maria. 






1.1.3 


fo; &conforto ne ilorotraua gli, &chefi fimo giorno, checauò;eliberò dall'Egitto 
baglino divoi nelleloro occorrenze; & af dal potere diFaraone;i noftri padri;diede 


flittioni, nelle quali shanno da ritrouare 
predicando il mio Euvangelio, può:effere 
che la vergine rifpondeffe in quefto mo- 
do:Figliuol mio, &mio Signore, grande- 
mente fentirò il tempo; che ftaròfepara- 
ta dallauoftra corporal prefenza, effendo 
voitutto il mio bene, luce de gli occhimici 
figliuolo mio, & mio Dio;Ma perche fen- 
to, che queta è la uoftra nolontà, & che 
coliricerca l'honoruoftro; e di voftro Pa- 
dre, tutto mi piace. Con quefto fi dovette» 
ro abbracciare teneramente,& fpeditofi il 
Redentore dall’Apoftolo San Pietro, dal: 
l'EvangelitaSanGionanni, dalla Madda- 
lena ;&datutti glialtri gli benediffe; al- 
zandolefuemani in'alto; Shauendo tutti 
gliocchiatffiffatiin lui, lo uiddero à poco à 
pocoleuarti ditetra; lafciando in una pie- 
tra imprefli i feghidei fuoi facratipiedi;& 
lo uiddero falire.per l’aria, & che una nu- 
uola chiara; erifplendente lo circondaua 
tutto, & fi nafcofe dalla loro uifta; Quello 
che poi feguì entrando in Cielo; può diffi- 
cilmente imaginarfi; & molto tneno, con 
parole fignificarfi. Ipedi fubitoil figliuo 

lo di.Dio due Angeli; iquali; come dice 
SanLuca, fcefero è parlareà tura quella 
Santa compagnia; dicendogf; Huomini 
della Galilea, che cofa faremirando uer: 
fo il Cielo? Sappiate;che Giefuilqualeha- 
uetededuro! falirzIa sù, fcenderà nell’ulti- 
mo giorno neil'ilteffamaniera,che hora è 
falito à giudicare i vivi, & i morti; Quefto 
uolfedire gli Angeli,&fuun'auuertirli,che 
fe netornaffero alla città, comefecero.San 
Luca accenna, che fe netornorono al Ce- 
nacolo, eche iui fi fermarono. Pietro, Gio 
nanni, Giacomo, Andrea, Filippo;Toma- 
fo, Bartolomeo; Matteo, Giacomo figliuo- 
lo di Alfeo, Simone il zelatore, & Giuda 
fratello di Giacomo; eche perfeuerauano 
nell’orationiincompagnia della Madredi 
Dio, & altre Sante donne, & che in quel 
tempo, feguì la elettione di Mattia per for 
te all’Apottolato.: Dopò queftol'undeci- 
mo giorno dell’Afcenfione di Chrifto al 
Cielo, feguendo pure quefta Santa compa 
gniain ferventi orationi, ftando qualche- 
d'uno fconfolato, che gli parcua tardaffe 
troppo duenirelo Spirito fanto , fi prefu- 
me, chela Madredi Dio, parlaffe loro in 
quefta forma. Figlinoli miei non ui fconfo 
late, nè ui attriftate, hauete ueduto chein 
niuna parola che il uoftro Maeftro, & mio 
figliolo diffe,n6 hà macato,il quinquage 


loro la legge;hoggi fono cinquata giorni, 
che liberò dal Limbo quelli, che ui erano 
rinchiufi,'e rifulcitò; hoggi verrà quello 
che hà dainfegnarela legge diamore nel 
mondo;;& quello che è amore del padre, è 
delfigliuolo. Poghiamocinoiin oratione, 
econcaldi prieghi, domandiamogli que- 
ftagratia,cofi fecero, fi pofero dauna parte 
gli A pottoli,dall’altra i difcepoli. La Mad- 
dalena con l'altre Site donne,che quiui fi 
trovavano dall'altra;enelmezzola madre 
di Dio, tutti à federe,ché coli lo nota lEud 
gelifta;Alzando lemani,&la faccia alcie. 
lo, cominciorono à piangere, & gettare 
gemiti, & fofpiri; la Madre di Dio intonò 
quelle paroletanto piene ditenerezza; Ze 
ni creator Spiritusmentestuorum uiksa,1 mple 
fuperna gratia; quetucreasti pettora. Veni 
te Spirito creatore; uifisate l'anime dei uo- 
tri ferui,& empierci petti loro della uoftra 
divina gratia; iteplicaronlo gli A poltoli, 
Etin queto fentirono fubito dentro di fe 
fteffi wicerto giubilo, che fuveromeflag- 
g:0 del divino Spirito; Si fentì fubito, fog- 
gionge San Luca un gran fuono, non già 
che gli fpauentalfe; datterrife ;macheli 
contortò, &fu:quafi comed'un uento re- 
pentino, che occupò tuttala.cafa doue fta= 
uanogli Apoftoli, &uennelo Spirito fan- 
to à pofarfiin ciafcuno d’effi, e fubito alzò 
labandiera,elo ftédardo in fegno cheiui 
era, ciò fu una lingua di fuoco; che fopra 
ciafcuno d'effi:prefenti ftauauifibili fopra 
la tefta.Oh Santo Dio; che giubilo,cheal- 
legrezza fentirono lefueamimedisi fatto 
hofpite, che gufti ,che ricreationi, già co- 

minciauano à guftare di:Dio in terra-Quel 
lochein particolare fentila Sacra vergine 
non è poffibile dirfi;perchecome uafo più 

capace di Dio, più deglialtri feneempie, 

e cofi igufti fuoi furono più fublimi, che in 

niun'altro di quelli;, che erano prefenti. 

L'Euangelifta dice, che tutti furono pieni 

di Spirito. Quefto è, che non reftò partein 

quelli fenza divinità: L'intendimento, la 
uolontà, l’appetito,gli occhi, l’udito,la lin- 
gua,le mani,& i piedi, in tuttele parti ftaua 

Dio.Nellamedefima hora ufcifno gl'Apo 

ftoli da quella cafa, procurando, che quel 

fuoco diuino fi accendeffe in tutto il mon- 

do, cominciorono à predicare Chrifto, & 

il fuo Euangelio, chi nel Tempio, chi per 

lepiazze, & ritornauanoà rendere conto 

alla Madre di Dio di tutto quello ,che ha- 

veuano fatto. Predicarono primanella cit= 

IE tà 


A&uUUD 2 

















































































































IIÙ4 Vita della Sacratifima 


tà di Gierufalem doue érano all'hora, per 

èffere una delletre Pafque principali, chie 

quel popolocelebrava, genti ditutte le na- 

tioni delimondo;i quali tuttiintendevano 

molto bene gli Apoftoli; Stil linguaggio 

nel quale predicanano per uirtù'diutna co 

matauiglia grande de gli afcoltanti ;'cofì 

perquefto; come perche conoftendogli; 

ch’erano huomini fenza lettere;& che alle- 

gauanola Sctittura,& i Profeti, dichiaran 

do loro ipaffi più ditticili che in quella fi 

trouano non poteuano negaré,che ciò no 

fulfe opera divina: Si aggiungeua è quefto 

i miracoli, che faceuano gli Apoftoline 

gliinfermiche fanauano; e fi venne à tale 

che folo con l'ombra San Pietro fanaua al- 

cuni; perilche molti fi conuertirono alla fe 

de di Chrifto. Si diuifero fubito igl@ Apo- 

ftoli fra loro leprouincie dituttoilmon- 

do;affegnando è ciafcuno doue haueua da 

andare à predicare: con fermo. propolito 

di tornare è certo tempo'in Gierufalem 

peruederfi,& cGferire quara ciafcuno ha- 

vefle fatto, e prenderealcunrmfrefcamen 

to delle cofe:celefti; con la uita,S&cenver: 

fatione dellamadredi Dio, periiltempor 

che reftaffe:interra, accordandofiancora 

come: afferma Sofronio; che .WEuangelt 

Are fta San Giovanni refta fe femprecon ella, 

B.Verg. PE 8°mai abbandonaffe la fua compagnia; 

feruendola; & offeruandola comenbbidié 

- te figliolo è Madre.Ilche tutto coli appiîn 

Nicephor. li. to fù pofto in efecutione.Niceforo'Califto 

n dice che uiffela Verginein Gierufalem do 

pòlafalita al Cielo del fuo figliuolo inuna 

cafa delmonte Sion; € dicono che fofle di 

Canili de n° San Giovani, Canifio intende, chela cala 

VERE ‘°° era il Cenacolodel qualeera patrone l'E- 

uangelifta San Marco, chiamato ancor lui 

Giouanni da San Luca diuerfe uolte ne gli 

AGuum:13- Atti dell’Apoftoli; & perche quefta era ca 

fa principale & grande. La Vergine fe ne 

ftaua retirata in qualche appartamento 

particolare di effa; & quiui la feruiva l'Eua 

gelifta San Giovanni,il quale ancor lui di- 

Sophronubî moraua nella medelima cafa i Sofronio 

Pri de Faccontato perCanifio,dice,ch'è di quelto 

Beat. Virgi- parere San Gieronimo, che la Vergine fre 

ne. lib. 5... Quentemente uifitaua i luoghi doue fifece 

D Hieron.in |a noftraRedentione,andaua al Caluario, 
EP ite) doue Giesù Chrifto fparfe fangue,&g 

& Euftochij par e angue, getta 

nomine ad ua moltelagrime; Vifitaua la fepoltura, il 

Marcellam. monte Oliveto, doue era la pietra fcolpita 

Beda citatur de i piedi di Chrifto quando falîi al Cielo, 

àMutio iHi che cofi reftorono.Come dice Beda, Seue- 

08 Sacra ro Sulpitio , & Canifio; i quali bacciaua c6 

i moltatenerezza,Andaua in Betleem;doue 





partorì il Saluatore; giua à Nazaret$ doue Sulpitius libi 
fù Annuntiara;80fi fecel'Incannatione: Se Poe 
neandaua' al fiume Giordano dove: fapè- ante finemif 
‘va chefù battezato.da San Giovan Bartifta, Canifius de 
& guardaua per il defetto dove digiumò (gli s. 
iquaranta giorni.Intuttiquefti luoghila. Matheus 4, 
fciaua'quefta Signora fegnodella fua vifi- 

ta, con lagrime; che fpargeua &nor.era 

gran cofa che piangefle, hauendodetto 

Chrifto de fuoi Apoftoli,che uerrebbono 

giorni nei qualifendogli leuato lo Spaofo, 
digiunariano ; ch'era comedire che ftaria 

noafffitti, & dolorofi;Cofi affente dalla vi 

fta corporale difuo figliuolo, piangeua; & Plal.41. 
2emeua per lui, dicendocon Dauid,furo- 

no àme occalionedi lagrime, il giorno, & 

lanotte; quadomidicenano;doveò il tuo 

figliuolo; & iltuo Dio? Et cofi ilmondo; 

gli era Croce; blanditiedella carne,ama- 
rofiele;ilcorpo,carcere;lauira,morte;8ela 

morte, guadagno: Il più delrempofpende 

ua incontemplatione; & alcune 'uolte fe 

neandaua in eftali. Queltoèquello,cheti D. Ilefonf 
fetifee’ Canifio ,SantIllefonfo foggiunge f!m-s.de AL 
quello, che Mariamadre di Diofece, do- atte 
pò,chefali al cielo;il fuo figlinolo,quanto 

piay& Santamenteniffe,&con cviconuer- 

sO; flo può faperlo Dio;à cui fono'mani: Eufeb.Emif- 
feftiifecreri del cuore. Eufebio Emiffenò /e»-in homi, 
dichiarànasin una Homelia quelteftitmo Ia n 
mo: riferito da Sàn'Luca della tmadre di en 
Dio,quado diffe:Tune quefte ragioni rac 

colte dentro del fio petto le:conferità 

Maria in femedefima dice; Grancoferac 

colfe la facrata Vergine dentra del'fuò 

cuore, le quali dopò la falita di Chri@oal 

Cielo,le conferì à gli Apoftoli,& difcepo- Antonia. 14 
lidi Chrifto.Sant Antonino,&fanta Brigi part. iumm. 
da dicono,chelaMadredi Dio fù dotta fo 1*:15;. 

; ca : °° Brigid.in o 
prai Dottori, & maettra degli Apoftoltj ratione t.di 
che da lei intefe San Luca il Mifterioidel. Virginis ex: 
l’Incarnatione,&la fcrife.Santignatio nel eHentia. 
le fue :Epiftole approuate da San Bernar. 
do, da Michele Carnotenfe. Dionifio Ris 
chele;Mariano Vittorio,SinforianoCam- 
petio, & altriauttori, dice che compatiua 
la Vergine,uerfo i bifognofi, & gli rimedia 
ua come meglio poteua , ch'era diuota de 
gli humili,& che fi efercitaua in tutte l’ope Inuenitur in 
redi pietàuerfo i fideli.Negli atti del Con sis Cocili 
cilio Efefino defcriuendo i padri,chein ef SIR oe: 
fointeruennero al Clero,& popolo di C6 Canifius. 
ftantinopoli, affermano, che la madre di 
Dio ftette untempo in compagnia dell'E- 
uangelifta San Giouanni in Efefo. Quefto 
fi conferma inuna Epiftola della Vergine 
à SantIgnatio, in rifpofta d'altre fue,doue 
moftra 








| Vbertinus.li. 
4.de Vita Sal 
uatoris,&re 
fertur à Dio- 
nifio Cartu- 
fiano in Dio 

nifium Arco 

acitam. 

DoBern. fer. 
7.in pfal. 90. 


Mutius in hi 
fto.tacra.li. fe 


@p. 13» 


moftra hauer defiderio di uederlo in An- 
tiochia,ilche poteua eflere in queftomede 
fimo camino ; che fece in Efefo città del- 
l'Alia nella prouincia,cheà fortetoccò à 
San Giovanni, per predicarel'Euangelio. 
Etfecondo quelto lo cercaua per nonfepa 
rarfida San Giouanni, ilquale teneva per 
figliuolo , per trouarfi in quella prouincia 
della fua predicatione;& ancorche cofi fof 
fe, tuttavia fe ne tornò fubito in Gierufa- 
lem, doueerauifitata daperfone,che ueni- 
uano da lontaniflimi pacfi,folo per ueder- 
la, come fu Dionifio Areopagita, difcepo- 
lo di San Paolo,ilquale venne da Atene in 
Gierufalem per uederla, & uedutala, confi 
derando la perfona di tanta Macttà, i fuoi 
getti, & conuerfatione, con.un divino fplé 
dore, che ufciua dalla fua faccia, dife:co- 
meafferma Sant Vbertino, sio non credef 
fi per fede, che il figlinolo di quefta Signo» 
ra era Dio, facilmente crederei,che ciò fuf 
fe ella; Trouanfi due lettere fcritte da que- 
fta Signora. L'una à SantIgnatio,la quale 
sè allegata di fopra,&diquella fa mentio- 
neSan Bernardo, laquale fuona cofi..A 
Ignatio amato difcepolo, l'humil feruadi 
Giefu Chrifto .I.e cofe,c'hai udite da Gio- 
vanni intorno al fatto di Giefu fonouere, 
credile;& offeruale; Tieni fermamétel’opi 
nione, &nome di Chrifto, e procura che i 
tuoi coftumi, & uita fiano à Chrifto fimi- 
glianti. Delidero diuederti,e quelli,chete 
co (tanno. Perfcuera nella.fede, &operà 
ualorofamente, né ti fpauenti la rabbia de 
i perfecutori; maftàfaldo;e rallegrifi iltuo 
fpiritoin Dio; ch'è la tua faluatione. Que- 
ftaèla prima letcera; l’altra pone il Mutio 
Iuftinopolitano nella fua hiftoria Sacra, 
doue dice,che predicandol'Apoftolo San 
Paolo in Calabria prouincia d'Italia, giun- 
fela fua fama nell'Ifola di Sicilia nella cit- 
tà di Meffina; di douelo mandarono à pre 
gare che gli uifitaffe, e predicafle l'Euange 
lio,uiandò l’Apoftolo;etra gli altri, gli fe- 
ceun fermonedell'Incarnatione,nomini- 
doalcune uoltela vergine facratifima Ma 
ria;affermando che tuttauia uiueua in Gie- 
rufalem, firiduffe il popolo,e deputarono 
Ambafciatori, cheandaffero à parlargli, 
fupplicandola humilmente, che pigliaffe 
la protettione di quella città, e popolosper 
cheloro defiderauano hauerla perfua par 
ticolarpatrona. La vergine fcriffe di fuo 
proprio pugno una lettera in lingua He- 
brea,che à loro mandò; laquale fu tradot- 
tain Greco, ela copia refta fino à queto 
prefente giorno, con molti teltimoni) di 


Vergine Matia: 













































115 


fcritture autenticlie, che afermana queto 
fatto, dice-di più quefto Auttore,che detta 
lettera traduffe di. Greco.in Latino; Con- 
ftantinoLafcaro;enella noftra lingua,cofi 
fuona . Maria Vergine, figliuola di Gioa- 
chin, humile Madre di Dio Chrifto.croci 
fiffo della Tribù di Giuda,& della ftirpe di 
Dauid,à tutti gli habitatori di Meffina,de- 
fidera Salute; cla benedittione di Dio,Pa 
dre onnipotente;in fede, eteltimonio pu- 
blico,parche tuttihabbiatemadatoamba 
fciatore, cofeffando il noftro figliuolo pue 
ro figliuolo di Dio, & uero huomo,che do 
pò la fua rifurrettione falì in Cielo, feguen 
do ilcamino della uerità per mezzo della 
predicatione di Paolo Apoftolo eletto;per 
ciò ui benedicemo, cla uoftra città fia be- 
nedetta, e di qui vogliamo hauer perpetua 
protettione di voi, come per quefta lettera 
fi moftra,laquale è fatta l’anno del noftro 
figliuolo quarantadue nell’Indittione pri- 
ma,à' due di-Giugno,Luna uentifette, feria 
quinta,di Gierufalem . Maria vergine con 
ferma la prefente fcrittura di fua propria 
mano. Quefta è l’altralettera,&1 Auttor, 
che la mette; ch'èilMutio, è molto Rimato. 
in Italia, éziSommi Pontefici diquel tem- 
po, molto lo ftimarono,e fauorirono, per- 
che fi moftrò crudel perfecutore degli he- 
retici, fcriuendo contra di loro. Io hò nota 
te in quefto libro con il parere di perfone 
graui,quefte due lettere della vergine,e cò 
ilmedefimo parere reftaidinotare nel pri 
mo quella,che fi dice,che fcriffe il ReAba 
garo è Chrifto, e la rifpofta di Chrifto al 
Re, perche quelle fono reputate per apo- 
crite, nel Canone di Papa Gelafio, e que- 
fte altre duenò.Guglielmo di Spirain una 
Centuria che fececontra gli heretici,nella 
quale tratta dei primi cent'anni deltempo 
di Chrifto, e predicatione de gli Apoftoli, 
con molto ammaeftramento, & dottrina; 
e teftimoni) di graui auttori in teltimonio 
di quello che dice;tra l'altre cofe afferma 
della Madredi Dio, che ereffeun Mona- 
fterio, nelquale fi rinchiufero cento uen- 
tivergini, & gli diederegola , & ordine di 
uiuere religiofamente; Altra particolarità 
della vergine dopò l’Afcenfione di Gielu 
Chrifto fuo figlinolo al Cielo, finoal fuo 
gloriofo Tranfito non fitroua; fe non di 
alcune mormorationi, & minaccie,che gli 
oftinati Giudei,& heretici gli faceuano,co 
me dice Simeone Metafrafte, & Artopeo 
riferito per Canifio,ilquale fimilmente af 
ferma Beda,& allega per Auttore S.Dioni 





Simeon Me- 
taph. in uita 


Virg. 


Artopeus cò 


cion. 6, Virg. 


Canifi. de B. 


Virg.li.5.c j. 
Damaf.in fer 
mo.de dorma 


fio,dichiarandolo in particolare San Gio- deiparz. 


uanni 

















Sìcelebrad.i 


r5.d'Agolto. vi 


3.Reg,8. 
». Paralipis+ 


1.16 
vanni Damafceno, &ilcaftigo, che peril 
fuo ardireglidiede Dio, e deuefi inrende- 
re, che fù quando prima feriuendofialcun 
miracolo di quefta Signora fiponganoi 
rigorofi caftighi fatti nelle perfone di quel 
li,che glifecero offefa. 


CAPITOLO: VENTESIMOPRIMO. 


, Del tranfito., & a(funtione della Ma- 
dre di Dio. 





i Aveva digià Salomone da 
tofine, & fpeditofi dalla famo. 
fa opera del Tempio adornan 

Fa dolodi gioie; & pietre pretio- 
fe di gran ualore, gli reltaua folo tramuta» 
rel'arca delSignore,cheeta in Sion, caftel 
lo, &. cafa di Dauid. Etperquefto ordinò 
il Rèuna fefta, la maggiore & più famofa, 
che mai fi vedeflein quel popolo, conuen- 
nerocome appare nellibro terzo deiRè, 
& nel fecondo del Paralipomenon, tutti i 
primati d'Ifrael, & tuttii Sacerdoti; Porta. 
vano l’arcaiSacerdoti,& dietro feguiuano 
i Primati.Salomone,& tutto il popolo l’ac- 
compagnauano, è& di tempointempo fa- 
crificavano gran numero di pecore, & di 
buoi innanzi di effa.In quefta maniera la 
conduffero al Tempio, & haucuanle fatto 
un luogo particolare in mezzo à due Che- 
rubini,doue fù pofta & collocata. Arca del 
Signore doue rinchiufe tutti i {uoi Tefori, 
fù la Sacrata Vergine, la quale effendo in 
Sion cafa di Dauid,uivendo in Gierufa- 
lem,compita già la fabrica del Tempio fo- 
prano della beatitudine,cioè effendo aper 
te le porte del Cielo,per la morte di Giesù 
Chrifto,& afegnato particolar feggio alla 
fua Sacrata Madre, fi diede ordine aduna 
molto folenne fefta per fare la Traflatione 





CIN 


















































Vita della Sacratifima. 


dell'Arca. Subito chéquefta Signora moi 

rì,mtironfi inliemei Primati d'Ifrael'quiali 

furono icittadini del'Cielo, &ifacerdoti, 

ch’erano gli Apoftoli, topra le fpalle de” 

qualifù portato ilfacto corpo della Vergi 

ncàfepelirti,&di quiuiunitofi éon l’anima 

effendo refufcitato, fil portato in mano de’ 

Serafini àiCieli.Doue ditempo in tempo 

fegli facena in fha prefentia,facrificij di pe 

core, & buoi; cioè che ufcivano à ricenerla 

in drapelli, & quadriglie di donne,ch'era- 

no ftate famofe nel mondo in diuerfe uir- 

tù; & huomini fegnalati per l’opere heroi. 

che & di gran fama, confellando tutti, che 

la Vergine in ogni cola glihaueua di gran 

longa trappaflati, & coli facrificauano il 

fuo nome, glorificando il nome della ma- 

dredi Dio,laquale entrando in Cielo con 

Maettà, & trionfo il Rè pacifico Salomo= 

ne'fuo figliuolo benedetto infieme con il 

Padre, & conlo Spirito fanto la pofarono 

in un feggio, aflegnato perlei; chie:fà'non 

trai Cherubini, come l'arca, ma fopra di 

quelli, & fopra tuttii Chori de gli Angeli. 

La Figura s'è intefa,&vil cafo pafsò in que- 

ftatorma.Era ftata la Vergine Sacrata nel 

modo dopò l'Afcenfione del fuo benedet 

tofiglinolo al Cielo alquantianni;habitan 

do nellamedelimacafa, doue Chrifto ce 

nò con ifuoi Apoftoli, feruendola-quiui 

l'Euangelilta San Gionanni, comes'è det 

to, coliconueniua peril bene; & utile de 

fedeli, i quali, &iîn particolare gli Apofto+ 

li,& difcepoli fentivano in quetta Signora 

contorto & favore in tutti gli accidenti, 

che gli accadeuano. Venendo allevoltein I 

Gierufalem à vederla; & pigliarfi cola fua I 

uifta qualche rinfrefcamento delle cofé ce 

lefti con le fue parole, auuertimenti,&con 

forti.Et cofi dice Roberto Abbate Tuicien R ; 
vr: dele 33 upertus li. 

fe (il quale fecondo Canifio, tutto quello; 1. is cantica, 

che feppe, che intefe molto nelle lettere di 

uine,&humane, fù gratia ottenuta dalla 

Vergine perifuoi prieghi, & domande) 

che fi trouò prefente la madredi Dio in 

un Concilio,checelebrorono gli Apoftoli 

in Gierufalem;Et di quefto ne tì mentivne 

S-Luca, nelquale fi moftrò,come dice; Né 4Afuum 15. 

folo maeftra di loro, ma della fede,&Reli 

gione Chriftiana Quanto tépo appunto in 

quetto ui correffe è cofa molto difficile da 

inueftigare per le diuerfeopinioni, chefi 

trouano de gli Scrittori, in quefto pattico- 

lare; alcune ne pofe Pietro Canifio nelli- Canifins. de 

bro, che fece della Vergine, & allega pri- B. Virgine,li. 

ma Hippolito Tebano,dicendo;chefù del 5.c.1. 

medelimo parere Euodio , il quale fùin 

tempo 









| Epiph. lib.de 
B. Virg. 
Niccefor. li.2. 


C.3. 


| Maffeus 11.8. 
| Cronicorum. 


| Volater.li.31 


com. 
Vrba.2. deté 


| pore,&ogca- 


fione. 


Ad Gal.r, 


Cedrenus in 
compédio hi 
itoriarum. 
Glicas p.3.an 
nalum: 


Vergine 
tempo degli Apoftoli, & o riferifce Nice. 
foro Califto ; il quale feguela medefima 
fententia ; cioè chela Vergine fù di tre an- 
ni prefentata nel Tempio, doue dimorò 
undeci anni, Di quattosdeci fù {pofata con 
Giofef, & il quarto mefe, che la conduffe 
in cafa fua fù annuntiata, & partorì il Salua 
tore diquindeci anni;ma dopò la fua mor 
te.che fù entrato nelli trentatre anni, ftet- 
tein cafa di Giouanni,come s'e detto, che 
fù S.Marco Euangelifta, padrone del Ce- 
nacolo, undeci anni , i quali tutti pigliano, 
il numero di cinquanta noue anni, & che 
mori di quefta età entrando nelli feffanta. 
Maffeo,& con effo Rafael Volaterrano di- 
cono, che folamente uiffe un'anno, & quel 
lo che ui è dopò dell'A fcélione fino à mez 
zo Agofto,& che quefto fù riuelato a Sant 
Elifabet de Sconaugia, laquale fiorì in ui- 
ta efemplare, & miracoli circa gli anni del 
Signore millecento fettantafei,l’itello di- 
ce, che fù rivelato è San Beltramo Citfter- 
fienfe,& pare della medefima opinione S. 
Anfelmo, ilquale dichiarando quel detto 
di S.Paolo; che dice feriuendo a quelli di 
Galatia, che paffati tre anni, dopò la fua 
conuerfione fù in Gierufalem à vedere 
l'Apoftolo S.Pietro , & dimorò con eflo. 
quindeci giorni, & che non uidde altri de 
gli Apoftoli, fe non Giacomo, ch'era 
Vefcouo di quella città, & refideua in efla; 
fopra diche dice S. Anfelmo . Poichel'E- 
uangelifta S.Giouanni non era in Gierufa 
lem;è da credere, che già la madre di Dio 
fulfe afunta in Cielo, doueaggiongendofi 
à queftitre anni, dueche fecondo Viuar- 
do erano paffati,quado S.Paolo fi conuer- 
tì, ne fegue, che auati li cinque, dall’Afcen 
fione di Chrifto al Cielo fù fecondo S.An 
felmolAffuntione della Vergine, è coli 
pare, che camini con l'opinione pofta di 
di due anni, ò poco dopoi . Eufebio dice, 
che morì di feffantatre anni. Onofrio ne 
leua di queftivn’anno. Cedreno gline dà 
fettantadue & accenna che viffeuétiquat- 
tro anni dopò l'Afceniione di Chrifto, 
Michel Glicas, & Andrea Cretenfe dico- 
no,che viffe ottantadue anni,alqualconto 
trentaquattro ve ne corfero dopòl'Afcen 
fione di Chrifto al Cielo. Quefto detto è di 
Canifio,& egli è di parere, che mori que- 
fta Signora di fettéta anni, à me pare,che 
l'opinione di Bufebio Cefarienfe fia la più 
verifimile, che moriffela Vergine quattor 
deci anni dopò P'Afcenfione , elfendo di 
feffantatre anni . Percioche il dire, che vi- 
uelle folo vn'anno;& quattro ò cinqueme 


fi.come riferifce Maffeo, & Volaterrano, 
è tempo terto perla neceflità ché gli Apo 
ftoli. e difcepolihauean di queta Signora 
nel Mondo,&iluenirla àvedere da Ate- 
ne S. Dionifio,& altre Autentiche hifto- 
rie, che di quefto trattano:, non fi poflono 
verificare di tempo cofi breve, & delleri- 
uelationi fatte à i Santi, già in altra parte 
s'è detto,, che non tutte quelle chè vengo- 
no.allegate fiano perciò vere,ma opinioni 
di quelli che l'hanno dette, & quelli, che le 
fentono penfano,che quanto parlano ; fia 
ftato riuelationi, perche alcuna uolta ripor 
tarono fimigliante fauore,& quelli,che dif 
fero, chelei viffe uenti; ò trenta anni do- 
pò.l’Afcenfione di Chrifto al Cielo fanno 
aggrauio à quefta Signora intenerla tanto 
tempo lontana dal fuo figliuolo,& dal Cie 
lo infieme,dalei meritato.Torna il conto, 
lo ftare quattordeci anni, poco più ò me- 
nonelm6do dopò l'Afcenfione,perche in 
quefto tempo ui fù luogo,che gli Apoftoli 
gli conferiffero diuerfe volte venendo, & 
tornado dalle prouincie, & parti doue pre 
dicauano. Etfeil libro de gli Atti delli A- 
poftoli,fi confidera minutamente.firacco- 
glie da elfo, che dopò dodeci , è quattor- 
deci anni,che Chrifto falì in Cielo, hebbe- 
rogran concorfo gli Apoftoliin Gierufa- 
lem,effendoin quella città, horvno, hor 
l’altro di loro, &alleuolte tutti, & paffato 
quefto tempo fe non foffe fiato Giacomo 
minore, Vefcouo di quella città, non ui era 
altra de gli Apoftoli. Di quefto fatto, del 
Tranfito,& Affuntione della Vergine non 
toccarono, nè fcriffero colà alcuna gli E- 
wangelifti, dice MichelGlicasriferito per 
il Canifio, perche n6 arriuarono con lilo- 
rofcritti fe non fino alla Rifurrettione, & 
falita al Cielo di Giesù Chriflto;& quello, 
che fù molto dopò, come iltranfito della 
Vergine,non lo differo,perche non palla- 
rono tanto innanzi . Etanco perche fola- 
mente tennero conto di fcriuerele cofe ne 
ceffarie,che più conueniua faperfi, & effer 
credute per falute dell'anime. Et perciò 
non folo del fuo tranfito, nè della fua Con 
cettione;ò nafcimento non nefcrifferoco 
fa alcuna, hauendo molto minutamente 
fcritto quefte cofe di S. Giovanni Battifta; 
Etancora perche à noi conuiene fapere,& 
credere,che Giesù Chrifto è Dio,eracon- 
uenientecofa, che ciò ne auuertiflero, & 
defle di quelto teftimonio una perfonata- 
le,come Gio.Battifta:che per quefto rifpet 
totrattano gli Euangelilti molto per minu 
to, della fua Annuntiatione, Nafcimento, 
Vita, 




























































Nella fefta 
della ‘oncet- 
tione fî tocca 
quefta diffi- 


coltà, 


Caniffus de 
B.Virg. lib.s. 
C.2e 


































































Albertus fp. berto Magno; non faronobréui gli Euan- 


miflus eft, 


Apocahia. 


Confule Ca- 


nif de B.Vir. 


Lib. s.c.2. 


Damafce. de 
dormi. dei pa 
re. 


Dion. de diui 
nis nomini- 
bus.c.3. 
Damafce. ubi 
fupra. 


Vita della 


Vita, predicatione, & morte, & della Ver- 
gine,non uiera da trattare quefto , perfo- 
migliante fine, poiche per efler madre di 
Chrifto non conueniua defle teftimonio 
di Giesù Chrifto , fendo communemente 
fofpette le madri inlodare i fuoi figliuo- 
li, sforzandole l'amore che gliportano, à 
uantargli fempre. Ancorche comedice Al 


gelifti in trattare gli atti della Vergine, 
poiche, con folo dirfi , che di ela nacque 
Giesù Chrifto dicono tutto quello, che fi 
può dire in lode fua. Si potrebbe dimanda 
re,fefù neceffario chela Vergine moriffe, 
effendo la morte pena del peccato, per- 
che pare che nonhauendo quefta Signora 
peccato,non haueua ne anco perche patir- 
ne lapena;à queftofirifponde, chela mor 
te è penofa& dura,& moltocrudele à i cat 
tiui, & vitiofi;ma a ibuoni,è di gran benefi 
cio, perche muoiorio nel Signore,i quali S. 
Giouanni Buangelifta dimanda Beati, A g- 
giunge à quefto, chela morteè vntormé 
to, conil quale flagella Dio quelli che a- 
ma,à per effere da luitanto amata la Ver- 
gine,& difcendente da Adam, non conue- 
niua che fuffe libera da fimile pena, e anco 
per eflere compofta di qualità contraria, 
è finalmente bifognò,& fù neceffario che 
morifle , acciò non fofferipurata per Dio, 
ma che beuefle del medefimo Calice del 
fuo figlioulo, & con effo fi conformafle,il- 
quale ancorchenon l’haueffero vccifo, fa- 
ria morto di vecchiaia, & coliderando que 
fto,ci confoliamo tutti morendo. Vedendo 
che Chrifto morì,& la fua Madre, Di mo- 
do che per quefte ragioni, quantiiquefi di 
{pensò con ia Vergine in altre leggi gene» 
rali come eflere concetta fenza peccato, 
partorire fenza dolore,effer Madre, &Ver 
gine, non però fù difpenfata della morte. 
Giunfe poi il tempo del fuo gloriofo tran 
fito del quale dice S. Giguanni Damafce- 
no, che n'hebbe rivelatione portandogli 
la nuoua l'Angelo Gabriele, laquale fentì 
ella,con minorturbatione,di quandoli.fe 
ce l’Ambafciata dell’Incarnatione, chela 
riceuè,con quafi altrettàta allegrezza,&c6 
tento, fperando di rivedere prefto il fuo 
detiderato figliolo. Dicefi ancora chedi- 
mandò alcune cofe per quel tempo; una 
dellequali fù, che fi trovaffero prefential 
fuo tranfito gli Apoftoli , e che gli fù con- 
ceffo,come affermano S. Dionifio, S.Gio. 
Damafceno , & Giouenale Arcinefeouo 
Gierofolimitano, Volfe il Signoreilquale 
aueua dato per vno dei dieci commida- 


Sacratilima, 





menti quello di honorare il padre,&lama Tutenalisig 


dre,honorar la Vergine benedetta madre 


relazione fa 


Ga Cefari 


fua, altempo della fua morte, ordinando, Marciano. 


chetutrigli Apoftoli, cheviueuvano nelmé 
dofitrouaffero prefentia quella, & dicefî 
diloro, che viueuano nelmondo, per San 
Giacomo il maggiorechehauea riceuuto 
il martirio, dieci anhi in circa dopò della 
fua Afcenfioneal Cielo, & effendoil tran- 
fito della Vergine,a i tredeci, ò quattorde- 
cinon fi trouò prefentein corpo mortale, 
con tutto, che fi prefume, che la fua anima 
veniffe con quelle degli altri Santi Patriar 
chi, per trovarfi prefentealla fua morte,& 
Afluntione al Cielo,accompagnandola in 
quel camino tutti gli altri, eccetto S'Toma 
fo,cheuennecomeappreffofi dirà il terzo 
giorno del tranfito,uennero ò permini- 
fteriodegli Angeli,chein breuifimo tem- 
po gli conduflero di doue predicanano 
l'Euangelio,come dice Damafceno, ò pu- 
re fpirati da Dio per mezo ordinario ue 
nendo, come foleuano altre uoltein Gie- 
rufalem per uederfî, & comunicarti l'uno, 
conl’altro del minifterio, che trattavano, 
l'itelo Damafceno dice, che fceferò l’ani- 
me di molti Patriarchi, & molti migliaia 
d'Angeli, ilche è cofa certiffima, poiche di- 
ceS.Luca, che fcefero Angeli à portar nel 
feno d'Abraam l’anima del mendico Laza 
ro,era più ragionevole, che fcendeffero 
migliaiadi loro, per iccompagnarela Ver 
gine entrando nel Cieloin corpo; & ani: 
ma.Lo tocca ancora il Damafceno,che A- 
dam,& Eua parlarono con la Vergine& 
gli differo ; O beata figlioula honoreno- 
ftro,& ditutta lageneratione humana,;Voi 
hauete fcancellato la pena douuta peri Ja 
noftra difobedienza. Serammo noi altri il 
Paradifo; Voi haueteaperto il camino del 
l'arbore della uita:; Voifeteil Ponteper 
paflareallauita eterna;Voi Scala peri Cie 
li;la morteuihà da feruire (Signora) dina 
uilio col quale paffiate all'Erernità . Feli- 
ce& beneawuenturata voi trà tutrele don- 
ne.Il Chorodei Patriarchiliauuicinana di 
cendo; O felice donzella, & Beata Madre, 
perlaquale Dio ci adempiìle fue promef- 
fe perla quale fi compirono i noftridefide 
ri),&percuiliberi da ilegami&laccij del- 
la morte,godemola uita eterna. Sù diuina 
donzella, che fate,ifpeditela; Venitecon 
quelli che tanto defiano lanoftra compa- 
gnia. Graue anfietà moftravanoi Patriar- 
chi perlaVergine,laquale bramauano già 
hauerein Cielo; Gli Apoftoli,né la fentina 
no minore, intendendo, che da loro fiall& 
tanaua, 




















tanaua, & glilafciana; nè poteuano diffi- 
mularlo » piangevano dirottamente tutti 
circondandola , & diceuangli, fermateui 
Signora un poca più ditempo in noftra cò 

agnia,n6 cilafciatecofi orfani, Madre di 
mifericordia;& fe.uolete pure andare, por- 
tateci con uoi; quefto dicevano tutti in c0- 


mune. Ma l'Apoftolo San Pietroin parti- 


colare; Credo io.che.dicelfe; Madre,& Si- 
gnoranoftra fe noinon foffimo certi, che 
andate è regnareconuoftro figliuolo, &à 
godere quello,che molto ui fete meritata, 
affai più ci peferia lauoftra lontananza , il 
noftro conforto è confiderare doue anda- 
te, con tutto che non è coli grande, chedia 
futticiente per quefti noftri occhi, che non 
fi faccino fonti di lagrime, & le noftre gole 
non diuentino rauche , i noftri afflitti cuo- 
rinonficonfumino; Andate voi Signora, 
andate àgodereiluoftro figliuolo,& no 
ftro Maeltro inquei perpetui, & eterni giu 
bilidella beatitudine : Lafciatenoi foltin 
quetto deferto , & ualle di lagrime di que- 
fto mondo, chefaremo Signora dellano- 
{tra unita fenza voi? Voi erauate il noftro 
rifugio; noftta difefa, noltro conforto; & 
ilnoftro rimedio; mancandoci hora uoi; 
tutto cimanca. Senonuolete Signora re- 
{tar innoftra compagnia (ilche non è giu- 
{to,cheuiricerchiamo) menatecicon uoi, 
che fenza voi quì. la uita noftra farà pian- 
to, &tormento. Quefto douewua direl’Apo 
ftolo San Pietro, aiutandolo tutti gli altri 
Apoftoli, conuncanto mefto,& dolorofo 
pieno di fofpiri, gemiti, e fingulti, tra tutti i 
quali l'EuangeliftaS, Giovani in fentire la 
morte della vergine, haucua notabile auà 
taggio, come quello,che godeua per priui 
legio particolar di Giefu Chrifto, ilnome 
di figliuolo fuo ,e hauea molto tépo gulta 
to della fua fopr'angelica copagnia;e cofi 
fenza poter formar parola, i fuoi occhi ma 
nifeftauano quello che il fuo infocato cuo 
re fentiva nella morte dicofi amata Madre 
&Signora, la Vergine che molto fentiua il 
difpiacere, & dolore de gli Apoftoli; douet 
te rifpondere; Non è ragioneuole figliuo- 
limiei amantiffimi, che mi accrefciatecon 
leuoftre anguftie la pena, che io fento di fe 
pararmi dauoi altri, femi amate, non ui di- 
{piaccia, che io lafci il mondo tanto pieno 
ditrauagli, & lo cambij peril Cielo, tanto 
pieno di piaceri, fein quefta uita ui confo- 
lauaconla mia prefenza , nell’altrauiaiù- 
tarò con lamia interceffione, & prieghite 
nendo dinanzi è gliocchi, cofi ciafcun di 
uoi,come ui tengo hora, per aiutarui co- 


Vergine Maria, 













































119 

me Madre in tutto quello, chedime have. 
rete bifogno ; per tanto ceffino figliuoli 
miei iuoftri pianti, afciugate i uoftri oe. 


chi, prendete forza, & uigore, cheui farà 


bifogno per finir l’opera cominciata della 
predicationedell’Euangelio, raccomman 
dataui da mio figliuolo; D’unacofaui pre- 
go, &èlamedefima ; chewimpofe mio fi- 
gliuolo nella fua partenza, che ui amiate 
l'uno l’altro, con quefto moftrarete, che 
fiate fuoi difcepoli, & figliuoli miei,egliui 
amerà, come Maetftro, &io.come Madre. 
Detto quelto fèce quello ‘che dice Nicefo 
ro Califto; che commandò'à gli Apoftoli, 
&in particolare à San Giouanni, che del. 
fero due toniche, ò uefti; chehaueua è due 
uedoue fue uicine per bencuolentia,hauen 
do riceuuto da quelle opere di carità, che 
fucome un fare teltamento della fua facol- 
tà; &lei, ch'era Regina del Cielo non fitro 
uò in quel: punto, con altre ricchezze, & 
commodirà in terra. Certiffimorè come 
proua futticienteméte Alberto Magno, & 
altri Dottori Scolaftici che riceuè la Ver- 
gine il Sacramento del Battefimo, & quel- 
lo della Crefima. Riferifce Niceforo ad 
Euodio, che dice hauerla battezzata S.Pie- 
tro, ò altri degli Apoftoli, riceuè parimen 
te il Sacramento dell’Eucariftia molto fre 
quentemente amminiftrandoglielo l'Eua- 
gelilta San Giovanni, ilquale gli dice. a 
meffa ogni giorno, ò molto d’ordinari4. è 
cofiancora effendo uicina alla morte,rice- 
ceuette il medefimo Sacramento, & uiati- 
co, tatto quefto ftaua la Madre di Dio,uol 
ta perfianco nel fuo letto appoggiata fo- 
prail braccio fenza dolore alcuno nel fuo 
corpo; perche comedice Santa Brigida, 
coli queta Signora, comel’Euangelilta S. 
Giouanni, perche patirono a i piedi della 
Croce grauiffimi dolori, uedendo morire 
Giefu Chrifto, fentirno molto poco,ò qua 
finienteil dolore della loro morte, & fela 
Verginelo fentì,fu un'anfietà gradiffima, e 
repentina perriuedere il fuo figlinolo,e co 
fi diceua con Dauid, fi comeil Ceruo defi 
deral'’acquedolci,e faporite del fonte, co- 
fi ’animamia defia te Dio mio fitibonda è 
di te fonte d’acqua uiva; Giunfe la fua ho- 
ra, & conofciuta dalla Vergine, alzò la uo- 
ceà gli Apoftoli, dicendogli, figliuoli re- 
ftateconDio,reftate c6 Dio figliuoli mici. 

Giouannifiglivolo reftate con Dio, la be- 

nedittione di Dio, & mia,figliuoli mici pi- 

gliate, Con quefto gli diede la fua benedît 

tione, comeera coftume de padri antichi. 

DigeS.Gio. Damafceno, che gli Apoftoli 


camin 


Niceph. li. 2. 


C.I2. 


Albertus in 
Mariali.c.18. 

Dominicus 
de Soto in 4. 
dilt.5.q. ùni- 
LEGA 
Niceph. li, 24 
(GhA 


Brigid. rebe. 
lib.4.c+23. 


PA. 41, 





































































120 Vita della 
cominciano è catarehinniin lode di Dio, 
| Sdi fua Madre, Apparue (dice quefto Aut 
i ‘tore)Giesù Chrifto allaVergine,e gli diffe 
arole di molta tenereza,èramore, Venite 
Madre mia(dice)almio eterno gaudio, Sù 
pienadi gratia fopra tuttel'altre donne, le 
vateui in fretta, mirate chegià è paftato il 
Verno, uenutè il tempo detiato della pri- 
mauera,allegro, e fiorito, Bella fete amata 
CORNI mia,& non èinuoimacchia.La Vergine ri 
ili fpofe nelleuoftre mani (figlinolo; & Dio 
di mio)raccommando il mio fpirito,&dicen 
(IN do quefta fpirò, feparandofi l'anima puta, 
| enctta,dal corpo limpido,e puro.GliApo 
SAI ftoli veduto che quefta Signora era morta 
TI con grande riuerentia coperfero ilfuofan 
hl to corpo conlenzuolibianchi; Sla pofero 
in uncatalerto, & il fepolchro ordinarono 
nella ualle diTofafat,che ancora fichiama 
| ua Getfemani, ordinoffi vna folenne pro- 
Iii) ceflione,nella quale andauanogli Apofto 
I li,& difcepoli di Chrifo; con molta altra 
| gente diuota, & con gri moltitudine d'An 
LI: geli, tutti à fno modo cantando binnij& 
hi Salmi,& cofì fù portato il facrato corpo,& 
pofto nella fepoltura.S.Gieronimo defcri- 
uendo il tranfito della Vergine, nonfiri- 
folue fe fù afuntain corpo,& anima al Gie 
lo,& dice per fua fcufa chel'Euangelifta S. 
Giouanni fi trouò prefente alla fua morte; 
& di queftonon fece parola alcuna, & che 
nontene per ficuro quello, che non vid: 
de,come dique potrà determinare quello 
che nonfi può prouare?cofi diffe S.Giero- 
nimo; perchenel fuo tempo era opinione, 
fit: ma hora la cofa è certa per le traditioni 
iii della Chiefa,che fù affunta in corpo,& ani 
Ni] mala Madredi Dio incielo,&coloro,che 
dk hoggilo negaffero farebbono degnidi re 
prenlione,& pena, e quatunque ui haueffe 
qualche dubbio S.Gieronimo,; Molti altri 
facri Dottori nonlo dubitarono; ma affer 
marono, & adduffero per comprobarlo te 
ftimonij della Scrittura. Sant Atanafio al- 
lega in quefto propolito,quel uerfo di Da 











i D.Hieron. in 
Î ferm. de Alsi 
ptione. 


Athanafiusin 
ferm. Euange 


li} fan&i dei- 


ceforo, & Glicasallegano nell’ifeffo pro- 
pofito un’altro uerfo,che dice: Leuati sù Si 
gnore, &rrifufcita in allegrezza, & giubilo 
eterno,tus& l'A rca della Santificatione. S. 
Agoftinoin un fermone dell’Affuntione, 
Non folo è di parere, che fia la Vergine in 
Cielo in corpo, & anima; malo pronacffi- 


pare. uid,che dice,Stàla Regina alla tuaman de 

ftra,ueftita d'oro; circondata di varij colo 

ri,perche i famtifiauanzorono nelle virtù, 

y chi una ,&chivn'altra, mala Vergine fù 

4 Niceph ».c. perfetta e gli foprauazò in tutte le uirtà; Ni 
i 22. 23» 


Tté lib.1.c.35 
; Glicas in p.3. 
{fi annalium. 


D. Augu. fer. 
y.de aflump. 





della Madre 
trice, che fi conduceffe in quefta Chiefa il 
corpo della medefima Vergine che crede 
ua che foffein Gierufalemnella Chiefa al 
fuo nome edificata in Getfemani. Si cele- 
braua in quefto tempo d'ordine delmede 
fimo Martiano Concilio generale;che fù 

il Calcedonenfe,nelquale fi ritrouaua Gio 
uenale Arciuefcovo di Gierufalem,ilquale 
fù chiamato dall'Imperatore & effendoui 
l'imperatrice prefente gli aperfero il loro 
gran defiderio,c'haueuano;che fi conducef 
feilcorpo della madre di Dio, da Gierufa 
lem in Conftantinopoli , ilche vdito da 
Giouenale Arciuefcouorifpofe, Peranti- 
ca, & molto certa relatione fappiamo, 

che al tempo del gloriofo. tranfito della 

Vergine, vennero gli Apoftoli da diuerfe 

prouincie, doue predicauano l’Euangelio; 

&ficongregarono doue ftaua la Madre di 





Sacratiffima, 


cacemente con diuerfe ragioni.$. Bettari D.Bern.iidi 
do conferma l’ifteffo,S:Tomafo &ilmae- pori 
ftro fuo Alberto Magno, purlo confelfa- Toanult — 
no,S.Bonanentura ySant'AntoninoyGef- Bon. in Spec. 
mano Patriarca Conftan SITA ,& A Vae i 
Andrea CretenferArcinefcono di Gierufa fum.tit,15. 
lem diconoil medefirtio. Er provafi, per Germ.in Ho, 
cheSant Anfelmo, Beda; &1la Glofa ordi. de dormitio. 
; a : giì È ., ne Virginis. 

naria affermano, che falironioin’Cidloin Andrestre 
corpo,& anima,tutti quelli\che rifàfcitàro in encomio dî 
no, quando firla Rifirrettione di Chrito, Coe 
della quale narra SanMitteo : hora fe nel D'Ereline 
Cielo fonoalcuni incorpo, &animaigiu 27. _ 
ta cofa era,cheuifoflela Vergine: L'iltef eni 
fo affermano diS. Gionanni Euangelifta, 5° # 9% 
eccetto S.Gieronimo,che pare che cofi di- 

ca Niceforo, S: Tomafo, Alberto Magno, 

Giovanni Echio;Clitouco, Cornelio tan 

fenio,& Giacomo Fabro;il qualecome di 
ce Canifio;, prima diffe che tuttania era vi. 
uo S.Giouanni,& di quello; fi ritrantdî Hot 
rafeS. Giouanni Fuangelifta è nél Gîiélo 
in corpo & anima; è ben ragione che cre» 
diamo & conteffiamol'iteflo della Vergi 
ne.$.GiouanniDamafceno,SimeoneMè 
tafrafte, Eutimio;Niceforo;8Glicasaddu 
cono per teftimonio di quelta verità sfen- 
zache nifluno; ui;polfa;arguircimcontra» 
rio Giouenale: Arciuefcouo di Gierufalé 
huomo approuato nella Sinodo Caltedo. 
nenfe,le parole del Damafceno fono que 
fte:Cofa è (dice) diiulgatarraturtiyeome 
nel principio dell’Imperio: di Marttiano 
quell'Imperatore à prieghi dell’Imperatri 
ce Pulcheria, edificò alcune ChiefeimG6 


Vide Can.de 
B.Virg. lib.s. 
C.so 


IToan.Dam.de 
dorm. deipa- 
re fub fine, 


ftantinopoli .; in honore di Giesù Chrifto; 


& de’ fuoi Santi, & intitolò una di quelle, 


di Dio. Defideraua l'Impera 


Dio, 





tregiorni,& molto fi rammaricaua di non 
efferfitrouato prefente al tranfito di que- 
fta Signora. Pregò Arettamente gli altri 
Apoftoli , chefi fcopriffe la fepoltura per 
uedere, & adorare itSanto corpo; € glielo 
conceffero . Apriffi la fepolturà ;& non 
nifitrouò il corpo Santo; Vierano ilen- 
zuoli dentro ne iquali era ftato'inuolto  & 
neufciua un'odore fuauifimo; &di granti 
creatione, nè altracofa ui fa veduta:Refta- 


irono'gli Apoftoli marauigliati diueder fi- 


fa 


NS 


mileaccidente, &tuttì di un'itelfo pare- 
reaffermarono; che il Signore,che hauea 
prefodi lei carne; & fattofi huomo nelle 
fuevifcete, uolfe preuenirla ; con rifufci- 
tarla‘innanzi l'uniuerfal rifurretrione , & 
portarla in corpo;8tanima alcielo; enon 


1 folofucome dice Gionenale ueduto que- 


fto miracolo, &marauiglia da gli Apòfto- 
li, ma cheuifitrouò prefente Timoteo pri 
mo Vefcouo di Efefo ; & Dionifio Areo- 
pagità; l'uno, el'altro difcepoli dell’Apo: 


fiolo San Paolo Vierano‘ancora il diuil! 


no‘Hieroteoconmolti altri Santi; chefir 
ronoteftimonijdi quelta marauiglia) è tut 


tiinfieme cominciarono nuouo canto di: 


allegrezza; & giubilo rendendo gratièal: 
la Maeftàdi Dio » che hauefle uoluto ho: 


norarecofi lavergine, & rornandoà fer: 


rarela fepoltura; fi diuifero gli Apoltoli; 
&fene:tornorono:al loro Santo‘efferci 
tio ‘ Vdito quefto dall'Imperatore Martia- 
no, &Imperatrice, richiederono:alimede- 
fimo ArciuefcouoGiouenale,che gli con- 
cedeffe la fepoltura doue fu repofto il San- 
to corpo conl’altrereliquie de veftimen- 
tidella vergine, & cofil'uno;e l’altro. firpor. 
tato da Gierufalemi in Coftantinopoli;& 
pofto in quelnuouo/Tempio; onde fi diui+ 
fe poiper diuerfe patti della Chriftianità. 
Quetfta è la relarione:di Giovenale Arciue 
fcouo di Gierufalém}'raccontata per San 
Gio.Damafceno;laquale fi recita nelle let 


Vergine Maria. 
Dio, altempo poiche ella fpirò, udirono 
icanti de gli Angeli, & continuoffi lamu- 
fica, & melodiainfino, chel corpo Santo 
fu portato da gli Apoftoli, che pur canta- 
uanoancoraloro conuoci mefcolate dila 
grime, & fofpirià Getfemani,e quiui lo ri- 
poforono inuna fepoltura,nè pereffere il 
Santo corpo fotterrato ycefsò altrimenti 
l'Angelica melodia; ma per tre giorni con 
tinui, fiudirono fempre canti d'Hinnicele 
itiali, & dipoi nonfifenti altro, erano ta- 
ti prefenti gli Apoftoli, tutti allegri di quel- 
la foauità, &canto, ma ne mancana uno, 
ilquale fu Tomafo che giunfe dopò i detti 


tioni del Mattutino nel Brewiario riforma. 
toda Papa Pio Quinto un giorno dell’ot- 


taua dell’Afluntione. Niceforo Califto ri- 
ferifee quefta medefimahiftoria, edichia- 
ra, che l’Imperatrice Pulcheria fu ‘donna 
Santiffima, emorfe donzella, due anni pri 


ma dell'Imperatore Martiano,ilquale fem 


pre molto la ftimò , &uolfe che pigliaffe 


nome, ecommando d'Imperatrice,per ef 
fere ftata forella dell'Imperatore Teodo. 
fio fuo predeceffore;& hanendolo effa con 
il parere dell’ifello Teodofio nominato 
Imperatore di CoRrantinopoli , fenza con- 
fentiresche fi maritaffe feco;e cofi morìver 
gine. Di maniera che dalle cofe addotte 
habbiamo peruerità certa,come affermala 
Chiefa, chela Madre di Dio, fu afflunta'in 
Cielo incorpo, & anima; ediquefto nedà 
una ragione S.Bernardo; laquale corvi n- 
cerà ogni buon fenfo,& è che hà difcoper 
to Dio molti corpi di Santi; ch'erano fcor- 
dati per diuerfe parti; accioche foffero ho. 
norati da i fedeli, hora fe cofi fofe; che il 
corpo dellavergine foffe reftato in terra; 
come fcoprirebbe tutti gli altri; perche fia: 
nohonotati da'Catolicise lafciarebbe que 
fto della Vergine; che tanto meritò effere 
honorato? Non confenti chela crocénél 
la quale ftette.tre horeretaffe fotto terra di 
mariuelò nel modofidouevatenere perri 


trouarla, con'molti fegni,'e miracoli,per=' 


che foffe-riuerita da'fedeli ; Dinque'do- 
ueua confentire, che'licorpo della fua Sa 
crata Madre, doue Rette rinchiufò none 
mefi vetante»uolte fi accoltò}& dormi iù 
quello ripofato nella fuatenera età, ché re: 
ftafle fotterrato in terra? Però èéfendo co-- 
fa certachèintutto il mondononbfà co. 
fa alcuna di luî, nè d’alcuna fua parte; ben- 
che fitiduino reliquie delle!fuenéRi, nefe 
gue, che nonfia interra, ma $ì bene in cie- 
lo, e quelta è îofa conuenientiffima; per- 
che quando'uno è prigionéîniterra di Mo 
ri, efeneliberi, nonlafcia qualche fegno, 
ma portàdolo feco,lo prefenta à qualche: 
luogo di deuotione, come quello di Monf 
ferrato , ò Guadalupo ponendolo benein 
alto, in'uifta ditutti, per fegno della fuali- 
bertà.Il corpo noftro in queta uita è car-: 
cere,eprigione dell’anima,ecofi dice Da: 
uid. Caua Signore di carcere l’anima mia; 
ftette la vergine in queftavita prefa nella: 
carne, ufcita:della prigione giutto ‘è che! 
carne.tanto beata, firipofinell'alto:cielo( 
Doueficome quando il:Solealzaivapoti 
della tertain alto, quivi nonfi fermano; 
maconuertitiin acqua rédonogran piog- 
gia, 


121 

























































Inle&ione z. 
nodturni. diel 
I 9.Augulti. 


D.Bern.fer.j. VA 
de afflumpt. 


Pal.ra4r 















Pfal.44. 


D: Thom..im 
opufculo. 4 


DI Albert. fuper 
MERA mifluseft. 





122 


gia, ebagnano la terra riducendola ferti. 
le, cofiè da credere, che hauendoil Sole 
di Giuftitia tirato.in alto la vergine,eripo- 
fatolaincielo,e collocata fopra tuttii Cho- 
xidegli Angeli, ella non fi {cordi di noi al- 
tri, ma congranmifericordia ci procuri la 
Rugiada del cielo con laquale l'anime. no- 
ftra prendano ricreatione, & diuentino ter 
tili di gratia,& nonfolamenteci procurila 
gratia, ma fe per trafcuraggine noftra la 
perdiamo,e conoffele,e peccatiprouochia 
mo Dio à darcicaftigo,la vergine fubito à 
braccie aperte intercedeche nolo faccia, 
ftido.comedice Dauid., per quefto alla ma 
deltradelfuo figliuolo, & da qui auuiene, 
che effendo maggiorii peccati, che di pre- 
fente ficommettono nel mondo, che quel 
lideltempo di Noè, non manda Diogene 
ralcaftigo, perche è incielola vergine, & 
dalla banda deltra di Dio.Doue uedendo 
alzarfi ilbraccio;perfulminarlafaetta;glie 
lo afferra, &loritiene;;& feuede, chenon 
giòui , prouocato peri grauipeccaticom- 
mefliinoffefa fua ye che uoglia fulminare 
ruina contra:-del mondo, all'hora difcuo- 
preilfuo petto, dicendo : Mirate figliuolo 
mio; quefte poppe, che uidiedero illatte, 
peramorloro perdonate à gl'huomini, dif 
terite.ilcaftigo,nonfi-feguaimefli la pena, 
conforme àiloro demeriti,ecoli ciafpetta 
à penitenza.Doue iluedere queftemiferi- 
cordie,che Dio ognigiornocifa,eche fen 
zamutarfi eglihà mutato ilmodo del pro- 
cedere con. glihuomini.primacontanto ri 
gore, &hora contanta mifericordia; è pro 
va gagliardifima,che gliftàallato la Sa- 
crata vergine; perle cutinterceffioni,eme 
ritià noiurenetanto bene. Etieffende:coli 
chefia tanto cogiunta;e proflima à;Dio;ne: 
fegue ancorache fia collocata fopratutti.i 
Chori degli Angeli.Comelo proual'An: 
gelico Dottore S. Tomafo,conqueftara- 
gione.La vergine (dice) fuperòtuttiglian 
geliintrecofe;Nella plenitudine della gra. 
ta; Nella famigliarità con Dio,enella pu- 
rità della uita. Dunquedeue efter preferi- 
ta àloro nelluogo, etener.più vantaggio. 
di tutti loro; Alberto Magno diceun'altra 
ragione, dice:Troppotrappaflala vergi- 


‘nein degrità,&gloria èiSerafiniimolto 


più di quello ; che fopraftà gliSerafiniài 
Cherubini; & effendo coli; chei,Sérafinî 
habbino il più altoluogo;che i Cherubini; 
ne fegue,chelavergine habbia luogo fe= 
prai Serafini,quefto ficonferma.comquel 
lo,chefiuede didifferenzatrala.Signora, 
&il feruo;& cheètraun fernoall’altro,et- 


Vita della Sacratifima, 


fendotuttigli Angeli ferui,& miniftri,&fa 

vergine Signora,cofi comeun'Angelo hà 

più degno luogo , dell'altro, & cofila ver- 
ginetrappaffatutriloroin degnità, e luo- 
go.Sipuò dare altre ragioni di quefto,& è 

che fecondo la mifuradella gratia, fidà la 
gloria, eccede la vergine tutte l'altre pure 

creature nella gratia, dacoli lefupera nel- 
la gloria. Ancora uifiaggiunge,che il mes 

rito confifte incarità, &la vergine auanzà, 
tutti gli Angeliimamar Dio;e perògliava 

zatutiinella gloria,e di quefto ancorane è 

uera proua quello che canta la Chiefa del 

lavergine, ch'è eleuata fopra tuttii Chori 

degli Angeli. Et quello.che dice Dauid;gc 
fidenotò poco fa, ftettela Regina alla de- 
ftra di Dio,con uefted’oro,& didiuerfì co 
lori;ilche dichiara la Glofa,che ftaua mol 

to preflo à Dio più cheniun'altro Angelo; 

&alladeltra; ch'è proffima della divinità. 
ueftita d’oro, eflendo.interceditrice per gli 
huomini: aggiontovile fue gra nietù;eimex 
riti: EtfebenS.Girolamo;dubira;fe avere 
gine fiainanima, &incorpo nel cielo; nò, 
dubita però, che n6 fia-duiperiore à tuttigli: 
Angeli:Etlo ifteffo fi conterma perS Ago: 
ftinoconlafigura del Trono, chefeeépor: 
reSalomoneallafua mandeltra petBerfa: 
be fua madre. Giàhabbiamo, comelaSa= 
cravergine morì, cherefufcitò;che:falìin; 
cielo in. corpo, &ranimas&che fia! collo+ 
cata fopra tuttii Chori degli Angeli Nide- 
foro Califto,dice chel'ImperatoreMartià 
ro;fopradetto ordinò schefi:celebraffie lai 
feta dell'A-funtione della Madotrina/alli 
quindicid Agofto,ilche iu un follecitare.ik 
PotefiteRomano;.che perordine fuò;foft 
fecelebrata pertuttala Chriftianità;;d0ve: 
pla poca mentionecheinterno la fuacuita: 
fannogli Euangelifti,inueftigata l'hitorià; 
ottenuta da Marta, & Maria, l'a pplicòrallia 
vergine, non folo perche fu Caftello. douei 
firiposò Dio,e perle dueuire,attinase con: 
templativa,cherapprefentanoledieforel: 
leseperhauercletro lamiglior parte.eften 
do collocata fopra tùttii Chori degli/An: 

geli; Maancora,perche quefte due fotelle: 
fono.figurate per il cotpo, &animadella; 
vergine, &fe parefle, che:quefto non'céne 
fonaffecofi bene, perchel’anima è fpirito,: 
&.ilcorpoèterrenò, dico:che non refta di 

couenirfi; poiche fratellifi chiamanoqueli 
liychefeno figlinolid'un padre,enati d'un 
partorifteffo ;anima; &e:corpo creò Dio,8c: 
nacquero infieme} e quantunquelilcorpo, 
el'anima qualche wolta difcordino;ierepu 


































D:Hier.&D,;, 
Aug. ubi fu 
pra. 


= Reg. 3- 


Niceph.lib.® 
cap.28. 


gnino infteme;come Giàcob;& Efaù, 0a). 


rl 





Pxod.25: 





tri fratelli, i quali uenendo offefi da gen- 
te ftraniera, fiunifcono infieme molto più 
nella vergine, tuttaripiena di pace, il fuo 
corpo,lafua anima, appetito , eragione. 
Figuradoliciò neglianimali,che nell’arca 
di Noè;hebbero pace,illeone cò l’Agnel- 
lo; la pecora col lupo; cofì nella vergine, 
lepaflioni, hebbero pate; Il dirfi poi, che 
Marta fifermò, e diede querela di Maria, 
fignifica , che il corpo della vergine fi fer- 
mò, e celsò nelle fue operationiconlafua 
morte, &filamenta;chehauendoaiutato: 
l’anima nei fuoitrauagli, fia prima di lui ri 
munerata; Ma Chrifto dice efferenecelfa- 
rio ;chefeuuole, per un poco prima, egli 
fia per più nobile, & cofi il terzo giorno;ò 
poco dopò della fua morterifufcitò,e l’ani 
ma ; & il corpo falirono à godere i beni 
eternidelcielo, ; 
UCcA RI Todi (O XXI 
Nelguale fî notano diuerfi teStimoni de Santi, 
in lode della Madre di Dio, & 1 nomi di 


1 perfone particolari fegnalate , che 
gli hebberofinzolar dimotione, 






ag N diuerfe cofe fu figura della 
Za Madredi Diol’arca del Tefta- 
[©& mento vecchio, & particolar- 
mentenelmodo come fù fatta, 
e fabricata;perche nonfolo eleffe Dio per 
quefto un’Artefice,ilquale empiè di fcien- 
tia infufa, che fuBefeleel,ma uolfeche tut- 
teledone d'Ifrael portaffero gioie ricche, 
<&diprezzo perla fabrica di effa ; Ilche fu 
zidempito, leuandofi ciaftuna l’oro, el’ar- 
gento, accioche l'Arca reftaffe piùricca, e 
bella; Cofi ancora perla fabrica, ecompo 
fitione della vergine,fu deputato un’Arte- 
ficedigran fcienza,non della terra,ma del 
cielo,& fu il medefimo Dio,poiché egli fo 
lo poteua pigliare un’opera tanto foprana 
& eletta. Concorrédo neltempo della fua 
concettione peri fuoi Padre,e Madre,Ioa- 
chim, & Anna, & feinfufe nel fuo corpo 
l’anima; perche foffe libera dal peccato ori 
ginale, come feguì, empiendola di gratia, 
con quella maggior pienezza,che mai fof- 
fe accaduto ad altra pura creatura, doue 
pare , che il figurato corrifpondeffe con 
la figura; Volfe che portaffero gioie ric- 
che d'oro , & d’argento le donnede gli I{- 
raeliti, cioè che l'anime Sante , & i uera- 
mente fedelià Dio, & ferui fuoi, che fono 
nel mondo, i quali in rifpetto di quelli , 
che fono incielo poffono chiamarti don- 


Vergine Maria. 123 


























































i 


ne , per effer fiacchi, & foggetti al pecca- 
to, al contrario di quelli altri, che fono 
incielo ; quali per effere impeccabili, pol. 
fono efferechiamati huomini forti, quelti 
adunque poteflero ornarla vergine con 
teftimoni}& ragioni di molta grandez. 
za; & efficacia, conle quali quefta Signo- 
ra reftaffelodata, & grandemente hono- 
rata, Aperfeloro parimente per quetto il 
medelimo Dio; il fenfo; manifeltandogli 
efter cofa àluimolto gratatutta la riveren- 
za, che foflefatta è quefta Signora, & di 
ciò ne è proua, che al tempo; nelquale 
uolfe difcoprire à Moife l'alto, & foprana- 
tural mifterio dell'Incarnatione per quel. 
l'Enimma; ò figura di quelrubò, che uid- 
de ardere; fenza confumarfi, ffando nel 
deferto, pafcolando il gregge di Ietro fio 
fuocero, doue uolendo Moifeandate à ue 
dere uicino quello, che da lontano gliha- 
ueua pofto gran marauiglia, gli diffe Dio: 
Fermati Moife non andare più auanti, che 
prima conuiene, che facci riuerenza alla 
terra douefei, perche è fanta, &cofi file. 
uò le fcarpe daipiedi. Nomeradiffcile» 
l'intenderfi,chefignificando ilrubo;che ar 
dena fenza confummarfi, fi omprendeffe 
il mifterio dell’Incarnatione.Laterra fan- 
ta doue feguì quel mifterio , dinota la ma- 
dre di Dio,& veduto,che è la volontà dell’ 
ifteto Dio, che à quelta Signora fia por- 
tato ogni riverenza, quando alcuno de i 
fedeli fitrouaua poftoinafflittione,etraua 
glio, fubito pigliaua la terra , ò la poluere 
fopra la tefta; & con queta cerimoniafi 
prefumeua di placare Dio; & ottenere da 
fua Maeftà di uederfi libero della pena 
che fentiua. Cofi uedemmochelofece Ta 
mar, quando fchernì fuo fratello Amon, 


ro per dimadargli perdono perilfuo popo 


lo. Giob nelcolmo delle fue miferie, f par- Iob.2.& 16. 


geua cenere fopradi fe.I fuoi amici veden- 
dolo intanta miferia fecerol'iteflo , par: 
gendo poluere fopra ilcapoloro. Giere- 
mia perche fi liberaffero da una percofsa 
grande, che minacciaua Dio ài principali 
del popolo , iliede loro per configlio, che 


fpargefserocenere fopra le loro telte. Eze Ezec 17. 


chiele dice, che fecero il medefimoi citta- 
dini di Tiro poftiin grandiffimo travaglio 
tuttii qualicon quefta ceremonia preten- 
deuanohonorarla Vergine, &eraunaRe 
torica coperta, & finta, peratt-aherela uo 
lontà di Dio, uolendo dire in fuftantia: Si- 
gnore per il merito di quella benedetta ter 
ra,e di quella donzella honeftiffima & sitif 
Ea fima 





2.Reg.13. 
& quando Efter uolfe entrare al Rè Affue- Efter 4. 


Hiere,25, 























124 Vita della Sacratiffima, 


fima nella quale voi douete pigliar carne, 
& che noi altri poniamo fopra lenoftre te 
fte,honorandola;eriuerendola; &cofi per 
che effla merita tutta la riverenza, & hono- 
re; come perche fappiamo davaiche èuo- 
ftra uolontà,che da tutti fia honorata, e ri- 
uerita. Che ci concediate Signora leno- 
{tre dimande,& ciliberiate da itrauagli,& 
anguftiene quali fiamo:ecofi Dio glicfau 
diua, & rimediaua. Di maniera che i Padri 
antichi riueriuano lavergine;ancorainna- 
zi, che nafceffe nel mondo; dopònata; la 
honorarono fommamente:le tre perfone 
diuine, eleggendola il padre per figliuola, 
il figliuolo permadre , &lo Spirito: fanto 
per fpofa,&l'AngeloS.Gabriele l'hono- 
rò portandoglil'ambafciara,feuoleua effe 
remadredi Dio, chiamadolapiena di gra 
tie; Il Profetalfaia fubito,che glilauarono 
lelabbra, fiimpiegò nelle lodi della Ver- 
gine,& procurò honorarla.L'honorò Gio. 
Battifta effendo nelle uifcere di fua Madre 
Elifabet,rallegrandofi della fua prefenza.» 
fubito che la uoce della fua falutarione per: 
uenneall'orecchie dellaMadresconimo- 
uimenti che fece per dinotar quefto, n6 ef- 
fendoliconceffo,checon parola lo dicefle 
pernoneffere nato: Ancora almedefimo 
tempo Santa Elifabetlodò &ingrandila 
vergine,chiamandola Beata; & perche tut 
to quefto era. paffato fecretamente, ordi- 
nò Dio;comein publico,che quefta Signo 
rafoffelodata; & per quefto eleffe una di- 
uota donaschiamata Marcella ferua di San 
ta Marta, perche Chrifto fanò un'indemo- 
niato effendo molta géte in quel luogo,al- 
zò lauoce fenza temere d’incorrere nello. 
idegno dei Sacerdoti, Scribi,&Farifei,à i 
qualirincrefceua infinitamente, che alcu- 
nololodaffe,& diffe: Beato ilventre doue 
habitafti ; & il petto che tidiedeil latte, i 
quattro Euangelifti la honorarono chia- 
mandola communemente quando hebbe 
rooccafione di farne mentione; Madre di 
Dio, ch'è il più Illuftre & auantaggiofo epi 
teto,chefegli poffa dare, Sin particolare 
l'honorarono San Giouanni; e San Luca, 
fuoi molto diuoti; e cari,San Giouanni te- 
nendola per Madre, feruendola;, & offer- 
uandola tutto il tempo, che uifenel mon- 
do, dopò che Giefu Chrifto faliin Cielo, 
che fucomefiè detto quattordecianni, & 
SanLuca feruendoti dell’arte fua di pitto- 
re, formò il fuo ritratto; perche di quella 
faccia diuina ritratta al naturale, reftaffe 
memoria eterna;ancorcheil mondofifini 

fca, comesintende,chereftarà,poiche s'è 


conferuata, e di prefente è in Roma, nella 
Chiefa diSamaMaria Maggiore onde fe 
nefànno altriritrattiy:che fi ripartono per 
wttala Chriftianità E'benuero, che que- 
fto.ritratto dimoftra folo il mezzo corpo 
dellavergine, &fi prefume; che SanLuca 
la ritraheffe intiera; ma come dice Gugliel 
mo Durando nel Tuo-rationale:; effendo 
quetto ritratto, &imagine im Coftantino= 
poli, com'è cofacerta;che quiftefe, &l’af 
fermano gravi auttori nel tempo} che per 
introduttione di Leone Ifaurico Imperato- 
rehereticofileuorono da i Tempijleima- 
gini, dicendo ch’erano.Idoli, paffata.la fi 
ria;e perfecutionedi quell’iniquo huomo,, 
& del fuo figliuolo Coftantino Coproni+ 
mo, che conl’Imperio;fuberede del fuo.er 
rore di perfeguitare GiefuChrifto, & la 
vergine, con tutti i Santi, leuando: le:fue: 
imaginida i Tempij, & uietandol’ufo di 
quelle, ilche fenza dubio è importatitiffi-. 
mo,per fuegliare i {piriti addormentati de 
i fedeli,.rifcaldandoifreddi.petti, & gela 
ticuori-dimolti, cheentrano nelle Chiefe, 
iqualiconuedere leimagini, fi commo- 
uono à pianti, &tenerezza, & fi accendo- 
no di feruorofo amore uerfo Dio; S. Ago- 
ftino.confeffadi fe,cheuna imagine; che 
tenea nel fuo ftudio del facrificio di Abraa 
molte uolte le prouocaua è piangére sche 
effetto haurebbe fatto.in effo,.il vedere S. 
Lorenzo abbruggiato nelle fiamme, S.Ste, 
fanolapidatoconle pietre; &ilmedefimo, 
figliuolo di Dio,poftoin una crocefenzà. 
moftrarenelcorpo fuo,cofache nonfofle 
ferita, & piagata ? Grande fenza dubbio è 
l’utile, che trahe ifedeli) che nelle Chiefe 
fiano imagini de’ Santi, & perche hàinui=. 
diadiciò il demonio induffeà gli heretici,.! 
cheleleuaffero da fimili luoghi, comein= 
duffei Greci per mezo di due Imperatori, 
padre, &figliuolo, Leone, & Coltantino.. 
Ridotti poi allaueritàinfegnata dalla.chie 
fa Romana, &approuata per diuerfi Con- 
cilij, comeècofa fanta,& moltoimportan 
tel'ufo delleimagini, perchel'honore; che 
a quellefi fa, ridonda nell’iteffiSanti, che 
rapprefentano; & cofi per quefto.le imagi 
ni di GiefuChrifto, & la Croce ;fideuono 
adorareconadoratione de Latria,ch'è do= 
uuta è Dio, effendo lui Chrifto, & rappre- 
fentandolila fua Croce; allaquale uni le? 
fue fpalle, quella dei Santi shanno daa- 
dorarecon adorationedi Dulia, cheadef 
ficonuiene, per effereamici di Dio, e quel 
ledella verginecon adoratione di Hiper, 
dulia ; chteè molto maggiore di quella di 
Duliaa 






























































PDulia; &nonarriua all'altra di Latria. Et 
quetta fi deue alla Vergine, come dice San 
Tomafo,; per effere Madre di Dio, Ridotti 
poii Greci, dice Gulielmo, che fe gli per- 
mife,attefo che tuttauia reftauano fpauens 
tatiperla memoria de gli Idoli, che lima: 
gini fi dipingellero mezze, & nonintiere; 
coméftauano gliIdoli:& cofi fi prefume, 


| cheil ritratto della Vergine fatto: da San 


: D.Ambro.de 
| virginibolib.2. 
fub initium- 


i ucaintiero in quelta occaltone fu fparti- 
to, & rapprefeinta.il mezzo corpo della 
verginecon il fuo figliuelo integro nelle 
fue braccie,come fruede al prefentein Ro 
ma; & uedemmo cauarfidi là.diverfi ritrat 
ti, uno de quali è nella Chiefà parrochia- 
le Mozarabe di Santa Giufta della Città 
di Toledo in una Capelladentro del Cho- 
rodal lato della Epiftola;alqualcon buon 
parere, &configlio aggiunferola parte; 
che mancaua, &cdriforme alla proportio 
ne dell'altro mezzo corpo ; uiene à fare 
una figura di donna di buona difpofitio- 
ne come fula vergine, &quefto fi proua 
perla mifura d'una porta; che è in Roma, 
qualeè la ftatura della vergine congiunta 
conl’altra del Saluatore, alquanto più al- 
ta, effendo con l’una per l'huomo come 
l’altra per donna molto bene proportio- 
nate, &fecondo la commune ftatura fono 
alte,ancorche non fproportionate. Dima 
nierache San Luca con quefto ritratto del- 
la vergine l'honorò, & ingrandì .: San 
Dionilto Areopagita, come s'è detto an- 
cor lui la ingrandì, quando diffe hauendo- 
la ueduta, che fe la fede nonl’haueffe cer- 
tificato ; che Chrifto era Dio, hauerebbe 
creduto , che foffe ftata la vergine. ISanti 
Dottori della Chicfa ancorloro l'aggran 
dirono lafciandone nelli loro fcritti infini- 
telodi.Sant Ambrofiotra l'altre lodi, di- 
ceche cofa può effer più nobile, quanto la 
Madre di Dio ? Qual cofa più bella? Qual 
più cafta? Era vergine, non folo nel cor. 
po, manell’anima era di cuore humile;gra 
ue nel parlare, & nell'animo prudente, po 
coparlaua, & affai leggeua, non fi confi- 
daua nelle ricchezze, ma nelle preghiere 
deipouceri, nell’operare era diligente, nel 
parlare vergognofa, delle fuc opere, & 
defiderij non faceua altro giudice che Dio 
cheiltuttosì, &uede. Il fuo penfiero era 
grande di non far aggrauio à perfona alcu 
na,& fareàtuttibene, Portaua rifpetto à 
i maggiori; & non inuidiaua gli uguali. 
Fuggiua lavanagloria, & feguitaua la ra- 
gione. Maidifprezzò il pouero , nèfi bur- 
lò del peccatore,& debole.Niuna cofa che 


Si Vergine Maria, 























































b2:5 
parefle uana,& poco honefta finidde in 
quella; Gli occhi fuoi ben compotti, lefue 
parole honeftezil fuo paffo lento, il uifo in 
feraccolto,, &la fua uoce graue; Nell'efte, 
riore tutta era:figura. di bontà interiore. 
Tale ce la dipinge l’Euangclita; Talela 
trouòl'Angelo,,& pertalela elefle lo.Spi- 
rito fanta; Nonuiè che dirfi cofadiquelta 
Signora in particolare; fe non'che.tutta ef- 

fa futale, cheben meritò che Dio laeleg- 


gelle per Madre... San Girclamo dice, p, Hieronin 
conueniua, che quefta verginefofle piena fermo. de A£- 
digratiahauendo da dare noua.gloria di fump.& alibi. 


cieli,à gli buomini in terra, la pace; alle na 
tioni,la fede; fineà iuitijrordinealla uita; 
difciplina,e fcienza à i cotumi;all’altre d& 
nefidiede lagratiain parte, è Maria fe gli 
infufetutta la pienezzadella gratia, della 
quale; che pofliamo dire noi altriin lode, 
& honor ito; eflendo tanto mefchini, & 
poueri di fapienza ? poiche fe tuttii noftri 
membri diuentaffero lingue, non fariano 
fufficienti à lodarla; Perche più è innalza. 
tache nonèil Cielo, & più profonda del. 
l’abiffo, è i fuoi meriti. Confermomi in 
quefto , che fi come in comparatione di 
Dio, niun'huomo può chiamarfi buono, 
cofiincomparatione della Vergine niuna 
donna è perfetta: quantunque molto folle 
adornata di virtù. | 


Sant'Agoftino dice: Per una donna; En D. Auguft.de 


trò nel mondo lamorte, e per un'altra la 
uita,per Eua il danno,la Salute per Maria, 
fegui quella per effere imperfetta l'’ingan- 
natore, quefta per effere perfetta partorì il 
Saluatore, quella riceuè il mangiare offer- 
togli dal Serpente, & diedelo all’huomo, 
perilche ambidue meritorono la mortes 
Quefta arrichita della gratia celefte par- 
tori al mondola uita, per la quale, la no- 
ftra carne morta per il peccato può rifufci 
tare alla uita della gratia. 


S. Gregorio fi moftrò diuoto della Ma- D.Greg.in 1. 


dre di Dio quado ordinò le letanie, doue Reeum. c. 1. 
poitinutium,, 


sinuoca il nome della Madre di Dio;& de 
glialtri Santi peritravagli,che fuccedono 
per la pefte,e fame; Dilei dice: Molto con 
uiene allavergineil chiamarla M6te,per- 
che il fuo ualore fiinnalzò fopra ognicrea 
tura .FuSuperiore à gli Angeli, diluogo, 
& di feggio , tanto che fiaccoftò à Dio, del 
quale ella fi fece ricetto, e gli diede nelle 
fue uifcere albergo. Di quetta Signora par 


lò; dice Ifaia quando foggiunfe, neitempi IGie 2. 


futuri, fi ponerà cafaà Dio; nell'alto dei 
monti, lacafa s'intende per la vergine,per 
hauere riceuuto Dio in fe, & ueftitolo di 
L 30 carne, 








126 


D.AthainE- carne; & è nell'alto de gli monti, perche 
ig, de ant. [gi trappafsò iti fantità tutti Santi, 
a: S. Atarfàfio, Grande ( dice) è il merito 
diMaria; sà nefluna altra come à lei può 
conuenité tal fiome;che fi‘chiaminuova 
Fui, madre della vita,regeneratrice;Regi- 
na, gSignbfaditutti.Laquale nella vitae- 
terna ciahtamiente permane în corpo, È 
dnima,perchéin tutre le partifi poffi chia- 
mar Beati, godendo, i più‘alti fanori del 
Cielo adorhata,& piena digratia,alla qua 
le i buoni & eletti, cheviliono nelmondo 
firaccommandano,&la'tengono per fua 
. . interceditrice. i) 
D GreNazi. — S!Gregorio Naziarizeho dice in un fuo 
in quodi cat= oergtal ; 4 | 
mine, & refer Motetto, Dio'tî Salui gratiofa donzella’; 
tur à Canifio Madre, & donzella, la più'catay&la\più 
deB. Vig.lib. bella,fopra tuttel’altre donné,di maggior 
$.C.3 PV ENO iii bagni . ; 
ualor chetutti gli effercitide gltAngeli;Re 
gina del Mondo allegrezza de'mortali; at 
qualitutti fempre cofi degna vi moftrate, 
& diloro anco amorofa,prego.uoi Signo- 
__ ra chefiateàmefalute,& uita. 
E ly S.Bafilio, chiamala Vergine fanta de 
ia. 8.poft i fanti, Interceditrice, & Auuocata di tutti i 
peccatori, lanomina Profeta, perche pro: 
fetizò, che tutta la generatione bumana 
l'haueuano da chiamar Beata. 
Ephré inqua —Efren Siro Archidiaconadi S.Bafilio:di 
dam orazione: ce, Intemerata,& del tutto puriffima Vergi 
Sevirgin® — ne,madre di Dio,Regina de’ mortali,& di 
tutti la migliore,innalzata fopra icittadini 
del Cielo, più bella del Sole,& de i fuoi rag 
gi, piùhonorata de i Cherubini, più fan- 
ta dei Serafini, & piùgloriofa fenza com- 
paratione, di tutti gli altri Chori de gli An 
geli. Speranza dei padri antichi,gloria de’ 
Profeti, Oracolo de gli Apoftoli, honore 
dei Martiri, allegrezza dei Santi, e di tut- 
ti quelli che fono nel Cielo, Angeli, Santi, 
& Vergini,Corona,Prencipeffa,& Capita 
na, Donzella Sacratiffima peruoftro mez- 
4 zo fiamo fatti noi degni dell’amicitia, & 
DEVI 3. gratia di Giesù Chrifto, Dio noftro.. 
contra here  S*Epifaniodice, Eua hà nome di Ma- 
fes.herefes78. dre,& Maria nome di Madre, uiè però dif 
longius poft ferenza,che Eua è madre di Morte, già che 
medium» —perleientròla morte nelmondo;& Maria 
è madrede viui, efendo per lei uenuta al 
mondola uita, ad Eua per effer nuda, diffe 
Dio;che fi ueftiffe;e Maria diede veftimen 
to a Dio, poichelovettì dicarne.Etperna 
fcere Agnello nel mondodiede*à tutti gli 
huomini,mezzo,perche poteflèro ricopri- 
reconlaloro pellela proprianudità, vete 
dofi le loro anime di gratia ottenuta pet 
Giesù Chrifto . Dicedi più; Chiama Gia- 


initium. 


Vita della Sacratifima. 


cob Giesù Chrito Leone perla fortezza 
cofî chiamareno la Vergine Leonefla,poi 
che fl'madre del Leòne,perche è forte, & 
fi come.la Leoneffa non fa figliuoli due 
uolte, cotti la Vergine folovna volta parto 
ri; & ciò fenza dannodella fua caftità, re: 
ftando:Vergine puriffima. 

» $.Gionanni Chirifoftomo, dice :Quefta 
Sighora è Tempio animato:di Dio,ftànza 


ampliffima di quello!;.che naturalmente 


non può eflercomprefo.Nelquale il Cielo 
& la terra fi ripofa, &tiene la fua quiete; 
Pet quefta Signora hanno il medice gli in* 
fermi. Solechiaro; & rifplendénte, quel- 
licheftàno nellétenebre. E' Anchora,& fi 
curo porto di quelli,che:patifcononaufra- 
gio.&èprefidiofortiffimo de gliaffliti nel 
le battaglie,& guerre.In un'altro luogodi- 
ceQuefta Signora fù il miracolo delta na- 
tura, Niuna cofa fividdenelmondo; nè fi 
vedràmaggioreò più Illuftre di lei.Quefta: 


Signora fola eccede in grandezzalaterra,, 


& il Cielo; Perchenèin Cielo s nè interra 
fi troverà maggior fantità della fua . Non 
nei'Profeti, nonnei Apoftoli, non nei 
Martiri;nmonne iPatriarchi,n6 negliAnge 
lisnon.ne gli Troni,Dominationi,Cherubi 
n; &Seratini; Nonfi fperitra tuttele erea- 
ture uifibili, dinwifibilitrouarcofa più'ec- 
cellentenè che pareggiMaria.Lei è fchia- 
va,& Signora;Regina, & ferua; Madre; & 
Vergine; Vergine;& Madre di Dio. .. . 

S. Cirillo Alefsidrino. Maria. dice che è 
l'ormamento;e bellezza dell’univerfo,luce 
ineftinguibile. Corona di Virginità; per la 
qualeil Cielo fi rallegra,gli Angeli giubila 
no,&idemonij fuggono, & per. cui gli infe 
deli, & Gentili vengono. nel grembo del- 
la Chiefa. 

Sant'Ireneodice che il lignaggio huma 
no reftò foggetto alla morte, percagione 
d'una donzella. chefà Eua , & per caufa di 
un’altra,qual’'è Maria,reftò conla uita;l'u- 
na,& l'altra vgualmente difpofte: Eua nel- 
la difobedienza;Maria con effere ubbidien 
te. 
San-Pietro Chrifologo dice, che non 
tiene intieranotitia di Dio colui,che non fi 
marauiglia confiderando il valore della. 
Vergine;Il Cielo nellafua prefenza,firac- 
coglieinfefteflo gl'Angelimoftranotimo 
re. Niunacreatura è fufticiente alzar verfo 
leila faccia + Tuttala natura,refta fminui- 
ta. Tutto quefto fircceffe in vedere; che 
una donzella riceueffe- Dio nelle fue uifce 
re,lo rennein quello riferrato,lo feruì d’al 
loggiamento, & per pagamento di fuo al 

er- 













































D. Chrifo.in 
Iyturgia. 


Cofule le&io, 
nes Breuiarit 
de B.Virg.die 
12.5cpremb. 





Cyrillusho< 
6. contra Ne 
ftorium. 


Jreneus ad: 
uerfus here» 
fes. ili. 5.poft 
medium. 


Petrus Chris 
fermo, 140. 
143. 








bergo ; ottenne dalui pace alla terra, Glo- 
ria a i Cieli, falute à quelli, che lhauenano 
peria; uita di morti, parentado contratto 
tràil Cielo, & la terra. Etche Dio habbia 
commertio, & contratti con la carne mor- 
tale.In altra parte dice, chiamòl’Angelo 
la Vergine, piena di gratia, & è queta era 
tia quella, che apportòlagloria in Cielo, 
Dio alla terra, fedealle genti,fineduitij,or 
,  «ineallavita,&difciplinaà icoftumi. 
Pet. Dami.in . Dice Pietro Damiano Cardinale che 
ferm.fuper li. per lodare degnamente la Vergine nonè 
pei gencratio, {infficiente la facondiadegli Rettorici,non 
gli argomenti de dialettici,non gli acutiin 
gegni de’ Filofofi & nonè marauiglia, che 
eccedain merito tutta l’humana forza;poi- 
che l’eccellentiffimo; choro de i Patriar- 
chi,&l’accorto numero. de’ Profeti.Ikvitto 
riofo effercito de’ Martiri, non alcuno dei 
Santi Padri,ne alcun'altro huomo tanto di 
uelli.che fono tati dopò diloro, fevene 
ta, può conleiaflimigliarfi. Chi dirà della 
fua fantità © Chi della {ua giuftitia è della 
fua Religione, & perfertione fingolare, & 
della pienezza della gratia, con laquale fù 
ornata da Dio. Nedico molto, che trap- 
pafsò in merito imortali, poicheil fuo ua- 
lore formontò fopra gli Angeli, O ammi- 
rabile Verginità feconda,laqualecon nuo 
uo,& mai più vdito miracolo,fi chiamò 
Vergine,& madre.Quello,che tutto il m6- 
do nonlo capifce.fi riferrò dentrole vifce 
re d'una donzella,laquale fentina crefcere 
nelfuo facrato uentre, & non haueua per- 
fo.la caftità. Simarauigliaua di veder fe- 
gni del parto, fenza fapere;che cola era 0- 
pera d'huomo.Concepi l’immenfo, gene- 
rò l'infinito, & partorì il generato ab eter- 
no. Il quale gli diede il dono dellafecondi 
tà, & non glileuò lagloria della Vergini- 
tà. Auanti che nafceffe la creò tale sche 
non fifdegnò nafcer dilei. 
Eulgentius im. Dice S. Fulgentio Vefcouo Rufpenfe in 
fermone de. Africa fù fatta Maria porta del Cielo; per- 
Jaudibus Ma-. che per quella Dio mandò lumeàìi fecoli. 
ul Fù fatta Maria fcala del Ciclo, perche per 
leidifcefe Dio interra, & gli huomini per 
la medefima hanno dafalireal Cielo; fù 
fatta Maria riftoratrice delle donne; per- 
che perlei reltano libere della maledittio 
nedata alla prima donna, 

Andrea Vefcouo di Gierufalem dice, 
Parlando conla Vergine.Rallegrati iftro- 
mento digiocondità, poiche pertela fen- 
tentia della maledittione in giuditio di al- 
legrabenedittioneficommutò,Rallegrati 

ueramente benedetta, rallegrati Vergine 


‘Andreas Hie 
rofo in ora- 
tione faluta- 
tionis Maria, 


Vergine Maria. 


_dopò diteti fanno compagnia, ti feruono, ME 


«Tempiodi Dio, ‘ 























































b27 


preclariflima srallegrati ornato Tempio 
di divina gloria, rallegrati facrofanto pa- 
lazzo del Rè del Cielo, rallegrati letto, nel 
quale Chsifto.fifposò cé la noftra humani 
tà,rallegrati eletta da Dio, auantiche folle 
generata, rallegrati rifugio d’amicitia trà 
Dio,; & glihuomini, Teforiera di uita im- 
mortale, Cielonel quale rifplende il Sole 
di gloria, ftanza migliore che’ Cielo, ha- 
bitatione ampliffima di quel che non ca- 
pein alcun luogo; Rallegrati dice Vergi- 
nale, & fanta terra, nella quale il nuouo 
Adam fu formato per rimedio del primo 
Adamo.Benedetta faraitra tutte le donne 
la quale. chiamano benedetta tutte-lege- 
nerationi, Cui honorano irei, fanno rive. 
rentia i prencipi gli ricchi huominiloda- | 
nole Vergini, che furono innanzi dite, & dll 


& tengono per patrona ; & Signora nel 


Il Venerabile Beda dice, feruiamo fem- Beda in Ho- 
pre à tanvalta Regina, come è la Madre mila de fan- 
di Dio, laqualenon abbadona quelli, che Maria. 
fperano inlei,& comeche fiauerità che 
aggradifce a Dio l’oratione de ifanti, & 
che concedaloro quantoineffe gli diman 
dano, di gran lunga udirà la fua Madre 
pregandolo peri peccatori. 

Dice San Giouanni Damafceno, Apri 
à noi ò facrata Vergingla porta di miferi- 
cordia,acciò fiamo liberi perte dalle cala- 
mitadi, poiche tù fei la falute del genere 
humano. 

Germano Arciuefcouo di Conftanti- 
nopoli dice chi Signora dopò il tuo fopra- ii 
no figliuolo tiene penfiero del genere hu- cord tal 
mano cometu ? Chici difendenelle no- ‘ 
ftre afflittioni?Chi cofitofto ci fpinge à li- 
berarci dalle tentationiche ci fono minac- 
ciate?Chi delli peccaticommeffi,ne i qua- 
li ci conofciamo immerfi , ci fcufa con 
Dio,&lo trattiene, che ci afpetti à peniten 
tia,& facendola noi,ci perdona,fe non tu? 
Tù Signora tenendo confidenza di Madre i 0 
intorno altuo figliolo, &ualendo appref 9 
fo di lui molto, come uagli, quantunque È: 
fiamo noisìcolpeuoli, &non ardimmo al v. 
zare gli occhi al cielo, con il mezo delle DJ 
tue interceffioni, & prieghi,ci rendi ap- 
preffo di lui famigliari& amici, 

Di Stefano Rè d'Vngaria feriue Anto- Ant Bonf- 
nio Buonfinio ; che fu diuatiffimo della eo 
Vergine, & haueua per coftume di celebra {50:7:€ ted 
re le fue fefte digiunandoleprima,&dan-  ° 
do largheelemofine , Accaddegli una uol 
ta,che andò traueltito di notte con nigi 
tà di 


Ioan. Dama. 
in hbymnisAn 
nuntiationis + 


Germa. in ho 
mil. de zona; ii 

















Gotfridus in 


Chronico & 


Nauwclerus fi- 
militer. 


Niceta in an- 


nalibus. 


128 


tà di danari per dargli a poueti,& arriuafi- 
do aduncerto'hofpitale; donéeran molti 


d'efi,&neldiftribuir l’elemofina vennero ‘ 


fcortefemente alcuni; incolpandolo chie 
‘gli haueffe fatto poca parte, dandogli del- 
temaninella faccia} pelaronglilabatba, 
il pacifico Rèfenza conturbarfilafciando 
quella ingrata gente con'allegra faccia, & 
quafiridendofi andò adun'oratorio, doue 
“era una imagine della madonna; & ingi- 
nocchiatofi,dife:Regina'del cielo; &ma- 
‘dre di Dio, patrona di quefto regno di Vn 
garia, molte gratieui rendoperche mi fa- 
celti Rè di quello, i uoftri foldatim’hanno 
trattato nella maniera che nedete, fei miei 
nemici haueffero fatto cofà fimile, io mi 
‘uendicarei di loro coniluoftro fauore, ma 
venendo ciò dalla partech'è venuto,&rac 
cordandomi della parola ; che iluoftro fi- 
gliuolo diffeà ifuoi fedeli, cheun capello 
non gli mancaria del fuo capo ; confido 
grandemente , che quefto trauaglio foffer 
to pacientemente per fuo amore, credo di 
uedermi con lui in cielo, & quiui hauerò la 
miabarba,che né glimacarà pelo alcuno. 
Di Arrigo fecondo di quefto nomeIm 
peratore,affermano Gottifredo Viterbien 
fe, & Nauelero,che fu diuotiffimo della 
Madre di Dio. Tanto che effendo marita- 
to, perimitarla con il confenfo di fua mo- 
glie ofleruò la Verginità ; edificò molte 
Chiefein honore della Vergine, ornando 
le diricche gioie,d'’oro,& d'argento; dotan 
dole con rendite, & entrate ampliffime. 
Haueua per coftume quando entrava la 
prima uoltain alcuna città ò provincia, fe 
ui era Chiefa della Vergine andarfenein 
quella, douefpendeua tutta la notte in ora 
tione,& con effere tanto religiofo,& dedi- 
to al feruitio di Dio , non però reftò di 
difendere il fuo regno ,anzil'accrebbecon 
guadagnarela Boemia;& la Borgogna,do 
ue fi uidde per eflempio, che fe i principi 
cercano difendere, & ampliare fuoi ftati, 
non fi deuono deuiare da quello ; chetoc- 
ca al feruitio di Dio,ma quello procurare, 
&tenere deuotioneconiSanti, & in parti 
colare con la Santa dei Santi; Madre di 
Dio,che gli fauorirà, per uinere honorata, 
e fantamente. 
Niceta Coniate fcrine dell’Imperatore 
di Conftantinopoli Giouanni,chehauédo 
confeguita una notabile vittoria contra i 
Sciti, e Perfi, co lfauore della Madre di 
Dio fe netornò alla fua città, & appreftan 
dofegliiltrionfo, commandò;che fopra il 
-carro fiponefleuna Imagine della Vergi- 


Vita della Sactatiffima 


ne,ieéndo, ch'era fua collega nell'Impe 
rio,cheFhanena difefo,e fuperato i fuoi né 
mici; giua à piedi l'Imperatore innanzial 
‘carro tirato da quattro caualli, portandò 
un'alta croce nelle fuemani, e cofi entrò 
nèltrienfo. | 

Gauino dice di Lodovico undecimo Rè 
di Francia; che commandò che intutto îl 
fuo Regno nelmezo giornofifonaffeuna 
campana,&fi facefle oratione alla Madon 
na perrifjpetto,che folle pace trai prencipi 
Chriftianiilche s'ufa anco in Spagna. 

Moftraronfi i padri , che fi trovarono 
nel Concilio di Chiaramonte molto deuo 
vi della facratiffima Vergine, poiche ftabi- 
lirono in quello, chefi recitaffe l'horemi+ 
nori &1iSabbatifidedicafero al fuo hono 
re;&feruigio. 

Di Gerardo Vefcouo CananienfeVn 
garo martire,e di Aleffandro de Alesifi di 
ce che furono tanti denoti della Vergine, 
che niuna cofali dimandarono che folli 
giufta,che non la otteneffero . puS 

Gifeluerto difcepolo di Sant'Anfélimo 
fcriuendo della Vergine dice, ch'è la Con 
folatione dell’Infermi; Redentione dipri- 
gioni, liberatione di colpevoli, falute di 
tutti, fente di fecofe di humiltà,tatte lecrea 
ture procurano honorarla, la Terra, iMa- 
ri,& iVenti,la chiamano gloria degli An- 
geli.uita de’ mortali, riconciliatrice delcie 
lo,& della terra. 

Ibone Carnotenfe dice;Quello;checon 
le noftre deboli forze poteuamo difficil- 
mente acquiftare coni meriti della bene- 
detta, & fempre vergine Maria,che peror 
dine di Dio, effercofila fua volontà chela 
honoriamo,& feruiamo, crediamo ferma- 
mente,chelo conquiftaremo. 

SantAnfelmo, chiamala vercine Ma- 
dre di falute, Tempio di Pietà, & mifericor 
dia, dopò Dio, la piùfanta deifanti, Ma- 
dre di Verginità, marauigliofa, che fupera 


-di purità gli Angeli, i fanti tutti dipietà,Re 


gina degli Angeli, Signora uniuerfale:del 
cielo,&dellaterra,alzata fopra tuttii Cho 
rideglkAngeli, vi preghiamo noi pijffima 
Signora(dice) che fenza c6fiderare la mol 
titudine deinoftri peccati, Vi contentiate 
d'hauer pietà di noi altri;Sù,hormai Signo 
ra ui dimandiamo quello, che per fama 
pertanti fecoli ui fete acquiftata, & tenete, 
che nonuogliatemancare d'hauerci miferi 
cordia, A.uoi Signora, ciraccommandia- 
mo,che nonci perdiamo, Signor pietofo, 
perdonate al feruo di uoftra Madre, Signo 
ra pietofa , fauorite il feruo di noftro fi. 

I eliuolo 






































Gauwuno inli, 
10. de rebus 
Francorum. 


Cone.Clata= 


monti 


Canifius de 
B.Virg. Lib.s. 


Gifeluerius 
lib. de alterca 
tione, fynago 
ge & ecclefie 
C.7.& 17. 


Ibo epift.119 


Anfelmus li. 
deexcellentia 
Virginis, 



















Vincent. hift» 
I Kb.2;.c. 15 


| Zaccaria i fer 
mo.de afsupt. 


Rupertus ì cà 
tic. lib.7. 


gliuolo,O Maria,cheuoi fete quella pieto- 
famente potente,c potentemente pia; dal. 
la qualnacque il fonte della mifericordia , 
non guardate folo da peruoi Signora: To 
uelo priego,uero fonte di mifericordia,co 
nofcendoin me tanta uera miferia. 


Fulberto Vefcouo Carnotenfe, citato. 


da Vicentio nel fuo Specchio dell'hifto- 
rie,ancorche quefto medefimo uenga attri 
buito daaltrià S.Agoftino,dice che lodiSi 


gnora ui può dare la fra 
humano,poiche per iluo 


o 


È 


ilità del genere 
ro mezzo li ricu- 


però la fua perdita. Riceuete con tutto que 


fto Signora, quantunque molto difuguali, 


aluoftro ‘merito , le gratie , che ui offeria- 
mo, e fateci degni di quello che ui diman- 
diamo,fcusidoci della pres6tione che hab 


biamo;poiche è cofi,che miglior avuocata 
diuoin6 può trouarfî per placare l'ira del 


Giudice, effendo Madre degna del Reden 


tore. Soccorrete ancora à noi altri mefchi- 
ni, aiutate i pufillanimi,c6folate quelli che 
piangono, pregate peril popolo, intetce- 
dete perilclero, & fauorite il deuoto feflo 
feminino . Tutti fentonoil uoftro fauore, 
quelli che celebrano iluotro nome. Hab- 
biate copaffione è quelli'afflitti, dimoftra- 
te pietofo affetto à noi peregrini, e poiche 
fiate nell'eterno gaudio, prefentateà Dio, 
lenoftre lagrime, e come proprio figliuo- 
lo, impetrate da lui per tutti mifericordia. 


Zaccaria Vefcouo Chrifopolitano. Co- 


fa era (dice) molto conueniente , & degna 
permolti modi,che:tutte le cofe fi fottopo- 
neffero fotto i piedi di quella,che partorì.il 
Creator del tutto. Degno era;che foffe Si- 
gnorade gli Angeli quella, che fudegna 
Madredel Signore de gli Angeli. Degna 
cofa era, chela purezza Angelica,fegli fot 
toponefle nel cielo,poichetutta la purezza 
divina hebbe in terra. Degno era, che ho- 
noraffefua Madre colui che diffe,honora i 
tuoi parenti, fe delideri uiuere longamen- 
teinel mondo. Degnoera, cheamaffe più 
famigliarmente quefta Signora,e la rimu- 
neraffe più altaméte,laquale amò cò amo 
re più feruente, e fingolare; che tutta la ra> 
gioneuolecreatura. Et per tanto, con tan. 
ta potente,tanta pia,e tanta fedele auuoca- 
ta dobbiamo noi giubilare contutto ilcuo 
re, poiche à niuno, che degnamente gli di- 
manda fauori, gliuien negato, c per niuno 
prega il fuo figliuolo inuano. 


Ruperto Abbate Tuicienfe dice:O' bea- 


ta Maria monte de’ monti; Vergine delle 
vergini, Santa de’ Santi, ancorchetutti gli 
habitatori del cielo preghiamo, più à te 


Vergine Maria. 





129 


principalmente alciamògli occhi noftti;e 


perottenereiltuo favore à tefufpiriamo; 


San Bernardo,È cofa notoria quanto de 
uoto,& affettionato fu della vergine, della 
quale dice,tramolte altre lodi. Per queto 
generationi Ma 


ti chiamano! beata tutte le 


D.Bern.fer.2 
in die Pente- 
coftes. 


dre di Dio, Signora del mondo,& Regina 
del cielo, perche detti uita,& gloria à tutte 
lecreature,in te hanno gl'Angeli allegrez 
za, gli giufti gratia, i peccatori perdono 
per fempre.Perilche conragionetengorio 
inte fifli gliocchi tutte le creature; poiche 
uerfo te, e perte la mano mifericordiofa 
di Dio, che è il fuo eternofigliuolo tutto 
quello che creò, ritorò . Di più dice: Sefi 
leualfero uenti'ditentationi contradite, fe 
deftiin qualche incétro ditribulationi vol 
gigliocchialla Stella matutina, rifguarda 
Marianei pericoli, nell’anguftie; nei pen 
fieri dubiofi penfaà Maria;inuoca Maria, 
nonfi:partidalla tua bocca il fuo nome,nè 
dal tuo cuorela fua memoria, e cofî otter- 
railafuainterceffione . Dice ancora, mez- 
izana noftrasauuocata noftra ticoncilia noi 
coltuo figliuolo; Raccommandaci al tuo fi 
‘gliuolo, erapprefentaci à lui; Concediciò 
Beata Signora perla gratia, cheottenefti, 
per le prerogatiue, che meritafti ,& perla 
mifericordia,che partorifti,che quello,che 
coltuo mezzo uolfe participare della no- 
ftra debolezza,e miferia,cofi permezzo,& 
interceffione tua, ci. faccia partecipi della 


fua gloria, & beatitudine . 


Guarico dilcepolo di S.Bernardo, trat. Guaric.fer.1. 


tando dell'Afluntione della vergine dice, 


de- Alluimpt. 


fuvergine efaltata fopra tutti i chori de gli 
Angeli, perche niuna cofa contemplaffe fo 
pra della Madre fe non il figlivolo , di niu- 


na cofa fi marauigliafle la Regina fopra di 
fe, fe non delRe; Niuna cofahonori fopra 
di fe la noftra mezzana, fenonil mediato- 
recol quale peri fuoi prieghi ciriconcilij, 
ciraccommandi,e ci rapprefenti,ch’è Chri 
fto noftro Dio, e Signore. 

Innocentio Papa dice; Coficomel'Au. 
rora è il fine della notte, e principio del 
giorno,cofi per lei fi può fignificare la ver- 
gine Maria, che tuil fine del caftigo,e prin 
cipio della falute, il fine dei uitij, e princi- 
pio delle uirtà. Conueniua che ficome en- 
trò nel mondola morte perla donna, tor- 
nafle perla donnalauita al mondo, e tutto 
quello,cheEua dannò, riftorò Maria, 

Guglielmo Parifienfe dice; Niuna crea- 
tura tate, etalicofe può impetrare da Dio, 
quante la Beatavergine ; laquale non co- 
me ferua, & fchiaua, ma come Madre uera- 

ce 


Innoc. fer. 1. 


de Aflumpr 


Guliel. in Re 
torica diuina. 
CIG 
































































Thob. li.2. de 


C.13- 


Bonaué.de ui 
ta. Francifci.. 
69. 





ii Albertusin 
bili lib. de B.Vit- 
gine. 


D.Tho..opuf. 
3. 


D.Bommé.ia 
fpec. B. Virg. 


nita dominici 


136 


cehahonorata , dice fubito ; Niuno prefù- 
mabhauer propitio , & beneuolo il tigliuo- 
lo di Dio, fetiene offefa «& ingiuriata fua 
Madre. 3 

Quelli,che diedero principio à formare 
le Religioni, molto diuoti furono della 
Madre di Dio.S.:Domenico;lhabito di fot 
to bianco, che uolfeche portaffero quelli 
dell'ordine fuo de’ Predicatori, dice Teo- 
dorico de Apoldia, gli fù dato dalla ma- 
dre Dio. DiS. Francefco afferma San Bo- 
mauentura , che fu fommamente diuoto 
della Vergine; &che trà tutti gli altri fer- 
uigij cheglifaceua, era digiunare dieciot- 
to giorni dal giorno di S. Pietro, & S. Pao- 
lo,infino al Vefpero dell’AfMfuntione inho 
nore di quella; ICarmelitanitengono in- 
fino ilnome: della: Vergine; chiamandofi 
frati della Madonna delmonte Carmelo; 
EtiMercenarij della Madonnadella Mer 
cede, della Redentione dellifchiaui , tutti 
loro grandemente la ftimano; &honora- 
no. 

Alberto Magno dice :Quefta Signora 
in tutte le opere,che fece meritò,& per ciò 
futato grideil fuo premio: Fù Vergine del 
levergini; perche séza obligarla precetiò 
alcuno, fenza dimandarconfeglio; & fen- 
zatener eflempio,tù la prima,che trà tutte 
Je donne offerfe à Dio, un dono gloriofifi 
fimo di uerginità.Quefta Signota è madrè 
ditutti; & la quale tutte lecofein un certo 
modo,fiueggono riftorate;& rinouate. 

San Tomafo Prencipe de i Theologi 
fcolaftici,in un’Opufcolo dice:In ogni pe: 
ricolo puoi trouar rimedio, per mezo del- 
Ja gloriofa Vergine. In tutte le opere di vir 
tù la puoitenere perfauoreuole. Eccede 
gli Angeli nella pieneza della gratia, la- 
quale fola leuò la maledittione del modo, 
& gli apportò la benedittione... Aperfele 
porte del Cielo, & perleitutti iChriftiani, 
come per Tramontana , &ftella del Mare 
fono guidati al porto della gloria eterna. 

San Bonauentura inun trattato, che fe- 
ce,chiamato fpecchio della Vergine, dino 
ta fette priuilegij, che gliconceffe Dio il 
primò fu; chereftaffe fopra. tutti glihuomi 
ni,fenza peccato; il fecondo che fofle pie- 
na digratia;terzo,che comuerità fia vergi: 
ne, & Madre; quarto; che foffeMadredi 
Dio; quinto che foffe la creatura più fami. 
gliare è Diointerra, &in;cielo ; fefto che 
niuna creatura poffa tantoappreffo Dio; 
fettimo & ultimo chefoffe effaltata fopra 
tutti i Chori degli Angeli;Gloriofo priuile 
gio, dice; è di Maria, che tutto quello, che 


Vita della Sacratifima, 


dopò Dioèdi bello,tutto quello;che vi ha 
di dolce, & tutto quello, che fitroua'd’alle- 
grezza nella gloria, fitrouiin Maria ;fiain 
Maria;& ftia femprein Maria. 

Gabriele fopra il Canone della Meffa 
dice,per il medefimocafo che Maria è Ma 
dre di Dio, meritò eccederein grandez- 
za,& merito i Cherubini, è Sérafini,e tutti i 
Spiriti Angelici, & per l'iltefo meritò effe 
re effaltata fopra tutti i fuoi Chori, doue 
non poteva afcendere la noftra natura; & 
coli fi moftra in quella la grandezza della 
gloria, non gli mancando la natura hu- 
mana. 

Dionifio Cartufiano, dice:Chiamiamo 
la Vergine bella comela luna,eletta.come 
il Sole; perche ficomelaluna predomina 
di notte, & dopò del Sole, è quella chetî- 
fplende nel cielo,più di tutti gli altri lumi, 
& il Sole eccede tutti gli altri pianeti ih 
molte cofe;cofil'Illuftriffima Vergine; do- 
pò il Sole di giuftitia, Chrifto nella Chiefà 
militante, & crionfante, rifplende più, & 


‘eccede più in perfettione,fapienza;& bel 


lezza di tuttiifanti . 
Il Cardinale Giouanni Totchemada 
Spagnuolo , nelle fuecotemplationidice, 
Glorifichiamola Vergine,& fpecialmente 
ilgiorno dell’Afluntione, laquale ilPara- 
difo riceuè allegramente; Accompagnan- 
dola gli Angeli,con canti di lodéhonora- 
ta dal Choro de gli Angeli, Beatificata da i 
Martiri, celebrata dal numero de Confef- 
fori,&moltitudine di Vergini fante; falìà 
ricewere con palme rallegrandofene mol: 
to, efsendo quefta Signora per laquale fù 
fcacciata dal mondo la maledittione', & 
uenne la benedittione, dà uoce, adunque 
anima fedele.O'Maria (tella del Mare,ma- 
dredifingolar dignità,eleuata fopratutti i 
Cieliraccommandacial tuo figliuoloper- 
cheteco godiamo della gloria. 
Sant AntoninoArciuefcouo di Fioréza. 
Quefta Signora (dice) non folotràtuttele 
donne ma trà tutte le creature, è da’ tutte 
quelle,merita efere lodata,cioè da gli huo 
mini,& da gli Angeli, Perche partorì il Re 
dentore de glihuomini,&ilreftoratore de 
gli Angeli, ilquale gli diede molte &fe 
gnalate prerogatiue,mai concefle ad alcu- 
n'altro de’ mortali, come l’efler puriffima, 
&la primadi tuttele Vergini, aggiontoui 
effer madre del Redentore dell’vniuerfo. 
Di niuna cofa, che le bifognana fapere 
mancaua dinon faperla . Innalzata fopra 
tutti iChori de gli Angeli, fatta Regina di 
Mifericordia, la quale ficomein Amore, 
& perfet- 















































Gabriel le- 
Gione 8. fu P 
Canoné Mit. 
EA 


Dionyfius 
Richer.in pre | 
fatio. de laudt 
bus Virg.li.Ie 


I 
Turrequa= | 
matainlib.c@ | 
templauonti + 


D. Anto.4.p. 
tITLI 5.623» 















Tuftinian. in 
| ferm.de nati= 
Ut. 


Canifius Lib. 
Wig:c.13. 
| Galatinus, li. 
7. de arcanis, 
cath.uetitatis, 


“DI Co$o 
i 5 


) 


& perfettione di gratia; cofi ancora in fù- 
blimità.digloria eccedetuttii fanti. 

Lorenzo Giuftiniano Patriarca diVene 
tia,dice;Chin6 honora Dio inlavergine; 
Hauendo uoluto, che la vergine fofle fua, 
Madre ? .Reparatrice del fecolo, luce del 
mondo,fpecchio di fantità, Madre della fe 
de, conforto del noftro pelegrinaggio , 
Tempio fenzamacchia;&Arca del Tefta- 
mento, fabricata per la manodi Dio. 

Canifio, riferifce Galatino, che dicé; 
Degna è la Vergine d'ognilode, ilcui cor 
po dalla cima del capo; infino all'unghia 
dei piedifenza alcuna repugnanza fem- 
pre ftette fuddito all’Imperio della ragio- 
ne; ditalmaniera, che maiuidde cofa di- 
shonefta, ò nolecita, &quefto perche mai 
alzava gli occhi,come fogliono fare l'altre 
perfone;Mafempre gli abbafauain terra; 
eccetto altempo dell'oratione.Hebbe an- 
cora trà l'altre perfettioni Spirito profeti 
co,che feà cafo fe gli rapprefentaua alla 
uifta; ò all'orecchie alcuna cofa illecità, & 
dishonefta; fubito fi ferrauano le fue orec- 
chie &gliocchi,che pareua che nongli fer 
viffero, fe nonin quello, che foffe grato à 
Dio.Non sò (dice Canifio) onde poteffe 
raccogliere Galatino queto che fi è detto, 
ben confeflo, che dice granuerità, per= 
che fi confronta molto bene cò l’effere; & 
valore della Vergine. 

Vn'incognito dice, duePrencipigrandi 


‘ fi trovano; l'uno èil figliuolo di Dioy:del 


Apocr:$a 
| Tob.41. 


quale; dice Dauid in perfona del Padre 
eterno. Lo ponerò fopraiRèdellaterra; 
l’altro è il demonio, ilquale Chrifto.chia- 
mò Prencipe di queto. mondo; che folo. 
bafta;che poffa tenere queftotitolo; Tutti 
due. fono potenti, & dice di Chrifto San 
Giovanni nell’A pocalifiuinfeilleone del 
la Tribudi Giuda, Del Demonio dicelobi 
No è potéza fopra laterra:sche fe gli polla 
agguagliare;e p grandi chefiano ambidue 
furono fuperat dalla Vergine; perché ar+ 
matadigratial'anima fua, & ueftita dican 
didezza,conla fpada inuincibile dell’effen 
tione della legge commune;& il priuiegio 
ifpedito della {pecialità,derogando la ge- 
neralità;Vinfe,e fpezzò il capo del Demo 
nio, & cafcò àifuoi piedi; con adempirfi 
quello che diffe Dio; parlaridoconeflo. 
Vna donna fpezzerà la tefta tua: Vinto 
quefto,nontemèafferrarfi con il figliuolo 
di Dio, lo ftrinfe c6 due braccia, uno della 
fede, & l’altro dell’Humiltà; & diedelé un 
diritto, quando gli diffe; Ecco quàla.fchia 
va delSignore,chelo gettò nella terra Ver 


Vergine 


Matia. 131 


ginale delle fue uifcere;Et poichè potè get 
tare Dio in.terra, molto più lo potràfar 
darnoiinCielo, 


Vn'altro Auttoreinunfermonedell’Af Magitter Aui 


sotionedice:Il detto di Chrifto della Mad. 
dalena; Maria. elefsela miglior parte; A 
chi meglio fi può appropriare queftara- 
gione quato alla Vergine? perleifi tagliò 
la pezza, &dlei conuiene queftotaglio; 
perchetràtuttele creature, leitiene la mi- 
glior parte. In lei feceromoftra, & raffe- 
gna tuttii priuilegij,gratie, & donidi Dio. 
Nellacreatione del Mondo; chiamò Dio, 
la congregatione dell’acque ; Maria; Btil 
Monte di tutte le gratie, la chiamò Maria; 
&coftil nome è un'iteffo; folou'è differen 
zal'accento,&la pronuntia. Arricchî Dio. 
la Vergine, nel numero Ternario, & nel 
Quinario;fopra tutte le creature; Nel Ter 
nario dandoli il fuo figlinolo ch'è una del. 
le tre perfonedella fantiffima Trinità; & 
nel'Quinario,effendocollocatanel Cielo; 
dopòletreperfone,& l'humanità di Chrî- 
fto, perche fubito fù ripofata nel quinto,te 
nendo il fuo feggio-fopra tutti i Chori.de 
gli Angeli. | 

Per finire quefto capitolo, uoglio dire 
quello che -diffe:un Predicatore famofo 
nelle letterei& nella. uita , inun fermone 
delnafcimento della Vergine, che fà in fua 
gran lode; &è, che nei Cantifi domanda; 
Chi è quefta;jche nafce come l'aurora ? A 
quefta dimanda;:rifponde!l’Angelo San 
Gabriele. Ch'è;una Signora piena di gra- 
tia: Eua hiebbegratia, quantunque non fuf 
fe piena ; perche fercolrfuffe tata, non ha- 
rebbe commeffo peccato ; SantElifabet; 
Rifponde alla.medefima dimanda, che è 
benedettà tr®le'donne; Non fi:trouerà 
benedittionechedeffle Dio àcreatura,che 
nofitrouinella Vergine.San Luca rifpon- 
de.à quefta dimanda, che una perfona,che 
conferuaua.lesparole che udiua da Chri- 
fto,rinchiudendole nel fuo cuore.San Mat- 
reo rifponde; che dilei nacque Giesù. Di 
Sarra nacqueIfaac , che dinota rifo; peril: 
contento che causò in cafa difuo padre. 
Della Vergine nacque Chrifto; Allegrez- 
za ditutto il m6do. Di Rachel nacque Gio. 
fe£Saluatore di Egitto,dellavergine il Sal 
uatore del Mondo. Di Anna Samuel pro- 
feta, della Vergine; il Signore de i Profeti. 
Dell’altredone nafcono ifigliuoli nel pec 
cato, della Vergine colui, che fenza haner 
peccato, liberò il mondo dal peccato . San 


la. 


Cant.6. 


Luce.I, 
Lo) 


Luce.zî 


Mat.I, 


Gio. Euagelifta rifp6de,ch'è quella che fta roan1s, 


uaappreflo la croce di Giesù.Sopportado 
ani- 
































































Cant.é. 


Num 24» 


PAI87. 


132 


animofiffimamente nell'anima fua, quello 
cheuedeua patireal fuo figliuolo nel-fuo 
corpo. Salomone rifponde, ch'è bella co- 
melaLunaseletta comeil Sole, la Luna è 
il pianeto più vicino alla terra. La Vergi- 
ne auuocata di peccatori; Il Sole è il più 
bello deglialtripianeti,la vergine, la più 
Santa de i Santi. Il Sole è in mezzo dei 
pianeti, fopra di lui ne fono tre, & fotto di 
lui altritre, la Vergine è mezzana tra Dio 
egli huomini; Sopradi fe tiene le tre pet- 
fone della Santifiima Trinità; Padré; Fi- 
gliuolo, & Spirito fanto:, fotto di fe tan- 
no treforti dicreature, gli Angeli, che fo. 
no puri fpiriti, huomini, che fono fpiriti 
in quanto all'anima, & corporali in quan 
to allacarne, &tuttel’altre creature, pro- 
priamente corporali i Affomiglia ancora 
Salomone la vergine all’ Aurora; perché fi 
come cantano gli uccelli; quando appari. 
fce Alba, cofiuenuta lavergineal mon- 
do; cantò il Roffiznuolo dell'Angelo San 
Gabriele quell’eccellente Canzone del- 
YAue Maria. La Calandra Santa Elifabet 
cantò; Beata perche credefti. Il Cardelli. 
no Santa Marcella: Beato il uentre doue 
dimorafti. Il Profeta Balaam rifpofe alla 
medefima domanda, ch'è Stella che nac® 
que diGiacob, &fcettro d'Ifraeli Vifono 
ftelle erranti, & fiffe; Stella fifa fala vero 
gine; Nell’altre anime dimorà Diocome 
inuna cafa appiggionata che al miglior 
tépo cGuieneufcirfi di quella; Nella vergi: 
ne ftette,comein cafa propria. Quelli che 
cafcano & peccano, ò fia per debolezza; 
come Dauid, ò per ignoranza, come San 
Paolo; ò permalitiacome Giuda; chilera 
fondato nell’onnipotenza del Padre; nek 
la fomma fapiétia del:figlivolo, &nell’inef 
fabile bontàdello Spirito fanto, non pol 
teua cadere, &è quelloche dice Daviddi 
lei; Ifuoi fondamenti fononei monti fan 
ti.Ecomedire, chetiene la vergine fotto 
dife,tuttiifanti, perchegli trappafsò.it 
fantità, &cofi Dio,nel fantificarla fececo 
meun dipintore, chefaunaimagine di co 
lori, &uà fempre aggiungendo una linea 
fopral’altra, &in fare Dio: fanti gli altri; 
oltre di quefta Signora fece come lo fculto 
re,che fa un'imagine d'intaglio,che uà femi 
pre fcarnando, c leuando di quella , cofî; 
Dio levaual'imperfettioni; &mancamen? 
ti damolti che fece Santi,ma alla vergine! 
fempre gliaggiunfe nuovicoloti di uirtà, 


gratie,& eccellentie.Conclude queto Aut; 
«tore dicendo, quefta fanciulla; nata. di nuo 


uonella noftravilla  troniamogli lo Spa; 


Vita della Sacratifima 


fo; guardiamo chi la merita : ‘Si darà al 
l'Imperatore di Roma?noncerto,chenon 
merita anco di udire il fuo nome; Chi farà »’ 

per Maria,un'altro tanto fauio comeSalo- - 
mone, non è degno, perche fu molto più 
fauia di lui. Diamola ad un’altro Adam? 

Nò, perche leinonè Eua; ma più differen 

teaflai. Gli bafteranno gli Angeli? nò; 
perche è più pura; & più candida di tutti 
loro. Si contentaràcon Serafini?nò, per- 
che è più ardente d'amore, che nonfono 
quelli. Chidunque farà quello, chefitro- 
ui conveniente per Maria è Non biè altro 
fe non Dio, mio diletto, per mediceella; 
& io perlui. Sanfone fi innamorò d'una 
foreftiera , cofi il uerbo ; guardando per 
le contrade della noftra villa, & perle ftra 
de delle figliuole del noftro popolo; fi cé» 

piacque, & reftò prefo dall'amore diMa- 
riasdOzella fatta al gufto, & faporedicuila 
cercaua,e dimadaua per fpofa; In qualché 
maniera foreftiera di natione,per né effer 
fpirito,come Dio:Egli uiene humile;ella'è 
humile;lui amico di pouertà,lei poveretta; 
Dio amico di c6uerfare c6 l'anime; lei con 
Dio; in tutto è accommodataalla fua con- 
ditione ; quello amorofo,ella amorofa:mi 
fericordiofò lui, mifericordiofa lei-Libe- 
rale egli, liberale lei; Quello manfaeto, 
quella manfueta; Figliuolo del Re fapre- 
mo, & ella figliuola del Re eterno vAlfine 
fono pari l'uno, & l'altro; Gli Angelilare- 
putano per Regina; I giufti per Signora; 
I peccatori per Auuocata; lemadri l’amaz 
no; perche fanno ch'è Madre; le donzelle, 
perche è donzella; Nonuièaléuno che di 
lei dicauna mala parola; Però fono ugua< 
li,molti altriteftimonij ; cofi degli Autto! 
ricitati, come'd’altri fi potriano addurte) 
chefilafciano:; per non fare cofi lungo.tio* 
lume, Finifco con dire , che Pèntacò But 
degalenfenella fua Chronografia aférma 
cheil primo ; che usò direla coronafiiPie- 
tro Eremitanoyl'anno mille fertantatie yil 
quale fu quello:che incitò i Prencipi Chri: 
ftianià far laguerra à gliinfedeli,& con- 
quiftarelaterra Santa, comela guadagna 
rono. Effendo lui quello, che andavain- 
nanzi , & prima di tutti innanimandoli 
àtanta Santa imprefa; di quefto parere fo- 
no Polidoro Virgilio nel libro quinto dele 
l'Inueatore delle cofe; cap.9. & Gugliely 
mo.Tirio, lib. primo de bello facro, cap.ij: 
Dellacoronache èdiuotione alla Madre 
di:Dio, fondata nel Rofario; & paterno- 
ftri, fidice nellecroniche de’ Frati Minori, 
chehebbe origine da una rinelatione fatta 
àun 



























































ì| 3.Rrg.7. 


Toan 2) 


àuncerto nowitio dî quell’ordine cambia- 
do per parere d'un'Angelo, una ghirlan- 
da di fiori, che haueua, & poncua all'ima- 
gine della Madre di Dio ,in certo numero 
di Aue Marie, & paternoftri, applicato à i 
mifterij della uita di Chrifto,che erano fta 
ti caufa di giubilo , & di trifezza , nella 
Vergine. 


CrA-PITIODO XXIIL 


D'alcune Chiefe ‘principali della Madonna,ché 
Sononella Chrifianità, «+ particolar- 
mente in Spagna 4 


@Orò cheitRe Salomone die- 
2 de fine all'opera famofiffima 
del Tempio di Dio, e dopò ha 
è uer edificato la cafa per la fua 
abitatione, dice la Scrittura, che edificò 
ancora una cafa perla Regina fua moglie), 
figliuola del Re Faraone; uolendo parti- 
colarmente con quefto honorarla; &in- 
grandirla; Al medefimo modo il figlivolo 
di Dio, figurato per Salomone hauendo 
dato fine all'opera famofiffima del Tem- 
pio, che è ilcorpo fuo, come egli ifteffo lo 
chiama fecondo che riferifce San Giouan- 
ni, ilquale dice; che predicando ài Giu- 
dei, gli dife; Gettate in terra queto Tem- 
pio, cheio lo riedificarò inìtre giorni ; In- 
tele peril Tempio; ilfuo Sacrato corpoil- 
quale morto, funeltetzo giorno riedifica- 
to, & in quefto tempo fu del tutto confuma 
to l'opera; & datogli fine. Edificò dopò 
quefto il Redentore ,mon:folamenteuna, 
ma molte cafe perfe, ciò furono; le Chie- 
fe edificatein fuo nome per diuerfe parti, 
& non contentodi:quefto , edificò ancora 
perla Regina diuerfe cafe particolati, cioè 
che infpirò diuerfe genti in diuerfe parti 
delmondo; che edificafferò Chiefe,e Tem 
pij in honore della facratà'verginefuama 





. dre, dellequali farà bene farmentionedi 


alcune, poiche tutto è imhonore,e lode del 
la Sacrata vergine, & poiche i Scrittori di 


’ altre nationi foraftiere confeffano sche fù 


la prima.Chiefa edificata in honore, 
& nome della vergine in Spa- 
. gna, è ragionéuole, cheio 
non la defraudi di que 
fta gloria,eflendo 
mia propria 
natione; & 
cofi dico 
che: 


Vergine Maria. 





133 
LA CHIESA DELLA MADONNA 
del Pilar in Saragofa. 


EL tempo nelquale il Sacrato 
Apoftolo San Giacomo Mag. 
eat predicaua in Spagna, n6 

ada) fenza gran dolore; &vafflittio. 

ne di fpitito, per caufa, che hauendo con. 
fumato in quefto minifterio molti anni ef. 
fendouno delli tre, tra tutti gliApoftoli;z: 
dallabocca di Dio ammeffoì i fuoi partio 
colari fecreti,come falla trasfiguratione;! 
alrefufcitare la figliuola dell’Archifinago: 

g0, &caltri fimili; & con dare effempio di 
ta maranigliofa,& pronîtiar parole pie- 
ne di fuoco dell’amordi Dio; & non ceffa- 
re di far cofa,che douefte, folo conuerti fet 
te perfone, conle quali,&conaltri foi dic 
fcepoli, che erano uenuti con lui è quefto 
minifterio, effendo in Saragofa,andidofe. 
ne dinotte per la riviera del fiume Ebro x 
perammaeftrargli meglio, & occupargli 
nell’orationi,gli apparila Sacratiffimaver 
gine fopra una colonna,che quiui ftaua,ac 
compagnata da gran numero: d’Angeli ; 
che cantauanocon dolciffima armonia in 
fualode, l’Apoftolo s'inginocchiòà fargli 
riuerenza ; &ella gli diffe, in quefto me- 
defimo luogo fabricarai una Chiefa del 
mionome, perche io sò , che quefto paefe 
di Spagnahà da efféere molto mio diuoto ‘ 
è&fin'hora lo piglio io fotto lamia protet- 
tione; Dette quefte parole, difparue, & 
l'Apoftolo, pofe ogni diligentia, che que- 
ftacapella fi fabricaffe,& dentro ui rinchiu 
fe quella colonna, che hora è intantaue- 
neratione pigliando da lei il nome della 
Chiefa, ciò fièconfetuato nella memoria 
de Chriftiani diquella città, ancora da té- 
poantichiffimio: Il Dottore Antonio Beu. 
ter nella fa Cronica di Aragona'dice 
hauerlo ueduto fcritto.di tempo antico nel 
monafterio dellaMinerua di Roma;& che 
foffe uiua in quel tempo la Madre di Dio;, 
nonimpedifce, poiche era vivo San Gio- 
uanni Euangelifta,&glihaueuano fabrica 
toun Tempio in fuo nome in Efefo;co- 

me affermano nella fuauita Simeone Me 

tafrafte, & Abdia Babilonico. Canifio di: 

ce di Santo Sabinieno, che effendo man: 
dato da San Pietro per Vefcouo alla città 

di Sueffone in Francia edificò all’Apofto- 

lo un Tempio effendo ancoruiuo; Cofiin 

cora Materno , difcepolo del medefimo 

San Pietro , come fiuede ne gli Annali del 

lechiefe Treuerienfe, & Colonienfe; in 

unluogo chiamato Molsheim preflo Ar- 
gentina 
















































B.virg.lib, s. 
c.23}. 














124 
gentina edificò ancor egli un'Tempio al 
Autore ij medefimo Apoftolo uiuendo. San Marco 
il citantur ibi- fece l'ifteffo in Aleffandria , che edificò un 
Il demà Cali “Tempio à SanPietro mentre uiueua, &lo 
Sui dice Santo Anacleto, San Clementerife- 
CUI rifce Teodofio; huomo nobile, & ricco, 
cheuiuendo San Pietro, fecedella fua pro 
pria cafa un Tempio nel fuo nome. Etcoli 
I puote bene San Giacomo edificare capel- 
ili! la, ò Tempio alla Madre di Dio, unendo: 
Il nel mondo, &la Sacrata Vergine appari- 
ill re portata da Gierufalem, doue refideua ; 
per minifterio d'Angeliin Spagna co par- 
| ticolar contento fuo, per ueder coni pro- 
| prij occhila terra doue il fuo nome haucua 
daefferetantouenerando. 


LA CHIESA DELLA MADONMA 


di Loreto . 


N’aLrra Chiefa della vergi- 
> ne,gnonfi dice, che debba ef- 
4 {ere,nèmancochetfia ftata fat- 
$ 2 ta,lapiùfamofa nelmondo, & 
è quella di Lore ro inItalia, preffo ad 
| una terra chiamata Recanati poco difco- 
Ù {to dallacittà d'Ancona. Sichiamadi Lo- 
reto, perche patrona di quel territorio era 
una matronachiamata Lauretta. Inquefta 
Chiefaèlaftanzaò camera, nellaquale fù 
annunciata la vergine dall’Angelo S. Gas 
beieley& quiui fi fece ilmifterio grandifli-. 
mo dell’Incarnatione, &iuiuiffelongoté- 
TIPI pola Madredi Dio , ftando inNazarer col 
ui fuo figliolo ; Fu molto celebrata da gli 
iii Apoftoli, &altri Chriftianiin tempo del- 

BIS Ja primitivà chiefa , fattone Oratorio j:& 
perche diuenne quella prouinciain pote- 
re diAgareni.infedeli, in tempo di Col. 
droe RediPerfia;.ordinandolo cofi colui, 
che folo può far miracoli, cheè Dios per 
minifterio de gli Angeli; lafciando ifonda 
menti, fualzata da terrala fopradetta ftan- 
za ò camera, portata prifna inSchiauonia 
preffo ad.un luogo chiamato-Iftria dove: 
ftettealeun tempo, & fubito fù murata in 
una certa ualle prefflo:d'un Conuentoidi 
Religioli; & di.là è poco tempo» iniuna 
li ftrada , & luogo publico» frequentata da: 
1A molta gente, perche già c6 queltemiraco- 
da lofetrafportationi, che feguiuano:diquel 
o la Santa cafa; trouandofi neramente; che: 

| lamedefima,cheftaua qualche tempocino 
un luogo; era poiueduta in un'altroi, nel 
l'ifteffla forma,che prima, la gentela fre- 

ii quentaua, & gli portaua fingolar diuotio- 
(i ne, tutto ciò fucceffe nellaterra di Schia- 
| uonia, cheè in Europa al lato deftro:del' 
















Vitadella Sacratiffima 


Mare Adriatico .,-&perche queta terrà 
uenne ancora leiin potere d'Infedelialli 
diecidi Settembre l’anno della. Natiuità 
di Chrifto del mille ducento nouantaquat 
tro; Intempo di Papa:Bonifacio Ottalio, 
lamedefima Cafa;e Capella, che fu:prima 
in Nazaret, & poiin Schiauonia per ma 
gifterio de gli Angelifu trafportata à: Los 
reto, douefitroua al giorno dihoggi,fre- 
quentata da tutta la Chtiftianità, con utile 
uniuerfale di tutti che ui entrano, perla 
diuotione, & tenerezza che guftano l'ani- 
me loro, neltempo che iui dimoranoper 
la falute, che miracolofamente per inter- 
ceffione della vergine, confeguono. mol- 
ti cheuannoinquefto Santo peregrinag- 
gio yinfermi di diuerfe infermità ; 1lche fo- 
lo; quaritunque non ui foffe altro reftimo- 
nio perconfermare il detto era fufficiente 
prova, allaquale niuno animo:candido, 
&-pietofo potria contradire, nomoftante 
quefto; &lacommune fama, & parere de 
glihabitatori diquella prouinciaafferma- 
noquanto fièdetto, Girolamo; Angelita 
Secretario della Communità:di Recanati 
inunlibro particolare, che fece-deli'hifto- 
riadi quelta cafa«di Loreto. Il medefimo 
dicono Biondo, Leandro Alberto, & Bat- 
tilta Mantouanò.Teologo Carmelità:,.&z 
molto celebrato:poeta.. Ilqualétral'altre 
cofe pone quefte.; Tanta è la degnità del 
lacafa di Loreto, tale'la fua:gloria,:&tan- 
toinnalzatala fua Macftà;, & grandezza, 
che à mio giuditio,niun luogo Sato di qua 
ti nefonointerrasgli portano auantaggio 
poiche in niun'altro:,, hà fatto Dio.opere 
tanto magnifiche ; difcoperto mifterij:tan- 
toalti, nè manifeRata:piùda fua clementia, 
&mifericordia, quanto in effa.formò (di- 
ce)nel campo Damafceno Dio-dettan- 
o della terra luomo ;qui-delli \purif 
fumi ifangui delle vifcere della vergine 
fenzamacchiadi peccato Diotifecé huo- 
mowNelParadifoterretre fu;formata la 
donnadella:cofta;di Adamo, quìcambian 
dofil’ordinendturale, una donzellareftan 
do donzella;fuMadre di Dio. Nell'arca di 
Noè,fi cofetuaronolereliquie del genere 
humano:quì prefe origine ; e principio la 
falute ditutto il mondo.Sotto la quercia di 
Mambreil-padre della fede Abraam, uid- 
de tre Angeli; lialbergò,& accarezzò, quì 
non Angelo,mailcreatore di tutti gli An- 
geli Dio fu albergato, & accarezzato, & 
infiemeueftito dicarne mortale, e portato 
per noue mefi dentro al chioftro Vergina 
le. Nel monte Sinai, diede Dio la legge al 
fuo 


Blondus dà 
Ttalia Iluftra 
ta reg. $- 
Leander AL 
bertus in fuz 
hiftoria Ita 
lie. N 


Genef. r. 


Genef 2. 


Gen. 7. 


Gen. 18» 


Exod. 294 
824. 

























































i 


| 
| 









3-Reg.8. 


| 3.Reg.ro. 
x0d.3. 
Canif de B 
i Virgin. lib.s. 
| 25. 


fuo popolo fcritta col-fuo dito; quì fece 
Dio forzanelfuo braccio, & à noi fi diede 
fatto carne, il qualeè camino,uerità. litem 
pio di Salomone fù per la prefentia che 
Dio hebbein quellozuenerabile;è glorio- 
fo; Madouefitrouò Dio più prefente ce- 
me in quefto luogo? che fù il primo doue 
habitò la corporale prefentia di Dio.L'ar: 
ca del Teftamento doue fi conferuauano 
le tauole nelle quali fcriffe Dio la legge 
era tenuta in fommaucneratione, ma in 
quetta capella, non le tauole di pietracon 
lalegge fcritta,mailmedefimo latoredi ef. 
falegge, fitrouò prefente, ueftito di carne; 
&il medelimo che apparue in uento ad Ifa 
1a,&in fuoco à Moife ; Quefto è di Battita 


‘ Mantouano.Pietro Canifio nellibro della 


Vergine parlando di queftacafa dice:Che 
Papa Paolo SecGdo;effendo infermo di pe 
fte,& portato è quefta fanta capella fubito. 


Vergine Matias. 
















135 
adogni uno.daperfe,&gli diffe; che nel 
luogo; doue il giorno:feguente trouaffero 
caduta la neue edificaffero una chiefa ; do- 
ue lafoffe honorata, & riuerita da' Cato. 
lici.Conferironfigli.deuoti huominiil gior 
no feguente quefta apparitione della Ver- 
gine , & ueduto che concordauano firifol- 
fero di farne parte à Papa Liberio , gli 
parlorono, & lui diffe,hauer hauuto Ja me- 
defima riuelatione , congregoronfi molti 
facerdoti; & chiericicon gente del popo- 
lo, & ordinata una diuota proceffione an» 
darono foprail Colle E{quilino, & uidde- 
ro la neue; cheoccupaua ilcircuito ragio- 
neuole:per una chiefa, fifegnò illuogo & 
delle facoltà didetti diuoti della Vergine, 
Giovanni, & fua moglie fi cominciò è fa- 
bricare;& fù quelta la primachiefa,chie fof. 
fe edificata in Roma con titolo dellama- 
dre di Dio,nell’anno del Signoretrecento 


fù fanato; Il medefimo dice, che Antonia felfantatre,chiamafilachiefa,fanta Maria 


mogliedi Pietro Gratiano,Politiano;huo- 
mo.Ilhuftre tormentata da fette demoni; 
uifitò queta capella;&in prefentia di mol 
ti, per interceflione della Vergine fù fana- 
ta.Etquefto bafti; quanto alla chiefa della 
Madonna diLoreto.. | 


LA CHIESA. DI.SANTA MARIA 
Maggiore, 






$$. bra f'edificatione di una di ef: 

Pes fe, la principale allicinquedi 
Agofto che fù.per quelta cagione. Nel 
tépo. di Papa Liberiofitrovaua in Roma 
un patritio, chiamato Giouanni,huomo di 
buon.fangue, & molto ricco,erano molti 
giorni,ch'era maritato;& non haucua figli 
uoli; àchilafciaril fuo, era huomodi buo- 
na uita» & molto diuoto: della Madre di 
Dio; lamoglie era fimile a lui di nobiltà, e 
diuotione;Trattando trà loro chi douefse- 
ro. lafciare per heredi dopò la loro morte 
saccordarono, che foffe.lamadredi Dio, 
facendo uoto dicosì efeguire . Et piglian- 
dofi:penfiero di fupplicare quefta Signo- 
ra che gli dichiaraffe in. qual’opera glifof 
fe più feruigio,cheimpiegafferolelorofa 
coltà, niceuè quefti prieghi pietolila facra 
ta Vergine, come fi manifeftò, perchela 
notte precedente al quinto giorno d'Ago- 
fto,quandoicaldifono ecceffiui in Roma, 
cafcò:gran copia di neueinuna partedel 
Colle Efquilino, &la.medefima nottein 
fogno-parlò lamadredi Dio a iduediuoti; 





SYGNR OMA fono diuerfe Chiefe € 
4 della Madre diDio, &eficele- 


Maggiore; & quefto firaccolgie dalle let- 
tioni del mattutino di quefta folennità,; 
chiamata feta della neue, & dall’hiftorie. 
de'SommiPontefici,& Imperatori. 


LA IMAGINE DELLA MA DRE; 
di Dio del Sacrario della Santa 
Chiefa di Toledo,..; 


Fi AvenDo trattatodella chiefa 
di fanta Maria Maggiore di Ro: 
yY ma; ècofa:giulta permolti ri- 
e {petti defcrivere:dell’Imagine 
della madredi Dio, delfacrario della Sata 
chiefa di Toledo; Quello chefidice fopra 
di ciò; è.una relatione del molto Illuftre 
Garzia diLoaifa;Archidiacono di Guada 
laggiara, canonico, &operario della me- 
delimasata chiefa,la cui perfonaIluftre di 
fangue,lettere,& coftumi,merita che quel- 
lo, che dicefelediaintutto credito, gion- 
to con quello che affermahauerlo raccal- 
to da fcritture antiche dell'Archivio di que 
fta Santa Chiefa,& aiutandofi di memoria 
li, che per fcriuere le uite de gli Arciuefco- 
ui di Toledo; raccolfe il Macftro Aluara 
Gomez auttor graue , & diligente;la Rela- 
tione è quefta: i 
LaImagine della Madonna che è fopra 
la feconda porta del Sacrario della Santa 
Chiefa di Toledo; è una delle più fegnala- 
te, & uenerande della Spagna, & quefto 
lo comprenderà facilmente,chiconfidere- 
ràifuccefli della fua antichità; Chi l'hab. 
bia pofta in quefta Santa Chiefa nonfitro 
ua fcritto nell’hiltorie,netràle fcritture del 
Archi. 






7) 


2 












panini ERI 
5 pi * 


I 











136 Vita della Sacratiflima 


l'Archiuio, dell’afpetto, forma, & habito» 
chetiene,e del garbo;s'intendeefiere ope- 
radi Gotti.E' dilegno coperta diunalama 
d’argento fottile;à federe im una feggia, cò 
lefcarpeappuntate. La faccia;e fattioniin 
tutto, comela dipinge Epifanio ancorche 
ilcolore periltempoè più negro;che quel 
to, che feriuono gli Auttori, chehaucwa la 
Madonna; ma tutta la faccia,&il fuo afpet 
to è belliffimo; e grauiffimo; e quel del ba- 
bino Giefu,che fi afomiglia à quello della 
Vergine Santiffima è ancora di molta gra 
tia; tanto che molti fcultorihanno procu- 
ratoimitare,etitrare quefte due belliffime 
faccie, & maihanno faputo. La rende ol- 
tredi quefto deuoriffima,che quado la San 
tilfima Vergineaccompagnata da gli An- 
geli, difcefeinquefto Santo Tempio;e fi al 
{rfenella catedra doue predicaua il glorio 
fo S.Illefonfo e diffendeua la fua'purità, 
& verginità,e poco dopò gli diede lauefte 
che ufaffe nel facrificio delta melfa, nel par 
tirfi fi accoltò all'altare maggiore, &ab- 
bracciò queta sita imagine;che quiui era; 
perchereftaffe nella fua imagine teftimo- 
nio, e fegno della fua defcéfione. Et all'ho 
ra crebbepiùla fua deuotione, erifguardo: 
nel popolo, tinto.che quando fi perfe que 
{ta città,ela Genoreggiarono?Mori,fece- 
roiChriftiani un pozzo fotto ilmedefimo 
altare, doue:era, cui fecero un’arco, done 
la pofero, &uiftette nafcofta tutto 11 1680. 
tempo cheiuiregnarono i Mori «Etdopò. 
che la città fwreftituità al culto,e pietàchtt 
ftiana, fumiracolofamétedifeoperta; Per- 
che all'hore delle laudi finiddein quel luo 
gounofplendore, c chiarezza ftraordina- 
ria; perilchel’Arciuefcouo e Clero:pieno? 
di pietà cò orationi,digiuni;e facrificij fup- 
plicarono il moftro Signore che gli deffe hà» 
cediciò, cheuoleua fignificare quel fplen 
dore,e gli furiuelato,che quella era Fhora 
felice, nella qualela Madonna etta nenuta 
in quelto Santo Tempio, echein memoria 
di quefto: gli Angeli cananano una imagi: 
ne fua,che quiutera ripoftà inun pozzo,cia 
fcuna notte;& in quell'horafaceuano pro 
ceffioneconefla, & che lauolontà diuina 
era,che la cauaffero di quiui, &poneffe- 
ro inunluogoidoue foffe congranrineren 
za honorata, &cofifi fece, & fi pofe all'ho. 
rain luogo conueniente; fecondo che lo 
concedeua la commodità';& forma del 
Tempio. Dipoil'Arciuefcolo Don Rodri 
go Ximenes.edificò nella forma, che ho- 
ra fi trova la Santa Chiefa di Toledo; & 
eleffero quelluogo, doueripofa al prefen- 






tequefta Santa imagine, perche dalpopo: 
lo foffehonorata» & ha fatto gran numerò 
di miracoli; e quando.i Re di Spagna con. 
feguiuano uitrorie.contrai Mori uenivano 
prima à quefto Santo: Tempio è dimanda 
reaiuto:, & foccorfo ànoftro Signore: Et 
quì portavano l'arme, benediceuano gli 
ftendardi, ebandiere;& firaccommanda- 
vano alla Madonna conilmezzodi quefta 
Santa imagine,datunto quefto fi raccoglie 
chenonue n'è altra inSpagna di tanta.di+ 
uotione;, comequefta s poiche è untitrat: 
to malto fimigliante ‘all'originale ;.t0cca- 
to poi dal fuo gloriofo corpo , innalza- 
ta da gli Angeli, piena di miracoli, po- 
fta nelcapo dellaReligione di Spagna,per 
intercedere per imefchini, & afflitti, nei 
più graui, & importanti fucceffi, nelcalto», 
& nella riverenza; & ne gliornamentitic» 
chiffimi, di gioie, di perle, d'oro, d'argen: 
to, & dimutica , credo certo che quefto.fia 
interrail-piùuiuo ritratro., che dellafua 
gloria celefte hoggifiritrowi tra gli huomi 
ni,&coficredo che ella:fia la più winamas 
ginedi quantein' Spagna hoggihabbia la 
uoratoingegno humano,; à fua Sacra Mae 
ftàci raccommandiamo-fupplicadola che 
interceda per noi altri, accioche habbia- 
mo participatioiienél regnò èierinò , ché 
ella poffiede. .vioiggnivi 


DELLA CHIESA, E MONASTERIO 
della Madonna di Monferrato. 
Erra Spagna èlacafa,&mo- 
4 nafterio di Monferrato,la fua 
2) ftanzaè:melRegno di Caralé- 
EN gna fette leghe diftante dallafe 
gnalata città di Barcellona; tuna monta: 
gna da per fe»8ofola il circuito dellaquas 
le contiene quattro leghe:E\ranto alta;che 
nelmezzo di quellofi fcorgonoNifale di 
Maiorica, Minorica;& Euiza, ché fono.du+ 
cento miglia dentro il mare Mediterraneo 
lafuaafprezza, è quelli, che lamirano.da 
baffo.è grande, & ancorche fia tutta diru+ 
pi & feogli, ui fono nondimenoarboridi 
delicati frutti; & herbe diodoriferi fiori; é 
perche ifcogli di queta montagna ;fono 
diuifi. uno dall'altro, come fe foffero ftati 
partiticonla fega,fichiama la montagna, 
Monferrato,in lingua Catelana, ch'è ilme 
defimo;che Monte fegato: In mezo dell’al 
tezza di quelta montagna refiedeilmona: 
ftero,&chiefa della Madonna, l'inuétione 
delquale, come fi'troua plibri moltoanti 
chidell'ifeffo monafterio, è quefto negli 
anni del Sisnoreottocéro GAIA 

o) 






pe 


. pr — nr TIRI ZII 
































































Vergine Maria. 137 


do Conte di Barcellona un CaualieroIllu- Hauewa nuovamente apparfo nella mede 
ftriffimo di fangue ; chiamato Guifrapelo, fima montagna in un'altra fpeléca(laqua- 
facena uita fantiffima,8 molto eflemplare. lealgiorno d'hoggi uien nominata di Sata 
Habitauain quel tempo inuna grotta del- nafo)un nuoto Eremita,ch'era un demo- 
lamontagna diMohferratoun Santhuo- nio, &hauendo fia Giovanni Garino per 
mo, chiamato fra Gionanni Garin,laqua- la uicinanza di elo, prattica:con lui, gli 
ichoggidi ritiene ancora il fuo nome ap- conferì quefto fuotrauaglio; pregandolo 
preffo il monafterio; inuidiò il demonio che gli deffe configlio, fe douewa partirfi, 
quefto Santhuomospermettendolo Dio, &fepararfi dalla donzella,ilquale glirifpo 
entrò in una donzella figliuola del Conte fe,che ciò farebbe codardia; che più roftò 
Guifrapelo, & tormentandola dopò mol-. doueua perfeuerare per guadagnare uitto- 
ti rimedij , che effi feceroy:perche di quiui ‘ria nella battaglia. Contatto quefto;an- 
ufciffe, ela lafcia@fe sil demonio gli parlò, corchenonfeneandafle; fra Gio.Garino; 
& diffeche fe nonla:portàuano è fra Gio. perfuadevaàiferuitori del Conte; che gli 
Garino,che ftauanellamontagna diMon diceffero dafua parte, cheueniffe‘à piglia- 
ferrato, non ufcirebbesnè retarebbe di relafua figliuola, ma lui dubitaua, che ciò 
tormentarla; il padre:s'informò chi foffe facendo,foffe per tornareildemonioà tor 
quell’huomo ) & informato jui andòcon mentarla, perilche uenneil fatto d'tale, & 
la {ua figlivola; &egli ‘parlò; notificando: fatentationecrebbetanto nell'Eremita de 
glila caufa della fuavienuta;e pregollo che bole,& già uinto , che una nottefi godè la 
haueffe compaffione dilet; &di lui; Il fan: donzella, & glilcuò l’honore,dopò.ilqual 
thuomo contenerezzadi pietà, s'inginoc- fatto;reftò tanto confà fo,& pieno dinergo 
chiò; &gettandolagrime, pregò Dio che gna, &timore;chefuin punto di difpera- 
hauefle compaflione di quella donzella;& tione.Parlò con'l'altrò falfo Eremita;e:no 
lalibetaffe da quelcrudele nemico; Non tificandoli ilfuo gran fallo ©6meffo, lo con 
fu appena finita l’oratione; che il demo. figliò che acciò non fi fapelfe/& caufafe 
mio fe ne ufcì, & fi conobbe nel fuo fembii fcandalo grande con fuo danno;giongen/ 
te, cheretaua libera. Se ne rallegrògran- do alle orecchie del Conte, cometra cofa 
dementeil Conte, & quelliche erano an- certa, chela fua figliuola,glihauerebbe fat 
dati feco;Etricordandofi, cheil demonio to intendere, hauendogli lui fatto forza, 
haucua detto poco'auanti, che fe ladon- mache fubito andafle, & l’ammazzafle, fot 
zella nonteneua c6pagnia per noue gior- terrandola fecretamente, fra Gio:Garino 
niall'Eremita; tornarebbeàtormentatla; tornatofene,& trouando addormentata la 
lo diffe à fra Giouanni Garino,pregando- donzella, conun coltello che portaua, l'uc 
Jo, che ciò l'haueffe è piacere: ilquale fè .cife, ela fotterrò ; doue hoggifiuede fon- 
neattriftò grandemente,elonegò;matan datala Chiefa,& monafterio; dipoi diffe 
tofeceil Conte, che alla fine ficontentò; al Conte; che gli dimandò di lei; che fe 
chela donzella, ancorche contra fua uo- n'era andata allavilla, &dileinon fapeua 
gliareftafiein quella grotta, con intentio- nuoua alcuna, il Contelo credette; & cer- 
nedilafciarla il più deltépo folacome fa- candola,e nontrovatola sfenetornò alla 
ceua.Il Conte haueuapenfiero dimandat fuacafa con gra dolore,e còtinuo penfie- 
gliognigiorno iluitto perla {ua figliuola, ro d'hauerne qualche nuoua. Fra Gio. Ga- 
&egliftaua inunluogo , chiamato Moni- rino; conuero cordoglio di quanto hauca 
ftrolo ài piedi della montagna, fiio atàto fatto;& fecondo che fi cGtiene in quelta re 
che paffaffero i noue giorni ; Il SantoEre- latione,con parere del Sommo Pontefice 
mita daua molti buoni documéti alladon- di Roma,al quale andò, & confefsò il fuo 
zella,&gliinfegnaua come doucua fetuire peccato, nellamedefima montagna di M6 
à Dio, & fare oratione. Quefta famiglia- ferrato, fece moltianni penitenza, andan- 
rità diede occafione, che la trama ordita do con piedi, & mani caminando perter- 
dal demonio haueffe effetto; Perche attiz- ra fenza mirate il cielo, è guifa di beftia,ef 
zando nel modo, che poteua; fiaccefeun fendofi fattoà quelle fimile perilfuo pec- 
fuoco cofi grande , dentro al petto di fra cato,uennein tanto,che glicrebbero i peli 
Giovanni Garino, fcordatofide i digiuni, di tutto il fuo corpo, &icapelli.e barba, di 
&afprezze,che fenza potereffer futficiente maniera, che pareua huomo faluatico, & 
alcunriparo, cheui faceffecol fegnarficol trouato coli da gli cacciatori del medefi- 
fegno della Santa croce, e diremolte divo mo Conte Guifrapelo lo portarono à cafa 
teorationi, fi vedeva chiaraméte vincere. fua; fenza che egli facefe alcuna refiftéza, 
e 3 ne 




























































































































13,8 


nè parlare. cofa alcuna . Inquefto tempo 
eflendo fette paftorelli del luogo di Mini. 
firol à guardare ilbeltiame nella monta- 
gna diMonferrato , alcuni Sabbattacen- 
dofinotte »uiddero comein una caverna 
della Montagna fcendenano dal Ciclo lu- 
mi digrandplendore,& dipoiudivano qui 
ui, canti, & mufiche fonore, &idiletteuoli. 
Iqualilo differoàiloro padri,&ueduto ef 
feruero.quante:diceuano, nediedero no- 
titia al Rettore, & curato di quel luogo di 
Moniftrol, Iquale certificatofi del tatto 
andò à Marrefa, doueallbora ftaua.il Ve 
fcouo, &marroglitutto.il fucceffo. Venne 
il Vefcono con molta altra gente un Sabba 
to all’hora dell’Aue Maria ;;.& uidde i lu- 
mi, udìla mufica; &nereftò moltoammi: 
ratocontutti quelli,che feco erano. Die- 
de ordincil Vefcouo il feguéte giorno del 
la Domenica'ychedficercafieil luogo doue 
era apparfa la uifione , & quantunque con 
molta difficultà per l'afprezza della mon- 
tagna, dentro una picciola cana suiddero 
unaimagine della Madonna.di nilicuo di 
gran deworione, fentendo dentro è quel 
luogo gran foanità di odori fabito » chel 
Vefcouo uiddel’imagine, retò attonito, e 
pieno di.gioia celefte. Quetta ful'origine; 
&inuentione dellamolto famofa, & riue- 
rita da tutta la Chriftianità della imagine 
della Madonna di Monferrato;Non.s'èfa- 
puto chi quiuila portò .ò donde uenifle; 
mafiprefume,che qualche Sanrhuomo al 
tempo,chei Mori occuparono JaSpagna 
lalafciafie in quel luogo. Commandò il 
Vefcouo,chefoffe portata della cera &or 
dinòd una dinota proceflione, con propoli 
todi portar l’imagine à Moniftrol. Gion: 
feroconeffaalluogo,doue hora è da chie- 
{a,&nonfupoffibile,che quelli.chela.por 
tauano fopra le {palle con forza humana 
poteflero mutarla in altro luogo. Il Velco: 
uo diffe,cheeta lauolonta di Dio, che ivi 
reltaffe ;douefifece in fua prefentia unro 
mitorio, &altare, & quiuila ripoforono; 
lafciandoinfua guardia il Rertore di Mo- 
niftrol, cheerahuomo Santo,&molto di- 
uoto della Vergine, cominciaadofli fubito 
à frequentare da perfone cheuenwano di 
parti diverfe conutilefpirituale , &cornpo: 
rale ditutti Subito che l'imagine fi difco» 
perfeftando fra Gio. Garinnella fua pen 
renza;finiti fette anni feniza mirar.alcielo, 
matrattato come beftia faluatica , in cafa 
del Conte conuna corda alcollo,gertan- 
doli qualche pezzo dipane damagiare,un 
giormo in prefentia del Conte, gli pariò 


Vitadella Sacratiffima 
un bambinodi tremefi,figlitolodell'iftef 


fo Corite, & gli.diffein voce chiara. chetut 

tifudirono, licuatisùfra Giovanni Gari- 

no,che Dio ti hà perdonatoiltuo pecca. 

to.Ilchefentito alzòla fuafaccia alcielo, 

&refe graticà Dio. Et gettatofiinginoe- 
chioni dauantiil:Conte:glinarròil fuccef- 
fo dellafua figliuola, dicendogli, che.facef 
fe di lui quello che gli.piacelte;; Il Conqe 
molto ammirato ;igli diffe cheidapoi che 
Dio glihauena: perdonato, ancor tu gh 
perdonava,comandandogli, che ilafeiafie 
laformadi feluaggio, nèlla qualeandaua, 
&ueltirfi dareligiofo.; ache glimoftraf- 
fedoue-haucna fotterrata la fuafiglivola, 
per trafportarla:adaltralpiù degna fepol- 
tura, & andò:conilniallamontàgna:Giun> 
fero al Romitorio,;& fecero oratione in 
nanziall'imagine di nuouo:fcoperta Sc qui 
uigionto, commandò.ghe leuaffiero certe 
pietre, lequali pofto dabanda, appartedà 
tigliuola del Conteuina;-bella;& fenza:al> 
cun mancamento, folo.,. che moftràuawnel 
{uo collo un fegno; come na filo.rofia,do? 
uefa ferita. Grandefuil contenta, & giubi 
lo del Conte, &ditutti, che iuî esano pre* 
fenti, parlò il Contecon la fua figlinola; 
domandandogli quello, che dilei eraftar 
te. Etirifpofe, cheauanti, chefbfiemorta 
hauena portato gran diuoriontala vergir 
ne,& cheleil'haucuaridfulsitata comla fui 
interceffione, & prieghi; Cercanaril Con 
temenarla feco,\&maritarla;ma lgidufle, 
che non fi partiriada quel Romitorio dell 
la Madre di Dio, imuita {ua} &che quiui 
la uoleua feruire. Perilche. edificò il Conte 
quiui un Conuentodimonache fottolare 
gola di San Benedetto ; doue entrarono 
molte Illuftre donzelle, delle qualizafi- 
gliuola del Conte era Badefla, &fra Gio- 
vanni Garino feruendo Dio fedelmente 
inquelmonafterio in compagaia del Rer 
tore di Moniftrol che prima era quin: & 
tutti duemenarono uita fanta ;;& T'ifteflo 
l'Abbadelfa.. Paffato che fucento anni) 
crefceridota diuopione di quella:Sata cafa, 
& ueduto;che l Abbadeffa,emonachené 
eranofufficientià proveder( è quelloiche 
conueniua per ilConuento)allamolta gé 
te, che concorreua per caufa dell’imagine 
echenon parena bene, conuerfare lemo: 
nachecon tanta gente foraftiera .Ti Conte 

Borrel di Barcellona c6 autorità del $6mo 
Pontefice, leuò.di là lemonache,&lecon 

duffe nel monafterio di San Pietro delle 
Pueglie di Barcellona, &in luogo fuopofe 
Monaci del medefimo ordine di:San Bene 

detto , 



























































detto;lcuati.dalmonafterio di Ripol.Do- 
pòl'annomillequattracéta nouantatre,li 
-CatoliciRe Don-Fernando,e.d6na Hlabel 
da poferoin-effa l'ofteruantia;eMendo.il pri 
mo Abbate Oferuate:fra Garzia diCelne 
ros prelona dimolta fantità,& eflempio.Il 
qualgouernò il monafterto conmoltareli 
gione, &in quella ha ftorito ingrande au- 
«gumento; prouedendo Dio,che fiain quel 
loperl'ordinarioperfone di buona uita,& 
dottrina; Vifono fempre Romitinelliro- 
mitorifitori delmonafterio appartat in di 
uerfe parti della Montagna, lauita de qua 
li è fimile à quella;de gipantichi monachi 
dell'Egitto, è Mmagine dellaMadonnain 
mezzo del quadro della.capella maggiore 
&di continuo innanzi di; cla fonolaggefe 
cinquata lampade d’argento,le quali-han- 
no dato diuerfi Sommi Pontefici, Impera- 
tori,&Re.Vifono:quaranta cereidelli qua 
li alcuni pefano venticinque cantara, & 
ardono indiuerfi giorni,& glitengono qui 
ui i popoli circomuicini , portandogli in 
pracefioneinalcunigiormifolenni.Vi fo- 
no ricchiffimi ornamenti &altre gioie ,& 
perle, per feruigio dell’altare, davigli da 
perfone principaliper fua diuotione. Vifo 
no granreliquie,&molteImagini, alcune 
dipinte.» & altre di. rilicuo d'huomini,;& 
donne,alcunedicera;& altredilegno;con 
diuerfi fegni di ferite,dilancic,fpade,archi 
bugi; faetre, & d'altra maniera, tutteferite 
mortali...che, péinnercefliome di queta 
Madongafurono fanate,& tuttii muridel- 
la Chicfa, Schioftri paratidifomiglianti 
trofeidi maniera.che nonuièhuomo,che 
entrando perla porta délmonafterio Sue 
dendo tanti manifeltiinditij de miracoli , 
nonfegliintenerifcarlcuone, &-enurando 
nella Chiefa,non feglicommonino gli oc 
chiàlagrimare,& gli paia cllerquefto più 
toftocola celeftecheterrena. Deimiraco 
liapprouati con lediligenze negellarie & 
conueniéti ne appareun libro grandenel 
qualefonofenzanumero,gli intermi fana- 
ti,gli indemoniatiliberi,i fchiauirifcattati, 
& imorti.rifulcitati, tutti permerito& fa 
uore.della Vergine, honorata, & Fifierita 
nellafua Santa Imagine di Monferrato si 
qualimiracoliperieiter tanti, cofi chiari & 
manifelti > afficurano l’Hiftoria dell’ In. 
uentione di queta Santa Imagine, &crutta 
quel più,che fi è detro di fra Giovanni Ga 
rino, quantunque ad alcuno paia, chelia 
cofa difficile, & delideraflero maggiore 
comprobationedi quefta uerità ,ma quel. 
li che hanno diuotione è quefta Imagine 


Vergine Maria, 





























































139 
fù per cagione d'hauer'intefo quanto fiè 
detto di lei, &-corrifpondendo Dioafuoi 
defiderij;mediantelafede,&ilcredito,che. 
diciò hanno;,pare, che fenon.fofte Rato il 
fondamentouero e certo, non:confeguiria 
no quello ,. che confeguono, alquale fi 
aggiunge, che per traditione antichifli- 
ma; li affegnano.i luoghi done fuccelle qua 
to fiè detto, & fi uede la.grotta.di fra Gio. 
Guarino,&:-quelladi Sanarafso,romiro dif «: 
fimulato ;&ui.fono figure di pietra, chelo 
rapprefentano con.tanta anuichirà,che fa- 
ria notato: pernmolto incredulo, & oftina- 
to ,.chi pertinacementelo negalfe, & cofi 
non ui è alcun dubio;&fenon adducono 
altra origine ,&narrino altra Hiftoria de- 
gnadiunalmagine cofifamofa & nomina 
taintuttala Chriftianitàperimiracoli, la- 
quale non adducendo, nè potendo di cer- 
to addurfi, riceuali, & fidia credito uero è 
quanto difoprafiè-detto. 


DELLA CASA DINOSTRA 
i Signora di Guadalupo. 


(Gr da rrra caladellamadre di 





/E)g mofa di quella,che fiè.trattato, 
it &ènoftra Signora di Guadalu- 
po; quello:che firitrahe di fua origine, & 
principio permemovie; & feritture della 
medelimacafa ; e perla traditione che. in 
effa.è:ftata diunoinun'altio conferuata; fe 
gueappreflò:Nelrempo diS.(Gregorio Pa 
pa.era in Roma una peftecradelifimazit 
eranotanti quelli, che morivano che 1 vi- 
uinon erano.fufficientia fotterarli;ordinò 
il fanthuomo per placare lira di Dio, una 
proceflione tra l’altre;& fuilgiorno di Paf 
qua della refunremione sncllaqualeporta- 
ua una imagine dellaMadonna, pche folle 
mezzanaconil fuopretiofo figliuolo;e fi fi 
mediaflea queldanno;Portàdofiadunque 
l'imaginein:proceflione,vdironfinell'aria 
cantare gli Angeli in lode della Vergine 
quell’Antifona tato replicata in Chiefain 
tempo dellaPafqua,checomincia: Rega 
Celi latare alleluia Regina del Ci elo ralle- 
grati, perche quello, che meritafti portare 
dentro al tuo uétre, è refufcirato come pri» 
ma haueua detto. Aggiunfe San Gregorio 
l'altre parole,dicendo ; Or4pra nobis Deum, 
alleluia;Signora,Pregate Dio per noialtri, 
Cefsò la pefte, & pallaro alcuntempo, per 
che S.Leandro Arciuefcouo di Siuiglia ba 
ucua ftretta amicitia conS.Gregorio, elo 
haucua pregato che faceffle un commento, 
ò dichia- 








140 


ò dichiaratione fopra il libro di Giob, ha- 
uendolo fatto,dicono che glielo dimandò, 
Nota quod in & infiemeuna imagine della Madonna, & 
regiltro diui fitiene percerto che foffe quella,che il Sa 
Gregorij lib. to conduffe in proceflione quando cefsò 
7: cpil tas la pefte, & che è l'ifteffa che di prefente fi 
lum de pallio- nede in Guadalupo. Il modo come fu por- 
na due he rata a queftaChiefa è quefto.In tempo che 
IRA, -veniua Fimagine da Roma conil libro de 
Leandrum. ‘jMorali,fi leuò fortuna nel Mare; e peref- 
fortatione diun Sacerdote, che la porta- 
+ ua,tutti quelli della naue fi raccommanda- 
rono alla Vergine, ingenocchiati innanzi 
all'imagine, piangendo, e dimandandogli 

fauore in tal periglio, furono eflauditi . 
Per quefto miracolo, e per effere mandata 
dauntalhuomo, come S. Gregorio, & ad 
un'altrocomeS.Leandro,fitennein gran- 
deuenerationelaimaginein Siviglia. Ma 
fuccedendo ladiftruttione di Spagna, fatta 
periMorid'Africa, prefero i Chriftiavila 

imagine, & unitifi con altri,.che portauano 

il corpo di S.Fulgétio Velcouo'di Ezifeia,e 

fratello diSan Leandro, andarono inuna 
montagna, poco difcofta doue hora è Gua 

dalupo, epofero.in una grottala imagine, 
eilcorpo di S.Fulgentio, conn capanello, 

& fcritture, che dichiarauanoil fatro,afpet 

tando miglior tempo per leuarlo di là} & 
honorarlo, ma come che il fatto andò in 

lunga, morendo quelliche hauewano por- 

tato, & rinchiufo in quella grotta quetlto 
Santo,&gloriofo Teforo;ftette per feicen- 

to anni quini nafcofto, fin che la facrata 

Vergine fi motrò ad un Vaccaro natiuo 

di Cazeresse gli dichiarò quello ch'era nel 

la grotta commandandogli,che lo diceffe 

nella fua terra;& perche gli preftaffero cre 

dito, & lui ancora locredeffe,gli foggiun- 

fe,che arrivando alla fua cafa,un bambino 

fuo figliuolo, che trouarebbe morto rifu- 
fcitarebbe; & così fucceffe: Perilche uenne 

con gente di quella villa,& canado in quel 

la grotta fignificaroli, difcoperfero l'Ima- 

gine della Madonna,la qual'è di rilieuo,di 

piccola ftatura, &e molto diuota; Trouaro- 

no ancora il corpo diSanFulgentio,&il 

campanello; & quiui fifondò una capella 

al principio, coprendola con le fcorze di 

fuuaro.Dipoi il Re D.Alfonfa Vadecimo, 

fondò una Chiefa, &a dotò,lafciandoin 

quella facerdoti,che l’uffitiafero: Ma il Re 

D. Giouanni di Caftiglia primo di quefto 

nome, diede la cafa à frati diSan Gieroni 

mo & di quelli fuil primo Priore fra Ferdi 

nando Iagnes, huomo di molta uirtù . Gli 

Re hanno fempre favorito queftacafa; & 
















Vita della Sacratiffima, 


di prefente è una delle principali di S pa- 
gna; sìin Religione, come inricchezze le 
quali con molto configlio, &carità fono 
repartite non folo con quelli,chghabîtano 
la cafa, frati, & miniftti, ma con'Peregriti 
che fempre uengono quiui da partimolto 
lontane, trouando tutti grate accoglienze, 
molta affabilità & beneuolenzanei reli- 
giofi delconuento, carità,& elemofina ho 
norata, & magnifica. Sononellacafa me 
morie di perfone; che fonoftate favorite 
dalla Vergine Mariay & liberatitda gran 
trauagli, & con queto aggiunto fafficienti 
teftimonij di molti mifacAli, che hà fatto 
noftro Signoreà prieghi della fua facrata 
Madrein perfone;cheuifitano ò firaccom 
mandano àlei nella fua Imagine di Gua- 
dalupo. , 


LA CASA DELLA MADONNA 
della Pegnadi Francia. 

AE N'A LtRA quinta Cafainnome 
© &auttorità della Madredi Dio 

è in Spagna, & chiamafi della 
Pegna di Francia, doue è una 
agine della Madonna ancorlei famofa 





Im 
pet miracoli, che fonoimpreffiin in libro 


nel quale ancorafi fé 


rivela originé} &It- 
uentione raccolto d 


a memorie antiche del 
l'itelacafa, ch'è difrati dell’ordine di Pre 
dicatori;In queta maniera : Nel regno di 
Francia.nella città di Parigi ecraun'huomo 
timorofodi Dio,diuoto, di fanta & fincera 
intentione,chiamato Simone Rolan,quan 
tunque poi fuffe chiamato Simone Veglia; 
Coftui in uîta didùo padre tudiò gramati: 
ca, & logica; e dopò motto il padre; &una 
fua forella,che lo teneua come fi gliuolo,& 
lui la ubbidiua come madre , reftò herede 
dimolta fatoltà, & patrimonio; il qualein 
poco tempo reparti è Chiefe, &à poucri, 
riferbandofi tanto , che mediocremente 
fofle per foftentamento della fua perfona: 
Sollecitananlo i fuoi parenti, &/ori pren- 
deuano;si perche diffipaua le fue entrate, 
comeperche n6 fi maritaua,doue per libe 
rarfida quelli.eTendo di quaranta uno an 
no,fi retirò in unmonaftero della medefi= 
ma città.di Parigi deltérzo ordine di San 
Francefco; il cui guardiano fichiamanaffra 
te Ortugno, alquale fifottomife, & pregò 
che gli infegnaffe à feruire Dio, ancorche 
nonriceueffe l'habito di quella Religione, 
effercitauafi in cofe d'humiltà,come di fco 
parela cafa,diceua molte orationi,era mol 
ro diuoto della madre di Dio. Hebbe riue- 
latione 





















































































latione in fognounanotte,nella qualegli 
parcua;che gli fofle parlato & detto:Simo- 
ne non dormire; Veglia; &-quefto fia il wo 
nome. Fornò fubito:à parlargli quellauo- 
ce, & gli diffe Simone; Và alla, Pegna di 
Francia, della parte di Ponente;& quiui 
uouerai la Imagine dalla VergineMaria. 
Di queta uilione diede conto il giorno fe 
guente SimoneVeglia al Guardiano frate 
Ortugno;& lui glirifpofe,che nonne facef 
fecafo,percheeranouanità,&illufionidel 
Demonio ; & che fe.l'haueffe divolsato 
faria tato tenuto per huomo fenza giudi- 
cio, hebbe la feguentenottela medelima 
muclatione, & uenuto ilgiorno domandò 
licenza per andare incerto luogo; fenza 
dire al Guardiano quello.che andaffeà fa- 
re, & partitofi, fi inniò alla Pegna diFran- 
cia, fupplicandola madre di Dio, che gli 
moftrafle il camino, percinque annil’an- 
dò cercando, colinelmedelimoregnodi 
Francia, douepenfana trouarla, comeper 
la Bertagna,&altre parti, finche pafsòin 
Spagna, &uifitò San Giacomo di Galitia; 
dapoi fu à Salamanca doue {tette molto 
tempo, riducendofiin cafàd'un dottoredi 
quella Vniuerfità, chiamato Boniglia, do- 
ue gli dauauo damagiare per amordi Dio; 
fopportò gran perfecutioni,&mali porta= 
mentidaiferuitoridicafa;foffrendolo egli 
con molta patientia per amor di Dio, & 
della fua benedetta Madre;alla quale fem: 
pre dimandaua cheglimoftraflela Pegna 
di Francia,doue erala fua:Imagine, effen- 
do molto curiofo dîdimandareà ifoteftie 
richeueniuano in quella città; fen'haueffe 
rofaputo nuoua,& eratofi;cheilmedefi. 
mo Dio,perlacuiuol6tàandaua in quefte 
dimande, gliele teneua naftofte; accioche 
più fofemanifefta la fua paticaria,&c pet: 
feueranza . Succelfe poi che un giorno à 
cafo udì dir nella piazzgadun Casbònaio; 
che haucna portato ilcarbone jéhefacena 
al piede della Pegna diFrancia, fr grande 
il contento, che fentiimudirralnomeSie 
mone Veglia, pregò il carbonaio chelgli 
dicefle doue erala Pegna di Franciag@agli 
infegnafle il camino, ma fù tantotiilfafo; 
che non glielo uolfe dire, & così l’offeruò 
andandogli dietro;infino,che arriviò è San 
Martino del Caftagnaro due leghe diftan- 
te dalla Pegna di Francia, & quiuis'infor= 
mos & gli fù detto doueerà, con fuo gran 
contento; Partifft per andarui, & giunfein 
unmontemalto alpeftre, chefi chiamava 
la Pegna di Francia, che confina con tre 
Vefcouati,& e termine ditutti tre,Salama- 


: Vergine Matia 


‘DAI 
:c4; Coria; & Città Rodrigo: Chiamafi Pe. 
gna di Francia fecondo l'opinionecom. 
munedei più, perche al tempo; ché i Mori 
andauane coquiftando la Spagna, fitrowa 
rono alcuni Francefi; ò che refideffero nel 
lecitttà di quella Regione;come è'anco gli 
Spagnuoli in Francia; ò checonzelo del 
la Fede,uenneroà fauorire iSpagnioli cé 
traiMori,con i qualifi unìun Santo Vefco 
uo chiamato Hilario, quefti poi uedendo 
occupata la terra di quella prouincia davi 
Mori,fi fecero forti nel detto monte; dettò 
laPegna; per effere luogo forte; & copio- 
fo d'acque; douefi difufero alcuntépo.Ma 
ueduto , che non poteuano durare perla 
gran moltitudine de’ Mori;fe bene haucua 
no fatti gran ripari di pietra ychefono an- 
corain effere,lafciando:ibmonte fe ne uen 
nero à ballo dalla parte di Ponente, duele 
ghelontano dalla Pegna ; douei Saraceni 
gli afediarono;&glitagliarono tutti è pez 
zi,ilnumerofù rantogrande,che:femprefi 
uà ritrouando qualche fegno, &refidui di 
queftofuccefso,cioè, irme;guarnimenti di 
cauallo,& offi d'huomini.Quefto monte fù 
confacrato dal Vefcouo Hilario:(che pare 
chereftaffelibero della fconfitta ) peri fe- 
deli, che in quello morirono; & fichiamò 
mote facro; &'dopò mutato il nomefi dice 
M6facro  ilqualVeftouo.morfe tre leghe 
lontanodellaPegnadi Francia; equelluo 
go fù chiamato fepolcrodi-Hilario, doue 
ancora mutato il nome fondandoti quivi 
una illa; fichiamò Sepulculario;& queto 
SantoVefcouo fitiene percerto,che lafciò 
ferrata l'Imagine della Madonna nella Pe 
gna di Francia, come fi dichiarerà, perche 
caminando: Simone Veglia per il monte; 
fopragiunto dalla notte fi pofé in oratio- 
ne, dimandando: con molto: affetto alla 
madre di Dio,cheglimoftraffetà fua Ima- 
gine, poicheeracGdotto.alla Pegna di Frà 
cia; Stracco.dall'oratione; fi addormentò; 
egliapparfelaSacrata Vergine con il fuo 
benedetto figlinolo in braccio; in mezzo 
d'ungraunfplendore,& gliparlò, riceuen- 
do egli grandiffimo contento diuederla, e 
glidifle.che cauaffe nel luogo,dow'ella era 
& che metteffe quello, chetrouerebbe nel 
più eminente luogo di quelmonteinuna 
Chiefa, che quiui fi fabricarebbe . Difpar- 
uela Vergine, & reftò molto confolato Si 
mone Veglia , ilquale il giorno feguente 
andò à S.Martino del Caftagnaro , & pre» 
fe genti, che furono cinque perfone; trà 
quali ui fuun notaro, chiamato Benedetto 
Sanchez, & cauorono nelluogo , done la 
Vergine 










































































































142 Vitadella Sacratifima; 


Vergine gli apparue,& dopò hauer tutti in 
fiemeleuatouna gran pictra;conalcun'al- 
tre all’intorno , uiddero la Imagine della 
Madre di Dioconil fuo benedetto figlino 
lo in braccio, del che tutti fentirono cele- 
fte conforto; ponendofi inoratione, ado- 
randola;&riuerendola Vergine come ma 
dre di Dio. Il giorno feguente fecero con 
tauole, &fcorze di fuuero ; cheportorono 
dailuoghi circonuicini delterritorio ; una 
capanna doue ripofero laImagine.Laqua 
de fù difcoperta Mercordì allinoue di Mag 
gio l’anno del Signore mille quattrocento 
e trentaquattro,effendo Simone Veglia di 
quarantanoue anni, & peralcuni miraco! 
li, che fece Dio, fubito per interceffione 
della Vergine facratiffima fua Madre, co- 
me peril teftimonio di quel notaro, Bene- 
xdetto Sanchezicominciò ad hauer gran no 
me l’Imagine, publicandoli la fua Inuen- 
stione,per tutto il territorio; e cocorrédoui 
molte genti da ogni:parte àuederla. Dilà 
à tre mefi & mezzo mutofh la Vergine per 
detto di Simone: Veglia; al luogo chela 
madre di Dio, gli haueua fignificato ; che 
fù alla fummità'della Pegna, doue ftette 
all'hora in un picciolo Romitorio, edipoi 
in una Chiefa fatta in volta; chefi fecedi 
Elemofine; cheliberalmente gliuenivano 
offerte dai cOuicini. Crefceuadi, giorno if 
giorno piùla fama di quefta Imagine; pet 
i miracoli; che:faceua, & publicandofi in 
Corte del Sereniffimo Re D.Giowani il fe- 
condo;che in queltempo regnaua in Cafti 
gliailmaeftro fra Lopes di Barrientes del- 
l'ordine de' Predicatori,Céfeffore del Pré 
cipe D.Henrico,figliuolo del detto Re DO 
Giouani, huomo di gran dottrina, & Santi 
tàdiuita;che fù Vefcouo di Auila,& dopò 
di Segouia, dimandò in gratia alRe quella 
cafa per fondare un monafterio del fio or 
dine,&gli fùrconceffo;Mandòd pigliarne 
la poffeffiohe detto fra Lopes,c il maeftro 
fra Andrea di Cogoglio; che fùilprimo 
priordella Cafa, & perche nell'Inuernola 
montagna della Pegna non.fi-potena ha- 
bitare perle neui,uenti, &temp.eitefecero 
un monafterioalle falde di cflo , dovebra- 
bitano i Religiofi l'Inuerno , lafciando fo- 
prala montagna folamentée, quantine ba- 
ftano per guardia di quel luogo;i& riceue- 
reiPeregrini che fempre uanno uifitan: 
do, all'incontro nella State, tuttirReligio: 
fida baflo;fi ritirano all'alto; Jafciandoue= 
ne folo alcuniper guardia delConuento 
Simone Veglia perfeuerò.tutta.la fua uita 
nella Chiefa.‘doue era la Imagine ‘della 


‘Vergine, quantunque l’Inuerno venifea 


piedi della Montagna, douehauena un po- 
‘co di cafetta;&arriuato‘all'etàdi cinquan- 
tatre anni, cafcò in una graue infermità, & 
veduto , chemorina diffe ad alcuni religio 
fich'eranofeco,comeera vicino la fua ho- 
ra , e glipregaua chehaueffero ‘grà cura di 
follecitar l’opera della Chiefa, doue era la 
Santa Imagine, poiche ancora nonera del 
tutto finita,di più gli diffe che fi farebbono 
fcoperte altre Imagini, che eranoin quel 
monte nafcofte ; Vna dell'A poftolo San 
Giacomo, l’altra di Sant Andrea, una del 
Crocififfo,l'altra diSanta Caterina Vergi- 
ne, & una campana. Delle quali letre pril 
me furono fcoperte di là à pochi giorni, & 
fi fpera ancora che fi fcorprirà quella di 
Santa:Caterina,&]acampana.Egli riceuu- 
tii facramenti della Chiefa morì; dicendo 
quel uerfo di Dauid; Nelle tue mani rac: 
commando lo fpiritomio. Fù fepolto nel 
la‘ capella maggiore uicino all'altaredel 
l'Imagine.Sei mefi dopò la fuamortenen- 
ne.alla PegnadiFrancia fopradetta Frate 
Ortugno guardiano del monafterio‘del 
terzo ordine di San Francelco di Parigi 
per fua diuotione; & diede notitia chiera 
ftato Simone Veglia;&del'aSantawita:che 
menònel fuo monafterio mentre ui ftetre, 
&eodellarivelatione che hebbe; come fù 
da luisiprefo, &comefe ne andò pertro> 
varl’imagine. E fempre ftata quefta cafa 
habitata da frati dell'ordine dePredicatos 
ri,con particolarpenfiero diampliatlasco 
me-hanno fatto; & Dio noftro Sigtiore 
operagran miracoli perinterceffione del 
la Sacrata Vergine fua madre, uerfo:quel: 
li, che uifitano quella fanta:cafa; comene 
fà teltimonioil librodell’Inuentione:del. 
l'Imagine,& dei miracoli fatti perfuo mez 
zo, al qualemirimetto . Queftecofe fi tro- 
vano tini Spagna‘della madre di Dio!ycon 
Imaginigchela rapprefentano dimolta fa 
ma,pertgrandi;& infinitimiracoli che pet 
fo rifpetto fi fanno, & cofi altre imagini fi 
ttouano della Madonna in diuerfe patti; 
1@@@alisfono in gran ueneratione & deuo- 
rioRe@ppreflo quei fuoi popoli conuicini; 
8 meritano efler riuerite, & ftimate per 
particolar rifpetti di quello cherapprefen 
tano; delle quali io non ardifco nominat- 
ne alcune, quantunque uorrei farlo;temen 
do:di non difguftare i popoli di quelle 
che retaffero.in' filentio , & cofi per non 
offendere l’uno, fonsforzato dinoncom- 
piacere all’altro. | 


CAPI 





Luce |. 


PAL21 


CAPITOLO XXIIII, &vltimo. 


D'alcunimiracoli fatti da Dio, per intercesfio- 
ue, prieghi della (ua Sacrata Madre, 


mo 








La 


i) 
Ii 


Ù) 
n 


\ 


È 


mv Ro rETIAfudellafoprana ver 
‘ DIG gine Maria Noftra Signora, co- 
sì me riferifce l’Euangelita S.Lu- 

«nas ca, chetuttele generationi l'ha 
ueuano à chiamare Beata. Quefta è dice 
San Bernardo; Ilcielo, &laterra; Quelli 
che fono, & quelli che faranno.Tutti la pre 
dicaranno per felice,& Beata. Perchefi co 
me dice il medefimo Santo. A i fapienti,& 
ignoranti fi è moftrata diuota, perla fua ab 
bondantiffima carità. A tuttthà apertoil 
feno della fua mifericordia, accioche tutti 
participino della fua abbondanza,il fchia- 
uola libertà; l’infermo fanità; l'affitto con 
folatione; il peccatore, perdono; il giufto, 
gratia; l'Angelo allegrezza; Tutta la Trini- 


sep, 





‘tà, gloria; (comefifopporta; che la riceua 


da creatura)& la perfona del figliuolo , fu- 
ftanza dicarnehumana; Conforme à que- 
fto, ancorche non poffono effereugualile 
lodi, che diamo perlegratie, & beneficij, 
che ciafcun giorno dalla fua liberal mano 
riceuiamo (poiche ogni lode della creatu- 
ra è piccola alla Madre del Creatore)non 
perquetto reftiamo difobligati, fe non uo- 
gliamo effer notati d’ingratitudine, di rin- 
gratiarla. Et fenon quelle che dobbiamo, 
almeno quelleche potiamo conforme al- 
la noftra pouertà, e perche meglio cafchia 
mo nel conto di quefto debito, è bene con 
fiderarealcunadelleopere ftraordinarie, 
& miracolofe fatte da Dio per.interceffio- 
ne di quefta Signora à perfone particolari 
comehaueria fatto à tutti, fe in tutti con- 
correffino le caufe,che in quefti fono con- 
corfenè mi obligo è feriuere tuttii miraco- 
li,che Diohà fatti per interceffione della 
fua Sacrata Madre,perche moltidibiri fi fà- 
riano di quelti, & non pochi,(@hegnando 
non fiano i maggiori,almenofarano quel 
liche fcriuono Auttori graui&d'autiori 
tà. Intorno deiquali prefuppongorpri- 
ma che i miracoli fono opere fopranatara 
li infolite,& fuori del corfo di natut € che 
il fuo fattore principale è il Signore tutto 
potete, che fa (come dice il Profeta) le grà 
marauiglie , folo per moftrare in quellela 
fua grandezza, & infieme la fua clemenza, 
pretendendo per quelle cofe maggiori,co 
metlagiuftificatione di molti fedeli, ò la 
conuerlonede gli Infedeli; alquale fine 
tendono le fopradette, & altre fimil cole. 


Vergine Maria. 











































143 

Et di queftetali opere quantunque appar- 
tengono alla fua grandezza, & eccellenza 
non efclude da quelle , il minifterio delle 
fue creature, anzi fi ferue di quelle per no- 
bilitarle,& honorarle in quanto fono de- 
gne d'effere honorate,& nobilitate.Come 
tivalfe di Giofue, & della fuauoce, per fa- 
re, chel Sole fi fermaffe, &non fi mouefle 
contra Gabaon, & di Moife, & della fua 
verga perapriril marroffo, accioche paf- 
faffe il popolo à piedi afciutti, & per fcatu- 
rire acqua dalla pietra uiva, dellaquale po 
RIE Etnel maggior, & più alto 
mifterio& fine, &caufadituttii miracoli, 
che ful’ineffabile Incarnatione del figliuo 
lo di Dio, fi feruì del confeafo,e delli purif 
fimi Chioftri della vergine Santifima; & 
per fanare gli infermifiualfe dell'ombra 
di S. Pietro. Perche di quefta maniera ape 
rando, cò piccole caufe effettimarauiglio- 
fi, meglio fi dichiaraffe la fua grandezza,& 
onnipotéza, & il poco bifogno, che hà del 
le creature,perl’effecutione della fua uol6 
tà conformeà quello; che dice Ifaia : Tut- 
tele genti, come fenon foffero, cofi fono 
nella tua prefentia. Ilche dice, accioche fe- 
condo lui fia riferito honore, & gloria al 
Creatore, Confentédo folamétealle crea- 
tureugualità nelnome, che gli diamo difa 
re miracoli,& non nel fatto, e fecondo que 
fto confeffiamo, che la imagine della Ma- 
donna fa miracoli, & che la medefima ver 
gine, & Madre di Dio fa miracoli, & il Si- 
gnore, che di quella nacque fa miracoli. 
L'Imaginecome ftromento, ò quafiiftro- 
mento; la vergine come pietofa intercedi- 
trice; è piena di tutte le gratie, & il Signo- 
re come proprio,e principal fattor di quel. 
li;Iquale per fe folo gli può fare,&niun'al 
tro fenzalui; Etfeficonfideraintornoèi 
miracoliche per ordinariofifanno, fi ue- 
drà, cheperla maggior parte fono per ca 
gione della Sacrata vergine , nellaquale 

uuole Dio,che fcorgiamo la grdezza del- 

lifuoi meriti, &la poffanza del fauore, & 

gratia, cheacquiftò nel divino afpetto del 

{uo figliuolo, poiche fono tanto copiofe, e 

perpetuele gratie, che glihuomintin tutti 

fecolicon il fuomezzo, &interceffioneri 

ceuono contanta magnificenza, & preftez 

za, che giànonrefta piùcofa à gli huomi- 

ni, che fiaimpoffibile. Ancora uuole; che 

auuertiamo, & confideriamo la purezza, e 

Santità eminentiffima della uita, che uiffe 

in quefta carne mortale :fua perpetua, & 

puriffima candidezza; fua humiltà incom- 

parabile; fua conformità intutti i fuoi sat 





Iofue 10. 
Exod. 14. 
Num, 20. 


ACuum, sa 


Ifaia. 40. 








































































4Reg.14 


144 








&detti, alla diuina uolontà;& la fua arden 
tifimacarità, con feruorofo zelo dell'ho- 
nore di Dio , donde meritò ottenere non 
folo quelloineffabile trionfo di gloria, & 
eterna corona,che per fempre poffiede nel 
Cielo, & nel più fublime grado, che pura 
creatura ottenne, ne otterrà glamal; ma 
che ancora meritò nella terra molto più, 
che alcun puro huomo, efler dotata in ri- 
ueréza nella Chiefa militante di tutti quel- 
li priuilegij, fauori, & pre eminentie, che à 
i fuoi fedeli ferui, i Santi fuole concedere 
la onnipotenza diuinainuita, &in morte. 
Vno dei quali fole effere il far miracoli, & 
di quà fi caua, che mai tanti miracoli faran 
no contati della Vergine Santiflima che 
molto più non fipoffa credere dilei. Per- 
che fé à iferui fuoi fedeli per effer Santi 
Dio gli fàtanti grandi fauori; che de ilo- 
ro miracoli, & marauiglie, come di molti 
fappiamo, fono ftati fcrittitrattati non pic 
coli,perchenon crederemo, che alla Santa 
de’ Santi Signora, & auuocata di tuttiloro, 
madre del medefimo Giefu Chrifto, fac- 
cia quefti,&molto maggiorifauori?& fe 
alle offa &ceneri de fuoi ferui, che furono 
alcun tempo peccatori , ancorche dipoi 
Santi dona Dio uirtù, & tanto honora, 
che fanno diuerfî, emolto marauigliotimi 
racoli,comefappiamo per l'hiftorie,& an- 
co perla facra Scrittura è manifefto, come 
per l’effempio, chel'offadi Elifeo rifufci- 
tarono un morto, come è da penfare dico 
che non la dia, & in molto maggiori ab- 
bondanza alla Vergine Sacratiffima ua 
madre, che mai feppe peccare,&alle ima- 
gini perlei clette,& fegnalate? Non relta- 
rono lefueceneri, nè offiinterra, perche 
afcefero gloriofe coneflain Cielo, giufta 
cofa è,che all'Imagini,che la rapprefenta- 
no cò tuttala prefentiacorporale,dia Dio 
uirtù è quelle che all'offa, &cenerei-fuoi 
eletti communica. Sopra di che fe foffe di 
mandato per qual caufa più in unaimagie 
ne, che nell’altra fi fa non coli gran mirà= 
coli, ò perche più in quefto luogo, chein 
quell'altro, fe bene alcuni rifpondonoà 
quetto che fuole auuenire; ò perchel'Arte 
fice;che fece l’Imagine di rilicuo,ò pitrura, 
fù Santo cuero per qualche tempo, ftette 
in potere di perfona fanta, ò percheui fia 
bifogno di fedein tali luoghi,&terre,doue 
fono tali imagini, che facciano miracoli, 
Sant Agoftino à quefto propofito rifpon- 
de, che non fono nelle cofe inuifibili ,ma 
ancora in quelleche paffanotràglihuomi 
ni, niun può perfcrutare la fapiéza di Dio, 


Vita della Sacratiffima, 


&ponel'effempio,che più inunluogo,che 
inun’altro Dio faccia miracoli, poco im- 
porta, è affai (dice) faper che Diol'ordi- 
na,& che ui hàintelligenza per maggior 
grandezza di quel mifterio. Venendo poi 
al punto; 

Niceforo Califto dice che ftette in ter- 
ra di Paleftina ferrato in un’arcaun'ha- 
bito della Madre di Dio in cafa d'una cer- 
ta donna Hebrea della prouincia di Ga- 
lilea, doue fi facenano gran miracoli d’in- 
fermi, che fanauano, attribuendofi à quell 
lo che ftaua ferrato nell’arca, fe bene non 
fapeuano ciò che ui foffe.Peruenne à noti- 
tia di due fratelli cittadini di Coftantino- 
poli chiamati Candido, & Galbio , i quali 
dopò hauer uifitato i luoghi della terra 
Santa, tennero modo ditar un’altra arca 
fimile à quella dell'Hebrea, perla cui uir- 
tù fi faceuano i miracoli, & una notte la 
fcambiarono, lafciando quiui quella c'ha- 
ucuano portata, conduffero l’altra à Co- 
ftantinopoli,& feguì fenza troppo difficul- 
tà,perche ui reftauano la notte perfone,co 
meinluogo facrato facendo orationenet 
la cafa dell'Hebrea appreffo l'arca, & cofi 
reftandofi i due patriti] una notte,comefa= 
cenano gli altri, offerendoifuoi doni co- 
me gli altrideuoti, fecero quello, che fiè 
detto di fopra. Efendo poi in Coftantino- 
poli aprirono l'arca, & dentro ni fitrouò 
l'habito della madre di Dio, conefficaci te 
ftimonij , chel’afermauano & furono dati 
all'Imperatore Leone Primo di quefto no 
me, il quale con fomma allegrezza ; di cofî 
fatta gioia; edificò un Tempio fontuofiffi- 
moin una piazza della medefima città di 
Coftantinopoli; chiamata Blacherne do- 
uelo posò. Il quale habito ( era una del: 
le due toniche che la madre di Dio haue: 
ua, &nellafua morte lafciò alle due uicine 
fue, come dice il medefimo Niceforo ché 
sè narrate di fopra ) fi diuife in più parti 
per tuttallalChriftianità; & è reliquia che 
deue elliereftimata molto , douunquefiri- 
troni. Goficome ancoral’altra che è in Bo- 
lognatmel Monafterio di San Petronio 
Vefcono, & è una benda bianca larga due 
det; &longa due braccia, conla qualela 
madre di Dio daua lenolte al fuo facrato 
capo, perconfufione delle fcuflie , cheu- 
fano l’altte donne, & sintende che non 
portaua altra cofa intefta , ritenendo an- 
cora due fegni di due gocciole di fangue 
cadutoui fopra al tempo della morte del 
fuo figliolo; che forfi douette fuccedere 
quando era ai piedi della Croce, ò Ter 

O 


Niceph. lib» 
I $.C-24 . 















































































Vergine Maria, L4s 


doabbaffaronò giù d'efail Redentoreba con elfo; Seconfell'atadovertimolti meri» 
fciandolile mani, è piedi, d accoftandola ti, non lofecemorire; Sopportò il Santo 
fua Santiffima faccia'à quella del fuo fi gli- quefto martirio con' molta patientia,& fen 
uolo; le quali, queta Signora conferuò co tendo dolot grandiffimo' nel braccio; & 
mericchiffimo reforo ,& al prefente fi cer vergogna nell'animo , fapendo'cheera la 
ca diuederlecon grantenerezza di chi le fua manoin piazza in'uifta di ogni uno, mà 
mira; & fono digrandezza diun’'ungia del dò à pregare il tiranno, che per fuo confor 
ditoincirca, una dellequali è alquato più to commandaffe che gli fofe reftituita ‘la 
loghetta. La benda èdi color un poco gial mano.Glielaconceffe effendogligià paffa 
letto per l’antichità,&nonfi può difcerne- tala furia/Etentratofeneil Santhuomoin 
refe è dilana tefluta, ò di feta bianca; per- un'Oratorio y'inginocchiatofi con effain- 
cheèil filo fottile,E'bencofa certa;checol nanziuna Imagine della Madre di Dio; 
mezzo di quefte fimili reliquie della Vergi gettando molte lagrime diffe : Santiffima 
neha fatto Dio molti miracoli, & cofi dice Madre che partorifti ilmio Dio. Mi han- 
Niceforo in Commune. Particolarmente no tagliata la mano;perche pigliaua la dif. 
Giouanni Patriarca di Gierufalem raccon fefa delleSante imagini,benelo faità Si 
ta di S. Giovanni Damafceno un cafono- gnora, perche quefto fiero leone dell’Im- i 
tabile, & fuche tenendo l’Imperio di Co- peratore fi è incrudelito contra di me . Per RU 
ftantinopoli Leon Terzo di queftonome, tanto fauorifcimi;la man deftra dell’Alti(. 

indotto da gli Herctici, sincrudelìcontrà fimo,che è il tuo fi gliuolo vnigenito, fiue- 

Je Sante imagini levandole dalle Chiefe, ftiintedi carne, & per tua interceffione, 

& mal trattandole; fe gliioppofe San Gio- & priego , fa gran marauiglie ; fana io ti 

uanni Damafceno , fcrinendo in fauore fupplico quefta mia mano deftra peri tuoi 
dell’imagini,ilquale ftaua nella città di Da prieghi, accioche fcriua le lodi, & gran 

mafco fua propria patria gouernandolain dezze fue,&tue,in uerli,come egli mi aiute 

nome d'un pagano,chen'era Signore.L’au rà, & cofifiatuaiutatrice del culto diuino.. il 
torità del Damafceno eratanto grande,& Quefto diffe il Damafceno,&reftando adi 

le ragioni che egli adduceua potenti, che dormentato gli parue diuedere la Madre | 
moltierano perquefta'cagione dicontra- di Dio , che con occhi mifericordiofi, 8 | 
rio parere all'Imperatore, &ftauano faldi gratiofi lo guardaua,& gli diceua: Già è 

in honorarele imagini à fuo difpetto; Ve- fanatala tua mano; procura per l’auueni- 

duto per quefto la guerra, chegli faceua il re,chenon fia pigra in feriuere quello,che 

Damafceno fi feruì d'untradimento gran: hai promeflo . Si rifuegliò dal fonno, & 

de,& fiche contrafacendolalettera je fir- trouò la fua mano fanata:Nonfi fatiaua di 

ma del Damafceno ; finfeuna lettera, co- mirarla, nè di rendere gratie à Dio, & alla 

me che l'ilteffo. Damafceno la mandaua fua Sacrata Madre per lagratia riceuuta. | 
all'Imperatore,perfuadendolo,che andaf- Reftogli un picciolo fegno deltaglio , per | 

fe fopra Damaico, chegli c6cederebbela teftimoniodel miracolo. Dopò del qua- 

città, leuandola al Signore, percuilago- le, lafciando la uita fecolare, & gouerno 

uernaua, con dire; che era pagano, & per di Damafco, quantunque il tiranno certi- 

darla à luiche fi chiamaua chriftiano, Que ficato del tutto gli domandaua perdono, 

ftalettera,con un’altra fua propria;l'Impe- &lo pregaua, che reftalfe nel medefimo 

ratoremandò al Signor di Damafco; dicé gouerno, non lo puote ottenere; ma fe ne 

dogli,che mirafle quello che renéia in Da andò in un monaftero del Santo Abbate 

mafco, ilqualtrattaua di darglilaittà per Sabba, done menò il refto della uita fua 

tradimento, & che lui l'auifaua delltutto, inferuitio di Dio; e dellafua Sacrata Ma- Niceph. lib. 

tenendolo per amico, & non ficuraia d'ha dre.Niceforo Califto,Gregorio Turonen- ; ETA pi 

uerterre conilmezzo di tradimenti. Vifto (fe, il Lippomano, & Glica fcrinono un ca. duet 

lelettere dalPagano,&lettechiamdilDa fò notabile, che fucceffein Coftantinopo- rum.cap.s. 

mafceno,e moftrogli quella che ueniva in li nel rempo dell'Imperatore Giuftiniano, HPpom. co. 

fuo nome (ancorche foffe finta) & doman & fuche efendo coftume quandoi Sacer- Gi; part. 

dogli ; fe conofceua quella lettera, eglila doti diceuano Meffa,che mettevano infie. annata 

mirò,& letta,diffe, la lettera, &laforma fo mele reliquie del Sacramento, che fem- 

no mie, maio non l'ho feritta. Iltiranno pre foleuano remanere (confacrando pa- 

fubitamente commandò che gli foffe ta- ni, con li quali loro ifteffi, & quelli, che 

gliato la mano, & poRta fopraun palo»nel- afcoltauano la Meffa fi communicauano ) 

la piazza, & perche ftaua per auantibene &dauanlead alcuni fanciulli n pra ctà, 

che 



































































che non potevano peccare ; Niceforo di- 
cedi femedefimo, che cominciò di quefta 
età diuerfeuolte con quelle reliquie, eche 
fucceffe, che-tra quei fanciulli ui f1 tronò 
una uolta.il figlivolo d'un Giudeo;che face 
vaiuetri, hauédo per tale arte una fornace 
in.cafa fua. Ondecome cheil figlinolofi 
trattenefle quel giorno per quefta occa- 
fione, & uenifle dalla fcola doue andaua 
à leggere piùtardi del folito, dimandato 
dal padre, in che shaueuatrattenuto, gli 
diffe quelche haueva fatto, udito ciò dal 
Giudeoconrabbia grande, che ne fenti, 
l'afferrò, &gettollo dentrola fornace, ef- 
fendo bene infocata: equini ftettetre gior 
ni, fenzache la fiamma fi fpegneffe, per 
caufa de’ vetri, chefaceua il padre, In que- 
ftotempo.la madre andaua cercando fuo 
figlinolo per la città tutta afflitta, & non 
trouandolo cominciò conuoci à lamentar 
fiintorno alla fornace. Vdilla il fanciul- 
lo, &di dentro glirifpofe, madre mia i0 
fon quà. Corfela madre, & aprendo la 
fornace lo nidde tarui dentro fenza alcun 
danno, gli dimandò come non era mor- 
to perilfuoco,egli rifpofe, cheuna Signo- 
raueftita diroffo, molto bella, che haueua 
un fanciullo inbraccio, fimileadun'altra, 
che ftaua nella Chiefa doue. gli dierono il 
panecon gli altri fanciulli, glihaueua da 
to acqua, & da mangiare difcoftandoli la 
fiamma, perche non gli facefle danno, 
Quefto peruenne alle orecchie dell'Impe- 
ratore Giuftiniano , ilquale fece battezza- 
rela madre,&il figliuolo, & non uolen- 
doil padre battezzarfi per il delitto, che 
haueua commedto diuolere uccidere il fuo 
figliuolo lo fece impiccare ad unfico. 
Amphilin vi. Anfilochio,Fulberto, Santo Antonino, 
ps e &Nauclero dicono, che nel camino che 
deipare. @Ndava Giuliano Apoftata nella guerra 
Antonin.p.4 Contra Perfiani, mandò à richiedere dana 
tits scuo I» uettouaglie per la fuagente è S,Ba- 
nographia ge filio, cheera nella fua città di Cefarea di 
neratione:. Cappadocia,e percheglirifpofe,chenon 
haucua, che darli, come era uero; lomi- 
nacciò di morte, & che diftruggerebbe la 
fuacittà alfuoritorno dalla guerra, Vdito 
quefto San Bafilio, temendo delgiranno 
perfuafe al popolo, che digiunaffero, & 
andaffero adun Tempio della Madonna 
che era in un monte, prello la città, nel 
quale era ftato fotterrato San Mercurio 
foldato, & martire, doueil Santo Ponte- 
fice (tette in oratione col fuo popolo, fup- 
plicando Dio per intercefione della ver- 
gine , che lo liberaffe da quel travaglio. 


Vita della Sacratiflima 





Venuta Ia notte, comeSan Bafilio fiaddot 
mentò gli parueuedere il Martire fan Mer 
curio , che gli diceua, come andavaad ef- 
fequire quello ,.che la Madre di Dio gli 
haueuacommandato ; che era di caftigare 
iltiranno come meritana. Ammirofii-di 
quelto San Bafilio, & leuatofi la mawuina, 
andò alla fepoltura del Santo; & n6 troua- 
touiilfuocotpo guardò delle fue armi;che 
erano ripofte in un’altra parte ,&. trouò 
che ui mancavano. Pafsò quelgiorno., & 
uenuto il feguentenidde Ja lancia-del.San- 
to fanguinofa, & che l’armi,, &il:.corpo 
erano nel fuo luogo. Tenne per certala ri 
uelatione; Confolò il popolo, & glima- 
nifeltò la morte di Giuliano. Tuttirende- 
ronogratie à Dio, uedendofi liberi dal fu- 
rorediquell’Apoftata.Dilà à pochi gior- 
niuennealla città di Cefarea in fretta Li- 
banio feruitore già di Giuliano, & diede 
nuova, come nella battaglia di Perfi, uno 
nonconofciutotirò d'una lancia all'Impe- 
ratore, &l'’ammazzò; & mentre‘che mo- 
riva betemmiaua Chrifto, &cheilSolda- 
to nondiuidde più. Dalche fivede quan- 
to ualela interceffione dellavergine; poi- 
che per raccommandarfi è quella. San Ba- 
filio, furono tutti loro, con il refto della 
Chriftianità liberati da un crudeliflimo ne 
mico. 
| Simeone Metafrafte, SantAntonino; Canifusli.s. 
Pietro Damiano riferitiper Canifo dico- de Beata Vir 
no che Teofilato Archidiaconoinunluo- gin. c20. 
go chiamato AdanainSicilia in tépo del fnoma Pt | 
l'Imperatore Giuftiniano, ilquale perche Petr. Dam. | 
glileuarono la degnità fi accordò con un fer: 1. dena 
Giudeo negromante, & maliardo che ri- ‘8 
negaria Chrifto,&la fua madre, fe lefoffe 
reftituita la degnità. Et cofi fece, diedeuna 
cedula fermata di fuo nome al Demonio, 
& fuglireftituita la degnità; Pallato alcun 
tempo gl'increbbe grandemente d'hauere 
ciò fatto . Si ferròinun Tempio della Ma- 
donna,&tanto pianfe, &tanto feceafpra ruianusin vi 
penitentia; Importunando lavergineche ta Iefonfi. 
glifoMfeinterceditrice appreflo ilfuo figli- Rodericus li 
uoloche per mezzo di quefta interceflio- 3;il nr in 
ne, & della fua penitentia; glifureftituita Specul. hit. 
lacedola,che era in potere del Demonio lib 8. cazo.. 
fermatadi fuo nome, in fegno che gli era Tlesde Tui 
ftato già perdonato il fuo fallo ,& dopò Magnusinhi | 
quefto perfeuerò il refto della fua uita in fto. Gothorî 
molta fantità, & fece buon fine. “n RE 
cp : < oder. pal.in 
San Giuliano, & D.Roderico Arciue- ,.par.hif. Hi 
fcouo di Toledo,Vicenzo Valuacenfe, Lu fan. 
cadi Tuì, Don Roderigo Vefcouo di Pla- LV del 
: 2 ; a -Virg. lib.s. 
centia , & Canifio; dicono di pri Fig CRA A 
onfo 












| 
! 


























‘fonfo Arciuefeouo ancor Iui di Toledo, 
che dopòhauerefcacciato di Spagna due 
heretici, che poneuano lalingua nella per 
petua purità della vergine, & fatto un li 
bro in fauore dell'honore di quefta Signo 
ra. Entrando nella fua Catedral Chiefa di 
notte al Mattutinola Madre di Dio, gli ap 
parue, &gli diedeindono, & comeà fuo 
capellano per principio di pagamento del 
feruitio, che gli haueua fatto , una pianeta 
con cuicelebraffe, laquale al prefenteèin 
Ouiedo ; terra dell’Afturia. 

Ne gliatti del Concilio fecondo Nice- 
nonella feffione quarta, fi dice di un no- 
bilehuomo,che haueua male aduna gam- 
ba, & dopò hauerla curata quindecianni, 
& fenza rimedio, fi uoltò è procurarlo dal 
Cielo, & fe ne andò aduna Chiefa de San 
tiCofmo, & Damiano, doue fece diuota- 
mente oratione innanzi ad una imagine 
della Madredi Dio; &tornatofene à cafa 
mentre dormiua; gli pareua uedere la Sa- 
crata vergine, che ueniffe accompagnata 
dai due Santi martiri, Colmo, & Damia- 
no,&accoftarfi all’infermo, diffe di Santi 
che lo curaffero, &cofi fu che fubito rifue- 
gliatofi fu fanato. 

Nel medefimolibro di fopra dettofiri- 
ferifce ancora di Coftantino Vefcouo di 
Conftantia in Cipro, ilquale affermò in 
prefentia di tutto il Concilio, cheun vac- 
caro della medefima città di Conftantia, 
che uedendo depinta nel:muro una ima- 
gine della Madre di Dio, andò è quella, 
&conilftimulo:col quale foleua pungerei 
buoi, ferì l'occhio deftrodell’imagine, di- 
cendo: Perche ftai quì? ufcì dalla Chiefa,; 
& uolendo ftimularé i buoi, fi fpezzò quel 
ftimulo; & una parte dieffo con il ferro, 
cheui era,ritornò uerfola fua faccia, e ca- 
uogli un'occhio, ilmedefimo Coftantino 
afferma; .che.poi lo‘uidde con un'occhio 
folo. 

Vicenzo nel fuo Specchio dell’hiftorie 
libro fettimo, cap. 83. dice: Chein una cit- 
tà delContado d’Orliensin Francia,chia- 
mata Auignone, effendo affediata da ne- 
mici,uedendofi gli habitatori molto ftret- 
ti, confidati più nella Madre di Dio, alla 
quale haueuano edificato un folenne Tem 
pio, che nelle forze proprie, pofero una 
fua imagine molto diuota alla porta della 
città, in uifta de’ nemici,& tenendola qui- 
ui colui, che era in guardia della porta, cò 
larme offenfiue,che tirava uerfo gli nemi- 
cigli faceua danno notabile,e diffendeuafi 

con l'imagine,doueuno delli anuerfarij gli 


Vergine Maria, 












































147 
tirò unafactta perfianco,fenza efferuedu- 
to, dicendo: Mirafeti potrà liberare dalla 
morte la tua imagine ? Ma comegli fu ap- 
preffo, l'iftefa imagine fiuoltò, & in feril 
ceuè quel colpo, liberando da morte ma- 
nifefta ilfuo guardiano. Veduto il mira- 
colo da glinemici;alzarono la uoce, dicen 
do, che laMadredi Dio difendeua quella 
città, & coli fecero pace,&infieme con lo- 
ro andarno al Tempio della vergine à far- 
gliriuerenza, & rendergli gratie del fuc- 
cello. 

Nelcap.84. fcriue ilmedelimo Vicenzo 
diun chierico molto diuoro della vergine; 
ilqualeconfummaua diuerfe hore del gior 
noindirelefue orationi. Quefto cafceò am 
malato;efentiua tanti dolori,che coni fuoi 
proprij denti, fitagliò la lingua, e cercaua 
faril medefimodi tutti gli altri fuoi mem- 
bri. Stando in quefto tormento uidde pref 
fo alfuoletto; una perfona di prefentia, & 
afpetto graue, che s'intefe effere l'Angelo 
fuo cuftode, ilquale con uoceafflitra dice- 
ua,ò Madre di Dio,fontedi pietà,e miferi- 
cordia, come permettete,che patifca tanto 
maleiluoftro deuoto ? e che la lingua che 
simpiegò tanto nelleuoftrelodi, fiatan- 
to tormentata? Dicendo quefto appar- 
ue la vergine,e fpargendo col latte del fuo 
Sacrato petto;la bocca dell’infermo, gli re 
ftituì la lingua, ereftò fubito fano. Ilquale 
dipoififece religiofo,& predicaua grandi» 
honori della vergine. Il medefimo Vicen- 
zo,dice ancora nel cap. 116.cheun mona- 
cochiamato Iofcio nel monafterio di San 
Bertino,haueua perufaniza dopò il Mattu- 
tino dire in honore della vergine cinque 
Salmi, delli. qualile prime lettere fanno il 
nome di Maria, iquali fono quefti: M4- 
quificat , Ad dominum cum tribalarer, Re- 
tribue feruotuo Domine. In connertendo do- 
minus, et Ad te lenani animam mean, & nel 
fine di ciafcuno di effi , diceua l'Aue Ma- 
ria; Quefto effendo motto trouarono, che 
gliufciuano cinque rofe dalla bocca;nafo, 
&orecchie, &in quella che teneua in boc- 
ca,erafcritto il nome di Maria,e fu publica 
to à molte genti, perchemolti giorni ftette 
ilcorpo fenza darfegil fepoltura. 


Nellibro chiamato Prato Spirituale fat: p.at0c. 46, 


to da Mofco Euitaro,&c attribuito à Sofro- 
nio Patriarca di Gierufalem, libro di gran- 
de auttorità,allegato per S.Gio. Damafce 
no,e per Gio.Diacono;che fu poi Sommo 
Pontefice,e fi chiamò Gio.Nono,è appro 
uato nel Concilio Niceno fecondo,dice di 


un Sacerdote chiamato Ciriaco Abbate ceni a@&o. 4 


2 di 


N 
























Prato.c.47. 
Canif.de B. 
Virg. lib.5.c. 


20. 


Niceph. lib. 
18.c.33» 


Suidas inui- 
ta Conftanti 
ni, 


148 
di Lauracolomon huomo di Santa uita, 
che uidde diuerfe uoltein fogno la madre 
di Dio , accompagnata da i dui Giouanni, 
Battilta, & Euangelifta ,la quale con pafli 

raui, & Macftà grande paffaua perla por 
ta della fua cella. Vna uolta quafitroppo 
importuno il Santo Abbate la pregò ch'en 
traffe dentro, & ella rifpofe; perchemiri- 
cerchi, cheio entri, doue è il mio nemico ? 
Rifueglioffi Ciriaco , & penfaua qual fuffe 
la cagione,chela Madonna;cofi diceffe,& 
prefo à cafounlibro, che gli haueua prefta 
to Ifichio prete di Gierufalem, uidde nel 


principio d’effo, due trattati dell’heretico. 


Neftorio » il quale negaua che fi douefle 
chiamare la Vergine Madre di Dio.Sira- 
uidde dell'errore; & ritornò illibro al fuo. 
padrone, dicendo, piglia iltuolibro, che 
maggior danno mihàfatto, cheutile . Ifi- 
chio certificato del cafo, leuò dal libro 
quei trattati, & gli abbrucciò,dicendo,che 
non terrebbe dentro la fua cafa nemico. 
dellamadre di Dio. 

Nell’ifeffo Prato fpirituale riferito da 
Canifio; Si dice, chenella città di Eliopoli 


di Fenicia,un rapprefentatore diComedie 


chiamato Gaiano,haucua per coftume nel 
le fue rapprefentationi beftemmiare la 
madre di Dio,gliapparue quefta Signora 
in fogno,e gli diffe:Che male hairiceuuto. 
da me, perche coli mi tratti? Procura di 
emendarti,&nonfarmalealla tua anima. 
Quefto gli auennetreuolte, &non gli ba- 
ftò, perche fi emédaffe + Vidde un'altra uol 
ta la facrata Vergine, che glitoccò co’! fuo 
dito,lemani&i piedi.Sirifuegliò Gaiano, 
& trouoffi tagliate le mani, & piedi,& uilta 
lafua miferia, fù publico banditore men- 
tre uiffe, del caftigo , chegli auuenne perle 
beftemmie dette contra la Vergine. Nice- 
foro fcriue un'altro cafo fimile , d'un'altro 
grecoIdolatra,chebeftémiaua la madre di 
Dio,& permetteua,che altri in cafa fua fa- 
ceffero l’ifteffo,per fcherno de’ Chriftiani. 
Gli parue una notte in fogno che quelta 
Santa glitoccaua conuna uimine di falice 
le fua ginocchia . Si fuegliò fubito , & fe le 
trouò tagliate, &fùt ancora lui buontrom- 
betta in manifeftare il fuo delitto , & cafti- 
go. Aggiunge Niceforo, chela Madre di 
Dio,fe bene è pietofiffima & hà pertutti le 
uifcere fue piene diuerità, alle volte fi mo- 
ftra rigorofa conipeccatori oftinati, per 
confermatione della noftra fede, & emen 
da de i fedeli. 

Canifio riferifce Suida, & Niceforo, che 
parlando dell'Imperatore Coftantino Co 


Vita della Sacratifima 


pronimo, ilqualefichiamò cofi,perche al 
tempo,che lo battezzarono,imbrattò la pi 
la delbattefmo, & Copronimoin greco, fi 
gnificacofa brutta & fozza,fù coftui,fecon 
do che dicono, figliuolo diLeon Terzo , il 
quale uietò il Santufodelleimagini, & fi 
può dire di lui quello, ch'è nel proucrbio, 
che da cattino ono , nafce il trifto pollo: il 
padre cattiuo,il figliuolo peffimo. Quefto 
prohibì,che non foffe inuocatala Vergine 
nelle orationi da gli fedeli, & commandò, 
che manco la chiamaffero madredi Dio, 
nè foffe confeffata per donna digran ua- 
lore, & merito, &aquelliche feglioppo- 
neuano,& glidiceuano,che non faceva be 
ne;Pigliaua unaborfa piena di danari , & 
gli dimandaua quanto fofte il ualorfuo; & 
dicendoli, che ualeua affai; Egli lauotaua,, 
dicendo,dunquehora niente uale.Appro- 
priando ciò alla Vergine che altempo , 
che portò nelle fue uifcere il figliuolo di 
Dio, erailualorfuo grande, ma che dopò. 
hauerlo partorito, eraun’altra cofa &cofi 
cauaua da quefto;che nonfe gli doueua fa> 
re alcuno honore . Per quefte beftemmie, 
lo caftigò Dio ferendolo ne i piedi con 
due carboni &mal caduco. Cofì ferito di 
piedi,.&dimano,&fentendo dolori crade- 
liffimi affermava, che eracondennato alè 
l'inferno, &che tutto quefto gli fuccedeua 
per quello c'haueua detto della Madre di 
Dio. Simile caftigo fù quello di Neftorioa 
il quale ancora perfeguitò la foprana Ver 
gine, negando, chenon fidoueua chiama» 
remadre di Dio; peril che fi, condennato 
perheretico nel Concilio Efefino,& com- 
mandato per l'Imperatore Teodofio,.che 
fofflebandito di tutta la Grecia. Morì nel. 
l'efilio mangiandoli la linguaiuermi, de' 
quali gliene ufciua gran quantità per boc- 
ca dell'ifteffa infermità, morfein mio tem- 
poun'huomo fecolare,che per ufanza giu- 
raua perla Verginità della Madre di Dio, 
& era. cofa uerifimile, che à qualchetem- 
polo diceflein bugia.Confiderando mol. 
ti la fua morte,che conofceuala fua uita,& 
ufodel giurare, certificaronfi, che l'uno fù 
caftigo dell'altro. Poche uolte afpetta Dio 
di caftigare all'altra vita l’offefe fatte alla 
fua facrata Madre, ma in quefta comincia 
àdarli caftigo. 

Tomafo MoroInglefe, huomo dottiffi- 
mo, che dedicò la fua vita à Chrifto con- 
feffando la Monarchia della Chiefa Ro- 
mana, & fuperiorità delcapofuo, cheè il 
fommo Pontefice; meritando bene il no. 
me di martire,dice inun libro da lui fcritto 


in 




































Niceph.in fi 
nelib.18. 










Morus lib. ta 
dialogorum 

quos Anglia 
ce feripfit.ca, | 
16. 












\ Lib. a.debel 
i Jo Iudeorum 
| fng.micabili. 


in dialogo, chein Inghilterra una donzel- 
la tormentata dal Demonio grauemente 
con gran compaMlonedi chi la udeua, 
portandola aduna Chiefa, & poftatbnan- 
zi aduna imaginedella Madonna miraco- 
lofamente fi fanò, laquale tutta contenta 
di quefta mifericordia ricevuta da Dio no 
ftro Signore per interceffione dellafua Sa 
cratà Madre,lafciò ilmondo, e fi fece mo- 
naca, reftando iui nelfuo feruigio tratta la 


{ua ta, lor ea; 
File AlonfodeEfpina.in.un-fuotlibro 
intitolato Fortilitiù fidei; Scriue,che nel té 
po, che habitauano i Giudei in Spagna fù 
accufata=d'adulteriofatfamente una Giu- 
dea, st confegnatola al fuo marito, perche 
l’ammazzaffe in quetiriddoche gli piace[ 
fe; Eblila condufte nella cima d'un monte, 
nonilungi dalla città, ton intentione di 
precipitarla è baffo.Molta/gentelfitrbuòd à 
queftofatto,& la poverta donna,chefi uid- 
de in puntò diMorire; non hauendd fatto 
quel: peccato del quale ueniba incolpata, 
ricordindofi delta Madre di Dio3 della 
quale haueuaintefo dire,che liberana mol 
teperfone da graui perigli.fi rifoluè di rac- 
com è quella.contermo pro pofi- 





to nda rari fereftàfle li- 
bera*dalla morte; & cofîla-ftipplicò con 
molte lagrimechela‘fanotifein quel tran 
fito. Fù dirupata datmonite, 8 effendo per 
l'aria,hiddela Vergine Satratifima,éhela 
riceuè nellefue braccia; &la pofe inferra, 
fenzialcun danno'in quel profondoidella 
Vallè doue era impoffibilefenzamitaco- 


lo foffe giunta fe non in mille pezzi, éfen- 











































Vergine Maria. 149 


quelm$te; Andarono à baffo molta gente 
duederla, & fa trouaronolibera & fana, 
dandotodealla madre di Dio;c0] cui fauo 
ré confeflavaeffere-reftata libera dalla 
morte. Fàcondotta ( richiedendolo effa) 
alla Chiefa catedrale dellacittà, chiamata 
Santa Mariamaggiore & quiuila battezza 
rono,ponendogli nome Marifalta. Ilno- 
me di Maria jper hauerla tiberata la ma- 
dre di Dio, &queldi faltàperîtfalto pe- 
rigliofo chehaucua fatto.Réftò tutto iltem 
po della fua ita al feruitio delle madre di 
Dio în quella Chiefa la noua conuertita,& 
morì fantamente. Il cafo comefi è detto di 


cequeftoAutrore;chelouiddedepinto nel 
irinii Ghiefa di ai ilche è 
gian confermatione della neritàyhoiti al- 
tri mitacoli*fatti per Dio egzignore 
ad inffantia della Vergine facratiffima la 

adre, fi.potriano notare in quefta fua vi- 
tayparticolarmente di quelli, che taccolfe 
il Vincemala Auttore diligenteinn libro 
che diefli fece;&di quellichiefannotefti- 

bnio; &r-provafuftrcientelecofè già no- 
minate di quefta Signora come Monfer- 
rato Guadalupo, & Pegna di Francia, ma 
cofi-comefonoftampati molti diquelli in 
Spagna; come pernoneffere@raliffo , re- 
fto col détto, &pongofine dquelto trat 
tato della Vita della Vergine Sacratiffima 
Maria,fupplicandola con ogniaffetto,cofi 
per quelli,che fi occuparannoin alcun tem 
po inleggerlo,come perme; chemi fono 
OGC IpAto.A8 defcriverlo , che ottengono 
dal fuo benedetto figliuolo Gratià in que- 
fto Mondo acciò-che nell'altro sodiamo 





doui pieno dilafi,&fcogli alpri, per tutto lafua Gloria. Amen. 


I III LI RIE ARI 


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dd Dio, € lo fece padre di tatti quelli, c'habitanaia terra; & che lotraffé 
| i dal fuodelitto. Prowafi, per queffotettimonioe(fer uerità, Cattolica > &di 

TSE fedesche Adani fece penitenza del fio peccato; che ‘gli fa perdonato; che 
n) A Salad, & che è nel Gielo godendo di Dio tra1 (#01 Santo, Et perciò 
nba e da queto libro della vitade Santi nicnein propofito chela vita di.Adamo, 

cen fa mosata primarche dialcun altro Patriarca, poichetutti furono fuotfi- 
glinoli .& egli. Padre ditutti. Et cofs raccogliendo quello, ché dè Lut; & do EuafiriffeMuorfe 
> quello ché foriffero inqueito particolaret Sacri Dottori sla (ua 







nel principio del Genelt 5 & 
vitaè ila feguenter» 


CAPITOLO: P.RIMQ? sb 
Dellacreatione del Mondo ; È delle opere } ws 
effece Dio inquello ‘in, fèi giorni fino 
| che formò. Adamo . 


rea D A x.0: primo padre di tutti 
TAX? .gl'huominifu formato da Dio; 

& fatto à fua imagine, & fimi>! 
esa litudine, il feto giorno dopò la 
creatione del M6do; percioche comefcrif 
fe Moife nel Genefi,nel primo creò Dio il 
Cielo, &la.terra,la terrauacua,& fenzaor 
namento; e compagnia; che hora tiene 





diherbes piante. & animali. Il Cielo non 
coli; anzicome: affermano molti Dottori 
Sacri,&to riferifce il Concilio Lateranen: 
fe\celebrato.da Papà Innotentio Terzo, 
creando Dia il Cielo,creò medefimamen 


reineffo gli Angeli, creature belliffime,&. 


fpiriti puri} Et pare raccoglierli quefto dal- 
la medefima Scrittura; dicendo, che Dio 
creò il Cielo, &laterra, & aggiunfe fubito 
della terra, ch'era uàcua ; e non.dice-coli 
del Cielo, da ches'intende;che già era. pie 
no d'Angeli. Non fecementione di loro 
Moife ; chiara, & diltintamente; perche 
fcrinédo agli Hebrei,gente amica di rino- 
var 





















a E L librodella Sapientiai, dice la dilina Scrittura di Adima, che do fon Leo 


D.Tho. p. p. 
quel. artic.ze 
Concil. Late 
ranen. c.I, & 
refertur ex- 
tra de? fum= 
ma Tripit \& 


fide.c.1. 











15 2 Della Vita 


vari Dij,& dinonfi fermare fempte nél- \Perchè lo muoue un’Angelocon il moto 
l’adoratione di un folo, facilmente uden- proprio dall’Oriente,à Ponente,inun gior 
do dire‘delfa hopiliffima folltes & belliffis nd naturale di ventiquattro hore-tirAnita 
ll ma compolitiohe, & naturalità dé gli'An- fecotuttele Sfere, & Cieli, che gli fono in- 
| geli, gli haurebbono adorati per DeijHa:7 feriori.In quefto Cielo nonui è ftella alcu- 
Dit ucua già Angeli, come determina il Con- na, nè meno in quello, che gli fegue ap. 
ANIMI cilio, & affermano Sacri Dottori. Fraui. preffo,eh'è il nono, &fichiama Criftalli- 
if ancora il Cielo, per ilquale sifterde fe ItofiPottatio Cielo è il frmamento doue 
| | Damafee,. ii condo S. Giouanni Damafceno il Cielo {tanno fifle, &(come gemme inanelli)tut- 
tl 2. defide or- Empirco,il primomobile; geilcriftallimottieleftelle; eccettoi fette pianeti, chefono 
ill doxa.66 —— Cofi medeimamente uiérala terra, &fot “ciafeunò nel fuo_Cielo\patticolàé$ Sa- 
CI to quefto nome s'intendono.glialtri ele-- turno nel fettimoGione nelfetoMarte 
Sl menti, comeli diràpoeo appreflo;&cmonxmet-quinto, il Solenelquarto,Venerenel 
O haucua luce,ma tenebre, & òfchrità. red: Mercurionel fecondo,& la Lunahel 

| Dio laluce;fepatandola dall'etenebré le primozch'è ilpiùuicino à hot altri; &ton- 
| quali chiamafi notte, Ha lie&giorno & giunto all'elemento del fuoco. Moltipfica- 
dandotila matrina>8lafera, fetò forni- fio gli Aftrologi tanti Cieli, coRpetii da i 

to, & farto\il’primo giorno. Poteua effere ‘mouffaenti, che ueggono; &confidéràfo 

D.Thom.in forfi quelta luce, dice San Toma@più pre- nelle ftelle , & piancti;peril medefimodi- 


| Gene &p:P fto alcuna nuvola rifplendente, che fece: nidone.i Cieli daimedelimi pianet,iagr- 
(I ques sart.3» i scendi È 
































































































Dio;laqualedipoiferuifle di materia, per:.Bi che chiamanocentricizé concentricià e 
chedicfla fifornalfe il SolesOtome altri mettono gli Epiciclì,chefoné sferepiec 
| dicono, la'effehtiadella luee+&mibucuali Te, nella cui fuperficié; cinlideranoit pia- 
147 conil monimente del prio mobile cffen pera, dalche rifultachteAlle uolte fabore 
i do giorno nell’Emifperio,dollétra prefen trogradi, ò ueloci;ch'è,come.fe uolefehi- 
| te, St notte reftana allente& guigfido fini» re,chehora camingno lielocemente,8ho 
di girare una volta-tuito l'uniuerfo,.reiò ratardi. Tutto ciò-prefappofto; shàdajn- 
fornito il primo giorno che fit la Domeni. tendere, che dicendolaferittura che Dio 
Leo.epif.81. Ca,come afferma S.Leone Papa &l'ifteo “creò nelfeconda!giormoli firmamento, e 
ad die. .1 afferma la Seftà Sinodo Generale delC6 chelo pofe in mezzo trà l'acque inferiori, 
Lai cilio Matifconenfe.Fù nell'Equinpttio del ‘& inperiori; è come dire; che fecel’ottaua 
aci, Ja ftate, ch'è nel mefe di Marzo,come dico sfera,e tutti gli altri Cieli inferjori quen 
Leo Papa E. né) conilmedefimo San Lene Papa, Si doficofi glielementi del fuoGe fd 
Pr? era. Ambrofio,San Bafilio;San'Giouahni Da- l'acqueinferiori & fup ori PéPacqu 
sui Gg." RI mafceno,Beda,&MariamosStoro}ilquale faperioti, dicono alcuni Fottotis che $IR 
i Bafil. in exa. dggidNgE, che fofeil'giornodecimoquin- tendeilCielocriftallino,&ilcrifallo,è 4 
con8:3- cupi Odellecalende d'Aprile, chéviericad ef maliacqua, pereftère acdti; congelataite 
fu. —fere@àdiceciotto di Marzo. pui sisrziniu. ‘è coftumedella Scritttita$ chiamaraloGie 
IGd.lib s.eti. - Nel fecondo:giorno fece Dioîl firma- cofeconimorni;\chépràma hebbero come 








Beda inGe. Inferiori dalle fu periori; per firmamento varnicorche folle ferpente;perelfer fato pri 
nelic.1. dicono con il DamafcenoFilone, Giofef, ma Verga, &il Sacramento dell'àltarey 
Scotus in e- & Strabone,ches'hà da intendere l’ottaua chiamafi pane, perefferftato cofi , ancore 
xOordio cro- Li 
armo &reni! chiarezza;s'ha da prefupponere;chefecon> ftanza di pane; Non manca chi dice, che 
porumi* ubi*dol'ilparetede gli'Afttologi dimaggior»fa” l'acque delle qualî'quidi parlala Stritruts® 
Arritosau- ray come il’Re Di Alfonfodi Gattiglia;: fono congiunte con l'ottano'Cielo ; éome 
i chiamato ilSanio; i Cieli ià turtofoho un= il piombo pofto dietroillo fpecchio diue 
Damafce: 2 déci. Il' fupetiore che è in luogo pivalto tro,acciocheritenga la uifta,&rapprefenti 
trame è l'Empirco,&hàqueltonome}chiè come: cofej chele fono avanti? &che quefta fiail 
Philon. deo- dite!cofa difuocoper il {pleridorè;s& chia coloteazutto ; che'tediamo mirado ibCie 
pificio mun- rezza difuoco, ché rieneiefeà do feggio,8n lo.Hanédolo Dio cofì ordinato,actiòrima 
lofeph lib. &bergo dei Beati,&done veggono Didi: ga quivi la chiarezza ‘dell'Em pireogonto 
anugqos. fa©c18; a faccia, &godonodella fua'!gloria; {plendore? che datino di fil corpo di Gie 
& beatitudine; &iè Ciclo filo; & nomhà: fu Chrifosquel della Vergine,e quelli d'al' 
moto alcuno.li decimo Cieloyche è fotto” tri Santi,che hannogid icorpi gloriofi,co-* 
lFEmipirco, lo:chiamano printo mobile: meSan Giovanni Euangelita; che qual' 
pila fiuo- 


nico. crlir 9i@fa,ch'e il Cielo ttellato,&perata®gior» che faittaa confecratiorié, hon ha:più fu-# 





ii ib reiA 
D:Fhoma,s 
Beda,& gloffà 
Interlin: «int 
huncloum, 


I. detempo- mento} & uolfe; cheli diuideflero l'acquè Uferpentedi Moil&) chefivhiamaVettà de 








DiAdamo,&EFua. 153 


fiuoglia dieffi, è fetteualte più,chenonè grandi,il Sole,$1a Luna,&glipofenelcie 
il Sole, &non penetra finoà gliocchino- lo.Il Solelume maggiore, acciache prece 
Il Toftato © tri. Etquefto èil parere delToftato,&hà delle, e deffe luce, e chiarezza al giorno, e 
pra dr °° grande apparenza di uerità, Sant Agofti- la Lunalume minore, perche deffe luce, c 
DAug.ib 2, nodice,che quantunqueil noltro intellet- chiarezza nella notte: Fece ancoleftelle, 
de Genef. 2 ro non ia capace, che acque fiano quefte, ele mife nell’ottauo Cielo; La Luna reftò 
litteram: ©5* meffe da Dio fopra il frmaméto,non per- nelprimo, &il Sole nelquarto,e conueni- 
ciò dubitiamo,, che nonftiano quiui, per- uale queto luogo , attento che la luce ; che 
che di maggior auttorità è la Scrittura fa- haueua creato nel primo giorno pofta nel 
cra,che l’afferma, chetutta la capacità del- Sole, era bene che fuffe in Cielo, ir mez- 
l'humano intendimento, Dunque queft'ac zo ditutti, accioche più commodamente fi 
que,ò. Cielo chriftallino haueuano l’effe- feruiffero della fua luce , echiarezza. Dice 
re;il primogiorno,conil Cielo Empireo, un Dottore, che nelfecondo giorno, creò 
& primo mouibile, che èil mezzo tra idue il firmamento, & i fette cieli a lui inferiori, 
poiche dice,che il firmamento fumeflotra comes'è detto, e che in quelli fece le parti 
l'acque inferiori,& fuperiori: lequali fi pre più denfe, lequali nel quarto giorno fi ac- 
fuppongono,come cofa, che innanzi ui fof celero, e participarono della luce creata il 
fe, & era fattura del primo giorno. Come primo giorno. Et quetti furono, ; il Sole, e 
anco sinferifce quello, che dice il Dama- glialtri pianeti, e ftelle. 
fceno,che per il nome del firmaméto,non ’ Nel quinto giorno fece Dio gli vccelli, 
folo s'intende l’ottauo Cielo , ma gli altri producendofi dall’acque, di doue anco fi 
inferiori à lui; poiche nell’opere del quar. produffero i pefci grandi, e piccioli,i pefci 
to giorno dimoftra', che fece il Sole, &la reftarono nell’acque, fcendendo nel pro- 
Luna, &che gli pofè nel firmaméto, accio- fondodieffe,e gliuccelli, volarono in al- 
che faceflero il giorno, &la notte;&con- to. Diedegli Dio la fua benedittione, & i- 
formealla dottrina, de gli Atrologi,che ftinto naturale,accioche crefceffero,e mal 
dimoftrano chiaramenteil Sole effere nel tiplicaffero.Sant Agoftino dice,che in que 
Magit.hi&, quarto Cielo,&laLunanelprimo.In que fto luogo perilnome delle acque s'intea- 
C-4. fto fecondo giorno, dice il Maeftro dell’hi dono non folo quelle nella terra, come 
ftorie, ch'era opinione tra gli Hebrei, che mari fiumi, efonti; ma la parte, cheè in 
foffe ftatala caduta diLucifero,&fic6fron aria, ficondenfa permezzo de iuapori , & 
ta quefto, che fu nelLunedì,checorrifpon efalationi,che alcendono dalla terra. Et 
de à quefto fecédo giorno, in diuerfe Chie che in quefta parte furono prodotti gli uc- 
fefihà deuotione di dirfi la mella degl'An celli,comei pefci nel mare. Et quefto lo 
geli; in laude di quelli, che reltarono nel proua; Perchegli animali della terra furo- 
Cielo. Etcredo; che fia quefta l'occafione noinefla prodotti, i pefci nell'acqua, douc 
perla quale parladola Scrittura delleope fi conferuano,& uiuono : Cofigli uccelli 
redeifeigiorni,diceinciafcuno d'effi.che nell'aria, ch'è il fuo proprio elemento. Di. 
uidde Dia,che era buonoil fatto;& non di ceanco, ilche è uerifimile, che foffero fatti 
ce quefta delLunedì potè eflere,cheà que in un giorno,uccelli,e pefci,per la fimilitu- 
fto giornononfideffefimil titolo di bon- dine,ch'ètra il uolare,e nuotare: Del pare- 
tà, perla maluagità, che in effa fece Luci- ‘re diSant'Agoftino è Ruperto Abbate. 
fero, etutti quelli, che furono dallafua. . Nelfefto giorno fece Diale beftie della 
Nelterzo giorno fcoperfe Dio laterra, terra, igiumenti, & animali fecondo le lo- 
ch'era coperta d'acqua; L'acqua reftò da ro fpecie, Et fatto percompimento di tut- 
una parte, efichiamò Mare, la terrareftà tele fue opere, e come per fin di quefte uol 
fecca,e con talnome,&attaà produrreher fe formare l'huomo,non effendoti mai fer- 
be, &arbori fruttiferi, Et coli fuccelfe,che mato nel formar l'altre creature, per auuer 
fubito fu coperta,e piena d'herbe,e fiori,& tirci per notro ammaeftramento, che ne 
di arboricon differenti frutti. Tutto ciò,n6 ancornoi dobbiamo fermarci in creatura 
in potentia,ma in atto, fubito apparuema- alcuna fino che nonfiarriui à Dio , Etan- 
pane nifeftamente come affermano iSanti Gio corchein tutte l'altre opere habbino con- 
Bafil.congref Vanni Damafceno, Bafilio, Ambrofio;& corfoletre perfone divine; molto più al 
fiones.exam. Gregorio. Quefto terzo giorno fu fatto il tempo di formarl'huomo,dicela Scrittura 
uo li3 + Paradifo rerreftre, & fi raccoglie da quel- facra, perche effendo comein confulta le 
Greg:32. mo lo chefidice nelleopere del feto giorno. tre perfone della Santiffima Trinità: Il Pa- 
ral.10. Nei quarto giorno fece Dio due lumi dre parlò conil Figliuolo , & con lo Spiri- 
to 





















































Quefto Dot 
tore fu Alon 
fo de Vaglia- 
dolit Cacthe- 
dratico di teo 
logia nell’uni 
uerfità di To 
edo, perfona 
di gran lette 
re, & uirtù. 


D. Aug. j. de 
Genefiì con- 
tra Maniche- 
osà cap. 2.uf 
que ad 15.& 
3. de Genefi 
ad litteram. 

ad 7. 


Rupertus de 
Trimit. lib, 1. 


50. 

















Confile D. 
Thom.1.p q. 
gi. art.3.ad.}. 


Damaf,lib.2. 
defide ortho 
dox.c.12» 


154 
to fanto, dicendo: Facciamo l'huomo ad 
imagine,e fimilitudine noftra accioche cO- 
mandiài pefci del mare, à gliuccelli del- 
l’aria, & animali della terra. Molto ingran 
difce l'huomo , che come d'accordo le tre 
dinine perfone trattino di formarlo, & che 
la fua figura, e modello fia l'ifteffo di Dio. 
Dichiara quefto molto bene la fabrica, & 
compofitione dell'huomo dadogli corpo 
eleuato , la cui faccia potefte alzar al cielo, 
e mirandolo, lo defiaffe , ilchefunegato à 
gli altrianimali, che uanno tutti inchinati 
allaterra,tenendo in effa fifa la loro uifta, 
procurando folo il futentamento, &dilet 
ro corporale. Laproportione de membri 
dell'huomo è in fe marauigliofa, &la deli- 
carezza, & bellezza della fua faccia, eccede 
a qualfi uoglia altra cofa bella, & gentile. 
Nonlofece Dio pelofo,nècon penne do- 
rate, come gli uccelli, & animali della ter- 
ra, non conl'unghie , nè acute zanne con 
che fi difenda, & ferifca, perche tutto que- 
fto, ancorche in quelli ftia bene,nell'huo- 
mo fariano ftate cattiue. Età quello che fi 
dice ne gl’animali,che ciò fia perfettione,e 
gliapportiutile,corri[p6deanconell'huo- 
mola fua induftria, fuo fapere, e le fuema- 
ni, conle quali fi prouede diueftimenti, & 
di armi per diffenderfli,come bene conlide 
rò SanTomafo, & fe nell’efteriore l'huo- 
motieneualor grande, nell’interiore non 
gli manca. Anziche per la parte dell’ani- 
marationale tiene gran fimilitudine con 
Dio, & fimilitudine con gli Angeli. Con 
gli Angeli hà fimilitudine , effendo Spiri- 
to, &eterno, quanto all'anima, comeloro, 
con Dio hà fimilitudine, perche fi come 
Sua Macftà diuina è Signore, e comman- 
danelcielo,nellaterra,enell’Inferno,&in 
tutte quefte parti è ubbidito, cofil'huomo, 
fu fatto da Dio propoftoincerta maniera 
Signore di tutte le creature terrene, alle 
quali poteffe commandare, & quelle ub- 
bidirlo, come dice San Giouanni Dama, 
fceno.Ancoraèà fimilitudine di Dio,in ef 


Della Vità. 


fere amico di giuftitia, di pietà,& mifericor 
dia, & di tutte le uirntmorali, & quantun- 
que quefto che dice fimilitudine con Dio , 
che dinota (come approua San Tomafo) 
lo gratuito, fi perfe nell’huomo peril pec- 
cato ; & colile creature dellaterra lo difo- 
bedifcono, e gli fono ribelle, & le uirtrà 
morali l'abbandonarono. Quello che di- 
ceimagine di Dio nell’huomo, maigli ma 
cò quantunque peccaffe, comenei Demo 
niy,quello che gli era douuto pernatura, fe 
condo che afferma S. Dionifio reftò loro 
intieramente. Et cofi è l huomo fatto ad 
imagine di Dio, perche hà l’animaratio- 
nale, poiche come Dio, è uno ineffentia, e 
Trino nelle perfone, cofi l’anima effendo 
una, tiene tre potentie,memoria;chefi cé- 
uienemolto con la perfona delpadre; Iny 
telletto con la perfona del figliuolo;&uo- 
lontà,che firiferifce con la perfonadello 
Spirito fanto. Hà medefimaméte l'huomo 
il libero arbitrio,c6 ilquale può liberamé- 
te, eperfùo parere fenza che:in quello fia 
sforzato feguire il bene, ò il male. Cofihà 
l’auttorità di principio; nelqual come Dio 
è principio di tutti gli huomini, rifpetto al 
la creatione, cofi Adamo il primo huomo; 
è principio di tutti glihuomini . Cofi anco- 
ra come Dio hà conuenienzacontutte le 
creature, efflendotutteinlui eminentemen 
tescofi nell'huomo'fonorcomerepilogate 
le creature, & per queftofichiama'imicros 
cofmo, che uuol dire mondo piccolo. Di 
>iù Dio è finedi tutte lecofe;cofi ’huomo 
è fine dituttele creature corporali,perche 
per fuo minifterio furono create. Etanco- 
ra, checolicome Dio tutto intutto ilmag: 
giormondo, & in qualpartefinoglià 
d'eflo,cofi l’anima dell’'huomo è 
nel minor mondo; che èil 
fuo corpo, tutta, da 
pertutto,&zil tut 
to in qualun 
que parte 
diefla. 

























D, Thom. ri, 
cer, Genef. 


Confile AL 
fonfo ad Ca- 
{tro.lib.2.con 
tra herefes 

uerb. Adam« 


herel.2. 











Confule Vin 
cétium in fpe 
cul.hi&t.Jb.1. 
C.4Ix 












De infuffla- 
tione Dei in 
Adam, confit 
le Caftrii cò 
gra harefes. 
lib. 2. uerb. 
ani.& Biblio- 
thec. San&a. 
Vib.s. an. 27. 
Y.Tho.ic.2. 
»enef. 


CAR 451. QnlenÒ 


Di Adamo, & Eua.. 






ISS 
StErxCo0 ND. 


Come fa Adamo formato del fango della terra, & Ena della [wa costa; delle qratie, 
G doni; che gli diede Dio; & il commandamento che glimmpofe. 





N 


=> 


es 


chelauorando cò l’agoin qual 
che tela groffa, faccia apparire 
alcunlauoro fottile,& di gran prezzo, cofi 
Dio per moftrare la fua gran fapientia nel 
la fabrica dell'huomo opra tanto altà,e co 
fi fublime, fi feruì delluto & fango, & cofi 
formò della terra un corpo, & formato, lo 
bagnò conil fuo diuino alito, infondendo 
ineffol'’animarationale,laqualeDio creò 
& fece di niente, &reftò con uita, & huo- 
mo perfetto, & ancorche pereffercompo 
fto di quattro clementi,di terra cheera,co 
me dice S.Tomafo quella,che predomina 
ua; Fuoco,aria,& acqua, per quelto è fog- 

etto alle quattro qualità cotrarie; fecco, 
AHI: i freddo; che fonola cagio 
ne da chiuienel'huomoà morire; Adamo 
non farebbe morto , anzi era immortale, 
non peruirtù inherente , perche fegli fof- 
fe ftato tirato d'una lanciata l'hauria ucci- 
fo, ma per uirtù affitente, che ftando Dio 
co lui, accioche niuna cofa gli faceffe dan 
no; e prouedédolo del uitto,delche hauea 
ancor bifogno , come dice il Maeftro del- 
l'hi&orie perconferuarela fua immortali- 
tà, Reftò habile; & capace di gloria;&di 
gaudio della beatitudine,che cofifte in ue- 
dere Dio noftro Signore, & unirfi con lui 
in amore,& carità, Reftò amico di Dio ef- 





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. fendo creato în gratia, conforme à quel- 
&induftriaunafamofa donna, 


lo, chefidice nell’Ecclefiaftico. Dio fece Ecdet 7. 
l'huomo retto, elavera rettitudine confi- 
fte nell'anima; reftò libero delle paffioni 
della medelima anima.lequali fi appoggia 
no, erifeggono conl’appetito fenfitiuo.co 
me dice San Tomafo,&è dottrina di San- 
to Agoftino;cioè di quelle,che caufano pe 
na,cometimore,e paura,e n6 di quelle che 
danno contéto,come amore, e diletto. Re- 
ftò ancora di gétile proportione nelle fue 
membra , di gran tatura, ecome di età di 
trenta anfii, molto fauio perla fcienza infu 
fa, communicatali da Dio, fecondo S.To- 
mafo . Di maniera che intédea tutte le fcié 
tie naturali pfettiffimaméte, ifitefe tutte]le 
proprietà,e natura de cieli,ftelle,& elemé 
ti, deglianimali, arbori,e loro qualità, di , 
che tutto lo fece fignore, commadando in 
particolare à gli animali, che l'ubbidiftero, 
&àluiche fi atenefle dalmangiarli,cGren 
tadofi de i frutti della terra. Subito poi, che 
l'huomo hebbe la uita Dio;lo trafmutò dal 
luogo doue l’hauea formato, fecondo che 
dice il Maeftro dell'Hiftorie; Fuilcampo 
Damafcenoinun'horto, ò giardino pian- 
tato da Dio, & chiamato Paradifo di de- 
litie. Etuolfe farein ciò , come un dipin- 
tore,che faccia un’opera, nellaquale hà 
molto ftudiato per ridurlain:ogni perfet 
tione,la pone in luogo, che tutti la neg- 
gano, 


Confùle cîr- 
cahec. 
D.Tho..par. 
q- 95. art.I. 
D. Tho. cadé 
q-95.art.2. 
«D.Aug. deci 
uit.Deidi.14. 
D.Tho.i.pat. 
Q.94. att.3. 


Magifter de 
Genef.c.13. 




















































D. Nazianz. 
in «oratione 
de natiuitate 
Chrifti pro- 

e medium . 
D. Chrifofto 
mus homil. 
12.1 Genel. 


Niceph. libr. 
1.C27:. 

Fucherius li. 
xi Gen) C.13» 


156 
gano, & la lodino, cofi Dio, perche le 
fue opere foffero conofciute, fece l'huo- 
mo,compiacendoliin quello, più che in al 
tra creatura, &lo pofe nel paradifo terre- 
ftre;il quale eracometeatro del mondo, 
perche foffelodato: d'hauer fattol'huomo 
& tuttele fue creature. Stando quiui alzò i 
fuoi occhi al Cielo, & fileuò daterra,mi- 
rò, & contemplòilcielo; &la terra, quel. 
lo che vedeua interra, & quello che uede- 
ua nel Cielo, onde fàùcommoffo d’alzarti 
con lo fpirito per lodare, & glorificareil 
creatore del tutto , alquale rendè fomme 
gratie d’hauerlo cofi fatto, pofto inun ta 
to tant'alto. Volfe Dio chel'huomo gliri- 
conofceffe homaggio, & comeà Signore 
gli pagaffe tributo,dandogli perciò un pre 
cetto nonrigorofo, ma facile; perche alla 
maniera che un ualorofo Re, hauendone 
uintoun'altro & conquiftatoliil fuo regno 
glielo reftituifce:ma uuole, chericonofca 
una certa fuperiorità divaffallaggio,e per 
quefto gli dimanda oftaggio, ò tributo, 
contentandofi d'un cavallo guarnito, è 
d'un buon Aftore: il chetutto è poco, cofi 
Dio, hauendo fatto Re, & Prencipe della 
terra(come dice San Gregorio Nazianze- 
ro &San Giouan Chrifoftomo ) il primo 
huomo , uolfe che gli pagaffeun poco di 
tributo in fegno, chelo riconofceffe per fù 
periore,& Signore, & quefto fù comman- 
dandogli, che non mangiafle del frutto 
d'un’arbore, che era in quell’horto, ò 
paradifo, chiamato della Scientia del be- 
ne, & del male, fotto pena di morire, quan 
do difubbidiffe. Queft'arbore dice Nicefo 
ro, ch'èunfico.Fucherio dice, che fi chia- 
mòarbore della fapientiadelbene , & del 
male,perche feppe l'huomo, cò la fua ifpe 
rientia, ch'era buona cofa la ubbidientia, 
&triltala difubbidientia,feceuenire fubi- 
to Dio ad Adam tutti gli animali della ter- 
ra,&uccelli del Cielo, peril quale s'intéde 
l’arca, accioche gli ponete ilnome, & in 
quefto luogo, pone la Scrittura nome al- 
l'huomo &lochiama Adam, &cofifendo 
Dio,quello,che parla per la Scrittura pone 
nomeall’huomo;,8 uuole,che l'huomo no 
mini gli animali,iltutto per honorarlo più 
& aggrandirlo. Gli nomi,che Adamo pofe 
àgli animali, gliuennero molto à propofi- 
to , percheconofceua la loronatura, & fi 
conuengonocon effi, & il nome di Adam, 
che pofe Dio all'huomo, fi conviene bene 
con effo,perche conofcevala fua natura,& 
componimento,ch'era di terra, & Adam fi 
gnifica,& uuolinferire cofa terrena, come 


Della Vita: 


affermano:S.Gio.Damafceno, Gregorio 
Niffeno, & pare cheallude à queftoibdet- 
to di San Paolo, ferivendo ài Corinti.Il pri 
mo huomo diterra, terreno . E gli conuie- 
nebene queltoneme, dice San Tomafo, 

perche fe il uederfitanto innalzato, & in 

tanto alta dignirà,gli hauefle apportato oc 
cafione d'infuperbirfi, come era già fuccef 
fo di Lucifero, ilnomelo faceffe humilare, 
ricordandoli, ch'era ftato terra ilfuo.origi- 
ne,& principio.Vidde Dio,che nonera co 
fa conueniente, che l’huomo fteffe folo,co 

me ftaua,perche, ancorche le beftie gli fa- 

cefsero compagnia ; era fproportionata 
per lui, nè sintendeua bene con effi, uolfe 

formare Eua, & coli nelmedefimo giorno 

nel quale formò Adamo, infufeun fonno 

ò eftafiin Adamo, e mentre egli dormiua 

gli leuò una colta, ponendocarne in quel 

luogo edificò la cofta, & reftò fattala pri- 

ma d6na. In quefto fonno,chehebbe Ada 

mo; gli fcoperfe Dio gran mifterij, & di- 

chiarò molte cofe, chehaucuano dapoi è 

fuccedere, come nota ilMaeftro dell'hilto 

rie, & il medefimo dichiarò poi à fuoi figli 
uoli, come dicémo di Chrifto,della chiefa 
fua fpofa , del diluuio ,nel quale il mondo 
perirebbe per lacque,& del giuditio,che fi 
nirà col fuoco. Erano tuttiquelti auifi,per 
che fteffe vigilante, mirando è fe,&non'of 
fendeffe Dio, trappaffandoil precetto da- 
togli, poiche il difubbidirlo era cagione di 
fimilecofa; come del farfi Dio huomo j& 
quello,che feguita. In formar Dio Eua del 
la cofta di Adamo, uolfe dare ad intende- 
re; chela donna nonhà da effereilcapodi 
fuo marito,nè meno da effo trattata con di 
prezzo, come auuertì San Tomafo: Anzi 
la deue apprezzare,& tenerne molto con- 
to, poiche fendo ftato formato l'huomo 
fuor del paradifo, &di terra , la donnafù 
formata dentro d'effo paradifo,& della fua 
cofta,onde fegli dà auuertimento; che an- 
cor efla tenghi: gran conto dell'huomo, 
perl’origine, & principio , chedalui heb- 
be;dice Profpero Aquitanico,che nella for 
matione d’Eua che fece Dio della cofta di 
Adam fi rinchiude un mifterio alto,emara 
uigliofo,cioè,che Adamo figura, & rappre 
fenta Giesù Chrifto, dal cui coftato aperto 
nella croce, ftando con ilfonno dellamor 
te, ufcì la cofta della quale fi formò Eua, 
cioè;ufcì fangue & acqua;del quale la chie 
fa cattolica {ua fpofa reftò con uita molto 
ricca con li Sacramenti;che di quiui fcatu- 
rirono.E'ancora mifterio dicendo laScrit 
tura; che Dio pigliò dal lato di Adamo la 
colta 









































D. Damafee 
lib. 3. de fide 
orthodox. ci 
12. 
D.Nuff.lib.de 
creation. ho- 
minis.c.23» 
r. Corin.15. 
D. Thom. in 
c.2.Genef 


D.Thom.p. | 
pqueftio.92. | 
ar0.3. | 


Profp. Aqui. 
li. fentétiarii 
numer. 329 









cofta, & pofecarneinfuo luogo, & è, che 
per far Dio forte la fua Chiefa, uolfe egli 
farfi debole. Quefto fiuidde quando Rette 
Chrifto nell'horto uicino alla morte, & fi 
dimoftrò timorofo in agonia mortale , fu- 
dò.fangue,checorfe fino à bagnarlaterra 
colfancoraSan Lorenzo arfo mezzo ilcor 
po, & diffe conuoceallegra al Tiranno, 
che lo. faceffe uoltare dall'altro lato, & mà 
gialle di quello,che già era aggionato, il 
moftrarfi gli Martiri in mezzo de’ fuoi tor- 
menti tanto coftanti, & Chrifto tanto ti- 
morofo il giorno innnanzi che moriffe, 
nonera altra cofa,fe nonche prefero laco 
fta di Adamo perche foffe formata Eua,& 
in quelluogo pofero carne, cioè che uolfe 
il figliuolo di Dio, farfihuomo debole, & 
fiacco,accioche la Chiefa fua {pofa,&i fuoi 
figliuoli martiri foffero coltanti. Effendo 
formato Eua molto bella, & come di uen- 
tianni, ch'è propria età in una donna; co- 
met nell'huomo di trenta per generare, 
ch'era il fine,perche Dio la formò, dando- 
la ad Adamo, & effendo in fua prefentia, 
com'eglila uidde,& intefo perriuelatione 
il modo, com'era ftata formata molto inna 
morato di ella, cominciò à dirgli parole di 
tenerezza, & accarezzarla; Offo,delle mie 
offa, & carne della mia carne, iltuo nome 
farà Virago, poiche d'huomo fei ftata for- 
mata,perla quale,lafciarà l’huomo fuo pa- 
dre, & fua madre, & congiungeraffi con 
fua moglie.Profetizza quì Adamo parlan- 
do di Eua, quello, che doueua fuccedere al 
l’altre donne, allequaliilnomedi Vergi- 
ne,checorrifponde al nome di Virago che 
Adamo pofead Eua;effendo loro proprio 
per natura, & lo lafciano maritandofi, la- 
fciano ancora il padre, &lamadre, con- 
giungendofi con l'huomo da loro eletto 
per Spofo, effendo tutti due una carne,per 
il uincolo del Matrimonio, laqual legge 
inftituì quì Adamoilluminato da Dio.Et 
quando diffe, che perla donna lafcierà 
l'huomo fuo padre, & madre, uolfe inferi- 
re,che per leggenaturale refta prohibito il 


DiAdamo &EFua.. 


















































157 

Matrimonio tra i defcendenti, & aften- 
denti, & per niun cafo contingente, fi di- 
ce eflerfi difpenfato,chefi maritaffe il figli- 
volo conla madre, né ilnipotecon la Zia. 
Oltre di quefto pone la Scrittura il precct- 
to chediede Dio ad Adamo, che nonman 
giaffe dell'arbore della fcienza del bene, 
& del male, & alcuni Dottori dicono che 
fù detto peranticipatione, &cheil precet- 
to fù dato à turti due in queto tempo. Sant 
Ambrofiotiene, che Adamolo notificò al 
la fua moglie, avuifandola del pericolo 
che ui era nelmangiafiftutti di quell’arbo 
re.Fuffe all'una ò all'altra maniera Eua era 
certa del precetto, da che ne rifultò inlei 
una uana curiofità di uederi frutti,che fe‘gli 
uietauano,lafciò Adamo,&feneandò àue 
dere l’arbore, & fù quefto il principio del- 
la noftra perditione,& è molto ordinario, 
che fi perdano ledonne; & fuccedano era 
di fcandali nell’andareà vedere uane cu- 
riofità. Dina figliuola di Giacob per que- 
fto perfe il fuo honore,& causò che gli huo 
mini di Sichem fuffero menati à filo di Spa 
da,le donne prefe, & fatte fchiaue,&la cit- 
tà facchegiata.Erawui(dicelaScrittura)uni 
ferpente aftuto per natura fopra tutti gli 
animali della terra, & come dice Beda, ri- 
ferito per il Maeftro dell’hiftorie, & S. To- 
mafo, teneua la faccia come di donzella;& 
quefto uiene prouato per quello, che gene 
ralmente coftuma la chiefa di dipingere 
infimil forma quel Serpéte, nelquale per- 
mettédolo Dio,fe ne entrò ilDemonio,co 
me inuidiofo della gridezza nella qual uid 
del'huomo, come diceillibro della Sapié 
za cercò diruparli,& farli peccare,fe bene 
nonfiuolfe fcoprire à lui per timore di non 
effere conofciuto, uedendolo fauio, &da 
reftarne uirito,uedendolo forte,& cofi ten- 
tò la donna, come manco fauia, & più de- 
bole;& con tutto quefto non ardiua di ten- 
tarla fe lei non gli haueffe data occafione 
vedendola con che curiofità miraua il frut- 
to prohibito, 


D.Amb.lib. 
de paradi. c. 
12.circa me- 


dium. 


Geacf.34. 


Beda Gen.3. 
D. Thom.in 
Genef, 


Sapien.z. 

Inuidia dia- 
boli mors in» 
troiultin or- 
bem terra-- 
rum, i 


Il 
Ki 
Di 

















I. Aug. fèr: 
197.de tem- 
pore qui et. 
2.deDomini 
ca prima poft 
Trinitaté cit 
ca medium 


158 ; Della 


Vita, 


CUA:P ET... O TERZO. 
Come peccò Adamo, È dei danni caufati dal (uo peccato. 





GEE O co. danno puòfare il Demo 
495 nioà chi gli leua l’occafione , 
o *mamolto piùàchi gliela pot- 
i ge. E'Canebrauo (dice $.Ag0 
ftino) & ftà legato, è Leone; &ftà incate- 
nato; daloatano non può farmale ad al- 
cono; ma quelliche fe gli appreffano, fa- 
cilmente gli sbrana.Con fuggire l'occafio 
nenoici allontaniamo da lui ; & ftiamofi- 
curi,& per il contrario, uedédo Euacoliat 
téta in mirarei frutti prohibiti,gli difle,per 
qualcagione Signora ui commandò Dio, 
che non mangiafti di tutti gli atbori di que 
ftogiardino,& paradifo? Se hauefle auuer 
tito Eva è quelta dimanda, facilmente po- 
teuaintédere doue procedeva, poiche non 
era uero che Dio nò haucua uietaro il man 
giare di tutti gli arbori, fe non d'un folo, & 
alfhora folo il demonio potewa métire nel 
mondo, &ancora , che è proprietà fiua far 
difficili i preceti di Dio co ingrandirli mol 
to acciò coli fiano poco ftimati, & fi prete- 
rifchino. Che parlaffe un Serpente era,co- 
fa ancora che doueva apportare fcropolo 
ad Eua, effendo certa,che niun’animal del 
la terra, eccetto l'huomo poteua formare 
ragione, & pronuntiar parole, penendo- 
ficonleià dimandare, e rifpondeté, fe bé- 
ne dice S.Tomafo, che puote penfare Èu&; 
cheil Serpente haueffe riceuuto da Dio il 
poier parlare né per natura, ma foprana- 
turalmente, & per miracolo, per alcun {uo 










fine. Solo inuna cofa di quefte riparò;che 
fu udendo dire, che haueua Dio.comman= 
dato;che non mangiaffero di rutti gliarba. 
ri del Paradifo, rifpofe con una mentitàz 
dicendo,non è coli: Quello che Dio com- 
mandò è, chemangiamo:dituttigliarbori 
del Paradifo, eccetto di quefto cheè nel 
mezzo, non mangiamo. dei fuoi tratti; nè 
lotocchiamo,perche ci faria facile ti mori 
re.Nella rifpoftadi Eua par,chefiano duè 
difficoltà, fe ammettiamo il parere di quel 
li, cheaffermano, chela prima colpa può 
effercueniale, l'una è che noncommandò 
Dio, chenon toccaffero.i frutti dell'arbo- 
reymache non nemangiaffero, è in ques 
fto.già fiaccoftò al demonio inmentiteco 
melui, &cofila prima mehtita, che feguifa 
fe nelmondofudetta dal demònio, è la fe- 
conda dalla donna, econ la bugiafacena 
più difficile il precetto di Dio; aggiungent- 
do alnon mangiare di queitrutti, ino roc 
cargli,cheera quello,che pretendeua il de. 
monio. L'altro mancamento fu, che pofe 
dubio in quello, che Dio diffe: Diffe Dio, 
fe mangiarete,morirete, difse Eua feman- 
Siaremo potria efsere che moriffimo.Vdi- 
to quelto dal demonio,ancorche per effer 
fuperbo; la mentita , gli dolefsemolto, lo 
foffetfe, e diffimulò perueniral fuo.inten- 
to, come fuccedein tuttii fuperbi,che fop 
portano alsai, per farmaggiori lefue pre- 
tenfioni. Vedendo adique il demonio già 
alquanto 











































alquanto Eua dalla fua parte, replicò: An- 
date che non morirete, anzi ui dico, & po- 
tete hauerlo per certo, che nell’hora ; che 
ne mangiarete, fi apriranno gliocchi uo- 
firi,faprete del bene,& del male, & coli fa- 
rete fimili à Dio; ilquale perche hà inuidia 
deluoftro bene; ui hà poftò fimite precet- 
to; Ben difcoperto quello:che diceua il fer- 
pente, hauria potuto già intendere Eua fe 
hauefse auuertito alle fue parole, ma acce- 
cata dalla falfa promefsa,che fariafimile à 
Dio, preftò fede al ferpéte, e cafcò in que- 
fto errore d'intelletto,come'dice S.A gofti- 
no, hauédogià contaminatala uolontàcé 
qualcheamor proprio, &profontuofa fu- 
perbia. Alzò gli occhi, & mirò l’arbore; & 
gli piacque la (ua uilta}parendogli; chéi 
frutti fariano faporofi; colì ne prefe; &ne 
mangiò. Doue per efser coditione de itri- 
fti, procurare di tirarnea'fe degli altri, col- 
fe Eua di queifruttiv&andò da Adamo; Il 
Maettro dell’hiforie dice, che è da érede- 
re; chegli dicefse alcuneparoleamorofe, 
perindurlo à magiarne, & hà deluerifimi 
lecon quello,che diceSAgoftinocheAda 
mo pernécotriftareta Ana moglie, nèman 
giò,& peccò,e cofipuòte dirgli:Spofo mio 
ifrutti fono dolciflifitf; Io ne hò mangiati, 
Suoglio che ne magiate ancor uoi, perche 
suftiate ilfuo dolciffimo fapore, ancorche 
diffe Dio : Se mangiaffimo di quelli, faria 

offibile,che moriffimo; Sappiate che ciò 
È fuuna minaccia,poiché io nehò mangia 
to, e non fon morta; Vedetemi quì uiua,a- 
dunque uita mia magiatene. Vattene nò mi 
dare faftidio gli diffe Adamo, quì douette 
lei gettare alcuna lagrimuzza, ilche uedu- 
to da Adamo, come troppo innamorato 
fi arrefe,Ben conobbe che facena male; poi 
che San Paolo dice,che l’huomo nonfu in 
gannato dal Serpente come Eua. Eua S'in- 
gannò credendo che nè potena mangiare 
fenza credere nella pena poftagli da Dio, 
& che guadagnarebbe degnità d'effet co- 
me Dio.Adamin niente s'ingannò:Ben in 
tefe, che effere come Dio, perfapere il be- 
ne,& il male era impoffibile, & che haureb 
be hauuto la morte certa per hauerlo detto 
Dio,& con tutto quefto era tanto grande 
l'amore che portaua ad Eua; che per non 
dargli difgufto, fi fottopofe à tutto il dino 
gli potefle uenire, & cofi mangiò, & nel 
mangiare, quello,che perauanti non mira 
uano;ch'era lo ftare ignudi, fubito fe ne au- 
ùiddero,perla ribellione; che dentroi fuoi 
proprij corpi fentitono, & con giufta ca- 
gione,poi ch'era giufto,che effendofi ribel 


D.Auguft. de 
| Genel.adlit, 
zeram.lib.xj. 
c-j90. tom. 3. 


D.Aug.lib.4. 
\ de ciuit Dei, 
Sajaomis. 


iadTimo. 2. 





DiAdamo,&Fua. 


lati contra Dio; la fua fen fualità;8cappeti: 
to,che prima glierà foggetta, contra dilo- 
rofiribellaffero, di tal maniera che di loro 
ifteffi haueffero nergogna,& per coprirela 
loro nudità fi feruirono ‘delle:foglie di fi- 
co, che firil più propinquoarboréche qui 
ui trouarono; onde pigliano occafione di 
dire Niceforo,& alcuni Dottori,come no- 
ta il Maeftro dell'hitoriecheiluietato ar- 
bore fofleil fico.Ancorche communemen 


I59- 














Magifter hi- 


ftoriarum de 


te fi dice,chie foffe pomo.Maprima che paf SS 33: 


fiamo più oltrefarà beneconfiderare alcu- 
ne cofefopra quello,che fi è detto.Etl'una 
fia della Creatione. Se fù cofi:che Dio no- 
ftro Signore indugiò fei giorni in creare 
tutte lecofe, ò fele cred infieme; & fubito, 
come pate che dica l'Ecclefiaftico;Quello, 
che Wive- eternamente, unitamente creò 
tuttele cofe. Intorno è queto alcuni filofo 
fi pagani mormorando della poffanza del 
noftrò Dio,dicono,chesera onni potente, 
come tardò tanto temponell'opere della 
Creatione,&non mancano Dottori Cato 
lici, che fi mettano à uolere glofare i gior- 
ni della creatione, non effer naturali, & tut 
to per dire,‘che Diotredinun momento 
tutte le cofe. Ame non piacel’opinionedì 
quelli che dicono, che li fei giorni della 
creatione non furono naturali; poiche la 
Scrittura lo fpecifica cofì chiaramente, af 
fignando la fera, & lamattina à ciafcuno 
di loro,nè pèr quefto fi ponemacchia nel 
la onnipotentia di Dio, più prefto fi ac- 
commodòà quelta opera, come fuole fa- 
rein molte altreal modo humano, come 
dire, cheun’artefice fai fondamenti, quan 
do faun'operafamofa, &à poco'à poco la 
uà alzando; cofi Dio pofe primai fonda- 
mentinell’opera della creatione; creando. 
il primogiorno ilcielo,e laterra, procedé 
do poi in finire perfettamente tutto il mon 
do. Et ilteltimonio dell’Ecclefiaftico di- 
ce, che Dio creò tutte lecofe unitamente» 
fi deue intendere moralméte;cioè che per 
un’operatanto grande, come è l’uniuerfo 
farfi in fei giorni; fuil fatfiunitamente, & 
molto prefto; Confiderffi di più, che fe al- 
la caufa, perche diede Dio il precetto ad 
Adamo, che fapeua, che l’haueua da rom- 
pere, poiche il Padre pietofo n6 fuole met 
tere in battaglia il fuo figlivolo, nellaqua- 
le tema, che fiamorto , nè il buon paftore 
fuol concederele pecore ài lupi, perche le 
sbranino, cofipare, che quefto non corri- 
fponda conla gran pietà di Dio; nè conil 
defio,che hebbe fempre di farbeneall'huo 
mo. Etancorche non picciolo fparagno fa 
2 ria 


Ecclefiaft.18. 
Qui wiuit in 
eternumcerea 
uit omnia fi» 
mul. 

Huiusopinio 
ns fur Do- 


+ &or Alfon- 


fus à carra- 
fco uniuerfi- 
tatis Toleta- 
ne decus , ac 
1 Sacra Theo 
logia auttoris 
pracepror. 








































































































































































‘160 


D. Aug.li.rt. 
de Genef.ad 
litteram c.4. 
& lib.7.de ci 
uit. Dei. C.3. 
& lib, de na- 
tura boni. c, 
34-35.&lib. 
2. de peccato 
rum meritis 
& remulf. 
C.z0- 








ria ftato per fua Maeftà, fe il peccaio di 
Adamofi foffe fcufato, per nonhauerli fat 
toil precetto,cioè,che nonhaueria hauuto 
neceffità di farfi luomo, & morire perla 
redentione dell'huomo. Sant'Agoftino cò 
felfa dife, chele fue forze fono niente per 
penetrare, & intédere l'altezza dell'accor- 
do di Dio intorno è quefto particolare, 
Con turta quefto dà alcune couenienti ra- 
gioni, l'unaèl'hauer pofto Dio ordine nel 
lecofeche creò,perche (eguanoi fuoi pro 
prij mouiméti,doue per hauer creato l'huo 
mocollibero arbitrio , lafcia inmano fua 
il fuo configlio di fare quanto. unole, ò be- 
ne, òmalechefia, & cofiancorche gli po- 
feil precetto,in fuamanorettò il guardar, 
lo, dromperlo scomelo ruppe, perilche 
nondi Dio, ma di fe medefimo deue do- 
lerlì, poiche, come Signore puote, &cuol 
fe ponergli precetto, accioche l'anima ra, 
tionale nonfi gloriaffe,uedédo lafua pro- 
pria nobiltà ,machericonolcelle fugget 
tione uerfo Dio. Diede ancora Dio i pre 
cetto àl’huomo, & permife,che peccalle, 
per hauerdi qui occafione di cavare gran 
beneficij dal medefimo huomo, come tu 
il fari Dio huomo nobilitando la natura 
humana, e morire perilfuo rimedio. E co- 
me è tato, chefiano nella Chiefa Catoli- 
ca Chriftiana palme di Maturi, & corone 
di Vergini. IChoride gli Angeli fono nuo 
ue,e datutti quellinecadettero alcuni, & 
reltò l’edificio rouinato , doue per reparar 
finon conueniua, chetuttigli huomini fot 
fero ugualine i meriti:perche una fola par 
tene farebbereparata,e nonle altre. Etac 
ciocheil tutto refafle proueduto, era ne- 
ceffario , chealcuni huomini eccedeflero 
li altri nelleoperemeritorie : che alcuni 
foffero Martiri, altri COfeflori, & altre ver 
gini. Come adunquetifariano ftatimar- 
tirij, fe fofero mancatitiranni, che gli ha- 
ueffero martirizati ? & accioche ui toflero 
ftati tiranni , neceflariamente ui haueua- 
no da effere peccati, Et fe bene fi conlide- 
ra quello che (ifalua lafciaro da parte, che 
poffa acquiftarlimaggior parte nelcielo,e 
che per quefto gligioua moltola paflione, 
emorte di Giefu Chrifto, dalla qualerice- 
uanole lueoperemolto maggior merito, 
della qual morte fu cagione 11 peccato di 
Adamo, accidentale godimento,e né pic- 
ciolo riceuerà nelcielo qual finoglia bea- 
to, conliderando, cheilbene, che poffie- 
de, gli coltò fudore, etrauaglio proprio, 
ficomeè dimaggior allegrezza al valente 
foldato iluederfi in molte ricchezze con: 


Della Vita; 





quiftate nella guerra, con il fuo fangue, & 
pericolo della.uita, chenon è à colui, che 
l'habbia hereditate da ifuoi parenti, & le 
zoda fenza alcuntrauaglio .Confiderifidi 
più,che non confentì Dio,pertentar Eua, 
che il Demonio fi trasfiguralfe in Angelo 
diluce,nè in alcunreligiofo, ò heremita, 
fe pure all'hora ue n'erano, nè mancoin 
perfonagraue, & di auttorità, nè in alcun’ 
agnello,ò animale dameltico,& piaceuo- 
le, main un ferpente uenenofo, malitiofo, 
& fagace,&ciò fusperche più prefto,econ 
più facilità Euafiaccorgefte della maligni 
tà, & inganno. Fecelo.Dio, dice S.Paolo, 
perchenon permette, che fia tentato alcu 
no, oltre quello à cheliàno fufficiéti le fue 
forze, & quello che dice Dauidinun Sal 
mo.Dà Dioncuecomelana ..La lanari- 
fcalda, la neue raffredda, che uuol dire 
chedà maggior freddo à colui, che.gli dà 
più robba da coprirli.Si uedranno huomi- 
ni ignudi, per le ftradeà mezzoil uerno, e 
fcla palfano , & altriben ueftiti dentro del 
le fue cafe fi muoiono di freddo, perche in 
queftich'hannodaripararfi difcarica. Dio 
maggiorfredd6; ficome, anco minore in 
quelli, chenon hanno.da ricoprirfi.In ca- 
fa-dimolti poueriin tutto l'annonon entra 
medico, nè medicina, elfendoui fempre la 
fanità, ma per contrario, in cafa di molti 
ricchi, maivimancano nè medici, nè me- 
dicine, nè mai fono séza qualche infermo. 
Dà Dio neue, comelana,conforme àiue- 
ftimenti, mandail freddo, conforme alla 
pofMibilità, manda le neceflità; Non .per- 
mettetentationi, fe non hà prima bilancia 
te lenoftre forze; perche Eua fia tétara dal 
demonio, non permette, che fi trasformi 
in Angelo di luce, nèin perfona religiofa, 
ò inanimaledomeftico, perche faria fata 






























1: Corint.iat 


Pfal.147. 


gran tentatione; mainferpente, & coli fu 


minore, poiche tacilmenie poteva inien- 
derela malignità,che quiui cra coperta,an 
cora dice,con quefto che quantunque il de 
monio prefumadi effere altuto, diffe una 
gran fciocchezza nella fua tentatione con 
la quale Eua fe fi foffe uolura feruire del- 
la fua difcrettione, haurebbe potuto cono- 
{cerla, efuquando diffe:Mangiate,& fare 
te fapienti;ilche fuole effercalcontrario, 
che il mangiare, & maffime eflendo fouer 
chio, e difordinato come era quì, offende 
l'intendimento,&il nonmangiare,òman 
giar parcamente lo rifueglia, e da qui uie- 
nel'huomo d effere fanio, Cofi medelima- 
menteliconfideti,che efendo Eua fapien- 
tillima per metterfiàragionar cop il demo 
nio, 








D. Aug.li.2. 
deGen.cotra 
Manich. 

| d40MJ, 


| Greg. Nifle- 
nus li.de bea 
| gitudinib.in il 
Jud beati qui 
lugent. 


D. Thom.p. 
pri. q.9$.art. 
1. & ibidem 
Caietanus, 


fio; Scuolerfaperecofe'curiofe; venneà 
cadere; niuno adunque che di fe prefuma 
fimétta infimil pericolo ,accioche né par 
ticipi dicofi fatto danno. Finalmentedice 
Sant Agoftino»ché;fempre, che un’huo: 
mo pecca, fuccedè.im.lui, l'iteffo.).che.fu 
nel-peccato di Adamo; & è dottrinvim: 
portante ; pet farcitonolcere, quandofia 
peccato nellatentatione;ò nò, &fe èlienia 
le,ò mortale.Et è coli;che quando frofferi» 
fceuna tentatione ivi èil demonio ‘ò fer: 
pente, che è quello. che perordinariola 
{ufcita,e procura; Viè Eua,che è la propria 
fenfualità,&lacarne;&uiè Adamo, che è 
la uolontà. Cheilferpenteproponga,e fo 
mentila rentatione; come parcin quelto;e 
non paffi più oltre, nonfa nè bene, neina. 
be.Che Euauipreftil'orecchie,e lo.confen 
ta; quelto è che ld fenfualità;; è larcatne 
contraftando infieme badind dando; e pi- 
gliando, & anco ui'acconfenta:perla fua 
partes à:fine cheil peccato ficommetta-in 
effetto quantunque nonfia dipoi feguito, 
perche.s'haueffe peccato Eva ànoinonfa 
rebberifultato danno;è poflibile;cheui fia 
peccato ueniale,man6 mortale;fe né.con 
fentela uol6tàin Adam:Tato è dice il me- 
defimo S.Agoft.ilpeccato, in quato è uolo 
tario.Se la uolétà:n6fi arrende &uicéfen 
te,n'on fitema di peccato mortale. Grandi 
furonoi danni che rifultoronoin Adamo 

er itfuo peccato, comeneauuertemolto 
Bici San Gregorio Nifseno.L'unofiù per- 
dere lagiuftitia originale;che eraun'dono 
dato da Dio ad Adamo perfealla fua po- 
fterità per mezzo.del qualeilcorpoftaua 
fuggetto all'anima,& l’anima à Dio.Perfe 
la gratia erazam faciente; che è, (dice San 
Tomafo) come radice dellamedefima giu 
ftitia originale. Et perche il darl’anima tua 
fenza la gratia,&amicitia di Dio;fi dice ef 
ferreftato morto,& quanto alcorpo,fe gli 
fulminò fententia irreuocabile dellamor» 
te. Etcofi quello che poco prima eraim- 
mortale, perche non poteua morire, già è 
diuenuto.mortale,perche non può lafciare 
dinon morire. Reftò la natura, & compo- 
niméto di Adamo macchiata , perilche tut 
tii fuoi figliuoli fono concetti nel peccato, 
e nafcono figliuoli idell'ira. Reftò odiato 
da Dio, e dai fuoi Angeli,& altre creature, 
poiche tutte gli diventarono ribelli, & con 
trarij.Il Leone gli moftra le unghie,& con 
effe lo minaccia, il Lupoi fuoi denti &zan= 
ne,il toro lecorna, i Serpenti gli fifchiano 
incontro, & tutti gli fanno guerra, non per- 
donandogli nè gli elementi , nè il cielo; 


Di Adamò, & Fua.. 


IST! 
‘poichéil Sole coni fuoi raggi l'abbruccia, 
gli altri pianeti con leStelle fannoineffo 
operationi contrarie in fuo danno. Il fio. 
coliarde; l'aria lo combatte, l'acqualo raf: 
fredda, laterra gli pone fotto i piedi tribu- 
liefpine;che l’affiggono;e fe gli riferra,& 
diuéta fterile, minacciandolo che uolédofi 
feruire di'efla, e dei fuoi frutti, gli conuiene 
guadagnarfelo conil fio fudore. Re&ò an 
cora poueriffimofenza cofa damangiare; 
nè da ueftire. Sequeftrarongli le fue facol- 
tà, &cafa, che erailParadifoterreRre, & 
per fcacciarlo di quiui uenne Dio ( come 
diceS.Agoftino) fotto figura, ofembiante 
humano;perche l’efsétia diuina dice S.To- 
mafo;nè allhora la vidde, nè mico l'hauea 
veduta prima; fegià non fu (come foggiun 
ge)nelratto, & fonno,che hebbe quado fi 
tormò Eua, percioche fe l'haueffe ueduta 
non haurebbe peccato. Venne Dio paffeg 
giando;ecome fe foffe uenuto per pigliare 
il frefto della ferain quelgiardino,e para- 
difo.Debbefi confiderare,che percaltiga- 
reuiene Dio paffeggiando à lento paffo;. 
afpettando:che noi ciemendiamo, e gli di 
mandiamo perdono. Non piglia corfa,nè 
uiene in fretta, come quando ufcì à riceve» 
re ilfiglivolo prodigo;ché dice S.Luca,che 
uedendolo dilontano; ancorche firaccia- 
to,epouero;corfeà braccia aperte àrice- 
uerlo.Quefto perfarli bene,& gratia, all’al 
tro per caftigarlo , a quefto và paffeggian, 
do, à fuo commodo,; à quello,di corfa,per+ 
che fi ueggavilfuo defiderio ; che hà di far 
bene,& chesforzato dalla giuftitia caRiga. 
Narra San Gio. nell’Apocaliffi che uidde 
Dio con una fpada in bocca; la fpada fi- 
gnifica il caftigo&non paflaà Diooltre i 
denti,è caftiga di mala voglia. Per lfaia fe- 
ce Dio una minaccia al Red'Affiria fuone 
mico;e glidice,che gliuuol pelar la barba, 
& gliela raderà con un rafoio, & perfar 
quetto, dice,che lo pigliarà ad affitto.Nel- 
la.cafadi.Dio non fi trova rafoio perferi- 
re,bifogna chefi piglia ad affitto.Che vuol 
inferire, che caftiga molto contra fia uo» 
lontà. Il caftigareche fa Dioè un motouio 
lento, &alcontrario, come fuo proprio e 
naturale è il far bene, &ufar mifericordia: 
& percheuàà caftigar Adamo,uà con len- 
to paffo pafeggiando.Dichiara inchetem 
po,e dice che era quado fi piglia il frefco , 
dopò mezzo giorno, Sant Agoftino fog- 
giunge ch'era l'hora diuefpero,&feco con 
corda S.Tomafo, il qual dice, cheAdamo 
peccòcircal'hora dinona,nell’iteffo gior 
no che fù formato ,& fù di Venerdi; peril- 
V.Le che 
























































D.Aug.li.rr. 
fuper Genef. 
c. 33. t0M.3. 
D. Thom.p. 
P:9.94 att.Ie 


Luce E 


Apocalii1 9, 


Tfaie 7. 
Innowacula 
condu&a, 


D. Thom. ip 
Genel.c.3. 
























p. Chrifott. che dice S.Gio.Chrifoftomo; che Adamo 
“a 60.in non ftetteun giorno intieronel paradifo 
si terreftre. Alzò poi Diola uoce,appreflan- 
dofi uerfo Adamo,&gli diffe, cori patole 
formate efteriori di maniera che Adamo 
l'intefe, & conobbe, chi era quelloche gli 
D.Aug.lib.:. parlaua, come afferma S.Agoftino, Il lin- 
in Genel © guaggio nelquale parlò dice l'Abulenfe; 
dà che fi intende effere (tato. Hebreo, poi- 
che fù il primo che fiufaffe nelmondo. 
Quefto fi conferma dice,che i.nomi che 
pofe Adamo a glianimali, furono:nomi 
Hebrei, & coli Diogli parlò nellafua lin- 
gua, che fù domandarli dowera Nonfece 
quelta dimanda , perchen6 fapefle dou'e- 
ra, ma perche egli ifteffo,conofceffeloita- 
ronelqualefitrouaua , tanto differente da 
quello , che Dio l'haueva creato sudendo 
Adamlauoce di Dio,fuggi nafcondendo- 
fi, & inquefto fiuedeuno deglieffetriche 
fail peccato nell’anima,cioè che sbalordi- 
fce, &accieca l'intelleto, onde nafce.che 
el'huomini fauij fanno gradi errori & paz 
zie,come lo confiderò il filofofo quando. 
diffe:Ognimal'huomoche fà male,& pec- 
caèignorante, Ignorantia fù,& poco fape 
re di Adamoà penfar dipotertuggine, dc 
nafconderfi da Dio, effendo.eglimogni 
luogo. San Tomafo dice; che il chiamar 
Dio Adamo, fùuncitarlo, checomparif 
fe in giudicio per udirela fententia del de- 
litto commeffo, &chenon chiamò Eua, sì 
percheeratroppo frefcoil peccato di Ada 
mo,come perche naturalmente l'huomo 
D.Aug.li.t1. dichiara, & dicela uerità,ancorche in fuo 
in Gene danno,piùche non fà la donna.Non chia- 
Li corn Serpente(dice Sant Agoftino) per- 
che non lui ma ildemonioineffo haueua 
fatto il male:Dell'ifteffo modo,che alPro- 
feta Balaam parlò un'Angelo perla boc- 
ca della fua propria afina. Etda quifirac- 
coglie fecondo il medefimo Santoche fù 
uero Serpente,come ancoralo dinota San 
Tomafo. Adamo rifpofe; fo udì Signore 
la tua uoce,& minafcofi,uedendomi ignu- 
do, & Dîo diffe; cheri diede ad'intendere 
chetu eri ignudo , fe non l'haucrmangia- 


D. Thom.im 
3.Genel. 


Della Vita 


to dell’arbore, che ti commandai, che tu 

non mangiafli è Vedendofi Adamo difco» 
perto fiappigliò aduna cofa, chenulla gli 
ualfe, anzi gli fece danno, dicendo Signo- 
reladonna chemidefti percompagna mi 
diede di quei frutti, &glimangiai. Fu co- 
me dicono Sant Agoftino, & San Grego- 
rio, come fe hauefle“detto della colpa di 
quefto fallo ne hanete in parte voi Signo- 
res data la occafione perla compagnia, 
che mideftidiquelta dona,perche s'io era 
folo;alficuro nonuihaurei difobedito , & 
cofi perl'’occafione,chehebbi, hauendo- 
mela voi Signore datamerito perdono, & 
fepurewiha da effere caftigo, fegua nella 
donna; che mi diede diquei frutti, éc mi 
perfuafeà mangiarne. Molto hauria pla- 

cato Dio Adamo, feconriuerenza; econ 

dolore:del fuo peccato haueffe rifpofto,nò 

fcufandofi, & perche cercò ifcufarfi reftò 

più aggrauato.Sant'Ambrofio configliai 

peccatori, che quando fitrouano hawerof 
fefo Dio, prima piangano il loro fallo, 

chene dimandino perdono,perchel'ardi- 
re didamidarcofiprefto perdonoà Dio, 
più.preftò l’offende, che placarlo,& più 
tolto. merita perdono colui,che con uergo 
gua fiduole d'hauerlo offefo;come Pietro, 
«la Maddalena ;.che prima pianfero di 
buon cnore i fuoi peccati, che penfaflero 
ottenerne perdono. Dimandò Dio ad 
Eua, perche hauea fatto.quello,che Adam 
diceua, ella rifpofe, cheil ferpentel'haue- 
uaingannata. Nonfece Dio alcuna di- 
manda al ferpente, fapendo bene l'inten- 
to.del demonio, chehauea parlato in quel 
lo,&che ciò era feguito per far male al- 
l'huomo per l'invidia che gli portaua, ue- 
dendolotanto innalzato, & fauorito, & 
chehaueua da riempire nel.cielole fedie, 
ch'eglicontutti quellichefeco cafcarono, 
haueua lafciateuuote. Er perche fi ueda 
quanto grandemente difpiace a Dioil pec 
cato, folo perche il ferpente era ftatoiftru 
mento del demonio,, per farlo commette. 
re,uolfe cheinlui ilcaftigoincominciaf 
le. 




















































D.Aug.fes.. 

19. de Gadie, 
D. Gregor® 
lib.22.mora- 
lium.c.1 3. 





Theod. q.34. 
în Genef. 
Rupert.lib.3. 
de Trinit. c. 
18. 

Abule. fuper 
c.3.Gencf. 


Di Adamo,i& Fua.. 





16%, 


CAPITOLO” QVA RT O. 


Del caffizo , che diede Dio 4 Adam, & Ema per il loro peecato, © come ferono 
fcacciati dal Paradifo , della-loro penttentia , © morte. 


TI 
GAZA 


NAZ 


VDy, 
WI Vi 


n 
V, 


bai 


SETT 


Nresa da Diolaconfeffione 
dei delinquenti, pronunciò la 
fententia contra di loro , co- 

S>W) minciando dal Serpente; dan- 
dogli per pena, cofa al medefimo apparte 
nente, ma molto più al demonio, che in 
quello haueua parlato, come uien notato 
da S.Teodoreto, Ruperto , &lAbulenfe, 
gli diffe: Perche hai fatto que!to, farai ma- 
ladetto tra tuttigli animali della terra, an- 
derai ferpendo fopra il petto, & mangie- 
raiterrainuitatua, &farà continua nemi- 
citiatrate, &la donna, tralatua,& fua ge 
neratione. Lei tifpezzeràla tefta,&tucer- 
caraioffenderla nella parte pofteriore del 
fuo piede . L'effermaladetto il ferpente,&c 

il demonio è cofa certa , ancorche fono 

creatureodiate da tutti, & l'andare ferpen 

do, quantunque San Tomafo dice; che pri 
ma,che Dio gli delle la maledittione, coli 
caminaua, non hauendo piedi, nè altro 
modo, come potefle leuarfi sù, con tutto 
quefto dopò la maledirtione uà più frafci- 
nandoilcorpo fuo perterra, & alza man- 
co ilcapo , che non faceua prima, &il de- 
monio fempre uà ferpendo, perche non 
può fare tutto ilmale chepretende.Il man 
giarterra è proprio del ferpente,& del de- 
monio è ilmangiare,& inghiottirfigli huo 
minidati à i uitijterreni . E inimicitia tra 
laDonna,&il ferpente perordinario,&è 


L 








(I 
SZ S 


| 
th sati 


grandiffima, &fempre trail demonio, & 
la Madredi Dio, & tratutti demonij, con 
Giefu Chrifto , figliuolo di quefta Signo- 
ra,la quale conla fua grandiffima humil- 
tà fpezzò la telta della fua fuperbia è Lu- 
cifero , fenza che fiftracchi di procurare di 
fargli danno nella pofterior parte del fuo 
piede: e ancorche quelto sintenda letteral 
mente, come dice San Tomafo, che per 
l’ordinario il mordere de’ Serpenti, &caltri 
fimili animali è dalla parte di dietro, &ne 
i piedi, pofiamodire,che pretende far ma 
le alla Vergine Sacratiffima nella parte po 
fteriore del fuo piede.L'Euangelifta S.Gio 
vanni nell’Apocalisfi dice, che uidde una 
donna ueftita di Sole, & chehaneuala Lu- 
na fotto ifuoi piedi, &è figura della Ver- 
gine;che riceuè nelle fue uifcere il'uero So 
le di Giuftitia; Chrifto noftro Signore. La 
Luna, che hà fotto i piedi , fignifica alcune 
genti,c'hà diuotione alla Vergine raccom+ 
mandandofià quella, efendo più della c6 
ditione della Luna , che maiglimanca da 
qualche parte ofcurità,ancorche dall'altre 
fiachiara,& è molto mutabile; Coli la gen- 
te, cheda una parte fanno operebuone,& 
dall’altra fono uitiofi , & mutabili fenza 
hauererifpetto alle uirtù, quefti tali per la 
molta diuotione chetengono con la Ver- 
gine, efe gli gettano di fuoi piedi, inuo- 
candola nei fuoi trauagli, riceuono gran 
guerra 


Apoc. 


» 


12. 




















































































































Huius fenten 
tie et homo 
cala in Gene. 
cap.3. 

Pius Miran 
dulanus in 
quadam Epi- 
ftola. 
Marianus 
Scotus lib, La 
c.10. 


D. Gregori® 
lib. 4. moral. 
c.36. 


Fx omni li- 
gno paradifi 
comede. 


Genef2. 





464 
guerra dal demonio, &nén picciolo dan- 
no,& fpecialmente nel fine &c eftremo del 
la loto uita, quando ueggono,che egli fini 
fce iltempo di poterli far male,fà proua di 
tutte le fue forze, & per quefto è chiamato 
Serpente,che porta i fuo ueleno nella co- 
da. Ma fe uediamo il fenfo addotto per al- 
cudi Dottori in quella parte, che dice, lei 
ti fpezzarà la telta,che sintenda per lapar 
ticola, lei; la generatione della Vergine 
ch'è il fuo figluolo Giesù Chrifto , è co- 
fa‘chiara , che fpezzò il capo al demo- 
nio.uincendolo prima nel deferto,ilche, fù 
fecondo che intende Mariano Scoto à i 
uentitre di Marzo, nell’ifteffo giorno, che 
uinfe Adamo,& dipoi leuandoli la poffan 
za;chauevane! mondo, & il demonio gli 
fàceva guerra nella pofteriore parte della 
fua fcarpa, eflendo quefta fcarpa quello, 
che firiputaua indegno di fciogliere la fua 
cofreggia, S.Gio. Battifta ch'è l'humanità 
di Chrifto, à quefta dico, fece guerra il de- 
menio , come fi uidde nelle tentationi del 
defèrto,& più nella pofterior parte del fuo 
calciaméto:che fù il fine della {ua uita,pro 
curandogli la morte, inducendo per que- 
fto, Giuda alla difperatione, & follicitan- 
doi capidel popolo Giudeofin tanto che 
gliela diedero con danodiloro ifteffitan- 
to notabile .Segue auanti Dio noftro Si- 
gnore & pronunciafententia contra Eua, 
dicendo; Moltiplicarino ituoi travagli, & 
parti.San Gregorio dice, che fenon pecca 
uano Adam &Eua, farebbononatifoloi 
predeftinati, & anco quetti farian {tati par 
toriti dalle loro madri fenza dolori, ma 
perche quelli peccarono fimoltiplicaro- 
noi parti loro, nafcendo predeftinati,,& 
prefciti.buoni & cattiui, & fi moltiplicaro- 
noidolori già chealleloromadri appor- 
tano gran dolori,& gli uni,& gli altri. Dif- 
fe di più Dioad Eua,& parlando conlei 
parla con tutte le donne; che fono ftate 
Madri,& gli dice,che farà foggetta all’huo 
mo, & cheluihauerà dominio fopradilei, 
Sant'Agoftino intorno à quefto paflo di- 
ce,cheibuonimariti per Amore, &carità 
è bene, cheàtempo fiano feruiti, maalle 
donne, mai è lecito commandare all’huo- 
mo, è che s'ellalo pretendeffe, nonè altra 
cofa,fe né deprauarelanatura, & accrefce- 
re lacolpa:Parla fubito Diocon Adamo, 
& gli dice, perche afcoltaftila uoce della 
tua moglie, & mangiafti dell’arbore, cheti 
haueuo uietato;la terra farà maladetta per 
il tuo peccato ,noncorrifpondendo fem- 
pre al defiderio tuo, La tuanita confume- 


di è 


°° Della Vita. 


raitutta intrauaglio,actiocheti procacciil 
uitto, contentandoti di herbe, & quella ti 


.darà fpini, & tribuli, cercherai pane, & 


qualche altra cofa neceffaria peril mante 
nimento della tua vita, farà. conil mezzo 
del fudore della tua faccia;però iotidò un 
cotorto, il qual'è,che quefto travaglio hau 
rà fine, & fi compirà conla tua morterpoi- 
che fofti formato diterra, interra ti.con- 
uertirai.San Gio.Chrifoftomo,& SanfIre- 
neo dicono; Che confolando Dio Ada- 
mo,gli diffe,che tornarebbe in polueremo 
rendo, percheconla fua morte finirebbo- 
no i fuoi travagli, dice di più la fcrittura, 
che fece Dio due toniche di pelle di ani- 
mali.con lequaliucftì Adamo & Eua,fatte 
per magifterio d'Angeli,ò per fuo foloc6- 
mandamento,e diffe per ironia Ecco quà 
Adamoche fei fatto come unodi noi altri, 
ilquale sà delbene, e delmale. Queftò fu, 
dice S.Tomafo, come s'haueffe detto: Pre- 
tendeui effere come Dio, e nonlo ottene- 
fti, ma perdeftiiltuo capitale, e di huamo 
ch'eri di honore, diuenefti fimile alle be- 
ftie: Diffe ancora Dio,e perche non prefu- 
miò Adamo di mangiarede i frutti dell’ar 
bore della uita,e mangiandone fi ti prolun 
ghi la morte,effendo cofì la fua proprietà, 
uoglio, & cofièla mia uolétà, ch’'efchi del 
Paradifo , doue fe tu foftretato, ancorche 
ti fofli travagliato,farebbe però feguito cò 
diletto,ericreatione; edove andaraiàtra- 
vagliare farà con pena, & fatica, Effettuoffi 
fubito quanto commandò Dio,e fe neufei 
del Paradifo ( dice Mariano Scoto nella 
medefimahora, cheilladrone ; chemor- 
feallato di GiesùChrito entrò in quello) 
nò fenza lagrime infinite, chei due poucri 
sbanditi douettero fpargere, uedendofi di 
cofi alto ftato cadutiin tanta gran miferia, 
Mife Dio dauanti al Paradifo una guardia 
che fu un Cherubinocon una fpada di fuo 
co, ilquale prohibifce l'entrarui, Di.ma- 
nierache à niuno foffe lecito mangiardel- 
l'arboredella uita. Il Maeftro dell’hiftorie 
dice, chefiricouerò Adamo nelcapo Da 
mafceno doue era ftato formato; ilquale è 
preffo adEbron terra di Paleftina, & fi cò 
prendenella Tribu di Giuda. Ancorche al 
tri auttoricome San Gio. Chrifoftomo,ue 
gliono, che nelluogo doue Adamo wiueua 
& mife cafa, hebbe fempre auanti la fua ui 
ta, fino alla morte, il Paradifo terretre, & 
che gliera occafione infieme con Eua fua 
moglie di fempre piangere il loro pecca- 
to, ricordandofi, & mirando con gli oc, 
chi quello c'haueuano perduto, & nellami 
X i feria, 


D.Chrifoft. 
homil. 18. in 
Genef. 
Ireneus ad- 
uerfus here 
fes cap.37» 


Scotus in e- 
xordio crond 
corume-» 


dg» 


D. Chrifo@. 
homil. 18. in 
Genef. & in 
Epift.ad Ci- 
riacum to. $. 
& fer.contra 
cOcubinarios. 
eod. tom. 5. 


circa finem . 





Paul. Burgen 
fis in additio- 
nibus ad glof. 
ordin.c.4. ad-. 
diuo. fo 


Il Boccaccio, 
nella uita di 
Eua lib. del 
IIluftre don 
ne. 


D. Hier. con- 
zra Heluid. 


D.Chrifo.ho 
mel.zo.in Ge 
nefi 


fecia,& trauaglio nelquale fi ritrouauano, 
Sc pare prouarli quelto la Scrittura,che di- 
ce,che gli feacciò Dio dal Paradifo, per- 
chelauoraffelaterra, della quale eradtato 
formato, &perelfereciò feguito, nelcam 
po.Damafceno, dice Paolo Burgenfe, che 
quiui gli afegnò Dio il fuo confine,&che 
quiuitiftette. V.{cì adunque Adamo del Pa 
radifonelquale come dice, nelle Additio- 
niil Mac&rodell’hitorie; ftetre fette hore; 
acciò fi ueggaquello,che ualel'huoma del 
fuo fapere. Etcheilpiùualente; & fauio, 
ancorchelia molto;innalzato nel feruigio 
di Dio, fempreftia corimore, poiche Ada 
mo ftandoin. queltotanto effaltato sì.facil 
mente,&coli prefto, peccò,& perfelo fta- 
to.fuo. Dicela Scrittura, che. innanzi.ché 
ufcille del paradifo,che pofenome sila fua 
moglie, & la chiamò Eua,il Maeltro del. 
F'hiftorie dice, chegli pofe quefto.nome; 
che fignifica, Vita, perchehaueugad effere 
madreditutti i viventi; dè purc.alludendo 
alla voce, chemandano fuorii bambini, 
che piagono; delcui piato ella era tata ca 
gione. Blendafcacciati dalParadifo, per; 
che Dio glihaucua commandato fubito; 
che gli hebbe formatiz:che procuraffero 
l'accrefcimento del mondo, non.gli parue 
che foffebene; difubbidirlo, &opponerfi 
più a cofi potente Signore: Anzicome pa- 
reraccoglierli dalteltimonio già allegato 
della fapientia, mai commifero inloro ui- 
ta altro peccato mortale, di più dice, che 
gli cauò Dio dal fuo peccato, & che fi fal- 
uarono,parla folo diuno,ilguale fu perlo 
ro molto pianto, & particolarmente da 
Eua, della quale dice il Boccaccio fondato 
in buona ragione, che mai gli.ogchi fuoi 
erano afciutti, ma che ogni giorno fi au- 
mentaua le fuelagrime, vedendo i trauva- 
gli. che lei, & {uo marito , & figliuoli fop- 
portauano, delche n'incolpaua fe ftefla, 
Etquantunque mefti, &lagrimofifi copu- 
laronoinfieme per efeguire ilcommanda 
méto di Dio,concepì Eua,e partorì Caim, 
dopò Abel, &dopò molti anni Seth, San 
Girolamo dice, che fempre partoriva Eua 
in un'iftelfo parto figliuolo , & figliuola, 
San Gio. Chrifoftomo intende,che prima 
partorilfe mafchio, & fubito femina,e quel 
li imaritauano,la Scrittura(dice il mede- 
fimo San Girolamo) non dichiara quefto, 
percheuolfe più prefto, che s'intendefle, 
che dichiararlo per il fuono afpro, che por 
ta nell'orecchie cafte, & fante; & cofi an- 
corche all'hora foffelecito, mai dopò fu 
permeflo che un fratello fi maritalfe con 


Di Adamo, & Eua.. 
















































1I6$ 

la forella. Nella uita di Abel fiuedrì come 

fumorto da Caim {uo fratello, & cofî quì, 

nonrefta che dire, fe non che gli anni, che 

uiffe Adamo furono nouecento trenta , & 

fenza glifopradetti tre figliuoli, ne gene- 

rò molti altri.Mariano $coto riferendo Be Scotusi exor 

da dice,chemorfe Adamo.compiti gli an- dio cronico. 

ni, chie afegnala Scrittura; nel medefimo "" 

giorno,che tu formato; ilquale fec6do que 

fto Autrore fu Venerdì alli tre di Marzo. 

Glianni; cheuiffe Eua non fi afegnano, 

macuerifimile,che ui correlfe poco dall’u- 

no all'altro. San Girolamo afferma; che D.Hier.into 

fu fotterratoAdamin Ebron preffo alcam fue 14. & in 
% A > . “sg, Matt.27.&in 

po Damafcenoinunagrotta , doue poi fu- Poral faolo 

rono fepolti Abraam, Ifaac, & Giacob, c6 pot n 

lelotamagli, Sarra, Rebecca, & Lia, pro- 

uafi quelta peril libro di Iofue, nelquale fi tofue 14. 

nomina Adamo,& pare che di effo li dica, 

che fia fepolto in Ebron. Sant'Agoftino di D Aug.ferm. 

ce; chela fua fepoltura fu nel medefimo 71. deImmo 

luoga4 douefupoltalacroce, nella quale de Teogine. 

morì Chrifto,& che cofiordinò Dio,accio 

cheil fangue del giuto, bagnaffe, &lauaf 

fele ceneri del peccatore. 'Etperciò fem- 

preche fi ponela figura di Chrifto cracifif 

fo; à.i piedi della croce fi dipingeuna telta 

dimorto, laquale dinota, che non folo era 

quelluogo digiultitiati,e che ui erano fem 

pretefte demorti, ma che uiera quella di 

Adamofotterrata. Sono dell'opinione di 

Sant Agoftino, Sant'Ambrofio , S. Epifa- D.Ambro in 

nio,SantAtanafio, SanBafilio,Teofilato, Luce cap. 3. 

&Eutimio,con Chrifoftomo, al teftimo- FPiElib.1.c0- 

nio allegato del libro di IofuerifpondeNi Pa 

colò di Lira, che Adamo è nome commu- Athanafius Ii, 

ne d'huomo grande di corpo, & di auttari- È liti 

tà, & che perluiin quefto luogo s'intende pasi.in c. s. 

un gigante, chiamato Chaleb, ò peraltro Tie. 

nome Arbe, che ancora quiuifi nomina, ee / 3 

che ftaug.in quelluogo fotterrato, ouero il 17. 

medefimo Abraam, chefu digran ftatura, D. Chrifoft. 

Sifa mentione di Adamo in diuerfi libri pemelig a 

della Scrittura, comenel Genefì, perquat è .kcoim.7. 

tro capitolicominciando dal fecondo . Et 1.Paralip.c.1. 

nelfecondo deiRe; & nel primo del Para Ao È; 

: È È 02 cclefiaftesa. 
lipomenon. In quel di Tobia; nell’Eccle- Eccefat.;3. 
fiafte,& Ecclefialtico Lo nomina Giere- Hierem.3:. 
mia, Ofea,& Zaccaria.San Luca,comincia or 6.&1. 
anarrarela generatione di Chrifto tempo- Lo Li 
rale dal medefimo,& arrivafinogdAdam. © 
San Paolo in diuerfiluoghi delle fue Epi- AdRom.s. 
ftolelo nomina, & diceil danno,cheriful. DI AIAOA! si 
tòà tutti gli huomini perilfuo peccato.Per 
ilteftimonio della Sapiétia allegato alprin Sapient.1o. 
cipio; è di fede che faluò; &cofì afferma. 
no della fua moglie Eua , Sant Agoftino; 

Santo 





























































Ireneuslib.3. 
C.34. i 

Epiphan.li.1. 
tom. 3.herefi 


ultima & Hi.3. 


de expofitio. 
fidei catholi- 
ce 

Caftro con- 
tra herefes li. 
2. uerbo. A- 
dam. 
Palud.in 4. 


D.Gregorius 
in moral. 


D. Bafil.in e- 


xameron. 


166 


Della 


Santo Ireneo, Santo Epifanio,& lo proua- 
no'Alfonfo di Caftro.L'animeloro ftette- 
ro ritenute nel Limbo deiSanti Padri fi- 
na; che il figliuolo di Dio; di quiui letraf: 
feilgiornodella fua fanta rifurrettione. 
Pietro di Palude Patriarca Gierofolimita 
no, dice di Adam, &Eua, che rifufcitaro- 
no quandorifufcitò Chrifto,& che glicon 
duffe feco in corpo, & anima di Cieli, il 
giorno della fua Santiflitima Afcenfione + 
L'hiftoria di Adamofi legge dalla Chiefa 
Cattolica nellelettioni del Mattutinò;del- 
la Dominica della Settuagelima 


CAPITOLO QVINTO; 


Nelquale fi defirine una confiderationed pro. 
pofitodella vita di Adamo circa ba)" *! 
granità del peccato. mol 


Airraà vitade rioftfi' primi Pa 
dri, comesèueduto fi può ca- 
uareuna cofideratione impot 
tante per noftro ammaetftra- 

mento , cioè che dobbiamo fuggireil pee- 

cato, poichetanto danno causò in quella, 

&in tutti noi altri, e perueder queftotoni 

fideriamo, che ogni peccato piaccal'de- 

monio, & difpiace à Dio,& c6danna l'huòo 
mo,maffime effendo graui,&mortali.Che 
piaccia al demonio, fiuede per il penfiero, 

& follecitudine, che hà nel tentarci, &cofi 

dice San Gregorio, che non fiftracca;per 

ftraccar noi, & poiche’ d'altra maniera, 
non può con la perfeueranza delle tenta- 
tioni ottenere la uittoria parendolehauer 
fatto niente ; fe non lafcia impiagata l'ani- 
ma. Poco cofta al demonio il far peccare 
l'huomo , &condurlo all'inferno, & perfi- 
fte in quefto con vedere, che non folo lui, 
maàtutti glialtri che ftanno con effo, uic- 
ne danno accidentalmente con qualfi uo 
glia, che fia condennato, alla fimilitudine 
come intempo di gran caldo, effendo mol 
tagente in qualche ftanza, arrinvandoui al 
cuno dinuouoa dà è tutti pena , cofi l’iteflo 
auuiene à quelli dell'Inferno, dou'ètanto 
fuoco,ciafcuno,che arriva di nuovo accre- 
fce pena à gli altri. Cofifa il demonio an- 
cora,perche porta inuidia all'huomo,& an 
co perche gli pare per quefta via di poterfi 

uendicare con Dio .Nell’ifteffo modo (di- 
ce San Bafilio) cheiltoro ftimolato, faetta- 
to dentro lo fteccato, non arriuando l'huo- 

moche glitirò i dardi, feuede una figura 

dhuomo, che fuole metterfi nella piazza 
uerfo di lei, difcarica la fua furia, e conle 





corna, conlabocca,&ipiedi la disfà, Cofî 
il demonio, ueduto che-fion fi può vendi: 
care contra Dio, chelo gettò nell'inferno; 
&:lo:ritiene quiui in continui tormenti ; 
Greglinell'huomo, che fatto all'imasinge 
fimilitudine di Dio dimoftta la fua rabbia} 
&colerà; e fe può lo dirapa,e disfa, petfùa: 










dendolo;che cafchiimpeecati sradi'Anco 


ra'fa quefto perl'inuidia;ché porta'all'huo 
imo;confiderandoche Dio lo éreò perché 
godefle nel cielo quello ch'egli peraè: I 
Sauto dice per l’inuidia-del'demonio, en. 
trò la morte nel morido;Hebbe inùîdia al 
l'huomo, lo uiddécofi' profpeto; procurò 
che peccafle, & il‘peccato aperfela poîtà 
alla:morte:&nonfi conterità  cheiniorà 
il corpo;ma cerca ché'muora di morte eret 
na l’anima fua, col patire eterno tormento. 
nell'inferno, ilché piace‘al démonio,e pet 
ibmedefimo ;l'huomo dourebbe fuggire 
peccato per non dar coritento al fuo capi- 
talifemico . Coliaàncora farebbe ragione» 
uolé che lo fuggiffé; per effere molto odia- 
to da Dio. Hché alquantofipuò compren- 
dere; conliderandolti caltighi, chehà da- 
to peri peccati, cllendo' fua Maeftàtanto 
ricco di mifericordiajancorthenonmeno 
fia nella giuftitia . Poiché à guifa d'un gran 
mufico; che fuona diuerliiAromenti; si a pt 
piglia ad uno, come effendo ecclefiafticò 
all'organo,ò fe fecolare‘all'arpa.Cofî Dio, 
febene è ricco in giuttittà; & mifericordia, 
più fi ferue della mifericordia, che della 
giuftitia. Delchen'è proua; coméfiè der 
to, l’andarfene paffeggiando quarido uol- 
fe caftigare Adamo; chefù per dinotare) 
chelofaceua di mala uoglia; e perilmede 
fimo parlò in modo; che'Adamol’intefe, 
ilche tu è fimilirudine del pietofo padre, 
chetornando à cafa, & fentendo in' quella 
rumore,alzala uoce,&'èntra parlando for- 
te, accioche effendo conofciuto fi quieti, 
O comeun Signore, cheripofandofi nella 
fua camera, i paggi ftanno giuocando; & 
facendo ftrepito nell’anticamera,fuole tof 

fire forte, acciochelofentino, &dichino; 
ftiamo chetiy percheil noftto patroneè rif 
uegliato , &ci fente. Cofi fu il parlare di 

Dio forte, quado ufcì à caftigare Adamo, 

& l'andare paffeggiando; per darli tempo, 

come dice Sant Antonino,che feapparec- 

chiaffe, & procuraffe dicomponerfì, chié- 

dendo perdono del fuo peccato, e non fug 

gendo, ò fcufandofi, che fù cagione d’ag- 

grauar piùla fua colpa, e che fi deffela fen 

rétia con maggior rigore contra di lui, Di 

modo che Dio è ricco in mifericordia, fi 
compiace 


Sapient.2s 


D.Antp.p.hi 
ftor.tit.1.C.Ia 
parag.ze 





Haie.53. 
ad Colof1, 


Ì Ecglef. 8. 


Efaie.3, 
ad Rom,8. 


copiace anco d'éffer mifericordiofo,e con 
quefto uediamo il cielo rouinato c6 gl’An 
geli,che fcacciò da quello. Vediamo il Pa- 
radifo terreftre,folo,& inerme,e a cafo del 
tutto disfatto,e fenza alciì fuo habitatore.Il 
mbdo diftrutto c6 l’acqua,Sodoma abrug- 
giata, l'Inferno popolato di demonij, & 
huomini, che tano rauuolti nelle fiamme 
courli,e gemiti perpeti.Vedémo nel mon 
do, che nonèregno, nè prouincia,città,ca 
fa, nè un cantone doue nonfijno trauagli, 
& miferie,infermità;duoli,tame,dishono- 
ri,guerre,pelte,& morte;ilche tutto è cafti- 
go de peccati; Dunquefe Dio, ch'è tanto 
miféricordiofo, &tanto ui fi compiace,ufa 
tanto rigore; è l’occafione il peccato, male 
pet certo ftà uerfo di quello, & molto gli 
difpiace-Più avanti può portarli quelta c6- 
fideratione,fe entrandoinunregno,uedef 
fimo fopra un legno un'huomo morto ; ue- 
ftitodiuefte regale,e concorona di Re nel 
la fua teta,& dimandando chi fuffe,ci fof- 
fe rifpofto:ch'era figliuo!o unico & herede 
del Re; al quale fuo padre era già in punto 

di dargli la poffeflione delregno, & per- 
che sintendeua, & difendeua iladri,l'haue 
ua anch’effo poftoin quellegno, &leuato 
glilauita;fenza dubio fi potrebbe dire di 
tal Re, che aborriua fommamente iladri, 
& ch'era fciocco; & fenza giudicio colui 
cheardiffe rubbare intal terra.L'ifteffo an 
co fegue nelpadre eterno con il fuo figli- 
uolo unigenito Giesù Chrifto,nella cui per 
fona,parlando Ifaia,diffe; Per i peccati del 
mio popololo ferì. Et SanPaolo teftifica 
del Padre eterno, che cafsò l'obligatione, 
&contratto, che facemmo offendendolo, 
conil fangue del fuo figliuolo , inchiodan- 
dolo, & conficcandolo infieme con effo 
nella Croce. Di modo chefe alziamo gli 
occhi, & miriamo Giesù Chrifto pofto in 

un legno, fappiamo;che ue lo mife il {uo e- 

terno padre folo per noi peccatori. Chi a- 

dunque farà cofi ardito à peccare intetra 

doue con tanto rigore fi caftiga il peccato 

difpiacendo è Dio fommamente. Certo 

dobbiamo fuggirlo per il danno grande 

checi fà,c6 ogni uerità fi può dire,che nè il 

demonio,nè il mal'huomo, nè l’infermità; 

nèla morte, nè alcuna auuerfità fanno nel 

lhuomo l’effetto che fà il peccato ; l'Eccle- 

fiaftico dice: Colui che confiderarà i com- 
mandamenti di Dio, non commetterà ma 
le alcuno.Ifaia dice: Dite al giufto,che be- 

ne, cioè, chetutto gli fuccederà bene. San 
Paolo fcriuendo à i Romani, conferma l’i- 

ftelo con quefte parole ; fappiamo dice, 


Di Adamo, & Eua.. 











































1607 


cheatutti quelli, che amano Dio fuccede 
bene. Et non è un folo danno, quello che 
fà ilpeggato,ma molti, fà chel buomo per- 
da Dio,il regno de Cieli,lacompagnia de 
iSanti.il participare dellebuone opere de 
igiufti, reltar fenza premio di quelle, ch’e- 
gli haueua fatto in Cielo. Farli membro 
del demonio, & fchiauo fuo , obligarfiad 
abbruggiare perpetuamente nell’Inferno, 
& cofì colui, che hà inditio di effere nella 
gratia di Dio,e cerca di commettere alcun 
peccato mortale, può parlare con Dio, & 
dirle: Padre eterno, & Signore potente , 
che di niente mi creafti,& mi defti effer tan 
to nobile, & eccellente io huomo cattivo 
& peruerfo,fon determinato di offenderui 
mortalmente, & perciò mi allontano da 
uoi bene infinito, & mi riuolgo alla crea- 
tura bene commutabile,& tranfitorig, Re- 
nuntio Signore la gratia, che mi facefti in 
addottarmi peruoftro figliolo, perche io 
non ui uoglio per padre , nè uoglio. etere 
partecipe della uoftra gloria, & eternità, 
che.per heredità mihauenate affegnata. 

Cofiancora nonuoglio che mi numeriate 
nelnumero de glicletti, perche hoggimi 
ribello contra di uoi, & da uoi mi feparo, 
Euoi figliuolo di Dio Giefù Chrifto , che 
pigliaticarne humana perfarl'huomo co 
fa divina , & haucfti per buona l’adottione 
che in mefece uoftro padre, riceuendomi 
peruoftro fratello,cercando ch'io parteci- 
paffe dell'heredità della beatitudine, e fo- 
pra tutto, accioche quefto ucniffe in effet 
to, non dubitafti dare per me la uiita ; fop- 
portando morteignominiofa,ecrudele,in 
un legno, dico Signore che tutto quefto nè 
ftimo,nè lo cerco; anzi ini faccio indegno 
dei meriti della uoftra paffione , &uoi Spi 
rito Santo confolatore, terza perfona del- 
la Beatiffima Trinità, i coforti con che mol 
teuolte peruoi fono ftato c6folato, più n6 
gli uoglio,& da quelli,& da uoi mi allonta 
no.Etuoi foprana Regina de gli Angeli Sa 
cratiffima Maria, che erauate madre mia, 
come fete di tutti ipeccatori; già non uo- 
glio, che fiate più mia auuocata , & non 
accade Signora che ui raccordiate più di 
me,quando pregarete per gli altri peccato 
riuoftri figlivoli, poiche de iuoftri prieghi 
mi faccioindegno, &uoi altri Angeli nel- 
la cui compagnia io doucua ftare , nella 
beatitudine,già da hoggi innanzi mi tefre- 
te non folo per indegno, & da quella fepa 
rato, ma per nemico, uoftro,poiche i0 per 
tale mi dichiaro.Cofi ancora mi féparo dal 
la fratellanza di tutti i Santi della corte Ce 
leftiale, 














ad Rom.5. 


Arift.8, phifi- 
corum. tex, 
cod.15. 
Plato ia Ti. 
meo. 


Della Vita, 


leltiale,&di tutte le creature,mi faccio ftra 
no,&uoglio efferaborrito.Menevado,& 
paflo dalla banda & compagnig dei de- 
moni, coni quali ho fatto concerto di fra- 
tellanza, la cui compagnia,& conuerfatio- 
nemiconuiene, &infieme con quelli uo- 
glio patire nell’Inferno quei fuochi terribi 
li, quelle horrende wifioni, quelle tenebre 
fpauentofe , quei odori peftiferi , quei ftri- 
di timorofi, queiuermi cherodono, quei 
freddi incomportabili, & finalmente quel 
la eterna miferia, mancandomi di uedere 
Dio che tanto piùmiaffliggerà, quato più 
mi ricordarò , che hebbi tempo nelquale 
poteuo ottenerlo,& lo perfiper un delitto, 
colicaduco, & momentaneo, come rifulta 
di quefto peccato, che uogiio commettere. 
Chi farà queta conlideratione prima di 
confentireàcommettere il peccato,tengo 
per certo, chelafcierà di farlo,per n6 obli 
garfi à tanto male, & difauentura. Partico- 
larmente feconfidera i mali,che da quello 
rifultano,che fonotre,come habbiamo ue 
duto ; Vnoche aggradifce al demonio; l’al 
tro che difpiace à Dio, ilterzo,che conda- 
nal'huomo, &iltutto infommo grado, & 
tutta quefta cofideratione firaccoglie dal- 
la vita di Adamo, perlacuioccalione,co- 
me dice San Paolo, entrò il peccato nel 
mondo. 


CAPITOLO SESTO. 


Nelquale fi notano alcune cofe (ucceffe nel mon 
do nella (ua prima età , che cominciù 
in Adamo,e fin in Noè. 


Er FINE, e compimentodel- 
lauita di Adamo, è bene auuer 
tirealcune cofe, confiderate in 

quella da diuerfì fcrittori.L'una 
è intorno al mondo, ilquale Dio creò di 
niente, & hebbe principio, & dicendoci 
quefto la divina Scrittura dettata dallo Spi 
rito fanto , reftano per terra tutti i pareri 
de Filofofi,iquali parlando di effo, dico- 
nocon Ariftotile, che non hebbe princi- 
pio, ma che fu ab eterno, ouero affermano 
con Platone, che l'hebbe, ma in altra ma. 
niera di quello, che fi è narrato. A quefto 
mbdofiaffegnano fette età. La prima heb 
be principio da Adamo, & durò fino al di- 
luuto , e contiene mille fei cento cinquan- 
ta feianni, ilqualtempo, perchefi racco- 
glie dalla Bibia Latina approuata in fe, & 
intutte le fuc parti dal Santo Concilio di 
Trento, è certiffimo. Quefti anni ancor- 


che erano lunari, fecondo il conto de gli 
Hebrei, dandoun mefeà ciafcuna Luna, 
&cofi mancavano alcuni giorni, perarri- 
uare all'anno Solare,che è il commune,& 
noftro; Ma fecondo che dice Giouanni Lu 
cido aggiungeuano un mefe alterzo anno 
& qualche volta al fecondo; come nell’an- 
no folare, fi aggiungeun giorno di quat- 
troin quattro ani, che è il bifeto, & cofi 
uengono à conformarti, & efereuna cola 
medelima;come diceSant Agoftino,gli an 
ni de gli Hebrei,&noftri, &che foffel’an- 
nodi dodeci meli,& ilmefedi 30. giorni,ò 
poco meno circa de gli Hebrei, fi racco: 
glie (dice) dalla Scrittura, perche nel Ge- 
nefi,parlando deldiluuio, fimomina ilme» 
fe fettimo, &ilgiorno 27. di effo, nel:qua- 

eli dice, chel'Arcatrouòripofo neimon 
ti di Armenia; efubito aggiunge; che ilde- 
cimomefeapparuero i moti difcoperti dal 
leacque. Etcofi nominandohiil giorno né 
tifette, &il mefe fettimo,& decimo dell’an 
no, ne fegue; dice Sanr'Agoftino j che gli 
anni, & meli erano alla fimilitudine de i 
noftri. Etconquefto uiveuano gli huomi+ 
ninouecento, & più anni, dandofene la ca 
gione, perche erano robufti ditompleffio 
ne,di ftatura grande, & di gran forze, aiu- 
tandolil'influentia deicieli, & la fertilità 
della terra , erano temperatinelle vinide, 
perche maimagianano carne,come fi dice 
nelGeneli. Etfe Lamech era cacciatore; Genefo. 
dice Sant Antonino riferendo il Maeftro D..Antonip. 
dell'hiftorie; che non fi feruiva della carne P Difate ire 
delle fiere, che ammazzaua, ma delle pel: 199 
li perueftirfi .Si come Abel dellemandre 
delle pecore nelle qualifiefercitaua ;, ma 
folo fi feruiuva della lana peril ueftito com- 
mune: & peril medefimo ch’erano tempe 
ratinelmangiare, uiteuano lungo tempo: 
Ancora ordinò cofi Dio,accioche più pre 
fto il mondo reftafse popolato, & gli huo- 
mini fapeffero piùle arti, & le fcienze, par- 
ticolarmente nell’Aftrologia, dellaquale 
molto teneuanoconto quelli antichi pa- 
dri, perla cui intelligenza , fi ricerca nove p, anonttti 
cento anni, & più, come auuerte Giouanni s.noui & uet, 
Lucido perilmouimento di accefso, &re- teft.c.55.Cs- 
cefso dell’ottaua sfera , perilqualefi rego- O Celani 
lano i pianeti , che fitermina in quefti an- Io:n Efuiti 
ni. Della creatione s'è detto, che fudi Mar fumma Ange | 
zo,& di quefto parere fono il Beato S.Ago A 6 

; = . yra in Wve- 
ftino, S.Ambrofio, S.Balilio, Damafceno, nef c.7. 
Ifidoro, Beda, Macrobio, Iunilio, Maria- Abulen. 2.p. 
no Scoto, Giouanni Efcuid, Sacrobofco ; defen-c.5 4.8 | 

: np = 88.VidePhi- 
& altri, &cofiineffetto fi deue tenere, non joiemde mi 
oftante, che alcuni Auttori Hebrei, come diopificio. | 
Rabbi 


Ioannes Luci 
dus lib.r.an= 
NOrum cap.$e 


D.Aug.15.de 
Ciuit.Dcei 





Solino.35. 


Venetus li.2. 
fue peregrina 


| TIONIS.C.I$. 


Maccobius fa 
àur. lib.1.c.21. 
Quid. primo 


| defaftis. 


Exod.12. 


3.Ioan 3. 


D. Auguft.li. 
1. de mirtab. 
Sacra fcrip, 
bom.3» 


Iofeph.lib.1, 


| antiquitat, c. 


3° 


| Gencf4. 


Rabbi Eliezer,che moftranodi fauorir Ni- 
colò diLira,&!Abulenfe,tienechecomin 
ciò di Settembre, & la ragione,che danno 
quefti Auttori è,perche erano frutti nelPa 
radifo terreltre,de'qualimangiò Adamo, 
ilche è più proprio di Settembre, che di 
Marzo, &che nonfolo gli Hebrei, ma al- 
cune altre genti , comincianano l’anno del 
Mefe di Settembre, come gli Friopi, ma 
quefto non hà forza, perche gli Spagnuo- 
lthanno perloro nauigationi fperimenta- 
to; chela terra producé in una/parte più 
prefto ifuoifrutti, cheinun’altra;&in alcu 
ni luoghi due uoltel’anno : Ancorche fia 
da credere), ch'era tal' temperamento nel 
Paradifo terreftre» che non ui mancauano 

frutti intutto l’anno. Et fe dicono chel’an: 

no cominciaua. di Settembre appreflogli 

Etiopi, nè anco hà forza quefto, poiche al: 
tre genticominciauano in altro modo; co 
me dice Solino;che gli Egittij cominciaua 

noil fuo annoalliuéti di Luglio, & i Parti, 
come afferma Paolo Veneto sil primo di 

Febraio, &i Romani intempo di Romo- 

lo fecondo. Macrobio; & Ouidio , di Mar- 

zo, mada Giulio Cefare reftò, come è di 

prefente di Gennaio , ancorche gli Aftro- 
logi reftarono con principiar l’anno dal 
mefe,di.Marzo, &à gli Hebrei, quando 

ufcirono di Egitto gli commadò Dio, che 
pigliaffero quel mefe per il primo dell’an- 

no, gc era di Marzo, Quello chein quefta 
età fucceffe nel Mondo degno dimemo- 

riaè la morte di Abel, il quale per effere 
giufto,&le fue opere fante,comedice San 

Giovanni nella fua Canonica tùammaz- 

zato da-fuo fratello Caim ; il qualeera pef 
fimo, &le fue opere peruerfe, dalche pro- 
cede, chei Santi attribuifcono ad Abel, 

cognomi honoratiffimi di Sacerdote , di 

Vergine, di Martire,& dicapo della Chie-. 
fa, perchetutta la fua vita fù in gratia di 
Dio, & la Chiefa fempreè grata à Dio in 
tutte le fue parti, & membri. Diedero 
principio quefti due fratellià due Città ò 
republiche, chehoggi ancora fono in pie- 
di.una di giufti, che uiuono afflitti, & per- 
feguitati, l'altra di cattiui, & peruerfi; che 
trionfano, & commandano nel mondo. 
Seth, figliuolo di Adamo, generato dopò 
la morte di Abel infegnò i moti dei Cieli, 
& altre cofe, fpettanti all’Aftrologia, fe- 
condo Giofef; Caimo diede la induftria di 
lauorare, & coltiuarei campi, di feminare, 
& ricoglierele biade, et frutti della terra, 
ch'era il fotegno commune di tutti, & col 

fuo figliuolo Enoch,edificò Città,inducen 


Di Adamo, & Eua.. 




















































169 


do glihuomini à ulitere in commune & ini 
fegnandoli l’ufo:del pefo, & mifura. La: 
mech,fucceffore di Caimotrouòdla caccia 3 
& l'ufo dell’arme perferire, &uccidere,il 
quale fù il primo-bigamo,maritandoficon 
duemogli;&imciò offefe Dio, per non ef. 
fer lecito, fenza particolar fua difpenfa,co 
me dice Scoto, & ilftareLamechin pecca- 
to mortalelo rendeua tanto uile, & codar- 
do, checonl’andarcarico di ferro dell’ar- 
medicheera ftato inuentore, era pieno di 
paura , & delle fue propriemogli tremena 
chel'haueffero da uccidere; &cofi diffe lo- ‘ 
roungiorno,guardateò mogli diLamech, 
fate:conto,ch'io ammazzai un giouane co- 

me Caimo,che uccife Abel;giouanedi po- 

cacetà, perilche fe Dio minacciò quello, 

che uccideffe Caimo , chiucciderà me non 

folo»farà minacciato , ma rigorofamente 
caftigato;; poiche comefapete poflo dire, 

niuno hò uccifo.. A quefta dichiaratione di 

quanto diffe Lamech,che pare tanto ofcu- 

ra la:fauorifce molto la Traduttionè Cal. 

dea, & non contradice al noftrotefto uol= 

gare latino.Iubel figlinolo di Lamech,e di 

Ada , una delle fire mogli profeguendo 
l'efercitio del giufto Abel, di alleuare, & 

afcolare armenti trouò lecofe neceflarie 

a quelt'arte; facendo capanne, & ftanze, 

cofi peri paftori,come perli iteffiarmen- 

ti;Il fuo fratello Tubalritrouò la mufica,& 

fece iftrumenti di quella perdarfi fpaffo , 

& piacere, onde in alcune genti acquiftò 

nome diallegrezza in darfi piacere, & fpaf 

fo. Tubal Caimfigliuolo ancoralui di La. 

mech, & di Sella , che era l’altra fua mo- 

glie trouò il lauorare del ferro, & l’iftro- 

méti,che di quello fi fanno. Hebbero que- 

fti una forella chiamata Noema, che in- 

fegnò l’arte del lauorare, & teffere la la- 

na. Di Seth, figliuolo di Adamo, nacque 

Enos molto inchinato al culto diuino , & 

infegnò il modo di orare, & inuocare il 

nome del Signore; Cioè con ceremonie 

folenni publiche, & pertutti. Berofo hisisaoas fx 

ftoriografo Caldeo fcriue, che al fine di ang. 

quefta prima età erano grandii peccati, ) I 

& maluagità de gli huomini,che uiueuano 

nella Città di Enoch, edificatada Caimo, n° 

e datogli il nome del fuo figliuolo. Erano 

giganti, & potenti nel mondo, faceuano 

forze,&rubbarie; Dauanfi à tutte le disho- 

neftà fenza rifpetto di parentela, etàò fef- 

fo. Tutto quefto fi conuiene con quel- 

lo, che dice la diuina Scrittura nel Gene- ‘2% 

fi, & fù la caufa, che Dio diltruggefle il 

mondo con l’acqua. Giuda Tadeo MCR 

p Va 


Scotus. 4. dif 
33-q.I. 


Iudas, c.uni- N 
(Nepi ‘ 














{ua Canonica fà mentionie di Enoch, non 
il figliuolo di Caimo, ma l'altrò defcen- 
dente da Seth; padre di Noè, &dice, che 
| fù buomo Santo,& predicana contra que> 
iti fii uitij, minacciando: particolarmente la 
(Ni)! deltrutrione delmorido,una voltaconl’ac 

qua,&l'altra co'l fuoco;Nella prima parla 
, deldilunio, nella feconda del giudicio uni 
NaUtRI uerfale .Lafciò ancora. feritto diuerfe cofe 
Uil inmareria di Aftrologia; Enockr in fellan- 
CINÀ tacinque anni che wiffe, invanziche! Dio, 
RIUNÌ lo.traslataffe douce horafitrova ito, accio 
Ii. che predichi contra l'Antechrifto, come 
dice Profpero Aquitanico.Origeneriferi» 
{ce molto di quefto., che feriffle Enoch, in 
una Homelta dior Numeri. Giofef dice, 








Profperusli. 
(R de prouiden- 
(NIE) tia L)el.c.6. 
‘. ©rigen, ho- 
mel.28,in nu 
mErO ... 

Iofeph, lib.I.. 
(NR and q.C.3. 





intefero molte cofè della fcienza d'Aftro. 
logia, &chelelafciarono ferite in-due co» 


terra cotta, ufando fimilemateria, perche 
luna dall'acqua & quefta dalfuoco fi dif. 
fendeflero;foggiuoge di più,che al tempo 


Della Vita, 


che i difcédenti di Setti, trà quali fù, Enoch, 


lontie ina di pietra, & l'altra di mattoni ò 


fo era ancorain piedi quella di piettanél 
la terra di Siria.Dalche fi raccoglie sche 
fino altempo di Enoch, gli huomini fape- 
vano fcriuere. Et niuno dotto dubiterà che 
Adam né fia ftaro inventore di cofa rito 
pretiofa, ancorche Genebrardo accoltan- 
dofi alla Canonicadi Giuda Tadco;unol 
dire; che fù Enoch it primo, chefcrifie. 
Quello;che fi è detto,che durò queta pri- 
ma età mille feicento ccinquantaferaani, 
apparifce chiaro per laScrittura;in quefto. 
modo: Adamo dicentotrenta annigene+ 
rò Seth, Seth di centò cinque anniggene» 
rò Enos; Enos di nouanta Cainam, Cai- 
ham diferranta Malaleel, queto di.feffari 
ta:generò Giared, Giareddi cento felffan- 
radue generò Enoch, Enochudi: felfanta» 
cinque Matufalem.Queftodi cento;ottana 
tafette:Lamech;Lamech!dicento:ottanta-. 
duegenerò Noè, & nell’annofeicento del 
lafua età venne il dilvuio,i qualianni fom+ 
mati intutto piglianoil numero dimilledei 
cento e cinquantafei. 








—____*— 








=1=%g=N 





ad Heb.4. 


Math 5. 





CRT A LEL «Akon 
Diuifa in due Capitoli. 


fdt 7% Ei o ie rn 





IN LRD Ve o NE 
Ss Crivenpo l'Apoffolo San Paoloà gli Hebres , chiaisa Giefu ChriSfo; Pontefice 
RI È Mafsimo. Hebbe questadsgnità il figliolo di Dio, di Pontefice Mafsimo, & la efa 
RN) orcitò dinerfè molte .IL predicare è proprio officio dei Veftoni,cy il figlinolodi Dio 
SÙ predicò diwerfe wolté per il patio dttre anni & messo; Suor folocon le parole, 
maconl'opere, facendo prima quello’, che tufegnana sche col lonolfedare ad intendere lo Spi» 
‘rito fanto per San Matteo; quando ferinendo il famofò fermone fatto nel monte, dice, che 


Chrifto 








































O Genel.4. 


«cuni Dottori yò come altri uogliono, quando falì al Cielo nel giorno della fua gloriofa Afcenfio- 


Di Abel Martire. 17.1 


: Chiffa aperfela fra bocca, & cominciò à predicare. Paréua parola faperfluail dire, che aper- 
Sela fuabacca y; poiche per necefsità , congiene aprirla, chi predica; ma nonè co Gianzi, con- 
tiene miSterioim fe, per darci adintendere come fino è quel punto hauewa infeenato con | ‘ope- 


| Ires &horacomincianaconle parole. Officio proprio,e> particolare dei Vefcous è il Confirmare. 


Christo dice in San Matteo, lafciate che i fanciulli uenghino dame ; Che fu; come shaneffe Matth.r9. 
dettolafttate schewenghino è me quelli che fono fanciulli inetà , & quelli che fono batteZZa- 
esper ponerli fopra diloro la msia mano ; & confermarli nella fedennonamente riceunta. Of. 
Ficio ancora è dei Vefconi, ordinarei Sacerdoti; & confacrare altra Veftaui. Chriffo ordinò S4- 
cerdotii favi Apoffoli, la morte della fia cena , e quisi gliconfacrò , come Vefiozi , fecondo al. 
i di Confule Vi- 
ne ,commandandogli che andafferoà predicare! ‘Emangeliointutto il mondo. Altro proprio, cs guerium Gra 
particolare officio del Pontefice Mafsimo; è il canonizare Santi, dichiarando, che quelli, che o, 
hannocanoniZato,morferonella gratia di Dio, godono della (ta dininità, & che pofsiamo à la- de M A De: 
roraccommandarci, facendogli oratione, & chiamarli per intercefsori, peri fuoi meriti, che quentibus. 
intercedino appreffò Dio per not, accioche ci facci bene, gratia. Quefto officio ancora lo 
effercitò Giefu Chrifto, comeriferifîe S. Matteo; Il quale dice, che effendo Sua Maestà nelTem 
pio di Gierufalemil giorno feguente dopò chein quella entrò trionfando,che "fula Domenica del- 
le palme,dopd hauer predicato alcune parabole nelle quali diede adintendere di Farifti,e Scri- 
bis'ch'erano dà fentirle; la loro ingravitudine , & malignità , perche hanendoli moftrato tanta 
mafericordia ; & prowatolo conenidenza tanto manifesta conti mezzo de’ miracoli, c'hanena 
fatto di effere il M efsia, fenzaricenerlo, gli procuramanola morte, gliminacciana, che per ec- 
cederedi gran lungai peccatiloro quelli dei padri loro, gli hanena Dioà caftigare,S perl’uni, 
v per gl'altri. Verrà(dice)fopradivoraltriil caftico meritato per il fangue (parfo del cinfto 
sabel, & di Zaccaria figlinolo di Barachiauccifonel Tempio preffo all'altare ‘Con quefta para- 
bola,che diffe Chriffo, canonizò Abel, poiche lo nominò vufto, & dice che del Suo fanque, come 
fparoingiuffamentes' hanenada dar caffico, & farne uendetta; Di queffo Santo canonizzato 
da Dio, habbiamoda uedere la fua vita, feruendofi di quello che feriffe di lui M oife nel Genefi, 
& di quello che dicono altri Auttori approbati, 


Matth.23, 








CAPITOLO PRIMO. no, &Caim peffimo. Caim prefe l’officio 


di lauorare la terra , perche gli huomini 


Del Sacrificio che offerirono à Dio Caim, € 
Abel fratelli, > come accettando quello 
di Abel, ripronò l’altro di Cam. 


(9 Br 1 Giufto; fu uno de gli tre 
fr figliuoli di Adamo, nominati 
j nella Sacra Scrittura; nacque 

‘St dopò Caimfuofratello,à i qua 
liè cofa certa, che gli perfuafe fuo padre 
adamare, & feruire Dio, & conferuare i 
commadamenti , &leggi della Natura fon 
date in quello, che non fi faccia ad altro 
cofa; che per fe non fi uorria, Dichiarogli 
un modo particolare per gradire, & ferui- 
re Dio; ch'era colfargli facrificio,& offe- 
rirgli la decima parte dei fuoi guadagni, 
& auanzi. Infegnò loro ad orare,&tratta- 
re con Dio,riconofcendolo per Creatore, 
& Rimediatore. Diede loro notitia delle 
proprietà de glianimali, arbori, & piante, 
&uedutel'inclinationi ditutti due, à Caim 
infegnò lauorare, & coltivare la terra ,& 
Abel fece il paftoredi pecore. Etl’officio 
dato à ciafcuno d'effi,diede inditio di quel 
lo,che doucua feguire,perche Abel fubuo 






maluaggi , tutti i fuoi negotij fono della 
terra, inquefto fiuanno occupando, fen- 
zahauermemoriaad altrecofe, che in ac- 
quiftare facoltà, ampliare ftati, e degnità, 
& tutto à fuo cofto;perche uiuono moren- 
do .Non è officio cofi trauagliofo, come il 
cavare la terra, ne è uita tanto trauagliata, 
come quella di coloro, che cercano d'ha- 
uere, & ualere aflai in quefto mondo. So- 
gliono nelle feteprincipali farfimoftra, di 
zar giganti, &neluederneuno defli, cau- 
fa marauigliala popa, & Maeftà, che por- 
ta,tanto alzato fopra tutti con ornamenti 
d'oro, &difeta, con gentechelo feguita- 
no,ma fe conattentione fi mira, fi uedrà 
fotto quell'habito un pouer'huomo di po- 
co effere, ftracco, fudato, che uà quafi cre- 
pando. L'ifteffo fuccede nelle perfoneche 
pretendonoftati nel mondo, & in quello 
effere riputati, e ftimati, riguardandoli nel 
l’efteriore dimoftrano Maeftà, & auttorità 
con l’officio, ueftiti riccamente, bene ac- 
compagnati da:molta géte di feruitio, poi 
dentro diloro hanno l’anima fuenturata, 
pouera diuirtù, ripiena diuitij, e crepano 
2IORPEI 




























































Della Vita 


,& oblighi proprijde’lòro fu- 
blimiofficij. Etfenza il travaglio ; che è il 
cauar, ecoltiuarla terra porta feco un'al 
tro danino,che occupa l'huomo, perche nò 
tratti con diligétia i negotij dell'anima fua 
ricotdandofi di Dio, communicando mol 
to d'érdinario con fua Maeftà. Di quelto 
daranno buonteftimonio tutti coloro,che 
fonotroppo occupati nei negotij delmon 
do , &che pretendonodi eflere, &ualere 
afaiineffo, iqualicome s'è detto fono ca- 
uatori . Etlo dimoftrò ilmedelimo Caim, 
che prefe quefto officio di cauare, & colti- 
uare la terra, comefiuede nel fucceflo di 
un factificio, che fece molto contrario è 
quell’altro,ché offerfe il fuo fratello Abel, 
ilquale nell’officio, che prefe fi moftrò di 
animo candido; & uirtuofo, era paftore di 
pecore;& ancorché quefto otticio fiaditra 
vaglio perlaperfona che lo eflercita, nel- 
l'efreriore, douendo fempre ftarein uifta 
delle fue pecore , fofferendo gli afpri fred- 
di dell’inuerno, & gli angofciofi caldidel- 
l’eftate, dinotte uegliando, & maifenza ri 
pofo,per uedere fe giunge il lupo; fefifma 
dra il gregge alcuna uolta, pertornarlo al- 
lamandra, con tutto quefto, lo fpirito, & 
huomo interiore refta difoccupato, & può 
fe uuole perordinario tenerela fua memo- 
ria in Dio, &con lui hauere dolci, & fapo- 


peril pefo 


riti ragionamenti. Etperquefto perfone 
molto grate è Dio, prefero l'ofticio di pa- 


ftore,come Abraà, Giacob,Moife, Dauid, 
& altri iquali tutti guadagnarono în fimi- 
le effercitio molto capitàle con Dio:L'iftef 
fo fucceffe al giufto Abel, la communica- 
tione, chauena con Dio , gliaccrefcena il 
defio di feruirlo: Per mezzo del quale arri 
uando il tempo che Adamo fuo padredo- 
viéua haueraffegnato è tutti due, perche fa- 
cellero offerta a Dio, egli pagaffero la de- 
cima de i fuoi guadagni auazati.Abel fece 
{cielta tra le fue pecore de imigliori,, e più 
groffi agnelli,& pofti fopra un’altare,nefe 
ce offerta à Dio. Dall'altra parte Caimha 
uendo edificato il fuo altarcui pòfefopra 
fpiche di grano ,& frutti, de' quali, parte 
eran vani, & altri fracidi,e delle fpiche ma 
caua il grano, effendouifolo lè refte.Fece 
la fua offerta, manoù con quelrifpetro, & 
riuerenza;chefi doueua à cofi alta Maettà, 
‘comeera Dio,alquale fi offeriva , molto 
alcontrario di Abel, che febenela faa'of- 
ferta‘eraricca,& preciofa, l'animo, &zlauo 
Jontàcon laquale offeritia» di gran lunga 
Jo fùiperaua . Perilche dicela Scrittura, che 


“Diò mirò Abel,&ifuoidonij&à' Caim;nè ‘ 


ài fuoidoni; non guardò. Pet il guardare i 

doni di Abel, dice San Tomafo, chè fi dè- 

ue intendere,chegli approuò con qualche 
fegnoéfteriore.S.Girolamo dice,per quel 
la;ditione; Mirò,che Teodotiò diffe ch'era 
fiama, & cheuifibilmente fcefe fuoco dal 

cielo,che abbruggiò'il facrificio di Abele 
non toccò quello di Caim,nell'ifteffa gui- 

fa,che fuccefle dipoi,offerédo Aaronilfa- 
crificio; quando fù confacrato in fommo 
Sacerdote , & Eliamedefimamente in pre 
fentia delRe Acab,& dei Sacerdoti di Ba- 
al, & del popolodi Ifracl, che fcefe fuoco 
dal Cielo ; che l’abbruggiò . L'ilteflo dice 
SantAnfelmo.Confiderano fopra quefto 

luogoi Sacri Dottori, come San Grego- 
rio che dice: La Scrittura, che Dio mirò 
Abel; &i fuoi doni, prima Abel,&fuùbitò.i 
fuoi doni, pcioche coli fa sépre; rifguarda 
la perfonase fegliègrata aggradifce là {ua 
offertaò fia picciola,ò fia grade;efe gliè di 
fcara, & ingrata, p molto che gli offerifca; 
nonnè fàconto, comefiuiddenelfatto di 
Saul; che conferuò le fpogliedi Amalech, 
per fare Sacrificio è Dio,tori groffi, & già- 
ic dimolto prezzo; era prefente Saul, con 
faccia difobediente,& ribelle à icomman- 
damenti di Dio,n6 uolfemirarlo.fua Mae 
ftà, & però non uolfe accettare, nè guarda 
reifuoidoni, ancorché folfero grandi, & 
di molta ffima . Pet il contrario la pouera 
donnicciuola della quale parla San Luca, 
cheofferfeal Tempio due monetedì vilif. 
fimo prezzo, perchela perfona, chè l’offe- 
riua,gli aggradiua,le piacqueanco l’offer- 
ta,&]a ftimò più, che tutte l'altre, che quel 
giorno gli offerfero. Se uagliamno che ac- 
cetti Dio inoftri feruiggi, ancorche fiano 
piccioli, procuriamo, che le noftreperfo- 
ne gli fiano accette; & effendoleaccette; 
quello che gli offeriamo,non fia il peggio 
re,nèdimanco ualore,poiche tutto quello 
di bene, che habbiamo, ci uiene dalla fua 
mano «Et quali fi poffonoin parte affomi- 
gliare àCaimalcuni padri,c'hanno figlivo 
li;& figliuole,& cercando di darne alcuno 
à Dio,uino fcegliédo fe ue nefia,c'habbi- 

nodifettiòmacaméti, eil figlinolo zoppo 

cercanoche fia prete, &lafigliuola fciàca 

ta vogliono farla monaca. Ne reftano raf 
fomigliarfi fimilmente à Caim quelli, che 
la fia giouétù fana, allegra,e bella, dedica 

noalmondo , faluando è Diolalorouec- 

chiezza;inferma,maciléte,& piena didolò 

re. Veduto Caimil particolar fauore, che 

Dio haueua fatto al fuofratello Abel, &ii 

poco conto, Chaueua tenuto del {uo offe» 

rire 


D. Thom. in | 
c.4 Genef. 

D. Hie.in ep. 
queft. in Ge- | 
nef. hoc loco |‘ 
tomo.3. 
Anfelmus in | 
c.11.Epift.ad 
Romanos. 

D.Greg.in re | 
giftra c. 126» 


Luce 2Ie 





| D.Bafili? ho- 
| mel. de inui- 
ti dia. 


îl Cirillus. e. 8. 
| Joan. 


Gencf, 37. 


ID.Auguft.li. 
ì) s. de ciuit. 
Dei c.7. 


rire fe empiè contta di lui di mortale inui- 
dia, perilche San Bafilio lo chiama primo 
difcepolo del demonio; Né lo mira più cé 
buona faccia, non gli dà più gufto la fua 
compagnia; le fue parole gli fono faette, 
tutto quello, che fà è ditfettuofo, e pien di 
mancamento alla fua uifta. Ne qui fi ferma 
il fuo fdegno con fuofratello folamente, 
ma ancora àfuo padre , &c a fua madre,che 
lo generarono,porta odio,& rancore. C6 
il medefimo Dio ancoratienecertorifen 
timento àricordarfi del disfauore che gli 
diede fauorendo fuo fratello. Con lui me- 
defimo ftà male dentro di fefirode,&{ic6 
fuma,iluifotrafmutato,impallidito dicolo 
re, non dormela notte, non ripofa il gior- 
no;& niuna cofa gli dà contento, anzi tutto 
gli dà pena, & tormento . Haucuagli dato 
dimorfo,comé dice San Cirillo,quella fie- 
ra peftifera dell’inuidia,che cofila chiamò 
poi Giacob, quando piangeua la perdita 
del fuo amato figliuolo:Giofef, dicendo: 
Vna fiera peffima l'hà morfo,&era, che 
l’Inuidia de’fuoi fratelli, l’haueua uenduto, 
& priuato dall'occhio del fuo dolce padre. 
Vedendo Dioildolore; & malinconia di 
Caim, come padre mifericordiofo cercò 
dicurarlo,& dargli adintendere,chedi ni- 
uno fe non di fe medefimo doueua ram- 
maricarfi, & che nella fua mano ftaua il ri- 
medio ; Gli parlò fotto alcuna figura efte- 
riore, come dice Sant Agoftino,conofcen 
do molto bene Caim, chi era quello, che 
gliparlaua, & gli diffe, perche uaicolitri- 
ito; & faftiditoenon fai,che fefaceffi bene, 
telo pagarci, e fe male,alla porta della tua 
cafati pigliarà iltuo peccato ? ilche fù co- 


Di Abel Martire. 





173 
Confermò Dioil priuilegio della nobiltà 
del libero arbitrio il quale haueua prima 
dato ad Adamo, & del quale gode hora 
ogni huomo, facendo liberamente le fue 
opere, non sforzato dalla fua inclinatione 
come le beftie,ò neceflitato dalla caufa fu 
periore,comeil Sole,& gli altri pianeti,nè 
iloro mouimenti,& benefi uerificò quefto 
nel medefimoCaim,poiche niente gli gio 
uò l’auifo,& monitione che Dio gli diede, 
perche non facefle quello che fubito fece, 
comenèanco lo moffe, la riverenza, & ri- 
fpetto, che doucua portareàifuoipadre, 
& madre per nondarli pena, & difgufto, 
néanco l'’amoreuoli ragionidel fuo inno- 
cente Abel,che fe bene la Scrittura non 
lo diachiara, è cofa da credere, che effen- 
dotanto pietofo,& giufto,come era, & ue- 
dendo Caimfuo fratello ridotto in tanta 
malinconiaafflitto, & penfofo, che douet- 
te dirle: Qual'è la cagione fratel mio che 
uitienecofi afflitto, guardate, che à me dà 
pena grandiflima iluederui, come ui ueg- 
go, & defidero grandemente fapere la cau 
fa,perche fe ui è rimedio, ancorche gli po- 

neffi la propria uita, uoglio procurarlo.. 
Guardateamatiflimo fratello, cheinoftri 
parentimolto fi dogliono della uoftra pe 
na,efsédogli pur fouuerchia quella chino 
diuederfiabbaffati ,,&priui dell'alto ftato, 
nel quale Dio gli haueua pofti,& hora tro 
uarfi in quelta ualle di lagrime, & mai cel. 
fano di piangere il loro efilio.Etilconfide 
rarecheloro, & noialtri fuoi figliuoli, po- 
teuamo effere Signoriricchi, poffedendo 
tuttiibeni del Cielo, &dellaterra, & che 
er loro difobedienza perfero il tutto,& 


me dirle;fe il Sacrificio,che mi offerifti,fof loro,& noialtri fiamo poueri, e mendichi, 


fe ftato della qualità dell'altro offertomi 
datuo fratello ,ficome accettaiil fuo , cofi 
haurei accettato iltuo.E fe nol'accettai,tua 
fu la colpa, riguarda ciò;che ofterilti,& la 
volontà conla quale facefti l'offerta, & co- 
nofcerai, che foftità la caufa,ch'io nonl’ac 
cetàffi; Penfa che fe faceflimale,che il mal 
fatto;& il peccato, fubito apparirà alla por 
ta, ancorche fia dentro del tuo cuore; per- 
cheà me non fi afconderà più che fe foffe 
fatto nella ftrada.Quanto più chenell’ope 
ra fiuiddeiltuo defio; l’opera fù uana, & il 
tuo delio reftò uano; Etnonhai fcufa del 
mal fatto contra di me, percioche iltuo ap 
perito è àte inferiore, & fopra di lui hai il 
dominio. Hai illibero arbitrio perilqua- 
le puoi uolere,& nonuolere, puoi cercare 
quello, chela ragionti detta, & puoinon 


uolere quello, che l'appetito ti dimanda. 


fe uogliamo magiare; Voi prima conuiene 
lauorar, &coltiuare la terra, bagnandola 
colfudore della uoftta faccia, & fe uoglia- 
mo ueftirci,à mecouiene andaretra’l mio 
greggepafcolandolo, &guardandolo tut- 
tol’anno,accieche poi altempo, Icui dalle 

ecorelalana;conla quale tutti copriamo 

anoftra nudità;&.effendo quefto coltello 
di dolore, che trappaffa i cuori del noftro 
afflitto padre,& madre, conliderando,che 
loro ciriduffero in fimil anguftie. Dunque 
fratello mio bafti loro quelto trauaglio, 
fenzacheuoicel’accrefciate conla pena, 
c'hauetecon nonuoler uoi dichiararne la 
caufa,e fe pure ad effi peralcun rifpetton6 
uolete dirla, potete difcoprirla à me, per- 
checome fratello, & che ui amo quanto la 
mia propria uita,ui aiutarò in compatirue- 
ne,& feltaràin poter mio, ui procurarò il 

pi rimedio. 






















































































Geneb.i Cra 
nich.lib. I. 


2. Reg.II. 


174 
rimedio: Sù fratello mio, peruita mia, che 
femi uolete bene, che lo uegga io;dichia- 
randomi quanto ui domando; & fe il uo- 
ftro male è fenza rimedio, conil fentirlo 
ugualmente comeuoilo fentite,& con alu 
tarui à piangere come fate. Viaiutarò, che 
voinon fentiretetanta pena. Quefte fagio 
ni, & altre fimili, fi deue credere che dicef- 
feil giuto Abel, all'iniquo Caimo fuo fra- 
tello, lequalinon folo nonlo intenerito- 
no, ma l’incrudelirono più, pigliando da 
quelle occafione per effequire la maligni- 
ta che fece. E colidiffe ad Abel,fe delidera 
te, cheio ui dicala caufa;che mi fa tar cofi 
dimalauoglia,andiamo alcapo, lafciamo 
le ftanze de noftri parenti, &in luogo do- 
venon poffiamoeffere da loro uditi, nè ue 
duti,ui farò parte di quanto bramate fape- 
re. Andiamo fratellomio doue ui piace, 
che di buonauoglia pigliarò qual fiuoglia 
trauaglio peruederne uoi libero.Andaro- 
noiduefratelliprefiper lamanoal'capo, 


chiamato poi Damafceno, che fignifica 


miftione ò fpargimentodi fangue; piglian 
do nome dal fatto,cheall’'hora iuî faccelle, 
come dice Genebrardo.Fra alquantolon 
tano, di doueiloro padri, emadrecon ef 
fi firicouerauano nelle cafe fatre di terra, 
rozze, &humili, che folo gli difendevano 
dalSole, & dall’acquas & i pentierid'ambi 
dueerano molto differenti. Abel'amana 
teneramente il fuo fratello, & defideraua 
tutto il fuo bene.Caim odiaua il fuofratel- 
lo, &gli bramaua ogni male, per l'inuidia, 
che di lui haueua. L'inuidiofo,& amicofin 
golar del demonio, perche come diffe Tul 
lio:Tra gli amici particolari deue effere un 
medefimo uolere, & un medefimo not uo 
lere.Tra! demonio) & l’inuidiofo è un'iftel 
fo non uolere,& un medefimo valere. Vor 
rebbe il demonio; che all'huomo neniffe 
ogni male poffibile; e niun bene ; ilmiede: 
fimo cerca l’inuidiofo ,la morte fuatèil ue- 
dere gli altri, conqualchétene, e fitaune- 
ratione, € fe hanno alcun contento è quan 
do ueggono it altri infortuni), & difgratie. 
Iluederfi Caimefleretanto privat@} e fuo 
fratello Abel tanto favorito da Dio,eta tut 
to il fuo torméto,e per'pigliaretualche co 
forto deliberò di leuarglila uitajelo con- 
duffe alcampo , done penfava fotrerrando 
il fuocorpo,che la fuaimnalitià feltafie co. 
perta fotto terra,ima reltò inganinato, Peri 
che perl'ifteflo , chevidde Did cheluian- 
data tanto procurando di ricoptirla; egli 
la difcoperfe, &uollé che folfé ‘publica à 
tutto il mondo.Come fuccefle dopò è Da- 


Délla Vita 


uid, che andò cercandotante fcufe perti. 


coprire il fuo adulterio, come il condurre 


Vria àuiuere con la fua moglie, e conque 
fto il figliuolo già concetto di Dauid; foffe 
attribuito ad Vria, ueduto che per quefta 
ftradanon confeguiua il fuo: diffegno, or- 
dinò di farlo morire; ma Dio, che lo uid- 
decotifollecitoinuolercelareil fuo pecca 


to, uolfe che fe difcopriffeinmodo che fu 


fempre una delle cofe più publiche, & no- 
torie in materia di peccato., di quantemai 
ne fiano fucceffe nel mondo. Del cercare 
Caimdi fotterrare il fuo peccato; lafciò è 
tutti-gl'inuidiofi, iluoler fotterrate,e-diffor 
tertare; diffotterrano i morti, e fotterrano 
ivivi dicendo d'ambidue, tutto il male che 
poffono. 


CAPITOLO SECONDO. 


Della wiorte , che diede Cam al fuo fratello 
Abel, come Dio loriprefe, & fi dico- 
n0 alcune raguonicontra il tti 
tio dell'innidia . 


MY Ssenpò nel campoidue fra- 

3 telli, confidera San Tomafo, 

che fenza portare Caimrifpet 

Riazat@ to aluincolo dellanatura della 
fratellanza per eflet natirambidue d'una 
carne, nè timore di Dio;ilquale primal'ha 


N - 


D. Thom. i@ 
c.4.Genef, 


ucua auuertito,& quafiminacciato, nèriue |; 
renza & rifpetto alla piuftitia; & uirtù, che 


fuo fratello haueua approvata da Dio nel 
Sacrificio; che gli fece, nè che fofeinno- 
cente,e fenza colpa di peccato, percheme 
ritalle la morte, nè chel'hauelle ubbidito 
andandofene conluialcampo,per ventu- 
re,comes'èdetto,fe haueffe potuto fepelli- 
rela caufa della fua pena, & confolarlo,sé 
za portar rifpetto, dico ad alcune di quefte 
colefileuò Caim contra fuo fratello. Abel, 
&l'uccite. Nell'aggionta della Glofa ordi 
naria fopra quefto paflo , riferifce un'e 
fpolitore chiamato Tonatà, ilquale'dice., 
che ‘effendo.con Caim , Abel fuo fratello 
nelcampo; gli difle, che tencua per certo; 
chenonui era giuftitia,nè giudice,ptaltro 
fecolo,tièui era premio per.i giufti,nè.cafti 
go pertrel, fentendo quefto Abel,lo con- 
tradiffe, &di quì prefe occafione per ucci- 
derlo,Se:quefto fù cofi,fufficiente occafio- 
ne'prefero i Sacri Dottori di chiamarA- 
bel, Martire, comelo:chiamano; &come 
fi dirà.Sant'Agoftino afferma, cheglihuo- 

mini diquella età, & principio del mondo 

crano'altiffimi di corpo; &.comegiganti; 

ancorche 


Tn additio. 4» 
ad c.4. Gene, 


D.Aug. de ci 
uit.Des.li. 15. 
Cc. 9. 








| D.Gregorius 
| in Iob lib. 4. 
| c.36.&lt.29. 
c.28. 
D. Aug.lib.i. 
de mirac.Sa- 
cre feript. c. 
3.& Epil.50. 


D.Thom. in 
<4,Gènef 


Ireneus ad- 
uerfus here- 
fes cap.36. 


Di Abel 


ancorche uno maggior dell'altro, &coliè 
dacredere, chenon poco ftette Caim,col- 
peggiando fuo fratello con qualche bafto 
ne nodofo perlafciarlo del tutto morto, & 
non fù picciolo,ma molto grande iltormé 
to di Abel, prima che fpira(fe l’anima; ef 
fendocofacerta, chemai di fouerchio (in 
modo, che foffe peccato fi adirò) & fi fde- 
gnò contra dilui, fe non che rapprefentan 
do colui, del quale era figuraà;che fù Giefu 
Chrifto; morto di fua volontà peril popo- 
lo Hebreo; ilqualetencuapertratello, fo- 
pra un legno fenza diffenderfi, nélamen- 
tarfi, coli Abel filafciò ammazzare da fuo 
fratello fenzaramaricarlse forfe potea di- 
fenderfi,ma non uolfe,comenota San Gre 
gorio,& perciò acquiftò cognome di mar- 
tireinlieme coneffervergine,fecondo che 
afferma Sant'Agoftino.Morto Abel, Caim 
reltò gran pezzo à mirarlo; & non. poco 
{pauentato di uedere una figura per avanti 
non più ueduta nel mondo d'un'huomo 
morto, Alzauagli la teta, hora le braccia, 
horai piedi,& cadédo interra da loro iftel- 
fi, dille: Già refto libero, che non farai più 
maggior dime. Cercò che la fua maluagi- 
tà flricopriffe, accioche i fuoi padre,& ma 
dre nonlo fapeffero,nèle fue forelle, che 
già haueua, poiche tutte doueuano effere 
contra dilui, e dargli cattiva uita, & anco 
penfando celareà Dio ilfuo peccato fece 
una gran foffa; come.tocca San Tomafo, 
etiuimifeilcorpo morto d’Abel;ricopren 
dolo diterra. Etancorcheil corpo di Abel 
foffe fotterraro fenza pompa, & honore, 
fu nondimeno portata l’anima con riue- 
renza; & Maeftà grande da i inigliaia di 
Angeli al Limbo,che da queltempo è.fta- 
tochiamato:dei Santi padri, e quiui fude- 
pofitata;fenza patir pena del fenfosma fà. 
loun'efficacifimo defio, chefacédofi Dio 
huomo, & efflendo morto perl'huoina; fcé 
deffe à liberar di quella carcere quelli;che 
afpettauanola fua fanta venuta, Pereffere 
morto Abel,nelmodo,che morfe,gli réftò 
ilfuonome,che fignifica Anelito, ò.foffio: 
perche ciò fula fuauita. Ricerca S.Ireneo, 
che motiuo fece Digin pmetterc;che folfe 
mortoil giuto Abel dall’ingiuftoCaim; e 
tifpodehauerlo permelfo,acciocheilfatto 
dichiaraffechi.eta ciafcii di loro. Abél pati 
comegiufto;Caim come ingiufto e reo gli 
leuò la uità,Ersépre è fato cofa molto ufa 
ta nelmornidoefler pfeguitati i buoni,e fer 
ui di Dio, cofi dice Apoftolo, feriuendo'à 
Timoteo fuo difcepolo:Tutti quelli,che uo 
gliono uiuerein Chtifto pia,& Santamen- 













































Martire. 175 


te,hanno da patire perfecuttoni;Maddale- 
nainnanzila fua conuerfione da niuno era 
perfeguitata, ancorche il fùo proprio fra- 
tello Lazaro, &la fua propriaforella Mar 
ta, quali perefferbuonidobevano fentite 
dentro l’anima.i fuoi misfatti, &con tutto , 
che doteuano riprenderla , non perciò 
era di modo,che gli procuraffero la morte. 
Effendo poi diuenuta buona già ilFarifeo, 
già Marta fua forella, Giuda, &alcun'altro 
de gli Apoftoli la perfeguitauano,mormo- 
rando dilei;Molti altri elempi fono nella 
Scrittura, che potriano addurfi in quefto 
propofito, de' buoni, che furono perfegui- 
tati da glirci.comeGiacob dà Laban; Gio 
ef, daifuoifratelli& Dauid, da Saul. Au- 
uertifcano quelli, che fiueggono perfegui- 
tati per efer uolti al feruitio di Dio,che fua 
Maleftà gli conduce peril camino ; che con 


«duffe fempre gli altri che loferuirono, & 


hebbeingrandeftimailoro feruigii. Non 
era ancora afciutto il fangue fparfo di A- 


‘bel,nè Caim netto di eflo quando gli par- 


lò Dio nell’iteffa figura,che prima gli ha- 
ucua parlato, & gli dimadò; Dimmi Caim, 
doue è Abel tuo fratello? fà quefta diman- 


:dacome giudice, accioche Caim confelli 


il fuo peccato; comereo, econfeflandolo, 
e dolendofene fia il caftigo mifericordio- 
fo.L’oftinato Caim rifpofe malto fcortefe- 
mente, efenza alcuna uergogna. Che sò 
io di lui; forfe hebbi carico di guardarlo? 
Sonoiola fua guardia? Sant'Ireneo dice, 
chè Caim peccò grauementein quefta ri. 
fpofta,perche con ela uolfeinganar Dio, 
parendogli;che coli poteua ricoprire il fuo 
peccato Difpiacque molto è Dio la rifpo- 


‘Ata; godiffe Che haifatto:? Intendo che il 


fangue di tuo fratello mimanda uoci di fot 
tolaterra;richiedehdomi uendetta fopra 


Treneus ad- 
uerfiashere- 
fes cIPpi 164 


diite;& coliti dico;che faraimaladetto {0- 


pralaterraIomaledifco laterra, ma tu fa 
raimolto più maledetto di quella, hai da 
ilavorarla; ecoltiuarla, & farà fenza alcun 
ntileperte; perche nonti renderà alcù frut 
to; ecofì faraisforzato di andar vagabon- 
do, &inefilio tutta la vita tua; fintanto;che 
troui parteficura, eluogo doue pofli trova 
reripofo,ericeuere contento. Gran diftur 
bo, e paura foprauenne in Caim, uedendo 
difcoperta la fua maluagità, e fratricidio, 
&ancorche il peccato tfofle ftato grave; 
quiui le parue molto maggiore; Tanto che 
lo prouocò à difperatione, &cofi difle pa- 
role, chelo fignifica. Tanto grande, dice; 
è la mia maluagità, chenonhà; nè può di 
elatrouarne perdono.Sant'Agoftinomo- 
ftra 




































Magoifter.c.2, 
in Genef, 


D. Chrifot. 
hom.4.inlau. 
de eorum qui 
comparueriit 
in ecclefia. 
D. Thom. in 
€.4.Genef 


176 
ftrarifentimento di quefto che dice Caim, 
& rifpondegli, che molto singanna, poi- 
che hà capitale appreffo Dio per perdona 
re peccati molto più graui.Soggilge Caim 
& dice, mi madi efule, & vuoi che non ueg 


«galatua faccia, &cheuada uagabondo di 


terrainterra; & ognihuomo ; che mi ue- 
drà, mileuaràla uita; Confiderifi quì, che 
poichetanto afflilfe Caim il madarlo Dio 
efule, quanto fentiranno i condennati il 
giorno del Giuditio, in udir direà Giefu 
Chrifto : Andate uoi maladetti al fuoco 
eterno - Suo padre Adam, quando Dioué 
ne paffeggiando dopò il fuo peccato, chia- 
mandolo, diffe: Vdila tua uoce hebbi pau- 
ra, & mi nafcofi,8non era quella uoce del 
l'ultimo rigore, come farà quando Chrifto 
ftarà a federe in Trono giudicado, & il pec 
catore afcolti la fentétia tanto rigorofa del 
l'Inferno per fempre, enon habbia rifigio 
doue nafconderficome Adamo,dell’arbo 
redella Croce, nè foglie di fico per fcufa 
perricoprir il fuo peccato. Rifpofe Dio 
Caim, nonfarà coli; Non penlitrouarti- 
medio conla morte neituoi trauagli, anzi 
dico,che chi cercarà ammazzare Caim fa- 
rà caftigato con caftigo grauiffimo, & di 
morte; dicendo Dio quefto è Caim, glipo 
feun fegno ; per ilquale ancorche dichia- 
raffe,c'haueua morto fuo fratello,era non- 
dimeno una minaccia contra tutti quelli, 
che haueffero cercato di ucciderlo, accio- 
che intendeffero, che fariano da Dio fe- 
ucramente caltigati. Il fegno dice il Mac- 
ftro dell'HiRorie,che fu iltremarli la tefta, 
& trattando quefto dice ,. perche haueua 
morto Abel,che fu Capo della ChiefavAp 
provano l'ifteffo parere, &che foffefimile 
il fegno, S.Gio.ChrifoftomoeS.Tomafo, 
Con quefto fe neufcìCaim'diquellaterra, 
& prouincia;,menando feco la:fua moglie, 
della qualedice la Scrittura; c'hebbeùn-fi- 
gliuolochiamato Enoch; ‘Quando fùinte- 
fa la morte di Abel, da Adam & Eua fuoi 
padre, & madre,fù tanto grandeil dolore, 
chene fentirono, quanto humanamentefi 
può penfare.Confumarono alquanti gior 
niin pianto; dopò il qualtempo, hebbero 
un figliuolo chelo chimarono Seths réden 
do gratie à Dio, che gliel’haueffe conceffiò 
in luogo di Abel,morto da Caim;Molti al- 
tri figliuoli, & figliuolehebbero Adamo), 
& Eua,come affegna la Scrittura, & con 
Sethdice, chefoloficonfolarono, perche 
era buono,& glialtri uitiofi,8&cattivi,come 
parein quello, che dice ancora la Scrittu- 
ra, che edificò Caim, una Città, &la chia 


Della Vita 


mò del nome del fuo figliuolo Enoch, do- 
ue paffarebbono cò eflo tutti i fuoi fratelli, 

ch'erano cattiui come lui, & cofi paflato 
un poco ditempo fecondo che dice S.Ago 
fino; Tra l’uno,& l’altro fece popolo a ba- 
ftaza,perche fi edificaffe la Città. Comune 
mente fidice,& fono di quefto parere mol 
ti gravi auttori, come Sant'Ambrogio , 

Straboneriferito nella Glofa ordinaria, e 
laInterlineale;Nicolò di Lira;Vicenzo hi- 

ftoriale, & altri, che un fuccefforediîCaim 
chiamato Lamech, andando à caccia ucci- 
fe con una freccia Caim, che era dentro 
un'arbore, penfando che fofle una fiera, 

Sant'Agoftino pare, chelo contradica per 
&hauerlo Dio afficurato,lo faceva ficuro, 
che niuno poneffe in lui lamano, &l’am- 

mazzaffe. Et il dire,che Lamech era cieco, 
&che non nidde quello, che fece, mache 
tiravala freccia, & faetta, doue gli diceua 
unferuitore; che l'ammaeftraua, chetiraf 
fe,tiene ancora infe difficoltà: Ilimedefi- 
mo Sant Agoftino nomina Abel, con ho- 
noratifiminomi,chiamalo Martire, Vergi 
ne, Sacerdote,& capo della Chiefa.S.Gio. 
Chrifoltomo approua ilnome di martire, 
e diSacerdote.S. Cipriano quello.di Mar- 
tire; San Gregorio quello di capo della 
Chiefa, & dice che cominciò in lu; &non 
inAdam perl’interuallo,che causò in quel 
la il fuo peccato; & perche nompaîa, che 
cominciò da un peccatore comefà Ada- 
mo,ma da un giufto;,come fù Abél.SantIf 
doto cofeffa che Abel,firmartire; SantE- 


D. Aug.li154) 
de cit. Dei | 
cap.8. 


D. Amb.li.2. 
de Caim, & 
Abel. 
Vincent.hit. 
lib.1.0.5 6- 


D. Aug.lib.ra 
de mirac.Sa- 
cre Scriptu= 
ra.t0m.3. 


D. Aug. libe | 
queftionums 
now, & uct. 
teft. q. 6. 


Chrifoft. in 
ferm. primo. 
de mart.tom. 
3.&aduerfus 
Iudros ora- 
tione quinta 
tom.s.Cipri. 
lib. de bono 
patien. & de 
orazione dor 
minical. 

Ifidrous lt de 


pifanio che fù Vergine, & nega che nafcef parribus ue- 


fe:con effa forella, con laquale.fipotelfe 
imaritare; Vicenzo nel fio Specchiohifto- 
riale, & Sant'Antonino nella fua hiftoria 
dicono; che alli quindeci anni della vita di 
Aidamo, nacque Caim; & Calmana;che fù 
fuamoglie;& allitrenta anni nacque Abel 


‘con Delbora; che farebbe farà fua mo- 


glie, fe prima Caim;jnon l'haueffleammaz- 
zato;Quefto medelimo affermailMaeftro 
delle hiftorieriferendo Metodio martire, 
& aggiunge di più quelto Auttore, che fe- 
guila morte di Abel effendo Adam dicen 
to.trenta anni, & àquefta ragione Abel, 
era: di cent'anni;quando fù uccifo,& Gaim 
di cento quindeci; Adduce per proùa di 
quefto,che la Scrittura affegna, che:Adam 
‘generò Seth, effendo dicento trenta‘anni, 
&:che quando nacque diffe, il Signore:ci 
ha dato un’altro.in luogo di Abeljcheil 
fuo fratello uccife, & quefte ragioni!pare, 
che dichiarino, che.la:motte diAbel erà 
frefca»In che giorno foffe morto nonfi sà, 
& 


teris reltamé 
ti. 
Epiphan. lib. 
2.contra he= 
refes, herefi, 
39.t0m.3. 
Vincétius . li. 
1.56. 
D.Antonin?, 
I, piti.1.c.23 
al'ag. 4, 
Magitter de 
Genef. c.250 





D. AuguC.lib. 
| queft. nowi& 
ucteri.g. 6. 


Genef. 4. 


Matth.23. 
Luce 11. 

Ad Hebreas. 
xl. 

1.1030.3. 


&l'annò conforme à quello ; che fi è det- 
to da Metadio,fù quello della creatione di 
cento trenta. Fonda Sant'Agoltino con ar 
tificio mirabile due città in quefti fratelli , 
l'una dice, dibuoni,&lachiama Gierufa- 
lem}ilfua principio è amor di Dio; & il 
fuo fine proprio difprezzo , per humiltà. 
L'altra città è de glirei, e chiamalfi Babilo- 
nia; iluo principio èl'amor proprio, Sil 
fuo fine difprezzo di Dio.Babilonia comin 
ciò daCaim, & Gierufalem da Abel. Nel 
Canone della Meffafi troua il nome di A- 
bel. doue chiede la Chiefa à Dio, che rice 
ua, &accettiilfacrificio che il Sacerdote 
fuomini&rogliofferifce,comericeuè,& ac 
cettò il facrificio offeritogli da Abel. Fafli 
mentione di Abel in diuerfi luoghi della 
Scrittura facra ne i quali fempre è ladato. 
&.ilfuo fratello Caim biafmato . Nel Ge- 
nelifi fcriueil fuo nafcimento, facrificio » 
&morte; In San Matteo; & San Luca lo 
chiama giufto il figlinol di Dio, San Paolo 
molto loda la fua fede,e facrificio, fcriuen- 
do è gli Hebrei,S, Giouanni nella fua Ca- 
nonica dice di Abel, chel’ammazzò Caim 
fuo fratello , perche effendo mal'huomo 
Caimo faceua trifte opere, & Abeleffen- 
dobuono, le faceva buone. L'hiftoria di 
Abel fi legge dalla Chiefa Catolica; nel 
Mattutino della feria quinta, dopò la Do- 
menica della Settuagefima. L'occafione 
della morte di Abel, s'è detta, che fu per 
l’inuidia,&èuitio deipiù antichi delmon 
do,e che più fiufa,nè mai haurà fine, infi- 
no chel mondo durerà. E' uitio dal quale 
non fipuò fuggire. Dalbugiardo pofliamo 
guardarci, non parlando con lui; dal fu- 
perbo, non ci pareggiando noi con lui, 
dall’auaro non hauendo conlui da parti- 
re; Ma dall’inuidiofo né bafta fuggirlo,nè 
fargli carezze. E tanto potente,&horren- 
do quefto uitio, che nonè perfonaggio al. 
cuno ; chedaluinon refti affalito , nè mu- 
raglia che non dirupi, nè mina; chenon 
uitroui la contramina, nè potentia allaqua, 


Di Abel Martire. 
















































177 


lenonrefiftajnè finalmente ui è hitomo, 
che nonl’abbatta. Se fi trouafle alcuno nel 
quale foffe la fortezza di Sanfone,la Sa- 
pienza di Salomone,la leggierezza di A- 
fael,la bellezza di Abfalon, le ricchezze 
di Crefo;laliberalità di Aleffandro,la giu 
ftitia di Traiano, l’eloquenza di Demotte- 
ne, &ilzelo di Cicerone uerfo la fua pa- 
tria,intendabene, che non hauràtanta gra 
tia, che non fia perfeguitato. Seguono 1 lu- 
pi ilgregge,icoruiil corpo morto ,l’api, i 
fiori, lemofche il mele, glihuomini le fic- 
chezze, e Sliinuidiofi perfeguitano le pro- 
fperità. Cofi come naturalmente , fi com- 
pate àimiferi, cofi fi porta inuidia ài pro- 
{peri. Pare appunto che gli inuidiofi habbi 
nocompagniaà perdita , & guadagno con 
il demonio; poiche quando il demoniori 
de,ridono anch'effi, & quando piange, an- 
ch'effi piangono. Si può dire, che ficome 
Chrifto diffe ài fuoi Apottoli nelfermone 
della Cena , in quefto conofceràla gente, 
chefiatemieidifcepoli,fe ui am arete l'uno 
conl’altrocofi dice il demonio è quelli, 
chelo feguona, in quefto farete conofciu- 
tipermici, fel'unocon l’altro ui portarete 
inuidia + Hà quefto uitio confraternità, & 
non pochi fratelli, l'officio de' quali è (co- 
mefiaccennòdi fopra) fotterraruiui, e di. 
fotterar morti, cioè, che non perdona nè 
àiuiui, nèàimorti, non hà rifpetto àfra- 
tellanza, come s'è ueduto in Calm, &fi uid 
denei fratellidi Giofefche lo uenderono 
pet inuidia . Non mira l'utile proprio, co- 
me Saul, che febene glieradiutile Dauid, 
inognimodo gli procuraua la morte.Con 
tra Dio fi moftrò difcortefe, poiche dice S. 
Matteo, che perinuidiai Giudei procura- 
ronodi darlamorte à Giefu Chrifto,e che 
benel'intefe Pilato, Dioci liberi da cofi 
maluitio,&horrendo. Perordinario gli 
inuidiofi muoiono di mala morte, & l'Ec- 
clefiaftico dice: Quelli che fi rallegrano 
del danno, & caduta dei giufti , moriranz 
noimpiccati,etali fono gl'inuidiofi. 





Ioan. 13» 


Genef. 33. 
1.Reg.19. 


Matth.27. 


FecleGal 27. 









































178 Della Vita 
LA' VITA DI ENOCH PATRIARCA, 
Diuifa in due Capitoli. na 2h Vea 





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ArLaNDO c02 Dio Noffro Stanore  il:Profeta Abacuch riferifce umaco/a molto 
propria, © fata da Sua dininà Maeftà:! Sempre Signare(dice) ché featt adirato, 
siricordiate della woStra mifericordia; Glebuomini danno occaftone A Diocolmez- 
zode loro peccati , & maluagità sche ftadiri con effi, & eli caffichi; wmondiàto- 
alzatala sferza per difcaricare il colpo, che lai fia miferic@rdia cerca mezzi pertquali 
fereffi libero, &deltuttocerca placarlo di quelrigore: Mat Dio; fimostrd,; è moffrerà più adi ! 
rato,come feguirà il giorno dél giudicio è porche uma molta hà da finire con ire1, et cbitiofi get- | 
tandoli nell'inferno fenziache mai più fi fenta di loro memoria nel mondo, c& appre(fandoftquel 
giorno sla (wa mifericordia fa che nu due famof si & antichi predicatori: accioche conta fa 
dottrina, c empio di vita pofino tatti quelli che morranno fepararfi dalla cecità s mella qua- 
le, glihanera pofto Antichristo, che all’hora farà potente in tutto il mondo, & l’hauerà per- 
mertito con la (ua falla, © cantelofa dottrina; dose; quelli che ftntendo la predicazione dei 
detti due chiari buomini , gli fequiteranno, «> faranno penttentia de' fuoi peccati fardnnoli- 

beri dall'ira di Nostro Signore faluandofi.. V.no di quefti due predicatori farà Enoch silquale 

Diotieneconferisato per quefto effettoconil Profeta Elia ; che farà l'altro; Lavita di quefto 
primos hà dauedere, riferendo quelloche fcriue M oifè nel Genefi,& dicono Anttori grati; 

approbati ,laguale fu in questo modo. 








CAPITOLO PRIMO, nam, & quefto di fettanta Malaleel, Mala- 

leel di feffanta cinque generò Giareth, & 

Come Enoch fu grato à Dio © come fuda Giaretheffendo di'cento feffanta due an- 

lui trafportato, & done. ni generò Enoch, ilquale è interpretato, 

Dedicato, & ben coftumato. 11 gloriofo 
i Arra la Sacra Scrittura, che Sant'Agoftino nel libro della città di Dio, D.Aug.deci» 
Adam haueuacento trenta an- uàricercando fe quefti Patriarchi hebbe- be rl 

ni,quando generò Seth,& egli ro primaaltri figliuoli, oltre gli nominati ©** 
di cento cinque generò Enos, dalla Scrittura, perche in tempo,cheuiera 
Enoseffendo di novita anni generò Cai- tantanecefiità di moltiplicarfi gli huomini 


per 





Matt. Ls 


Nauclertis cie 
tatMetodium 
mart in cron, 


Genef. 46. 
Pxod. 12, 


pa effere pochî, che Giareth cominciaffe 
auer figlioli di cento feffantadue anni, 
come s'è detto, &altri dicento, ò di no- 
vanta,pareche ui fia difficileà credere,che 
tanti anni viveffero continenti, Rifponde 
il medelimo fanta, chetiene per certo;che 
haueflero altri figlivoli innanzià quefti; 
eche fi maritauano dimolto minore età,di 
quella,chequiui uieneaffegnata,eche ha- 
ueffero.figliuoli; Diceancora che la Scrit- 
tura folo. fa mentione di quellis de’ quali 
tienencceflità per profeguire quello, che 
uà narrando. Erproua quefto dicendo,che 
San Matteo fcriue,- come Abraamgenerò 
Ifaac; Ifaac generò Giacob; &che Giacob 
generò Giuda, & è malto chiaro, come fi 
ucde per la medefima Scrittura; che A- 
braam generò Ilmael prima di Ifzacy & 
che Efaù nacque primadi Giacob; & che 
Giacob hebbe trefiglivoli, prima di Giu, 
da,& furono Ruben, Simeon; &Leui; & 
l'Euangelilta nomina folaméte quelli, che 
haueuano ad effere fegnalati di quella pro 
genie, fecondo la carne di Giefu Chrilto, 
Quefto fiè detto ; perche non paia difficile 
quello, che fi narra nel Genefi; poco auan- 
ti di quello, che andiamotrattando, che 
Caim generò un figlinolo, chiamato E- 
noch; & per fuo rifpetto chiamò del fuo 
nomeunacittà da lui edificata, come era 
poffibile,che trouaffe popolo baftante;per 
edificar città, eflendo quel Enochil primo 
figliuolo, che dinota la Scrittura; che heb- 
be Caim. Etfe fuqueltointépo di Enoch, 
la vita del quale deuefi ca ifterarehe do 
ueua effere molti centinaia di anni dopò, 
era più poffibile, che nel fuotempo fi edifi 
caflero città,e pigliaffero il fuo nome,que 
fto Enoch,che la Scrittura accéna dico ef: 
fereftato il figliuolo di Giareth,e l’altro di 
Caim, è che fuo padre per fuo rifpetto po- 
fenomealla città, che edificò, & ancorche 
fiacofi, chela Scrittura nomina il primo fi- 
gliuolo di Caim , Enoch, non perciò fi fe- 
gue conformealla dottrina detta da Santo 
Agoftino, che non haueffe de gli altri, an- 
zi dopò hauerhauuto lui, doucua hauerne 
deglialtri, coni quali, & coni figliuoli, & 
nepoti di loro medefimi,& molti dei di- 
fcendenti di Adam, ancorche non foffero 
del lignaggio di Seth, ma de glialtri figli- 
uoli,& figliuole, che aflegnala Scrittura, 
che hebbe, i quali fecondo San Metodio 
Martire » furono cento , già fiera moltipli- 
cato intanto il popolo, chebaftaua è po- 
polarcittà. Etchiuorrà cofiderarela gran 
moltiplicatibne de gli Hebreinel tempo, 


Di Enoch Patriarca. 


t79 
che tettero in Egitto, poco più di fettanta 
perfone intempodi quattro cento anni, 
ò manco arrivorno al numero di quali fei 
cento milla huomini fenza le donne, & i 
fanciulli, non gliparrà difficileà credere, 
chein maggiortempoal principio del mò 
do, unbuonnumerodi gente fi moltipli- 
caffe in talmodo, che baftafe, come feguì 
apopolaruna città, laquale fi chiamò E- 
noch, perrifpetto del figlinolo di Caim,& 
non di quefto, che andiamotrattando, E{+ 
fendo poi Enoch di fefsantacingueanni, 
generò Matufalem,uilfe dipoi trecento an 
ni, & generò figliuoli, & figliuole, Doue 
effendo andatocon Dio, arrinato all’età 
ditrecento fellantucingue anni, & noue- 
cento ottantafette dalla creatione del mò- 
do Sua Maeltà lo leuò da gli occhi de gli 
huomini,e non fiuidde più.Il dire la Scrit- 
tura, che andò con Dio; uuol inferire, che 
gli fu grato; &